{"id":27326,"date":"2016-08-07T01:05:00","date_gmt":"2016-08-07T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/07\/a-quali-acrobazie-sono-costretti-quanti-vogliono-fare-di-nietzsche-un-maestro\/"},"modified":"2016-08-07T01:05:00","modified_gmt":"2016-08-07T01:05:00","slug":"a-quali-acrobazie-sono-costretti-quanti-vogliono-fare-di-nietzsche-un-maestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/07\/a-quali-acrobazie-sono-costretti-quanti-vogliono-fare-di-nietzsche-un-maestro\/","title":{"rendered":"A quali acrobazie sono costretti quanti vogliono fare di Nietzsche un maestro"},"content":{"rendered":"<p>Il caso di Friedrich Nietzsche \u00e8 paradigmatico, perch\u00e9 compendia quelli di tanti altri scrittori e pensatori della tarda modernit\u00e0: per poterne fare un maestro, i suoi ammiratori sono costretti a incredibili acrobazie intellettuali, le quali, peraltro, apparirebbero evidentissime ad essi per primi, se non facesse velo alla loro intelligenza il partito preso di chi non riesce nemmeno a immaginare che esista una verit\u00e0 diversa da quella ufficiale e politicamente corretta. A forza di sentir ripetere che costoro hanno segnato delle pietre miliari nella storia della cultura, e che il loro messaggio \u00e8 fondamentale per capire l&#8217;uomo, per cui da esso non si pu\u00f2 assolutamente prescindere, hanno finito per introiettare una sola certezza: che occorre andare a cercare in tutte le direzioni quegli elementi di plausibilit\u00e0 che possano suffragare l&#8217;assunto iniziale, ma giammai metterlo in discussione o anche solo esaminarlo seriamente da un punto di vista critico. Trasposto sul versante scientifico, sarebbe come se si assumesse una teoria per un fatto, e poi si andassero a cercare tutti gli elementi che possano sostenere la realt\u00e0 di quel fatto, senza prendere in esame la possibilit\u00e0 che non di un fatto si tratti, ma, appunto solamente d&#8217;una teoria: il che, fra parentesi, \u00e8 esattamente quel che si va facendo, e da decenni ormai, riguardo alla teoria evoluzionistica darwiniana. Tutto questo, per\u00f2, \u00e8 antiscientifico: equivale a porre l&#8217;ideologia prima e al disopra della scienza. Parimenti l&#8217;idolatria dei cosiddetti maestri della modernit\u00e0: prima di tutto bisognerebbe vedere se, nella modernit\u00e0, vi sia qualcosa che meriti di essere cos\u00ec tanto idolatrato; poi, se gli esponenti di quella cultura e di quel pensiero meritino effettivamente la qualifica di maestri, per quanto i loro nomi possano ricorrere continuamente nel contesto di una cultura auto-referenziale come quella odierna.<\/p>\n<p>Se, per maestro, si intende un pensatore che abbia detto una parola illuminante riguardo alla strada da seguire, cos\u00ec dal punto di vista intellettuale, come da quello spirituale e morale, e non solamente uno che abbia denunciato errori, presunzioni, equivoci, che abbia demolito ipocrisie, che abbia messo a nudo falsit\u00e0, senza, per\u00f2, saper offrire nulla di solido e di costruttivo in luogo delle macerie cos\u00ec create, allora \u00e8 ben difficile vedere in Nietzsche un maestro; come lo \u00e8 vederlo in moltissimi esponenti del pensiero e della letteratura moderni, che pure vanno per la maggiore e che regolarmente, a cominciare dalla scuola e dall&#8217;universit\u00e0, vengono presentati ai giovani come se fossero circonfusi da un alone di eccelsa profondit\u00e0 e di superiore saggezza. Quell&#8217;alone, per\u00f2, lo hanno fabbricato i critici e gli storici della modernit\u00e0, i quali avevano, e hanno, tutto l&#8217;interesse ad accreditare una simile immagine, perch\u00e9, cos\u00ec facendo, difendono e promuovono anche se stessi, le loro carriere, le loro cattedre, i loro libri, le loro riviste, i loro concorsi, le loro presenze ben pagate nei salotti televisivi politicamente corretti, magari al cospetto di una scolaresca adorante, l\u00ec condotta da qualche professoressa di filosofia o di lettere, del pari cresciuta nella ferma convinzione d&#8217;aver capito tutto, mentre non ha mai fatto altro, in tutta la sua vita e la sua carriera, che ripetere i luoghi comuni e gli stereotipi preconfezionati della cultura dominante.