{"id":27290,"date":"2017-11-03T06:04:00","date_gmt":"2017-11-03T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/03\/nella-divina-foresta-spessa-e-viva\/"},"modified":"2017-11-03T06:04:00","modified_gmt":"2017-11-03T06:04:00","slug":"nella-divina-foresta-spessa-e-viva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/03\/nella-divina-foresta-spessa-e-viva\/","title":{"rendered":"Nella divina foresta spessa e viva"},"content":{"rendered":"<p>La <em>divina foresta spessa e viva<\/em> descritta da Dante negli ultimi canti del <em>Purgatorio<\/em> (XXVIII, 2), una delle creazioni paesaggistiche pi\u00f9 belle, suggestive e commoventi del suo genio, sfondo maestoso e perfetto per la mistica processione ispirata al\u00a0<em>Libro dell&#8217;Apocalisse<\/em>, \u00e8 una reminiscenza, o una trasfigurazione, della pineta di Classe, presso Ravenna, che Dante pot\u00e9 ammirare, e nella quale era solito passeggiare meditabondo, durante gli ultimi anni della sua vita, mentre era ospite del signore di quella citt\u00e0, Guido Novello da Polenta. Cos\u00ec dicono tutti; cos\u00ec ci \u00e8 stato insegnato fin dai banchi di scuola; e cos\u00ec ripetiamo a nostra volta, dando la cosa per scontata e non bisognosa di alcuna ulteriore verifica. Peccato che Dante sia giunto alla corte di Ravenna non prima del 1318, o, nel migliore dei casi, del 1317, dove fu raggiunto dai figli Pietro, Jacopo e Antonia; mentre i canti del <em>Purgatorio<\/em> circolavano gi\u00e0, almeno parzialmente, fin dal biennio 1315-16 e, in ogni caso, nella seconda cantica non vi \u00e8 traccia di avvenimento storici posteriori al 1313.\u00a0 E allora, come la mettiamo? Anche ammettendo che Dante non abbia composto i singoli canti del suo poema in perfetto ordine di successione, e che, in particolare, la composizione del <em>Purgatorio<\/em>, o di una parte di esso, si sia accavallata con la stesura dell<em>&#8216;Inferno<\/em>, resta alquanto problematico asserire che le foresta del Paradiso Terrestre, cos\u00ec come egli la descrive nei canti finali della seconda cantica, gli sia stata ispirata dalla pineta di Classe, se, a quell&#8217;epoca, egli a Ravenna non si era ancora recato. Certo, \u00e8 sempre possibile che, in qualche tempo imprecisato del suo ventennale esilio, egli si sia trovato comunque a passare di l\u00ec, e che abbia potuto vederla, anche prima di essere accolto alla corte di Guido Novello: esistono ampi spazi bianchi della sua biografia, nei quali c&#8217;\u00e8 posto, teoricamente, per ogni sorta di viaggi e di soggiorni, da quello a Parigi, per frequentare i corsi di teologia della Sorbona, e perfino a Oxford, a quello presso il conte di Gorizia, a Tolmino e a Postumia, o presso il patriarca d&#8217;Aquileia, a Udine; per non parlare di Treviso, sotto la signoria di Gherardo III (<em>il buon Gherardo<\/em>, che poi tanto buono pare che non fosse). Ne abbiamo gi\u00e0 trattato in alcuni precedenti lavori (cfr., in particolare, il nostro saggio\u00a0<em>Dante e la Venezia Giulia<\/em>,\u00a0 pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 04\/05\/2006), per cui non torneremo sopra la questione; ma \u00e8 certo che, per questa strada, \u00e8 possibile sostenere tutto e anche il contrario di tutto, perfino che il sommo poeta si sia recato, per mare, fino all&#8217;estremo Settentrione, presso il Circolo Polare Artico (cfr. il nostro <em>Dante in Islanda<\/em>, pubblicato, sempre su Arianna Editrice, il 12\/12\/2011).\u00a0<\/p>\n<p>Sia come sia, al di l\u00e0 delle questioni erudite, parecchi artisti sono rimasti incantati e quasi soggiogati dalla bellezza degli ultimi canti del <em>Purgatorio<\/em> dantesco, e dal fascino promanante da quella foresta, cos\u00ec diversa, vitale ed esuberante, da quella squallida e mortifera descritta nel canto iniziale dell&#8217;<em>Inferno<\/em>, e ad essa diametralmente opposta quanto ai significati allegorici e morali. Nel campo delle arti figurative, ci piace ricordare, in modo particolare, il pittore Amos Nattini (Genova, 16 marzo 1982-Parma, 3 ottobre 1985), che fu celebre illustratore di tutta