{"id":27291,"date":"2008-09-03T11:46:00","date_gmt":"2008-09-03T11:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/03\/nella-cattedrale-di-faggi-a-cielo-aperto-la-rivelazione-ineffabile-di-un-raggio-di-sole\/"},"modified":"2008-09-03T11:46:00","modified_gmt":"2008-09-03T11:46:00","slug":"nella-cattedrale-di-faggi-a-cielo-aperto-la-rivelazione-ineffabile-di-un-raggio-di-sole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/03\/nella-cattedrale-di-faggi-a-cielo-aperto-la-rivelazione-ineffabile-di-un-raggio-di-sole\/","title":{"rendered":"Nella cattedrale di faggi a cielo aperto la rivelazione ineffabile di un raggio di sole"},"content":{"rendered":"<p>Una foresta di faggi, in montagna, in un chiaro mattino d&#8217;estate, \u00e8 uno degli spettacoli pi\u00f9 sontuosi e commoventi che la natura possa offrire ad un essere umano.<\/p>\n<p>I tronchi poderosi, dritti come le colonne di una grandiosa cattedrale virente a cielo aperto, scandiscono lo spazio con ritmo misurato e solenne, suggerendo l&#8217;idea di un movimento possente, ma trattenuto; di una forza vasta e benevola, che si distende serenamente in un ritmo pacato e armonioso.<\/p>\n<p>\u00c8 bello sostare in una foresta di faggi, in montagna, e respirare la voce del silenzio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la foresta di faggi, a causa della compattezza delle chiome, non lascia filtrare che una luce indiretta e ci\u00f2 impedisce la crescita del sottobosco: il terreno \u00e8 soffice e pulito; e tranne lo stormire delle foglie nel vento, raramente si odono altre voci, come il canto degli uccelli o il ronzare degli insetti.<\/p>\n<p>Persino il frusciare dei nostri passi \u00e8 ridotto al minimo: non vi \u00e8 quasi strato di foglie morte, perch\u00e9 gli organismi decompositori, su questo terreno sgombro, agiscono con estrema rapidit\u00e0. I passi risuonano attutiti sull&#8217;<em>humus<\/em> elastico; e, se il suolo \u00e8 sgombro da rocce, sembra davvero di camminare lungo le navate di una cattedrale arborea, sul liscio pavimento di marmo decorato a mosaico, nelle tinte brune e rossicce di un giorno d&#8217;autunno.<\/p>\n<p>Se poi leviamo lo sguardo verso l&#8217;alto, la sensazione si fa ancora pi\u00f9 netta. Le colonne si congiungono con la volta verdeggiante, a venti o trenta metri d&#8217;altezza, e gli squarci di azzurro fra una chioma e l&#8217;altra, generalmente rari e preziosi, simulano i rosoni e le vetrate decorate che permettono alla luce di irrompere nel tempio, ma raccogliendone l&#8217;impeto avvampante in un&#8217;onda uniforme e discreta, che piove misteriosamente in un arcano matrimonio con l&#8217;ombra delle navate laterali, delle cappelle e dei mille anfratti carichi di trepido raccoglimento.<\/p>\n<p>Ed ecco, d&#8217;improvviso, nella grande voce del silenzio appena sfiorata dal soffio del vento tra le foglie innumerevoli, un raggio di sole balena fra due tronchi, e una lama di luce penetra con forza incontenibile, accendendosi di mille riflessi iridescenti.<\/p>\n<p>Di colpo, non si vede pi\u00f9 nulla; ogni cosa \u00e8 scomparsa nella luce abbagliante; una miriade di fili splendenti, dei colori dell&#8217;arcobaleno, si diramano da un punto centrale che \u00e8 pura luce, e si incurvano a formare una specie di croce brillante come il sole.<\/p>\n<p>Per un momento siamo portati a credere che sia un gioco ingannevole, dovuto al riflesso sulle lenti degli occhiali: per cui ci affrettiamo a levarceli, convinti di veder scomparire quel prodigio fatto di raggi impalpabili, pi\u00f9 eleganti di un fiocco di neve che si posa, in controluce, sul vetro della finestra. Ma no, il prodigio persiste: non \u00e8 nelle lenti, ma nell&#8217;occhio; e solo quando una nuvola intercetta il disco del sole, anch&#8217;esso scompare subitamente e le cose riprendono il loro aspetto primitivo e la loro abituale consistenza.