{"id":27303,"date":"2017-03-26T06:43:00","date_gmt":"2017-03-26T06:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/26\/che-nessuno-vinganni-poiche-per-queste-cose-piomba-lira-di-dio\/"},"modified":"2017-03-26T06:43:00","modified_gmt":"2017-03-26T06:43:00","slug":"che-nessuno-vinganni-poiche-per-queste-cose-piomba-lira-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/26\/che-nessuno-vinganni-poiche-per-queste-cose-piomba-lira-di-dio\/","title":{"rendered":"\u00abChe nessuno v\u2019inganni!&#8230; Poich\u00e9 per queste cose piomba l\u2019ira di Dio\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Qualcuno sta ingannando il popolo dei fedeli? Qualcuno sta illudendo i cattolici con una dottrina falsa ed eretica, secondo la quale la salvezza \u00e8 assicurata a tutte le anime, indipendentemente dai meriti e anche senza il pentimento dei peccati? Se \u00e8 cos\u00ec, la cosa \u00e8 gravissima, perch\u00e9 la Chiesa, per la prima volta nella sua storia due volte millenaria, starebbe guidando le pecorelle non verso i pascoli del Signore, ma verso il baratro spalancato sulle fiamme dell&#8217;inferno.<\/p>\n<p>Ammoniva san Paolo circa il peccato e le sue conseguenze, nella\u00a0<em>Lettera agli Efesini<\/em>\u00a0(5, 1-17):<\/p>\n<p><em>Siate dunque imitatori di Dio come si conviene a figli diletti; e camminate nella carit\u00e0, a esempio di Cristo che ci ha amati, e per noi ha dato se stesso, quale oblazione e sacrificio di soave odore a Dio. Fornicazione e qualsiasi altra impurit\u00e0 o avidit\u00e0, neppure si nominino tra voi, come si addice a santi; n\u00e9 oscenit\u00e0 e discorsi vani, o facezie ambigue, tutte cose indecenti, ma piuttosto ringraziamenti a Dio.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impudico, o avido, che val quanto idolatra [perch\u00e9 la cupidigia \u00e8 una forma di idolatria delle cose, come il paganesimo: nota nostra], sar\u00e0 erede del regno di Cristo e di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>nessuno vi inganni con vani ragionamenti, poich\u00e9 per queste cose piomba l&#8217;ira di Dio sui figli della disobbedienza; non vogliate dunque avere a che fare con costoro.<\/em><\/p>\n<p><em>Un tempo eravate tenebre; ora (invece) siete luce nel Signore; comportatevi da figli della luce, poich\u00e9 il frutto della luce (consiste) in ogni sorta di bont\u00e0, di giustizia, di verit\u00e0. Esaminate quale cosa sia accetta al Signore.<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e9 partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, tramutatele anzi; poich\u00e9 quanto si fa da costoro di nascosto \u00e8 vergognoso anche solo a dirsi. Ma tutto ci\u00f2 che \u00e8 apertamente tramutato, \u00e8 reso manifesto dalla luce; ch\u00e9 quanto \u00e8 reso manifesto \u00e8 luce. E perci\u00f2 \u00e8 detto: &quot;Svegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminer\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Badata dunque diligentemente come dovete comportarvi, non da stolti, ma da sapienti, mettendo a profitto il tempo, perch\u00e9 viviamo giorni cattivi. Non siate quindi sconsiderati, ma sappiate bene quale sia la volont\u00e0 del Signore.