{"id":27338,"date":"2016-10-26T06:24:00","date_gmt":"2016-10-26T06:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/26\/noia-frustrazione-e-irrequietezza-alimentano-il-nostro-lato-oscuro\/"},"modified":"2016-10-26T06:24:00","modified_gmt":"2016-10-26T06:24:00","slug":"noia-frustrazione-e-irrequietezza-alimentano-il-nostro-lato-oscuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/26\/noia-frustrazione-e-irrequietezza-alimentano-il-nostro-lato-oscuro\/","title":{"rendered":"Noia, frustrazione e irrequietezza alimentano il nostro lato oscuro"},"content":{"rendered":"<p>La noia, la frustrazione e l&#8217;irrequietezza sono i sentimenti che caratterizzano la tipica condizione dell&#8217;uomo moderno, come \u00e8 ampiamente illustrato, fra le altre cose, dal corso della letteratura del XIX e XX secolo. C&#8217;\u00e8, al fondo dell&#8217;uomo e della donna moderni, un confuso agitarsi di desideri vaghi e impossibili, di brame insoddisfatte, di pulsioni; uno scollamento fra realt\u00e0 e fantasie, quasi uno sdoppiamento schizofrenico della personalit\u00e0. E noi tutti, chi pi\u00f9, chi meno, siamo talmente immersi in questo clima psicologico e spirituale, siamo cos\u00ec abituati a respirarlo e a considerarlo &quot;normale&quot;, che tendiamo a sorvolare sulla sua evidente anormalit\u00e0, e sul fatto che esso testimonia oltre ogni possibile finzione, magari contro le nostre parole e la nostra volont\u00e0 cosciente, il fatto che siamo, e sentiamo nell&#8217;intimo di essere, disperatamente soli, amareggiati e infelici.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non si tratta di una condizione normale e non pu\u00f2 essere considerata tale solo perch\u00e9 moltissime persone, se non la maggioranza, la vivono e si sono abituate a considerarla come parte inseparabile della loro condizione esistenziale. Una pestilenza non cessa di essere una patologia per il fatto di colpire milioni di persone e di entrare in tutte le case, senza risparmiarne neppure una sola. Pertanto, si tratta di capire che cosa \u00e8 successo, quando e perch\u00e9. Non possiamo immaginare che queste condizioni siano caratteristiche dell&#8217;essere umano in quanto tale; nessuna civilt\u00e0 potrebbe sorgere e prosperare, sia pure per un tempo limitato, se portasse con s\u00e9, come un bagaglio necessario e come una presenza costante, questo groviglio di sentimento negativi, di stati ansiosi e depressivi, e un fardello cos\u00ec massiccio di infelicit\u00e0 abituale. Anche se la vita dell&#8217;uomo sulla terra non \u00e8 mai una passeggiata (almeno dopo la Caduta dal paradiso terrestre), c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui le persone, per quante difficolt\u00e0 dovessero affrontare nella loro vita, sia di ordine materiale che spirituale, non erano attanagliate da questo miscuglio terrificante, e potenzialmente assai distruttivo, di noia, frustrazione e irrequietezza. A nostro avviso, \u00e8 possibile individuare un momento storico abbastanza preciso in cui questi sentimenti hanno incominciato a divenire delle presenze costanti della vita umana, almeno nella civilt\u00e0 occidentale: il sorgere e l&#8217;affermarsi della modernit\u00e0. E poich\u00e9 la modernit\u00e0 sorge e si afferma in tempi e luoghi doversi, per tappe successive, noi possiamo vedere le prime manifestazioni di questo malessere nella societ\u00e0 comunale, fra XI e XII secolo; poi, di nuovo, nelle grandi citt\u00e0 dell&#8217;Europa occidentale, al culmine del Rinascimento, fra XV e XVI secolo; e infine, poco alla volta, anche nelle citt\u00e0 minori e nelle province, da ultimo nelle campagne, fra XIX e XX secolo, quando la sua diffusione diventa universale.<\/p>\n<p>Come si vede, si tratta di un fenomeno tipicamente urbano, e, pi\u00f9 precisamente, di una condizione che caratterizza le nuove classi sociali in ascesa: la borghesia mercantile nel caso dei comuni; la borghesia imprenditoriale e finanziaria nel Rinascimento; la borghesia e, un po&#8217; alla volta, anche le classi pi\u00f9 umili, via, via che si diffonde la societ\u00e0 di massa e che, con le &quot;conquiste&quot; della tecnologia, cadono gli ultimi ostacoli naturali alla marcia del &quot;benessere&quot; e il Progresso si afferma come l&#8217;ideologia dominante, davanti alla quale tutte le altre, religioni comprese, devono inchinarsi e rassegnarsi a scomparire, pi\u00f9 o meno in silenzio, pi\u00f9 o meno in fretta. Le campagne sono rimaste a lungo immuni da questo malessere, tipicamente moderno, proprio perch\u00e9 la civilt\u00e0 rurale ha convissuto per molti secoli, seguendo una sua evoluzione parallela ma distinta, con la civilt\u00e0 urbana e la moderna economia capitalista: essa era fondata su altri presupposti, su altri valori e su altri orizzonto esistenziali: il conflitto fra esse esplose verso la fine del XIX secolo &#8212; come si vede in tutta una serie di romanzi, come I Malavoglia di Giovanni Verga &#8212; e termin\u00f2 cin la completa vittoria del modello urbano e capitalista e con l&#8217;estinzione della civilt\u00e0 contadina, che si consum\u00f2 quasi in silenzio, nella quasi totale indifferenza dei cosiddetti intellettuali e, pi\u00f9 in generale, della cultura dominante, tutta impregnata dei valori moderni e tutta protesa verso le mete effimere, ma roboanti e coloratissime, del &quot;benessere&quot; consumista.