<\/p>\n<p>Dura solo un attimo, per\u00f2; perch\u00e9, di colpo, la luce si sprigiona nuovamente nella fessura tra i due tronchi e, come prima, discioglie i corpi nella sua impalpabile essenza, nel suo splendore sovrano e vittorioso. L&#8217;occhio non \u00e8 costretto a distogliere lo sguardo, ma tutto ci\u00f2 che esso pu\u00f2 vedere non \u00e8 altro che luce; un unico, meraviglioso, indescrivibile bagno di luce, che tutto pervade e tutto trasfigura, annullando la pesantezza e l&#8217;opacit\u00e0 della materia.<\/p>\n<p>Ecco, questo \u00e8 il Paradiso: un regno di pura bellezza e d&#8217;immensa pace, dove le cose non si annullano, ma si trascendono e si spiritualizzano, trasformandosi in una miriade di fili luminosi dei colori dell&#8217;iride.<\/p>\n<p>Il Paradiso \u00e8 qui; ma, per rendersene conto, bisogna &#8211; come minimo &#8211; non avere l&#8217;inferno nel cuore; altrimenti, non sarebbe possibile vederlo in alcun modo.<\/p>\n<p>\u00c8 stato detto che la bellezza \u00e8, in primo luogo, nell&#8217;occhio che guarda e, solo in seconda istanza, nella cosa guardata; ed \u00e8 vero, a patto di aggiungere subito che la bellezza pu\u00f2 avere la sua dimora nell&#8217;occhio, solo a patto che l&#8217;anima sia in pace e in armonia. L&#8217;occhio, infatti, non \u00e8 un organo autonomo; non sa produrre la bellezza da se stesso; la sa estrarre dal mondo, se &#8211; a sua volta &#8211; \u00e8 illuminato da una luce interiore.<\/p>\n<p>La ragione principale per la quale noi non riusciamo a vedere, ad apprezzare e a gioire dello spettacolo incredibilmente ricco e fastoso della bellezza del mondo, \u00e8 che il nostro occhio \u00e8 intorbidato da mille scorie e impurit\u00e0 che derivano da passioni disordinate, desideri e timori irrazionali, cieco attaccamento alle cose; e che tutto questo si traduce in un ritmo di vita assurdo e frenetico, dominato dalla fretta e dalla corsa, che non lascia alcun margine di spazio alla rivelazione dell&#8217;Essere in cui, pure, siamo immersi.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 viviamo come dei gran signori che ignorano di essere tali; e, invece di godere delle mille raffinatezze che appartengono loro di diritto, si trascinano carponi nel fango e nella polvere, cercando avidamente qualche vetro di bottiglia che, in mezzo alla spazzatura, d\u00e0 l&#8217;illusione di una pietra preziosa.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 l&#8217;ironia delle nostre vite: che ci vestiamo di stracci, credendoli abiti raffinati; e ci nutriamo di rifiuti, convinti di ingerire cibi squisiti. Invece, gettiamo nel rigagnolo le cose realmente preziose, senza degnarle d&#8217;un pensiero; e sguazziamo, lerci, nel pantano, congratulandoci con noi stessi per il buon gusto che, infallibilmente, guida le nostre scelte.<\/p>\n<p>E cos\u00ec facciamo anche con gli altri, con coloro che amiamo e dai quali vorremmo essere amati, apprezzati e ammirati: offriamo ad essi il nostro volto pi\u00f9 sordido e teniamo gelosamente nascosto, come fosse un segreto vergognoso, il nostro lato migliore, la nostra autentica e luminosa essenza spirituale.<\/p>\n<p>Dopo di che, passiamo gran parte del nostro tempo a lamentarci di non essere stati compresi, di non essere stati valorizzati, di non aver trovato qualcuno alla nostra stessa \u00abaltezza\u00bb, dotato di sufficiente buon gusto per scorgere i nostri meriti evidenti&#8230;<\/p>\n<p>Ma, di tutte le cattive abitudini che stravolgono la nostra capacit\u00e0 visiva e ci precludono lo spettacolo infinitamente rasserenante della bellezza, quella oggi pi\u00f9 diffusa e, per certi aspetti, la pi\u00f9 nociva, \u00e8 senza dubbio la smania del <em>fare.