{"id":27294,"date":"2018-08-16T02:55:00","date_gmt":"2018-08-16T02:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/16\/neochiesa-e-omoeresia-chi-va-e-chi-resta\/"},"modified":"2018-08-16T02:55:00","modified_gmt":"2018-08-16T02:55:00","slug":"neochiesa-e-omoeresia-chi-va-e-chi-resta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/16\/neochiesa-e-omoeresia-chi-va-e-chi-resta\/","title":{"rendered":"Neochiesa e omoeresia: chi va e chi resta"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine si son tirate le somme, e si \u00e8 visto che i conti non tornano. Perch\u00e9, nella vicenda di Staranzano, una piccola parrocchia della diocesi di Gorizia, a doversene andare \u00e8 stato alla fine il parroco, che sosteneva la giusta e vera dottrina della Chiesa cattolica, e a restare \u00e8 stato il capo scout che ha sposato civilmente un uomo, fiancheggiato dal vice parroco, nonch\u00e9 cappellano dell&#8217;Agesci. Uno a zero per gli omoeretici, e i cattolici fermi e zitti, con l&#8217;arcivescovo a fare da Ponzio Pilato, o peggio, della situazione: perch\u00e9 non si \u00e8 limitato a lavarsene le mani, ma ha anche, di fatto, sposato la tesi <em>gay-friendly<\/em>, quella delle lobby LGBT. Sostenuto dall&#8217;immancabile <em>Avvenire<\/em> di Marco Tarquinio, manco a dirlo, e da tutta la stampa (ex) cattolica.<\/p>\n<p>I fatti.<\/p>\n<p>Ai primi di giugno del 2017, solleva notevole clamore la notizia che il capo scout della parrocchia di Staranzano si \u00e8 unito civilmente a un uomo, un consigliere comunale in quota Pd. Non facciamo nomi, non ce n&#8217;\u00e8 bisogno e non vogliano personalizzare la vicenda; del resto, per chi sia interessato, c&#8217;\u00e8 ampio materiale in rete. Al rito, doppiamente sbagliato per un cattolico, perch\u00e9 si tratta di una unione civile e perch\u00e9 riguarda due persone dello stesso sesso, con la non lieve aggravante che lo sposo (o la sposa? non indaghiamo) svolge funzioni educative della massima delicatezza in una parrocchia cattolica, fra i giovanissimi, partecipa, festoso come tutti gli invitati, alle note di <em>Over the Rainbow<\/em>, il cappellano degli scout, del quale s\u00ec, facciamo il nome, certo don Eugenio Biasiol, che si \u00e8 mostrato entusiasta del lieto evento, al punto da tenere il suo bravo discorso di felicitazioni. La cosa \u00e8 tanto pi\u00f9 grave in quanto il parroco, don Francesco Fragiacomo, avuto sentore della cosa, l&#8217;aveva disapprovata, anche per la maniera tutt&#8217;altro che discreta in cui si \u00e8 svolta, quasi con ostentazione. Una volta il viceparroco era tenuto a seguire le indicazioni del suo diretto superiore, ma adesso pare che queste consuetudini siano passate di moda, specie se il vice si pone in termini politicamente corretti e quindi pu\u00f2 avvalersi del sostanzioso sostegno, anche mediatico, di tutte le organizzazioni e i partiti di sinistra, nonch\u00e9 di tutti i settori progressisti della Chiesa, a cominciare dai giornali e dalle televisioni, mentre il parroco si pone su posizioni cattoliche, ora fatte passare per <em>tradizionaliste<\/em> o anche per <em>conservatrici<\/em>, mentre sono semplicemente cattoliche, senza aggettivi, punto e basta. Si sarebbe esposto, quel signore, a parti rovesciate? Se, cio\u00e8, avesse dovuto contestare la posizione del suo parroco progressista, <em>gay-friendly<\/em> e, naturalmente, immigrazionista, e lui avesse negato, per esempio, che per essere dei buoni cattolici si deve considerare la Lega di Salvini come l&#8217;incarnazione del diavolo? Ci sia concesso di dubitarne fortemente: a navigare col vento in poppa son capaci tutti, ma a remare controcorrente, \u00e8 tutto un altro discorso, ed \u00e8 l\u00ec che si vede di che stoffa \u00e8 fatto un uomo.