{"id":27332,"date":"2015-01-10T10:45:00","date_gmt":"2015-01-10T10:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/10\/no-non-siamo-tutti-charlie-hebdo\/"},"modified":"2015-01-10T10:45:00","modified_gmt":"2015-01-10T10:45:00","slug":"no-non-siamo-tutti-charlie-hebdo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/10\/no-non-siamo-tutti-charlie-hebdo\/","title":{"rendered":"No, non siamo tutti Charlie Hebdo"},"content":{"rendered":"<p>I fatti di Parigi sono estremamente gravi, e sottovalutarli sarebbe un ulteriore, imperdonabile errore, dopo i molti, troppi, da parte europea. Inoltre, l&#8217;attacco dei terroristi islamici \u00e8 l&#8217;ennesima dimostrazione che, con quella galassia culturale, qualunque forma di dialogo \u00e8 impossibile: pertanto esso va condannato categoricamente, incondizionatamente, radicalmente, e ci spinge a fare chiarezza in noi stessi: perch\u00e9 siamo di fronte ad una alternativa fra civilt\u00e0 e barbarie, e dobbiamo scegliere da che parte stare.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, vi \u00e8 ancora qualche importante considerazione da fare. Un giornale come \u00abCharlie Hebdo\u00bb , che vive di satira spesso volgare, sempre provocatoria, a volte blasfema, non \u00e8 e non pu\u00f2 essere la bandiera sotto la quale l&#8217;Europa deve prendere posizione contro l&#8217;estremismo islamico. La filosofia che esso esprime non \u00e8 la nostra: non \u00e8 quella di quanti amano la cultura dell&#8217;Europa, la bellezza dell&#8217;Europa, la saggezza dell&#8217;Europa; \u00e8 la figlia spirituale di Voltaire e dell&#8217;Illuminismo, massonico e anticristiano, che, avendo tolto di mezzo il proprio principale avversario, il Cristianesimo appunto, rivolge ora i suoi strali e il suo veleno contro chi una religione ce l&#8217;ha ancora e ci crede seriamente: un miliardo di fedeli islamici.<\/p>\n<p>Molti vorrebbero far passare i redattori di \u00abCharlie Hebdo\u00bb per degli eroi della libert\u00e0 e dei martiri dell&#8217;idea. Noi non siamo d&#8217;accordo. Non erano eroi della libert\u00e0, perch\u00e9 la vera libert\u00e0 non pu\u00f2 essere quel che loro avevano eretto a professione: la derisione, l&#8217;offesa e la ridicolizzazione sistematica dei sentimenti religiosi altrui. La vera libert\u00e0 non \u00e8 mai negativa, cio\u00e8 diretta contro qualcuno o qualcosa, ma sempre e solo positiva, cio\u00e8 diretta a costruire qualcosa e ad incontrare qualcuno. Ridicolizzare, offendere e deridere i sentimenti religiosi altrui non \u00e8 solamente stupido: \u00e8 anche un segno di suprema arroganza intellettuale. Significa rifiutare il dialogo e la critica costruttiva e sostituirli con il dileggio e lo sberleffo; significa considerare l&#8217;interlocutore indegno di un confronto civile e meritevole solo del nostro scherno. La provocazione ha un senso e una funzione pedagogica se \u00e8 diretta a un amico (anche in senso ideale) o se \u00e8 condotta, comunque, con un certo garbo, con una certa delicatezza: solo a tali condizioni pu\u00f2 destare, forse, un pensiero autocritico nel nostro interlocutore ed aprire le porte a un dialogo, o, almeno, a una possibilit\u00e0 di dialogo. Se la provocazione \u00e8 pesantissima, sistematica e fine a se stessa; se, cio\u00e8, ha il solo ed unico scopo di divertire e suscitare la solidariet\u00e0 di chi condivide le nostre idee, compreso il nostro disprezzo e la nostra arroganza verso l&#8217;altro, certo non serve a gettare ponti verso quest&#8217;ultimo, verso il diverso; non serve letteralmente a nulla, se non a ferirlo, amareggiarlo, rinfocolare la sua rabbia e la sua brama di vendicarsi.