{"id":27315,"date":"2022-03-15T01:25:00","date_gmt":"2022-03-15T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/15\/niente-dialogo-fra-ebrei-e-cristiani-lo-scoprite-ora\/"},"modified":"2022-03-15T01:25:00","modified_gmt":"2022-03-15T01:25:00","slug":"niente-dialogo-fra-ebrei-e-cristiani-lo-scoprite-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/15\/niente-dialogo-fra-ebrei-e-cristiani-lo-scoprite-ora\/","title":{"rendered":"\u00abNiente dialogo fra ebrei e cristiani\u00bb. Lo scoprite ora?"},"content":{"rendered":"<p>Nella Chiesa del Vaticano II hanno fatto una scoperta straordinaria: che non c&#8217;\u00e8, e non c&#8217;\u00e8 mai stato, un dialogo fra ebrei e cristiani. Logico. Per dialogare bisogna essere in due; ma se da una parte si vuol dialogare e dall&#8217;altra si pretendono solo scuse, ravvedimenti, auto-mortificazioni, il dialogo non funziona, non c&#8217;\u00e8 proprio. Solo che nessun cristiano, e a maggior ragione nessun cattolico, avrebbe mai potuto dirlo: \u00e8 la sacrosanta verit\u00e0, ma sarebbe politicamente scorretto dirla a voce alta. Dunque, a dirla bisognava che fosse un ebreo, non un cristiano; allora s\u00ec la si poteva ascoltare, accettare, e riflettervi sopra. Magari per trarne delle conclusioni non molto migliori della premessa, ossia che si possa e si debba dialogare sempre, infaticabilmente, anche con chi non ha alcuna intenzione di farlo, perch\u00e9 il dialogo non sa neppure cosa sia. Comunque, l&#8217;importante \u00e8 che qualcuno finalmente l&#8217;abbia detta, quella verit\u00e0: adesso sta ai cristiani, e particolarmente ai cattolici, trarne le giuste conclusioni.<\/p>\n<p>L&#8217;ebreo che ha detto questa ovvia verit\u00e0 \u00e8 lo storico e teologo Jacob Neusner (Hartford, Connecticut, 28 luglio 1932-Rhinebeck, New York, 8 ottobre 2016), rabbino, professore di storia e teologia del&#8217;ebraismo preso il Bard College di New York, nonch\u00e9 membro di svariate e prestigiose istituzioni accademiche, uno degli scrittori pi\u00f9 pubblicati in tutto il mondo, con una bibliografia che sfiora le 1.000 pubblicazioni, e uno dei pi\u00f9 citati nelle riviste e nei libri di argomento spirituale e religioso. \u00c8 suo il libro <em>Ebrei e cristiani. Il mito di una tradizione comune<\/em>, tradotto nel 2009 dalle Edizioni San Paolo, nel quale sostiene che, diversamente da ci\u00f2 che pensa la gente comune (in ambito cristiano), le due religioni sono sempre state impermeabili l&#8217;una all&#8217;altra, dopo il &quot;distacco&quot; dei cristiani dall&#8217;ebraismo, ha fatto riflettere seriamente, per la prima volta, i fautori del dialogo ad oltranza, e li ha costretti a misurarsi con la pochezza, o meglio con la nullit\u00e0, dei risultati conseguiti. \u00c8 stata senza dubbio una doccia gelata per alcuni, forse per molti; tuttavia una doccia salutare, se il confronto coi fatti vale pi\u00f9 dell&#8217;ideologia.<\/p>\n<p>Tuttavia c&#8217;\u00e8 da dubitare che la lezione sia stata compresa proprio da quelli cui era diretta: non c&#8217;\u00e8 peggior sordo di chi non vuole udire, n\u00e9 peggior cieco di chi non vuol vedere. Nel 2007 era uscito il primo volume dell&#8217;opera di Benedetto XVI su Ges\u00f9 di Nazareth, e tale pubblicazione aveva ridestato l&#8217;interesse intorno a un precedente libro di Neusner, <em>Un rabbino parla con Ges\u00f9<\/em>, la cui prima edizione risale al 1993; poi, nel 2011, era stata tradotta (in italiano dall&#8217;editore Marietti) la &quot;risposta&quot; ebraica all&#8217;opera di Benedetto XVI, in un volume scritto da Achim Buckenmaier, Rudolf C. Pesch e Ludwig Weimer intitolato <em>L&#8217;ebreo Ges\u00f9 di Nazaret.<\/em> <em>Un contribuito al dialogo fra Benedetto XVI e Jacob Neusner.<\/em> Questa, infatti, \u00e8 l&#8217;idea che si ha del dialogo da parte della Sinagoga: <em>Ges\u00f9 \u00e8 ebreo<\/em>, come dire: <em>\u00e8 cosa nostra; voi ve ne siete impossessati, in un certo senso quasi di frodo.