<\/p>\n<p>Bisogna precisare che la bomba non \u00e8 scoppiata come un fulmine a ciel sereno: la situazione si trascinava da tempo, cio\u00e8 da tempo la condotta del capo scout era di pubblico scandalo ai parrocchiani di Staranzano, se \u00e8 ancora lecito esprimere ci\u00f2 che dice la dottrina cattolica a proposito della pratica omosessuale, \u00a7\u00a7 2357, 2358 e 2359:<\/p>\n<p><em>2357<\/em> &#8211;\u00a0<em>L&#8217;omosessualit\u00e0 designa le relazioni tra uomini o donne che provano un&#8217;attrazione sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Su manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (cf Gn 19, 1-29; Rm 1, 24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tim 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che &quot;gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati&quot; (Sacra Congregazione perla Dottrina della Fede, Dich. &quot;Persona humana&quot;, 8; AAS 68 ([1976] 85). Sono contrari alla legge naturale. Precludono all&#8217;atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarit\u00e0 affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.<\/em><\/p>\n<p><em>2358 &#8211; Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perci\u00f2 devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviter\u00e0 ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volont\u00e0 di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficolt\u00e0 che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.<\/em><\/p>\n<p><em>2359 &#8211; Le persone omosessuali sono chiamate alla castit\u00e0. Attraverso le virt\u00f9 della padronanza di s\u00e9, educatrici della libert\u00e0 interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un&#8217;amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente, e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.<\/em><\/p>\n<p>Don Fragiacomo, a ogni modo, e a differenza dell&#8217;arcivescovo Carlo Roberto Maria Redaelli, le sue responsabilit\u00e0 di parroco e di educatore se le era prese tutte quante, senza nascondersi dietro un dito e senza girare la testa dall&#8217;altra parte per fingere di non vedere, in omaggio al <em>politically correct<\/em>, cosa che gli avrebbe assicurato, se non altro, la benevola neutralit\u00e0 dei cattolici e di tutti i <em>gay-friendly,<\/em> fuori e dentro la Chiesa, nel piccolo, piccolissimo mondo di una parrocchia della diocesi di confine con la Slovenia, e gli avrebbe evitato di finire sulla griglia mediatica, dipinto come un sacerdote retrivo e omofobo. Nel bollettino parrocchiale aveva cercato di prevenire lo scandalo finale, e invitato il capo scout ad assumersi, lui, le proprie responsabilit\u00e0, facendo una scelta precisa: o con la Chiesa e per uno stile di vita conforme al Vangelo, o addio suo ruolo educativo nella parrocchia, libero di seguire la sua strada. Invece di chiedergli di dimettersi, aveva sperato che lo avrebbe fatto da solo; si era illuso che avrebbe avuto la coerenza di scegliere fra due alternative che non sono conciliabili. Ma aveva sopravvalutato la coerenza altrui. E del resto, perch\u00e9 il capo-scout avrebbe dovuto scegliere e dimettersi, quando poteva avere questo e quello: restare capo scout e sposarsi con un uomo? Anzi, meglio: cos\u00ec avrebbe potuto contribuire alla &quot;buona causa&quot; omosessualista in seno alla Chiesa: far capire che si pu\u00f2 benissimo essere non solo omosessuale dichiarato e praticante, ma anche civilmente unito a una persona dello stesso sesso, e continuare a frequentare la parrocchia con funzioni di responsabilit\u00e0 educativa fra i giovani. Ci\u00f2 avrebbe contribuito ad abituare le persone a situazioni analoghe in futuro, e quindi avrebbe promosso la causa dell&#8217;accettazione della sodomia come pratica e stile di vita assolutamente normale e perfettamente compatibile col Vangelo. Inoltre, era