{"id":27323,"date":"2007-07-15T06:34:00","date_gmt":"2007-07-15T06:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/15\/la-redenzione-del-passato-culmine-delleterno-ritorno-di-nietzsche\/"},"modified":"2007-07-15T06:34:00","modified_gmt":"2007-07-15T06:34:00","slug":"la-redenzione-del-passato-culmine-delleterno-ritorno-di-nietzsche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/07\/15\/la-redenzione-del-passato-culmine-delleterno-ritorno-di-nietzsche\/","title":{"rendered":"La redenzione del passato, culmine dell&#8217;\u00abeterno ritorno\u00bb di Nietzsche"},"content":{"rendered":"<p>Friedrich Nietzsche scrive di getto la prima parte di <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>, a Nizza, fra il principio di febbraio del 1883 e il 13 dello stesso mese; la seconda a Sils-Maria, in Engadina, dal 26 giugno al 6 luglio; la terza nuovamente a Nizza e ad Eze, nell&#8217;autunno: dieci giorni al massimo per ciascuna delle tre. Scriver\u00e0 poi la quarta parte, pi\u00f9 lentamente, in luoghi diversi, fra l&#8217;Engadina, Zurigo, Mentone, l&#8217;anno seguente; la quinta e la sesta, in cui avrebbe dovuto sviluppare compiutamente la teoria del superuomo e quella dell&#8217;eterno ritorno, finora solo accennate, come \u00e8 noto resteranno allo stato di semplice progetto e non verranno mai scritte. Le prime due parti vengono pubblicate a Chemnitz nello steso 1883; la terza, sempre a Chemnitz, nel 1884; la quarta a Lipsia, nel1885; infine le quattro parti riunite, a cura di Peter Gast (perch\u00e9 il povero Nietzsche \u00e8 gi\u00e0 in preda ala follia), ancora a Lipsia, nel 1892.<\/p>\n<p>L&#8217;esposizione della teoria dell&#8217;eterno ritorno \u00e8 principalmente esposta nel secondo capitolo della terza parte, intitolato <em>Della visione e dell&#8217;enigma<\/em>; e la riportiamo qui di seguito, nella splendida traduzione di Liliana Scalero, che rende magnificamente anche l&#8217;altissimo valore letterario di questa superba opera filosofica che \u00e8, al tempo stesso, una delle opere pi\u00f9 ispirate della poesia tedesca moderna.<\/p>\n<p>N. B. Ci siamo serviti dell&#8217;edizione di <em>Cos\u00ec parl\u00f2<\/em> <em>Zatathustra<\/em> della casa editrice Longanesi &amp; C. di Milano, in due volumi, del1972.<\/p>\n<p><em>DELLA VISIONE E DELL&#8217;ENIGMA<\/em><\/p>\n<p><em>1<\/em><\/p>\n<p><em>Quando fra i marinai si sparse la voce che Zarathustra era sulla nave (giacch\u00e9 s&#8217;era contemporaneamente un uomo che veniva dalle Isole beate), si lev\u00f2 una grande curiosit\u00e0 e sorpresa. Ma Zarathustra tacque per due giorni, ed era cos\u00ec freddo e sordo per la tristezza che non rispondeva alle domande n\u00e9 ricambiava gli sguardi. Tuttavia alla sera del secondo giorno le sue orecchie si aprirono di nuovo, sebbene egli continuasse a tacere; poich\u00e9 c&#8217;erano molte cose strane e pericolose da udire su quel battello che veniva di lontano e sarebbe andato oltre. Zarathustra tuttavia era un amico di tutti quelli che fanno lunghi viaggi e cui non piace vivere senza pericolo. E guarda un po&#8217;!, alla fine, mentre stava ad ascoltare, la sua lingua si snod\u00f2 e il ghiaccio del suo cuore si sciolse: e cominci\u00f2 a parlare cos\u00ec:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abA voi, arditi cercatori e tentatori, e a tutti coloro che mai si siano imbarcati con vele prudenti sul terribile mare, a voi, ebbri di enigmi, amanti del crepuscolo ,la cui anima viene attratta dal suono dei flauti verso ingannevoli abissi;<\/em><\/p>\n<p><em>(poich\u00e9 non vorrete gi\u00e0 andar tentoni seguendo un filo con mano vile, e dove potete<\/em> indovinare, <em>sdegnate di<\/em> comprendere<em>),<\/em><\/p>\n<p><em>a voi soltanto narro l&#8217;enigma che ho<\/em> veduto, <em>la visione del pi\u00f9 solitario fra gli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Cupo me ne andavo recentemente nel crepuscolo spettrale, duro e cupo, con le labbra serrate. Non un sole soltanto era tramontato in me.<\/em><\/p>\n<p><em>Un sentiero che saliva quasi con sfida fra pietre ruinate, un sentiero solitario, cattivo, cui non s&#8217;addicevano n\u00e9 erbe n\u00e9 cespugli; un sentiero di montagna scricchiolava sotto la rabbiosa fida del mio piede.<\/em><\/p>\n<p><em>Camminando in silenzio sul beffardo scricchiolare dei ciottoli, calpestando la pietra che lo faceva scivolare: cos\u00ec il mio piede si apriva a forza la via verso l&#8217;alto.<\/em><\/p>\n<p><em>Verso l&#8217;alto: a dispetto dello spirito che lo tirava in basso, gi\u00f9 nell&#8217;abisso, a dispetto dello spirito di gravit\u00e0 che \u00e8 il mio demonio, o il mio arcinemico.<\/em><\/p>\n<p><em>Verso l&#8217;alto: bench\u00e9 egli stesse seduto su di me, met\u00e0 nano, met\u00e0 talpa; paralitico e paralizzante, versando gocce di piombo nel mio orecchio, pensieri di piombo nel mio cervello.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abO Zarathustra &#8211; bisbigliava beffardamente scandendo sillaba su sillaba -, o pietra della saggezza! Ti sei lanciato molto in alto, ma ogni pietra lanciata deve ricadere!<\/em><\/p>\n<p><em>Condannato a te stesso e alla propria lapidazione; oh Zarathustra, tu hai gettato lontano la pietra, \u00e8 vero, ma essa ricadr\u00e0<\/em> su di te<em>!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Detto ci\u00f2 il nano tacque; e ci\u00f2 dur\u00f2 a lungo. Ma il suo silenzio m&#8217;opprimeva; e a trovarsi cos\u00ec in due, ci si sente veramente pi\u00f9 solitari che ad esser soli!<\/em><\/p>\n<p><em>Io salivo, salivo, sognavo, pensavo, ma tutto mi opprimeva. Somigliavo ad un malato stanco del suo martirio, che venga risvegliato da un sogno malvagio proprio mentre sta per addormentarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 tuttavia in me qualcosa che io chiamo coraggio, che finora ha ucciso in me ogni malumore. Questo coraggio alla fine di intim\u00f2 di fermarmi e di dire: \u00abNano! O tu o io!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 in realt\u00e0 il coraggio \u00e8 il miglior assassino, il coraggio che<\/em> attacca<em>: perch\u00e9 in ogni attacco c&#8217;\u00e8 una musica squillante.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo tuttavia \u00e8 l&#8217;animale pi\u00f9 coraggioso; \u00e8 col coraggio ch&#8217;egli ha vinto ogni altro animale. Con musiche squillanti egli ha superato ogni dolore; ma il &#8216;dolore dell&#8217;uomo&#8217; \u00e8 il dolore pi\u00f9 profondo<\/em><\/p>\n<p><em>Il coraggio abbatte anche la vertigine e la stende morta presso gli abissi; e quando mai l&#8217;uomo non si trova davanti agli abissi? Il vedere non \u00e8 in se stesso, propriamente, che vedere abissi?<\/em><\/p>\n<p><em>Il coraggio \u00e8 il migliore assassino; il coraggio uccide anche la piet\u00e0. Ma la piet\u00e0 \u00e8 l&#8217;abisso pi\u00f9 profondo. Pi\u00f9 l&#8217;uomo vede a fondo nella vita, pi\u00f9 vede a fondo nel dolore.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il coraggio \u00e8 il migliore assassino. Il coraggio che attacca abbatte anche la morte, poich\u00e9 esso dice: \u00ab<\/em>Questo <em>era la vita? Ebbene! Ancora una volta!