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso del conflitto fra citt\u00e0 e campagna nel corso del XIX secolo, in Francia, cos\u00ec come appare nelle opere di Stendhal, di Hugo, di Balzac, di Flaubert, di Baudelaire, di Maupassant, di Zola (nell&#8217;Europa centro-orientale e meridionale, il conflitto esploder\u00e0 solo pi\u00f9 tardi; in Romania, ad esempio, lo vediamo nelle opere di Cezar Petrescu, come <em>Calea Victoriei<\/em> o <em>Intunecare<\/em>, gi\u00e0 in pieno XX secolo; e anche in Italia, specialmente dopo la Seconda guerra mondiale). Dunque: nei romanzi di Stendhal, come <em>Il Rosso e il Nero<\/em>, o di Flaubert, come <em>Madame Bovary<\/em>, e nelle novelle di Maupassant, nell&#8217;arco di oltre mezzo secolo, il conflitto appare come un motivo conduttore costante: Parigi \u00e8 la metropoli agognata, vicina ma lontana, quasi irraggiungibile, che accende sogni voluttuosi (si pensi anche a <em>Illusioni perdute<\/em> di Balzac); coloro che abitano in provincia sono attratti e quasi ossessionati dal suo miraggio, seguono spasmodicamente le cronache dei salotti, del b&quot; bel mondo&quot;, e gli ultimi gridi della moda parigina; la loro condizione di provinciali appare, ai loro stessi occhi, degradante e meschina, insopportabilmente noiosa e frustrante: tutto ci\u00f2 che essi sognano, con tutte le loro forze, \u00e8 di evadere da quella prigione e di fare il gran salto nella vita frenetica, attraente, spumeggiante della capitale.<\/p>\n<p>Fino al momento in cui la civilt\u00e0 moderna irrompe nei ritmi lenti del mondo pre-moderno, la provincia non ha questa percezione auto-mortificante di se stessa; di pi\u00f9: non si percepisce affatto come &quot;provincia&quot;, ossia come realt\u00e0 marginale rispetto alla vita urbana; non si parla di &quot;provincia&quot;, ma di &quot;campagna&quot;, e gli i contadini, gli abitanti dei piccoli paesi, non invidiano, in modo particolare, ci\u00f2 che avviene nelle citt\u00e0, n\u00e9 pensano di trasferivisi appena possibile: sono radicati nella loro dimensione, sono legati alla terra e alla casa, a quella casa che p il simbolo dell&#8217;unit\u00e0 familiare: si pensi al ruolo che svolge il mito del focolare domestico ne I Malavoglia, e a cosa rappresenti, per quei personaggi, la &quot;casa del nespolo&quot;. La mobilit\u00e0 sociale \u00e8 molto rara e la mobilit\u00e0 geografica non \u00e8 vista come un fatto positivo: <em>Vuoi andartene per il mondo come gli zingari?<\/em>, chiede Padron &#8216;Ntoni a suo nipote che si mostra insofferente della povera vita dei pescatori e sogna di andarsene nella grande citt\u00e0. <em>Andarsene in giro come gli zingari<\/em> era una espressione abituale, di segno nettamente negativo, fino a due generazioni fa, specialmente nei paesi e nelle piccole citt\u00e0: la adoperavano gli adulti per sollecitare nei giovani il senso dell&#8217;identit\u00e0 e l&#8217;amore per le radici.<\/p>\n<p>Quando, per\u00f2, le distanze si accorciano, anche per opera delle ferrovie, delle navi a vapore e delle automobili, e quando la secolarizzazione opera il definitivo distacco delle masse dalla religione, distacco che aveva avuto nella rivoluzione industriale e nella nascita del proletariato industriale la sua molla fondamentale, ecco che l&#8217;abitante della campagna &#8212; e non solo il contadino in senso stretto &#8211; incomincia a sentirsi un &quot;provinciale&quot;; ecco che matura in s\u00e9 un complesso d&#8217;inferiorit\u00e0 e un fastidio, un rifiuto delle proprie radici e della propria identit\u00e0; ecco che non sogna altro che di andarsene. Il bello \u00e8 che, negli stessi anni, l&#8217;abitante della grande citt\u00e0 si sente tutt&#8217;altro che in paradiso; ha piuttosto la sensazione di essere precipitato nelle bolge dell&#8217;inferno: solo che il provinciale non lo sa, e smania per raggiungere quel miraggio di felicit\u00e0 che colui che ci vive,m e che conosce dall&#8217;interno, non vede affatto come tale, ma come un luogo di alienazione, solitudine e frustrazione. E adesso gli elementi del dramma ci sono tutti: un luogo sospirato inafferrabile, la citt\u00e0 dalle vetrine scintillanti e