{"id":27313,"date":"2014-11-21T09:18:00","date_gmt":"2014-11-21T09:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/11\/21\/la-riflessione-sulle-creature-extraterrestri-nel-pensiero-di-nicola-cusano\/"},"modified":"2014-11-21T09:18:00","modified_gmt":"2014-11-21T09:18:00","slug":"la-riflessione-sulle-creature-extraterrestri-nel-pensiero-di-nicola-cusano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/11\/21\/la-riflessione-sulle-creature-extraterrestri-nel-pensiero-di-nicola-cusano\/","title":{"rendered":"La riflessione sulle creature extraterrestri nel pensiero di Nicola Cusano"},"content":{"rendered":"<p>Molto prima che Isaac Asimov, Philip K. Dick e altri studiosi o romanzieri di fantascienza si ponessero l&#8217;interrogativo se vi siano delle forme di vita su altri pianeti e quali potrebbero essere, tali interrogativi se li era posti un filosofo tedesco del XV secolo, che fu anche teologo, astronomo, matematico, giurista, nonch\u00e9 uno dei maggiori umanisti a livello europeo e un cardinale della Chiesa cattolica romana: Nicola Cusano o Niccol\u00f2 da Cusa (Kues, 1401-Todi, 1464).<\/p>\n<p>Studioso e pensatore geniale, dalla personalit\u00e0 poliedrica e prodigiosa, ma anche uomo dotato di eccezionale vitalit\u00e0 e intelligenza pratica, svolse varie missioni diplomatiche e fu ambasciatore del Papa sia presso il Sultano di Costantinopoli, sia presso l&#8217;imperatore tedesco, venendosi talvolta a trovare in situazioni personali drammatiche, come quando fu assediato in Brunico dalle truppe di Sigismondo d&#8217;Asburgo e riusc\u00ec a fuggire, a cavallo, in maniera fortunosa.<\/p>\n<p>La sua produzione filosofica e teologica \u00e8 vastissima e potrebbe riempire parecchi scaffali di una biblioteca, anche se oggi viene ricordata soprattutto la sua opera \u00abDe docta ignorantia\u00bb (\u00abLa dotta ignoranza\u00bb), del 1440, di cui tutti gli studenti imparano il titolo (anche se ben raramente i loro professori si prendono la briga di farne leggere loro qualche brano), ove egli sostiene, in buona sostanza, che l&#8217;anima umana, ignorante del vero, deve sforzarsi di avvicinarsi alla Verit\u00e0 suprema, che \u00e8 Dio, non per gradi, poich\u00e9 la distanza che la separa da Lui \u00e8 incommensurabile, ma con un unico, perenne sforzo, che le permetta di superare il proprio limite e tendere indefinitamente alla meta. In quanto creatura, l&#8217;uomo non potr\u00e0 mai giungere al Vero; solo unendosi a Dio potrebbe farlo: dunque tale unione e tale congiungimento con la Verit\u00e0 non possono aver luogo in questa vita, ma nell&#8217;altra, quando cadranno i limiti della materia; intanto, per\u00f2, non \u00e8 senza valore la tensione dell&#8217;anima che cerca la Verit\u00e0 gi\u00e0 nella sua condizione mortale. Il \u00abDe docta ignorantia\u00bb costituisce, probabilmente, la pi\u00f9 alta manifestazione di quella corrente speculativa che prende il nome di Umanesimo cristiano, nella quale si contemperano la legittima fierezza dell&#8217;umana intelligenza, protesa verso le mete pi\u00f9 alte della conoscenza, e la consapevolezza del proprio limite, che equivale al riconoscimento del mistero divino.<\/p>\n<p>In questo ampio trattato, fra le altre cose, Cusano si pone anche l&#8217;interrogativo se possano esistere, nell&#8217;universo, altre forme di vita, diverse da quelle che vi sono sulla Terra; interrogativo che, come si pu\u00f2 facilmente intuire, ha, fra l&#8217;altro, delle notevoli implicazioni a livello teologico, perch\u00e9 pone il problema della salvezza e della redenzione per quelle creature intelligenti cui Dio non si \u00e8 manifestato, oppure si \u00e8 manifestato secondo modalit\u00e0 che i cristiani, abituati a considerare le Scritture e la Tradizione come le uniche fonti della rivelazione stessa, fanno fatica ad immaginare e rispetto alle quali si sentono come presi da un senso di smarrimento e di vertigine.