{"id":27327,"date":"2010-12-09T10:33:00","date_gmt":"2010-12-09T10:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/09\/nietzsche-e-la-questione-dellamicizia-in-rapporto-alla-solitudine\/"},"modified":"2010-12-09T10:33:00","modified_gmt":"2010-12-09T10:33:00","slug":"nietzsche-e-la-questione-dellamicizia-in-rapporto-alla-solitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/09\/nietzsche-e-la-questione-dellamicizia-in-rapporto-alla-solitudine\/","title":{"rendered":"Nietzsche e la questione dell\u2019amicizia in rapporto alla solitudine"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;amicizia, dice Aristotele nell&#8217;\u00abEtica Nicomachea\u00bb (VIII, 1), \u00ab\u00e8 una virt\u00f9 o s&#8217;accompagna alla virt\u00f9; inoltre essa \u00e8 cosa estremamente necessaria per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni\u00bb; e aggiunge che essa \u00ab\u00e8 un&#8217;anima sola che vive in due corpi distinti\u00bb.<\/p>\n<p>Senza amicizia, dunque, non si d\u00e0 l&#8217;essere umano nella sua reale natura, ma lo si mutila di una sua componente essenziale: impossibile concepire una vita che sia totalmente e irrevocabilmente priva del sentimento dell&#8217;amicizia; cos\u00ec come sarebbe impossibile concepire l&#8217;idea di un mare senza acqua o quella di un cielo senza stelle.<\/p>\n<p>Ebbene, il pi\u00f9 discusso, rivoluzionario e tuttora scomodo ed incompreso filosofo del XIX secolo, Friedrich Nietzsche, aveva un concetto altissimo dell&#8217;amicizia; ma ne aveva uno altrettanto sublime della coerenza nella ricerca della verit\u00e0. Il primo lo spingeva verso i suoi simili con simpatia e delicatezza (non vi \u00e8 traccia, in lui, di quel disprezzo per l&#8217;umanit\u00e0 che caratterizza, ad esempio, Machiavelli, Hobbes, Voltaire o Freud); il secondo lo respingeva verso la solitudine, non per amore o bisogno di essa, ma per l&#8217;impossibilit\u00e0 di condividere i suoi pensieri con alcuno che lo capisse. Perch\u00e9, come abbiamo avuto recentemente occasione di notare, in un mondo di esseri umani divenuti troppo piccoli, \u00e8 cosa difficilissima comprendere, o anche solo riconoscere alla lontana, la grandezza altrui.<\/p>\n<p>E Nietzsche non ebbe tale fortuna: nessuno lo comprese, finch\u00e9 visse; moltissimi lo fraintesero, non appena la fama cominci\u00f2 ad arridergli, quando gi\u00e0 la sua mente si era smarrita e, poi, subito dopo la sua morte; e molti continuano a fraintenderlo ancora oggi, esaltandone o denigrandone, a seconda dei gusti e delle premesse, gli aspetti pi\u00f9 superficiali e ambigui della sua filosofia, mentre il nucleo del suo pensiero non osano sfiorarlo nemmeno con un dito.<\/p>\n<p>In Nietzsche vi \u00e8 di tutto: la distruzione e l&#8217;elevazione, la bestemmia e la preghiera, lo slancio verso il Cielo e quello verso l&#8217;abisso. Le anime piccole, che vedono e giudicano secondo la loro misura, e quell&#8217;altra esecrabile categoria di inutili pedanti, i professori di filosofia, non riescono a scorgere se non l&#8217;aspetto pi\u00f9 &quot;facile&quot; ed appariscente; quello che, saltando a pie&#8217; pari tutto il travaglio speculativo che sta dietro a certe frasi, a certi pensieri, a certi atteggiamenti, si presta alle volgarizzazioni ad uso degli spiriti pigri e conformisti, i quali fanno polpette della sua mirabile complessit\u00e0 e lo riducono a una grottesca caricatura, buona per tutte le stagioni e, soprattutto, per tutti i palati, purch\u00e9 decisamente grossi.