{"id":27356,"date":"2015-03-27T11:41:00","date_gmt":"2015-03-27T11:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/03\/27\/non-ci-si-puo-donare-quando-ci-si-e-sprecati\/"},"modified":"2015-03-27T11:41:00","modified_gmt":"2015-03-27T11:41:00","slug":"non-ci-si-puo-donare-quando-ci-si-e-sprecati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/03\/27\/non-ci-si-puo-donare-quando-ci-si-e-sprecati\/","title":{"rendered":"Non ci si pu\u00f2 donare quando ci si \u00e8 sprecati"},"content":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 abbastanza di moda parlare di dono, di donarsi, di fare dono di s\u00e9 alla persona amata, e altre simili sdolcinatezze; tuttavia, se si vuole che il discorso relativo all&#8217;atto del donarsi acquisti un minimo di spessore e di seriet\u00e0, \u00e8 assolutamente necessario fare preliminarmente un poco di chiarezza.<\/p>\n<p>E allora, punto primo: ci si pu\u00f2 donare solo quando si possiede, intatta, la propria freschezza, la propria verit\u00e0 interiore, la fedelt\u00e0 intransigente alla propria vocazione; se ci si \u00e8 buttati via, magari inseguendo immagini vane e disordinate di felicit\u00e0, non si ha assolutamente nulla da donare: sarebbe come donare agli altri uno straccio vecchio e bisunto, del tutto inservibile perfino per raccogliere la sporcizia. Il dono di s\u00e9 possiede un valore quando \u00e8 il dono di una cosa preziosa: la nostra persona; e una cosa \u00e8 preziosa quando \u00e8 stata preservata e custodita nel migliore dei modi, non quando la si \u00e8 lasciata avariare per trascuratezza e irresponsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>E, punto secondo: il dono pi\u00f9 grande che si possa fare all&#8217;altro \u00e8 la parola, quando essa \u00e8 necessaria; il silenzio, quando \u00e8 necessario il silenzio. Questo \u00e8 un concetto difficile da digerire, in un tempo ciarliero come il nostro, quando tutti sono abituati a parlare e straparlare di tutto e di pi\u00f9. Abbiamo una tale paura del silenzio che baratteremmo anche le parole pi\u00f9 stupide e inutili, pur di tenerlo lontano. Eppure \u00e8 nel silenzio che la verit\u00e0 si rivela, non nella parola: la parola \u00e8 sempre propedeutica al silenzio, tempo della verit\u00e0. Perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 rivelazione interiore, e la rivelazione non scaturisce dal nulla, ma dalla contemplazione e, dunque di silenzio. Niente silenzio, niente contemplazione; niente contemplazione, niente rivelazione; niente rivelazione, nessuna verit\u00e0, ma solo parole e parole, torrenti, fiumi di parole, del tutto prive di significato.<\/p>\n<p>\u00abNon ci si pu\u00f2 donare quando ci si \u00e8 sprecati\u00bb. Queste parole folgoranti sono state scritte da una grande mistica francese contemporanea, Madeleine Delbrel (1904-1964); la quale, non a caso, era anche una poetessa: e in esse si sente, appunto, il soffio potente, quasi il graffio, della poesia, che non \u00e8 frivola evasione nel Bosco Parrasio, come certuni continuano a credere, ma verit\u00e0 calata nella vita, magari con ruvida franchezza.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare un po&#8217; pi\u00f9 per esteso il discorso di cui fa parte l&#8217;affermazione sopra citata (da: M. Delbrel, \u00abLa solitudine\u00bb, Roma, AVE, 1966; cit. in: Raffaele Terranova, \u00abL&#8217;uomo. Luigi Martin\u00bb, in \u00abIl Carmelo oggi\u00bb, Monza, agosto-settembre 2008, p. 32):<\/p>\n<p>\u00abIl silenzio \u00e8 carit\u00e0 e verit\u00e0. Esso risponde a colui che chiede qualcosa, ma non d\u00e0 che parole cariche di vita. Il silenzio, come tutti gli impegni della vita, ci induce al dono di noi stessi e non ad un&#8217;avarizia mascherata. Ma esso ci tiene uniti per mezzo di questo dono. Non ci si pu\u00f2 donare quando ci si \u00e8 sprecati. Le vane parole di cui rivestiamo i nostri pensieri sono un continuo sperpero di noi stessi. VI SAR\u00c0 CHIESTO CONTO DI OGNI PAROLA. Di tutte quelle che bisognava dire e che la nostra avarizia ha frenato. Di tutte quelle che bisognava tacere e che la nostra prodigalit\u00e0 avr\u00e0 seminato ai quattro venti della nostra fantasia o dei nostri nervi.