<\/p>\n<p>Non ci si venga a dire, pertanto, che quella di un giornale come \u00abCharlie Hebdo\u00bb era una battaglia per la libert\u00e0, per la civilt\u00e0 e la tolleranza: \u00e8 vero tutto il contrario. Quei giornalisti &#8212; che sia concessa la pace alle loro anime e che sia fatta giustizia dei loro assassini &#8212; era una battaglia, s\u00ec, ma una battaglia a favore della divisione, dell&#8217;odio, dello scontro di civilt\u00e0. Nessun mussulmano, per quanto moderato, poteva trovare il bench\u00e9 minimo spunto positivo in quella linea editoriale; cos\u00ec come non poteva trovarcelo nessun cattolico. Solo che il Cristianesimo ha elaborato, nella sua lunga storia, un valore pi\u00f9 grande della stessa fede in Dio: il valore del perdono; e ne ha dato l&#8217;esempio lo stesso Ges\u00f9 Cristo, invocando il perdono del suo Padre celeste nei confronti di coloro che lo stavano crocifiggendo. L&#8217;Islam non ha elaborato quel valore, anzi, ritiene che la vendetta sia la giusta e doverosa punizione dell&#8217;offesa fatta a Dio (e non a Dio soltanto); e qui entra in gioco una ulteriore problematica, la distanza dei rispettivi paradigmi culturali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rende difficile e intricata la vicenda del sangue sparso a Parigi in questi giorni \u00e8, appunto, l&#8217;intrecciarsi e il sovrapporsi di almeno tre diverse questioni, ciascuna delle quali meriterebbe, invece, una riflessione distinta, anche se \u00e8 evidente che sono questioni strettamente legate l&#8217;una all&#8217;altra.<\/p>\n<p>Prima questione: il terrorismo. Eravamo partiti da l\u00ec e ci ritorniamo: \u00e8 chiaro che i terroristi islamici cercano degli obiettivi simbolici da colpire; se non fosse stato \u00abCharlie Hebdo\u00bb, sarebbe stato un altro: su questo non bisogna essere ingenui, n\u00e9 farsi illusioni. Ricordiamo Theo Van Gogh, ricordiamo Salman Rushdie. I fanatici hanno dichiarato guerra al mondo non islamico, una guerra santa: gi\u00e0 da alcuni anni la combattono senza esclusione di colpi. In Nigeria, in Kenia, in Iraq e altrove, non hanno bisogno di provocazioni o di pretesti: ammazzano tutti i Cristiani che possono, rapiscono, stuprano, deportano intere popolazioni. E, se siamo in guerra, allora \u00e8 chiaro che noi dobbiamo difenderci. Ma, attenzione: l&#8217;Europa non \u00e8 la stessa cosa degli Stati Uniti; non ha le stesse responsabilit\u00e0, dunque evitiamo di parlare, genericamente, di &quot;Occidente&quot;. Il terrorismo islamico di questi ultimi anni \u00e8 frutto anche delle scelte politiche e militari scellerate compiute dalla Casa Bianca, particolarmente delle due Guerre del Golfo, 1992 e 2003, e degli interventi in Siria e in Libia. I due Bush, padre e figlio, andrebbero processati da un tribunale come quello di Norimberga, per crimini contro la pace (oltre che per palesi e gravissime violazioni del diritto: si pensi solo alla vergognosa vicenda delle torture nel carcere di Abu Grahib e, poi, nella base di Guantanamo). Invadendo, con pretesi miserandi, degli Stati sovrani relativamente ordinati, rovesciando i dittatori laici (Saddam Hussein, Gheddafi) e attizzando il vespaio etnico-religioso (Sciiti, Sunniti e Curdi in Iraq; le diverse trib\u00f9 e clan della Tripolitania e della Cirenaica, in Libia), gli Statunitensi hanno aperto una fase di instabilit\u00e0 cronica, che non si \u00e8 pi\u00f9 sedata e che ha visto, come prime vittime, le antichissime comunit\u00e0 cristiane dei Paesi nordafricani e mediorientali: alcune sono state letteralmente distrutte (Iraq), altre vivono ormai nel terrore (Copti dell&#8217;Egitto). Al posto dei dittatori sono stati insediati al potere dei leader &quot;democratici&quot; incapaci e corrotti (Afghanistan, Iraq, Libia) e si \u00e8 messa in movimento la galassia terroristica, o le \u00e8 stata fornita nuova esca, attirando combattenti da ogni parte del mondo islamico, Europa compresa (ecco gli immigrati di seconda e terza generazione pronti ad andare ad addestrarsi nei campi dello Yemen e, poi, a combattere o compiere attentati in qualunque parte del mondo).