{"id":27346,"date":"2016-12-02T03:13:00","date_gmt":"2016-12-02T03:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/02\/e-un-inganno-parlare-sempre-della-misericordia-di-dio-e-mai-della-sua-giustizia\/"},"modified":"2016-12-02T03:13:00","modified_gmt":"2016-12-02T03:13:00","slug":"e-un-inganno-parlare-sempre-della-misericordia-di-dio-e-mai-della-sua-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/02\/e-un-inganno-parlare-sempre-della-misericordia-di-dio-e-mai-della-sua-giustizia\/","title":{"rendered":"\u00c8 un inganno parlare sempre della misericordia di Dio e mai della Sua giustizia"},"content":{"rendered":"<p>Filosoficamente parlando, qualunque asserzione taccia, volutamente o no, una parte della verit\u00e0, equivale ad una alterazione di quest&#8217;ultima: e una alterazione della verit\u00e0 non rappresenta una parte della verit\u00e0, bens\u00ec una falsit\u00e0, una menzogna.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio pratico. Un giudice iniquo (o imbecille, fate voi) sta interrogando l&#8217;imputato. Gli chiede:<\/p>\n<p><em>Ammetti di aver colpito a morte il tal dei tali?<\/em><\/p>\n<p>Quello risponde:\u00a0<em>S\u00ec, \u00e8 vero. Ma lui era entrato in casa mia, di notte, armato. Non sapevo se fosse venuto per rubare, o per fare del male a me e alla mia famiglia. Mi sono difeso<\/em>.<\/p>\n<p>Ma il giudice:\u00a0<em>Rispondi alle mie domande. Lo hai ucciso, s\u00ec o no?<\/em><\/p>\n<p><em>S\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora ti dichiaro colpevole di omicidio. La seduta \u00e8 tolta. Avanti un altro.<\/em><\/p>\n<p>Ecco: ignorare o tacere una parte della verit\u00e0 pu\u00f2 avere conseguenze gravissime, perch\u00e9 falsa completamente il quadro. Se manca una parte della verit\u00e0, quello che resta non \u00e8 una parte di essa, ma un qualcosa di lontanissimo dalla verit\u00e0: una menzogna, appunto. \u00a0<\/p>\n<p>Ora torniamo alla filosofia. Poniamo che un filosofo, come in effetti \u00e8 accaduto, affermi: Il reale \u00e8 incomprensibile; dunque, l&#8217;esistenza \u00e8 assurda.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe fargli notare che il reale, forse, \u00e8 incomprensibile\u00a0<em>per lui<\/em>, con i\u00a0<em>suoi<\/em>\u00a0presupposti, con la\u00a0<em>sua<\/em>\u00a0prospettiva, con il\u00a0<em>suo\u00a0<\/em>metodo d&#8217;indagine.<\/p>\n<p>Oppure qualcuno potrebbe osservare che l&#8217;incomprensibilit\u00e0 del reale, ammesso che sia tale, non implica, automaticamente, l&#8217;assurdit\u00e0 dell&#8217;esistenza: forse la saggezza dell&#8217;esistenza consiste nell&#8217;accettare il fatto che, nel reale, non tutto \u00e8 comprensibile. Una volta chiarito questo, il filosofo potr\u00e0, ad esempio, cercare qualche cosa che non sia contrario alla ragione, ma che le sia superiore, per procedere oltre il punto morto. Questo qualcosa \u00e8 la teologia; e, poi, la fede. La teologia dimostra, partendo dalla parola di Dio, la sapienza e l&#8217;armonia del reale; la fede, a sua volta, accompagna la ragione verso le vette pi\u00f9 alte, dove essa, da sola, non potrebbe mai arrivare. Sia come sia, il punto \u00e8 questo: una cosa \u00e8 dire che il reale non sempre <em>risulta<\/em> comprensibile; e una cosa \u00e8 affermare che esso <em>\u00e8<\/em> incomprensibile. Questa affermazione implica il fatto di tacere una parte della verit\u00e0: ossia che qualcosa, del reale, \u00e8 comprensibile, cio\u00e8 afferrabile dalla nostra ragione. Le leggi della matematica, ad esempio, sono comprensibili; ma le leggi della matematica fanno parte del reale: dunque, affermare che il reale \u00e8 incomprensibile, significa falsare il quadro. \u00c8 una mezza verit\u00e0: cio\u00e8 una menzogna.