{"id":27284,"date":"2012-03-22T08:15:00","date_gmt":"2012-03-22T08:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/22\/negare-la-verita-dei-propri-sentimenti-e-cosa-meno-grave-che-ammetterla-solo-a-meta\/"},"modified":"2012-03-22T08:15:00","modified_gmt":"2012-03-22T08:15:00","slug":"negare-la-verita-dei-propri-sentimenti-e-cosa-meno-grave-che-ammetterla-solo-a-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/22\/negare-la-verita-dei-propri-sentimenti-e-cosa-meno-grave-che-ammetterla-solo-a-meta\/","title":{"rendered":"Negare la verit\u00e0 dei propri sentimenti \u00e8 cosa meno grave che ammetterla solo a met\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Esistono almeno sei possibili atteggiamenti nei confronti della propria verit\u00e0 interiore, della verit\u00e0 dei propri sentimenti.<\/p>\n<p>Il primo, che potremmo definire nichilista, \u00e8 quello di negare la possibilit\u00e0 che tale verit\u00e0 sia da noi attingibile; o, addirittura, che essa esista, cio\u00e8 che esista UNA verit\u00e0, in luogo delle molte che si sovrappongono e si intrecciano contemporaneamente e inestricabilmente, a volte anche in maniera palesemente contraddittoria (e questa variante del primo atteggiamento potrebbe essere definita come relativista).<\/p>\n<p>Il secondo, che potremmo chiamare indifferente, o anche superficiale, \u00e8 quello di riconoscere che essa esiste, ma di agire come se non esistesse; di ignorarla, puramente e semplicemente, e di procedere a seconda del capriccio del momento, senza alcuno scrupolo di coerenza, di lealt\u00e0, di trasparenza, n\u00e9 verso se stessi, n\u00e9 verso gli altri.<\/p>\n<p>Il terzo, che potremmo chiamare ipocrita, \u00e8 quello di distorcerla a nostro uso e consumo, secondo il nostro comodo e la convenienza del momento: per esempio, riconoscendola quando essa risulti compatibile con i nostri interessi e i nostri piani, oppure con l&#8217;immagine che vogliamo avere di noi stessi, e negandola quando rappresenta un ostacolo o un fardello.<\/p>\n<p>Il quarto, che potremmo definire solipsista, consiste nel fabbricarci una verit\u00e0 su misura, di volta in volta, negandola o capovolgendola se ci\u00f2 appare utile o necessario; di solito ci\u00f2 avviene in maniera sostanzialmente inconsapevole, per cui questo atteggiamento si distingue dal precedente per la &quot;bona fides&quot;; ma attenzione: si tratta di una sincerit\u00e0 del tutto soggettiva.<\/p>\n<p>Il quinto atteggiamento, che potremmo definire cinico, \u00e8 quello di chi riesce a vedere, almeno a grandi linee, la verit\u00e0 del proprio sentire, ma la tiene celata agli altri e, in una certa misura, anche a se stesso, per non perdere il vantaggio che gli deriva dal tenere nascoste le proprie carte, specialmente se ha a che fare con persone leali e sincere, disposte a scoprirsi.<\/p>\n<p>Il sesto atteggiamento, che possiamo chiamare consapevole, \u00e8, appunto, quello che contraddistingue una persona la quale abbia raggiunto un livello minimo di consapevolezza: essa \u00e8 in gradi di leggere in se stessa, lo pu\u00f2 fare e lo vuole fare, e non ha alcuna intenzione di barare al gioco, raccontando a se stessa o al prossimo una verit\u00e0 di comodo.<\/p>\n<p>Sei atteggiamenti nei confronti del &quot;conosci te stesso&quot;, sei caratteri, sei tipi psicologici e morali: il nichilista (e il relativista), l&#8217;indifferente o superficiale; l&#8217;ipocrita; il solipsista; il cinico; il consapevole.