<\/em><\/p>\n<p>Scriveva il gesuita Max Zerwick su questo passo della\u00a0<em>Lettera agli Efesin<\/em>i (nella collana dei Commenti spirituali al Nuovo testamento diretta da Wolfgang Trilling; titolo originale:\u00a0<em>Der Brief an die Epheser<\/em>, Dusseldorf, Patmos Verlag, 1962; traduzione dal tedesco di Vittorio Fasciotti, Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, 1965, pp. 140-142):<\/p>\n<p><em>Per una volta, cosa rara in paolo, appare come movente morale la riflessione \u00a0sulla CONSEGUENZA DELLA VITA IMMORALE che mai si prender\u00e0 abbastanza seriamente: l&#8217;esclusione dal regno e dall&#8217;eredit\u00e0 di Dio. Del &quot;regno di Dio&quot; si parla gi\u00e0 nella lettera ai Colossesi: Dio &quot;ci ha sottratti al potere delle tenebre e ci ha trapiantati nel regno del suo diletto Figlio&quot; (1, 13). Il &quot;regno di Dio&quot; appare quindi come il regno &quot;dell&#8217;amato suo Figlio&quot; (cf 1,6), ma \u00e8 Dio stesso che ci ha &quot;redenti&quot; e &quot;trapiantati&quot; in questo regno del Figlio, come pure \u00e8 Dio che &quot;tutto pose ai suoi piedi&quot; (1,22). \u00e8 quindi in questo senso che va capito il &quot;regno di Cristo e di Dio&quot;. Nel dominio di Cristo, a lui sottomessi, abbiamo parte al regno di Dio. E ci\u00f2 gi\u00e0 adesso in un modo iniziale, fondamentale, anche se ancora a noi nascosto (Col. 3,3 ss.). Quel che ora \u00e8 nascosto sar\u00e0 per\u00f2 manifestato nella gloria, poich\u00e9, in fin dei conti, non si tratta d&#8217;altro che della vita di Cristo in noi. Dal &quot;regno di Cristo e di Dio&quot;, l&#8217;apostolo dichiara esclusi i peccatori: essi non EREDITERANNO un tal regno perch\u00e9 fin d&#8217;ora non HANNO parte alla sua eredit\u00e0. Ecco, qui, come l&#8217;apostolo esprime quello stato di fatto che nella lingua della teologia (tanto meno espressiva) vien definito nel caso positivo con &quot;stato di grazia santificante&quot;, e nel caso opposto con &quot;perdita&quot; della stessa grazia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nessuno vi inganni con vani ragionamenti, poich\u00e9 per queste cose piomba l&#8217;ira di Dio sui figli della disobbedienza&quot;. Ci sono dunque ALTRE voci; suggeriscono che impudicizia e avidit\u00e0 non sono nulla di male di per s\u00e9, poich\u00e9 si tratta semplicemente di manifestazioni della natura umana, e nulla di male quanto alle eventuali conseguenze; &quot;mangiamo e beviamo, ch\u00e9 do,ani morremo&quot; (1 Cor. 15,22). Paolo d\u00e0 ragione a queste voci del mondo, ma &quot;SE i morti non risorgono&quot; (1 Cor. 15,19)!<\/em><\/p>\n<p><em>I &quot;vani ragionamenti&quot; sono quei discorsi dietro a cui non si trova realt\u00e0, ma un pensiero che si agita nel vuoto: quel pensare suggerito con ogni mezzo dal &quot;principe delle potenze dell&#8217;aria&quot;, dallo &quot;spirito che ora agisce nei figli della disobbedienza&quot; (2,2), lo spirito che fa apparire il mondo come un essere autosufficiente \u00a0che pu\u00f2 e deve essere fine a se stesso, e tale presenta in esso pure l&#8217;uomo. &quot;Non lasciatevi sedurre!&quot;, ammonisce l&#8217;apostolo, perch\u00e9 queste sono voci di sirene, tanto pi\u00f9 pericolose quanto pi\u00f9 nell&#8217;uomo stesso c&#8217;\u00e8 qualcosa fin troppo pronto a seguirle.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Queste cose&quot; che il mondo prende cos\u00ec alla leggera, son le cose per cui &quot;piomba l&#8217;ira di Dio sui FIGLI DELLA DISOBBEDIENZA&quot;. Chi imposta la propria vita come costoro, si taglia fuori con ci\u00f2 dal regno della luce in cui \u00e8 stato salvato, ponendosi sotto il potere delle tenebre e quindi sotto il giudizio che vi sovrasta. &quot;Non vogliate avere a che fare con costoro!