{"id":27357,"date":"2015-10-08T02:24:00","date_gmt":"2015-10-08T02:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/08\/sul-piano-dellessere-non-esistono-confini-nemmeno-tra-la-vita-e-la-morte\/"},"modified":"2015-10-08T02:24:00","modified_gmt":"2015-10-08T02:24:00","slug":"sul-piano-dellessere-non-esistono-confini-nemmeno-tra-la-vita-e-la-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/08\/sul-piano-dellessere-non-esistono-confini-nemmeno-tra-la-vita-e-la-morte\/","title":{"rendered":"Sul piano dell\u2019essere non esistono confini, nemmeno tra la vita e la morte"},"content":{"rendered":"<p>La cultura moderna, massicciamente orientata verso il relativismo e il nichilismo, si fa quasi un vanto di negare il concetto stesso di verit\u00e0 e sostiene, sulla scia degli esistenzialisti, che non esiste una verit\u00e0, ma ne esistono moltissime, tanti quanti sono i soggetti umani.<\/p>\n<p>\u00c8 falso, e non risulta poi difficile dimostrare che si tratta di un sofisma: la verit\u00e0, per definizione, non pu\u00f2 non esistere; se non esistesse, noi non la cercheremmo; e del resto, se non esistesse, nulla si reggerebbe su se stesso, perch\u00e9 essa \u00e8 il fondamento di tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 la garanzia della realt\u00e0 del mondo; se esiste la possibilit\u00e0 di falsificarla, allora vuol dire che essa esiste, non solo: che essa \u00e8 il fondamento, logico e ontologico, del reale; pertanto, se non vi fosse la verit\u00e0, noi non potremmo nemmeno pensare ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>Altra cosa \u00e8 dire che la verit\u00e0, in quanto tale, ossia nella sua assolutezza e nel suo accecante splendore, non \u00e8 sempre, n\u00e9 interamente, alla nostra portata, di noi che la cerchiamo; nemmeno dei migliori fra noi, ossia di coloro che la cercano con pi\u00f9 ardore e con pi\u00f9 fede.<\/p>\n<p>Ricordiamo la vecchia definizione scolastica, di origine aristotelica, secondo cui la verit\u00e0 altro non \u00e8 che l&#8217;accordo fra la cosa e il giudizio; ebbene, si tratta di vedere se erra il nostro giudizio, non tanto in se stesso, quanto nel rapportarsi alla cosa, nel saperla riconoscere. Le cose non sono &quot;vere&quot; o &quot;false&quot;, ma sono vere o false per noi, a seconda che le poniamo nella giusta prospettiva. Sono vere se ci poniamo nella prospettiva dell&#8217;essere; false, se ce ne allontaniamo.<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 la cosa di cui cerchiamo la verit\u00e0?<\/em> Questa \u00e8 la domanda preliminare. Ora, quanto pi\u00f9 la cosa \u00e8 contingente e relativa, o, per dir meglio, quanto pi\u00f9 la consideriamo da una prospettiva contingente e relativa, tanto pi\u00f9 sar\u00e0 contingente e relativa la verit\u00e0 di essa; mano a mano che spostiamo la nostra attenzione verso ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e necessario, e lo facciamo nella prospettiva dell&#8217;essere, tanto pi\u00f9 diverr\u00e0 necessaria ed essenziale la verit\u00e0 di cui entreremo in possesso.<\/p>\n<p>Le singole cose contingenti, gli enti, non sono in senso assoluto, perch\u00e9 non derivano da se stesse la propria esistenza; dunque, nemmeno la verit\u00e0 che esse rappresentano per noi, potr\u00e0 mai essere una verit\u00e0 in senso assoluto, ma solo in senso relativo. E l&#8217;equivoco rispetto ad esse, l&#8217;allontanamento dalla verit\u00e0 non riconosciuto &#8212; per\u00f2 &#8211; come tale, sar\u00e0 ancora maggiore se noi ci poniamo in una prospettiva superficiale ed estemporanea, e non nell&#8217;unica prospettiva certa e vera: quella ontologica, quella dell&#8217;essere. Perch\u00e9, se ci si pone in quest&#8217;ultima prospettiva, allora anche le cose pi\u00f9 umili o pi\u00f9 incongrue, tendono ad assumere una loro ragion d&#8217;essere, che prima ci era sfuggita; tendono a diventare non gi\u00e0 &quot;necessarie&quot; (perch\u00e9 nulla lo \u00e8, di quanto appartiene agli enti), ma, in qualche misura, meno gratuite, meno contraddittorie, meno scandalose o incomprensibili, di quanto non ci fosse apparso in un primo momento.