{"id":27348,"date":"2008-12-01T08:09:00","date_gmt":"2008-12-01T08:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/01\/non-cercare-mai-di-dire-il-tuo-amore-se-non-puoi-sopportare-di-non-essere-compreso\/"},"modified":"2008-12-01T08:09:00","modified_gmt":"2008-12-01T08:09:00","slug":"non-cercare-mai-di-dire-il-tuo-amore-se-non-puoi-sopportare-di-non-essere-compreso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/01\/non-cercare-mai-di-dire-il-tuo-amore-se-non-puoi-sopportare-di-non-essere-compreso\/","title":{"rendered":"Non cercare mai di dire il tuo amore se non puoi sopportare di non essere compreso"},"content":{"rendered":"<p>William Blake (1757-1827), il grande poeta, pittore e mistico inglese del primo Romanticismo, cos\u00ec cantava l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;amore umano:<\/p>\n<p>\u00abNever seek to tell thy love,<\/p>\n<p>love that never told can be;<\/p>\n<p>for the gentle wind does move<\/p>\n<p>silently, invisibly.<\/p>\n<p>I told my love, I told my love,<\/p>\n<p>I told her all my heart;<\/p>\n<p>trembling, cold, in ghastly fears,<\/p>\n<p>ah! she doth depart.<\/p>\n<p>Soon as she was gone from me,<\/p>\n<p>a traveller came by,<\/p>\n<p>silently, invisibly:<\/p>\n<p>he took her with a sigh.\u00bb<\/p>\n<p>Ed ecco la traduzione italiana di A. Bertolotti (in Bertolotti, Montali, Saviano, \u00abI testi e il metodo. La poesia e il teatro\u00bb, Milano, Minerva Italica, 2003, p. 91):<\/p>\n<p>\u00abNon cercare mai di dire il tuo amore,<\/p>\n<p>l&#8217;amore che mai pu\u00f2 essere detto;<\/p>\n<p>come il vento dolce si muove<\/p>\n<p>silenzioso, invisibile.<\/p>\n<p>Ho detto il mio amore, il mio amore,<\/p>\n<p>le ho detto tutto il mio cuore;<\/p>\n<p>tremando di freddo, pieno d&#8217;orrore e paura,<\/p>\n<p>ma lei se ne and\u00f2.<\/p>\n<p>Appena si fu allontanata da me,<\/p>\n<p>un viaggiatore pass\u00f2,<\/p>\n<p>silenzioso, invisibile;<\/p>\n<p>la prese con un sospiro.\u00bb<\/p>\n<p>In questa poesia di William Blake, scritta nel 1793, troviamo una sobria ed efficace rappresentazione della impossibilit\u00e0 di esprimere l&#8217;amore umano.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;esperienza antica quanto l&#8217;uomo e che, tuttavia, incessantemente si ripete, perch\u00e9 gli esseri umani non sono in grado di trarne un insegnamento e continuano a disperdere parole d&#8217;amore che non verranno raccolte, che non verranno comprese.<\/p>\n<p>William Blake non afferma che l&#8217;amore sia impossibile, ma che \u00e8 impossibile esprimerlo: che \u00e8 illusorio cercare, nel rapporto fra uomo e donna, quella totale comprensione o, addirittura, quella fusione di pensieri e sentimenti, tanto celebrata dalla concezione romantica.<\/p>\n<p>Le parole d&#8217;amore sono indicibili: per quanto espresse con tutto il cuore e con tutta l&#8217;anima; per quanto profonde, sincere e sofferte; per quanto esse impongano l&#8217;abbandono di ogni schermo, difesa o nascondimento (per questo il poeta le pronunzia \u00abtremando di freddo, \/ pieno d&#8217;orrore e paura\u00bb), la creatura amata non le comprender\u00e0 e se ne andr\u00e0 altrove.<\/p>\n<p>La prender\u00e0 il primo che passa, sorgendo dal nulla, e se la porter\u00e0 via; e all&#8217;amante non resteranno che amari ricordi e dolorosi rimpianti.<\/p>\n<p>Esagerazioni, pessimismo ad ogni costo?<\/p>\n<p>Eppure, si tratta di una esperienza attestata in modo cos\u00ec concorde e universale, cos\u00ec regolare e, si vorrebbe dir quasi, cos\u00ec monotono, che essa parlerebbe da sola, se non vi si opponesse una forza imperiosa e istintiva che sgorga dal profondo, la quale non si rassegna ai duri insegnamenti dell&#8217;esperienza e vuol continuare a credere e a illudersi, a dispetto di tutto.