&quot;, \u00e8 troppo grande il pericolo a cui vi esponete. Senza dire che l&#8217;ira di Dio non \u00e8 poi cos\u00ec lontana nel futuro; no, essa agisce fin d&#8217;ora. Paolo la descrive nella lettera ai Romani con quel triplice &quot;perci\u00f2 Dio li ha abbandonati&quot; a loro stessi e alle loro cupidigie nella pi\u00f9 terribile e oltraggiosa schiavit\u00f9 (cr. Rom. 1, 21-32). L&#8217;apostolo sembra abbia a che fare con delle concezioni morali troppo libere, specialmente nella morale sessuale: concezioni che corrispondono al nome di libertinismo, LIBERT\u00c0 DA INIBIZIONI MORALI. Un tale atteggiamento morale, o meglio, immorale, pu\u00f2 sorgere da premesse molto diverse, talvolta completamente agli antipodi tra loro. Una sopravvalutazione gnostica dello spirituale pu\u00f2 condurre ad abbandonare a s\u00e9 stesse materia e carne: vadano pure per la loro strada, quello che vale \u00e8 solo lo spirito. Allo stesso risultato per\u00f2 si giunge anche con una interpretazione unilaterale, sbagliata dell&#8217;atteggiamento dell&#8217;apostolo nei confronti della legge e delle &quot;opere buone&quot;. La giustificazione mediante la sola fede pu\u00f2 dare origine appunto a questa interpretazione errata: quanto meno sono le opere, tanto pi\u00f9 grande risulta la fede (&quot;antinomismo&quot;, ossia ostilit\u00e0 verso la legge). Lutero ha sperimentato gli effetti del suo paolinismo &#8211; sottolineato unilateralmente &#8211; nella vita morale della popolazione fedele, e ne ha patito. Ma &#8211; c&#8217;\u00e8 da chiedersi &#8211; qual \u00e8 il frutto in noi della predicazione della Chiesa &#8211; infaticabile pur nell&#8217;incomprensione del mondo &#8211; secondo la quale fornicazione, impurit\u00e0, cupidigia &quot;sono le cose per le quali piomba l&#8217;ira di Dio sopra i figli della disobbedienza&quot;? Non \u00e8 spaventosamente vicina anche a noi le tentazione di criticare la morale cattolica (la morale sessuale e matrimoniale anzitutto), di considerare superate le sue concezioni? Certo, si pu\u00f2 essere favorevoli a una accentuazione diversa nella morale; ma CI\u00d2 che essa dice, deve rimanere intatto. L&#8217;ira di Dio viene, e &quot;queste sono le cose&quot; per le quali essa viene. &quot;Non vogliate dunque avere a che fare con costoro!&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Povero Maximilian Zerwick, come si sente che egli ha concepito e scritto queste sante parole in un clima spirituale e in un contesto storico radicalmente diversi da quelli odierni, anche se, in fondo, non parliamo di secoli fa, ma di poco pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni! In questi cinquant&#8217;anni com&#8217;\u00e8 cambiato il mondo, e anche il mondo morale; e come \u00e8 cambiata la Chiesa, e lo stesso ordine dei gesuiti, al quale Zerwick apparteneva dall&#8217;et\u00e0 di diciott&#8217;anni, nel 1918. Nato sul lago di Costanza nel 1899, dottore in Teologia a Innsbruck (quando la teologia era ancora la vecchia, sana teologia cattolica: quella tomista in primo luogo), e in Filologia a Vienna, professore di greco, dal 1936 al 1975, anno della morte, al Pontificio Istituto Biblico di Roma, e autore di un testo fondamentale come\u00a0<em>Gaecitas Biblica Novi Testamenti<\/em>\u00a0(1944, pi\u00f9 volte ristampato e tradotto all&#8217;estero), egli univa la profonda competenza professionale del filologo alla perizia \u00a0dell&#8217;esegeta e alla passione di un sacerdote innamorato della Parola di Dio. Perci\u00f2, nel 1962 (appena prima del diluvio!), egli, dopo una vita dedicata allo studio amorevole di quella Parola, poteva chiedersi con stupore e preoccupazione:\u00a0<em>Non \u00e8 spaventosamente vicina anche a noi le tentazione di criticare la morale cattolica (la morale sessuale e matrimoniale anzitutto), di considerare superate le sue concezioni?<\/em>; e rispondeva ad un tale interrogativo:\u00a0<em>L&#8217;ira di Dio viene, e &quot;queste sono le cose&quot; per le quali essa viene.