<\/p>\n<p>Lui stesso, del resto, lo aveva previsto; e non \u00e8 forse su di un tale equivoco che si basa la fama attuale di Nietzsche, il pi\u00f9 citato di tutti i filosofi moderni, le cui opere, per\u00f2, ben pochi lettori si sono presi il disturbo di studiare e meditare a fondo? Sarebbe cos\u00ec noto, oggi, il suo nome, se la sua filosofia non fosse stata semplificata e schematizzata oltre ogni limite della decenza, sino a trasformarla in un minestrone indigeribile, che conserva ben poco della dimensione originale, ma, in compenso, offre la frasetta opportuna da citare per qualunque circostanza, anche all&#8217;individuo pi\u00f9 digiuno e pi\u00f9 negato alla pratica del filosofare?<\/p>\n<p>Di fatto, basta dire \u00absuperuomo\u00bb (che, fra l&#8217;altro, \u00e8 una cattiva traduzione dal tedesco di \u00aboltreuomo\u00bb, oppure \u00abvivere pericolosamente\u00bb; basta &#8211; peggio ancora &#8211; tirar fuori un accenno alla \u00abbestia bionda\u00bb o alla \u00abvolont\u00e0 di potenza\u00bb, e voil\u00e0, il gioco \u00e8 fatto: anche l&#8217;ultimo degli asini, per il fatto di aver citato quel grande, si sente un po&#8217; grande pure lui; ma senza averne capito, ovviamente, neppure un&#8217;acca.<\/p>\n<p>Hanno voluto farne un precursore del nazismo e, pi\u00f9 in generale, del totalitarismo statale: proprio lui, che diceva continuamente tutto il male possibile dei suoi connazionali; proprio lui che, spirito aristocratico per eccellenza, non sopportava nemmeno l&#8217;idea che l&#8217;individuo dovesse soggiacere alla volont\u00e0 altrui. E tuttavia, non \u00e8 stato proprio in base a simili giganteschi fraintendimenti, che il suo nome \u00e8 diventato famoso anche tra la gente di modesta cultura? Con quale vantaggio per la reale conoscenza del suo pensiero, poi, questo \u00e8 tutto un altro discorso&#8230;<\/p>\n<p>Ma torniamo al discorso dell&#8217;amicizia e al suo inevitabile corollario, per le anime che si sono spinte troppo avanti: la solitudine.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo il fatto che, quanto al crollo psichico finale di Friedrich Nietzsche, l&#8217;interpretazione cattolica e quella esoterica si trovino sostanzialmente d&#8217;accordo: il filosofo tedesco aveva teso al massimo le energie della trascendenza, negando ad esse, per\u00f2, il loro sbocco naturale, al di fuori e al di sopra dell&#8217;io, e costringendole a viva forza entro l&#8217;orizzonte immanente dell&#8217;io stesso, ci\u00f2 che ne caus\u00f2 una vera e propria implosione.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 la lettura di due pensatori cos\u00ec radicalmente diversi fra loro, come il cattolico Gustave Thibon e il neopagano Julius Evola: eloquente convergenza, che testimonia di per s\u00e9, stante la pressoch\u00e9 totale divergenza dei punti di partenza, come sia questa, probabilmente, la pi\u00f9 vicina al vero fra le numerose interpretazioni del dramma nietzschiano; dramma filosofico e dramma umano al tempo stesso, se \u00e8 vero &#8211; come \u00e8 vero &#8211; che pochi pensatori sono stati altrettanto soggettivi nella costruzione del proprio percorso speculativo.<\/p>\n<p>Della lettura evoliana del &quot;corto circuito&quot; di Nietzsche abbiamo gi\u00e0 parlato in varie sedi, fra l&#8217;altro nell&#8217;articolo \u00abSuperuomo o superfilologo? La critica di Soloviev allo Zarathustra nietzschiano\u00bb (apparso sul sito di Arianna Editrice in data 22\/07\/2008); ci resta da dire dell&#8217;altra lettura, quella cattolica, che, pur partendo da premesse antitetiche, giunge, e non per caso, a delle conclusioni molto simili.