<\/p>\n<p>Anche Dante, del resto, nella \u00abDivina Commedia\u00bb, pur senza immaginare delle forme di vita extraterrestri, riflettendo sull&#8217;esclusione dei non cristiani dal piano di salvezza universale, si era chiesto come conciliare tale esclusione con l&#8217;umano senso della giustizia, cui ripugna l&#8217;idea di una irrimediabile condanna di chi \u00e8 senza colpa, solo per non essere stato a conoscenza della verit\u00e0 (\u00abParadiso\u00bb, XIX, vv. 70-78):<\/p>\n<p>`&#8230;Un uom nasce a la riva\u00a0<br \/>\nde l&#8217;Indo, e quivi non \u00e8 chi ragioni\u00a0<br \/>\ndi Cristo n\u00e9 chi legga n\u00e9 chi scriva;<\/p>\n<p>e tutti suoi voleri e atti buoni\u00a0<br \/>\nsono, quanto ragione umana vede,\u00a0<br \/>\nsanza peccato in vita o in sermoni.<\/p>\n<p>Muore non battezzato e sanza fede:\u00a0<br \/>\nov&#8217; \u00e8 questa giustizia che &#8216;l condanna?\u00a0<br \/>\nov&#8217; \u00e8 la colpa sua, se ei non crede?&quot;<\/p>\n<p>La questione della possibilit\u00e0 di altre forme di vita, o anche dell&#8217;esistenza di forme di vita simili alle nostre, ma presenti su altri corpi celesti, si intreccia, poi, con un&#8217;altra delicatissima questione filosofica e cosmologica: quella relativa alla finitezza o all&#8217;infinit\u00e0 dell&#8217;universo medesimo. Per Cusano, infatti, il mondo fisico \u00e8 &quot;implicito&quot; in Dio; esiste, per cos\u00ec dire, al Suo interno, e non fuori di Lui; il mondo \u00e8, dunque, un \u00abDio contratto\u00bb, nel quale tutte le cose coincidono (\u00abcoincidentia oppositorum\u00bb), perch\u00e9 Dio, essendo l&#8217;Essere, \u00e8 al di l\u00e0 sia del principio di identit\u00e0, sia del principio di non contraddizione. Infatti Dio, in se stesso, \u00e8 al di l\u00e0 del mondo: nelle sue creature traluce sia una &quot;complicatio&quot;, una sua presenza essenziale, sia una &quot;explicatio&quot;, una sua manifestazione, pur restando, Egli, al di l\u00e0 di tutte le cose finite. In accordo con la concezione medievale, quindi (l&#8217;Umanesimo cristiano non nasce dal nulla, ma da secoli di riflessione filosofica!), le cose visibili, gli enti del mondo materiale, sono anche dei &quot;segni&quot; che alludono a qualcosa che sta oltre di essi: la dimensione soprannaturale, cui intimamente partecipano, ma che, in essi, non si esaurisce affatto, restandone in certo qual senso velata e come implicita. Per poterla vedere e riconoscere, infatti, non \u00e8 sufficiente la vista materiale, n\u00e9 lo strumento della sola ragione, ma serve qualcosa di pi\u00f9: serve la vista ulteriore, spirituale, che \u00e8 propria della fede.<\/p>\n<p>Per Cusano esistono una logica del finito e una logica dell&#8217;infinito; noi apparteniamo alla prima, caratterizzata dal principio di identit\u00e0 e da quello di non contraddizione; ma esiste anche una logica superiore, divina, nella quale gli opposti si attraggono e si fondono, tanto che Vero e Falso perdono la loro caratterizzazione oppositiva e scompaiono l&#8217;uno nell&#8217;altro. Dio \u00e8 l&#8217;Essere necessario, il solo che non pu\u00f2 non essere, mentre tutte le altre cose sono relative e non necessarie, potrebbero, cio\u00e8, anche non esservi. Quello che all&#8217;uomo \u00e8 dato cogliere di Dio, non \u00e8 che un aspetto, un &quot;lato&quot;, non Dio nella pienezza del