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>In questo motto c&#8217;\u00e8 in verit\u00e0 molta musica squillante. Chi ha orecchi, ascolti.<\/em><\/p>\n<p><em>2<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abFerma, nano! &#8211; dissi.- Io o tu! Sono io il pi\u00f9 forte di tutti e due: tu non conosci il mio abissale pensiero!<\/em> Quello <em>non potresti sopportarlo!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora avvenne una cosa che mi rese pi\u00f9 leggero; perch\u00e9 il nano salt\u00f2 gi\u00f9 dalla mia spalla, il curioso! E si accoccol\u00f2 davanti a me su di una pietra. Ma ecco sorgere davanti a noi una porta davanti alla quale ci fermammo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abGuarda questa porta, nano! &#8211; ripresi. &#8211; Essa ha due volti. Due strade convergono qui, nessuno ne \u00e8 mai giunto al termine.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa lunga strada che conduce all&#8217;indietro \u00e8 lunga un&#8217;eternit\u00e0. E quest&#8217;altra che conduce fuori, laggi\u00f9, essa \u00e8 un&#8217;altra eternit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Esse si contraddicono, queste strade: esse battono insieme la testa, ed \u00e8 qui, davanti a questa porta, che esse si incontrano,. Il nome della porta \u00e8 scritto su in alo: l&#8217;Istante.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma chi continuasse a percorrere una di queste strade, sempre camminando, andando sempre pi\u00f9 lontano: credi tu, nano, che queste strade si contraddicano eternamente?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abTutto ci\u00f2 che \u00e8 diritto mente -, mormor\u00f2 il nano in tono di spregio. &#8211; Ogni verit\u00e0 \u00e8 curva, il tempo stesso \u00e8 un circolo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSpirito della gravit\u00e0! &#8211; dissi corrucciato. &#8211; Non risolvere il problema con tanta facilit\u00e0! Altrimenti ti lascio l\u00ec accoccolato dove stai ora, storpio che non sei altro, e ti ho pure portato<\/em> in alto<em>!<\/em><\/p>\n<p><em>Vedi questo Istante! &#8211; ripresi a dire. &#8211; Da questa porta che si chiama Istante una lunga strada che non finisce mai corre all&#8217;<\/em>indietro<em>; dietro a noi scorre una eternit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Non credi tu che tutte le cose che possono correre abbiano dovuto passare gi\u00e0 una volta per questa strada? E tutte quelle che<\/em> possono <em>accadere debbano essere gi\u00e0 accadute, fatte, trascorse una volta?<\/em><\/p>\n<p><em>E se tutto \u00e8 gi\u00e0 stato una volta, cosa ne pensi, nano, di questo Istante? Non deve, questa porta, esserci gi\u00e0 stata?<\/em><\/p>\n<p><em>E non sono forse tutte le cose legate insieme l&#8217;una con l&#8217;altra in modo che questo Istante trascini con s\u00e9 tutte le cose avvenire? Quindi anche se stesso?<\/em><\/p>\n<p><em>Giacch\u00e9 tutto ci\u00f2 che delle cose pu\u00f2 correre, correre gi\u00f9 lungo questa cupa strada,<\/em> deve <em>pur correre una volta o l&#8217;altra!<\/em><\/p>\n<p><em>E questo ragno che striscia lentamente nella luce della luna,, e questa luce lunare stessa, e io, e tu, che bisbigliamo insieme davanti alla porta, parlando di cose eterne: non dobbiamo esser gi\u00e0 stati tutti una volta? E tornare, e correre all&#8217;aperto dinanzi a noi per quell&#8217;altra orribile piccola strada: non dobbiamo, dico, eternamente tornare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec parlai io, sempre pi\u00f9 piano: perch\u00e9 avevo paura dei miei stessi pensieri e di ci\u00f2 che stava dietro di essi. Quando, all&#8217;improvviso, udii<\/em> urlare <em>vicino a me un cane.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho mai sentito un cane urlare cos\u00ec? Il mio pensiero corse all&#8217;indietro. S\u00ec! Quand&#8217;ero fanciullo, nella mia fanciullezza pi\u00f9 remota:<\/em><\/p>\n<p><em>allora sentii un cane urlare cos\u00ec. E lo vidi anche, il pelo irto, la testa volta all&#8217;ins\u00f9, tutto tremante, nel silenzio pi\u00f9 cupo della mezzanotte, dove anche i cani credono agli spettri;<\/em><\/p>\n<p><em>tanto che mi fece piet\u00e0. In quello stesso istante la luna piena pass\u00f2 in un silenzio di morte sopra la casa, e si ferm\u00f2 silenziosa, un disco rotondo di brace, silenziosa sopra il tetto piatto come su una propriet\u00e0 che appartenesse ad altri:<\/em><\/p>\n<p><em>e di questo ebbe paura il cane: perch\u00e9 i cani credono ai ladri e agli spettri. E quando udii urlare di nuovo a quel modo, ne ebbi di nuovo piet\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Dov&#8217;era ora il nano? E la porta? E il ragno? E il sussurro? Sognavo forse? O mi stavo svegliando? Ad un tratto mi ritrovai fra scogli selvaggi, solo, squallido, nella pi\u00f9 squallida luce della luna.<\/em><\/p>\n<p>Ma l\u00ec c&#8217;era un uomo steso a terra! <em>Ed ecco che il cane, vedendomi arrivare, si mise di nuovo a ululare, saltando, piagnucolando col pelo irto. Poi<\/em> grid\u00f2<em>: ho forse mai udito un cane gridare cos\u00ec al soccorso?<\/em><\/p>\n<p><em>In verit\u00e0 non avevo mai visto nulla di simile a ci\u00f2 che vidi allora. Vidi un giovane pastore che si contorceva convulsamente come se stesse per soffocare, il viso stravolto, mentre dalla bocca gli pendeva un pesante serpente nero.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando mai avevo visto tanto ribrezzo, tanto pallido orrore dipinto su di un volto? Forse egli s&#8217;era addormentato. E il serpente gli era penetrato in gola e vi si era attaccato coi denti.<\/em><\/p>\n<p><em>La mia mano afferr\u00f2 il serpente tirandolo a s\u00e9, invano! Essa non riusc\u00ec a strappare il serpente dalla gola! E allora sentii in me qualcosa che gridava: \u00abMordi! Mordi!<\/em><\/p>\n<p><em>Staccagli la testa! Mordi!\u00bb cos\u00ec gridava qualcosa in me; il mio ribrezzo, il mio odio, il mio schifo, la mia piet\u00e0, tutto ci\u00f2 che vi era in me di Bene e di Male usc\u00ec con un grido dalle mie viscere.<\/em><\/p>\n<p><em>O voi audaci che mi state intorno! Cercatori, tentatori e tutti voi che vi siete imbarcati con vele prudenti per il male inesplorato! amanti degli enigmi!<\/em><\/p>\n<p><em>Scioglietemi l&#8217;enigma che ho visto quel giorno, interpretatemi la visione del pi\u00f9 solitario fra i solitari!<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 \u00e8 stata una visione e una previsione: cosa ho visto allora nel simbolo? E<\/em> chi <em>\u00e8 colui che deve ancora venire?<\/em> <em>Chi \u00e8 il pastore cui il serpente strisci\u00f2 cos\u00ec nella gola?<\/em> Chi <em>\u00e8 l&#8217;uomo cui striscer\u00e0 cos\u00ec nella gola tutto ci\u00f2 che v&#8217;\u00e8 di nero, di pi\u00f9 nero?<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ecco che il pastore dette un morso, come gli aveva consigliato il mio grido; un morso dato bene! Sput\u00f2 via lontano la testa del serpente: e subito balz\u00f2 in piedi.<\/em><\/p>\n<p><em>Non pi\u00f9 un pastore, non pi\u00f9 un uomo, ma un trasformato, un circonfuso di luce, che<\/em> rideva<em>! Mai sulla terra nessun uomo rise come<\/em> egli <em>rise!