<\/em> Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di dire cosa pensiamo di questa impostazione, che \u00e8 tipica della cultura rabbinica di oggi, di ieri e di sempre, a proposito del libro di Riccardo Calimani<em>, Ges\u00f9 ebreo<\/em>, edito da Rusconi nel 1990 (vedi il nostro articolo: <em>Ges\u00f9 ebreo? No grazie<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 20\/09\/10, e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 29\/01\/18; vedi anche <em>E dopo Ges\u00f9 ebreo, poteva mancare san Paolo ebreo?<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 19\/10\/20). La loro posizione \u00e8 questa: \u00abGes\u00f9 \u00e8 ebreo; qualunque cosa voi diciate o facciate, non potete cambiare questo fatto: dunque rassegnatevi, voi siete e sarete per sempre i <em>fratelli minori<\/em> dell&#8217;ebraismo. Qualsiasi cosa diciate o facciate, noi l&#8217;avevamo detta e fatta prima di voi; e anche il vostro Ges\u00f9 non \u00e8 che un prodotto della nostra religione e della nostra cultura\u00bb. Infatti, come si pu\u00f2 presentare un libro dal titolo <em>L&#8217;ebreo Ges\u00f9 di Nazaret<\/em>, con il sottotitolo <em>Un contributo al dialogo fra Benedetto XVI e Jaconb Neusner<\/em>? Questo non \u00e8 un dialogo: \u00e8 un&#8217;intimazione di resa senza condizioni. Se Ges\u00f9 era un ebreo e basta, che altro c&#8217;\u00e8 da dire? Il fatto che abbia fondato una nuova religione passa in secondo piano, diventa un dettaglio trascurabile.<\/p>../../../../n_3Cp>Ma ecco cosa dice Jacob Neusner a proposito del tanto decantato &quot;dialogo&quot; e, pi\u00f9 in generale, della supposta &quot;tradizione comune&quot; di ebraismo e cristianesimo, nel presentare il suo saggio <em>Ebrei e cristiani. Il mito di una tradizione comune<\/em> (cit. da: <em>Pagine aperte, mensile bibliografico<\/em>, Torino, n. 1 gennaio-febbraio 2010, pp. 48-49):<\/p>\n<p><em>\u00c8 vero, cristianesimo ed ebraismo hanno in comune parte delle sacre Scritture, l&#8217;Antico Testamento o Torah scritta. Ma tali scritti fanno parte di un canone pi\u00f9 ampio, la Bibbia per il cristianesimo e la Torah per l&#8217;ebraismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il cristianesimo legge la Bibbia, l&#8217;ebraismo studia la Torah. Mentre poche volte si raggiungono conclusioni che coincidono, generalmente le due religioni non condividono temi comuni e non hanno portato avanti alcun vero dialogo. La Scrittura pu\u00f2 fornire una base comune, ma essa ha condotto soltanto alla divisione, perch\u00e9 l&#8217;Antico Testamento serve al cristianesimo solo in quanto prefigurazione del Nuovo e la Torah scritta per l&#8217;ebraismo pu\u00f2 e deve essere letta solo nell&#8217;ottica di adempimento e completamento compiuti dalla Torah orale. Per misurare la distanza tra cristianesimo ed ebraismo, allora, occorre attraversare l&#8217;abisso posto tra il Nuovo Testamento e la Torah orale (la Mishnah, i due Talmudin, le raccolte di Midrashim). E lo si \u00e8 gi\u00e0 fatto, per quanto nel capitolo conclusivo di questo libro, mostrer\u00f2 in che modo ritengo ci si possa incontrare nel mezzo. \u00c8 perfettamente ovvio comunque, stando cos\u00ec le cose, che nessuna delle due religioni possiede una teoria sull&#8217;altra formulata in termini che la seconda possa condividere e questo pone in rilievo il punto fondamentale: le sue religioni non si sono mai parlate n\u00e9 possono farlo ora.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 \u00e8 del tutto prevedibile, dato il carattere delle tradizioni religiose come espressioni, ognuna nel proprio ambito, dell&#8217;ordine sociale appellandosi a una verit\u00e0 soprannaturale &#8212; integra ed esclude, definendo sia le linee portanti sia i limiti esterni. Cos\u00ec, difficilmente possiamo aspettarci che le religioni, viste sotto tale ottica, cominciano a compiere quel che non \u00e8 dato loro di fare. Se, allora, si verificher\u00e0 il dialogo che oggi ebrei e cristiani desiderano, esso dovr\u00e0 nascere da una forte comprensione del carattere delle religioni, ognuna vista nella sua interezza come espressione dell&#8217;ordine sociale e come struttura del sistema sociale. Allora e soltanto allora l&#8217;incontro potr\u00e0 cominciare: l&#8217;unione di due insiemi ben compaginati, ognuno sicuro di s\u00e9 ma anche attratto dall&#8217;altro, entrambi vincolati da interessi condivisi e da obiettivi comuni.