<\/p>\n<p>Infine passiamo alla teologia. La teologia \u00e8 la scienza che, partendo dalla Rivelazione, cerca di spiegare il reale, fin dove la ragione umana lo consente, alla luce della sapienza e dell&#8217;amore di Dio. Il reale, per il teologo, \u00e8 sia quello visibile, sia, e soprattutto, quello invisibile: a cominciare da Dio, che non \u00e8 visibile (se non in circostanze eccezionali, e per alcune, rare anime eccezionali), ma \u00e8 estremamente reale, anzi, \u00e8 il fondamento di tutta la realt\u00e0. Nemmeno il teologo possiede la bacchetta magica per spiegare tutto il reale: vi sono cose delle quali nemmeno lui \u00e8 in grado di rendere conto. A quel punto subentra la fede: perch\u00e9 nella Rivelazione \u00e8 detto tutto, compreso ci\u00f2 che si deve credere per fede, essendo di troppo superiore alle capacit\u00e0 della mente umana. Se gli uomini potessero comprendere e spiegare ogni cosa, non sarebbero uomini, ma angeli, o addirittura dei. Ed \u00e8 qui che scatta la possibilit\u00e0 di un duplice errore: di sopravvalutazione o di sottovalutazione dell&#8217;uomo stesso. Coloro che lo sopravvalutano, pensano che l&#8217;uomo possa e debba prendere in mano arditamente il proprio destino; che possa e debba farsi misura di tutte le cose, senza accettare alcun senso del limite e senza provare alcuna riverenza verso il mistero. Un tipico esempio di questo atteggiamento lo si pu\u00f2 vedere nella manipolazione genetica, nella cosiddetta bioingegneria e in tutte quelle pratiche scientifiche e tecnologiche, sovente con fortissime implicazioni sul piano etico, dalle quali traspare quasi una ebbrezza di onnipotenza da parte dell&#8217;uomo, un volersi sostituire al ruolo che le religioni hanno sempre assegnato a Dio soltanto: quello di arbitro supremo della vita e della morte. Coloro che lo sottovalutano, al contrario, sostengono che l&#8217;uomo \u00e8 solo un &quot;accidente&quot; smarrito, per caso, nelle profondit\u00e0 dell&#8217;universo; che egli viene dal caso ed \u00e8 destinato a sparire nel nulla, senza che la sua esistenza abbia alcun significato, tranne, eventualmente, quella che lui avr\u00e0 deciso, soggettivamente, di darle. Da ci\u00f2 nascono lo scetticismo, il nichilismo, il relativismo e l&#8217;indifferentismo: l&#8217;uomo, dotato di mezzi limitati e imperfetti (vero), non pu\u00f2 sapere nulla di certo, nulla di vero (falso), dunque tanto vale che si fabbrichi, di volta in volta, le credenze e le ideologie che pi\u00f9 gli convengono (utilitarismo), senza alcuna preoccupazione etica e senza alcuna speranza o prospettiva di giungere mai a stabilire una linea di condotta che si ispiri a valutazioni oggettive e assolute.<\/p>\n<p>Tale, difatti, \u00e8 la condizione tipica dell&#8217;uomo moderno: non si tratta tanto di due partiti distinti, ma di un alternarsi di stati d&#8217;animo e sensazioni all&#8217;interno di ciascun individuo. L&#8217;uomo moderno ondeggia fra il delirio d&#8217;onnipotenza e gli abissi dello sconforto e della disperazione. Da un lato crede in se stesso, fin troppo, fino alla superbia, fino alla megalomania, e con molti tratti di narcisismo; dall&#8217;altro, a volte senza rendersene conto, non si vuol bene, non ha fiducia in s\u00e9, non