<\/em><\/p>\n<p><em>O fratelli miei, allora udii un riso che no era pi\u00f9 un riso umano, ed ora mi divora una sete, una nostalgia che non pu\u00f2 trovar pace.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostalgia di questo riso mi rode l&#8217;anima: mi domando come posso vivere ancora! D&#8217;altro canto, mi rassegnerei ora morire?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra.<\/em><\/p>\n<p>Qui noi abbiamo un&#8217;esposizione abbastanza organica, sia pure per mezzo di simboli di non facile interpretazione, della dottrina dell&#8217;eterno ritorno, a Nietzsche peraltro gi\u00e0 nota da font greche che egli, come filologo classico, doveva conoscere piuttosto bene. Gi\u00e0 abbastanza nota perch\u00e9, mentre passeggiava lungo i sentieri boscosi attorno al lago di Silvaplana a Sils-Maria, in Engadina, quell&#8217;agosto del 1881, egli avesse non gi\u00e0 la rivelazione di un&#8217;idea totalmente nuova, l&#8217;intuizione di come un&#8217;idea antichissima, presente nelle civilt\u00e0 dell&#8217;India e anche in quella della Grecia dei primi secoli, potesse fornire il perno sul quale far leva per innalzare la sua concezione filosofica al rango di una compiuta visione del mondo, radicalmente alternativa rispetto a quella di origine giudaic-cristiana.<\/p>\n<p>In effetti, la prima formulazione dell&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno si trova gi\u00e0, prima dello <em>Zarathistra,<\/em> nell&#8217;aforisma numero 341 de <em>La gaia scienza<\/em> (del 1882: la prima opera in cui Nietzsche mostra l&#8217;ambizione di poter creare un nuovo destino per l&#8217;umanit\u00e0), nei seguenti termini:<\/p>\n<p>&quot;Il peso pi\u00f9 grande. <em>Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella pi\u00f9 solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: \u00abQuesta vita, come tu ora la vivi e l&#8217;hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sar\u00e0 mai in essa niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovr\u00e0 fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione &#8211; e cos\u00ec pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e cos\u00ec pure questo attimo e io stesso. L&#8217;eterna clessidra dell&#8217;esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!\u00bb? Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che cos\u00ec ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta:\u00abTu sei un dio e mai intesi cosa pi\u00f9 divina?\u00bb. Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: \u00abVuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?\u00bb graverebbe sul tuo agire come il peso pi\u00f9 grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non<\/em> desiderare pi\u00f9 <em>alcun&#8217;altra cosa che quest&#8217;ultima, eterna sanzione, questo suggello?&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dunque, il serpente che si attacca alla gola del pastore, mordendola, mentre questi giace addormentato e indifeso, \u00e8 il pensiero dell&#8217;eterno ritorno: pensiero terribile, capace di provocare il disgusto pi\u00f9 insopportabile, le contorsioni pi\u00f9 disperate e rabbiose. Per\u00f2, secondo Nietzsche, &quot;il coraggio \u00e8 il migliore assassino&quot;, &quot;il coraggio che attacca&quot;: ed ecco allora l&#8217;eroica decisione di mordere a fondo quel pensiero, di staccargli la testa di netto, per liberarsene e per accedere a una radicale trasformazione interiore: la trasformazione da uomo a superuomo. Il serpente che si morde la coda, il serpente che si avvolge su s\u00e9 stesso \u00e8, nelle culture antiche, simbolo della circolarit\u00e0 del tempo; dunque mordergli la testa e sputarla, dopo esserne stati morsi a propria volta sin nel pi\u00f9 profondo dell&#8217;anima, significa letteralmente risorgere da morte e trasfigurarsi (le analogie col detestato pensiero cristiano si sprecano addirittura; ma nessuna meraviglia: tutto lo <em>Zarathustra<\/em> ne \u00e8 pieno, cos\u00ec come sovrabbonda di metafore e immagini di ispirazione vetero-testamentaria: ambivalente \u00e8 l&#8217;atteggiamento di Nietzsche di fronte al suo &quot;arcinemico&quot;, la morale giudaico-cristiana e, in particolar modo, la figura di Ges\u00f9 Cristo).<\/p>\n<p>Il pensiero dell&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale \u00e8, di primo acchito, sconvolgente e repulsivo, addirittura orribile; ma se si spinge l&#8217;<em>amor fati<\/em> fino d accettarlo, ecco che il &quot;s\u00ec&quot; alla vita ne risulta infinitamente potenziato e tutto ci\u00f2 che, prima, appariva privo di senso, ne acquista uno ben preciso. Nietzsche, dunque, rifiuta il nichilismo non perch\u00e9 non sia vero che tutti i valori &quot;forti&quot; dell&#8217;esistenza siano morti o debbano morire, ma perch\u00e9 quelli condannati a scomparire sono i valori della trascendenza. La vita deve riscoprire in se stessa il proprio valore, rifiutando ogni ricerca di senso che sia al di fuori di s\u00e9 stessa: questo \u00e8 il dionisiaco messaggio di Zarathustra agli uomini. La dottrina dell&#8217;eterno ritorno, pertanto, lungi dall&#8217;essere una sorta di &quot;eccentricit\u00e0&quot; del pensiero nietzschiano, una reminiscenza della sua formazione filologica o un indovinello poetico, \u00e8 la pietra del paragone della raggiunta condizione di superuomo: superuomo \u00e8 solo chi \u00e8 in gradi di introiettare il pensiero dell&#8217;eterno ritorno, di vincerne la ripugnanza istintiva, di dire ad esso un &quot;s\u00ec&quot; integrale e senza riserva alcuna. Non a caso Zarathustra lo chiama, come abbiamo visto, <em>il pi\u00f9 abissale dei suoi pensieri<\/em>: in esso culmina tutta la filosofia del pensatore di R\u00f6cken, ed \u00e8 impensabile accostarsi ad essa pensando di poter prescindere dalle questioni che esso pone.<\/p>\n<p>Certo, non tutto \u00e8 chiaro nella dottrina dell&#8217;eterno ritorno. Il tempo circolare (di origine indiana, greca ed etrusca) che Nietzsche contrappone a quello lineare (di origine ebraico-cristiana) potrebbe essere- come suggeriscono Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero &#8211; una certezza scientifico-cosmologica, oppure un&#8217;ipotesi etica (bisogna vivere <em>come se<\/em> ogni cosa ritornasse), o anche una possibilit\u00e0 esistenziale che l&#8217;uomo pu\u00f2 scegliere, diventando, appunto, un superuomo; ci\u00f2 non si pu\u00f2 decidere in maniera univoca. Ma il senso complessivo di tale dottrina \u00e8 abbastanza chiaro: se accettiamo una concezione lineare e progressiva del tempo, siamo condannati a vivere in un presente che viene continuamente divorato dal futuro e diventa passato (cfr. la teoria del tempo esposta da S. Agostino nelle <em>Confessioni<\/em>), ossia in un istante che non ha mai il proprio significato in s\u00e9 stesso, ma in qualcosa che sta fuori di esso: il passato (la memoria) o il futuro (l&#8217;attesa). Solo accettando integralmente l&#8217;idea che ogni cosa ritorni infinite volte, sempre identica a s\u00e9 stessa, possiamo riappropriarci del nostro \u00e8 presente e della nostra vita: perch\u00e9, a quel punto, \u00e8 chiaro che ogni istante pu\u00f2 essere vissuto come un valore autosufficiente, poich\u00e9 in un cerchio ogni punto \u00e8 ugualmente importante di ciascun altro, mentre in una retta solo le estremit\u00e0 (inizio e fine) hanno veramente una meta e uno scopo.