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abVi sar\u00e0 chiesto conto di ogni parola; di quelle che avete pronunciato a sproposito e di quelle che avete taciuto, quando erano necessarie\u00bb: si poteva dire di pi\u00f9, e meglio, con una tale densit\u00e0 ed essenzialit\u00e0 di contenuto spirituale? La parola \u00e8 dono: ma, per essere tale, deve essere usata con saggezza e con senso della misura: non pu\u00f2 essere sprecata, dispersa, inflazionata. Quando non \u00e8 adeguata ad esprimere un contenuto di verit\u00e0, meglio tacere e lasciare che parlino i fatti; meglio tacere e lasciare che parli il silenzio. Il silenzio parla attraverso i fatti, pi\u00f9 che attraverso la parola: ci sono parole che non possono essere dette, ma solo alluse, o taciute. Vi \u00e8 un silenzio ottuso, inerte, e vi \u00e8 un silenzio carico di significato e di comunicazione.<\/p>\n<p>Dovremmo riscoprire la preziosa povert\u00e0 della parola e l&#8217;infinita ricchezza del silenzio. In un mondo che parla troppo, questo \u00e8 l&#8217;unico modo di restituire dignit\u00e0 e pregnanza al linguaggio, ormai abusato da un eccesso di falsa comunicazione verbale.<\/p>\n<p>Ma che vuol dire, esattamente sprecarsi? Che cosa vuol dire che, quando ci si \u00e8 sprecati, non ci si pu\u00f2 donare, perch\u00e9 non si possiede pi\u00f9 nulla di valore che possa divenire oggetto di offerta significativa nei confronti dell&#8217;altro?<\/p>\n<p>Noi siamo troppo abituati a pensare che si possa fare dono di qualcosa, solo perch\u00e9 abbiamo dimenticato la preziosit\u00e0 e la seriet\u00e0 del dono: del dono vero, non del dono interessato, non del dono che obbliga, non del dono che costringe l&#8217;altro a ricambiare, o che lo imprigiona, che lo ricatta, che lo soffoca. Il dono autentico \u00e8 qualcosa di prezioso e di serio: \u00e8 il simbolo di ci\u00f2 che noi proviamo per l&#8217;altro, la manifestazione del nostro affetto per lui. Donare degli oggetti, per quanto costosi, \u00e8 la cosa pi\u00f9 facile del mondo, ma anche la meno preziosa e la meno significativa: di fatto, rischia di diventare un gesto di &quot;routine&quot;, opportunamente scandito dai ritmi del calendario consumista: festa di onomastico, festa della mamma o del pap\u00e0, festa della donna; per non parlare delle feste religiose trasformate in sagre del consumo e profanate nella loro intima essenza, nel loro vero significato di purezza e di offerta.<\/p>\n<p>Ora, se donare qualcosa \u00e8 una faccenda terribilmente seria e preziosa, perch\u00e9 unica e irripetibile, donare se stessi \u00e8 la cosa pi\u00f9 seria e pi\u00f9 preziosa che si possa immaginare, perch\u00e9 \u00e8 la pi\u00f9 unica e la pi\u00f9 irripetibile in assoluto: infinitamente seria e assolutamente irripetibile. Per\u00f2, per arrivare a comprendere questo, bisogna rendersi conto che si ha un preciso dovere verso se stessi: quello di non svendersi mai, quello di non prostituirsi in alcun modo, n\u00e9 materialmente, n\u00e9 spiritualmente; perch\u00e9 ciascun essere umano possiede una dignit\u00e0 intrinseca, che si custodisce e si preserva mediante la consapevolezza del rispetto dovuto a se stessi.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un concetto fondamentale. Noi non siamo importanti per quello che facciamo, ma perch\u00e9 esistiamo; per\u00f2 il nostro valore di persone aumenta o diminuisce, fino ad annullarsi, quando gettiamo via la nostra parte pi\u00f9 nobile e preziosa, per farci simili alle bestie irragionevoli. La persona che coltiva intensamente la propria parte spirituale e che si sforza di aumentare la propria consapevolezza diviene pi\u00f9 bella, pi\u00f9 radiosa, pi\u00f9 splendente: realizza in se stessa la propria vocazione, che \u00e8 vocazione al trascendimento, tensione costante verso l&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Abituati come siamo a dare un prezzo a tutte le cose, ci siamo dimenticati che le cose pi\u00f9 preziose hanno un valore, ma non hanno prezzo: non si possono comprare, non sono in vendita, non esiste una somma sufficiente per prenderle e portarsele via. Le cose pi\u00f9 prezioso possono solo essere donate e ricevute: non costano nulla, perch\u00e9 hanno un valore infinito, e sono destinate solo a chi le sappia veramente apprezzare.