<\/em><\/p>\n<p>Che cosa direbbe, che cosa penserebbe e sentirebbe oggi, quello spirito eletto, quel gesuita &quot;vecchia maniera&quot;, cio\u00e8 tutto d&#8217;un pezzo, e quindi giustamente appassionato della Verit\u00e0, esigente e intransigente in ambito morale, e rispettoso della Scrittura e della Tradizione in ambito dottrinale? Egli, che ha fatto notare come l&#8217;interpretazione di san Paolo fatta da Lutero sia stata unilaterale, e gravida di effetti deleteri per la giusta lettura del Nuovo Testamento, che cosa direbbe vedendo il papa Francesco che commemora i cinquecento anni della cosiddetta Riforma protestante, e che si reca in Svezia per celebrare la messa (non possiamo scriverlo con la lettera maiuscola) insieme ai luterani? Oppure ascoltando il generale dei gesuiti, Arturo Sosa Abascal, affermare che noi non conosciamo cosa abbia realmente detto Ges\u00f9 Cristo, e quindi \u00e8 giunta l&#8217;ora di sforzarsi d&#8217;interpretare i Vangeli in maniera pi\u00f9 aderente alla realt\u00e0? Oppure, sfogliando la stampa &quot;cattolica&quot;, imbattendosi nelle lodi di Lutero, quasi che a lui la Chiesa dovesse eterna gratitudine per aver tentato di distruggerla? O ascoltando le sconcertanti prediche, e le ancor pi\u00f9 sconcertanti interviste rilasciate a ruota libera dal sommo pontefice, nelle quali si dice che Giuda si \u00e8 pentito e, quindi, si \u00e8 anche salvato; che Dio \u00e8 stato ingiusto con suo Figlio; che il mistero della sofferenza non ha una risposta; che il divorzio di un cristiano, seguito da nuove nozze o da una nuova unione di fatto, \u00e8 un peccato che pu\u00f2 essere rimesso semplicemente dal sacerdote, non pi\u00f9 dal vescovo, e che, a quanto \u00e8 dato di capire (ma lui si \u00e8 rifiutato di chiarire gli interrogativi formalmente espressi da quattro eminenti cardinali), non interdice l&#8217;accostarsi al sacramento dell&#8217;Eucarestia, anche in assenza di atti conseguenti al pentimento, cio\u00e8 attuando una sanatoria\u00a0<em>de facto<\/em>\u00a0che passa sopra a tre sacramenti: Matrimonio, Confessione ed Eucarestia? Che direbbe, che penserebbe, udendo il vescovo Galantino affermare che Dio ha risparmiato Sodoma, o il cardinale Paglia celebrare le virt\u00f9 preclare del defunto Marco Pannella, cui dovrebbero ispirarsi anche i cristiani? O il vescovo di Santiago ordinare sacerdoti due omosessuali dichiarati e conviventi? E che penserebbe del silenzio assoluto del papa su tali bestemmie e sacrilegi, lo stesso papa che non perde una occasione per stigmatizzare la meschinit\u00e0, il livore, la lontananza da Dio di quei cattolici che oggi \u00e8 venuto abituale designare come &quot;tradizionalisti&quot;, mentre sono cattolici e basta, al contrario di quanto continuano a dirsi cattolici, ma non lo sono affatto, n\u00e9 per le cose che dicono, n\u00e9, meno ancora, per quelle che fanno, e delle quali pure si vantano?\u00a0<\/p>\n<p>Il buon Max Zerwick, a un certo punto, commentando l&#8217;accorata ammonizione di san Paolo:\u00a0<em>Non lasciatevi sedurre!<\/em>,<em>\u00a0<\/em>osserva che<em>\u00a0queste sono voci di sirene, tanto pi\u00f9 pericolose quanto pi\u00f9 nell&#8217;uomo stesso c&#8217;\u00e8 qualcosa fin troppo pronto a seguirle.\u00a0<\/em>E non \u00e8 precisamente quel che sta accadendo ai nostri giorni? Non \u00e8 forse accaduto che la Chiesa, a un certo punto, ha deciso di acquistare una troppo facile popolarit\u00e0, allargando enormemente le maglie della morale cattolica, la quale, invece, secondo lui, \u00a0<em>deve restare intatta<\/em>? Laddove, giustamente, Zernick aveva osservato che la<em>\u00a0predicazione della Chiesa \u00e8 infaticabile pur nell&#8217;incomprensione del mondo<\/em>; e che, in base ad essa,\u00a0<em>\u00a0fornicazione, impurit\u00e0, cupidigia &quot;sono le cose per le quali piomba l&#8217;ira di Dio sopra i figli della disobbedienza&quot;.