{"id":27334,"date":"2016-11-07T04:21:00","date_gmt":"2016-11-07T04:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/07\/no-tu-hai-riso\/"},"modified":"2016-11-07T04:21:00","modified_gmt":"2016-11-07T04:21:00","slug":"no-tu-hai-riso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/07\/no-tu-hai-riso\/","title":{"rendered":"\u00abNo, tu hai riso\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Isacco significa <em>colui che ride<\/em>. Chi non ha mai letto per esteso il <em>Libro della Genesi<\/em>, e non ha ben presenti le circostanze che preannunciarono ad Abramo e a Sara, sua moglie, la nascita di un figlio quand&#8217;essi erano ormai molto in l\u00e0 con gli anni, non pu\u00f2 comprendere la ragione di questo nome. In effetti, allorch\u00e9 Dio disse ad Abramo che gli sarebbe nato un figlio, l&#8217;uomo, che era centenario, non pot\u00e9 trattenersi dal sorridere mestamente, e, pur prosternandosi a terra, dubit\u00f2 in cuor suo di una tale eventualit\u00e0. Pi\u00f9 tardi, quando il Signore si present\u00f2 alla tenda di Abramo, a Mamre, e gli rinnov\u00f2 l&#8217;annuncio, fu Sara, che ascoltava tenendosi nascosta, a sorridere fra s\u00e9, ritenendo impossibile poter partorire a novant&#8217;anni, anzi, non riuscendo neppure ad immaginare un amplesso con il marito decrepito, e di poter provare l&#8217;orgasmo (la <em>Bibbia<\/em> \u00e8 piuttosto esplicita su questo dettaglio). Ma Dio la ud\u00ec e chiese ad Abramo perch\u00e9 sua moglie ridesse; lei, spaventata, tent\u00f2 di negare, ma Dio, implacabile, la inchiod\u00f2 con un reciso &quot;No, tu hai riso!&quot;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, quando lei rest\u00f2 effettivamente incinta e le nacque un maschietto, gli posero nome Isacco, cio\u00e8 &quot;colui che ride&quot;: sia il padre che la madre avevano avuto un moto d&#8217;incredulit\u00e0 davanti all&#8217;annunzio di Dio, e cos\u00ec vollero eternare quel loro momento di debolezza nel nome del figlio; Sara aggiunse la riflessione, piena di affettuosa auto-ironia, che, udendo come fosse nato quel figlio della loro vecchiaia, tutti quanti avrebbero sorriso di stupore e di benevolenza, rendendosi conto che a Dio nulla \u00e8 impossibile, proprio come il Signore aveva detto. Si notino le analogie e le differenze con la situazione, non troppo diversa, descritta nel <em>Nuovo Testamento<\/em>, quando l&#8217;arcangelo Gabriele apparve a Maria di Nazaret per annunziarle la nascita di un figlio. Pur meravigliandosi molto e chiedendo come sarebbe stato possibile, poich\u00e9 ella non aveva mai conosciuto uomo, non rise, n\u00e9 sorrise, ma credette, e visse con piena fiducia e con piena seriet\u00e0 quel momento cos\u00ec solenne, e cos\u00ec decisivo per la sua vita.<\/p>\n<p>L&#8217;episodio, anzi, gli episodi, di Abramo e di Sara, i quali, udendo l&#8217;annunzio della prossima nascita d&#8217;un loro figlio, non riescono a trattenere un riso d&#8217;imbarazzo e d&#8217;incredulit\u00e0, \u00e8 denso di <em>pathos<\/em> e di umana partecipazione: oltre che molto anziana, infatti, Sara, bench\u00e9 bellissima anche da vecchia, come lo era stata un tempo, era sterile, visto che neppure da giovane aveva mai potuto avere figli e si era da ultimo risolta, secondo la consuetudine del tempo &#8211; ma, supponiamo, assai a malincuore &#8211; a permettere che suo marito avesse un figlio da Agar, la schiava egiziana, per assicurargli comunque una discendenza; salvo poi ingelosirsi del nuovo nato, chiamato Ismaele, e pretendere che madre e figlio venissero dal marito scacciati lontano, nel deserto. Quello del sorriso dei due vecchi \u00e8 un episodio gentile e lievemente umoristico, coronato dal nome posto dai due coniugi al figlio di quella unione tardiva: un nome che avrebbe ricordato a tutti l&#8217;incredulit\u00e0 degli sposi, e destato il sorriso in quanti fossero giunti a conoscenza di come era avvenuta quella nascita, che si poteva ben considerare del tutto miracolosa.