{"id":27283,"date":"2017-09-07T12:47:00","date_gmt":"2017-09-07T12:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/07\/nega-linferno-chi-non-crede-piu-in-cristo\/"},"modified":"2017-09-07T12:47:00","modified_gmt":"2017-09-07T12:47:00","slug":"nega-linferno-chi-non-crede-piu-in-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/07\/nega-linferno-chi-non-crede-piu-in-cristo\/","title":{"rendered":"Nega l&#8217;inferno chi non crede pi\u00f9 in Cristo"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec, lo sappiamo, l&#8217;argomento non va di moda: \u00e8 obsoleto; e, per giunta, non \u00e8 politicamente corretto, specie nella neochiesa odierna, gnostica, sincretista e semi-panteista. Moltissimi preti, per non parlare dei vescovi, praticamente non ne parlano pi\u00f9; i teologi, poi, hanno ben altre cose delle quali occuparsi. E cos\u00ec, l&#8217;inferno non \u00e8 stato proprio abolito <em>de iure<\/em>, ma <em>de facto<\/em>, \u00e8 come se lo fosse stato: in pratica, nessuno vuole ricordarne l&#8217;esistenza, nessuno vuole sporcarsi le mani a parlarne, nessuno desidera rendersi impopolare, o sgradito alle masse, o essere considerato un guastafeste. Nella neochiesa trionfante dei nostri giorni non devono esserci altro che amore, letizia, gaudio e misericordia. Che bello. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 posto per il male, o solo per un male secondario, rimediabile, dalle conseguenze non troppo gravi; ma niente diavoli e assolutamente niente castigo eterno. Questo \u00e8 fuori discussione.<\/p>\n<p>Solo che non si pu\u00f2 dirlo, e per una ragione abbastanza seria: sarebbe eretico. Che l&#8217;inferno esista, \u00e8 una verit\u00e0 di fede. Il sacro Magistero lo ha sempre insegnato; le Scritture ne sono piene, dal primo all&#8217;ultimo libro della <em>Bibbia<\/em>: dalla <em>Genesi<\/em> all&#8217;<em>Apocalisse<\/em>, se ne parla eccome, e senza mezzi termini. Soprattutto ne ha parlato Ges\u00f9, e molto spesso; cos\u00ec come ha parlato del diavolo. E non solo ha parlato del diavolo, ma lo ha anche affrontato, e parecchie volte: sia esorcizzando gli indemoniati, sia quando \u00e8 stato sottoposto alla tentazione Egli stesso, nei due momenti cruciali della sua missione fra gli uomini: alla vigilia della vita pubblica, quando si era ritirato nel deserto per pregare e digiunare, e alla vigilia della Passione, quando si era ritirato nell&#8217;orto degli olivi, di notte, per pregare e chiedere al Padre il suo conforto, in vista della prova suprema che lo attendeva. Ges\u00f9 ha parlato anche del giudizio universale e dell&#8217;inferno, della sua paurosa realt\u00e0, come quando ha detto, preannunciando le parole che Dio stesso rivolger\u00e0 ai peccatori (<em>Mt.,<\/em> 25, 41): <em>Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!<\/em> Pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec&#8230; Poi, l&#8217;inferno \u00e8 stato visto, s\u00ec, proprio visto, da una quantit\u00e0 di santi, che ne hanno riportato un&#8217;impressione terribile. Dunque, i teologi modernisti e i preti progressisti devono andarci coi piedi di piombo, anche se muoiono dalla voglia di abolire, con un tratto di penna, sia l&#8217;inferno, che il diavolo e le sue schiere: non possono farlo, almeno per ora; ma si sentono forti, perch\u00e9 dalla loro parte stanno sia il Progresso, sia, ci\u00f2 che \u00e8 di gran conforto, i voti della stragrande maggioranza dei fedeli, Abituati al clima assembleare del Concilio e del post-concilio, molti preti e molti fedeli vorrebbero riunirsi e votare a maggioranza, o magari indire un referendum su internet: sono certi del risultato, la stragrande maggiorana voterebbe per l&#8217;abolizione, e cos\u00ec il problema