<\/em> Ma quale teologo cattolico, oggi, oserebbe ancora parlare dell&#8217;ira di Dio che piomba su quanti si macchiano di gravi peccati? Enzo Bianchi, forse? O Walter Kasper? O magari Vito Mancuso? E quale cardinale, quale arcivescovo, quale arcivescovo? Non era certo questo il linguaggio di Carlo Maria Martini; come non lo \u00e8, tutt&#8217;altro, quello dei vari Paglia e Galantino. E quale sacerdote, quale parroco, quale catechista, oggi, lo farebbe? Non sono forse quasi tutti impegnati a parlare della misericordia, del perdono di Dio, e a tacere intenzionalmente sul c giudizio, sul castigo, sul diavolo e sull&#8217;inferno? Perch\u00e9 anche tacendo si fa la catechesi; e la catechesi che si fa oggi dai pulpiti delle chiese cattoliche non ha pi\u00f9 nulla a che fare con quella di san Paolo: e neppure con quella di Ges\u00f9 Cristo. Il quale non andava tanto leggero, davanti ai peccatori impenitenti, visto che li apostrofava cos\u00ec: <em>Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!<\/em> (Mt 25, 41). E ancora, sempre parlando del Giudizio finale: <em>E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna<\/em> (id, 46). Ges\u00f9 non ha mai detto, o anche solo lasciato intendere, che le anime andranno tutte in paradiso: niente affatto, Ha detto esplicitamente e ripetutamente, anche con parabole (come quella di Lazzaro e il ricco Epulone) che i peccatori andranno all&#8217;inferno, dove le loro sofferenze saranno eterne. Questo discorso oggi non piace? Benissimo: ma allora, se non piace, bisognerebbe avere il coraggio di dire di non volerne pi\u00f9 sapere del Vangelo e della religione cattolica; che la sua morale \u00e8 troppo pesante da rispettare; che i suoi insegnamento sono troppo duri per la nostre fragili spalle. Restare dentro la Chiesa ed insegnare una dottrina che non \u00e8 quella cattolica, che ne \u00e8, anzi, la contraffazione e la parodia, non \u00e8 onesto e non \u00e8 tollerabile. Chi si rende responsabile di una simile, larvata apostasia, porta su di s\u00e9 una responsabilit\u00e0 immensa: quella di tutte le anime che si perdono per causa sua. E se ci\u00f2 viene fatto con squilli di tromba e con ipocrite ostentazioni di umilt\u00e0 &quot;evangelica&quot;, ma con il vero obiettivo di strappare gli applausi di una folla strumentalizzata e inconsapevole, la cosa \u00e8 ancor pi\u00f9 grave (se possibile), perch\u00e9 essa tradisce una malizia, una subdola astuzia che hanno veramente qualche cosa di diabolico.<\/p>\n<p><em>Viviamo giorni cattivi,<\/em> lamenta l&#8217;Apostolo delle genti, mettendo in guardia i fedeli. Ma \u00e8 chiaro che san Paolo era un inguaribile pessimista, quasi un maniaco del peccato, che vedeva nero dappertutto. Ora noi viviamo in tempi assai pi\u00f9 belli e luminosi, perch\u00e9, dal Vaticano II in poi, abbiamo compreso che il vero senso del Vangelo \u00e8 quello di andare a braccetto con lo spirito del mondo, e di non preoccuparci tanto delle cose dell&#8217;anima, perch\u00e9 ci sono cose assai pi\u00f9 importanti, come la giustizia sociale, l&#8217;accoglienza degli immigrati, profughi e no, e il dialogo aperto e fiducioso con le altre religioni, a cominciare da quella che ha dichiarato guerra alla santa Croce e che spinge il suo odio anticristiano fino a sgozzare in chiesa, come un agnello, un vecchio prete che stava celebrando il Sacrificio eucaristico nella sua chiesa, in mezzo ai fedeli&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno sta ingannando il popolo dei fedeli? 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