{"id":27339,"date":"2010-08-09T06:01:00","date_gmt":"2010-08-09T06:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/09\/non-abbiamo-bisogno-di-intellettuali-ma-di-menti-lucide-e-di-cuori-generosi\/"},"modified":"2010-08-09T06:01:00","modified_gmt":"2010-08-09T06:01:00","slug":"non-abbiamo-bisogno-di-intellettuali-ma-di-menti-lucide-e-di-cuori-generosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/09\/non-abbiamo-bisogno-di-intellettuali-ma-di-menti-lucide-e-di-cuori-generosi\/","title":{"rendered":"Non abbiamo bisogno di \u00abintellettuali\u00bb, ma di menti lucide e di cuori generosi"},"content":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 non ha bisogno di \u00abintellettuali\u00bb di alcun genere: &quot;organici&quot; o &quot;non organici&quot;, con buona pace di Gramsci e di tutti i gramsciani.<\/p>\n<p>Un intellettuale \u00e8 disorganico per definizione: proprio in quanto intellettuale, non pu\u00f2 essere che un corpo estraneo nella societ\u00e0; un individuo generalmente inutile e, non di rado, peggio che inutile: un individuo nocivo.<\/p>\n<p>Del resto, per Gramsci &#8211; seguace di Machiavelli e teorizzatore del moderno Principe nelle vesti del Partito Comunista -, &quot;organico&quot; era, pi\u00f9 o meno, sinonimo di &quot;funzionale&quot;: tanto \u00e8 vero che, per lui, il partito comunista \u00e8 un &quot;intellettuale collettivo&quot;, organico alla classe operaia; e l&#8217;intellettuale pu\u00f2 dire di rappresentare il popolo solo quando il rapporto \u00e8 fondato su una adesione organica del primo al secondo.<\/p>\n<p>Ma non gli \u00e8 venuto in mente che nessuno ha il diritto di rappresentare il popolo, se vive al di fuori del popolo; meno ancora gli \u00e8 venuto in mente che &quot;popolo&quot;, forse, nella societ\u00e0 moderna, \u00e8 un vuoto contenitore, buono solo per fare della demagogia.<\/p>\n<p>Come tutti i marxisti, anche Gramsci pensava che il &quot;vero&quot; popolo \u00e8 quello che vuole la libert\u00e0 e la giustizia, ma secondo le categorie di Marx; se, per caso, vuole qualcosa d&#8217;altro &#8211; come, ad esempio, i contadini della Vandea nel 1793 &#8211; allora non \u00e8 pi\u00f9 &quot;popolo&quot;, ma \u00e8 soltanto una plebe fanatizzata e strumentalizzata dai preti e dai nobili, degna di essere mitragliata e sterminata.<\/p>\n<p>La societ\u00e0, dunque, ha bisogno di agricoltori, di allevatori e di artigiani; \u00e8 gi\u00e0 dubbio che abbia bisogno di operai e soprattutto di padroni. Ha, inoltre, bisogno di uomini di Dio, di medici, di educatori, di scienziati, di artisti e di poeti.<\/p>\n<p>Ma che cosa pu\u00f2 farsene di un intellettuale?<\/p>\n<p>Ve ne sono, di fatto, di due tipi: quelli servi e quelli liberi.<\/p>\n<p>Gli intellettuali servi sono inscritti sul libro paga di qualche potente; travestiti da giornalisti o da scrittori, appestano l&#8217;aria con le loro menzogne a pagamento, seminano confusione a bella posta e si nutrono si falsit\u00e0 e di meschini pettegolezzi.<\/p>\n<p>Gli intellettuali liberi, pur non essendo pagati da nessuno (almeno finch\u00e9 non si intruppano nella prima categoria), risultano altrettanto inutili e dannosi per la societ\u00e0: scontenti cronici, divorati dall&#8217;ambizione, piccoli narcisi che vogliono far vedere a tutti quanto sono bravi e intelligenti e che vogliono sembrare originali a tutti i costi, sempre e comunque.<\/p>\n<p>Ma a che cosa servono?<\/p>\n<p>A loro volta, gli intellettuali liberi si suddividono in due sottocategorie: i fanatici e i sofisti.