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che l&#8217;interpretazione nietzschiana del tempo circolare potrebbe essere agevolmente rovesciata: se ogni istante \u00e8 destinato a ritornare, <em>identico a s\u00e9 stesso,<\/em> esso non \u00e8 pi\u00f9 realmente un istante, ma una eternit\u00e0: nell&#8217;eterno e nell&#8217;infinito, infatti, le parti <em>non<\/em> sono minori del tutto: l&#8217;infinita serie di <em>un<\/em> singolo istante <em>non<\/em> \u00e8 meno infinita della serie di tutti gli istanti che formano la nostra vita.<\/p>\n<p>Se ne potrebbe anche trarre la conseguenza che, <em>intensive<\/em> se non <em>extensive,<\/em> l&#8217;istante unico e assolutamente irripetibile della concezione lineare del tempo (ebraico-cristiana) non \u00e8 meno prezioso ed &quot;autonomo&quot;, anzi, potrebbe esserlo assai di pi\u00f9, proprio per il suo carattere di radicale non ripetibilit\u00e0; ma non \u00e8 questo che ci interessa al presente. A noi basta, per il discorso che ci accingiamo a sviluppare, aver mostrato come, <em>per Nietzsche,<\/em> l&#8217;affermazione della concezione di un tempo ciclico e circolare, quindi infinito (o, pi\u00f9 propriamente, come direbbe un matematico, <em>illimitato<\/em>, come la superficie di una sfera che \u00e8 finita, ma illimitata) \u00e8 condizione inderogabile per l&#8217;affermazione suprema del &quot;s\u00ec&quot; alla vita, dell&#8217;<em>amor fati,<\/em> della realizzazione dell&#8217;uomo del domani: il superuomo.<\/p>\n<p>Noi, per\u00f2, in questa sede, non vogliamo soffermarci oltre sulla dottrina dell&#8217;eterno ritorno in s\u00e9 stessa, quanto sulle sue implicazioni riguardo a un aspetto specifico, e &#8211; a nostro parere &#8211; un po&#8217; trascurato del pensiero di Nietzsche: la redenzione del passato.<\/p>\n<p>Dobbiamo tornare nuovamente allo <em>Zarathustra<\/em> e fare un passo indietro, verso la fine della seconda parte, fino al terzultimo capitolo, intitolato semplicemente <em>Della redenzione.<\/em> Gi\u00e0 il titolo suona un po&#8217; strano nel contesto dell&#8217;universo nietzschiano, intriso com&#8217;\u00e8 di valenze religiose e, specificamente, ebraico-cristiane (abbiamo visto, peraltro, che la cosa non deve poi sorprendere pi\u00f9 di tanto; senza dimenticare l&#8217;educazione ricevuta dal giovane filosofo, figlio com&#8217;era di un pastore luterano). La parola <em>redenzione<\/em> viene dal latino <em>redemptio-redemptionis<\/em> e significa liberazione, riscatto, ad es. di uno schiavo; ma nel cristianesimo acquista un significato particolare, che finisce per diventare quello principale, di liberazione del genere umano dalle conseguenze del peccato originale, operato per mezzo dell&#8217;Incarnazione e, quindi, della passione di Ges\u00f9 Cristo. Pertanto Ges\u00f9 diventa il Redentore per antonomasia, e il cristianesimo si fonda pi\u00f9 sulla sua figura di Redentore che su quella di Messia (parola che proviene dall&#8217;ebraico <em>masc\u00ee ah,<\/em> cio\u00e8 <em>unto<\/em>) e che indica l&#8217;eletto dal Signore per soccorrere il popolo d&#8217;Israele. Il cristiano, a sua volta, \u00e8 il <em>redento,<\/em> cio\u00e8 il riscattato dal peccato; e <em>redimere<\/em> \u00e8 l&#8217;azione salvifica di Dio, letteralmente il <em>ri-comperare<\/em> colui che \u00e8 caduto in schiavit\u00f9 (del peccato, del demonio). Il verbo, poi, ha acquistato anche un significato riflessivo e, ovviamente, secolarizzato: perch\u00e9 <em>redimersi<\/em> non \u00e8 cosa che richieda un Salvatore esterno all&#8217;uomo, n\u00e9 suggerisce tanto l&#8217;idea del <em>ri-comperarsi<\/em>, quanto del <em>riscattarsi<\/em> in un senso morale meno forte, come potrebbe essere riconquistare la propria integrit\u00e0, il proprio onore, la propria dignit\u00e0: azione puramente umana e non necessariamente connotata in senso religioso. Raskolnikov, che in <em>Delitto e castigo<\/em> finisce per confessare il proprio crimine, si redime da s\u00e9: e se pure Dostojevskij ha inquadrato il suo travaglio in una dimensione genericamente religiosa, \u00e8 certo che si tratta dell&#8217;umano pagamento di un debito umano.<\/p>\n<p>In che senso, dunque, adopera Nietzsche il termine &quot;redenzione&quot;? E da cosa vuole redimere gli uomini, Zarathustra? Si tratta di una redenzione del passato: pi\u00f9 precisamente, in una trasformazione di ci\u00f2 che \u00e8 stato, dunque del passato, in ci\u00f2 che noi abbiamo voluto che fosse, dunque della nostra volont\u00e0. Per Nietzsche, tutto al contrario, la volont\u00e0 non \u00e8 affatto il male e il dolore insito nella vita, e non \u00e8 affatto un impulso incosciente: la volont\u00e0, per lui, \u00e8 un atto assolutamente cosciente mediante il quale l&#8217;essere umano si emancipa dal passato, col suo peso estenuante, e celebra la vittoria sul tempo, sul tempo lineare, trasformandolo in tempo circolare ove ogni cosa ritorner\u00e0 <em>perch\u00e9 cos\u00ec essa vuole<\/em>. Nietzsche, adoperando un linguaggio esplicitamente cristiano, si spinge fino ad affermare che &quot;volont\u00e0&quot; \u00e8 il nome del liberatore: come dire che l&#8217;uomo deve diventare il redentore di se stesso, ma non deve redimersi dal peso del peccato, bens\u00ec da quello di un passato subito e non intimamente voluto, di una vita accettata con rassegnazione e non con gioia dionisiaca.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che la trasvalutazione di tutti i valori, da lui predicata, finisce per diventare -comunque &#8211; una nuova tavola di valori, e che se il bisogno di redenzione nasce in lui da una schiavit\u00f9 che non \u00e8 storica &#8211; legata, cio\u00e8, a determinate circostanze -, ma strutturale, allora non si vedere come egli possa trovare in se stesso la forza di spezzare le proprie catene. Nietzsche risponde: la <em>volont\u00e0<\/em> sola \u00e8 in grado di dargli questa forza, ma non la piccola volont\u00e0 delle piccole situazioni, bens\u00ec la volont\u00e0 radicale, la <em>volont\u00e0 di potenza.<\/em> Ma noi possiamo sempre chiedere: se l&#8217;orizzonte di senso di colui che vuole redimersi, di colui che vuol realizzare in se stesso il superuomo, non eccede n\u00e9 deve eccedere una radicale fedelt\u00e0 alla terra e ai valori immanenti, donde e in che modo egli potr\u00e0 forgiare con le proprie mani un tal genere di volont\u00e0 radicale? La vita terrena non pu\u00f2 dare altro che vita terrena, l&#8217;immanenza non d\u00e0 altro che immanenza: se l&#8217;uomo \u00e8 strutturalmente schiavo, come potr\u00e0 liberarsi, o anche solo concepire l&#8217;anelito verso la propria liberazione? Donde lo avr\u00e0 appreso, chi glielo avr\u00e0 insegnato? Si potrebbe rispondere, con Nietzsche, che l&#8217;ebraismo e il cristianesimo hanno introdotto nel mondo la morale degli schiavi, basata sull&#8217;impotenza, sul risentimento e sulla falsificazione dei valori autentici, quelli di matrice aristocratica; ma, se \u00e8 cos\u00ec, bisognerebbe dedurne che, <em>prima<\/em> dell&#8217;ebraismo e del cristianesimo, la morale dei signori aveva gi\u00e0 creato le condizioni per la realizzazione del superuomo. Perch\u00e9 dunque non \u00e8 comparso?