{"id":27337,"date":"2020-08-22T09:38:00","date_gmt":"2020-08-22T09:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/22\/noi-i-nuovi-ebrei-discriminati-e-auto-discriminati\/"},"modified":"2020-08-22T09:38:00","modified_gmt":"2020-08-22T09:38:00","slug":"noi-i-nuovi-ebrei-discriminati-e-auto-discriminati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/22\/noi-i-nuovi-ebrei-discriminati-e-auto-discriminati\/","title":{"rendered":"Noi, i nuovi ebrei: discriminati e auto-discriminati"},"content":{"rendered":"<p>I giovani forse li hanno appena sentiti nominare, ma negli anni &#8217;70 scalarono la vetta delle classifiche, con oltre 400 milioni di dischi venduti in tutto il mondo: stiamo parlando degli <em>Abba<\/em>, il pi\u00f9 popolare gruppo pop scandinavo e senza dubbio il pi\u00f9 famoso al mondo, formato da due uomini e due donne. Ebbene una di queste ultime, Anni-Frid Lyngstad, messa forse un po&#8217; in ombra dalla pi\u00f9 estroversa e biondissima collega, ma bella e brava senza dubbio pure lei, aveva un tragico passato alle spalle: era figlia di una &quot;puttana tedesca&quot;, il nome che in Norvegia si dava alle ragazze le quali, durante la Seconda guerra mondiale, avevano avuto dei figli dai soldati della <em>Wehrmacht<\/em>, l&#8217;esercito di occupazione del Terzo Reich. Mentre gli altri tre componenti del gruppo erano svedesi, lei era nata in Svezia ma da una madre norvegese <em>single<\/em>, come oggi si direbbe, rifugiatasi in Svezia proprio per sfuggire alle rappresaglie, essendo stata partecipe del programma eugenetico nazista denominato <em>Lebensborn<\/em>, che prevedeva una selezione razziale col concorso delle donne norvegesi e dei soldati tedeschi, al fine di sviluppare e migliorare i caratteri dell&#8217;individuo nordico. Suo padre era un giovane ufficiale che lei credeva perito in guerra e che solo pi\u00f9 di vent&#8217;anni dopo, nel 1977, apprese che non era morto.<\/p>\n<p>La Lyngstad pu\u00f2 comunque considerarsi fortunata, perch\u00e9, nata in Svezia e accudita dalla madre e soprattutto dalla nonna, pot\u00e9 vivere un&#8217;infanzia normale, a parte l&#8217;assenza della figura paterna; ma un destino ben pi\u00f9 duro ebbero gli altri bambini nati in Norvegia nel quadro del progetto <em>Lebensborn<\/em>. Quest&#8217;ultimo era in sostanza un parto di Himmler, il capo delle <em>SS<\/em>, ed era nato fin dal 1935, con l&#8217;ambizioso obiettivo di portare la popolazione tedesca a 120 milioni di persone, cio\u00e8 quasi al raddoppio (evidentemente, non solo Mussolini era convinto <em>che il numero \u00e8 potenza<\/em>, idea forse non cos\u00ec peregrina come oggi la si racconta) entro il 1980, cio\u00e8 nell&#8217;arco di quarantacinque anni. Dopo la scoppio della guerra, il progetto ebbe attuazione pratica in molti dei Paesi occupati: Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi, Francia, Polonia, Boemia e Moravia, Unione Sovietica, laddove esistevano minoranze tedesche o popolazioni assimilabili al ceppo tedesco. In Norvegia, il Paese ove il progetto ebbe pi\u00f9 vasta applicazione, entro il 1945 erano 9.000 i bambini nati al suo interno, e la loro posizione e quella delle loro madri apparve difficilissima dopo la sconfitta dell&#8217;Asse e la ridefinizione dei rapporti internazionali, anche sul terreno culturale, psicologico e morale. La Norvegia non voleva saperne di questi suoi figli &quot;illegittimi&quot;, e neppure delle donne che li avevano partoriti. Solo una parte di essi risultavano figli di coppie sposate, e nel 1945 la possibilit\u00e0 di un ricongiungimento dei loro genitori risultava alquanto difficile, anche perch\u00e9 molti padri erano in realt\u00e0 gi\u00e0 sposati nel loro Paese d&#8217;origine. Ad ogni modo, il governo norvegese var\u00f2 nel 1945 una legge provvisoria che privava della cittadinanza le donne che durante la guerra o alla fine di essa si erano sposate con un tedesco, e perci\u00f2 prevedeva che dovessero venir mandate in Germania. Questo odioso provvedimento si comprende meglio inquadrandolo nel clima che si era creato attorno a quei bambini e alle loro mamme: la popolazione li detestava di tutto