{"id":27278,"date":"2015-11-22T11:41:00","date_gmt":"2015-11-22T11:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/22\/fu-lesplosione-delle-nazionalita-a-distruggere-limpero-romano\/"},"modified":"2015-11-22T11:41:00","modified_gmt":"2015-11-22T11:41:00","slug":"fu-lesplosione-delle-nazionalita-a-distruggere-limpero-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/22\/fu-lesplosione-delle-nazionalita-a-distruggere-limpero-romano\/","title":{"rendered":"Fu l\u2019esplosione delle nazionalit\u00e0 a distruggere l\u2019Impero romano?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Impero Romano fu essenzialmente, come quello di Alessandro Magno, uno Stato sovranazionale, basato su un&#8217;idea anch&#8217;essa sovranazionale: l&#8217;idea universalistica (\u00abUrbem fecisti, quod prius Orbis erat\u00bb, dir\u00e0, al principio del V secolo d. C, il poeta Rutilio Namaziano). La sua contraddizione fondamentale, tuttavia, fu che tale idea universalistica non era basata su una cultura altrettanto universalistica, bens\u00ec sulla cultura &#8211; politica anzitutto &#8211; greco-romana, e sulle due lingue, il latino in Occidente e il greco in Oriente, davanti alle quali tutte le altre dovevano assimilarsi o scomparire.<\/p>\n<p>L&#8217;interpretazione illuminista (di Edward Gibbon, per esempio) che la sua crisi e la sua caduta finale siano state causate dall&#8217;assalto dei popoli non assimilati &#8211; Germani, Parti, Arabi, Mauri &#8211; e, all&#8217;interno, dagli effetti corrosivi di un altro universalismo, quello cristiano, appare oggi come una forzata, inaccettabile semplificazione di meccanismi assai pi\u00f9 complessi, anche di tipo economico (una esportazione di metalli preziosi molto superiore a quanto l&#8217;impero poteva permettersi, con un <em>deficit<\/em> cronico della bilancia commerciale), e tuttavia non priva di un elemento di verit\u00e0, purch\u00e9 venga riformulata in termini pi\u00f9 accettabili.<\/p>\n<p>Secondo Arnold Toynbee, ad esempio, la crisi e la caduta dell&#8217;Impero Romano furono non tanto \u00abil trionfo della barbarie e della religione\u00bb (Gibbon), bens\u00ec il risultato dell&#8217;azione concomitante di due operazioni abortite: la mancata assimilazione del &quot;proletariato esterno&quot; (germanico in primo luogo) e del &quot;proletariato interno&quot;, in senso sociale pi\u00f9 che religioso: e dunque non tanto i cristiani, quanto le classi marginali sia dell&#8217;Occidente rurale (come i Bagaudi o gli Armoricani della Gallia settentrionale) che dell&#8217;Oriente urbanizzato (come Alessandria d&#8217;Egitto e il suo retroterra, famoso per il brigantaggio endemico: il delta del Nilo).<\/p>\n<p>In un certo senso, uno stato multinazionale pu\u00f2 sopravvivere solo fino a quando, a tenerlo insieme, c&#8217;\u00e8 una grande idea che sia, appunto, sovranazionale: l&#8217;Impero asburgico, per esempio, pot\u00e9 sopravvivere fino a quando il principio dinastico e quello religioso furono abbastanza forti da controbilanciare la spinta centrifuga dei nascenti nazionalismi. Ma il principio religioso venne messo in crisi, assai poco saggiamente, dallo Stato stesso, con la politica dell&#8217;assolutismo illuminato di Maria Teresa e soprattutto di Giuseppe II, fortemente giurisdizionalista e anticlericale. Il principio dinastico, da parte sua, esercitava una presa sufficiente solo sulla nazionalit\u00e0 tedesca e, dal 1867, su quella magiara (al prezzo della istituzione d&#8217;una corona separata, e sia pure sulla testa del medesimo sovrano austriaco): a quel punto, il governo scelse la politica sucida di incoraggiare e fomentare i nazionalismi l&#8217;uno contro l&#8217;altro (ad esempio, quello sloveno e quello croato contro l&#8217;elemento italiano del K\u00fcstenland e della Dalmazia, oppure il nazionalismo ruteno contro l&#8217;elemento polacco della Galizia), il che innesc\u00f2 una bomba a orologeria che avrebbe finito per deflagrare, complice lo sfinimento dovuto alla guerra, nel 1918.