<\/p>\n<p>I primi sono coloro che abbracciano con devozione febbrile una causa, un partito, una parrocchia; vi si dedicano anima e corpo e rintronano gli orecchi del prossimo con i loro sermoni, per convertire tutti quanti al loro credo, minacciando di sterminio gli increduli e gli infedeli.<\/p>\n<p>Sono la razza pi\u00f9 deleteria, quelli che &#8211; storicamente &#8211; hanno provocato i guai peggiori: dietro gli universi concentrazionari, dietro le sante ghigliottine e le polizie da Grande Fratello, c&#8217;\u00e8 la nefasta predicazione di questi insetti velenosi che, incapaci di vivere in pace e in armonia con se stessi e con il mondo, si autoproclamano crociati del Bene nella sua eterna e inflessibile lotta contro le forze del Male.<\/p>\n<p>L&#8217;altra sottocategoria, opposta e speculare, \u00e8 quella dei sofisti nichilisti: essendo giunti a non credere pi\u00f9 in niente, insegnano che tutto \u00e8 uguale e che nessuna Verit\u00e0 esiste; tuttavia, incoerenti per vanit\u00e0 e per civetteria, non si riducono al silenzio, ma continuano a imperversare con torrenti di vuota erudizione e di ragionamenti capziosi.<\/p>\n<p>Altro non sanno fare e, del resto, non possiedono abbastanza spina dorsale per imparare a vivere in modo diverso.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 non ha bisogno di intellettuali, di questi parassiti che vivono nella sporcizia come nel loro elemento naturale; non pi\u00f9 di quanta ne abbia di ruffiani, prostitute, speculatori di borsa, aggiotatori ed evasori fiscali.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che parlar male degli intellettuali \u00e8 un tipico vezzo da intellettuali: ecco, questo \u00e8 un ragionamento da sofisti nichilisti. Si pu\u00f2 e di deve parlar male degli intellettuali, se non si \u00e8 come loro, se non si sente come loro, se non si pensa come loro; e, soprattutto, se si \u00e8 convinti del danno che essi, con la loro sola presenza, arrecano alla societ\u00e0.<\/p>\n<p>La funzione che essi svolgono \u00e8 puramente negativa; e non si venga a dire che sono la coscienza critica della societ\u00e0. Il Cielo ci guardi e liberi da simili coscienze critiche; possiamo farne benissimo a meno.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 organica, non vi \u00e8 bisogno di intellettuali: non vi \u00e8 bisogno di quelli servi, perch\u00e9 non vi \u00e8 bisogno di alcun tipo di servit\u00f9; e non vi \u00e8 bisogno di quelli liberi, perch\u00e9 non vi \u00e8 bisogno n\u00e9 di fanatici, n\u00e9 di sofisti.<\/p>\n<p>Gli intellettuali spuntano fuori come funghi velenosi in una societ\u00e0 malata, in una societ\u00e0 dominata dalla menzogna e dall&#8217;ingiustizia; in una societ\u00e0 dove il mito del Progresso accende folli appetiti e dove ci si aspetta che ogni sorta di conquiste materiali e intellettuali crescano in progressione geometrica, solo perch\u00e9 questa sarebbe una legge della Modernit\u00e0.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 fondamentalmente sana, non ce ne sono e non se ne avverte minimamente la mancanza. La funzione di coscienza critica \u00e8 svolta, e sia pure in diversa misura, da tutti e da ciascuno, ma specialmente dai padri e dalla madri di famiglia e dagli educatori; come avveniva, del resto, nelle societ\u00e0 pre-moderne.<\/p>\n<p>La figura dell&#8217;intellettuale compare l\u00e0 dove tramonta lo spirito critico del singolo individuo; allora si sente il bisogno di demandare a qualcun altro, che lo faccia per professione, quello spirito critico cui la quasi totalit\u00e0 degli individui ha deciso di abdicare.