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 interessante, anche dal punto di vista psicologico, vedere a quali acrobazie sono indotti gli adoratori dei &quot;maestri&quot; della modernit\u00e0, per ottenere la quadratura del cerchio: ossia per ammettere che s\u00ec, in effetti Nietzsche, come altri, in fondo non ha fatto quella rivoluzione del pensiero che si proponeva di fare, ma che, nondimeno, anzi, proprio per questo (!), l&#8217;ha fatta, cio\u00e8 ha saputo farla in ragione delle proprie debolezze concettuali e delle proprie insufficienze filosofiche. Che meraviglioso gioco di prestigio! Quale inesauribile inventiva nel giocare con le parole, e riuscire a trarre da certe premesse, delle conclusioni diametralmente opposte a ci\u00f2 che vorrebbero la logica, il buon senso, la pura e semplice lingua italiana! E Nietzsche, si badi, pur con le sue contraddizioni speculative e insufficienze logiche, \u00e8 stato, comunque, un pensatore di un certo rispetto, se non altro perch\u00e9 ha richiamato tutti a una maggiore seriet\u00e0 di fronte a certi pregiudizi sedimentati nel tempo; ma la stessa cosa non si pu\u00f2 dire per tanti altri esponenti del pensiero moderno, e meno ancora per i loro buffi e lillipuziani adoratori, che, ai nostri d\u00ec, intasano letteralmente i licei, le universit\u00e0, le case editrici e i salotti televisivi, tutti intenti a fare splendidamente le mosche cocchiere di&#8230; altrettante mosche e formiche, che loro, per\u00f2, s&#8217;immaginano essere state dei gagliardi stalloni o dei possenti elefanti!<\/p>\n<p>Prendiamo, a titolo di esempio, la conclusione della monografia <em>Guida a Nietzsche<\/em> del germanista americano Joseph P. Stern (titolo originale: <em>Nietzsche<\/em>, 1978; traduzione dall&#8217;inglese di Libero Sosio, Milano, Rizzoli, 1980, pp. 152-154):<\/p>\n<p><em>Heidegger aveva forse ragione quando dichiar\u00f2 che l&#8217;opera di Nietzsche era &quot;finis metaphysicae&quot;? Nel filosofare di Nietzsche, e attraverso la sua stessa forma, vengono contestati e resi problematici una serie di argomenti metafisici tradizionali. Eppure, nonostante la forma in cui appaiono, questi argomenti non sono mai totalmente confutati; essi rimangono impliciti nella terminologia delle confutazioni. L&#8217;intenzione ultima di Nietzsche non era quella di distruggere la metafisica, bens\u00ec di creare un nuovo sistema, pi\u00f9 attuale. In ci\u00f2, come in tutti i suoi progetti di ampio respiro, egli fall\u00ec: e penso che possiamo aggiungere: per fortuna. Non esiste una rivoluzione nietzschiana, bens\u00ec un modo nuovo di guardare al mondo &#8212; il suo mondo \u00e8 il nostro &#8212; e un nuovo stile per descriverlo. Eppure EGLI \u00c8 UN MAESTRO DEL PENSIERO MODERNO [la sottolineatura \u00e8 nostra]: nessuna descrizione intrapresa con qualche intensit\u00e0 lascia le cose come sono, e meno di tutte quella di Nietzsche.<\/em>_3C/p>\n<p><em>Se ho parlato dell&#8217;insuccesso dei tentativi di Nietzsche di dare una giustificazione estetica del mondo, ci\u00f2 che avevo in mente non era solo la sua incapacit\u00e0 a offrire un &quot;sistema estetico&quot; come alternativa a un sistema morale; la sua avversione per i sistemi, che \u00e8 una delle sue virt\u00f9 come pensatore, era troppo grande e profonda per consentirgli di affrontare un compito del genere. Ma c&#8217;\u00e8 anche la sua pratica del giudizio, che rientra nella sua moralit\u00e0 protestante. Essa \u00e8 radicata troppo profondamente per consentire pi\u00f9 che barlumi di modi alternativi di risposta al mondo: di qui la sua incapacit\u00e0 di mostrare, con una ricchezza di particolari comparabile con la ricchezza delle scene che egli presenta attingendole dal mondo morale, come potrebbe essere quest&#8217;altro &quot;mondo ed essere dell&#8217;uomo&quot; al di l\u00e0 del bene e del male.