<\/p>\n<p>Solo il sesto rappresenta un tipo umano spiritualmente evoluto; non diciamo &quot;perfetto&quot;, che sarebbe troppo: il tipo evoluto ha le sue brave debolezze, le sue temporanee infedelt\u00e0, le sue crisi di scoraggiamento: per\u00f2, fondamentalmente, non viene mai a patti con la propria coscienza, non transige con i princip\u00ee, primo fra tutti la fedelt\u00e0 alla propria verit\u00e0 interiore. Semplicemente, non ritiene che essa sia in vendita, n\u00e9 che si possa tacitarla con versioni addomesticate.<\/p>\n<p>Esistono, poi, diverse sfumature del sesto tipo, a seconda della strada che ha percorso sulla via della consapevolezza (ed \u00e8 una via che non finisce mai, fino all&#8217;ultimo giorno della vita umana) e a seconda della sua capacit\u00e0 di mettere a frutto le occasioni, ivi comprese le cadute e gli errori. Il tipo inferiore si muove ancora in una zona ambigua, tra la verit\u00e0 e la menzogna; quello superiore, procede con passo ormai sicuro &#8211; anche se, talvolta, affaticato &#8211; verso una coerenza sempre pi\u00f9 netta, sempre pi\u00f9 chiara, fra il sentire, il pensare, il parlare e l&#8217;agire.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che vogliamo porci in questa sede \u00e8 se sia preferibile una capacit\u00e0 di vedere, riconoscere ed esprimere una mezza verit\u00e0, oppure se, rispetto ad essa, non siano da preferirsi addirittura l&#8217;ignoranza completa, la menzogna aperta e, magari, consapevole, insomma l&#8217;ipocrisia e il calcolo sfacciati.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di una donna che sia indecisa fra l&#8217;amore di due uomini; o, per dir meglio, che amai entrambi e non sappia, n\u00e9 voglia scegliere, perch\u00e9 non si sente di rinunciare a nessuno dei due. \u00c8 una situazione assai pi\u00f9 frequente di quel che non si pensi, anzi, \u00e8 una situazione che, per certi soggetti &#8211; sia donne che uomini &#8211; si presenta pi\u00f9 di una volta nel corso della vita; e, come tutti i nodi irrisolti dell&#8217;anima, torner\u00e0 a presentarsi, ancora e ancora, perch\u00e9 non le circostanze esterne, ma fattori che agiscono dall&#8217;interno, la mettono in moto senza posa.<\/p>\n<p>Premettiamo che non ci interessa emettere alcun giudizio di valore sui sentimenti: i sentimenti esistono, questo \u00e8 il fatto, questa \u00e9 la verit\u00e0 interiore; e, a monte di essi, esistono gl&#8217;impulsi e gl&#8217;istinti.<\/p>\n<p>Chi non riesce a convivere con essi, dovrebbe intraprendere un percorso radicale di chiarificazione; il guaio \u00e8 che ci sono cos\u00ec pochi medici dell&#8217;anima in giro, e cos\u00ec pochi che non siano venali; e, inoltre, che il vero percorso di guarigione \u00e8 quello che parte da noi stessi, ma qui appunto si palesa il circolo vizioso, perch\u00e9 chi non ha la capacit\u00e0 di fare chiarezza entro di s\u00e9, tende per forza di cose a cercare un sostegno fuori di s\u00e9.<\/p>\n<p>Prendiamo, dunque il caso sopra descritto, di una donna divisa fra due amori. Abbiamo scelto questo caso non per misoginia, ma perch\u00e9 la donna, pi\u00f9 dell&#8217;uomo, possiede una vita interiore sfumata e complessa, in cui simili casi si danno con una certa frequenza. Non stiamo parlando del puro e semplice tradimento fisico, ma di qualcosa di molto pi\u00f9 sottile; stiamo parlando della possibilit\u00e0 di amare pi\u00f9 persone nel medesimo tempo &#8211; di amarle sessualmente, sia chiaro, oltre che affettivamente e spiritualmente.<\/p>\n<p>Vi sono molte persone che non esitano a parlare apertamente di simili conflitti interiori e che amano quasi esibirli, evidentemente pensando che tale sincerit\u00e0 sia un titolo di merito. Un celebre esempio maschile \u00e8 quello delle \u00abConfessioni\u00bb di Rousseau (e, prima di lui, quelle di Agostino, ma con la non piccola differenza: che quelle del secondo trovano posto all&#8217;interno di un discorso filosofico profondo e originale; quelle del primo, non vanno oltre un esibizionismo e un narcisismo di dubbio gusto).