<\/p>\n<p>\u00c8 un po&#8217; quello che avviene nel campo della medicina, dove si \u00e8 passati da una societ\u00e0 in cui quasi tutti sapevano come vivere in modo sano e come curarsi, eventualmente, con metodi naturali, a una societ\u00e0 in cui solo una casta ristretta ed esclusiva detiene la conoscenza per tutelare la salute pubblica; e adopera i gendarmi per reprimere quello che essa chiama l&#8217;abuso della professione medica da parte degli estranei alla casta.<\/p>\n<p>Di nuovo, qualcuno potrebbe obiettare che in nessuna societ\u00e0 lo spirito critico potrebbe mai svilupparsi in tutti e che c&#8217;\u00e8 bisogno, pertanto, di qualcuno che lo eserciti in permanenza, per &quot;illuminare&quot; gli altri (ecco che anche il linguaggio tradisce le origini di tale credenza: che sono, ancora e sempre, quelle della \u00abEncyclop\u00e9die\u00bb). Ma questo \u00e8 un modo di pensare aristocratico, nel seno peggiore della parola: strano che sia stato appannaggio, nella modernit\u00e0, del partito dei &quot;progressisti&quot; &#8211; si chiamassero giacobini, carbonari, mazziniani, marxisti, leninisti, maoisti o in qualsiasi altro modo.<\/p>\n<p>Certo, solo in pochi lo spirito critico pu\u00f2 dare frutti vistosi; ma non \u00e8 affatto utopistico immaginare una societ\u00e0 in cui esso sia discretamente diffuso anche tra le persone comuni. Chi lo dice che un calzolaio, un fornaio, un contadino non possono sviluppare un buon grado di spirito critico? Opinare diversamente, vuol dire pensare da signorotto feudale.<\/p>\n<p>Prendiamo l&#8217;esempio dei nostri vecchi e, in modo particolare, di quelli che vivevano in campagna: chi ne ha fatto l&#8217;esperienza, fino a una quarantina d&#8217;anni fa, crediamo che capir\u00e0 perfettamente cosa vogliamo dire.<\/p>\n<p>Prima che la modernit\u00e0 appiattisse e omologasse ogni forma di vita sociale, specialmente in campagna, ma anche nei quartieri delle piccole citt\u00e0, esistevano delle figure di capifamiglia, di lavoratori, di religiosi, che incarnavano l&#8217;ideale dello spirito critico, pur non avendo grossi titoli di studio da esibire e pur non sognandosi nemmeno di considerarsi degli &quot;intellettuali&quot;.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che di spirito critico nel senso odierno dell&#8217;espressione, essi erano ricchi di buon senso: di sano, realistico, contadino buon senso; e scusate se \u00e8 poco. Davanti a un problema, a una domanda, a una situazione nuova o difficile o ambigua, essi facevano appello, istintivamente, alla loro esperienza di vita, alla loro saggezza, alla loro umanit\u00e0: e il pi\u00f9 delle volte trovavano la parola giusta, il gesto azzeccato, la&quot; medicina&quot; che risana.<\/p>\n<p>E godevano di autorevolezza; perch\u00e9 la societ\u00e0 nel suo complesso, non ancora impazzita dietro le chimera del Progresso, non guardava al loro diploma di terza elementare e non badava al fatto che adoperassero male i congiuntivi; meno ancora imputava loro come un difetto il fatto che avessero le mani callose o non si curassero di abbinare il colore dei calzini con quello dei pantaloni.<\/p>\n<p>Ecco: nella societ\u00e0 organica, tutti i componenti sono organici &#8211; tutti, anche i &quot;marginali&quot;, come i malati cronici o gli handicappati: perch\u00e9 tutti i componenti hanno conservato qualche grano di buon senso, e alcuni ne hanno conservato parecchio; mentre in una societ\u00e0 caotica, dispersiva e distruttivamente conflittuale (perch\u00e9 vi \u00e8 anche un conflitto positivo) si sente il bisogno di qualcuno che faccia da coscienza critica e supplisca al buon senso venuto a scomparire in tutti gli altri, troppo presi dal meccanismo alienante di produrre e consumare