<\/p>\n<p>Nel caso di un impero universale, come quello romano, non basta neppure una idea genericamente sovranazionale: ci vuole un&#8217;idea universalistica, la quale possa abbracciare, almeno teoricamente, il mondo intero. Neppure l&#8217;Impero britannico, il pi\u00f9 grande della storia (nel 1939), poteva ambire a tanto, perch\u00e9 esso era essenzialmente, se non esclusivamente, l&#8217;impero degli uomini bianchi di stirpe anglosassone e di religione protestante: bench\u00e9 abbracciasse mezza Africa e un&#8217;isola-continente come l&#8217;Australia, non avrebbe mai potuto assimilare i popoli di altra cultura e religione, come nel caso dell&#8217;India, o del Kenya, o della Nigeria (infatti non riusc\u00ec mai ad assimilare neppure i francofoni del Qu\u00e9bec, n\u00e9, meno ancora, le popolazioni dell&#8217;Africa del Sud, a cominciare dai Boeri stessi). Ma un&#8217;idea universalistica deve poggiare su di una cultura universalistica, che le faccia da tramite: una cultura parziale, per quanto rispettabile, o anche prestigiosa, non avr\u00e0 mai la forza di tenere insieme un impero universale.<\/p>\n<p>Tornando al grande problema storico circa la decadenza e la caduta dell&#8217;Impero romano, quest&#8217;ultimo, a partire dalla fine del I secolo dopo Cristo, si trov\u00f2 a poter disporre di una idea universalistica, quella di cittadinanza; e anche di una religione universalistica, come poi vide, ma solo al principio del IV secolo, l&#8217;imperatore Costantino: la religione cristiana; per\u00f2 non ebbe una cultura universalistica, come l&#8217;aveva avuta, fino a un certo punto, l&#8217;Impero ellenistico di Alessandro Magno. Il fatto che in Occidente il latino fosse e rimanesse la lingua dominante, e che in Oriente lo fosse in greco (senza per\u00f2 riuscire ad assimilare l&#8217;aramaico, il copto, tanto meno l&#8217;ebraico), creava, di per s\u00e9, una divaricazione culturale difficile da superare. Il cristianesimo si rivel\u00f2 capace di operare il superamento di tale divaricazione e di effettuare la sintesi delle due culture, per\u00f2, a sua volta, esso era in contrasto con la tradizione greco-romana, perch\u00e9 l&#8217;idea semitica del Dio unico e spirituale, e l&#8217;idea specificamente cristiana del Dio che si fa uomo, non rientrava assolutamente nella tradizione e nel modo di pensare n\u00e9 dell&#8217;Occidente, n\u00e9 dell&#8217;Oriente. I padri della Chiesa riuscirono, nel corso di alcuni secoli, ad innestare gran parte della tradizione classica, e specialmente il platonismo (con Agostino) e l&#8217;aristotelismo (con Tommaso d&#8217;Aquino) nell&#8217;idea universalistica cristiana, ma la cosa richiese un tempo talmente luogo che l&#8217;Impero romano non ebbe la possibilit\u00e0 di beneficiarne: era caduto molto prima, sotto i colpi della crisi economica e finanziaria, del crollo demografico, delle migrazioni e invasioni dei popoli germanici, e infine della &quot;esplosione&quot; delle nazionalit\u00e0, che avrebbe portato alla nascita delle lingue romanze.<\/p>\n<p>Riassumiamo qui la tesi del grande storico italiano Santo Mazzarino, scegliendo alcuni passi particolarmente significativi per delinearne i tratti essenziali (da S. Mazzarino, \u00abLa fine del mondo antico\u00bb, Milano, Rizzoli, 1988, pp. 164-69):<\/p>\n<p><em>\u00ab&quot;Libert\u00e0 e nazioni&quot; \u00e8, in un certo senso, un tema nuovo, per ci\u00f2 che riguarda la storia dell&#8217;Impero romano. Esso pu\u00f2 tuttavia connettersi con la problematica agitata dal Rostovzev, e comunque con l&#8217;insoddisfazione delle masse contadine costrette a<\/em><\/p>\n<p><em>vivere nella composita unit\u00e0 del grande impero. Al solito, l&#8217;et\u00e0 di Commodo (180-192) e dei Severi (192-235) rivela, anche in questo campo, le novit\u00e0 pi\u00f9 significative per la crisi del mondo antico.<\/em><\/p>\n<p><em>Era possibile avvicinare queste masse alla cultura ellenistico-romana delle classi superiori? Le guerre di Marco Aurelio avevano acuito la stanchezza dei provinciali oppressi dai tributi: un poeta sibillista cristiano vide allora, nella fine dell&#8217;impero, la liberazione di ogni \u1f14\u03b8\u03bd\u03bf\u03c2 dal &quot;giogo&quot; romano. \u1f1c\u03b8\u03bd\u03bf\u03c2 indica appunto &quot;nazione&quot;, un concetto che nel mondo antico fu sempre connesso, pi\u00f9 o meno, c on quello di lingua, ma non raggiunse mai l&#8217;idea chiara di stato-nazione e si manifest\u00f2 piuttosto come concetto-limite, in contrasto con la citt\u00e0-stato o con lo stato supernazionale. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo chiesto sopra: si potevano allontanare quelle masse dalle loro caratteristiche, per lingua e per costumi &quot;nazionali&quot;? Possiamo precisare: era possibile avvicinarle ancor pi\u00f9 allo stato, assimilando le loro tradizioni e i loro culti alle tradizioni e ai culti classici greco-romani? Fu questa la grande ambizione di Caracalla. Nel 212, dando la cittadinanza a tutti gli abitanti liberi delle province (a esclusione dei &quot;dediticii&quot;) egli dichiarava di voler unificare sul piano religioso i culti dei provinciali e dello stato. [&#8230;] In realt\u00e0, i nuovi cittadini di Caracalla esprimono l&#8217;animo antico delle province, dove la romanizzazione stenta a penetrare nelle classi umili: Caracalla spera di superare le barriere &quot;nazionali&quot;, attirando a s\u00e9 gli uomini prediletti dalle masse agricole. Egli sapeva che quelle barriere &quot;nazionali&quot; lavoravano dentro l&#8217;impero, contro l&#8217;impero.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;et\u00e0 di Caracalla (o, comunque, dei Severi) un grande pensatore mise in rapporto, per la prima volta nella storia antica, l&#8217;idea filosofica di libert\u00e0 e quella di &quot;nazione&quot;: Bardesane, un cristiano di Edessa. Questa citt\u00e0 era capitale dello stato di Osroene; il suo re, Abgar IX, si era convertito al Cristianesimo, perseguitando gli adoratori della dea Atargatis; nel 216 Caracalla depose Abgar IX, e incorpor\u00f2 l&#8217;Osroene nell&#8217;impero romano. Bardesane era uomo assai influente alla corte di Abgar IX; fu il maestro della grande letteratura &quot;nazionale&quot; siriaca, destinata a grande importanza nella parte orientale dell&#8217;impero romano. Nell&#8217;operare una connessione fra l&#8217;idea di libert\u00e0 e quella di nazioni (&quot;paesi&quot;), egli non considerava la libert\u00e0 nel suo aspetto propriamente politico, che aveva costituito oggetto di studio per gli uomini delle democrazie greche. Si pose, piuttosto, il problema della libert\u00e0 come fatto spirituale, insomma come libero arbitrio umano indipendente dall&#8217;influsso dei pianeti e dello Zodiaco; e ritenne che tale libert\u00e0 si riela nelle caratteristiche nazionali dei vari popoli. A noi \u00e8 pervenuto il suo &quot;Dialogo delle leggi dei paesi&quot;; esso s&#8217;identifica (o perlomeno si connette) con un suo libro &quot;Sul fato&quot; dedicato ad un Antonino che \u00e8, con ogni probabilit\u00e0, Caracalla stesso. In questo &quot;Dialogo&quot; lo sguardo di Bardesane spazia ampiamente sul mondo: dappertutto, le varie nazioni hanno diversi costumi e diverse leggi, ed in ci\u00f2 si rivela la libert\u00e0 umana, indipendente dall&#8217;oroscopo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Difficilmente si trover\u00e0 un altro scritto in cui l&#8217;individualit\u00e0 delle nazioni sia rilevata con altrettanto interesse; e va sottolineato, ancora una volta, che Bardesane scrive nell&#8217;et\u00e0 dei Severi, questa dinastia che dal 1993 al 235 ha tentato, in maniera conseguente e con diversi mezzi, il potenziamento dell&#8217;unit\u00e0 imperiale al di l\u00e0 delle caratteristiche nazionali. Nella prospettiva di Bardesane, i Romani confermano la dottrina del libero arbitrio con la loro capacit\u00e0 di cambiare le leggi dei paesi attraverso la conquista armata. [&#8230;] Ma Bardesane conosce ancora una libert\u00e0 pi\u00f9 alta: quella che unisce i Cristiani fra loro; questa libert\u00e0 cristiana supera le caratteristiche nazionali: &quot;in qualunque paese e luogo essi si trovino, le leggi dei paesi non li separano dalla legge del loro Cristo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec Bardesane, implicitamente e quasi senza accorgersene, sovrapponeva l&#8217;idea supernazionale cristiana a quell&#8217;altra idea supernazionale che aveva ispirato la fondazione dell&#8217;impero romano. Non abbiamo elementi per ritenere che egli fosse ostile all&#8217;impero romano; semmai, saremmo autorizzati a pensare l&#8217;opposto. Tuttavia, la sua nuova prospettiva, in cui le caratteristiche nazionali dei popoli hanno un inatteso rilievo, istituisce implicitamente