<\/p>\n<p>Di esempi femminili se ne potrebbero fare molti, specie negli ultimi anni, quando, dopo la cosiddetta &quot;liberazione sessuale&quot;, molte scrittrici, come Erica Jong o Germaine Greer, hanno ritenuto utile e interessante rendere edotti i propri lettori circa le loro vicende amorose pi\u00f9 intime e le loro prestazioni di genere pi\u00f9 privato, tanto eterosessuali che omosessuali.<\/p>\n<p>Prendiamone dunque uno a caso, che non \u00e8 di una femminista, ma di una giornalista tedesca trapiantata in Africa, dove si \u00e8 sposata con un guerriero Samburu del Kenya: Christiana Hachfeld-Tapukai, che alle proprie vicende sentimentali ha dedicato un libro di successo: \u00abCon l&#8217;amore di una leonessa. La mia vita con un guerriero Samburu\u00bb (titolo originale. \u00abMit der Liebe einer L\u00f6win\u00bb, 2004).<\/p>\n<p>Il fatto che il triangolo amoroso sia complicato dal fatto della diversa provenienza etnica e culturale non \u00e8 importante, dal punto di vista della sincerit\u00e0 del &quot;conosci te stesso&quot;; cos\u00ec come non lo sono le complicazioni &quot;magiche&quot; dovute a un probabile caso di malocchio, ampiamente descritto nel libro (e che, in verit\u00e0, ne costituisce la parte pi\u00f9 interessante; perch\u00e9 in Africa, e non solo in Africa, tali pratiche esistono ancora, e producono effetti sorprendenti).<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 importante il fatto che l&#8217;Autrice si dia l&#8217;aria di voler raccontare, come si direbbe davanti a un giudice, tutta la verit\u00e0 e nient&#8217;altro che la verit\u00e0, dato che ella intrattiene il lettore anche su numerosi particolari intimi e sempre con una certa aria ammiccante, come se si ritenesse molto franca e molto coraggiosa nel mettersi a nudo in tal modo.<\/p>\n<p>A dire il vero, si tratta di una sua libera scelta: la verit\u00e0 dei propri sentimenti andrebbe rivelata, secondo noi, alla persona cui sono diretti e non ad altri, tanto meno ad un pubblico sconosciuto di lettori, e meno che meno per ragioni di interesse economico; senza voler fare del moralismo, ci sembra che vi sia qualcosa di turpe nel raccontare i dettagli della propria vita amorosa e coniugale a centinaia di migliaia di perfetti sconosciuti, attraverso le pagine di un libro che non ha, oltretutto, finalit\u00e0 scientifiche di alcun tipo, ma solo e unicamente di tornaconto privato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, il punto \u00e8 questo: posto che una persona, in questo caso una signora non pi\u00f9 giovanissima (dice lei stessa che la ragazza indigena che le insidiava il suo bel marito, dal bel sedere e dai bei muscoli, eccetera, doveva avere circa trent&#8217;anni meno di lei), decida di metterci a parte di tutti i suoi segreti d&#8217;alcova, cosa che potrebbe benissimo risparmiarci; posto che voglia farlo, dicevamo, il lettore ha il diritto di pretendere che ella sia veramente sincera con se stessa e anche con lui, che insomma racconti la verit\u00e0 tutta intera, e non solo a met\u00e0.<\/p>\n<p>Una mezza verit\u00e0 \u00e8 peggio di una bugia: \u00e8 una bugia ipocrita, che non ha il coraggio di essere menzognera sino in fondo; e per questo \u00e8 peggiore: perch\u00e9 si d\u00e0 le arie di essere la verit\u00e0, mentre non \u00e8 che una verit\u00e0 mutilata e, dunque, ingannevole. La signora in questione dice molte cose dei propri sentimenti; quando si tratta del suo agire pratico, invece, rimane discretamente nel vago; forse vorrebbe essere ammirata per aver osato tanto, lei, bianca, ammettere di aver desiderato e amato degli uomini di colore, ammirandone prima di tutto il fisico statuario. Invece si sente che, nel suo racconto, qualcosa manca: qualcosa di essenziale.