<\/p>\n<p>Un elemento importante di cui \u00e8 necessario tener conto, per meglio inquadrare il problema del collasso, speculativo ed esistenziale, di Nietzsche, \u00e8 la sua condizione di estrema solitudine: a detta di una persona che lo vide negli ultimi anni, egli aveva in s\u00e9 qualcosa di tremendamente alieno: sembrava venire \u00abda una terra ove non abita nessuno\u00bb.<\/p>\n<p>Ebbene, quella solitudine non era cercata n\u00e9 desiderata e non era neppure il frutto di un difetto del carattere, quale ad esempio una eccessiva timidezza; bens\u00ec la conseguenza delle altezze &quot;disumane&quot; che il suo pensiero \u00ababissale\u00bb aveva raggiunto. Come egli stesso aveva scritto profeticamente, in \u00abAl di l\u00e0 del bene e del male\u00bb: \u00abChi lotta contro dei mostri, deve fare attenzione a non diventare egli stesso un mostro. E se tu guarderai a lungo nell&#8217;abisso, anche l&#8217;abisso vorr\u00e0 guardare dentro di te\u00bb.<\/p>\n<p>Ha scritto Gustave Thibon in \u00abNietzsche o il declino dello spirito\u00bb (titolo originale: \u00abNietzsche ou le d\u00e9clin de l&#8217;esprit\u00bb, Parigi, Fayard, 1948; traduzione italiana di C. Cumano, Alba, Edizioni Paoline, 1964, pp. 30-32):<\/p>\n<p>\u00abNietzsche volle esser colui, nel quale &quot;tutte le cose hanno l&#8217;ascesa e la discesa, il flusso ed il riflusso&quot;. Il suo dramma sta essenzialmente in questo suo tentativo d&#8217;imitare Dio, non allo scopo d&#8217;unirsi con Dio, ma di mettersi al osto di Dio; sta in questa sua preghiera rientrata che diventa bestemmia. Nietzsche sdegna di seguir la via battuta dalla ragione e dalla morale, dove, dacch\u00e9 mondo \u00e8 mondo, gli uomini si incontrano e si comprendono; e sdegna del pari d&#8217;invocare un Dio, il cui mistero e il cui amore trascendono la ragione e la morale umana. Cos\u00ec, sospeso fra terra e cielo, fra il &quot;troppo umano&quot; che l&#8217;opprime e il &quot;sovrumano&quot; ch&#8217;egli non ammette, fra il mondo che disprezza e il cielo che rifiuta, Nietzsche finisce a poco a poco con l&#8217;immergersi in un gelido, totale isolamento. Non si trova pi\u00f9 al livello dell&#8217;uomo, ma neppure al di sopra dell&#8217;uomo; \u00e8 un estraneo, un &quot;alienus&quot;, che da ultimo diventer\u00e0 un &quot;alienato&quot;. La pazzia corona e suggella il suo destino, \u00e8 la testimonianza estrema &#8211; e la pi\u00f9 schietta &#8211; ch&#8217;egli potesse rendere del caos che racchiudeva in s\u00e9; e, com&#8217;egli stesso cant\u00f2 quando gi\u00e0 si trovava alle soglie della tenebra, &quot;la sua settima ed ultima solitudine&quot;.<\/p>\n<p>Accade a volte che l&#8217;indicibile tormento di una tal solitudine gli faccia strappar via tutte le maschere, sotto le quali tentava di nasconderlo.