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessun uomo \u00e8 assolutamente libero dai vincoli di tempo e di luogo: il progetto di un&#8217;autocreazione totale di nuovi valori \u00e8 chimerica. (Quel che non \u00e8 chimerico \u00e8 la distruzione di valori accettati che un tale progetto comporta, e in ci\u00f2 gli ideologi totalitari furono anche troppo pronti a prendere i suoi esperimenti per precetti.) La superba comprensione, da parte di Nietzsche, dello spirito della Grecia classica non fa di lui un pensatore greco. Nonostante i reiterati rifiuti di ogni aspetto del dogma e della fede cristiani egli rimane un cristiano per quanto apostata.<\/em><\/p>\n<p><em>Dov&#8217;\u00e8 dunque che egli ha successo? I suoi fallimenti sono anche il suo successo. Egli comprende e &quot;smaschera&quot; l&#8217;etica del biasimo e della lode, della punizione e del premio, e dell&#8217;agonia della coscienza, meglio di qualsiasi altro pensatore. Rispettando la variet\u00e0 della vita pi\u00f9 di quanto non rispetti la variet\u00e0 degli uomini, egli mostra che cosa significhi affrontare ogni problema morale-esistenziale con mente aperta e originale, che cosa significa filosofare contro le massime difficolt\u00e0 intellettuali e personali che un uomo possa escogitare; e che cosa significa filosofare in un&#8217;et\u00e0 che non ha pi\u00f9 una fede viva, &quot;al pigro ruotare del mondo&quot;. A questi fini egli modella, non un intero nuovo linguaggio (cosa che sarebbe altrettanto assurda quanto il progetto di valori totalmente nuovi), ma un nuovo stile di comprensione, e perci\u00f2 anche di partecipazione, nel suo mondo e nel nostro. Che &quot;Dio \u00e8 morto&quot;, che il mondo \u00e8 il prodotto della volont\u00e0 di potenza, e che veri valori siano presenti in una morale dello sforzo sono formulazioni coniate da Nietzsche per convinzioni su cui si fonda la vita di molti di noi. Esse non sono, secondo me, vere convinzioni. Eppure nessuno ha rivelato pi\u00f9 immaginazione nel cercare di vedere come sarebbe il mondo se esse fossero vere.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;opera di Nietzsche, pi\u00f9 di quella di qualsiasi altro filosofo, \u00e8 esperimento e ipotesi, non precetto. Ci\u00f2 significa che ogni critica valida di essa deve occuparsi del modo in cui bisogna leggerla. Nel modo migliore possibile, forse come leggiamo il cielo turbolento del tardo autunno, con i suoi vedi spettacolosi e i suoi blu-grigi melanconici e le fosche venature rosseggianti; le sue torri spezzate, le sue merlature, i suoi cavalieri impetuosi e anche altre figure, &quot;come un cammello&#8230; molto simile a una balena: leggerlo per i segni di oggi e del domani. Ma segni di una tale intensit\u00e0 devono essere sempre pi\u00f9 che semplici segni.<\/em><\/p>\n<p>Una pagina esemplare, dicevamo, proprio perch\u00e9 l&#8217;Autore non idolatra Nietzsche e non esita a metterne in luce i punti deboli, come pensatore; e nondimeno, gli resta impigliata addosso una sorta di attitudine reverenziale che ha respirato dalla cultura oggi predominante, e che lo sforza a trovare comunque delle ragioni per considerare il filosofo tedesco come un maestro.<\/p>\n<p>Dapprima si afferma che Nietzsche non volle distruggere la metafisica, ma attualizzarla; poi si ammette francamente che, in ci\u00f2, egli ha fallito, cos\u00ec come ha fallito <em>in tutti i sui progetti di ampio respiro<\/em> (aggiungendo, per buona misura: <em>per fortuna<\/em>). Ma poi, subito dopo aver dichiarato che <em>non esiste alcuna rivoluzione nietzschiana<\/em>, ecco che lo Stern, inaspettatamente, incomincia a virare di bordo, e dichiara che a lui siamo debitori di un modo nuovo di guardare al mondo. A questo punto, filosoficamente parlando, l&#8217;unica cosa che dovrebbe avere importanza, \u00e8 se questo nuovo modo di guardare al mondo sia giusto o sbagliato: ma non \u00e8 ci\u00f2 che interessa al Nostro; per lui, si direbbe che questo sia un problema secondario. Dal che si vede come egli ha appreso fin troppo bene la lezione nietzschiana, di sovvertire tutti i valori: al punto che non si preoccupa di capire se una cosa sia vera o falsa, ma gli basta che la <em>maniera<\/em> in cui ci si pone di fronte al mondo sia &quot;nuova&quot;, quasi che &quot;nuovo&quot; sia sinonimo di &quot;giusto&quot;. Questo, s\u00ec, \u00e8 tipicamente moderno. E viene in mente quella forma di sfrenata demagogia, oggi imperante nel mondo della cosa pubblica, per cui si chiede soltanto che gli uomini politici siano giovani, e nuovi al mestiere della politica, indipendentemente da quel che pensano e da quel che sanno fare.