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che noi possiamo anche essere cos\u00ec ciechi da donare le cose pi\u00f9 preziose a chi non le sa vedere e non le merita; e possiamo essere cos\u00ec stolti da non vederle e non riconoscerle quando vengono donate a noi. In tali casi, per\u00f2 &#8212; che sono assai pi\u00f9 frequenti di quanto generalmente non s&#8217;immagini &#8212; la generosit\u00e0 non si accompagna alla consapevolezza; e dunque si tratta di una generosit\u00e0 immatura, di uno sperpero, di una pazza prodigalit\u00e0 da parte di chi dona, e di una ottusit\u00e0 totale da parte di chi dovrebbe ricevere e non vede, n\u00e9 apprezza.<\/p>\n<p>Per essere veramente prezioso, il dono deve essere offerto da una persona consapevole a un&#8217;altra persona consapevole: perch\u00e9 il valore della cosa donata aumenta se ad essa si accompagna la consapevolezza di quanto essa \u00e8 costata, non in termini materiali, ma in termini morali e spirituali, cio\u00e8 in termini di auto-perfezionamento e di benevolenza disinteressata. Per fare un esempio terra terra: un piatto cucinato con amore \u00e8 pi\u00f9 prezioso di un piatto cucinato per dovere o per abitudine: \u00e8 costato molto impegno, molta dedizione, molto trasporto; \u00e8 la manifestazione visibile di un grande sentimento. Chi abbia visto il film \u00abIl pranzo di Babette\u00bb, diretto da Gabriel Axel nel 1987 e tratto dal racconto omonimo di Karen Blixen, capir\u00e0 esattamente di che cosa stiamo parlando. Un pranzo pu\u00f2 essere una meravigliosa offerta d&#8217;amore: in esso si pu\u00f2 esprimere, senza bisogno di parole, tutto ci\u00f2 che di pi\u00f9 ricco, di pi\u00f9 generoso, di pi\u00f9 amabile vi \u00e8 nel cuore di una persona desiderosa di offrire il meglio di s\u00e9 ad altre persone.<\/p>\n<p>Dunque, per donare veramente se stessi, bisogna aver lavorato duramente su se stessi, cos\u00ec da diventare degni del sentimento che si vuole esprimere: se si vuole offrire il meglio di cui si \u00e8 capaci, bisogna, niente di meno, lavorare a trecentosessanta gradi su se stessi. Non basta lavorare su se stessi in un solo settore, in un solo aspetto: bisogna mettersi in giuoco totalmente e incondizionatamente, senza riserve e sena strategie dilatorie. Non basta, per esempio, offrire qualcosa di tecnicamente perfetto, come un pittore che offra alla sua donna un bel ritratto di lei, eseguito con somma cura e diligenza; ci vuole di pi\u00f9, molto di pi\u00f9: ci vuole l&#8217;amore. Solo se il dono \u00e8 espressione di vero amore, sar\u00e0 un dono perfetto.<\/p>\n<p>Per\u00f2, se nella propria vita ci si \u00e8 sprecati, se ci si \u00e8 dissipati, se ci \u00e8 buttati via per noia o insipienza, per cinismo o per smodata e malriposta ambizione, allora si \u00e8 talmente poveri da non poter donare niente, da non aver niente di autentico e di prezioso da donare. Se ci si \u00e8 ridotti ad essere un guscio vuoto, un guscio senza sostanza, non si pu\u00f2 fare dono di s\u00e9: a meno che si voglia ingannare l&#8217;altro, che lo si voglia prende in giro, che lo si voglia manipolare e circuire. Se si fa questo, si agisce come dei falsari: si spaccia moneta falsa con il preciso scopo di derubare il prossimo. Il mondo, purtroppo, \u00e8 pieno di siffatti falsari: persone che non hanno pi\u00f9 nulla da offrire, perch\u00e9 si sono dissipate interamente, e che nondimeno fingono di donarsi a qualcun altro, fingono di essere abbastanza ricche da fare dono di s\u00e9. Nascondono il proprio vuoto, la propria lebbra interiore, sotto apparenze ingannevoli e cercano di spacciare il proprio nulla come fosse qualcosa di prezioso, trasmettendo il contagio della loro stessa malattia.