<\/p>\n<p>&quot;Dalla pi\u00f9 tenera infanzia fino ad oggi &#8211; scriveva alla sorella &#8211; non ho trovato mai NESSUNO che prenda parte alla mia angoscia di cuore e di coscienza. Mi son sento felice FINO AL RIDICOLO, ogni volta che ho trovato, o creduto di trovare, un angolino in comune con un altro uomo. Ho la memoria strapiena di mille ricordi umilianti, relativi a debolezze di tal genere, perch\u00e9 in certi momenti non resistevo pi\u00f9 alla solitudine&#8230; Non ritengo affatto d&#8217;avere un carattere chiuso, dissimulatore, diffidente. SE LO AVESSI, NON SOFFRIREI COS\u00cc. Ma non a tutti \u00e8 dato di poter comunicare quello che pensano, per quanto desiderio ne abbiano. E poi, occorre trovar chi sia atto a ricever comunicazioni di questo genere&#8230; Dove sono i vecchi amici, con cui una volta mi sentivo cos\u00ec intimamente unito? Si direbbe che oggi apparteniamo, loro ed io, a due mondi differenti, che non parliamo pi\u00f9 la stessa lingua. Mi aggiro in mezzo a loro come un estraneo, come un reprobo; nessuno mi rivolge pi\u00f9 una parola, uno sguardo&#8230; Sono forse creato per esser solo, per non aver nessuno con cui confidarmi? In verit\u00e0, quello di non poter comunicare ad altri ci\u00f2 che si pensa \u00e8 il pi\u00f9 tremendo degli isolamenti; esser diverso dagli altri vuol dire portare una maschera pi\u00f9 rigida di qualunque maschera di ferro, perch\u00e9 non v&#8217;\u00e8 perfetta amicizia, se non fra EGUALI. Fra EGUALI! Parola che inebria, parola che contiene tanta speranza, tanta soavit\u00e0, tanta ineffabile gioia per chi \u00e8 diverso e non ha mai trovato alcun altro che sia tagliato proprio per lui, bench\u00e9 egli sia un buon cercatore ed abbia esplorato molte vie! Talvolta egli ha conosciuto anche il rigurgito pericoloso e doloroso dell&#8217;angoscia repressa, delle ondate d&#8217;amore che spezzano le dighe. E ha conosciuto la subita follia di quei momenti, quando chi \u00e8 stato solo gran tempo\u00bb apre le braccia al primo venuto, come ad un amico mandato al Cielo &#8211; per respingerlo con disprezzo un&#8217;ora pi\u00f9 tardi, disgustato di s\u00e9, avvilito, dolorante della compagnia di se stesso, come d&#8217;una malattia. L&#8217;uomo di sentimenti profondi ha bisogno d&#8217;amici, se pur non ha un Dio. Ed io non ho n\u00e9 Dio n\u00e9 amici!&quot;<\/p>\n<p>N\u00e9 Dio n\u00e9 amici. \u00c8 questa davvero la suprema, l&#8217;irrimediabile solitudine. E Nietzsche, nel tumulto d&#8217;opinioni discordi che suscit\u00f2 dopo morto, resta altrettanto sconosciuto, che nel silenzio che lo circond\u00f2 quand&#8217;era vivo. Gli unici, forse, che possano romper la sua solitudine e diventargli amici sono gli adoratori di quel Dio che s&#8217;argoment\u00f2 di sostituire con l&#8217;uomo. Son essi i soli che abbiano trovato quello ch&#8217;egli and\u00f2 cercando a rinculoni: il centro assoluto, per cui l&#8217;uomo s&#8217;innalza al di sopra delle divergenze dei contrari.\u00bb<\/p>\n<p>Nietzsche, dunque, anima ricca ed estremamente sensibile, non solo non disprezzava il sentimento dell&#8217;amicizia, ma se ne sentiva naturalmente un estremo bisogno: in quello straordinario documento che \u00e8 la lettera alla amata-odiata sorella Elisabeth, confessa di averlo cercato in continuazione, fino a mendicarlo presso persone indegne, le quali, per un momento, gli erano sembrate anime elette che il Cielo stesso gli avesse inviato.<\/p>\n<p>Il pensiero non pu\u00f2 non correre, in particolare, all&#8217;amarissima esperienza del doppio tradimento di Lou Salom\u00e9 e di Paul R\u00e9e: la bella russa fredda e ambiziosa e l&#8217;intellettuale ebreo intrigante e frustrato i quali, in apparenza, erano suoi devoti discepoli e confidenti, mentre in privato si scambiavano lettere di maligna complicit\u00e0 ai suoi danni e che giocavano crudelmente con i suoi sentimenti di uomo grande, ma affettivamente quasi disarmato, lusingati, forse, nella loro immensa meschinit\u00e0, di poterlo abbindolare cos\u00ec facilmente.