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 essa che ci qualifica, in primo luogo, come figli malati della modernit\u00e0; ed \u00e8 ancora essa che ci colloca, in quanto membri dell&#8217;Occidente evoluto e opulento, in un ambito di scarsa considerazione presso quasi tutte le altre culture del mondo.<\/p>\n<p>Quando un occidentale viene apprezzato presso una societ\u00e0 tradizionale, lo \u00e8 a dispetto di quelli che noi, solitamente, consideriamo i nostri motivi di vanto, e in ragione di quelli che, invece, generalmente ci appaiono come difetti. Ma quello che, a un non occidentale, appare come il nostro peggiore difetto, \u00e8 &#8211; molto probabilmente &#8211; l&#8217;iperattivismo; la convinzione tracotante che il fare sia <em>sempre<\/em> meglio del non fare; che una sorta di dovere, o di destino, o addirittura di vocazione, ci spinga ad agire, sempre e comunque, con la forza di un imperativo categorico.<\/p>\n<p>Non importa il risultato; non importa se il danno che arrechiamo, a noi stessi e agli altri, supera di gran lunga il beneficio; e nemmeno ha grande importanza il fare <em>bene<\/em> quel che si deve fare, o che si \u00e8 deciso di fare. No: quel che conta \u00e8 l&#8217;azione per l&#8217;azione; nessuno deve poter dire, o anche solo pensare, che ci siamo tirati indietro.<\/p>\n<p>La prima conseguenza di questa spinta compulsiva verso la <em>praxis<\/em>, che sconfina sovente in una autentica ossessione, \u00e8 che la quantit\u00e0 \u00e8 considerata pi\u00f9 importante della qualit\u00e0 (come bene aveva visto, e denunciato, anche Ren\u00e9 Gu\u00e9non).<\/p>\n<p>La seconda conseguenza, non meno nefasta, \u00e8 che la velocit\u00e0 si deve preferire alla lentezza, sempre e in ogni caso, indipendentemente dagli scopi che ci si prefigge e dalle circostanze nelle quali ci si trova.<\/p>\n<p>La terza conseguenza \u00e8 che, per correggere un eventuale errore, occorre agire con altrettanta precipitazione e con altrettanta invadenza, e non gi\u00e0 prendersi una pausa di riflessione e sottoporre a critica l&#8217;eccesso di operativit\u00e0.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 evidente non solo nei piccoli fatti della nostra vita quotidiana, ma anche nella politica, nell&#8217;economia, nella giurisprudenza, nella scienza, nella tecnica, nella medicina, nell&#8217;informazione, nell&#8217;istruzione, nello sport e perfino nell&#8217;impiego del tempo libero. Anzi, soprattutto nell&#8217;impiego del tempo libero.<\/p>\n<p>La smania dell&#8217;azione ad ogni costo non \u00e8 altro, in fin dei conti, che una tipica sindrome paranoide, e precisamente di un delirio di onnipotenza. Si tratta, cio\u00e8, della convinzione &#8211; pi\u00f9 o meno consapevole &#8211; che dalla nostra azione, e da essa solamente, dipendono i destini d&#8217;infinite cose e, forse, del mondo intero.<\/p>\n<p>Lo scopo del nostro ragionamento &#8211; si badi &#8211; non \u00e8 quello di tessere l&#8217;elogio dell&#8217;accidia e dell&#8217;ignavia, del fatalismo e dello spirito di rinuncia.<\/p>\n<p>Al contrario, si tratta di comprendere che il nostro agire non \u00e8 sempre necessario, o utile, o desiderabile; che esso deve essere preceduto, accompagnato e concluso da una attenta ponderazione; che, in molti casi &#8211; e specialmente nell&#8217;ambito della natura -, le cose trovano da s\u00e9 la giusta direzione, mentre, da parte nostra, l&#8217;atteggiamento giusto \u00e8 quello di assecondarle, non gi\u00e0 di sostituirci ad esse o, addirittura, di capovolgerle.<\/p>\n<p><em>Wu Wei<\/em>, suggerisce l&#8217;etica taoista: ossia, agisci cercando di ridurre al minimo l&#8217;azione; o, anche, agisci senza lasciarti trasportare dall&#8217;azione. In altri termini: agisci solo quando \u00e8 veramente necessario, e avendo cura di far coincidere la tua azione con le leggi armoniose della realt\u00e0 naturale, alle quali nessuna saggezza umana pu\u00f2 dirsi superiore.