sarebbe risolto una volta per tutte. Finalmente avrebbero fra le mani la religione che hanno sempre desiderato: docile, duttile, pieghevole, rilassante, rasserenante, dolce e zuccherosa come piace a loro; una religione che non chiede sacrifici, che non impone alcuna rinuncia, che approva tutto, benedice tutto, concede tutto, anche il peccato, solo cambiandogli nome, definendolo, cio\u00e8, la giusta realizzazione dei propri desideri, dei propri sogni, della propria voglia di amare. Che cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 bello dell&#8217;amore? Dio \u00e8 amore: Dio vuole che noi amiamo; e come si potrebbe negare una verit\u00e0 cos\u00ec evidente? In tal modo, essi non si fanno scrupolo di bestemmiare nella maniera pi\u00f9 atroce, attribuendo a Dio l&#8217;approvazione del peccato e santificando, per il loro uso e consumo, le passioni pi\u00f9 disordinate, in nome di una &quot;misericordia&quot; che \u00e8, in realt\u00e0, il lasciapassare per qualunque licenza, per qualunque vizio. Non abbiamo forse visto un gesuita, e piuttosto autorevole, James Martin, scrivere libri nei quali auspica che venga riconosciuto al pi\u00f9 presto il cosiddetto matrimonio omosessuale anche da parte della Chiesa (profanando il Sacramento del Matrimonio), e dichiarare che l&#8217;unico, vero peccato, non \u00e8 il peccato impuro contro natura, ma la cosiddetta omofobia, ossia il rifiuto di riconoscere come legittimo e buono in se steso, proprio quel peccato?<\/p>\n<p>Ora il generale dei gesuiti, Sosa Abascal, ha fatto il primo passo decisivo, forse per tastare il terreno: ha detto, non dal pulpito, ma &#8211; come oggi usa nella neochiesa &#8212; nel corso di una intervista, e lo ha detto con la tipica, scandalosa <em>nonchalance<\/em> cui siamo ormai abituati, che il diavolo \u00e8 solo una invenzione simbolica per rappresentare il male (con la minuscola, evidentemente).. Ora, lo scopo cui tende il diavolo, secondo la teologia cattolica &#8212; non quella di padre Sosa, ma quella di Ges\u00f9 Cristo, di san Paolo, di sant&#8217;Agostino e di san Tommaso d&#8217;Aquino &#8212; \u00e8 di allontanare eternamente gli uomini da Dio, cio\u00e8 di far s\u00ec che vadano all&#8217;inferno. Dire perci\u00f2 che il diavolo non esiste, \u00e8 come dire che non esiste neppure l&#8217;inferno: infatti, se non c&#8217;\u00e8 il diavolo, chi andr\u00e0 all&#8217;inferno? L&#8217;uomo, da solo, non \u00e8 capace di concepire e attuare un male cos\u00ec grande, da meritare il castigo eterno: le due cose, il diavolo e l&#8217;inferno, vanno insieme e sono inseparabili. Padre Sosa, cos\u00ec, ha voluto mettere in discussione l&#8217;esistenza dell&#8217;inferno. Prima di lui, negli anni del cosiddetto post-Concilio, un altro teologo, eminente questa volta, e rispettabile, Hans Urs von Balthasar, aveva provato a concepire una sorta di compromesso: s\u00ec, l&#8217;inferno certamente esiste; ma non \u00e8 detto che ci sia dentro qualcuno. Forse la misericordia di Dio \u00e8 talmente grande, che, in pratica, non condanna nessuno all&#8217;inferno. Insomma: una prigione vuota, senza sbarre n\u00e9 guardiani, e dei condannati graziati in massa, un indulto generale che risolve il problema alla radice, e sia pure non ufficialmente, ma sul piano puramente pratico (in realt\u00e0, a onor del vero, von Balthasar non aveva detto proprio cos\u00ec, ma qualcosa di simile, e il suo pensiero era stato immediatamente semplificato dalla stampa in questi termini, e tale \u00e8 rimasto nell&#8217;immaginario collettivo).