<\/p>\n<p>\u00c8 vero: l&#8217;amicizia &#8211; lo aveva gi\u00e0 notato Aristotele &#8211; \u00e8 un rapporto fra eguali; e Nietzsche, mano a mano che si inoltrava per il proprio arduo sentiero fra montagne sconosciute, rimaneva sempre pi\u00f9 solo, perch\u00e9 nessuno dei suoi amici era in grado di stargli al fianco: quando un&#8217;anima intraprende un cammino del genere, ben raramente pu\u00f2 avere il conforto di condividerlo con altri. Alla fine, non gli rimase intorno pi\u00f9 nessuno; e, ironia del destino, quei pochi che ancora lo illusero di essergli, se non compagni, almeno fedeli discepoli, non erano che degli ambiziosi di pochissimo valore, ben decisi a farsi belli con le sue piume, ma senza rischiare nulla in prima persona.<\/p>\n<p>Se esiste una lezione in tutto questo, abbiamo il diritto e anche, forse, il dovere di domandarci quale essa sia, per rischiarare a nostra volta il cammino di chi intraprenda la ricerca pura e spassionata della verit\u00e0, abbandonando le facili certezze che si vendono a un tanto il chilo lungo le strade pi\u00f9 battute dalla massa.<\/p>\n<p>La solitudine inumana e, alla lunga, il tracollo psichico, sono dunque esiti inevitabili, una volta che ci si sia avviati con decisione lungo una tale strada?<\/p>\n<p>A nostro avviso, ci\u00f2 accade solo quando l&#8217;anima si fonda unicamente sulle proprie forze, in una sorta di delirio di onnipotenza che le fa credere di poter affrontare e superare qualsiasi ostacolo, solo con il proprio coraggio e con la propria forza di volont\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 penosa la lettura di alcune pagine delle ultime opere di Nietzsche, come \u00abL&#8217;Anticristo\u00bb o \u00abEcce homo\u00bb, proprio per questo senso delirante di onnipotenza che le pervade, dietro il quale, per\u00f2, si intravede con estrema chiarezza una disperata solitudine che sta portando al collasso la mente impavida di quell&#8217;uomo generoso e assetato di assoluto; di colui che aveva composto una delle poesie pi\u00f9 intimamente e dolorosamente religiose che mai furono scritte in ogni tempo: \u00abAl Dio sconosciuto\u00bb.<\/p>\n<p>Se una lezione vi \u00e8, dunque, nel suo dramma filosofico ed umano, ci sembra non poter essere che questa: quando l&#8217;anima si spinge troppo in alto, per potersi sostenere essa ha bisogno di aprirsi a una forza pi\u00f9 grande di lei, che scenda dall&#8217;alto e la pervada; ma se, invece, si ostina a cercare ogni risorsa e ogni risposta dentro di s\u00e9, il suo stesso slancio finir\u00e0 per sciogliersi al sole, come la cera sulle ali di Icaro: e ne seguir\u00e0 una caduta rovinosa.<\/p>\n<p>E non \u00e8 questa, forse, la parabola dell&#8217;uomo moderno in quanto tale: cio\u00e8 di noi tutti, cos\u00ec inebriati dalla potenza del finito &#8211; della ragione, della scienza, della tecnica &#8211; e cos\u00ec pericolosamente esposti al pericolo di smarrirci nella desolata, allucinante Terra di Nessuno, ove nessuna stella buona ci indicher\u00e0 mai pi\u00f9 il cammino?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;amicizia, dice Aristotele nell&#8217;\u00abEtica Nicomachea\u00bb (VIII, 1), \u00ab\u00e8 una virt\u00f9 o s&#8217;accompagna alla virt\u00f9; inoltre essa \u00e8 cosa estremamente necessaria per la vita. 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