<\/p>\n<p>Nietzsche, per Stern, ha cercato di sostituire a un sistema etico del mondo, un sistema estetico (il che ne farebbe l&#8217;anti-Kierkegaard, pi\u00f9 che l&#8217;anti-Hegel), e ha fallito per due ragioni: perch\u00e9 troppo allergico ai sistemi, e poi perch\u00e9 troppo protestante per abbandonarsi veramente all&#8217;estetica (il che \u00e8 quasi come dire: se almeno fosse stato un po&#8217; cattolico, come i papi del Rinascimento&#8230;). Pur con tutto il suo slancio &quot;dionisiaco&quot;, egli \u00e8 stato semplicemente un cristiano apostata, non un filosofo greco: ha saputo distruggere, ma non costruire; e quelli che han voluto costruire sulla sua scia, dice Stern, hanno fatto disastri. Perci\u00f2, in sostanza &#8211; aggiungiamo noi -, la sua \u00e8 una figura pi\u00f9 patetica che tragica; ma Stern non ne trae questa (logica) conclusione. Al contrario, afferma &#8212; e anche questa, che se ne avveda o no, \u00e8 una affermazione tipicamente cristiana &#8212; che Nietzsche ha successo proprio l\u00e0 dove fallisce, perch\u00e9 <em>i suoi fallimenti sono il suo successo<\/em>. Parrebbe un paradosso: che, nell&#8217;ottica cristiana, non \u00e8 affatto tale, proprio per l&#8217;impostazione generale, non materialistica ma spirituale, del Vangelo; ma che lo \u00e8 nel contesto della proposta nietzschiana, che \u00e8 materialistica e antispirituale. Ma in che cosa consisterebbe, allora, il &quot;successo&quot; del filosofia Nietzsche? Nel fatto di aver smascherato, con impareggiabile abilit\u00e0, <em>l&#8217;etica del biasimo e della lode, della punizione e del premio, e dell&#8217;agonia della coscienza<\/em>. S\u00ec: bel lavoro davvero; complimenti. Come non vedere che si tratta di un successo devastante, oltre che inutile, dopo aver ammesso che Nietzsche non sa, non pu\u00f2 e, forse, nemmeno vorrebbe costruire un sistema nuovo?<\/p>\n<p>In ultima analisi, tutti i titoli di merito per attribuirgli la qualifica di &quot;maestro&quot; si riducono a quest&#8217;unico: avere elaborato e introdotto nel mondo <em>un nuovo stile di comprensione<\/em> della realt\u00e0, in un&#8217;epoca che non possiede pi\u00f9 una fede viva. Dunque: una filosofia in briciole, ma non nel senso kierkegaardiano (estremamente serio), bens\u00ec nel senso di una filosofia per malati, per inappetenti, per intestini pigri, che non potrebbero tollerare un cibo pi\u00f9 sostanzioso. Un po&#8217; poco, a nostro avviso; e specialmente per uno che voleva rivoluzionare il mondo e che si proclamava l&#8217;Anticristo, venuto a capovolgere le tavole della Legge. Ma qui viene il colpo di teatro: Stern non solo ammette, implicitamente, che ci\u00f2 \u00e8 poco, ma soggiunge (e ha ragione) che tutto l&#8217;insegnamento di Nietzsche si riduce non a dei ragionamenti, e meno ancora a dei ragionamenti veritieri, ma a delle &quot;convinzioni&quot; (semplice <em>doxa<\/em>, opinione, direbbe Platone), le quali non sono neppure delle vere convinzioni. Tutto chiarito, dunque? Niente affatto: perch\u00e9 nessuno pi\u00f9 di Nietzsche, dice il nostro Autore, ha saputo lavorare d&#8217;immaginazione nel vedere come sarebbe il mondo, se quelle &quot;convinzioni&quot; fossero vere. In ci\u00f2 consisterebbe il suo valore speculativo; in ci\u00f2 risiederebbe la motivazione della qualifica di &quot;maestro&quot; per il filosofo tedesco.<\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza strano che Joseph Stern non si sia accorto di aver detto una vera e propria assurdit\u00e0, oppure, il che \u00e8 lo stesso, non si sia accorto di aver proclamato Nietzsche come il campione assoluto di un genere letterario che allora muoveva appena i primi passi: la fantascienza; o, pi\u00f9 ancora, un campione assoluto del non-senso, come <em>Alice nel Paese delle meraviglie<\/em> di Lewis Carroll. O forse, in qualche angolo della sua consapevolezza, se n&#8217;\u00e8 accordo. Come spiegare, altrimenti, proprio in chiusura di un saggio che vorrebbe essere una sintesi della