<\/p>\n<p>Ora, non sar\u00e0 male ricapitolare la vera dottrina cattolica a proposito della realt\u00e0 dell&#8217;inferno, come pena eterna ed eterna separazione da Dio, cos\u00ec come la esponeva, con semplicit\u00e0 e chiarezza, padre Carlo Mola, dell&#8217;ordine dell&#8217;Oratorio di San Filippo Neri, in un suo celebre compendio catechistico, <em>Lezioni di religione<\/em> (Napoli, Tip. Reale delle Scienze, 1891, pp. 172-175; ci siamo permessi di modificare lievemente solo qualche forma ortografica ormai desueta, per rendere pi\u00f9 scorrevole la lettura):<\/p>\n<p><em>I. La colpa deve esser punita. E Dio punisce i malvagi; e a quelli che furono tali e impenitenti sino alla morte, d\u00e0 nell&#8217;altra vita l&#8217;inferno. Terribile verit\u00e0, che a solo pronunziarla, l&#8217;animo resta come smarrito! Di esso si parla nella Scrittura; dal Genesi all&#8217;ultimo Libro dell&#8217;antico Testamento, trovansi testimonianze che lo affermano. Ed ancora dagli Evangeli all&#8217;Apocalisse, ad ogni pagina, si annuncia che gli empi saranno condannati all&#8217;inferno.<\/em><\/p>\n<p><em>II. L&#8217;esistenza dell&#8217;inferno deriva dall&#8217;odio sommo ed infinito che Iddio, santit\u00e0 e giustizia per essenza, porta al peccato, che \u00e8 vero male. \u00c8 esso male morale, \u00e8 disordine, \u00e8 rivolgimento di quella legge suprema che Iddio impone a noi sue creature. Nello imporcela questa legge egli, il Signore, vuole altres\u00ec essere da noi amato, scegliendo a sua dimora e a suo trono il nostro cuore. Egli vi vuol regnare con l&#8217;amore; e vi regna, quando appunto \u00e8 amato, quando a lui \u00e8 reso un fedele omaggio di obbedienza alla sua legge. Ma allorch\u00e9 l&#8217;uomo si sottomette volontariamente all&#8217;impero tirannico delle passioni, allorch\u00e9 si abbandona interamente alla schiavit\u00f9 dei sensi e alle voglie malvagie, insomma al peccato, allora, pel suo disamore, \u00e8 quasi, direi, annientato nel suo cuore Iddio; allora, in luogo di Dio, nel cuore dell&#8217;uomo vi \u00e8 l&#8217;IO, quell&#8217;orgoglioso IO, vi \u00e8 la creatura; invece della luce, vi sono le tenebre, vi \u00e8 Satana. Questo disordine \u00e8 certamente immenso; ed altres\u00ec immenso ed incomparabile \u00e8 il male del peccato. Qualunque idea si possa concepire dell&#8217;inferno, essa non oltrepassa mai la grandezza di questo male, che \u00e8 il peccato.<\/em><\/p>\n<p><em>III. E per\u00f2 pu\u00f2 dirsi, che l&#8217;inferno \u00e8 il peccato, ed il peccato \u00e8 l&#8217;inferno; perch\u00e9 l&#8217;uno e l&#8217;altro esprimono la perdita del sommo Bene. L&#8217;esser lontano da Dio per sempre, quando Iddio \u00e8 tutto per la creatura: l&#8217;esser privi per sempre della infinita dolcezza, della infinita bellezza e della infinita verit\u00e0 che \u00e8 Iddio, quando niente \u00e8 soave, \u00e8 bello, \u00e8 vero fuori di lui, \u00e8 pena, \u00e8 dolore gravissimo; anzi questa \u00e8 la sostanza dell&#8217;inferno, questo \u00e8 il dolore massimo.<\/em><\/p>\n<p><em>IV. Ma, oltre a questa terribilissima pena, che \u00e8 detta DEL DANNO, vi \u00e8 nell&#8217;inferno ancora l&#8217;altra, detta DEL SENSO, per la quale i reprobi nell&#8217;inferno vanno soggetti ad ogni sorta di tormenti derivanti principalmente dall&#8217;ardore del fuoco. Non ci \u00e8 bisogno d&#8217;indagare troppo addentro la natura di questo misteriosissimo fuoco, o in qual parte del mondo sia, o in qual modo bruci. N\u00e9 vale ci\u00f2 che assai leggermente vien detto da alcuni, che, cio\u00e8, un fuoco corporeo non potr\u00e0 mai addolorare un&#8217;anima spirituale; perch\u00e9 anche in terra il nostro spirito non \u00e8 esso rinchiuso in membri corporei, rallegrato e crucciato dal corpo? Cos\u00ec parimente gli spiriti umani possono ben essere nell&#8217;inferno uniti a fuochi corporei, non gi\u00e0 per animarli e vivificarli, ma soltanto per ricevere una certa forma di dolore, la quale sia il contrapposto di quella forma di piaceri, che essi, durante la vita, sregolatamente cercarono in tutto ci\u00f2 che \u00e8 corporeo.