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 esposto, in altra sede, le ragioni filosofiche per le quali riteniamo che non sia possibile che due esseri umani possano reciprocamente entrare in sintonia piena e totale (cfr. \u00abNon si pu\u00f2 intuire direttamente l&#8217;oggetto, ma solo ri-crearlo internamente\u00bb, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Le riassumiamo brevemente.<\/p>\n<p>Poco o nulla possiamo conoscere dell&#8217;oggetto, al di l\u00e0 della sua mera superficie; quando diciamo: <em>tu<\/em>, rivolgendoci a un altro ente, nulla in realt\u00e0 sappiamo di esso, oltre al nome che gli applichiamo (di persona, di animale, di pianta, di minerale, ecc.).<\/p>\n<p>Qualcuno sostiene che, mediante l&#8217;empatia, \u00e8 possibile effettivamente penetrare oltre la scorza opaca che avvolge gli enti ed entrare in sintonia con la loro essenza profonda: una specie di riduzione eidetica (avrebbe detto Husserl) basata per\u00f2, in questo caso, sull&#8217;affettivit\u00e0. Dopo aver eliminato tutto quello che quell&#8217;ente non \u00e8, tutto quello che \u00e8 accidentale, tutto quello che gli fa da semplice sfondo, si potrebbe cos\u00ec entrare almeno in parte nella sfera del suo essere intimo, della sua essenza.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 cos\u00ec; ma, prima di lasciarsi andare a un ingiustificato ottimismo, bisogna riflettere che l&#8217;empatia pu\u00f2 trasformarsi in antipatia, e che una conoscenza basata su fattori emozionali e affettivi pu\u00f2 facilmente rovesciarsi nel suo contrario. E allora quale delle due possibilit\u00e0 \u00e8 quella vera: si conoscono le cose quando le si ama e si entra in sintonia immediata con esse, oppure quando le si odia e si prova per esse un sentimento di profonda avversione? Potrebbero essere false entrambe, e non offrire &#8211; n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra &#8211; un approccio oggettivo alla conoscenza dell&#8217;altro, ma soltanto una deformazione soggettivistica di esso: di segno positivo o di segno negativo, questo &#8211; dal punto di vista gnoseologico &#8211; fa poca importanza.<\/p>\n<p>Ma allora, se n\u00e9 la ragione, n\u00e9 i sensi, n\u00e9 l&#8217;affettivit\u00e0 ci garantiscono un approccio &quot;realistico&quot; all&#8217;oggetto, vuol dire che siamo condannati a vivere in una dimensione eternamente solipsistica, ove il mondo intero finisce per ridursi entro i limitati orizzonti della mia mente individuale?<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 noto che un medesimo oggetto pu\u00f2 essere percepito in maniera completamente diversa da due, o pi\u00f9, soggetti diversi; e, se questo \u00e8 vero sul piano fisico, a maggior ragione lo \u00e8 sul piano spirituale. Non basta: perfino il medesimo soggetto pu\u00f2 percepire un oggetto in maniera diversa, in diversi momenti e differenti situazioni psicologiche.<\/p>\n<p>I soldatini con i quali giocavamo quando eravamo un bambini di otto anni costituivano per noi degli oggetti vivi ed entusiasmanti, mentre al nostro io di adulti essi non appaiono pi\u00f9 che come figurine di plastica o di terracotta, senza vita e senza splendore.<\/p>\n<p>E quel vecchio edificio dai muri ricoperti d&#8217;edera e con le imposte sempre socchiuse, che per noi era il regno misterioso e un po&#8217; inquietante di chiss\u00e0 quali presenze, oggi non ci appare che come una vecchia casa un po&#8217; fatiscente, totalmente priva di fascino e di mistero.