si stima, si disprezza, si vergogna: si vergogna non di questa o quella cosa, ma, inconsciamente, del fatto di esistere. Vorrebbe sparire. Alcuni imboccano la strada della lenta auto-distruzione, con la droga, con l&#8217;alcol, con la sindrome depressiva che li riduce a delle larve viventi; altri reagiscono con atteggiamenti di malsana euforia, di vitalismo esasperato, di superomismo; si stordiscono con il sesso, si auto-glorificano con le conquiste della scienza e della tecnica. Come si vede, la modernit\u00e0 \u00e8 in se stessa una malattia, e, per giunta, una malattia particolarmente difficile da curare: si tratta, infatti, di una forma di schizofrenia, per cui lo stesso soggetto brancola e oscilla fra eccessi di orgoglio e di aggressivit\u00e0, da un lato, ed eccessi di auto-disprezzo e istinto di morte, dall&#8217;altro. E come si pu\u00f2 curare una malattia che presenta sintomi cos\u00ec opposti?<\/p>\n<p>In effetti, pur essendo opposti, i sintomi della malattia chiamata modernit\u00e0 denotano una radice comune: l&#8217;ignoranza dell&#8217;uomo riguardo a se stesso. Per scivolare in una tale schizofrenia, bisogna non aver capito ci\u00f2 che l&#8217;uomo \u00e8, finendo per cadere negli eccessi dell&#8217;ottimismo e del pessimismo ingiustificati. Ed \u00e8 proprio qui che incomincia la responsabilit\u00e0 dei teologi, dei cattivi teologi, i quali infestano la teologia contemporanea: proprio loro, che, per statuto epistemologico, pi\u00f9 di chiunque altro possiedono gli strumenti per capire cosa l&#8217;uomo sia e cosa possa o non possa fare, cosa possa o non possa sperare: proprio loro hanno gettato nel cestino secoli e secoli di sapienza accumulata dai loro predecessori, e si sono messi a sproloquiare secondo gli uomini del mondo: ondeggiando, per l&#8217;appunto, fra gli eccessi dell&#8217;esaltazione e quelli della depressione.<\/p>\n<p>La teologia posteriore al Concilio Vaticano II sembra avere imboccato, in prevalenza, la prima di queste deviazioni perniciose: quella dell&#8217;esaltazione. Per\u00f2, da teologi (ancorch\u00e9 cattivi, anzi, pessimi) costoro, almeno a parole, non giungono ad esaltare l&#8217;uomo in se stesso, bens\u00ec Dio: ma solo quegli aspetti di Dio che riescono graditi al loro punto di vista, progressista ed ottimista. L&#8217;hanno chiamata, infatti, &quot;svolta antropologica&quot;: non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;uomo che cerca Dio, ma Dio che cerca l&#8217;uomo, lo perdona, lo premia, lo coccola e lo vezzeggia in ogni modo. Ora, \u00e8 vero, verissimo, che non solo l&#8217;uomo cerca Dio, ma anche Dio cerca l&#8217;uomo: e come potrebbe dubitarne un cristiano, anche solo per un istante, se per amore dell&#8217;uomo, e perch\u00e9 nessuno vada perduto, Egli \u00e8 giunto a mandare il Suo Figlio unigenito nel mondo, a farsi crocifiggere proprio per mano degli uomini che intendeva salvare, e per i quali, mentre lo stavano inchiodando al legno, il Figlio preg\u00f2:\u00a0<em>Padre, non imputare ad essi questo peccato, perch\u00e9 non sanno quello che fanno<\/em>? Quindi, i teologi postconciliari hanno fatto la scoperta dell&#8217;acqua calda: Dio viene incontro all&#8217;uomo, lo cerca, ed \u00e8 pronto a perdonarlo, se egli si pente: basta pensare alla parabola del padre misericordioso, impropriamente conosciuta come la parabola del figlio prodigo. Per\u00f2, da cattivi teologi, e da uomini moderni, malati di schizofrenia, hanno voluto vedere e considerare