<\/p>\n<p>Delle cosiddette &quot;primavere arabe&quot;, meglio non parlare: esse sono esistite quasi solo nella fervida immaginazione dei media e dell&#8217;opinione pubblica europea; dovunque, con la sola eccezione della Tunisia, si sono concluse con l&#8217;avvento di nuove dittature o con la vittoria elettorale dei partiti islamici radicali, come i Fratelli Musulmani in Egitto. L&#8217;idea, tutta americana &#8211; ma fatta propria anche da molti uomini politici e pseudo-intellettuali europei, specie di parte progressista -, che la democrazia sia un bene evidente in se stesso e che essa possa e debba essere esportata e trapiantata in tutto il mondo, \u00e8 un&#8217;idea assolutamente sbagliata. Vi sono societ\u00e0 che non sono pronte per essa, e imporla con la forza crea resistenze, tensioni o reazioni molto pi\u00f9 gravi dei mali che si pretende, con essa, di avere eliminato. Noi Europei, noi Italiani, dovremmo saperlo, perch\u00e9 dovremmo ricordarcelo: la democrazia ci \u00e8 stata portata dai &quot;liberatori&quot; Angloamericani, durante la seconda guerra mondiale (stranamente alleati con i &quot;liberatori&quot; sovietici, che tanto democratici e tanto migliori dei nazisti non erano) a suon di bombe, eccidi e distruzioni. Non l&#8217;abbiamo creata noi, non l&#8217;abbiamo realizzata noi: \u00e8 nata dal suicidio dell&#8217;Europa, e vi sono ragioni per pensare che gli Anglo-americani abbiano voluto il cataclisma della seconda guerra mondiale (ferme restando le responsabilit\u00e0 di Hitler e, naturalmente, anche quelle di Stalin) precisamente per avere il modo, attraverso l&#8217;imposizione di regimi democratici, d&#8217;instaurare il loro dominio politico e la loro supremazia economica e finanziaria. I &quot;bravi ragazzi&quot; yankee non sono venuti in Europa per un atto di generosit\u00e0 disinteressata e per &quot;liberarci&quot; dalle dittature (tanto \u00e8 vero che erano alleati di Stalin, cui regalarono mezzo continente, Polonia compresa, a guerra finita: quella stessa Polonia per la cui difesa era stata scatenata, da Gran Bretagna e Francia, la seconda guerra mondiale), ma per completare l&#8217;opera iniziata nel 1917-18 e proseguita negli anni &#8217;20: l&#8217;asservimento economico e finanziario, poi anche politico e culturale, dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Seconda questione: l&#8217;incontro e lo scontro di differenti paradigmi culturali. Nel mondo globalizzato di oggi, nell&#8217;Europa multietnica di oggi, le tensioni culturali, religiose, filosofiche, diventano incessanti e inevitabili: una societ\u00e0 come quella francese, o italiana, o tedesca, non pu\u00f2 riuscire a gestire tanta diversit\u00e0. Una cultura impiega secoli o millenni a diventare quella che \u00e8, a elaborare i suoi valori, nel bene o nel male; la convivenza e la tolleranza verso altre culture non s&#8217;improvvisano e non sono mai facili, neppure dopo secoli di vicinanza: figuriamoci se tale vicinanza, anzi, se la pi\u00f9 disordinata promiscuit\u00e0, si realizza dall&#8217;oggi al domani, come \u00e8 accaduto nell&#8217;Europa degli ultimi venticinque anni. Un cattolico riesce a tollerare gli sberleffi alla sua religione da parte di giornali come \u00abCharlie Hebdo\u00bb, perch\u00e9 ha elaborato una filosofia della pazienza e del perdono, nel corso di molti secoli: altre culture e altre religioni non hanno elaborato quel tipo di risposta, ma credono fermamente nella sacralit\u00e0 della vendetta. Questo \u00e8 un problema: la mancanza di valori condivisi. Se un paziente islamico rifiuta, in ospedale, di essere curato da una infermiera o da una dottoressa, perch\u00e9 individui di sesso femminile, questo \u00e8 un problema culturale. Se picchia o uccide la figlia che si fidanza con un ragazzo europeo, questo \u00e8 un problema culturale. Se una ragazza islamica pretende di recarsi a scuola con il velo, o addirittura con il burqa, questo \u00e8 un problema culturale, che diventa immediatamente un problema di convivenza civile.