suo Essere, perch\u00e9 un intelletto finito non pu\u00f2 abbracciare la Mente infinita. Cos\u00ec, non ci resta che procedere per &quot;congetture&quot;, pi\u00f9 o meno verosimili, pi\u00f9 o meno probabili, mai suscettibili di trasformarsi in certezza. Eppure, il sapere congetturale non \u00e8 affatto irrilevante, non \u00e8 privo di dignit\u00e0 intrinseca; ma tale significanza e tale dignit\u00e0 non risiedano in ci\u00f2 che le congetture significano in se stesse, bens\u00ec nella tensione dell&#8217;anima verso la Verit\u00e0, nella sua sete ardente d&#8217;infinito, che in esse traspare.<\/p>\n<p>Per Cusano, dunque, il concetto di &quot;epist\u00e8me&quot; \u00e8 privo di valore: se Platone poteva contrapporre la conoscenza certa e definitiva alla semplice &quot;opinione&quot;, aleatoria e sempre provvisoria, per lui, invece, non esiste alcuna possibilit\u00e0 di una &quot;scienza&quot; stabilita una volta per tutte, perch\u00e9 noi ci muoviamo nella sfera del finito, dove le cose sono distinte e opposte (giorno e notte, maschile e femminile), mentre, nella sfera dell&#8217;Essere, non vi sono pi\u00f9 distinzioni n\u00e9 opposizioni, ma tutto \u00e8 ricondotto ad unit\u00e0, tutto \u00e8 \u00abcompresente a Dio\u00bb. E tuttavia Cusano non \u00e8 uno scettico, non disprezza affatto lo sforzo della mente umana verso la verit\u00e0; le pone, per\u00f2, dei limiti ben precisi, o meglio, le pone davanti il chiaro concetto della propria finitezza: essa deve sapere che, per quanto avanti possa spingersi, tale procedere sar\u00e0 sempre come nulla a fronte della Verit\u00e0 divina, almeno finch\u00e9 si rimane nella sfera del finito.<\/p>\n<p>Il punto di partenza della riflessione di Cusano, pertanto, \u00e8 socratico (con la mediazione agostiniana): l&#8217;uomo deve sapere innanzitutto di non sapere; solo da tale consapevolezza pu\u00f2 scaturire una qualche forma di conoscenza: la &quot;congettura&quot;, che non ha valore definitivo in se stessa, ma che ha valore in quanto segno della tensione dell&#8217;anima verso l&#8217;Essere. Ora, se l&#8217;universo \u00e8 infinito (e non potrebbe non esserlo, essendo dispiegamento della mente divina), allora esso non ha alcun centro, e avevano torto Aristotele e Tolomeo a sostenere il contrario, ponendo la Terra al centro di esso. L&#8217;universo non ha un centro, perch\u00e9, essendo infinito, il suo centro \u00e8 in ogni punto; e, del resto, per Cusano la Terra non \u00e8 nemmeno immobile, ma ruota su se stessa, intorno al proprio asse.<\/p>\n<p>Non solo. Cusano sostiene che le stelle sono come dei Soli disseminati negli spazi celesti; che intorno ad esse possono orbitare dei pianeti e che nessuna ragione di principio si oppone a pensare questi pianeti come abitati, cos\u00ec come lo \u00e8 la Terra. Cusano, pertanto, \u00e8 stato anche un anticipatore di Copernico nel formulare la teoria eliocentrica: e, come si vede, la sua maniera, cosmologica e probabilistica, di accostarsi al problema dell&#8217;abitabilit\u00e0 di altri mondi, \u00e8 molto in sostanza simile a quella che viene adottata dagli scienziati dei nostri giorni.<\/p>\n<p>Ma vediamo pi\u00f9 da vicino, attraverso le sue stesse parole, come egli imposta la questione della vita extraterrestre.