solo questa faccia di Dio: l&#8217;amore di misericordia. Hanno taciuto, o messo fra parentesi, l&#8217;altra faccia: l&#8217;amore di giustizia: perch\u00e9 non esiste misericordia senza giustizia, neppure nelle cose umane; figuriamoci se Dio potrebbe essere misericordia senza essere anche, nello stesso tempo, giustizia. La giustizia non \u00e8 affatto la negazione o la realt\u00e0 opposta della misericordia: \u00e8 l&#8217;altra faccia della stessa cosa. Misericordia e giustizia sono un tutt&#8217;uno. Se vi fosse una giustizia senza misericordia, non vi sarebbe la vera giustizia, ma una sua contraffazione; ma anche una misericordia disgiunta dalla giustizia sarebbe una contraffazione della misericordia. E spacciare una verit\u00e0 parziale per la verit\u00e0 in quanto tale, per tutta la verit\u00e0, \u00e8 una menzogna, come abbiamo gi\u00e0 visto. Ebbene, proprio questo hanno fatto quei signori, e continuano a farlo, incoraggiati anche da una serie di atti e di affermazioni dello stesso pontefice.<\/p>../../../../n_3Cp>Molte persone, e anche molti credenti, hanno un&#8217;idea distorta della giustizia. La vedono come ci\u00f2 che sta agli antipodi della misericordia, e non come il suo naturale completamento e inveramento. La giustizia non \u00e8 qualche cosa di meno della misericordia, ed essere giusti ed essere misericordiosi \u00e8 una sola ed unica cosa. Mancare di misericordia \u00e8 mancare di giustizia, perch\u00e9 \u00e8 giusto tener presente la fragilit\u00e0 umana e offrire occasioni di redenzione a chi ha sbagliato. Ma \u00a0anche mancare di giustizia \u00e8 mancare di misericordia, perch\u00e9 il malvagio non pu\u00f2 ricevere lo stesso trattamento del buono, e la vittima non pu\u00f2 essere equiparata al suo carnefice. Stiamo parlando, \u00e8 chiaro, in termini umani; e la buona teologia \u00e8 quella che lo tiene sempre presente, per cui non si pu\u00f2 affatto escludere, anzi, \u00e8 altamente probabile, che &quot;misericordia&quot; e &quot;giustizia&quot;, per Dio, abbiano una profondit\u00e0 e una ampiezza che le nostre povere menti, limitate e imperfette, non potrebbero mai abbracciare. Ci\u00f2 detto, resta pur sempre vero che non \u00e8 lecito attribuire a Dio una capacit\u00e0 di misericordia che configga con il senso della giustizia, o che la ecceda, in alcun modo: perch\u00e9 ci\u00f2 equivarrebbe ad ampliare e sottolineare una dimensione dell&#8217;azione divina e della stessa natura di Dio, passando sotto silenzio o minimizzando un&#8217;altra dimensione: il che sarebbe cattiva teologia, cio\u00e8 menzogna. Occorre anche aggiungere che la &quot;giustizia&quot; di Dio non equivale a vedere in Lui un giustiziere, ansioso di punire il peccatore: perfino in termini puramente umani, vedere nel giudice giusto un implacabile giustiziere sarebbe una insopportabile forzatura della verit\u00e0. Il giudice non gode affatto di pronunciare sentenze di condanna. Nel caso della giustizia divina, poi, non si tratta nemmeno di questo: non \u00e8 Dio che condanna, ma \u00e8 il peccatore impenitente che si condanna da solo. Ges\u00f9 stesso ha chiarito questo concetto: (<em>Giovanni<\/em>, 3, 16-18):<\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinch\u00e9 chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.\u00a0Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinch\u00e9 il mondo sia salvato per mezzo di lui.\u00a0Chi crede in lui non \u00e8 condannato, ma chi non crede \u00e8 gi\u00e0 condannato, perch\u00e9 non ha creduto nel nome dell&#8217;unigenito Figlio di Dio.