<\/p>\n<p><em>No, non ho riso, si difende Sara<\/em>; ma il Signore la rimbecca: <em>E invece hai proprio riso!<\/em> Dio scende al livello dei suoi interlocutorio umani, e, sia pure con affetto e benevolenza, non esita a smascherare le loro piccole bugie, i loro ritegni e pudori. Sara, infatti, aveva pensato, e forse anche detto ad alta voce, magari parlando con se stessa, oppure con qualche serva: <em>Sono troppo vecchia per provare ancora il piacere e per avere la gioia di quel figlio che non \u00e8 arrivato prima, quand&#8217;ero giovane<\/em>; ma sono pensieri che una donna non ama siano uditi da altri, se ne vergogna, specialmente una donna nella posizione di Sara, in quel luogo e in quella cultura (si noti che ella partecipa al dialogo standosene dietro la tenda, o, al massimo, sulla soglia, semi-affacciata: perch\u00e9 una donna non doveva presentarsi al cospetto di uno straniero, non doveva farsi vedere da degli sconosciuti di sesso maschile; figuriamoci farsi udire in certe confidenze cos\u00ec intime. Pi\u00f9 che comprensibile, pertanto, ci risulta l&#8217;imbarazzo di Sara davanti al Signore, e il suo puerile tentativo di negare.<\/p>\n<p>Ed ecco il racconto originale, cos\u00ec come viene narrato nel <em>Libro della Genesi<\/em> (dalla <em>Bibbia di Gerusalemme<\/em>, <em>Gen<\/em>., 17, 15-19; 18, 9-15; 21, 1-7):<\/p>\n<p><em>Dio aggiunse ad Abramo: Quanto a Sarai, non la chiamerai pi\u00f9 Sarai, ma Sara. Io la benedir\u00e0 e anche da lei ti dar\u00f2 un figlio; la benedir\u00f2 e diventer\u00e0 nazioni e re di popoli nasceranno da lei&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora Abramo si prostern\u00f2 con la faccia a terra e rise e pens\u00f2: &quot;Ad uno di cento anni pu\u00f2 nascere un figlio? E Sara all&#8217;et\u00e0 di novanta anni pu\u00f2 partorire?&quot;. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Poi gli dissero [ i tre ospiti misteriosi, alle Querce di Mamre]: &quot;Dov&#8217;\u00e8 Sara, tua moglie?&quot;. Rispose: &quot;\u00c8 l\u00e0 nella tenda&quot;. Il Signore riprese;: &quot;Torner\u00f2 da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avr\u00e0 un figlio&quot;. Intanto Sara stava ad ascoltare all&#8217;ingresso della tenda ed era dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessati a Sara ci\u00f2 che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di s\u00e9 e disse: Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore \u00e8 vecchio!&quot;. Ma il Signore disse ad Abramo: Perch\u00e9 Sara ha riso dicendo: Potr\u00f2 davvero partire, mentre sono vecchia? C&#8217;\u00e8 forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato torner\u00f2 da te alla stessa data e Sara avr\u00e0 un figlio&quot;. Allora Sara neg\u00f2: &quot;Non ho riso!&quot;, perch\u00e9 aveva paura, ma quegli disse: &quot;S\u00ec, hai proprio riso&quot;. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Il Signore visit\u00f2 Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concep\u00ec e partor\u00ec ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiam\u00f2 Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato. Abramo aveva cento anni quando gli nacque il figlio Isacco. Allora Sara disse: &quot;Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo sapr\u00e0 sorrider\u00e0 di me!&quot;. Pii disse: &quot;Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella vecchiaia!&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Noi facciamo molta fatica a credere alle promesse di Dio: questa \u00e8 la nostra debolezza; in altre parole, la mancanza di fede. Chi ha fede non dubita, non sorride per l&#8217;incredulit\u00e0, e non ritiene che vi sia qualcosa d&#8217;impossibile. Dio, infatti, davanti alla perplessit\u00e0 di Abramo e di Sara, chiarisce:\u00a0<em>Nulla vi \u00e8 che sia impossibile per m; nulla che Io, il Signore, non possa fare<\/em>. Se avessimo la fede, la vera fede, ci ricorderemmo di questo fatto e avremmo sempre la massima serenit\u00e0 d&#8217;animo in tutte le circostanze della vita. Invece preferiamo credere alle promesse degli uomini, che sono fallaci, piuttosto che a quelle di Dio, che sono imperiture. Crediamo volentieri a quel che ci promettono gli amici, i colleghi, i parenti, e perfino gli amici degli amici; facciamo i nostri calcoli basandoci su tali promesse, e non teniamo conto del fatto che le promesse umane sono scritte sulla sabbia. Questo vale, a maggior ragione, per le promesse d&#8217;amore; diciamo: <em>per sempre<\/em>, e godiamo di sentircelo dire; ma poi constatiamo che ci\u00f2 che pareva eterno, \u00e8 gi\u00e0 finito; ci rimangiamo tranquillamente le nostre promesse, o vediamo, assai meno tranquillamente, che se le rimangia colui o colei che ce le aveva fatte; e ne soffriamo tremendamente. Poi, per\u00f2, dopo un certo tempo, medicate le ferite, ricominciamo a cadere nello stesso errore, nella stessa illusione: crediamo che questa volta sar\u00e0 per sempre, facciamo i nostri disegni, pregustiamo una certezza definitiva, una stabilit\u00e0 senza turbamenti; e di nuovo tocchiamo con mano la nostra fragilit\u00e0, la nostra incostanza, la nostra assoluta incapacit\u00e0 di restare saldi nelle nostre promesse.<\/p>\n<p>La promessa di Dio, invece, \u00e8 scolpita nella roccia. Lui non cambia idea, non si dimentica, non si distrae, non tradisce i patti; ci\u00f2 che ha promesso, lo mantiene infallibilmente, anche se tutte le apparenze sembrano cospirare per rendere incredibile e inverosimile la sua promessa.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che noi tendiamo a confondere le promesse di Dio con i nostri desideri. La fede consiste nel rivolgersi a Dio con l&#8217;assoluta convinzione che Egli ci ascolta; ci\u00f2 non significa, tuttavia, che esaudir\u00e0 le nostre richieste secondo il nostro desiderio. Prima di tutto, bisogna vedere se il nostro desiderio \u00e8 buono in se stesso; se non lo \u00e8, possiamo chiederlo infinite volte, ma non sar\u00e0 esaudito; anzi, il solo fatto di seguitare a chiedere ci\u00f2 che non dovremmo, si configura come un atto \u00a0sacrilego. A Dio si devono chiedere \u00a0le cose lecite e non le cose illecite; ma la societ\u00e0 moderna, impregnata di relativismo, ha fatto una tale confusione tra lecito e illecito, se pure non \u00e8 giunta ad abolire la distinzione fra essi, che molte persone non si rendono neppure conto di desiderare cose illecite, e ci\u00f2 vale anche per molti sedicenti cristiani. Ci\u00f2 \u00e8 stato reso possibile da vari fattori, fra i quali la decadenza