la <em>Divina Commedia<\/em>, ma che nella rappresentazione del Paradiso Terrestre, della mistica processione e della figura di Matelda, presso le rive del fiume Lete, ha toccato, forse, i vertici della sua capacit\u00e0 espressiva; e lo scrittore Angelo Conti. Quest&#8217;ultimo \u00e8 una notevole figura di uomo di cultura e di studioso &#8212; non ci piace troppo la parola: intellettuale &#8211; oggi un po&#8217; (o forse parecchio) dimenticata, ma che ha contribuito, a suo tempo, a dare lustro alla nostra cultura e prestigio alle patrie lettere, coltivando tenacemente il nostro ricchissimo patrimonio spirituale e ideale, meditandolo e facendo conoscere, e soprattutto amandolo e facendolo amare. Nato a Roma il 21 giugno 1860 e morto a Napoli l&#8217;8 luglio 1830, storico, filosofo, critico d&#8217;arte, medico mancato precocemente chiamato al sapere umanistico, apprezzato e ammirato da uomini come Gabriele D&#8217;Annunzio, Aldo De Carolis e Corrado Ricci, scrisse saggi ed articoli nei quali rivers\u00f2 una vena decadentista ed estetizzante che aveva i suoi modelli ideali nell&#8217;opera di John Ruskin, l&#8217;autore del famoso <em>Le pietre di Venezia<\/em>, e Walter Pater, conosciuto a livello europeo per il suo romanzo <em>Mario l&#8217;epicureo<\/em>. Direttore delle Antichit\u00e0 e Belle Arti di Roma, fino al 1925, accett\u00f2 poi la direzione della Reggia di Capodimonte, trasferendosi a Napoli, ove trascorse gli ultimi cinque anni della sua vita.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Angelo Conti ne <em>La divina foresta<\/em> (in: P. Lorenzetti-S. Cammelli, <em>Il Convito<\/em>. <em>Antologia degli scrittori italiani e stranieri<\/em>, Firenze, Bulgarini, 1954, pp. 748-750):<\/p>\n<p><em>A Ravenna Dante \u00e8 come in Assisi San Francesco, come nelle Puglie Federico II, come ne Foro Giulio Cesare: empie di s\u00e9 lo spazio, fa sentire la sua presenza in ogni luogo. Quando per un istante il suo pensiero ci abbandona, oscurato da una nube di ricordi pi\u00f9 lontani, la nostra sola immaginazione si risveglia, come se dinanzi le si svolgesse un fregio fatto d&#8217;oro, di gemme e di sangue. Ma il cuor nostro rimane muto dinanzi alla visione di ci\u00f2 che fu il regno di Teodorico e degli altri imperatori. Ci\u00f2 che solamente \u00e8 storia passa come le acque di un fiume, portando via la parte di noi che non pu\u00f2 ritornare; rimane invece in una immensit\u00e0 di cielo quello che rester\u00e0 per sempre nella poesia, che fiorir\u00e0 eternamente nella vita. A Ravenna la fiumana degli avvenimenti si perde e s&#8217;annulla come in un mare, nel nome e nella persona invisibile di Dante.<\/em><\/p>\n<p><em>Debbo a Corrado Ricci l&#8217;aver passato a Ravenna una giornata dantesca indimenticabile&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Il cielo annunziava una deliziosa giornata autunnale, e l&#8217;amico volle condurci a visitare la &quot;divina foresta&quot;. Per via egli ci disse a memoria il canto di Matelda e non so quanti altri brani del divino poema; e quella musica giov\u00f2 a rendere in noi pi\u00f9 intenso e pi\u00f9 distinto il ritmo che doveva aiutarci a comprendere il linguaggio della imminente apparizione naturale&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Quando penetrammo fra i tronchi, dopo aver visitato il vestibolo religioso, ci furono intorno il silenzio e la immobilit\u00e0. Vivemmo alcuni istanti indicibili d&#8217;attesa. Andavamo lungo un canale limpido dalle rive fiorite straordinariamente fra steli e cespugli. A quando a quando giungevano stridi lontani di corvi, ai quali altri corvi pi\u00f9 lontani rispondevano. S&#8217;udiva anche a intervalli la voce del mare confusa col rombo del vento; ma dove eravamo noi non tremava una foglia. Sentivamo soltanto sul nostro cuore un ritmo ampio, un vasto respiro, una musica infinita, e la nostra piccola vita si perdeva in quell&#8217;onda invisibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Chi entra con puri occhi nella divina foresta, deve aver prima desiderato d&#8217;allontanarsi per