<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che la necessit\u00e0 della redenzione di cui parla Zarathustra non si riferisce ad una redenzione <em>storica,<\/em> dalla morale giudaico-cristiana, bens\u00ec <em>metafisica,<\/em> da una condizione strutturale di schiavit\u00f9 rispetto al proprio passato, alla propria storia, al tempo in quanto tale. Se questo \u00e8 vero, allora l&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno non si colloca sul piano di una verit\u00e0 scientifica, bens\u00ec su quello di un poter-essere: e il passaggio nella sua dimensione corrisponde a un atto della volont\u00e0, un po&#8217; come nel passaggio ai successivi stadi della vita per Kierkegaard (l&#8217;estetico, l&#8217;etico e il religioso). Dunque l&#8217;eterno ritorno corrisponderebbe a una circolarit\u00e0 del tempo <em>per coloro che sono in grado di accettarla,<\/em> realizzandola in s\u00e9 stessi (il pastore che morde la testa del serpente e la sputa lontano da s\u00e9), e non per tutti: il che, del resto, \u00e8 perfettamente coerente con l&#8217;aristocraticismo di fondo di tutta la concezione filosofica di Nietzsche. Possiamo pertanto avanzare l&#8217;ipotesi che siano possibili due realt\u00e0 temporali differenti, e che esse esistano contemporaneamente, come due universi paralleli che si sfiorano e a volta si toccano, ma restano nettamente distinti: quella del tempo lineare, in cui giace la massa degli esseri umani; e quella dell&#8217;eterna circolarit\u00e0, in cui si muove, <em>danzando<\/em>, l&#8217;umanit\u00e0 dionisiaca, quella di coloro che hanno accettato la profondit\u00e0 abissale di un tale pensiero, e ne sono stati redenti e trasformati in esseri di luce, in superuomini.<\/p>\n<p>Notiamo, per inciso, che alcuni teologi &#8211; non solo cristiani &#8211; sono giunti a ipotizzare qualche cosa di analogo per l&#8217;idea di Inferno e di Paradiso. Si tratterebbe, in sostanza, di due dimensioni oltre-mondane determinate essenzialmente dall&#8217;attitudine dell&#8217;anima umana nei confronti della realt\u00e0 <em>post-mortem<\/em>: l&#8217;Inferno sarebbe, allora, la dimensione della disperazione, e il Paradiso quella della fede e dell&#8217;amore; in altre parole, saremmo proprio noi, con le nostre aspettative nei confronti di ci\u00f2 che ci attende al termine della vita, a costruirci letteralmente, con le nostre stesse mani, il nostro Inferno oppure il nostro Paradiso. La realt\u00e0 della vita dopo la morte sarebbe n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno quella che noi ci aspetteremmo di trovare, sulla base del livello da noi raggiunto in fatto di evoluzione spirituale, di apertura coscienziale, di capacit\u00e0 d&#8217;amore.<\/p>\n<p>Ed ora torniamo a Nietzsche e alla sua dottrina della redenzione del passato.<\/p>\n<p>Ci serviamo ancora della stupenda traduzione di Liliana Scalero (ripubblicata nella edizione di <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em> della Casa editrice Tea di Torino, a cura di Gianni Vattimo, del 1992: trenta anni giusti dopo l&#8217;edizione della Longanesi).<\/p>\n<p><em>DELLA REDENZIONE<\/em><\/p>\n<p><em>Un giorno che Zarathustra passava sopra il grande ponte, fu circondato dagli storpi e dai mendicanti, e un gobbo cos\u00ec gli parlo:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abVedi, Zarathustra! Anche il popolo impara qualcosa da e e acquista fiducia nella tua dottrina: ma perch\u00e9 ti creda interamente, occorre una cosa: devi ancora persuadere noi storpi! Qui ce n&#8217;\u00e8 una bella scelta, e francamente, quest&#8217;\u00e8 un&#8217;occasione con pi\u00f9 di un ciuffo! Puoi guarire dei ciechi e far correre dei paralitici; e a chi ha qualcosa di troppo dietro la schiena, potrai anche toglierne un po&#8217;: ecco, mi pare, il metodo migliore per far credere in Zarathustra!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Zarathustra cos\u00ec rispose a chi gli parlava: \u00abSe al gobbo gli si prende la gobba, gli si prende anche il suo spirito: cos\u00ec ci insegna il popolo. E quando si rendono gli occhi al cieco, vedr\u00e0 troppe cose brutte sulla terra, cos\u00ec da maledire chi lo ha guarito. Chi poi fa correre il paralitico, gli procura il pi\u00f9 gran danno: perch\u00e9 appena potr\u00e0 correre, i suoi vizi se ne scapperanno con lui; cos\u00ec dice il popolo a proposito degli storpi. E perch\u00e9 Zarathustra non dovrebbe anche imparare dal popolo ci\u00f2 che il popolo impara da Zarathustra?<\/em><\/p>\n<p><em>Ma dacch\u00e9 sono fra gli uomini, mi sembra un nonnulla vedere che ad uno manca un occhio, ad un altro un orecchio, al terzo una gamba, e che ve ne sono anche altri che han perduto la lingua o il naso o la testa.<\/em><\/p>\n<p><em>Io vedo e in passato ho veduto cose peggiori, cose tanto orribili che non vorrei parlare di tutte, e di qualcuna neanche tacere: voglio dire gli uomini. Uomini cui manca tutto, salvo che hanno una cosa di troppo: uomini che non sono niente altro che un grande occhio o una gran boccaccia o una grande pancia o qualcosa di grande in genere. Io li chiamo storpi a rovescio.<\/em><\/p>\n<p><em>E quando uscii dalla mia solitudine e passai per la prima volta su quel ponte: allora non credetti ai miei occhi e dopo aver guardato, e ancora guardato, dissi: \u00abQuesto \u00e8 un orecchio! Un orecchio grande come un uomo!\u00bb. Guardai meglio: e veramente, sotto l&#8217;orecchio si muoveva qualcosa di cos\u00ec piccolo, povero e debole da far piet\u00e0. in verit\u00e0, l&#8217;enorme orecchio era messo su di un piccolo stelo sottile, e quello stelo era un uomo! Chi poi avesse messo un occhiale avrebbe potuto riconoscere perfino un piccolo visetto invidioso; e anche una fanciulla flaccida e gonfia che pendeva dallo stelo. Il popolo tuttavia mi disse che quel grande orecchio non era soltanto un uomo, bens\u00ec un grande uomo, un genio. Io peraltro non ho mai creduto al popolo quando parlava di grandi uomini: continuai quindi a credere che fosse uno storpio alla rovescia, che aveva troppo poco di tutto, e troppo di una sola cosa\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo che Zarathustra ebbe cos\u00ec parlato ai gobbi e a coloro di cui era l&#8217;interprete e il patrocinatore, si volse pieno di cruccio ai suoi discepoli e disse:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIn verit\u00e0, amici miei, io cammino fra gli uomini come fra rimasugli e ammassi di membra umane!<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 che pi\u00f9 mi riesce terribile all&#8217;occhio \u00e8 il vedere gli uomini dilaniati e sparsi qua e l\u00e0 come in un mattatoio o un campo di battaglia.<\/em><\/p>\n<p><em>E se il mio occhio balza dall&#8217;Oggi al Tempo passato, sempre vede la stessa cosa: frammenti di carne e membra sparse e orribili casi, ma uomini no!