<\/em><\/p>\n<p><em>In questo saggio svilupper\u00f2 tali punti in tre modi. Primo, nei capitolo 1 e 2 sottolineo che \u00abfin dagli albori i mondi religiosi ebraico e cristiano interagirono assai poco\u00bb. Mentre comunemente il cristianesimo \u00e8 rappresentato come una germinazione dell&#8217;\u00abebraismo\u00bb, di fatto inizi\u00f2 come sistema religioso autonomo e assoluto, solo in seguito si formul\u00f2 la teoria delle sue origini assumendo e facendo proprie alcune componenti dell&#8217;antico Israele.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei capitoli 3 e 4 abbraccio un periodo di tempo che va dal I al IV secolo ed esamino le occasioni in cui ritengo che \u00abebraismo e cristianesimo si focalizzino su uno stesso tema\u00bb. Ma persino in questo caso non ebbe luogo alcun dialogo n\u00e9 dibattuto di nessun genere.<\/em><\/p>\n<p><em>Dal capitolo 5 all&#8217;8 \u00abpasso da un discorso storico a uno teologico\u00bb. Nel capitolo 5 prendo in esame sia il lato negativo sia quello positivo dello stesso argomento. Concludo che non esiste ora, n\u00e9 mai \u00e8 esistita, una tradizione ebraico-cristiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Ne capitolo 6 espongo brevemente una delle \u00abragioni\u00bb fondamentali \u00abdella mancanza di dialogo\u00bb, cio\u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 dei sistemi religiosi di prendere in considerazione l&#8217;altro o quanto \u00e8 estraneo a loro; un ostacolo davvero notevole.<\/em><\/p>\n<p><em>I capitoli 7 e 8, poi, mirano a far procedere il discorso. Il viaggio sar\u00e0 lungo e difficile, ma se a posteriori si riveler\u00e0 che ho aperto la strada per il primo passo, sar\u00e0 stato \u00abun contributo\u00bb meritevole. Solo quando riconosciamo la diversit\u00e0 possiamo apprezzare i punti in comune: l&#8217;amore per l&#8217;unico e lo stesso Dio; il comando assoluto, dato a tutti noi da quell&#8217;unico Dio, di amarci a vicenda. I \u00abmodi\u00bb in cui ci si ama scambievolmente costituiscono il compito del XXI secolo, ma i terrori del XX ci hanno insegnato per quale motivo lo dobbiamo fare.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, il dialogo fra le due religioni non c&#8217;\u00e8 mai stato, e questo perch\u00e9 entrambe si sono mostrate incapaci di apprezzare l&#8217;altra come un tutto completo, integro, coerente; mentre ora, se il dialogo avr\u00e0 inizio (e il Neusner se ne attribuisce in anticipo il merito e la gloria) \u00e8 perch\u00e9 abbiamo capito tutti quanti, grazie appunto all&#8217;autore, che la dialettica dei distinti conduce alla scoperta e all&#8217;apprezzamento di ci\u00f2 che essi hanno in comune. Gira e rigira, \u00e8 sempre il vecchio schema hegeliano, che poi \u00e8 ricalcato sull&#8217;ancor pi\u00f9 vecchio schema cabalistico, per il quale dall&#8217;urto della tesi e dell&#8217;antitersi nasce la sintesi. Che cosa di buono e di utile si possa poi ricavare da tale sintesi, non \u00e8 dato capire. Il concetto stesso delle due religioni, che dovrebbero parlarsi e capirsi accettando l&#8217;una la completezza dell&#8217;altra, \u00e8 teologicamente inaccettabile., a meno di accettare il pi\u00f9 fluido relativismo. Non ci sono due o pi\u00f9 religioni: c&#8217;\u00e8 la vera religione e ci sono le false religioni. Fermo restando che Ges\u00f9 ha condannato ai suoi seguaci di amare tutti gli uomini, non si possono amare tutte le religioni; anzi non se ne pu\u00f2 amare n\u00e9 prendere per buona alcuna, all&#8217;infuori della vera. Si dir\u00e0 che questo \u00e8 assolutismo e che denota un atteggiamento d&#8217;intolleranza. No: questa \u00e8 logica. Come non ci sono due o pi\u00f9 verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 una e indivisibile, cos\u00ec non ci sono due o pi\u00f9 religioni. E non \u00e8 nemmeno vero che