<\/em><\/p>\n<p>Pertanto, parlare agli uomini della sola misericordia di Dio, e mai della sua giustizia, significa ingannarli. E ingannare gli uomini su questo punto equivale a mettere in pericolo le loro anime: qui non stiamo parlando di noccioline, ma della vita eterna. In genere, i cattivi teologi che sanno parlare sempre e solo della misericordia divina, si scordano di parlare del peccato, del giudizio, dell&#8217;inferno e del paradiso. Forse non ci credono pi\u00f9? Non credono pi\u00f9 all&#8217;esistenza del castigo eterno, e quindi dell&#8217;inferno? Oppure non credono pi\u00f9 alla vita eterna, o ne dubitano, come Hans K\u00fcng, che fa la vittima per essere stato espulso dalle universit\u00e0 cattoliche, dopo aver insegnato simili cose e messo nero su bianco simili dubbi, perfino nel titolo dei suoi libri? Se non ci credono pi\u00f9, allora lo dicano apertamente: ne traggano le conclusioni, uscendo spontaneamente da quella Chiesa che, ora, stanno mettendo in confusione, con grave turbamento delle anime. La responsabilit\u00e0 che si stanno assumendo \u00e8 tremenda. Insegnare e predicare che Dio perdona e perdoner\u00e0 tutto, ma proprio tutto, a prescindere dalle intenzioni del peccatore, \u00e8 una intollerabile forzatura della lettera e dello spirito del santo Vangelo. Eppure Ges\u00f9 \u00e8 stato chiarissimo su questo punto: ha sempre ammonito che il pentimento, profondo e sincero, \u00e8 la condizione indispensabile per accedere al perdono e alla riconciliazione con Dio. Se cos\u00ec non fosse, il libero arbitrio sarebbe stato dato all&#8217;uomo per niente. Ma il libero arbitrio non \u00e8 un orpello, non \u00e8 un fronzolo: \u00e8 l&#8217;essenza della e la premessa indispensabile per la vita dell&#8217;anima. Se non vi fosse, come affermato dall&#8217;eretico Lutero, Dio non avrebbe alcun diritto di giudicare. Invece, come abbiamo visto, Ges\u00f9 stesso ammonisce che il giudizio colpisce automaticamente colui che, davanti all&#8217;annuncio della Verit\u00e0, si rifiuta di credervi, lo respinge, lo falsifica (<em>Matteo<\/em>, 18, 6-7):<\/p>\n<p><em>Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.\u00a0\u00a0Guai al mondo per gli scandali! \u00c8 inevitabile che avvengano scandali, ma guai all&#8217;uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!<\/em><\/p>\n<p>Per questo abbiamo detto che chi nasconde agli uomini la giustizia di Dio e li illude che qualunque peccato sar\u00e0 perdonato, cos\u00ec, senza tanti problemi, semplicemente perch\u00e9 Dio \u00e8 misericordioso, si assume una responsabilit\u00e0 tremenda: non solo verso gli altri, ma anche verso se stesso. A questi cattivi teologi, che hanno mentito, ingannando e illudendo la massa dei credenti, sar\u00e0 domandato di rendere conto delle loro parole e dei loro discorsi. Possiamo solo pregare perch\u00e9 si ravvedano, in modo da non fare ulteriori danni, dopo quelli che hanno gi\u00e0 provocato, spargendo a piene mani i semi dell&#8217;errore, di una errata interpretazione del Vangelo. Ges\u00f9 dice che tutti i peccati saranno perdonati, tranne uno: la bestemmia contro lo Spirito Santo. E che altro \u00e8 codesta bestemmia, se non il travisamento della sua Parola, del suo Vangelo? Gli altri peccati possono essere perdonati, se vi \u00e8 il pentimento; ma chi travisa il Vangelo, che \u00e8 la Parola di Dio, si condanna da solo, perch\u00e9, facendolo, \u00e8 di per s\u00e9 lontanissimo da ogni idea di pentimento; anzi, probabilmente crede di avere ben meritato, visto che, grazie alla sua intelligenza, lo ha compreso meglio di quanto lo avesse compreso finora la Chiesa, nei suoi duemila anni di storia; meglio di come lo avessero compreso i Padri della Chiesa, i grandi teologi, come san Tommaso d&#8217;Aquino, e \u00a0i santi, e tutto il clero e il popolo dei fedeli.