<\/em><\/p>\n<p><em>Ahim\u00e9, amici miei!<\/em> Per me <em>la cosa pi\u00f9 insopportabile sulla terra \u00e8 l&#8217;Oggi e il Passato; e non potrei vivere se non fossi anche un veggente che vede ci\u00f2 che deve accadere.<\/em><\/p>\n<p><em>Un veggente, un creatore, un uomo che vuole un avvenire per se stesso e un ponte che conduce verso l&#8217;avvenire: e ahim\u00e9, in certo modo anche uno storpio su questo ponte: tutto ci\u00f2 \u00e8 Zarathustra.<\/em><\/p>\n<p><em>E voi stessi, vi siete sovente domandati: &quot;Cos&#8217;\u00e8 per noi Zarathustra? Che nome deve avere per noi?&quot;. E, come sono solito a fare io, invece di darvi delle risposte vi siete fatti delle domande.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 uno che promette? O uno che mantiene? Un conquistatore? Un erede? Un autunno? O un aratro? Un medico? O uno che sta guarendo?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 egli un poeta? Uno che dice la verit\u00e0? Un liberatore? O un domatore? Un cattivo? Oppure un buono?<\/em><\/p>\n<p><em>Io mi aggiro tra gli uomini come tra i frammenti dell&#8217;avvenire: di quell&#8217;avvenire in cui io vedo.<\/em><\/p>\n<p><em>E questo \u00e8 il mio poetare, il mio tendere: condensare in un&#8217;unit\u00e0 poetica e riunire insieme ci\u00f2 che \u00e8 frammento ed enigma e lugubre caso.<\/em><\/p>\n<p><em>Come potrei esser uomo, se l&#8217;uomo non fosse anche poeta, scioglitore di enigmi e liberatore di tutto ci\u00f2 che \u00e8 Caso!<\/em><\/p>\n<p><em>Redimere il passato e ogni &quot;cos\u00ec fu&quot; in un &quot;cos\u00ec volli&quot;! Questo soltanto sarebbe per me redenzione!<\/em><\/p>\n<p><em>Volont\u00e0, questo \u00e8 il nome del liberatore, dell&#8217;apportatore di gioia: questo vi ho insegnato, amici miei!<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ora imparate anche questo: la stessa volont\u00e0 \u00e8 ancora una prigioniera.<\/em><\/p>\n<p><em>Il volere libera: ma come si chiama ci\u00f2 che stringe in catene perfino il liberatore?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec fu&quot;: ecco il digrignar di denti della volont\u00e0, la sua pena pi\u00f9 solitaria. Impotente contro ci\u00f2 che \u00e8 fatto, essa \u00e8 un cattivo spettatore di tutto ci\u00f2 che \u00e8 passato.<\/em><\/p>\n<p><em>La volont\u00e0 non pu\u00f2 volere all&#8217;indietro: che essa non possa spezzare il tempo e il desiderio del tempo, ecco la pena pi\u00f9 solitaria della volont\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Il volere libera: cosa escogita esso dunque per liberarsi della sua pena e prendersi beffe della sua prigione?<\/em><\/p>\n<p><em>Ahim\u00e9, ogni prigioniero diventa un pazzo! E anche la volont\u00e0 prigioniera si libera in modo pazzo.<\/em><\/p>\n<p><em>Che il tempo non torni indietro ,ecco ci\u00f2 che la fa fremere d&#8217;ira; e il masso ch&#8217;essa non pu\u00f2 rovesciare si chiama: &quot;ci\u00f2 che fu&quot;. E cos\u00ec essa rotola massi per rabbia e disdegno e si vendica di ci\u00f2 che non sente come lei sdegno e rabbia.<\/em><\/p>\n<p><em>In tal modo la volont\u00e0, la liberatrice, \u00e8 diventata causa di dolore: e si vendica di tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 soffrire per non poter ritornare nel passato.<\/em><\/p>\n<p><em>S\u00ec, perch\u00e9 questo solo \u00e8 la vera<\/em> vendetta<em>: la ripugnanza che prova la volont\u00e0 verso il tempo e verso il suo &quot;fu&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>In verit\u00e0, nella nostra volont\u00e0 alberga una grande follia, che questa follia abbia imparato ad aver uno spirito ,ecco ci\u00f2 che si \u00e8 mutato in maledizione per tutta l&#8217;umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo<\/em> spirito della vendetta<em>:<\/em> <em>questa, amici miei, \u00e8 stata finora la miglior conclusione cui \u00e8 giunto l&#8217;uomo quando medita: dove c&#8217;\u00e8 stato dolore, l\u00e0 dovrebbe sempre esserci castigo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Castigo&quot;, cio\u00e8 il nome che la vendetta d\u00e0 a se stessa ,procurandosi ipocritamente, con una parola menzognera, una coscienza tranquilla.<\/em><\/p>\n<p><em>E poich\u00e9 in chi vuole c&#8217;\u00e8 sempre dolore per il fatto di non poter volere all&#8217;indietro, cos\u00ec lo stesso volere e tutta la vita dovrebbero essere castigo!<\/em><\/p>\n<p><em>E allora sullo spirito si addens\u00f2 nube su nube; finch\u00e9 alla fine la follia predic\u00f2: &quot;Tutto perisce, quindi tutto \u00e8 degno di perire!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>E anche quella legge che impone al tempo di divorare i propri figli, \u00e8 giustizia&quot;: questo predic\u00f2 la follia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le cose nel mondo della morale sono ordinate secondo il diritto e il castigo. Ahim\u00e9, dove \u00e8 mai la liberazione dal flusso delle cose e dal castigo dell&#8217;esistere?&quot;. Cos\u00ec predic\u00f2 la follia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pu\u00f2 esservi redenzione, se vi \u00e8 un diritto eterno? Ahim\u00e9, la pietra che si chiama &quot;fu&quot; non pu\u00f2 essere rimossa; tutti i castighi debbono essere eterni&quot;: cos\u00ec predic\u00f2 la follia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nessuna azione pu\u00f2 essere annullata: come potrebbe esser resa come non avvenuta per mezzo del castigo? Questo \u00e8 il castigo eterno insito nel fatto di &quot;esistere&quot;: che cio\u00e8 l&#8217;esistenza debba essere eternamente azione e castigo!<\/em><\/p>\n<p><em>Ameno che la volont\u00e0 si liberi finalmente da s\u00e9, e il volere diventi un Non-volere: ma voi, fratelli miei, conoscete questa favola cantata dalla follia!<\/em><\/p>\n<p><em>Lontano da simili canzoni e da simili favole io vi condussi, quando vi insegnai che &quot;la volont\u00e0 era qualcosa di creativo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni &quot;fu&quot; \u00e8 un frammento, un enigma, un tetro accidente, finch\u00e9 la volont\u00e0 creatrice non dica: &quot;Ma io l&#8217;ho voluto cos\u00ec!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Finch\u00e9 la volont\u00e0 creatrice non dica: &quot;Ma io lo voglio cos\u00ec! Lo vorr\u00f2 cos\u00ec!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ha tuttavia essa gi\u00e0 parlato cos\u00ec? Quando avverr\u00e0 ci\u00f2? Forse la volont\u00e0 \u00e8 mai stata staccata dai finimenti della sua follia?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 mai accaduto che la volont\u00e0 diventasse liberatrice e apportatrice di gioia a se stessa? Ha forse disimparato lo spirito della vendetta e il digrignar dei denti?<\/em><\/p>\n<p><em>Chi le ha insegnato a riconciliarsi col tempo, e con ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 alto di ogni riconciliazione?<\/em><\/p>\n<p><em>La volont\u00e0, che \u00e8 volont\u00e0 di potenza, deve volere qualcosa di pi\u00f9 alto di tutte le riconciliazioni: ma come sar\u00e0 possibile ci\u00f2? Chi le ha insegnato il volere all&#8217;indietro nel passato\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>Riassumendo.