un&#8217;ora dal vano rumore dell&#8217;esistenza, d&#8217;essere in una solitudine ove non giungano i pensieri comuni e il tumulto dei ricordi. In questo luogo, accompagnato dal duce divino, all&#8217;uomo sembra nascere ad una seconda vita. E quando, cos\u00ec disposto, ode il lieve suono delle acque chiare, il sommesso fruscio delle foglie, il rombo lontano del mare e il canto della selva, allora egli vede Matelda divina apparirgli in quel ritmo, sente in ogni luogo la sua presenza, sa d&#8217;essere finalmente giunto dove parla e canta la natura immortale, la Vergine che in Grecia si chiama Minerva, e qui si chiama col nome onde l&#8217;ha evocata il poeta nostro.<\/em><\/p>\n<p><em>Era limpido il tramonto, e noi andavamo lungo il canale limpido. I fiori, le foglie, i tronchi, le acque, le nubi avevano un colore d&#8217;una intensit\u00e0 e d&#8217;una ricchezza incredibile; e tutto ci\u00f2 che vedevamo sembrava un paradiso offerto all&#8217;anima degna di contemplarlo. Poich\u00e9 ci eravamo inoltrati nel folto dei pini, s&#8217;udiva pi\u00f9 vicino il grido iterato dei corvi, e pi\u00f9 distinto il rombo del mare. Improvvisamente pass\u00f2 a fior d&#8217;acqua, volando rapido come uno strale, l&#8217;uccello pescatore che ha il corpo verde azzurro cosparso d&#8217;oro. Poco dopo, penetrando un raggio di sole occiduo, le sponde fiorite scintillarono e le acque divennero tutte d&#8217;oro. Un alberello dalle rosse foglie autunnali, in fondo a un sentiero ci apparve nel sole, simile a un candelabro ardente. Le sue foglie, in quella estrema luce del giorno, splendevano come fiamme, e non avevamo quasi il coraggio di andarlo a guardare da vicino: tanto il colore dava il senso dell&#8217;ardore. Io pensavo che fosse imminente l&#8217;arrivo della processione mistica rappresentata nel Paradiso terrestre lungo le rive del fiume Lete.<\/em><\/p>\n<p><em>Era infatti giunta per noi una divina ora d&#8217;oblio; ogni desiderio spento nel nostro cuore, dileguati i ricordi, dimenticata l&#8217;esistenza di citt\u00e0 lontane, il tumulto in cui pi\u00f9 tardi ci saremmo di nuovo andati a confondere; avevamo soltanto gli occhi avidi di luce e l&#8217;animo di silenzio. Tutte le cose pi\u00f9 umili che ci stavano intorno avevano luce di bellezza. Improvvisamente il sole scomparve, e nella selva, che si spense come una fiamma, i tronchi presero l&#8217;aspetto di vecchie colonne allineate nell&#8217;ombra d&#8217;un tempio immenso. Al ritorno parlammo di Matelda. Nessuno di noi certamente l&#8217;aveva veduta; ma tutti sapevamo in qual modo ella potesse apparire alla nostra immaginazione; e il nostro cuore era pieno ancora del suo canto.<\/em><\/p>\n<p>Una bellissima pagina di prosa; senza dubbio: bellissima e carica di suggestioni e di reminiscenze, tale da trasportare idealmente il lettore in un altrove assoluto, slegato da ogni cura materiale e interamente rivolto alla contemplazione dell&#8217;eterna bellezza. Ma \u00e8 anche pagina &quot;dantescamente&quot; ispirata? Angelo Conti sostiene che \u00e8 impossibile vistare la citt\u00e0 di Ravenna, senza sentirvi aleggiare la presenza del divino poeta; e che la conoscenza delle terzine degli ultimi canti del <em>Purgatorio<\/em> permette di apprezzare meglio la bellezza della pineta di Classe, di &quot;leggere&quot; le forme della natura in maniera pi\u00f9 spirituale e, per cos\u00ec dire, religiosa. E ci\u00f2 a dispetto del fatto che Dante, forse, non visit\u00f2 e non conobbe quel luogo prima di aver scritto la seconda cantica del suo poema, e che, quindi, \u00e8 solo per una errata associazione mentale che lo &quot;spirito&quot; del grande fiorentino sembra aleggiarvi perennemente. Sarebbe interessante sapere se Angelo Conti avrebbe riportato la stessa sensazione di una immateriale &quot;presenza&quot; di Dante nella pineta di Classe, anche se avesse visitato quel luogo, poniamo, in pieno inverno, con la neve che ricopre ogni cosa e senza alberi fioriti, n\u00e9 voli di uccelli e neppure stormire di fronde.