<\/p>\n<p>Se noi diciamo, per esempio: \u00abL&#8217;uomo \u00e8\u00bb, diciamo una verit\u00e0 parziale, vale a dire una mezza verit\u00e0, una non-verit\u00e0: perch\u00e9 la verit\u00e0 o \u00e8 intera, o non \u00e8 tale; dovremmo dire invece: \u00abL&#8217;uomo c&#8217;\u00e8\u00bb, perch\u00e9 ogni singolo uomo pu\u00f2 essere o non essere, ma l&#8217;uomo, in senso assoluto, \u00e8 una realt\u00e0 contingente, calata in situazione, che non esiste indipendentemente da essa. Quando diciamo di una cosa che \u00ab\u00e8\u00bb intendiamo significare che quella cosa si d\u00e0 in senso assoluto, in qualunque situazione, o meglio, indipendentemente e al disopra di qualunque situazione. Ma l&#8217;uomo non \u00e8 indipendente n\u00e9, tanto meno, al disopra della situazione data: la sua situazione \u00e8 il mondo, caratterizzato dallo spazio e dal tempo.<\/p>\n<p>Eppure, nell&#8217;uomo vi \u00e8 una parte che \u00ab\u00e8\u00bb, una parte che non si identifica completamente con il suo corpo, con il suo essere in situazione; una parte che non appartiene al mondo, ma alla sfera dell&#8217;assoluto. \u00c8 la parte di lui che non muore, perch\u00e9 cerca la verit\u00e0; e, se cerca la verit\u00e0, vuol dire che \u00e8 in relazione con essa: non con questa o quella verit\u00e0, non con le piccole verit\u00e0 parziali, ed, in ultima analisi, ingannevoli, dei singoli enti; ma con la sola verit\u00e0 che \u00e8 assoluta e perfetta. Ma se \u00e8 in relazione con essa, ci\u00f2 significa che anch&#8217;essa, in qualche misura, e sia pur di riflesso, fa parte di lui, abita in lui: evidentemente, non nel corpo, che nasce, decade e muore, perch\u00e9 la verit\u00e0, essendo l&#8217;assoluto, non pu\u00f2 avere dimora che nell&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che scopriamo la radice ontologica della verit\u00e0: la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;essere, non l&#8217;ente; ma noi abitiamo nell&#8217;essere e ne siamo abitati; dunque, noi siamo parte dell&#8217;essere, noi siamo un riflesso, una scintilla dell&#8217;essere, che ha in se stesso la propria pienezza, perch\u00e9 l&#8217;essere non \u00e8 soggetto alle vicende del cambiamento, non \u00e8 qualificabile in senso relativo: l&#8217;essere \u00e8. Di conseguenza, la morte non ha un potere definitivo su di noi, ma solo sul nostro involucro; e coloro che sono morti non sono scivolati nel non-essere, bens\u00ec hanno reciso il legame con ci\u00f2 che li rendeva contingenti ed effimeri, diventando &quot;perfetti&quot;, cio\u00e8 realizzati, compiuti.<\/p>\n<p>La conclusione di tutto questo \u00e8 che non dovremmo pensare ai nostri cari defunti come a dei pallidi fantasmi, magari pieni di rimpianti per il mondo della &quot;vita&quot;, perch\u00e9 essi sono divenuti pienamente consapevoli dell&#8217;essere, da cui tutto parte e cui tutto fa ritorno; siamo noi ad avere una esistenza imperfetta, dunque relativa: non dovremmo rimpiangere il loro distacco, ma consolarci pensando che saremo noi ad incontrarli, rinascendo alla dimensione dell&#8217;essere. Questo, infatti, \u00e8 il morire: ritornare alla fonte, rinascere alla pienezza dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Dovremmo anche smetterla di pensare all&#8217;umanit\u00e0 come se fosse divisa tra i vivi e i morti. L&#8217;umanit\u00e0 forma una realt\u00e0 unitaria, dove il vero confine non \u00e8 quello tra la morte e la vita, ma tra la morte interiore, che \u00e8 il rifiuto della verit\u00e0 e quindi dell&#8217;essere, e l&#8217;apertura alla vita, che consiste nel fatto di accogliere l&#8217;essere e di diventare consapevoli del suo abitare in noi. Chi si ridesta a tale consapevolezza, non morir\u00e0; ma chi la rifiuta, \u00e8 gi\u00e0 morto fin d&#8217;ora.