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Nicola Cusano nel capitolo dodicesimo del secondo libro del suo trattato \u00abLa dotta ignoranza\u00bb (traduzione di Graziella Federici Vescovini, Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, 1991, e Milano, Fabbri Editori,1996, pp. 153-54):<\/p>\n<p>\u00abNeppure in relazione al luogo che occupa possiamo concludere per l&#8217;imperfezione della terra: cio\u00e8 che il luogo di questo mondo sia abitato da uomini, da animali e da piante i quali sono di grado inferiore rispetto a quello degli abitanti delle regioni del sole e delle altre stelle. Sebbene Dio sia centro e circonferenza di tutte le regioni astrali, e da lui procedano nature di diversa nobilt\u00e0 in ogni regione, per impedire che alcuni luoghi dei cieli e degli astri siano vuote e impedire che sia abitata solo questa terra (che \u00e8 tra i corpi pi\u00f9 piccoli, forse) &#8211; tuttavia non sembra che ci possa essere qualche natura pi\u00f9 nobile e pi\u00f9 perfetta della natura intellettuale che abita in questa terra come nella sua regione, anche se nelle altre stelle ci fossero abitanti che appartengono ad un altro genere. L&#8217;uomo, infatti, non desidera una natura diversa dalla sua, ma di essere perfetto nella propria.<\/p>\n<p>Gli abitanti delle altre stelle, quali che siano, non sono paragonabili con quelli del nostro mondo, sebbene la regione tutta quanta di questi si trovi in una certa qual proporzione, che a noi rimane celata, con la nostra regione per rispondere alla finalit\u00e0 dell&#8217;universo. Perci\u00f2 gli abitanti della nostra terra o della sua regione, hanno, per la mediazione della regione universale, un rapporto scambievole, come le articolazioni minori delle dita della mano, per la mediazione della mano, hanno una proporzione col piede e le articolazioni minori del piede sono proporzionate alla mano per la mediazione del piede, s\u00ec che tutte le parti sono proporzionate all&#8217;animale intero.<\/p>\n<p>Ma, siccome tale regione intera delle stelle ci resta sconosciuta, ci restano completamente ignoti anche i suoi abitanti. Cos\u00ec accade sulla terra: gli animali di una data specie, che formano una regione specifica, si uniscono fra di loro e si comunicano, mediante la comune regione specifica, le propriet\u00e0 della loro regione, e non sanno nulla delle altre regioni o perch\u00e9 ne sono impediti o perch\u00e9 l&#8217;apprendono in modo errato. L&#8217;animale appartenente ad una specie pu\u00f2 apprendere, infatti, la concezione di un&#8217;altra specie (che \u00e8 espressa in segni verbali) solo dall&#8217;esterno, mediante pochissimi segni superficiali e, anche allora, solo dopo lunga esperienza e mai in modo sicuro.<\/p>\n<p>Meno ancora potremo sapere qualcosa degli abitanti di un&#8217;altra regione con cui non siamo in relazione: li immagineremo nella regione del sole, pi\u00f9 solari, luminosi e di intelligenza pi\u00f9 illuminata, pi\u00f9 spirituale di quelli della luna, dove sono pi\u00f9 lunatici; sulla terra, invece, li immagineremmo pi\u00f9 materiali e grossolani. Gli abitanti del sole, dotati di natura intellettuale, sarebbero molto pi\u00f9 in atto e meno in potenza, mentre quelli della terra sarebbero molto in potenza e poco in atto; i lunari oscillerebbero nel mezzo.<\/p>\n<p>Immaginiamo che questo accada per l&#8217;influenza di fuoco del sole, per quella acquosa e aerea della luna e per l&#8217;influenza pesante e materiale della terra. Delle altre regioni astrali supponiamo in maniera analoga che nessuna di esse sia priva di abitanti, come se ci fossero tanti mondi particolari, come parti di un unico universo, quante sono le stelle che sono senza numero: cosicch\u00e9, alla fine, un solo mondo universale sia contratto in modo trino, secondo la sua progressione quaternaria che degrada in tanti mondi particolari dei quali non c&#8217;\u00e8 numero se non presso Colui che cre\u00f2 tutte le cose nel numero.