<\/p>\n<p>In particolare, la Hachfeld si dilunga, con toni patetici, sulla tragica malattia che porta alla morte il suo secondo uomo, un musicista zairese molto colto e sensibile, che l&#8217;aveva consolata quando suo marito, il bel guerriero della foresta &#8211; una specie di Tarzan personale, docile e remissivo, oltretutto molto pi\u00f9 giovane di lei, che si era assicurato con il suo ascendente di donna bianca, sofisticata, cosmopolita e ben provvista di denaro, in un paese di trib\u00f9 poverissime e sottoposte alle periodiche siccit\u00e0 della savana &#8211; aveva cominciato a maltrattarla, inspiegabilmente, forse per perfetto di una operazione magica operata da una donna che avrebbe voluto fargli prendere come seconda moglie la propria giovane figlia.<\/p>\n<p>Ella si attarda a spiegare che per entrambi gli amanti sentiva un sentimento assai vivo: pi\u00f9 simile a una profonda amicizia con il musicista, pi\u00f9 immediato e spontaneo con il guerriero tribale; non viene per\u00f2 mai al punto, anche se alcuni indizi, da lei lasciati cadere qua e l\u00e0, lo tradiscono involontariamente (questa, ameno, \u00e8 l&#8217;impressione che se ne ricava): che, cio\u00e8, sarebbe stata felicissima di tenerseli entrambi, perch\u00e9, come la Donna Flor dell&#8217;omonimo romanzo di Jorge Amado, il musicista \u00e8 con lei un perfetto gentiluomo, mentre &quot;Tarzan&quot; deve essere un fenomeno sotto le lenzuola. E non sceglie, infatti: \u00e8 la morte a scegliere per lei: la morte del giovane zairese, che schiude alla matura signora tedesca il ritorno dal marito abbandonato, ma non mai rassegnato al definitivo distacco.<\/p>\n<p>Sia come sia, la Hachfeld parla di grandi sentimenti, di molte lacrime, di intensi travagli interiori; pi\u00f9 volte depreca la propria educazione europea, che le ha reso cos\u00ec difficile riconoscere quel che prova realmente; per\u00f2 quel che prova realmente, si direbbe che non l&#8217;abbia mai riconosciuto sino in fondo. Non son i grandi sentimenti che la mettono in agitazione e la rendono una donna intimamente lacerata, ma la nostalgia delle potenti carezze del vigoroso guerriero Samburu, una specie di Mrs. Crocodile Dundee indigeno, che ella ha deciso di tenere al guinzaglio, sfruttando i vantaggi della maggiore et\u00e0, della maggiore cultura, della disponibilit\u00e0 di denaro.<\/p>\n<p>Nel ricordo struggente e tormentoso di quelle carezze ella finisce per perdonare al suo Tarzan privato non solo le botte ricevute e il furto dei suoi risparmi, nonch\u00e9 le frequenti ubriacature di lui, ma anche il fatto di aver perso il bambino che aveva in grembo a causa di quelle botte, e di non poter pi\u00f9 avere figli (ne adotteranno cinque oltre ai due che la signora gi\u00e0 aveva dal primo matrimonio, in Germania, avanti di restare vedova).<\/p>\n<p>Non che tali cose siano particolarmente interessanti per il lettore, lo ripetiamo; anzi, lo sono pochissimo, ma il punto \u00e8: se qualcuno vuole raccontare la propria verit\u00e0 interiore sino in fondo, gettando alle ortiche la riservatezza e il pudore, ebbene, allora che lo faccia per davvero, e non solo a met\u00e0. O si \u00e8 sinceri del tutto, o non lo si \u00e8 affatto; ed essere sinceri vuol dire mettere a nudo tutto quel che si prova, non solo la parte pi\u00f9 nobile e presentabile, ma anche quella pi\u00f9 primitiva e imbarazzante.