facile immaginare che avrebbe avuto dalla sua tutto il mondo dell&#8217;informazione, e certo non avrebbe avuto contro il vescovo, n\u00e9 altre autorit\u00e0 ecclesiastiche. Insomma, la partita si presentava facile sin dall&#8217;inizio: il parroco si trovava chiaramente isolato, in una posizione scomoda, senza un cane che gli esprimesse solidariet\u00e0, che gli dicesse: <em>S\u00ec, don Francesco; tu stai difendendo la vera dottrina cattolica; quello che fai \u00e8 giusto, non perch\u00e9 faccia piacere giudicare le scelte di un&#8217;altra persona, ma perch\u00e9 bisogna che i fedeli, e i giovani specialmente, sappiamo che quel tipo di scelta e quello stile di vita non fanno parte dell&#8217;insegnamento della Chiesa e del modello da lei proposto in fatto di sessualit\u00e0, continenza, matrimonio e famiglia, ma anzi contrasta gravemente con esso<\/em>. Invece, niente di tutto questo; al contrario. Se, all&#8217;inizio, l&#8217;arcivescovo \u00e8 parso volersi barcamenare fra Scilla e Cariddi, e anche l&#8217;Agesci, quando \u00e8 stata chiamata in causa, \u00e8 parsa esitare sulla posizione da assumere, poi, un po&#8217; alla volta, si sono spostati apertamente a favore della legittimit\u00e0 della scelta fatta dal capo-scout: scelta per modo di dire, cio\u00e8 la scelta di non scegliere di avere entrambe le cose.<\/p>\n<p>Nel frattempo si sono delineate sempre pi\u00f9 le posizioni. Nei mesi a seguire, l&#8217;arcivescovo e la stampa, anche nazionale, nonch\u00e9 i vertici dell&#8217;Agesci, si sono sempre pi\u00f9 spostati su una linea favorevole al capo-scout, il quale a dimettersi non ci pensava proprio: perch\u00e9 subire una simile discriminazione? Dopotutto, sono in gioco i diritti civili, non si pu\u00f2 cedere su un principio cos\u00ec sacro (anche se i diritti civili non c&#8217;entrano nulla con la dottrina cattolica, come nel caso dell&#8217;aborto o del divorzio; ma come spiegarlo a questi cattolici progressisti, o sedicenti tali?). L&#8217;argomento chiave con cui costoro hanno cercato di spiegare il loro incredibile atteggiamento \u00e8 stato il concetto, tanto caro al signor Bergoglio, del <em>discernimento<\/em>. Bisogna discernere, non si pu\u00f2 giudicare le persone in astratto; bisogna includere, accogliere, evitare contrapposizioni. Di conseguenza, era chiaro dove si sarebbe andati a finire: a dar torto a quel rompiscatole del parroco, e ragione al suo vice e al capo-scout. <em>L&#8217;Avvenire<\/em> ci ha messo del suo, pubblicando una lettera molto tagliata e aggiustata di don Fragiacomo, reagendo poi con stizza a un lettore che ne chiedeva conto, e infine non potendo evitare che emergesse la verit\u00e0, dapprima negata: la lettera del parroco non era stata pubblicata integralmente; non solo: la linea del giornale non era favorevole all&#8217;atteggiamento da lui assunto, per la buona ragione (si fa per dire) che non era nella linea del famoso <em>discernimento<\/em> bergogliano. Cos\u00ec si \u00e8 arrivati a novembre, le dimissioni del novello sposo non arrivavano affatto, e i sacerdoti della diocesi hanno brillato nel asciare sempre pi\u00f9 solo il loro improvvido collega, troppo zelante difensore della dottrina: ma la dottrina, Bergoglio lo dice sempre, \u00e8 una cosa buona fino a che permette di gettare ponti e di creare unione, mentre cessa di esserlo nel momento in cui diventa causa di divisioni. Stranissima concezione della dottrina, che nessuno, ripetiamo nessuno, dei duecentosessantacinque papi che lo hanno preceduto sul soglio di San Pietro, avrebbe sottoscritto, mai e poi mai. \u00c8 ovvio, al contrario, che la dottrina divide, perch\u00e9 definisce ci\u00f2 che \u00e8 cattolico e ci\u00f2 che non lo \u00e8: e, come tutte le definizioni, non pu\u00f2 includere tutto e tutti, se lo facesse non