\u00bb<\/p>\n<p>Nicola Cusano, dunque, parte da una professione di ottimismo antropologico, come \u00e8 naturale aspettarsi da un umanista, e sia pure da un umanista cristiano: l&#8217;eccellenza della natura umana \u00e8 tale che l&#8217;uomo non desidera essere altro da se stesso, ed \u00e8 improbabile che vivano, in altri luoghi dell&#8217;universo, delle creature pi\u00f9 perfette di lui. Questa \u00e8 la premessa del suo ragionamento. D&#8217;altra parte, egli argomenta, poich\u00e9 nell&#8217;universo tutte le parti sono connesse le une alle altre, e anche l&#8217;uomo lo \u00e8, allora ne deriva che altre creature viventi e intelligenti, se esistono su altri corpi celesti, devono essere necessariamente in una qualche relazione di armonia e di complementariet\u00e0 con gli esseri umani. Questa \u00e8 la seconda premessa.<\/p>\n<p>Poi fa una riflessione molto acuta, affermando che l&#8217;uomo, in ogni caso, non potrebbe comprendere sino in fondo la natura di altre creature viventi al di fuori della Terra, anche se potesse vederle e relazionarsi con esse: perch\u00e9, come gi\u00e0 vediamo, appunto, nel mondo terrestre, ciascuna specie vivente ha un suo proprio linguaggio, un suo proprio comportamento e anche, diremmo, una sua propria &quot;visione del mondo&quot;. \u00c8 impossibile che una specie animale riesca a comprendere realmente la natura di un&#8217;altra specie animale, anche se ne riconosce, in qualche modo, il linguaggio, perch\u00e9 non possiede la chiave per decifrarlo e interpretarlo.<\/p>\n<p>Possiamo fare il caso di un picchio che ode, dal suo ramo, il richiamo di un merlo. Che cosa potrebbe comprenderne? E, passando al caso di specie molto diverse: che cosa potrebbe capire, quel picchio, della natura delle api, osservando il loro volo? O della natura della volpe, vedendola avanzare furtivamente tra le fronde del sottobosco; o, ancora, di quella della trota, vedendola nuotare nell&#8217;acqua del torrente? E che cosa pu\u00f2 sapere e comprendere l&#8217;uomo stesso, pur con tutta la sua intelligenza, della natura degli altri animali, per non parlare di quella delle piante, essendo sprovvisto dei mezzi per decifrare il loro linguaggio e dovendosi limitare, per lo pi\u00f9, a osservarne le forme, l&#8217;attitudine, il comportamento?<\/p>\n<p>Tuttavia l&#8217;etologo, si potrebbe obiettare, non \u00e8 all&#8217;oscuro dei significati del linguaggio animale; e nemmeno certi bravi giardinieri, particolarmente sensibili, ignorano del tutto quel che provano i fiori e le piante affidati alle loro cure. Pu\u00f2 darsi: ma dal riuscire a comprendere il senso di certi richiami, o dal constatare certe reazioni fisiologiche degli altri viventi, al penetrare l&#8217;intima essenza della loro natura, la distanza \u00e8 grande: l&#8217;uomo fatica gi\u00e0 moltissimo a comprendere quel che pensano e sentono i suoi simili, e perfino quel che pensa e sente egli stesso; di quel che riguarda gli altri viventi, si pu\u00f2 dire che ne \u00e8 quasi del tutto all&#8217;oscuro. Per fare solo un esempio: la sofferenza di una pianta cui viene spezzato un ramo, o del&#8217;animale che cade nelle fauci di un predatore, \u00e8 paragonabile, o no, a quella dell&#8217;uomo, allorch\u00e9 viene a trovarsi in analoghe circostanze? Che cosa prova l&#8217;animale, che cosa prova la pianta, allorch\u00e9 soffrono &#8211; e non \u00e8 lontano il tempo in cui filosofi come Cartesio negavano che l&#8217;animale soffra realmente, essendo solo un automa capace di emettere suoni; non parliamo perci\u00f2 di quel che doveva pensare del dolore delle piante. E che cosa prova un animale che sta per morire? Prova nostalgia della luce che fugge, prova sgomento di quel venir meno delle sue facolt\u00e0 vitali, prova rammarico per la bellezza della vita da cui sta per separarsi? Oppure non prova niente di tutto ci\u00f2? Non bisognerebbe avere troppa fretta di rispondere a simili domande, credendo di essere senz&#8217;altro in possesso della risposta &quot;giusta&quot;; domande che non sono per nulla oziose, anche se due millenni e mezzo di filosofia antropocentrica hanno finito per farcele sembrare tali.