<\/p>\n<p>La volont\u00e0 &quot;ordinaria&quot; freme di rabbia e disperazione per il fatto di non avere alcun potere sulle cose passate; e, per vendicarsene, ha inventato l&#8217;idea del castigo: ossia l&#8217;idea che volont\u00e0, in quanto tale, e la vita stessa, devono essere un castigo. E la volont\u00e0, impazzita di rabbia impotente, ha stabilito che, dal momento che tutto scompare nel passato, vuol dire che tutto \u00e8 degno di scomparire; e che, se il futuro divora incessantemente il presente (come nel mito greco di Cronos e Saturno), ci\u00f2 risponde a una legge di giustizia.<\/p>\n<p>Anche S. Tommaso d&#8217;Aquino, nella <em>Summa Theologiae<\/em> (Parte I, quest. XXV, art. 4), si era posto il problema se Dio, nella sua onnipotenza, possa far s\u00ec che le cose accadute non siano accadute: e aveva risposto che ci\u00f2 \u00e8 impossibile, perch\u00e9 Dio \u00e8, s\u00ec, onnipotente, ma non operare in modo conraddittorio; per cui concludeva che Dio, ad es., \u00ab<em>non pu\u00f2 togliere da un peccatore il fatto che egli abbia un giorno peccato, che egli abbia un giorno perduta la carit\u00e0\u00bb,<\/em>ma solo togliere la corruzione e dal cuore del peccatore <em>al presente.<\/em><\/p>\n<p>Per Nietzsche, \u00e8 questa la grande sfida per la quale passa la liberazione dell&#8217;uomo e la realizzazione del superuomo: il fatto che la <em>volont\u00e0 di potenza<\/em> impari a volere esattamente ci\u00f2 che \u00e8 stato, ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che sar\u00e0. In tal modo verr\u00e0 strappato al passato il suo pungiglione, e la volont\u00e0 sar\u00e0 redenta alla propria follia, e la vita sar\u00e0 riconciliata con se stessa: senza castighi e senza spirito di vendetta, ma accettando pienamente e gioiosamente <em>tutto<\/em> l&#8217;esistente.<\/p>\n<p>Che dire?<\/p>\n<p>Sii tratta, a nostro avviso, di uno dei tentativi pi\u00f9 organici, pi\u00f9 lucidi e pi\u00f9 coraggiosi che mai siano stati tentati sul terreno del pensiero filosofico per spezzare l&#8217;assedio del tempo, per liberare la coscienza dal rimorso e dal rimpianto del passato, per riconciliare l&#8217;uomo con se stesso mediante l&#8217;adesione incondizionata al proprio destino.<\/p>\n<p>E tuttavia, \u00e8 difficile non scorgere il limite intrinseco di una tale operazione. Oltre all&#8217;obiezione gi\u00e0 da noi avanzata sul piano logico, e cio\u00e8 che non si comprende come possa la volont\u00e0 folle e vendicativa, prigioniera della irreversibilit\u00e0 della freccia del tempo, trasformarsi in pura volont\u00e0 di potenza, sciolta da ogni limitazione e gioiosamente protesa al di l\u00e0 di se stessa, ve n&#8217;\u00e8 un&#8217;altra ancora pi\u00f9 forte sul piano etico. Se l&#8217;unica maniera di incurvare la freccia del tempo e trasformare il passato da una prigione in una liberazione \u00e8 quella di accettare incondizionatamente e volonterosamente tutto l&#8217;esistente &#8211; passato, presente e futuro &#8211; non condurr\u00e0 una tale operazione ad un atteggiamento ciecamente servile nei confronti dell&#8217;esistente reale, a discapito dell&#8217;esistente possibile? Non si esclude di fatto, per tal via, ogni idea di progresso spirituale, ogni fiducia nella perfettibilit\u00e0 della coscienza, e anche &#8211; diciamolo -non ci si autoassolve da ogni colpa, errore e traviamento? Certo, si libera l&#8217;istante dalla tirannia del passato, dalla catena del tempo; ma solo per riprodurlo all&#8217;infinito, cos\u00ec come esso \u00e8, sempre uguale a se stesso, inutilmente reiterandolo, inutilmente riproducendolo. Non vi sar\u00e0 una notte di san Bartolomeo, ma ve ne saranno infinite; non una sola Hiroshima, ma infinite altre, tutte uguali: l&#8217;uomo non imparer\u00e0 mai nulla dai propri errori.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 una forma di redenzione del passato, il prezzo che deve essere pagato per conseguirla \u00e8 davvero molto alto: rinunciare a ogni autonomia nei confronti dell&#8217;esistente, appiattirsi e ripiegarsi ciecamente sulla realt\u00e0 fattuale, spegnere nell&#8217;animo umano ogni scintilla di speranza in una libert\u00e0 effettiva, che \u00e8 anche &#8211; evidentemente &#8211; libert\u00e0 di dire <em>no,<\/em> e non solo di dire <em>s\u00ec.<\/em> Non basta che lo schiavo esclami a un certo punto<em>:\u00abSono queste, dunque, le mie catene? Ebbene, le voglio ancora: ieri, oggi e sempre!\u00bb<\/em>, perch\u00e9 la catene scompaiano. Lo schiavo rimane schiavo, se non ha la possibilit\u00e0 di scegliere se rimanere schiavo, oppure se spezzare le catene e liberarsi davvero. Altrimenti, sarebbe come dire che l&#8217;unico modo di redimersi dalla schiavit\u00f9 \u00e8 quella di accettarla non per obbedienza verso il padrone, ma per una propria, intima convinzione; n\u00e9 basta che tale convinzione debba essere voluta dallo schiavo stesso, essa deve anche essere gioiosa; altrimenti l&#8217;incantesimo non funziona.<\/p>\n<p>In questo modo di pensare vi \u00e8 probabilmente, non vogliamo negarlo, una parte di verit\u00e0. Lo schiavo che non si sente pi\u00f9 schiavo, ammettiamolo, \u00e8 gi\u00e0 di fatto un liberato. Ma per non sentirsi pi\u00f9 schiavo, lo ripetiamo, bisognerebbe che potesse scegliere se obbedire ancora al padrone, oppure no: ci\u00f2 che lo metterebbe in una posizione di autonomia nei confronti del reale. Ove questa condizione non si verifichi, la liberazione \u00e8 solo apparente. Cos\u00ec, dire un &quot;s\u00ec&quot; totale alla vita \u00e8 un gesto liberatorio, ma a patto che si possa anche dire &quot;no&quot;. Certo, \u00e8 cosa impossibile dire di no al passato.<\/p>\n<p>Oppure la trasformazione alchemica del passato \u00e8 possibile, la trasformazione degli errori e dei dolori del passato \u00e8 a portata dell&#8217;uomo? Forse Nietzsche \u00e8 stato troppo frettoloso nell&#8217;escluderla, e troppo pessimista (pur credendosi un ottimista) nell&#8217;escluderla tassativamente. In effetti, la forma pi\u00f9 alta dell&#8217;Opera alchemica consiste proprio nella trasmutazione del passato al fine di restaurare l&#8217;equilibrio interiore dell&#8217;uomo e di insignorirlo di tutte le sue facolt\u00e0 psichiche le quali, a causa di traumi ed errori pregresse, poco alla volta gli si sono rivoltate contro. Egli, cio\u00e8, deve trasformare le energie vibrazionali negative in positive, il che \u00e8 possibile a determinate condizioni, prima delle quali <em>innalzare l&#8217;anima dal piano di esistenza fenomenico a quello noumenico<\/em>, ossia delle realt\u00e0 in s\u00e9, sottratta alle contingenze spazio-temporali in cui, per l&#8217;ordinario, siamo immersi come rane nello stagno. \u00c8 questo che intende J. H. Reyner nel <em>Diario di un moderno alchimista<\/em> (Torino, MEB, 1976, pp. 113-114 e 117-118).<\/p>\n<p><em>&quot;Se io faccio un viaggio fino ad una localit\u00e0 vicina, molti oggetti compaiono ai miei occhi e scompaiono man mano che procedo; il luogo e gli edifici della mia destinazione nasceranno miracolosamente dal nulla e, alla partenza, spariranno. Eppure io non credo che essi siano stati creati al momento del mio viaggio e che cessino di esistere quando me ne vado.