cuore e avrebbe voluto vederli sparire. Cos\u00ec quei piccoli, che, se la guerra fosse finita con la vittoria della Germania, si sarebbero trovati automaticamente, per diritto di nascita, a far parte di una \u00e9lite di superuomini ariani, ora invece si trovavano ad essere i paria della nazione, i pi\u00f9 disprezzati in assoluto, e l&#8217;intera societ\u00e0 norvegese si mostr\u00f2 molto crudele nei loro confronti. Alcuni, i pi\u00f9 fortunati, scapparono, come appunto accadde alla piccola Lyngstad; la maggior parte per\u00f2 rimase e non fu possibile trasferirli in Germania, sicch\u00e9 crebbero in istituti sper orfani o per disabili, ove subirono una discriminazione pi\u00f9 o meno esplicita, in ogni caso implacabile e costante, e molti di essi svilupparono delle sindromi psichiatriche che produssero in loro dei danni permanenti, condannandoli a una vita estremamente misera e infelice, da disadattati affetti da disturbi di varia gravit\u00e0, e questo nell&#8217;indifferenza o nel compiacimento generale.<\/p>\n<p>\u00c8 una pagina vergognosa della storia norvegese, della quale non si parla mai e che gran parte dell&#8217;opinione pubblica internazionale ignora del tutto, anche perch\u00e9 farla conoscere andrebbe a cozzare frontalmente contro due ormai radicati luoghi comuni: primo, che tutti i Paesi che subirono l&#8217;occupazione nazista e che svilupparono una resistenza patriottica contro di essa, incarnano le forze del Bene contro quelle del Male, senza eccezioni n\u00e9 sfumature; secondo, che le societ\u00e0 scandinave, compresa quella norvegese, sono il <em>non plus ultra<\/em> della civilt\u00e0 e del progresso, un laboratorio riuscitissimo della modernit\u00e0 e un invidiabile modello di sviluppo democratico, nelle quali si \u00e8 sviluppato l&#8217;Uomo Nuovo vagheggiato dagli illuministi (e dagl&#8217;illuminati), libero da pregiudizi e condizionamenti irrazionali e tutto proteso verso le <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>, a cominciare dalla realizzata utopia femminista. Come ammettere che novemila donne norvegesi venero trattare come appestate dai loro connazionali e private della pi\u00f9 elementare forma di carit\u00e0 cristiana e di umana comprensione? E, peggio ancora, come riconoscere che i loro bambini sono stati vittime di una feroce, implacabile discriminazione, che ha condotto molti di essi alla depressione cronica, al ritardo mentale o alla pazzia e che, di fatto, sono stati implicitamente invitati al suicidio, onde lavare la macchia che la loro stessa esistenza rappresentava per la societ\u00e0? E cos\u00ec, una nuova violenza \u00e8 stata esercitata su di loro: quella del silenzio ipocrita, che ha fatto sparire il loro dramma e ha lavato la coscienza collettiva da ogni eventuale rimorso per il trattamento che quei bimbi incolpevoli hanno ricevuto.<\/p>\n<p>Abbiamo voluto rievocare questo dramma dimenticato non solo perch\u00e9 le cose deliberatamente nascoste finiscono per imputridire, generando una cattiva coscienza che, a sua volta, \u00e8 una pessima consigliera nelle scelte di vita, ma anche e soprattutto perch\u00e9 la situazione che si sta delineando in questi ultimi anni richiama, a nostro avviso, ma in termini rovesciati, il triste destino subito, nel complice silenzio dei mass-media, dalle mamme e dai bambini norvegesi, esposti alle conseguenza della sconfitta tedesca nella Seconda guerra mondiale e alla vedetta degli sconfitti divenuti vincitori. Nel caso qualcuno non se ne fosse accorto, anche noi abbiamo vissuto e stiamo vivendo una guerra: la Terza guerra mondiale, combattuta perlopi\u00f9 a livello economico e finanziario e quindi non percepita come &quot;guerra&quot; dalla maggioranza della popolazione, sebbene una guerra sia. Le aziende fallite, i negozi chiusi, le case da affittare, le serrande abbassate, le fabbriche delocalizzate, le citt\u00e0 spopolate, i capitali trasferiti all&#8217;estero, i laureati in fuga dal loro Paese, le culle vuote, l&#8217;irruzione di milioni di stranieri inassimilabili: tutto questo ci parla non solo di una guerra, ma di una bruciante sconfitta, dell&#8217;Italia in primo luogo, ma