<\/p>\n<p>In un libro dedicato ai suoi viaggi e alle sue avventure nella foresta boliviana, l&#8217;esploratore tedesco Friedrich Strauss, un reduce dalla prima guerra mondiale, descrive una drammatica lotta, cui ha assistito, fra un magnifico esemplare di giaguaro e un coccodrillo che, uscendo dall&#8217;acqua di un fiume, lo ha ghermito. Dopo essersi battuto per la vita con tutte le sue forze e avere artigliato a sangue il suo insidioso nemico, il giaguaro sta per soccombere e, un attimo prima di venire trascinato dalle terribili mascelle del rettile sotto la superficie melmosa dell&#8217;acqua, emette un ruggito spaventoso, nel quale, dice Strauss, paiono concentrate tutta la rabbia e la disperazione per la vita che gli sta sfuggendo. Siamo proprio sicuri che quel giaguaro non abbia provato dei sentimenti molti simili a quelli di un uomo forte e vigoroso, stroncato dall&#8217;arma di un nemico mentre \u00e8 fiore degli anni, e che sente la vita defluire dal suo corpo, vede le cose annebbiarsi alla sua vista e avverte chiaramente che sta precipitando nel buio della morte?<\/p>\n<p>Sia come sia, \u00e8 un fatto che, se perfino l&#8217;uomo ignora la vera natura degli altri viventi ed \u00e8 costretto a fare mille ipotesi su di essi (Cusano direbbe: mille &quot;congetture&quot;), che raramente o forse mai raggiungeranno il grado di certezze definitive, cosa potrebbero mai sapere e comprendere, le altre specie viventi, le une delle altre?<\/p>\n<p>E adesso domandiamoci: che cosa prova un essere umano che s&#8217;imbatte, del tutto casualmente, in una creature extraterrestre? \u00c8 accaduto a migliaia, anzi, a milioni di persone: e, salvo adottare il partito preso che si tratti di milioni di esaltati, di mattoidi o di impostori, bisogna pur ammettere che almeno una parte di essi abbia fatto realmente una esperienza reale e sconvolgente, per la quale non possedevano categorie interpretative di alcun genere. In diversi casi esistono indizi precisi della realt\u00e0 oggettiva (e non semplicemente soggettiva) di simili esperienze, quali tracce sul terreno, testimonianze di altre persone, segni sul corpo, &quot;buchi&quot; temporali inspiegabili, e via dicendo. Ebbene, tutte quelle persone hanno fatto del loro meglio, pressoch\u00e9 nella totalit\u00e0 dei casi, per dimenticare la traumatica esperienza e per tenerla segreta: solo in un secondo tempo, oppresse dalle conseguenze psicologiche devastanti o avvicinate da studiosi che erano comunque venuti a conoscenza di qualcosa, si sono decise a parlarne, magari mettendo in gioco la loro reputazione di cittadini seri o di stimati professionisti. Quel che accomuna le loro testimonianze &#8212; almeno quelle che hanno l&#8217;aria di essere autentiche &#8212; sono proprio lo smarrimento, il turbamento profondo, il trauma di chi si \u00e8 trovato faccia a faccia con l&#8217;impensabile e con ci\u00f2 che credeva impossibile (nella maggioranza dei casi si tratta di persone che non si interessavano affatto agli Oggetti Volanti Non Identificati e che ne avevano sentito parlare solo vagamente, senza mai prendere tale argomento sul serio).