<\/p>\n<p>Non parliamo poi della diversa percezione di quei particolari oggetti che sono le persone, specialmente quelle che hanno acceso in noi forti sentimenti e che ora, forse, sono cadute in un autentico oblio e giacciono in un angolo semi-abbandonato della nostra memoria.<\/p>\n<p>\u00c8 a questo punto che ci appare la fondamentale giustezza della teoria di Cassirer, secondo il quale \u00ab<em>il senso in cui un oggetto viene integrato nella coscienza individuale non \u00e8 solo una &#8216;interpretazione&#8217;, ma una vera e propria fondazione interiore dell&#8217;oggetto, che Cassirer chiama &#8216;oggettificazione&#8217;: una presentazione o una ri-creazione interiore dell&#8217;oggetto di esperienza con la quale poi ognuno rimane a contatto<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p>Pertanto ciascuno di noi, entro certi limiti, si crea il proprio mondo e lo popola di oggetti pi\u00f9 o meno significativi, pi\u00f9 o meno luminosi e gratificanti, secondo le sue proprie aspettative e la sua propria visione della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Di ci\u00f2 siamo talmente convinti, da spingerci anche oltre e immaginare che perfino <em>dopo la morte<\/em> (come abbiamo sostenuto nell&#8217;articolo \u00ab<em>Alcune ipotesi sull&#8217;\u00abaltro mondo\u00bb e sulla mente non localizzata<\/em>\u00bb, sui siti di Edicolaweb e di Arianna Editrice), in sostanza, quel che ci attende non sarebbe altro che la solidificazione delle nostre paure, dei nostri desideri e delle nostre aspettative (per cui il materialista convinto potrebbe anche precipitare nel nulla); concezione che, fra l&#8217;altro, \u00e8 in accordo con antichissime forme di conoscenza esoterica, quale ad esempio quella espressa nel cosiddetto \u00ab<em>Libro tibetano dei morti<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p>Da quanto detto, tuttavia, non vogliamo trarre la conclusione che l&#8217;amore sia impossibile, ma &#8211; per usare le parole di William Blake &#8211; che sia impossibile dirlo; o, se si preferisce, che sia impossibile dirlo con la speranza di essere compresi, e quindi realizzando una comunione d&#8217;anime.<\/p>\n<p>L&#8217;amore non pu\u00f2 essere compreso, perch\u00e9 non pu\u00f2 essere detto; e non pu\u00f2 essere detto, perch\u00e9 non esistono strumenti che ci permettano di penetrare nell&#8217;essenza del <em>tu<\/em>. Quel che possiamo fare, nel migliore dei casi, non \u00e8 di penetrare nel <em>tu<\/em>, ma di ri-crearlo, di ri-fondarlo all&#8217;interno del nostro io; in altri termini, di creare un essere fantasmatico, frutto della proiezione dei nostri desideri e delle nostre aspettative, al quale assegniamo arbitrariamente il pronome <em>tu<\/em>, mentre non \u00e8 che una sfaccettatura del nostro <em>io.<\/em><\/p>\n<p>Questa conclusione pu\u00f2 apparire pessimistica, ma solo a quanti non vogliono accettare i reali limiti della natura umana.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, del resto, una possibilit\u00e0 di uscire dal vicolo cieco cui l&#8217;amore sembra destinato dalla nostra impossibilit\u00e0 di accedere all&#8217;<em>io<\/em> dell&#8217;altro; e, bench\u00e9 essa sia aperta, in teoria, a chiunque, in pratica viene percorsa solo da pochissimi individui eccezionali.