un po&#8217; di tutta Europa, i cui effetti diverranno sempre pi\u00f9 evidenti e pi\u00f9 drammatici sul lungo periodo. E mentre la vincitrice provvisoria di questa guerra \u00e8 proprio la Germania, che ha perso le prime due sul piano militare (e le ha perse per l&#8217;incontinenza e il criminale dilettantismo dei suoi politici, mentre avrebbe meritato ampiamente di vincerle sul piano militare, per l&#8217;eccellenza dei suoi tecnici e il valore dei suoi soldati), si profila gi\u00e0 la sconfitta, anzi la disfatta totale, sul piano morale e culturale, dell&#8217;intera Europa, o per dir meglio dell&#8217;intero Occidente e della sua civilt\u00e0: quella che, ancora cinquant&#8217;anni fa, dominava il mondo e si poneva come modello unico e insuperabile a tutti gli altri popoli e alle altre culture. Si tratta anche di un fatto numerico &#8212; cos&#8217;\u00e8 mai l&#8217;Europa di fronte all&#8217;India, alla Cina, che superano entrambe il miliardo d&#8217;abitanti, e che continua a veder diminuire la sua popolazione? &#8212; ma soprattutto di un fenomeno psicologico e morale. L&#8217;Occidente ha introiettato un vero e proprio complesso di colpa, che lo rende inerme di fronte alle pretese, sempre pi\u00f9 arroganti, di quei popoli che, prima, dominava, direttamente o indirettamente, mediante il colonialismo, e che in una certa misura domina ancora attraverso il neocolonialismo economico (si veda, in particolare, il caso dei Paesi africani inseriti nel sistema del franco francese; situazione assurda, trattandosi d&#8217;una moneta che in Europa ha cessato di esistere con la nascita dell&#8217;euro, ma che si spiega col fatto che i francesi, a differenza di noi, hanno capito subito che l&#8217;euro \u00e8 in realt\u00e0 un marco svalutato, e perci\u00f2 particolarmente conveniente per i tedeschi). E tuttavia non si tratta solo di questo; non si tratta solo di un senso di colpa che, ad esempio, fa s\u00ec che quasi tutti gli europei vedano come &quot;normale&quot;, ossia come tacita riparazione per le colpe del colonialismo, il fatto di essere invasi e gradualmente sostituiti in casa propria da milioni d&#8217;immigrati africani e asiatici, per la maggior parte di religione islamica e dunque estranei alla loro civilt\u00e0 e tradizione. Si tratta d&#8217;un fenomeno ancor pi\u00f9 profondo, pi\u00f9 radicale e pi\u00f9 difficile da spiegare razionalmente: una sorta di odio di s\u00e9, di auto-disprezzo, di auto-denigrazione sistematica, che non riguarda solo la propria societ\u00e0, ma addirittura la propria razza, anche se la stessa parola razza&quot; \u00e8 stata censurata da decenni, appunto nel timore che potesse venire utilizzata da noi per denigrare o disprezzare <em>gli altri<\/em>. Nessuno, per\u00f2, cinquant&#8217;anni fa, si sarebbe sognato che potesse andar bene per denigrare e disprezzare noi stessi: e invece \u00e8 proprio quello che sta accadendo ai nostri d\u00ec. Pertanto, se in qualche luogo del mondo accade una strage di occidentali, di bianchi, di cristiani, assolutamente innocenti ed inermi, la cosa viene registrata dai mass-media e, di conseguenza, accolta dall&#8217;opinione pubblica, come un evento negativo s\u00ec, ma tutto sommato naturale e in fondo inevitabile, come la grandine o i terremoti. Viceversa, se una sola persona di colore, magari un criminale incallito, un assassino della peggiore specie, perde la vita durante l&#8217;arresto, ad opera della polizia di un Paese occidentale (e anche se in quella polizia vi sono moltissimi agenti di colore), ecco che tutti i mass media e tutta l&#8217;opinione pubblica si scandalizzano, s&#8217;indignano, insorgono e reclamano giustizia; ecco che uomini politici nei rispettivi parlamenti, squadre sportive negli stadi e sui campi da calcio, cantanti e personaggi dello spettacolo s&#8217;inginocchiano, pretendono un minuto di silenzio, imprecano contro il razzismo dei bianchi e si schierano incondizionatamente a sostegno delle giuste lotte dei popoli di colore contro la prepotenza e la discriminazione operate dai rappresentanti della propria razza, la razza bianca, rotta a ogni nefandezza, perennemente incline alla malvagit\u00e0.