dell&#8217;insegnamento della sana dottrina cattolica e dal venir meno del buon esempio di vita da parte degli adulti nei confronti dei giovani. Sicch\u00e9 molte persone, peraltro non solamente giovani, sono arrivate a non percepire nemmeno il disordine morale in cui sono immerse, e a non cogliere alcuna sostanziale stonatura fra il loro dirsi cristiane e i loro comportamenti e stili di vita. Si aggiunga il peso di una &quot;teologia&quot; che, a forza di porre l&#8217;accento sull&#8217;uomo e non pi\u00f9 su Dio (e la chiamano, vantandosene, &quot;svolta antropologica&quot;!), ha incominciato a &quot;umanizzare&quot;, nel senso di relativizzare, la dottrina cattolica e la pratica della vita cristiana, fino a dichiarare lecito e gradito a Dio ci\u00f2 che la sana teologia cattolica ha sempre ritenuto illecito, peccaminoso e spiacente a Dio. Questo, del domandare a Dio ci\u00f2 che non si dovrebbe avere neanche l&#8217;ardire di chiedergli, essendo in flagrante contrasto con il Vangelo, \u00e8 un primo problema nell&#8217;errata impostazione del dialogo fra l&#8217;uomo e Dio.\u00a0<\/p>\n<p>Un secondo problema \u00e8 dato dalla difficolt\u00e0, da parte nostra, di comprendere che il nostro bene non \u00e8 sempre quello che a noi appare tale, ma quello che Dio vuole per noi: e poich\u00e9 Dio desidera il massimo bene per tutte le sue creature, ne consegue che possiamo, s\u00ec, fidarci di Lui, ma non altrettanto del nostro giudizio: che \u00e8 fallibile, anche quando siamo in perfetta buona fede. Pertanto, il fatto che certe nostre preghiere non producano l&#8217;effetto desiderato, non deriva da una &quot;assenza&quot; di Dio, da una sua distrazione, da una sua insensibilit\u00e0 nei nostri confronti, o &#8212; peggio &#8211; da una arbitrariet\u00e0 e incomprensibilit\u00e0 del suo atteggiamento verso di noi. Come potrebbe Dio, che \u00e8 il Bene, che \u00e8 l&#8217;Amore, non desiderare, per noi, tutto il bene e tutto l&#8217;amore del mondo? Il punto \u00e8 che, non di rado, quel bene che noi cerchiamo, non \u00e8 cos\u00ec buono come pensiamo; e quell&#8217;amore che andiamo affannosamente inseguendo, potrebbe essere un amore ingannevole e tale da produrre non il bene dell&#8217;anima nostra, ma il suo male. Dio sa qualcosa pi\u00f9 di noi, anche riguardo a noi stessi; Lui conosce quel che c&#8217;\u00e8 in fondo al nostro cuore, meglio di noi stessi ; e sa giudicare quel che per noi \u00e8 desiderabile che si realizzi, e ci\u00f2 che non lo \u00e8, molto meglio di quanto possiamo fare noi, immersi nel fiume del divenire e soggetti a innumerevoli abbagli, malintesi, errori. Perci\u00f2, quando preghiamo, dovremmo sempre ricordare come pregava Ges\u00f9:\u00a0<em>Se possibile, Padre, fa&#8217; che passi da me questo calice; tuttavia, che sia fatta non la mia volont\u00e0, ma la Tua.<\/em><\/p>\n<p>E nondimeno, Ges\u00f9 ha anche insegnato e garantito:\u00a0<em>Chiedete e vi sar\u00e0 dato, bussate e vi sar\u00e0 aperto, cercate e troverete.