dagli uomini e dalle donne eleganti, che vivono una vita &quot;diversa&quot; e &quot;interessante&quot;; la tremenda delusione di coloro che in quel luogo ci vivono realmente; l&#8217;illusione di coloro che vivono all&#8217;esterno di esso e che, ignari della verit\u00e0, non sognano altro che di poter essere cos\u00ec &quot;fortunati&quot; da inurbarsi a loro volta, immaginandosi che la vita cittadina sia un continuo succedersi di teatri, spettacoli, locali alla moda e ogni sorta di cose stuzzicanti e, magari, con un vago sentore di proibito. Sia detto fra parentesi, non \u00e8 chi non veda come tutto ci\u00f2 rivive, ai nostri giorni, nel mito dell&#8217;Occidente che spinge moltitudini di africani, asiatici e latino-americani a tentare l&#8217;avventura di trasferirsi in Europa o negli Stati Uniti, inseguendo il &quot;benessere&quot;.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Maupassant nella sua novella <em>Un&#8217;avventura parigina<\/em> (da: Guy de Maupassant, <em>Romanzi e novelle<\/em>, vol. <em>Mademoiselle Fifi, Chiaro di luna e racconti vari<\/em>, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1971, pp. 93-94):<\/p>\n<p><em>Esiste sentimento pi\u00f9 acuto della curiosit\u00e0 nella donna? Oh! Sapere, conoscere, toccare quel che ha sognato! Cosa non farebbe per questo? Quando la sua impaziente curiosit\u00e0 si ridesta, una donna commette tutte le follie, qualsiasi imprudenza, non indietreggia davanti a nessun pericolo. Parlo di donne veramente donne, dotate di quel&#8217;animo a triplo fondo che sembra, in superficie, ragionevole e freddo, ma i cui tre scompartimenti segreti sono pieni: il primo, di femminile inquietudine sempre in fermento; il secondo, di astuzia travestita da buona fede, un&#8217;astuzia da bigotti, sofistica e perniciosa; l&#8217;ultimo, d&#8217;incanteviole sfrontatezza, di falsit\u00e0 squisita, di deliziosa perfidia, di tutte quelle qualit\u00e0 perverse che spingono al suicidio gli amanti stupidamente creduli, ma affascinano gli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>Quella di cui voglio narrarvi l&#8217;avventura era una piccola provinciale, rimasta fino allora insulsamente onesta. La sua vita, in apparenza calma, trascorreva in casa, tra un marito occupatissimo e due figli che allevava in maniera irreprensibile. Ma il suo cuore, assetato d&#8217;ignoto, fremeva di curiosit\u00e0 insoddisfatte. Col pensiero rivolto senza tregua a Parigi, si nutriva avidamente di cronache mondane. I racconti delle feste, delle tolette, dei divertimenti facevano turbinare i suoi desideri; ma soprattutto la turbavano misteriosamente quegli echi colmi di sottintesi, quei veli sollevati a mezzo da frasi abili, che le lasciavano intravedere orizzonti di gioie colpevoli e devastatrici.<\/em><\/p>\n<p><em>Di laggi\u00f9, scorgeva Parigi in un&#8217;apoteosi di lusso magnifico e corrotto.<\/em><\/p>\n<p><em>E durante le lunghe notti di sogno, cullata dal russare monotono del marito che le dormiva al fianco, supino, con un fazzoletto intorno al cranio, pensava a quegli uomini celebri, i cui nomi apparivano nelle prime pagine dei giornali come grandi stelle in un cielo cupo; e si figurava la loro vita turbinosa, tra continui stravizi, antiche orge spaventosamente voluttuose, e complicate sensualit\u00e0 tanto raffinate da non riuscire nemmeno a immaginarsele,<\/em><\/p>\n<p><em>I boulevards le apparivano come voragini di passioni umane; e certo ogni loro casa nascondeva i misteri di un prodigioso amore.<\/em><\/p>\n<p><em>Intanto si sentiva invecchiare. Stava invecchiando senza aver conosciuto niente della vita, se non quelle occupazioni monotone e banali, in cui consistono, dicono, le gioie del focolare. Era ancora carina, conservata in quella esistenza tranquilla come un frutto d&#8217;inverno in un armadio chiuso, ma rosa, devastata, da segreti ardori. Si domandava se sarebbe morta senza aver conosciuto quelle ebbrezze infernali, senza essersi tuffata una volta, una volta sola, nel gorgo delle volutt\u00e0 parigine.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La noia, la frustrazione e l&#8217;irrequietezza sono i sentimenti che caratterizzano la tipica condizione dell&#8217;uomo moderno, come \u00e8 ampiamente illustrato, fra le altre cose, dal corso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[110],"class_list":["post-27338","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27338","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27338"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27338\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27338"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27338"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27338"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}