<\/em><\/p>\n<p><em>V. Nell&#8217;inferno ogni male \u00e8 eterno; n\u00e9 per variar di natura e per volgere di secoli terminer\u00e0 mai. ANDATE MALEDETTI AL FUOCO ETERNO, dir\u00e0 Cristo giudice ai reprobi (Mt, 25, 41). Questo dogma della eternit\u00e0 della condanna sembra sfuggire sotto certi rapporti alle facolt\u00e0 limitate della nostra mente. Ma \u00e8 un articolo di fede anch&#8217;esso, definito dalla Chiesa. Chi riflette per\u00f2 seriamente, trova che acci\u00f2 potessero una volta finire quelle infernali pene, converrebbe supporre: o che venisse tempo nel quale Iddio non odiasse pi\u00f9 il peccato, cui pur sempre ostinatamente aderisce la volont\u00e0 del dannato; il che \u00e8 impossibile; oppure che questi per la penitenza cancellasse le sue colpe. La qual cosa \u00e8 fuori d&#8217;ogni speranza; perch\u00e9 cosiffatta penitenza non oltrepassa i confini del presente vivere. L&#8217;uomo dopo morte cade come l&#8217;albero sotto i colpi della scure; dove cade, resta. Quando egli tuttora viveva, a lui non mancarono i mezzi di salute; ed egli non volle usarne; impenitente non volle riparare al suo peccato, quando il Signore gli concedeva spazio di tempo. Non lo volle nemmeno all&#8217;estremo momento della morte; ed ora non lo pu\u00f2 pi\u00f9 nell&#8217;inferno. NELL&#8217;INFERNO NON VI \u00c8 REDENZIONE. Nell&#8217;inferno l&#8217;anima \u00e8 stabilita nello stato di termine, nello stato d&#8217;immutabile eternit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 quanto. Ed \u00e8 perfettamente in linea con la <em>Bibbia<\/em>, il Vangelo e il Magistero perenne della Chiesa. Chi non \u00e8 in linea, chi \u00e8 fuori dalla dottrina cattolica, \u00e8 padre Sosa, e con lui, tutti i preti e i teologi modernisti, i quali vorrebbero modificare, stravolgere e rovesciare come un guanto la dottrina. Ma che fare, con un papa che (si veda l&#8217;omelia da Santa Marta del 19 maggio scorso) nega la necessit\u00f2 di una dottrina, sostenendo che essa \u00e8 utile solo se unisce, non se divide, e affermando che la dottrina \u00e8 una cosa ideologica, da lasciare alle persone rigide? Ecco, siamo arrivati al punto: i nodi sono giunti al pettine. Ora bisogner\u00e0 fare chiarezza. Chi nega l&#8217;esistenza del diavolo, nega anche la realt\u00e0 dell&#8217;infero; e chi nega l&#8217;inferno, nega, di fatto, il peccato, perch\u00e9 se l&#8217;inferno non c&#8217;\u00e8, tutti i peccati vengono automaticamente condonati, anche i pi\u00f9 gravi, anche quelli del peccatore assolutamente impenitente: il che \u00e8 la stessa cosa che dire che il peccato non esiste. \u00c8 la stessa cosa che dire che non c&#8217;\u00e8 alcuna differenza tra il peccato e la grazia, tra l&#8217;azione buona e quella malvagia, tra il fare la volont\u00e0 di Dio e fare quella del diavolo (che non esiste, e quindi fare la volont\u00e0 dell&#8217;uomo, abbandonata a se stessa). Ora bisogna che ciascuno metta le sue carte in tavola, e dica senza ulteriori ambiguit\u00e0 che cosa pensa, e in chi o in che cosa crede. Credono ancora in Dio, nel Dio predicato da Ges\u00f9 Cristo, e che era Egli stesso Dio, tutti costoro? Secondo noi, no: e la confusione, il turbamento, l&#8217;angoscia che stanno seminando, a piene mani, tra i fedeli, sono la prova del fatto che lo sanno. Altrimenti, sarebbero almeno sfiorati dal dubbio; incomincerebbero a parlare e a scrivere con pi\u00f9 prudenza; cercherebbero di spiegarsi meglio. Ma no: essi se ne vanno dritti e sicuri per la loro strada: vogliono cambiare la Chiesa, e lo stanno