sarebbe una dottrina, e il cattolicesimo non esisterebbe, sarebbe un abito buono per tutte le stagioni, una casacca che chiunque pu\u00f2 indossare a piacimento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, alla fine, don Fragiacomo ha fatto quel che deve fare un uomo d&#8217;onore e di responsabilit\u00e0, quando gli viene impedito di svolgere il ruolo per il quale \u00e8 stato chiamato: ha rassegnato all&#8217;arcivescovo le sue dimissioni. Che sono state subito accettate, anche se rese note solo ora, ad agosto 2018, insieme a tutti gli altri avvicendamenti che avranno luogo nella diocesi di Gorizia dal 14 settembre: sar\u00e0 trasferito in un&#8217;altra parrocchia. Sar\u00e0 lui a dover fare le valigie; il capo-scout rester\u00e0 nella sua funzione, e il viceparroco potr\u00e0 restarsene al suo posto, finalmente libero dalla noiosa presenza di un parroco del quale non condivideva l&#8217;impostazione pastorale, e al quale aveva rifiutato di obbedire. Le parrocchie, ormai, funzionano cos\u00ec: ognuno pu\u00f2 fare e dire quel che gli pare, l&#8217;obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, siamo tutti figli ideali di don Milani e i superiori, specialmente se assumono atteggiamento conservatori, o comunque poco aperti, vanno contestati e sbugiardati, anche in pubblico, anche alla televisione, come abbiamo visto tane volte in questi ultimi anni, per esempio in diocesi di Verona, dove un sacerdote, portavoce del vescovo Zenti, ha criticato apertamente il suo pastore in diretta televisiva. Ma i casi sono dozzine, probabilmente centinaia. \u00c8 il nuovo corso bergogliano: \u00e8 lo <em>spirito<\/em> del Concilio che finalmente trionfa, dopo essere stato frenato e ostacolato, per ben cinquant&#8217;anni, dai suoi implacabili avversari.<\/p>\n<p>Povero don Francesco, chi glielo ha fatto fare? la sua vicenda somiglia a quella di tanti onesti, coraggiosi servitori dello Stato: fanno di tutto perch\u00e9 la legge venga rispettata, si espongono, rischiano del loro, e poi non solo i superiori non li &quot;coprono&quot;, ma, quando si viene al dunque, addirittura li piantano in asso, voltano loro le spalle, o perfino li fanno mettere sotto inchiesta. Cos\u00ec impareranno a non fare i seccatori; chiss\u00e0 che finiscano per saper essere flessibili. No, speriamo che non lo imparino mai; speriamo che tutti i Fragiacomo d&#8217;Italia e del mondo, e forse ce ne sono pi\u00f9 di quanti non si ceda, non si scoraggino, ma vadano sempre avanti, a testa alta e con la schiena ditta. Non \u00e8 questione di orgoglio personale: se fosse solo per quello, li consiglieremmo di cedere. Il vero cristiano \u00e8 umile, \u00e8 docile davanti al volere di Dio. Ma non \u00e8 timido, n\u00e9 arrendevole, davanti a ci\u00f2 che \u00e8 male agli occhi di Dio. Cari vescovi e direttori di giornali e responsabili delle organizzazioni cattoliche, voi potete essere <em>gay-friendly<\/em> fin che vi pare, ma una cosa non potete fare: cambiare la dottrina a vostro arbitrio. N\u00e9 potete cambiare le parole della <em>Bibbia<\/em>, n\u00e9 capovolgere la Tradizione, insieme a duemila anni di Magistero. No, questo non lo potete fare. Godetevi pure i vostri trionfi, finch\u00e9 potete; e godetevi il fatto che sono i rompiscatole come don Fragiacomo, per ora, a dover fare la valigia e levare il disturbo. Ma verr\u00e0 il momento della verit\u00e0. Per ora i conti non tornano, ma quando sar\u00e0 Dio a farli, allora di certo torneranno, eccome se torneranno, fino all&#8217;ultimo spicciolo. Allora ciascuno sar\u00e0 chiamato a rendere conto: di quello che ha fatto e di quello che non ha fatto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine si son tirate le somme, e si \u00e8 visto che i conti non tornano. 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