<\/p>\n<p>Si tratta di questo: desistere dalla vana fatica di voler penetrare a forza all&#8217;interno del <em>tu<\/em> e abbandonarsi, con piena fiducia e con infinita gratitudine, all&#8217;unico <em>Tu<\/em> che non delude e non pu\u00f2 deludere, perch\u00e9 \u00e8 il Tu del quale siamo parte, dal quale traiamo origine e verso il quale muoviamo, anche se inconsapevolmente: ossia al <em>Tu<\/em> dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Il <em>Tu<\/em> dell&#8217;Essere ci si rivela, almeno parzialmente, nella misura in cui ci poniamo rispetto ad esso in maniera totalmente disinteressata, cos\u00ec come non siamo n\u00e9 saremo mai in grado di fare con un <em>tu<\/em> limitato, esigente ed imprevedibile, come lo \u00e8 &#8211; se vogliamo essere sinceri e guardarci dentro onestamente &#8211; il nostro <em>io<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere \u00e8 la pienezza che illumina di luce propria (come aveva intuito Dante), per cui chi riesce ad avvicinarsi al suo mistero con una offerta di amore mistico, totalmente disinteressata e totalmente fiduciosa, riceve anche la grazia di una visione pi\u00f9 chiara e penetrante rispetto agli altri enti, dunque anche rispetto ai <em>tu<\/em> che formano i nodi decisivi e gli incontri determinanti del nostro cammino esistenziale.<\/p>\n<p>Come dire che solo quando siamo in grado di levare lo sguardo verso il Tutto, possiamo scorgere con maggiore chiarezza anche i particolari. In pratica, avviene il contrario di quel che si verifica nel mondo sensibile, dove prima noi scorgiamo i dettagli delle cose ed i singoli oggetti, poi ci innalziamo a contemplare il tutto; prima lo scalatore vede davanti a s\u00e9 le pareti di roccia, e solo quando arriva in cima pu\u00f2 ammirare l&#8217;immenso panorama che si stende ai suoi piedi.<\/p>\n<p>Il mistico, infatti, \u00e8 colui che vede dopo aver chiuso gli occhi, secondo l&#8217;antica massima di Platone, secondo la quale noi cominciamo a vedere realmente solo quando gli occhi del corpo si sono chiusi: nel buio, che diventa luce, il mistero delle cose si rivela dall&#8217;interno.<\/p>\n<p>Ecco allora che il <em>Tu<\/em> dell&#8217;Essere, nella chiara luminosit\u00e0 dell&#8217;Assoluto, ci rivela anche il mistero dei singoli esseri, dei singoli <em>tu<\/em>; e ci permette &#8211; fino a un certo punto &#8211; di gettare uno sguardo l\u00e0 dove, procedendo direttamente dall&#8217;<em>io<\/em> al <em>tu<\/em>, troveremmo la barriera invalicabile che separa il fenomeno, la cosa quale ci si manifesta, dal <em>noumeno<\/em>, ossia la cosa in s\u00e9.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere, dunque, diviene garante della conoscenza reciproca fra gli enti e della possibilit\u00e0 di pronunciare parole d&#8217;amore dall&#8217;<em>io<\/em> al <em>tu<\/em>; e, fuori di quella suprema garanzia, le parole d&#8217;amore divengono indicibili e menzognere, n\u00e9 vengono comprese, n\u00e9 possono essere ricambiate, nel senso pi\u00f9 vero e profondo del termine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>William Blake (1757-1827), il grande poeta, pittore e mistico inglese del primo Romanticismo, cos\u00ec cantava l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;amore umano: \u00abNever seek to tell thy love, love that<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[224],"class_list":["post-27348","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27348","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27348"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27348\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27348"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27348"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27348"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}