<\/p>\n<p>Piuttosto, \u00e8 preferibile il comportamento di quelle persone che negano apertamente, a dispetto di ogni evidenza, la verit\u00e0 dei propri sentimenti; che negano, ad esempio, di amare qualcuno, dopo avergli mandato numerosi segnali del contrario, sia in pubblico che in privato. Non \u00e8 veramente difficile essere sinceri con se stessi, se si ha il coraggio di andare sino in fondo: in ogni caso, ne vale la pena, una volta che ci si \u00e8 messi su quella strada.<\/p>\n<p>Dire le cose a met\u00e0; dire e non dire; dire e negare; dire con gli occhi, ma non con la bocca; dire coi gesti, ma non con le parole: questo \u00e8 brutto e condannabile. \u00c8 indice di un&#8217;anima poco evoluta, poco consapevole, ma che crede di esserlo: il tipo umano pi\u00f9 pericoloso, quello che fa pi\u00f9 danni a se stesso e agli altri.<\/p>\n<p>Nel romanzo autobiografico di Enzo Bettiza, \u00abEsilio\u00bb, si racconta di una giovane professoressa di liceo che stuzzica in ogni modo, ma senza mai scoprirsi apertamente, il proprio alunno preferito. Gli accarezza i capelli, ogni giorno, a lungo, davanti a tutti; poi, di colpo, lo fa morire di gelosia, ignorandolo bruscamente e rivolgendo tutte le sue attenzioni ad un altro scolaro, che peraltro sembra poco gradirle; in breve: fa impazzire il poverino, che, infatti, a un certo punto cede alla tensione nervosa e, per due volte, fa delle scenate in mezzo alla classe.<\/p>\n<p>Finalmente quella strana insegnante sparisce dalla vita del ragazzo: a met\u00e0 dell&#8217;anno scolastico, molla tutto e se ne va a fare la crocerossina volontaria per la guerra d&#8217;Etiopia (siamo nel 1936); gli manda, mesi dopo, una lettera, in risposta a quella che lui, avvampando di vergogna, le aveva indirizzato durante una specie di malattia nervosa, che lo aveva tenuto a casa per parecchio tempo. Un chiarimento, dunque, e sia pure a riflettori ormai spenti; un atto di coraggio, di onest\u00e0, di schiettezza? Nemmeno per sogno: anche in quella lettera, in cui, ormai, la donna non ha pi\u00f9 nulla da perdere, anche perch\u00e9 ormai non vedr\u00e0 mai pi\u00f9 quel suo alunno del liceo di Zara, si esprime in maniera obliqua e allusiva, dice e non dice, sembra dire e poi nega; non scioglie il nodo fino all&#8217;ultimo, non confessa apertamente, come ha fatto il ragazzo a suo tempo, che quel che provava era amore.<\/p>\n<p>Eppure, una tale confessione sarebbe stata l&#8217;unico atto di verit\u00e0, capace di riscattare un comportamento, per altri versi, a dir poco censurabile; anche se certe cose, nella scuola, sono sempre accadute e, senza dubbio, sempre accadranno, resta il fatto che un insegnante non dovrebbe mai abusare della condizione di superiorit\u00e0 che gode rispetto ai suoi allievi, e tanto meno nella sfera dei sentimenti privati. Ma dire con franchezza, e sia pure da lontano e a distanza di tempo: \u00abHo perduto la testa!\u00bb, questa bella sincerit\u00e0 riscatterebbe gran parte di un simile errore.<\/p>\n<p>Invece no.<\/p>\n<p>Vi sono molte persone che agiscono cos\u00ec: scagliano il sasso e poi nascondono la mano; giocano con i sentimenti altrui, perch\u00e9 non sanno leggere nei propri; e, quando incominciano a farlo, si ritraggono spaventate, negano furiosamente, mentono, o, peggio, buttano fuori delle mezze verit\u00e0, che non fanno bene n\u00e9 a loro, n\u00e9 all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la verit\u00e0 negata, tradita e beffata, si vendica, imputridendo nelle profondit\u00e0 dell&#8217;anima e mandando in cancrena tutta la vita interiore di quella persona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono almeno sei possibili atteggiamenti nei confronti della propria verit\u00e0 interiore, della verit\u00e0 dei propri sentimenti. 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