<\/p>\n<p>Un bagno di umilt\u00e0, ecco ci\u00f2 di cui abbiamo soprattutto bisogno; e la chiara consapevolezza che noi non siamo gli arbitri del destino di nessuna cosa, neanche di un misero filo d&#8217;erba, se ci poniamo al di fuori e al di sopra della divina armonia che regge il tutto.<\/p>\n<p>Questo non significa che dobbiamo rinunciare ai nostri sogni o abdicare alla nostra qualit\u00e0 di soggetti di una coscienza intenzionale; al contrario.<\/p>\n<p>Si tratta di capire che solo rientrando nella prospettiva di una armoniosa collocazione all&#8217;interno dell&#8217;Essere, noi possiamo attingere alla parte pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 vera di noi stessi e realizzare pienamente la vocazione alla quale siamo stati chiamati.<\/p>\n<p>E tutto questo avr\u00e0 come risultato un enorme arricchimento del S\u00e9, nel tempo stesso in cui porr\u00e0 dei limiti ben precisi all&#8217;arroganza e all&#8217;invadenza di quel piccolo io che pretende, continuamente, di egemonizzare la profondit\u00e0 e la variet\u00e0 della nostra persona.<\/p>\n<p>Henry David Thoreau, dopo due anni di eremitaggio trascorsi fra i boschi del Lago Walden, ha ricavato la seguente morale dalla sua esperienza (da <em>Walden, ovvero la vita nei boschi<\/em>; titolo originale: <em>Walden, or the Life in the Woods<\/em>; traduzione di Piero Sanavio, Rizzoli editore, Milano, 1964, pp.305-06):<\/p>\n<p><em>Imparai questo, almeno, dal mio esperimento: che se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni e cerca di vivere la vita che s&#8217;\u00e8 immaginato, incontrer\u00e0 un inatteso successo nelle ore comuni. Si lascer\u00e0 qualcosa alle spalle, passer\u00e0 un confine invisibile, leggi nuove, universali e pi\u00f9 libere cominceranno a stabilirsi dentro e intorno a lui; oppure le leggi vecchie saranno estese e interpretate in suo favore in senso pi\u00f9 ampio. Cos\u00ec egli vivr\u00e0 con la licenza di un pi\u00f9 alto ordine d esseri. In proporzione a quanto egli semplifica la propria vita, le leggi dell&#8217;universo gli appariranno meno complesse, e la solitudine non sar\u00e0 tale, n\u00e9 la povert\u00e0 sar\u00e0 povert\u00e0 n\u00e9 la debolezza debolezza. Se avete costruito dei castelli in aria, il vostro lavoro nn deve andar perduto; \u00e8 quello il luogo dove dovrebbe essere. Ora voi dovete costruirvi sotto le fondamenta.<\/em><\/p>\n<p>E quanti di noi, infatti, per avere assecondato le brame del piccolo io ed essersi abbandonati all&#8217;ebbrezza di un agire fine a se stesso, hanno dimenticato di costruire le fondamenta del proprio lavoro o, addirittura, le fondamenta del proprio essere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una foresta di faggi, in montagna, in un chiaro mattino d&#8217;estate, \u00e8 uno degli spettacoli pi\u00f9 sontuosi e commoventi che la natura possa offrire ad un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30177,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[92],"class_list":["post-27291","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-poesia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-poesia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27291","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27291"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27291\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30177"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27291"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27291"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27291"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}