filosofia di Nietzsche, quel&#8217;imbarazzante esplosione &#8211; non la si potrebbe definire altrimenti &#8212; di poesia a buon mercato, tratteggiata con le pennellate pi\u00f9 banali di un mediocre pittore dilettante, il quale cerchi l&#8217;effetto a tutti i costi? Fra cieli tempestosi, colori autunnali variopinti, castelli in rovina e cavalieri erranti, pare che ci paghi il biglietto gratuito per l&#8217;ingresso in un luna-park piuttosto dozzinale. In che consisterebbe, dunque, la grandezza di Nietzsche? Nell&#8217;averci introdotti a un mondo &quot;sperimentale&quot; di effetti poetici ed estetici? Eppure, \u00e8 proprio questo che dice Stern: che <em>l&#8217;opera di Nietzsche, pi\u00f9 di quella di qualsiasi altro filosofo, \u00e8 esperimento e ipotesi, non precetto.<\/em> Benissimo. In tal caso, onest\u00e0 vorrebbe che si tirasse un rigo su qualunque pretesa di fare di Nietzsche un &quot;maestro&quot;: non \u00e8 certo un maestro colui che, per tutta la vita, si \u00e8 limitato a pasticciare con le ampolle e gli alambicchi, senza mai giungere ad una conclusione universale, a una scoperta significativa.<\/p>\n<p>Eppure, a Stern deve aver sfiorato la mente che la sua spiegazione non spiega nulla, che la sua interpretazione gioca troppo d&#8217;astuzia, laddove conclude che la filosofia di Nietzsche \u00e8 fatta di segni, come il fatto di paragonare cammello a una balena, e che <em>segni di una tale intensit\u00e0 devono essere sempre pi\u00f9 che semplici segni.<\/em> Quel &quot;devono, in verit\u00e0, \u00e8 tutto un programma: che cosa significa, esattamente? Si tratta di puro volontarismo, proprio come quello di Nietzsche, allorch\u00e9 il suo Zarathustra esclama: <em>\u00e8 QUESTA la vita, dunque? Ebbene ancora, e ancora, infinite volte<\/em>? Significa, ad esempio, che se un artista \u00e8 pieno di ardore e di passione, non potr\u00e0 che realizzare degli autentici capolavori? Qui siamo in presenza di un ammirevole, ma ingiustificato, atto di fede: se i &quot;segni&quot; di Nietzsche sono cos\u00ec affascinanti, dice lo Stern, non \u00e8 possibile che siano solo e unicamente dei segni; essi devono (<em>devono!<\/em>) avere anche un significato reale. Peccato che nessuno possa credergli, dopo averlo seguito nelle sue (peraltro condivisibili) critiche a proposito delle insufficienze filosofiche di Nietzsche.<\/p>\n<p>E che dire, poi, dell&#8217;affermazione che <em>ogni critica valida<\/em> (della filosofia di Nietzsche) <em>deve occuparsi del modo in cui bisogna leggerla<\/em>? O \u00e8 una scadente tautologia, o \u00e8 qualcosa di peggio: un&#8217;astuzia per rimettere in circolazione una moneta falsa, dopo averla riconosciuta tale, ma spacciandola per buona. Se la critica della filosofia non avesse altro compito che quello di occuparsi del <em>modo<\/em> in cui si devono leggere i filosofi, staremmo freschi (ma, sia detto fra parentesi, questo \u00e8 proprio quel che i nostri eccellenti professori di filosofia fanno, tutti i santi giorni e con ardore encomiabile, nei licei e nelle universit\u00e0, sfornando migliaia di studenti omologati, saccenti e incapaci di pensare con la loro testa). A noi pare che la filosofia dovrebbe porsi un obiettivo un pochino pi\u00f9 alto che quello di fare le pulci a quel che ha detto Tizio o a quel che ha detto Sempronio: essa dovrebbe aiutarci a cercare la verit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso di Friedrich Nietzsche \u00e8 paradigmatico, perch\u00e9 compendia quelli di tanti altri scrittori e pensatori della tarda modernit\u00e0: per poterne fare un maestro, i suoi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,148,202],"class_list":["post-27326","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-friedrich-nietzsche","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27326","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27326"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27326\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27326"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27326"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27326"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}