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La stessa cosa accade per gli oggetti e gli eventi del mondo fenomenico, che vengono materializzati dal transito della coscienza. Non sono che l&#8217;apparenza in termini di tempo di cause non manifeste del mondo noumenico, che esistono sia prima sia dopo il passaggio della coscienza specifica che le ha messe in atto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In particolare, tutti gli eventi e le esperienze della mia vita sono manifestazioni di un complesso di possibilit\u00e0 che esiste in permanenza nel mondo noumenico. Questo complesso forma il mio tempo-corpo e mi appartiene da sempre e per sempre, anche se le esperienze fisiche che ne derivano vengono archiviate nel &#8216;passato&#8217;.<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot;Possiamo ora introdurre l&#8217;aspetto pi\u00f9 significativo e affascinante del tempo-corpo, e cio\u00e8 che esso pu\u00f2 essere modificato. Se vado a fare una passeggiata in campagna posso prendere diverse strade: posso tenermi sulla via principale, come posso vedere una zona pi\u00f9 interessante su un lato, magari in salita, e quando trovo il passaggio adatto posso esplorarla. Pu\u00f2 darsi che io scopra cos\u00ec un sentiero fra i prati del quale non conoscevo l&#8217;esistenza e decida di seguire questa via fin da principio, la prossima volta. Esistono innumerevoli possibilit\u00e0 (anche se non illimitate). La stessa libert\u00e0 di movimento esiste nel mondo noumenico, dove ci sono colline e valli, altipiani e paludi dove il transito della coscienza pu\u00f2 prendere vie diverse. Non solo, ma la strada pu\u00f2 cambiare in qualsiasi momento, per evitare le zone pi\u00f9 fangose e prendere un sentiero pi\u00f9 pulito. Stiamo parlando per analogia, necessariamente, ma per inferenza si pu\u00f2 comprendere che in qualunque punto del tempo-corpo un livello di coscienza diverso attuer\u00e0 possibilit\u00e0 diverse entro il disegno eterno, per cui il tempo-corpo ne risulter\u00e0 cambiato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il nostro pensiero normale dar\u00e0 di questo concetto un&#8217;interpretazione limitata al futuro, perch\u00e9 ci \u00e8 facile comprendere come un comportamento pi\u00f9 cosciente possa cambiare il corso della vita. Il concetto di tempo-corpo ha invece un significato molto pi\u00f9 profondo perch\u00e9, come abbiamo appena detto, si presta ad essere modificato in qualunque suo punto e tale modifica pu\u00f2 riguardare quelle esperienze che sono state attuate in &#8216;passato&#8217;. Abbiamo visto che i livelli superiori di coscienza (che possediamo ma normalmente non usiamo) godono di una certa libert\u00e0 di movimento entro il mondo reale e perci\u00f2 possono riattivare una qualsiasi parte del tempo-corpo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Di questa idea esistono varie interpretazioni. La teoria della ricorrenza (&#8230;) sostiene che si pu\u00f2 rivivere l&#8217;intera vita, ma in questo modo bisogna attendere la morte per ricominciarla da principio, mentre invece \u00e8 possibile tentare l&#8217;impresa<\/em> fin d&#8217;ora. <em>Come ho detto, i livelli superiori di coscienza hanno una certa libert\u00e0 di movimento entro il mondo reale, e ad ogni evento prende parte pi\u00f9 di una coscienza. Un &#8216;avvenimento&#8217; viene creato al transito della coscienza cosmica (che crea il tempo d&#8217;orologio), ma le manifestazioni psicologiche che lo accompagnano sono create dal transito della coscienza individuale che rende attuali e concrete alcune possibilit\u00e0 accessorie esistenti nel mondo noumenico. Il tempo-corpo contiene perci\u00f2 almeno due fili intrecciati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il filo individuale pu\u00f2 attraversare livelli diversi ed in effetti il suo percorso \u00e8 tortuoso perch\u00e9 anche in condizioni normali il livello della coscienza non \u00e8 costante ma varia continuamente. Nella stessa persona i momenti di ansia o di emozioni negative si alternano a momenti pi\u00f9 distaccati o addirittura di auto-consapevolezza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In stato di maggiore consapevolezza, il tempo-corpo pu\u00f2 essere visto nel suo insieme e si pu\u00f2 cominciare ad eliminare alcune delle deviazioni del &#8216;passato&#8217; e addirittura tracciare un cammino di livello superiore. Ci\u00f2 \u00e8 possibile perch\u00e9 le possibilit\u00e0 materializzate in precedenza non sono stabilite irrevocabilmente, ma possono essere modificate.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Nietzsche, probabilmente, non credeva nell&#8217;alchimia (anche se ci credeva Strindberg, col quale ebbe una corrispondenza e che lo aveva conosciuto tramite Brandes, il quale gli aveva inviato una copia de <em>Il caso Wagner<\/em>), nemmeno nella versione assai evoluta teorizzata da Reyner nel brano qui sopra riportato. Era un antipositivista che, per fedelt\u00e0 integrale alla terra, cio\u00e8 all&#8217;esistente, aveva finito per abbracciare una visione del mondo ancor pi\u00f9 materialista di quella dei positivisti pi\u00f9 intransigenti.<\/p>\n<p>Strano destino, si direbbe. A volte, la coerenza totale, portata rigidamente alle estreme conseguenza, pu\u00f2 portare nel luogo opposto a quello cui credevamo di essere diretti. \u00c8 il paradosso dei puri, e dei coraggiosi, e Nietzsche era sia l&#8217;uno che l&#8217;atro. In pi\u00f9, era un solitario quale ve ne furono pochi nella storia del pensiero: e anche questa \u00e8 una condizione che pu\u00f2 contribuire alla potenza dell&#8217;originalit\u00e0, ma anche alla crescita smisurata dei fraintendimenti.<\/p>\n<p>Di lui possiamo dire che cerc\u00f2 disperatamente la strada per uscire dal vicolo cieco della irreversibilit\u00e0 del passato; e che, non trovandola, credette che l&#8217;unica soluzione perch\u00e9 la volont\u00e0 non se ne ammalasse e non impazzisse, era quella di indurla ad approvare entusiasticamente passato, presente e futuro non una sola volta, ma all&#8217;infinito. Non gli fecero difetto n\u00e9 l&#8217;audacia concettuale, n\u00e9 la coerenza; e tuttavia, pare che non si sia reso conto che il rimedio da lui elaborato rischia di diventare peggiore del male. Questa, almeno, \u00e8 la conclusione a cui ci porterebbero i ragionamenti fin qui sviluppati.<\/p>\n<p>Ma tutto ci\u00f2 non deve impedirci di riconoscergli una rara purezza intellettuale, una rara fierezza, una rara onest\u00e0 di intenti; il che non \u00e8 certo poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Friedrich Nietzsche scrive di getto la prima parte di Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra, a Nizza, fra il principio di febbraio del 1883 e il 13 dello stesso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[148],"class_list":["post-27323","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27323","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27323"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27323\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}