i cattolici non abbiano tentato di dialogare a ogni costo: che cosa poteva aspettarsi di pi\u00f9, un ebreo, di quanto c&#8217;\u00e8 scritto nella <em>Nostra aetate<\/em> del 28 ottobre 1965? E infatti, essa \u00e8 stata praticamente scritta dai rabbini del B&#8217;Nai B&#8217;rith, gli amici del cardinale Bea. Pure, non basta ancora: per quelli come Neusner, non baster\u00e0 mai, fino a quando i cristiani non diranno: s\u00ec, l&#8217;ebraismo \u00e8 tanto vero quanto la fede in Ges\u00f9 risorto; entrambe le fedi si rivolgono allo stesso Dio; portano entrambe alla salvezza, a pari merito. Il che, ultimamente, \u00e8 stato fatto: sia in documenti ufficiali che in discorsi estemporanei, gi ultimi papi hanno espresso precisamente questi concetti, sempre partendo dal fatto che gli ebrei sono i <em>fratelli maggiori<\/em> dei cristiani, il che \u00e8 una falsit\u00e0 e una sciocchezza. Ges\u00f9 Cristo non ha fratelli maggiori: Lui, l&#8217;Uomo-Dio, \u00e8 venuto per tutti gli uomini, sul solco dei Profeti e delle Scritture ebraiche, certo: ma gli ebrei non l&#8217;hanno voluto. Questo \u00e8 il punto, questo \u00e8 il nodo ineludibile: e non ci sono chiacchiere che possano aggirare uno scoglio di tali proporzioni. Questo, sul piano teologico.<\/p>\n<p>Sul piano storico, Neusner si duole che per secoli le due religioni non si siano parlate, non si siano confrontate, non si siano ascoltate. Omette di dire, lui grande studioso del <em>Talmud<\/em>, che i seguaci del <em>Talmud<\/em>, per secoli e secoli, e fino ai nostri giorni, quando pregano lanciano terribili invettive e maledizioni contro Ges\u00f9 Cristo (che dal nostro, pudicamente, non viene mai neppure nominato: e come pu\u00f2 un ebreo predicare il dialogo col cristianesimo, tacendo quel Nome?) e contro i suoi seguaci; mente dal versante opposto, quello dei cristiani, la musica \u00e8 sempre stata tutt&#8217;altra. Per convincersene, basta rileggere il seguente passo di san Paolo, dall&#8217;E<em>pistola ai Romani<\/em>, 11, 25-32:<\/p>\n<p><em>25\u00a0Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinch\u00e9 non siate presuntuosi: un indurimento si \u00e8 prodotto in una parte d&#8217;Israele, finch\u00e9 non sia entrata la totalit\u00e0 degli stranieri;\u00a026\u00a0e tutto Israele sar\u00e0 salvato, cos\u00ec come \u00e8 scritto:\u00abIl liberatore verr\u00e0 da Sion. 27\u00a0Egli allontaner\u00e0 da Giacobbe l&#8217;empiet\u00e0; e questo sar\u00e0 il mio patto con loro, quando toglier\u00f2 via i loro peccati\u00bb. 28<strong>\u00a0<\/strong>Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l&#8217;elezione, sono amati a causa dei loro padri;\u00a029<strong>\u00a0<\/strong>perch\u00e9 i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili.\u00a030<strong>\u00a0<\/strong>Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza,\u00a031\u00a0cos\u00ec anch&#8217;essi sono stati ora disubbidienti, affinch\u00e9, per la misericordia a voi usata, ottengano anch&#8217;essi misericordia.\u00a032<strong>\u00a0<\/strong>Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti.<\/em><\/p>\n<p>Il cuore del messaggio cristiano \u00e8 che Ges\u00f9 \u00e8 venuto per la salvezza di tutti, anche e in primo luogo degli ebrei; ma gli ebrei non l&#8217;hanno voluto ascoltare, n\u00e9 riconoscere come Messia e Figlio di Dio, e anzi l&#8217;hanno voluto mettere a morte. Questi sono i fatti. N\u00e9 risulta che, nei duemila anni successivi, qualche rabbino abbia mai espresso rammarico per quella condanna: al contrario, il <em>Talmud<\/em> insegna ad alimentare senza posa l&#8217;odio per Cristo e i suoi seguaci. E allora, meglio lasciar cadere l&#8217;ipocrisia del dialogo. Non c&#8217;\u00e8 salvezza fuori di Ges\u00f9: questa \u00e8 la verit\u00e0 che la Chiesa ha sempre insegnato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella Chiesa del Vaticano II hanno fatto una scoperta straordinaria: che non c&#8217;\u00e8, e non c&#8217;\u00e8 mai stato, un dialogo fra ebrei e cristiani. Logico. 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