\u00a0<\/em>Come si concilia questa assicurazione con il fatto che, apparentemente, chi cerca non trova, chi chiede non riceve, e a chi bussa non viene aperto? Uno scrittore della seconda met\u00e0 del Novecento ha pubblicato un libro di argomento religioso, intitolato\u00a0<em>Quaesivi et non inveni<\/em>. A nostro parere, basta leggere qualche pagina di quel libro per comprendere l&#8217;apparente contraddizione, che l&#8217;autore voleva evidenziare fin dal titolo: la risposta non giunge a qualunque domanda, comunque venga posta, ma solo a chi cerca e a chi domanda le cose giuste, nella maniera giusta. A chi pensa di saperne pi\u00f9 di Dio, \u00a0non verr\u00e0 data alcuna risposta; a chi s&#8217;immagina che Dio risponde solo che ci parla nel modo che desideriamo noi, quando e come lo vogliamo noi, e per dirci le cose che abbiamo piacere di sentirci dire, non verr\u00e0 data risposta. La risposta di Dio non si pone sul livello ordinario del discorso umano, ma sul piano soprannaturale; ci\u00f2 significa che essa pretende da noi una prospettiva pi\u00f9 alta e pi\u00f9 pura, un principio di trasformazione interiore o, almeno, un desiderio che tale trasformazione &#8211; che, in termini cristiani, si chiama propriamente &quot;conversione&quot; &#8211; abbia luogo, con il Suo aiuto. Insomma: per domandare, bisogna convertirsi: riconoscere la propria fragilit\u00e0 e piccolezza, e affidarsi totalmente e fiduciosamente alla sua grandezza e alla sua bont\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 non si dovrebbe sorridere delle promesse di Dio. Gli uomini possono anche fare delle promesse inverosimili; Dio no, perch\u00e9 Egli \u00e8 veritiero ed \u00e8 fedele.\u00a0<em>Anche se una madre si dimenticasse del suo bambino, io non mi dimenticher\u00f2 mai di te<\/em>, assicura Dio al credente, per bocca del profeta Isaia. Ma che cosa ci promette Dio, infine? Non si \u00e8 mai sognato di prometterci la felicit\u00e0, qui e ora; ci promette la pace nella vita terrena (<em>ma non come la d\u00e0 il mondo<\/em>, specifica Ges\u00f9 nel discorso d&#8217;addio ai suoi discepoli) e la beatitudine nell&#8217;altra (<em>oggi stesso sarai con me in Paradiso<\/em>, dice Ges\u00f9, sulla croce, al buon ladrone). Questa \u00e8 la sua promessa, e questo il cristiano sa che gli verr\u00e0 dato. Per le \u00a0promesse particolari, come quella fatta da Dio ad Abramo e a Sara circa la loro discendenza, il discorso diventa individuale: esse devono essere valutate caso per caso.<\/p>\n<p>Che cosa distingue una promessa che viene da Dio da una semplice illusione, da una auto-suggestione? Il problema esiste, dato che persino i pi\u00f9 grandi santi, come Teresa d&#8217;Avila, hanno dubitato, qualche volta, se la &quot;voce&quot; che udivano fosse proprio di Dio, e se potessero, quindi, prestarvi pienamente fede, oppure no. E Abramo, se si fosse ingannato, quando Dio gli chiese di sacrificare l&#8217;amatissimo figlio Isacco? Che cosa distingue il credente dal fanatico? Proprio questo: la capacit\u00e0 di discernimento; il saper discernere ci\u00f2 che viene da Dio e ci\u00f2 che non viene da Lui. Ma questo \u00e8 un discorso lungo, e ci proponiamo di farlo un&#8217;altra volta. La carenza di discernimento \u00e8 una delle manifestazioni pi\u00f9 vistose della crisi della spiritualit\u00e0 cristiana dei nostri giorni, anzi, della crisi della vita cristiana in quanto tale. Ma un cristiano senza capacit\u00e0 di discernimento \u00e8 un povero essere alla deriva, un credulone che sar\u00e0 zimbello di cento illusioni e cento inganni. Un \u00a0cristiano siffatto non \u00e8 un autentico cristiano. Un cristiano che non sa discernere ci\u00f2 che viene da Dio e ci\u00f2 che viene dal Diavolo, forse dovrebbe farsi qualche altra domanda, prima ancora di chiedere a Dio qualsiasi cosa. Forse c&#8217;\u00e8 in lui qualcosa che non va&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Isacco significa colui che ride. 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