<\/p>\n<p>Ora, sul piano culturale e spirituale, l&#8217;Europa di oggi non \u00e8 pi\u00f9 quella di una volta: non ha pi\u00f9 certezze, non ha pi\u00f9 fedi, non ha pi\u00f9 valori &#8212; tranne il Dio denaro. L&#8217;Europa di oggi non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;Europa di Omero e di Dante, di Michelangelo e di Bach, di Cervantes e di Shakespeare: \u00e8 l&#8217;Europa del nulla, dell&#8217;alienazione, dell&#8217;ignoranza, dell&#8217;oblio delle proprie radici, dell&#8217;edonismo spicciolo, dell&#8217;utilitarismo e volgare e del materialismo grossolano. Non crede pi\u00f9 in niente, non ha niente da offrire ai suoi giovani &#8212; figuriamoci ai giovani figli degli immigrati. La natura, per\u00f2, aborre il vuoto: il vuoto attira il pieno, per una legge fisica ben precisa. Il vuoto culturale e spirituale dell&#8217;Europa attira l&#8217;estremismo religioso, che, in questo momento storico, \u00e8 quello islamico: ci\u00f2 spiega il fascino e la forza di attrazione dell&#8217;Islam radicale, non solo verso gli islamici dell&#8217;Africa e del Vicino Oriente, ma anche di quelli immigrati in Europa e magari nati in Europa, da genitori, a loro volta, nati in Europa. Da una parte il nulla, il vuoto, la disperazione; dall&#8217;altra dei valori forti, qualcosa in cui credere, per cui vivere e per cui, eventualmente, morire.<\/p>\n<p>Ci si meraviglia che gli immigrati di seconda e terza generazione non amino l&#8217;Europa; ma i giovani europei, amano la loro terra, la loro cultura, la loro civilt\u00e0? La risposta \u00e8, in molti casi, negativa: non le amano, perch\u00e9 neppure le conoscono. Al posto di Dante e di Bach, telefonini e televisione; al posto di Michelangelo e Shakespeare, hamburger e Coca-Cola da McDonald&#8217;s. Non pi\u00f9 amore per la cultura, non pi\u00f9 amore per la bellezza, non pi\u00f9 rispetto per la saggezza. Oblio delle radici, disprezzo verso gli anziani, cattivo esempio dei genitori ai propri figli: con i beni materiali si crede di aver dato qualcosa ai giovani, mentre non si \u00e8 dato loro nulla. Ci vorrebbe ben altro: amore per la famiglia; amore per il lavoro; amore e timor di Dio. Questi sono i valori che hanno fatto grande la civilt\u00e0 europea, a cominciare dalla nostra nobile civilt\u00e0 contadina, che per secoli ha cresciuto uomini e donne sobri, onesti, laboriosi, capaci di assumersi le proprie responsabilit\u00e0 nel corso della vita. Non erano dei santi: erano persone che sapevano sacrificarsi per i propri cari, che si sarebbero vergognate di rubare il pane che mangiavano. E scusate se \u00e8 poco.<\/p>\n<p>Terza questione: gli immigrati; e, specificamente, gli immigrati islamici. Calcoli ragionevoli fanno stimare che, nel 2050, pi\u00f9 di met\u00e0 degli Europei saranno di origine straniera (considerato anche il diverso tasso d&#8217;incremento demografico). Ci\u00f2 significa che gli Europei &quot;indigeni&quot; diverranno minoranza: forse minoranza tollerata, forse perseguitata. L&#8217;Europa, allo stato attuale, non \u00e8 in grado di integrare gli immigrati (i quali, da parte loro, non ne hanno alcuna intenzione), perch\u00e9 non possiede alcuna superiorit\u00e0 morale, alcuna forza di attrazione spirituale. Pu\u00f2 offrire solo migliori condizioni di vita materiale &#8212; anch&#8217;esse, peraltro, assai relative -, ed \u00e8 questo che attira milioni di Nordafricani, di Mediorientali, e cos\u00ec via. Troppo poco. I frigoriferi pieni non sono un valore etico: e sono solo i valori etici che creano la coesione sociale, il senso di appartenenza, l&#8217;amore verso una nuova patria. Una societ\u00e0 non si regge se tutto ci\u00f2 che tiene insieme i suoi membri sono i frigoriferi pieni; senza contare che, se i frigoriferi si svuotano &#8212; come sta accadendo con la crisi attuale &#8212; viene a cadere perfino quell&#8217;unico elemento, e non restano che la frustrazione e la rabbia delle speranze deluse, delle aspettative tradite. La conclusione \u00e8 semplice: o l&#8217;Europa ritrova l&#8217;anima, o \u00e8 perduta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I fatti di Parigi sono estremamente gravi, e sottovalutarli sarebbe un ulteriore, imperdonabile errore, dopo i molti, troppi, da parte europea. 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