<\/p>\n<p>Questa forma di travisamento della Parola di Dio \u00e8 recente, fra i cattolici (non fra i protestanti, che sono nati appunto dalla pretesa d&#8217;interpretare liberamente le Scritture e dal rifiuto della Tradizione): fino al Vaticano II, vi erano stati bens\u00ec degli errori morali sul piano dei comportamenti, ma non errori dottrinali, tranne nei casi di aperta e conclamata eresia. Ma l&#8217;eresia, si sa, \u00e8 cosa d&#8217;altri tempi: oggi non ci sono pi\u00f9 gli eretici, come \u00a0non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 \u00a0il tribunale dell&#8217;Inquisizione. Oppure l&#8217;eresia c&#8217;\u00e8 ancora, per\u00f2 \u00e8 talmente abile da non confessarsi apertamente tale, e cos\u00ec diffusa, da non essere una vera eresia, ma piuttosto una generale apostasia dalla Verit\u00e0? In fondo, che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;eresia, se non la pretesa di aver capito la Parola del Signore meglio dei suoi legittimi rappresentanti sulla terra, e, in un certo senso, meglio di Lui stesso? Infatti, se nel Vangelo di Ges\u00f9 vi fossero realmente dei margini per l&#8217;insorgere di gravi fraintendimenti, ci\u00f2 significherebbe che Egli stesso non ha saputo farsi capire, e quindi c&#8217;\u00e8 bisogno che arrivi qualche sapientone a spiegare, a correggere, a chiarire ci\u00f2 che Ges\u00f9 Cristo ha lasciato avvolto in un alone di ambiguit\u00e0. Ed ecco la superbia, una superbia veramente satanica, radice di tutti i mali, dal peccato originale in poi (per superbia, Adamo ed \u00a0Eva si lasciarono tentare dal serpente, nell&#8217;intento di diventare uguali a Dio).<\/p>\n<p>Sembra impossibile, allora, che codesti teologi progressisti e modernisti, cos\u00ec sapienti e illuminati, e cos\u00ec generosi del distribuire una carit\u00e0 e una misericordia che non appartengono a loro, e che essi non hanno la facolt\u00e0 di promettere e distribuire all&#8217;ingrosso, anche al peccatore impenitente, non abbiano mai meditato a fondo le seguenti, accorate parole di Ges\u00f9 Cristo (<em>Matteo<\/em>, 11, 25-27):<\/p>\n<p><em>Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch\u00e9 hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.\u00a0S\u00ec, o Padre, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 piaciuto a te.\u00a0Tutto mi \u00e8 stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Filosoficamente parlando, qualunque asserzione taccia, volutamente o no, una parte della verit\u00e0, equivale ad una alterazione di quest&#8217;ultima: e una alterazione della verit\u00e0 non rappresenta una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-27346","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27346","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27346"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27346\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27346"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27346"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27346"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}