<\/p>\n<p>Ci piace riportare un ricordo personale di Francesco Canova, gi\u00e0 libero docente di Patologia medica e di Clinica tropicale all&#8217;Universit\u00e0 di Padova, che bene illustra il concetto della sostanziale unit\u00e0 fra i vivi e i defunti, unit\u00e0 che, in senso cristiano, si caratterizza come la &quot;comunione dei santi&quot; e che, talvolta, le persone semplici comprendono, intuiscono e afferrano anche meglio di quelle colte, impacciate dal troppo studio e da un arido sapere libresco (da: F. Canova, \u00abVivere insieme. Gioia o tormento?\u00bb, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 1994, pp. 73-5):<\/p>\n<p><em>\u00abA proposito del culto dei morti, ancora cos\u00ec vivo anche in questo nostro tempo per certi versi cos\u00ec immemore, mi torna alla mente un&#8217;escursione fatta con mia moglie alla ricerca dei resti di antiche chiese in una delle zone pi\u00f9 povere del Bellunese. Stavamo percorrendo in macchina la strada che va verso Col Broccon, quando sulla nostra destra vedemmo un cartello stradale con il nome di un santo che oggi pi\u00f9 non ricordo. Pensammo vi potesse essere qualche antica cappella, e, fermata la macchina, procedemmo a piedi per una stradetta fortemente in salita in gran parte scavata nella roccia. Dopo circa un quarto d&#8217;ora di cammino, ci trovammo di fronte a un piccolo agglomerato di case. Fummo sorpresi nel vedere che tutte avevano porte e finestre chiuse. Di aperto trovammo solo una piccola chiesa affiancata da un cimitero. Sull&#8217;altare erano due grandi mazzi di margherite fresche sistemati in due vasi di vetro per marmellata. Anche ognuna delle tombe del cimitero, molte delle quali con rustiche lapidi, aveva il suo vaso con fiori freschi. Al centro del paese trovammo una fontana che zampillava acqua freschissima e che quasi certamente aveva costituito il motivo principale della nascita del paese in quel posto.<\/em><\/p>\n<p><em>A lato della fontana vi era una grande vasca in pietra, su cui pensammo di sederci per riposarci un po&#8217;. Ci eravamo appena seduti, quand&#8217;ecco comparirci davanti una donna tutta vestita di nero come usano le donne non pi\u00f9 giovani di quelle parti.<\/em><\/p>\n<p><em>Saputo della nostra sorpresa nel vedere un paese con finestre e porte tutte chiuse, ci spieg\u00f2 che esso aveva perduto, specie dopo l&#8217;ultima guerra, tutti i suoi abitanti. Essi si erano decisi ad andare a cercare lavoro all&#8217;estero, prima gli uomini e poi le donne con i figli, perch\u00e9 la vita sul posto era diventata impossibile: i campi abbandonati durante la guerra non producevano pi\u00f9 neppure quel po&#8217; di patate e fagioli che un tempo davano. Al paese ritornava solo qualche anziano per morirvi o qualche famiglia per passarvi le vacanze estive.<\/em><\/p>\n<p><em>La sola rimasta era lei, anche se i figli emigrati in Francia le avevano pi\u00f9 volte scritto di andare da loro. Aveva preferito rimanere per prendersi cura delle case rimaste disabitate, della chiesa e delle tombe del cimitero. Nella chiesa, sia d&#8217;estate che d&#8217;inverno, recitava ogni sera il Rosario perch\u00e9 la Madonna aiutasse i vivi che erano lontani e i morti che erano l\u00ec sepolti.<\/em><\/p>\n<p><em>Con i suoi compaesani morti che un tempo aveva conosciuto e anche assistito in punto di morte (faceva le &quot;punture&quot;, e questo lo diceva con un certo orgoglio) essa teneva un discorso continuo e quanto era avvenuto alle persone del paese, morte o vive che fossero, veniva rivisto e commentato.<\/em><\/p>\n<p><em>A un certo momento la donna ci invit\u00f2 ad andare a casa sua a bere il caff\u00e8. Lo fece con tanta insistenza che alla fine ci parve farle uno sgarbo non accettare. Trovammo una casa in perfetto ordine. Di fronte alla casa c&#8217;era un ampio orto, anch&#8217;esso ben curato, e pieno di ortaggi e di fiori. Alle pareti della cucina, che faceva anche da tinello, erano appese cornici di varia grandezza, alcune con foto ingiallite, altre invece con foto abbastanza recenti: ritraevano quasi tutte matrimoni e battesimi di tempi lontani e vicini. Mostrandocele, ci diceva: &quot;Per lo pi\u00f9 sono di gente morta, ma per me ancora tanto viva; quando d&#8217;inverno tutto qui intorno si copre di neve, io accendo quella stufa al mattino e la spengo la sera e ricordo i miei morti come se fossero vivi. \u00c8 molto bello. Poi sotto Natale e per Pasqua viene anche il parroco a dirci messa&quot;. Dir-ci, come se anche i morti e gli assenti si inginocchiassero con lei a celebrare quelle grandi feste cristiane!