<\/p>\n<p>In sintesi: per poter donare, bisogna essere ricchi; e la vera ricchezza non \u00e8 spontanea, n\u00e9 la si pu\u00f2 improvvisare: essa consiste nella crescita interiore e nella consapevolezza, che rende benevoli ed equanimi, che sradica le radici dell&#8217;ego, che rende aperti, gioiosi e sensibili ai bisogni altrui (non ai capricci, non alle cosiddette &quot;esigenze&quot;, pretenziosa mascheratura di bisogni fasulli). Solo il bambino \u00e8 spontaneamente ricco: quando un bambino di due anni dona alla sua nonna un sassolino, raccolto nel cortile di casa, le offre il dono pi\u00f9 grande che si possa immaginare, perch\u00e9 lo offre col cuore, con tutto il suo cuore, senza avere la minima nozione del valore economico delle cose. \u00c8 un dono da anima ad anima: puro, disinteressato, totale. Ma l&#8217;adulto non possiede pi\u00f9 quella purezza; deve, per\u00f2, cercare di riconquistarla, non pi\u00f9 su un livello inconsapevole, come accade al bambino, ma in maniera pienamente consapevole, come \u00e8 proprio dell&#8217;uomo. In fondo, tutto il cammino di consapevolezza consiste nel ritrovare l&#8217;innocenza perduta del bambino, coniugandola con la maturit\u00e0 che \u00e8 propria dell&#8217;adulto.<\/p>\n<p>Chi ha compreso questo e si sforza di realizzarlo, \u00e8 in grado di donare e anche di offrire quel dono supremo e perfetto che \u00e8 il dono di se stessi. Ha capito cosa sia il rispetto di s\u00e9 e cosa sia il rispetto dovuto all&#8217;altro; ha capito che non si pu\u00f2 fare dono della propria spazzatura e che non \u00e8 giusto contrabbandarla per qualcosa di prezioso; ha compreso la terribile seriet\u00e0 ed il valore infinito dell&#8217;atto di donarsi. Non \u00e8 una cosa da tutti; e non \u00e8 una cosa di ogni giorno. Solo il santo riesce a donarsi totalmente e quotidianamente: perch\u00e9 non attinge le risorse da se stesso, ma dalla Sorgente infinita. Il santo, peraltro, non \u00e8 un superuomo: \u00e8 ci\u00f2 che tutti potremmo diventare, se lo volessimo davvero. Il fatto \u00e8 che non lo vogliamo, perch\u00e9 siamo troppo presi dall&#8217;amore di noi stessi: amore sbagliato, amore immaturo, amore egoico, basato sulla brama del possesso; mentre il vero amore di s\u00e9 richiede il movimento esattamente opposto: il lasciarsi andare, il lasciar andare il proprio ego, per scoprire la ricchezza non nel ricevere, ma nel dare. Ed ecco che per la persona consapevole, per la persona che ha lavorato duramente e intensamente su se stessa e che si \u00e8 spogliata della brama del possesso, anche il gesto pi\u00f9 piccolo, anche la parola pi\u00f9 piccola, anche il silenzio palpitante di comprensione e di benevolenza, diventano dono, dono perfetto, dono inestimabile. Perch\u00e9 in quel gesto, in quella parola, in quel silenzio, traspare tutta intera l&#8217;anima di colui che dona: anima pura, incontaminata, luminosa.<\/p>\n<p>Non sono frequenti simili persone, n\u00e9 lo sono simili doni; ma forse non sono neppure cos\u00ec rari come si crede: solo, bisogna saperli vedere, bisogna imparare a riconoscerli in mezzo a tanta merce dozzinale, a tanta robaccia spacciata come preziosa. Infatti, solo chi sa donare davvero, sa anche riconoscere il dono che vale: perch\u00e9 solo chi sa amare, avverte la reale presenza dell&#8217;amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 abbastanza di moda parlare di dono, di donarsi, di fare dono di s\u00e9 alla persona amata, e altre simili sdolcinatezze; tuttavia, se si vuole<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-27356","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27356","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27356"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27356\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27356"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27356"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27356"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}