<\/p>\n<p>\u00c8 come se quelle persone, che un caso bizzarro &#8212; se pure il caso esiste &#8212; ha scelto per farne i protagonisti di un incontro inaudito, avessero gettato uno sguardo oltre la finestra di ci\u00f2 che chiamiamo il &quot;nostro&quot; mondo e fossero rimaste sgomente per aver constatato che esiste un&#8217;altra dimensione, o forse parecchie altre dimensioni, in cui tutto ci\u00f2 che sappiamo, o che crediamo di sapere, intorno ala realt\u00e0, non ha pi\u00f9 alcun valore, e in cui tutti i parametri di riferimento, dei quali costantemente ci serviamo nella nostra vita d&#8217;ogni giorno per valutare e giudicare le cose e le situazioni, sono caduti miseramente, lasciando un pauroso senso di vuoto e di vertigine. Come se avessero gettato uno sguardo sull&#8217;abisso dell&#8217;altrove, un altrove che non avevano mai sospettato neppure che esistesse.<\/p>\n<p>E a questo punto, per spingerci ancora pi\u00f9 lontano su questa linea di pensiero: che cosa proverebbe e che cosa penserebbe una creatura aliena, dopo essersi trovata faccia a faccia con una creatura umana? Non sempre, infatti, gli &quot;incontri ravvicinati&quot; sono il frutto di una precisa volont\u00e0 e di un piano preordinato da parte dei non umani: abbiamo testimonianze di casi nei quali la sorpresa \u00e8 reciproca &#8212; e non sempre l&#8217;alieno appare padrone della situazione, anzi, talvolta sembra perfino pi\u00f9 confuso e spaventato di quanto lo siano gli esseri umani. Del resto, noi siamo soliti dire: &quot;gli alieni&quot;, come se si trattasse di un&#8217;unica specie; mentre \u00e8 noto, ma solo a coloro che hanno studiato un poco la questione, che di razze aliene dovrebbero esisterne parecchie &#8212; proprio come aveva ipotizzato Cusano -, essendo abitanti di pianeti molto diversi e lontani fra loro.<\/p>\n<p>Tornando a Cusano, la sua conclusione \u00e8 suggestiva: esistono mondi infiniti nell&#8217;universo, perch\u00e9 questo \u00e8 stato creato da Colui che \u00e8 infinito; ma ben poco possiamo sapere di essi e delle forme di vita che potrebbero ospitare, perch\u00e9 le regioni dello spazio in cui vivono sono totalmente diverse da quella ove noi viviamo, e sulla quale sono basati tutti i nostri criteri di riferimento e tutte le nostre modalit\u00e0 di conoscenza. Possiamo fare delle congetture sugli abitanti del Sole o della Luna, ma, appunto, null&#8217;altro che congetture: il mistero \u00e8 pi\u00f9 grande del nostro desiderio di sapere. Senso del limite, appunto; e rispetto del mistero.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, che ha smarrito sia l&#8217;uno che l&#8217;altro, si immagina che le esplorazioni spaziali possano realmente dischiudergli il segreto degli altri mondi e dei loro eventuali abitanti. Ma che cosa saprebbe, in realt\u00e0, di quegli esseri, quando anche se li trovasse faccia a faccia, cos\u00ec come &#8212; del resto &#8212; affermano che sia capitato a loro milioni di cittadini qualsiasi, i quali non cercavano nulla d&#8217;insolito e che non si sono allontanati affatto, nemmeno con la semplice immaginazione, dal nostro caro, vecchio pianeta Terra? Saprebbe ben poco e capirebbe ancora meno. Forse potrebbe studiarne la fisiologia, potrebbe catalogarli e classificarli come fa il bravo naturalista con le sue farfalle o con i suoi coleotteri; ma non riuscirebbe a capire cosa sentono e cosa pensano. Tanto per dirne una: tenderebbe immediatamente a classificarli come &quot;amici&quot; o come &quot;nemici&quot;, a seconda del loro comportamento immediato; e sbaglierebbe, cos\u00ec come sbagliamo noi quando facciamo cos\u00ec nel giudicare la natura dei nostri simili. Il padre che d\u00e0 uno schiaffo a suo figlio, per tenerlo lontano dalle cattive compagnie, non desidera il suo male, ma il suo bene; mentre il falso amico che si avvicina con modi melliflui e suadenti alla sua vittima, sta tramando di ingannarla, tradirla e, forse, d&#8217;infliggerle danni ancora pi\u00f9 gravi.