<\/p>\n<p>La <em>divina foresta spessa e viva<\/em> cantata da Dante \u00e8 avvolta in un&#8217;aura di dolcezza senza tempo e di primaverile freschezza, ignara di bufere e di tempeste, di cieli nebbiosi o anche solo di piogge e di pozzanghere fangose: ed \u00e8 cos\u00ec che deve essere, perch\u00e9 essa non \u00e8 una foresta di <em>questo<\/em> mondo, ma un simbolo, un&#8217;allegoria di quella felice condizione che caratterizzava la natura prima del Peccato originale, e dunque \u00e8 il tentativo di rappresentare qualcosa che, al presente, non esiste, n\u00e9 potrebbe esistere da nessuna parte, nemmeno nel luogo pi\u00f9 remoto e incontaminato. Dante ha voluto mostrare com&#8217;era il mondo nell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;innocenza, uscito perfetto dalle mani del Creatore, e non una foresta possibile, nascosta in qualche piega della Terra, lontana dalle umane brame e cupidigie. Non esiste, al presente, un luogo del genere, in questo mondo, perch\u00e9 il Peccato originale ha ferito irreparabilmente la creazione e nulla, neppure il Sacrificio del divino Redentore, ha potuto, o potrebbe, cancellare quel luttuoso evento, come se non fosse mai stato. Questa non \u00e8 la teologia di Dante, \u00e8 la teologia cattolica; e, se in essa vi \u00e8 un elemento di pessimismo antropologico, ci\u00f2 non dipende da Dante, ma fa parte della visione cattolica del reale. La venuta di Ges\u00f9 Cristo ha ristabilito, s\u00ec, il legame di adozione filiale dell&#8217;umanit\u00e0 da parte del Padre celeste, ma non ha cancellato la realt\u00e0 del Peccato; proprio come il Battesimo fa rinascere gli uomini alla grazia di Dio e annulla gli <em>effetti<\/em> del Peccato originale, il quale coinvolge inesorabilmente tutti gli uomini, ma non ha il potere di sradicare completamente una certa <em>disposizione<\/em> al peccato, chiamata <em>concupiscenza<\/em>, che permane, e che, senza l&#8217;aiuto costante della grazia, torna a manifestarsi sotto la forma del <em>peccato attuale<\/em>. Colui che non crede a questo, ma ritiene che il Battesimo liberi completamente e definitivamente la persona dall&#8217;inclinazione al male, non \u00e8 un cattolico, ma una specie di pelagiano; e il pelagianesimo \u00e8 una gravissima eresia, appunto perch\u00e9, negando che gli effetti del Peccato originale si ripercuotano su tutte le creature, sostiene che l&#8217;uomo, fondamentalmente buono, \u00e8 capace di pervenire alla salvezza con le sue sole forze.<\/p>\n<p>Lasciamo, dunque, la foresta di Dante al regno della poesia e della teologia, e non confondiamola con questa o quella foresta terrestre. Nessuno scrittore e nessun pittore <em>moderni<\/em> potranno mai rappresentare adeguatamente le creazioni di Dante, perch\u00e9 la civilt\u00e0 moderna ha smarrito, anzi, ha negato, tutti i presupposti, intellettuali e spirituali, sui quali si basa la visione del mondo del sommo poeta. La poesia di Dante \u00e8 allegorica, perch\u00e9 \u00e8 <em>didattica<\/em> e <em>teologica<\/em>: essa vuole insegnare qualcosa, e questo qualcosa \u00e8 la teologia morale cattolica. Ci\u00f2, dal punto di vista moderno, \u00e8 un controsenso: per i moderni, la poesia \u00e8 espressione del <em>sentimento<\/em> e non ha niente a che fare n\u00e9 con la pedagogia, n\u00e9, tanto meno, con la teologia, dal momento che la civilt\u00e0 moderna ha espulso la teologia dalla propria concezione del reale. E ci\u00f2 per una ragione precisa: perch\u00e9 ha respinto l&#8217;idea della ragione illuminata dalla grazia, e ha rivendicato l&#8217;esercizio di una ragione che si fa norma a se medesima&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La divina foresta spessa e viva descritta da Dante negli ultimi canti del Purgatorio (XXVIII, 2), una delle creazioni paesaggistiche pi\u00f9 belle, suggestive e commoventi del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114],"class_list":["post-27290","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27290","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27290"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27290\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}