all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Il buon senso, che non va confuso con il senso comune (il quale pu\u00f2 anche essere stupido), \u00e8 una dote preziosa, &quot;contadina&quot; &#8211; certo &#8211; nel senso pi\u00f9 bello della parola: per suo mezzo, l&#8217;individuo si pone davanti al mondo in un atteggiamento di apertura, di riflessione, di ascolto, di elasticit\u00e0 e di creativit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 una dote in parte innata e in parte acquisita attraverso un determinato stile di vita ed un sobrio, onesto, paziente abito mentale. Uno scienziato pu\u00f2 esserne totalmente privo; non parliamo poi di un &quot;intellettuale&quot;. La maggior parte dei libri scritti dagli intellettuali non potrebbero essere letti da una persona di autentico buon senso, come lo erano i nostri nonni: questa si fermerebbe, crediamo, alle prime pagine, scoraggiata dalle loro gratuite assurdit\u00e0, dalle parole vuote, dal narcisismo sfrenato che trasuda da ogni frase, da ogni riga.<\/p>\n<p>Soprattutto, la persona di buon senso non \u00e8 afflitta dal male comune a tutti gli intellettuali: la smania di mettersi in mostra, di sembrare superiore, di apparire originale, profondo, meglio se addirittura incomprensibile.<\/p>\n<p>La persona di buon senso \u00e8 naturalmente modesta: \u00e8 modesta perch\u00e9 sa di esercitare una facolt\u00e0 assolutamente normale, che tutti possono avere o dovrebbero avere; e non si sogna nemmeno di considerarsi speciale per il fatto di averla sviluppata, meno ancora ritiene di doverla difendere gelosamente, per distinguersi dagli altri e fare colpo su di essi.<\/p>\n<p>Ma la societ\u00e0 in cui viviamo, la societ\u00e0 di massa della tarda modernit\u00e0, non \u00e8 una societ\u00e0 nomale, perch\u00e9 non \u00e8 una societ\u00e0 organica: \u00e8 un coacervo disordinato e disarmonico di individui (peggio: di &quot;cittadini&quot;: di nuovo, si rifletta al peso ideologico dell&#8217;etimologia), di interessi contrastanti, di ambizioni illimitate, di prevaricazioni sistematiche.<\/p>\n<p>Nella societ\u00e0 in cui viviamo, il buon senso \u00e8 diventato una merce estremamente rara; e dobbiamo aspettarci che lo divenga ancora di pi\u00f9, sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Per fare solo un esempio (ma ne potremmo fare a milioni): \u00e8 una prova di buon senso questo correre dietro ai marchi, pagando le merci dieci o venti volte il loro valore reale, solo per sfoggiare una &quot;firma&quot; prestigiosa?<\/p>\n<p>E dunque si dir\u00e0 che, in una societ\u00e0 abbrutita e impazzita, come la nostra, bisogna rassegnarsi alla &quot;necessit\u00e0&quot; degli intellettuali, che facciano da coscienza critica collettiva.<\/p>\n<p>Follia: affidarsi alle loro male arti, \u00e8 come mettersi in bal\u00eca degli apprendisti stregoni. Sarebbero capaci di trascinare all&#8217;Inferno l&#8217;intera societ\u00e0, solo per inseguire la loro ambizione, il loro fanatismo, le loro allucinazioni.<\/p>\n<p>\u00c8 bene guardarsi da loro, sia che facciano la ruota come pavoni nei salotti televisivi, oppure che covino i loro rancori nelle mansarde, in attesa della vendetta.<\/p>\n<p>Che fare, allora?<\/p>\n<p>Coltivare la mente, per renderla sempre pi\u00f9 lucida; e ascoltare il cuore, per renderlo sempre pi\u00f9 generoso. E poi, basta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 non ha bisogno di \u00abintellettuali\u00bb di alcun genere: &quot;organici&quot; o &quot;non organici&quot;, con buona pace di Gramsci e di tutti i gramsciani. 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