<\/p>\n<p>Noi giudichiamo secondo le apparenze e riferiamo ogni cosa al nostro utile immediato: raramente sappiamo spingere lo sguardo appena un po&#8217; pi\u00f9 lontano. E come potrebbero essere evitabili dei gravi errori di valutazione, allorch\u00e9 delle specie differenti, addirittura provenienti da mondi diversi, si trovassero alle prese le une con le altre? L&#8217;uccellino, caduto dal nido, giudicherebbe come nemica la mano di un bambino che lo raccogliesse per tentare d&#8217;aiutarlo; e il gatto che si vedesse offrire del latte da una vicina di casa, non penserebbe certo che quella bevanda \u00e8 stata avvelenata, ma le si accosterebbe con viva soddisfazione, per berla.<\/p>\n<p>Del resto, vi sono moltissime persone che ogni giorno, su tutta la Terra, torturano lentamente, in cento maniere diverse, e infine uccidono gli animali, ma non pensano affatto di compiere qualcosa di terribile, semmai ritengono che il mondo dovrebbe loro della gratitudine: sono quegli scienziati che si servono degli animali per i loro esperimenti, finalizzati alla ricerca pura o alla messa a punto di nuovi farmaci. Nemmeno il macellaio che sgozza un vitello si sente un assassino; e colui che, seduto a tavola, mangia di gusto la sua brava bistecca, non pensa a quanta sofferenza dell&#8217;animale vi sia dietro le sue scelte alimentari. Cos\u00ec, un alieno che torturasse o uccidesse degli esseri umani per ragioni di studio, o semplicemente per nutrirsene, non si sentirebbe &quot;cattivo&quot; &#8212; ammesso che, nel suo mondo, esistano i sentimenti ed esista, insieme al libero arbitrio, la distinzione fra il bene e il male. E le decine di migliaia di bovini che vengono trovati dissanguati e sezionati con precisione chirurgica, in giro per il mondo, apparentemente ad opera di una sofisticata tecnologia aliena, sono stati uccisi da qualcuno che, con tutta probabilit\u00e0, non pensava in termini negativi alle proprie azioni, anzi, le riteneva necessarie, oppure, semplicemente, non pensava proprio nulla circa il loro aspetto morale. Eppure quelle povere bestie hanno sofferto e hanno perso la vita, e gli esseri umani &#8212; che ritengono gli animali terrestri una loro propriet\u00e0 esclusiva e insindacabile &#8212; pensano che gli autori di tali uccisioni non possano essere che dei &quot;nemici&quot;. Eppure, fra specie diverse, qual \u00e8 il criterio per distinguere gli amici dai nemici, i buoni dai cattivi, visto che \u00e8 cosa gi\u00e0 tanto difficile trovarlo all&#8217;interno della propria specie?<\/p>\n<p>Sono questioni complesse, di cui facciamo fatica perfino a parlare, perch\u00e9 ci \u00e8 difficile anche solo farcene una semplice idea. Eppure sono questioni importanti, e non marginali, n\u00e9 oziose: se esiste un&#8217;etica universale, infatti, essa non pu\u00f2 applicarsi solo agli esseri umani, n\u00e9 loro soltanto possono monopolizzare l&#8217;idea del bene, per proclamare lecito e giusto tutto ci\u00f2 che tende ad accrescere il loro bene, senza mai tener conto degli altri esseri viventi e senza porsi il problema del male che, a questi ultimi, provoca una cos\u00ec unilaterale ricerca del bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molto prima che Isaac Asimov, Philip K. 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