\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Ed ecco una grande, semplice, sublime verit\u00e0: i confini fra i vivi e i morti li poniamo noi, quando ci collochiamo in una prospettiva sbagliata, perch\u00e9 parziale e frettolosa: la prospettiva del contingente e dell&#8217;immediato. Se ci collochiamo nella prospettiva del necessario e dell&#8217;eterno, ecco che quei confini cadono, si sbriciolano, si dissolvono: non esistono pi\u00f9. Noi e i nostri morti, siamo una cosa sola; i nostri figli e noi stessi, quando anche noi saremo morti, saremo una cosa sola; nonni e nipoti, bisnonni e pronipoti, e cos\u00ec via, abbracciando tutte le generazioni, tutti i popoli, tutte le creature viventi dell&#8217;intero pianeta, dell&#8217;intero universo: non esistono confini fra la vita e la morte, in un mondo fondato sulla continuit\u00e0 della vita, sul continuo trionfo della vita sulla morte. La vittoria della morte \u00e8 apparente: basta ritornare, dopo qualche anno &#8211; o di qualche milione di anni, con l&#8217;immaginazione, beninteso, ma sulla base delle nostre conoscenze scientifiche pi\u00f9 avanzate &#8211; sul luogo di un bosco distrutto dal fuoco, di una citt\u00e0 bombardata dalla guerra, di un pianeta inaridito, di una stella spenta e collassata su se stessa. Ovunque la vita ha trionfato: il bosco \u00e8 rinato, la citt\u00e0 \u00e8 stata ricostruita, i corpi celesti si sono trasformati e hanno seminato nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;universo la materia per nuove galassie, stelle, pianeti.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che una cosa \u00e8 la continuit\u00e0 della vita e della materia, altra cosa \u00e8 la vita individuale, propria dei singoli enti. Certo, la vita degli enti \u00e8 effimera. Noi, per\u00f2, non siamo solamente enti: il nostro involucro, destinato a trasformarsi e a scomparire, lo \u00e8; ma la nostra essenza non \u00e8 un semplice ente: \u00e8 una scintilla dell&#8217;essere. Noi non siamo l&#8217;essere, ma abbiamo in noi stessi la dimensione dell&#8217;essere. Ed \u00e8 questo che ci fa grandi: anche quando cadiamo pi\u00f9 in basso; anche quando ci rotoliamo nella polvere e diguazziamo nel fango, gracidando come rane impazzite, latrando e abbaiando come cani selvaggi o come lupi famelici. Perch\u00e9 \u00e8 vero, s\u00ec, che gracidiamo, latriamo e abbaiamo: ma lo facciamo perch\u00e9 invochiamo l&#8217;essere, anche quando non lo sappiamo, anche quando scivoliamo in basso, abbrutendoci e lordandoci. Tutta la nostra anima chiama l&#8217;essere, di cui conserva una profonda, bruciante nostalgia: e quando urla e latra, lo fa perch\u00e9 \u00e8 divorata dalla fame e dalla sete dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>I nostri cari che hanno varcato la soglia del tempo sono gi\u00e0 tornati alla dimensione dell&#8217;essere. Sono le nostre guide preziose, che ci aprono la strada. Presto li raggiungeremo: e saremo guide per altri&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura moderna, massicciamente orientata verso il relativismo e il nichilismo, si fa quasi un vanto di negare il concetto stesso di verit\u00e0 e sostiene, sulla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[263],"class_list":["post-27357","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27357","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27357"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27357\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27357"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27357"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27357"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}