<\/p>\n<p>Chi ha occhi per vedere e una testa per pensare; chi, in particolare, lavora nel mondo della scuola, o della pubblica amministrazione, o delle forze dell&#8217;ordine, si sar\u00e0 certamente accorto del diffondersi d&#8217;uno strano, caratteristico fenomeno: lo sfruttamento vittimistico dello status di straniero, o di appartenente a una minoranza protetta, da parte di quanti ne fanno parte, e il suo uso improprio, a mo&#8217; di clava, per intimidire, zittire e opprimere quelli che non vi appartengono, e dunque in primo luogo i cittadini italiani di origine italiana, con entrambi i genitori italiani, colpevoli, evidentemente, della loro pelle bianca, della loro tradizione cristiana, del loro passato coloniale, e mettiamoci dentro pure la colpa di aver sostenuto, se non loro, i loro nonni o bisnonni, Mussolini e di essere stati alleati di Hitler, nonch\u00e9 quella, ancor pi\u00f9 esecrabile, di non aver impedito n\u00e9 le leggi razziali del 1938, n\u00e9 le deportazioni del 1943-44, sebbene queste ultime vennero fatte dalla <em>Gestapo<\/em> e dalle <em>SS<\/em>, cio\u00e8 da una forza di occupazione e non dallo Stato italiano. Oggi, se sorge una lite in una pizzeria, o si verifica un conflitto in un&#8217;aula scolastica, o scoppia un alterco di strada, a causa d&#8217;un banale parcheggio, chi appartiene alle razze un tempo considerate &quot;inferiori&quot; pu\u00f2 star certo di avere il sostegno dei giornali, del magistrato e dell&#8217;opinione pubblica per il solo fatto di dire che \u00e8 stato oggetto di insulti razzisti, che ci\u00f2 sia vero o che non lo sia, e che abbia ragione nel caso specifico di quella lite, oppure abbia torto marcio. Oggi gli arbitri possono decidere d&#8217;interrompere una partita di calcio perch\u00e9 quattro sfigati, dalla curva dello stadio, hanno fatto partire un coro razzista; un giudice pu\u00f2 condannare un cameriere, o il gestore di un albergo o di un ristorante, sulla base della generica accusa di aver discriminato dei clienti di colore; mentre un delinquente nigeriano o uno spacciatore maghrebino, che oltretutto, al momento dell&#8217;arresto, si scaglia contro i poliziotti o i carabinieri, e cerca di ferirli a morte col coltello, pu\u00f2 sempre contare sulla massima comprensione del magistrato, il quale terr\u00e0 nel debito conto il suo &quot;disagio ambientale&quot; e user\u00e0 con lui il guanto di velluto, mentre per il medesimo reato, o anche per un reato assai grave, un cittadini italiano pu\u00f2 star certo che per lui non esistono attenuanti di sorta e che verr\u00e0 anzi trattato con il pugno di ferro. E se un bambino di colore si rivolge alla maestra, al termine di un normalissimo bisticcio fra compagni di classe, affermando che l&#8217;altro lo ha insultato con un termine razzista, pu\u00f2 star quasi certo che la maestra provveder\u00e0 a sgridare il colpevole, prima ancora d&#8217;essersi infornata come siamo andate realmente le cose. Lo stesso accade se a un dirigente scolastico si rivolgono i genitori d&#8217;un ragazzo islamico, sostenendo che il tal professore ha mostrato disprezzo per le sue usanze religiose: costui subir\u00e0 probabilmente un provvedimento censorio senza nemmeno essere ascoltato. Tutto questo ci dice una cosa che tende a passare inosservata, anche perch\u00e9 i mass-media sono troppo impegnati a maledire il fascismo di cent&#8217;anni fa e l&#8217;Olocausto di settanta anni fa: che gli ebrei, oggi, siamo noi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giovani forse li hanno appena sentiti nominare, ma negli anni &#8217;70 scalarono la vetta delle classifiche, con oltre 400 milioni di dischi venduti in tutto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-27337","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27337","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27337"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27337\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27337"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27337"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27337"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}