facendo; vogliono cambiare anche la dottrina, cio\u00e8 cambiare la fede. Se le loro manovre avessero buon esito, un miliardo e mezzo di anime passerebbero, quasi senza rendersene conto, dal cattolicesimo a un modernismo naturalista e gnostico, a un sincretismo fortemente venato di panteismo, dove Ges\u00f9 sarebbe uno dei profeti, uno fra i tanti, ma dove, in ultima analisi, non c&#8217;\u00e8 alcun Dio trascendente, ma solo l&#8217;Uomo, desideroso d&#8217;incoronarsi da se stesso re dell&#8217;universo. Non sarebbe pi\u00f9 il cattolicesimo, ma una sua orribile contraffazione. E le anime, traviate da questi falsi pastori e da queste blasfeme dottrine, sarebbero votate a una sicura rovina.<\/p>\n<p>Qualcuno penser\u00e0 che tutto questo \u00e8 eccessivo, che stiamo esagerando. Benissimo; si rilegga, allora, quanto dice l&#8217;enciclica <em>Amoris laetitia<\/em> (n. 303): la coscienza delle coppie adultere<\/p>\n<p><em>&#8230; pu\u00f2 riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; pu\u00f2 anche riconoscere con sincerit\u00e0 e onest\u00e0 ci\u00f2 che per il momento \u00e8 la risposta generosa che si pu\u00f2 offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella \u00e8 la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessit\u00e0 concreta dei limiti, bench\u00e9 non sia ancora pienamente l&#8217;ideale oggettivo.<\/em><\/p>\n<p>Domandiamo: definire il peccato grave <em>la risposta generosa che si pu\u00f2 offrire a Dio,<\/em> ed aggiungere, per buona misura, che ci\u00f2 porta a <em>scoprire con una certa sicurezza morale che quella \u00e8 la donazione che Dio stesso sta richiedendo<\/em>, \u00e8 ancora proclamare la dottrina cattolica? Secondo noi, no, perch\u00e9 equivale a dire che Dio permette il peccato grave, anzi, lo richiede: equivale a dire che Dio chiede all&#8217;uomo di peccare gravemente. Non solo siamo fuori dalla dottrina cattolica; non solo siamo ai suoi antipodi; ma qui si stanno pronunciando delle vere e proprie bestemmie contro Dio. Nel <em>Padre nostro<\/em>, la preghiera che Ges\u00f9 stesso ci ha insegnato, i cattolici recitano: <em>E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.<\/em> Qui, invece, si chiama Dio a testimonio, anzi, a promotore del male che noi scegliamo di fare. Ci\u00f2 \u00e8 mostruoso. Ma per averlo detto, naturalmente in modo meno esplicito e formalmente rispettoso, il professor Josef Seifert, uno dei pi\u00f9 grandi teologi e filosofi cattolici viventi, \u00e8 stato sospeso dall&#8217;insegnamento dall&#8217;arcivescovo di Granada, monsignor Javier Martinez Fernandez, e inoltre cacciato dall&#8217;Accademia Internazionale di Filosofia, della quale \u00e8 uno dei fondatori.<\/p>\n<p>E allora domandiamo: chi \u00e8 ancora nella vera dottrina cattolica, Josef Seifert o l&#8217;arcivescovo di Granada? Ma l&#8217;enciclica <em>Amoris laetitia<\/em>, inutile girarci attorno, \u00e8 stata scritta da papa Francesco, e non dall&#8217;arcivescovo di Granada. Dunque, domandiamo ancora, rispettosamente, ma fermamente: \u00e8 ancora cattolico, papa Francesco? Se non lo \u00e8, se non ha voglia di esserlo, se il cattolicesimo gli d\u00e0 fastidio, per favore, lo dica. Stiamo parlando di una cosa estremamente seria, e non di una astratta disputa accademica che riguarda pochi professori di teologia: stiamo parlando della salute di milioni e milioni di anime, quando gi\u00e0 il bene di una sola \u00e8 un valore incommensurabile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec, lo sappiamo, l&#8217;argomento non va di moda: \u00e8 obsoleto; e, per giunta, non \u00e8 politicamente corretto, specie nella neochiesa odierna, gnostica, sincretista e semi-panteista. 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