un confronto tra la pura idea dell&#8217;unit\u00e0 cristiana e il dominio supernazionale dei Romani, fondato su quella tendenza alla conquista che egli considerava una caratteristica di essi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ostile all&#8217;impero dei Romani era un altro cristiano contemporaneo di Bardesane, il vescovo dissidente di Roma, Ippolito; [&#8230;] egli pensava che alla fine dell&#8217;impero &#8211; equivalente, per lui, alla fine del mondo &#8212; dieci democrazie avrebbero strappato ai Romani il potere, dividendolo &quot;secondo nazioni&quot;, \u03ba\u03b1\u03c4\u03b1 \u03b5\u03d1\u03bd\u03b7. E diceva anche, nel suo scritto sull&#8217;&quot;Anticristo&quot;, che l&#8217;impero romano &quot;domina su tutti, contro la loro volont\u00e0&quot;; nel &quot;Commentario a Daniele&quot;, che l&#8217;unit\u00e0 supernazionale romana era una contraffazione satanica dell&#8217;unit\u00e0 cristiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Il concetto di &quot;nazioni&quot;, da lui contrapposte al &quot;satanico&quot; impero di Roma, non era certamente estraneo alla temperie del suo tempo. Qualcosa corrodeva, nel profondo, la grande costruzione supernazionale romana. La formazione delle letterature &quot;nazionali&quot; siriaca e copta, quasi generate dall&#8217;esigenza religiosa delle masse, ne fu la manifestazione pi\u00f9 insigne.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle interpretazioni religiose, gnostiche e millenaristiche, e le identificazioni dell&#8217;Impero romano con il potere diabolico (interpretazione che pu\u00f2 anche avere una sua plausibilit\u00e0, se si pensa, ad esempio, alle aberrazioni sataniche cui era giunta la plebe romana con i cruenti spettacoli del circo), resta il fatto che il sorgere delle letterature nazionali \u00e8 sempre la spia di una tendenza centrifuga che mina alla base qualsiasi universalismo e non pu\u00f2 che indebolire fatalmente la coesione interna di un impero, per quanto esso ambisca ad essere &quot;universale&quot;.<\/p>\n<p>Possiamo ora domandarci se gli stati moderni, tenuti insieme da una tradizione essenzialmente nazionale, non abbiamo gi\u00e0, in se stessi, gli elementi culturali e linguistici che sono destinati a decretarne la fine. \u00c8 vero, infatti, che il mondo attuale sta andando verso una notevole &#8212; e niente affatto desiderabile &#8212; uniformit\u00e0 linguistica; ma \u00e8 chiaro che l&#8217;inglese non riuscir\u00e0 mai a imporsi sul cinese, o sulle lingue dell&#8217;India, o sull&#8217;arabo (se non altro per motivi religiosi: il cristianesimo ha di fatto rinunciato al latino, ma l&#8217;islamismo non rinuncer\u00e0 mai all&#8217;arabo, e il giudaismo non rinuncer\u00e0 mai all&#8217;ebraismo), n\u00e9 queste sull&#8217;inglese; cos\u00ec come \u00e8 chiaro che lo stile di vita &quot;occidentale&quot; \u00e8 ormai solo un guscio vuoto, poich\u00e9 non esprime pi\u00f9 una cultura viva e vitale, e tanto meno una cultura universalistica, come ancora lo era la cultura europea verso il XVI e il XVII secolo. Esportando nel mondo la rivoluzione industriale e i suoi effetti, il libero mercato e il consumismo, la civilt\u00e0 occidentale ha creato anche le premesse per la sua abdicazione al ruolo di portatrice di una <em>idea<\/em> universalistica, nonch\u00e9 di una <em>cultura<\/em> universalistica. In luogo di una cultura universalistica, ne abbiamo quattro o cinque che si escludono a vicenda e che potrebbero condurre a una terza guerra mondiale, dalle conseguenze imprevedibili; invece di una vera economia mondiale, abbiamo la dittatura finanziaria di alcune grandi banche e di poche super-multinazionali; invece di una cultura universale, abbiamo una sotto-cultura universale: quella del consumo, della crescita illimitata &#8212; il che \u00e8 una contraddizione in termini &#8212; e dello spreco, la quale ha in se stessa i germi della recessione e della crisi morale, oltre che materiale.<\/p>\n<p>Quale \u00e8 l&#8217;idea universale che potrebbe, oggi, fare dell&#8217;orbe terracqueo una sola citt\u00e0, ma una citt\u00e0 viva e armoniosa, e non un gigantesco campo di concentramento, retto dall&#8217;alienazione, o dal terrore, o dalla sistematica disumanizzazione dei suoi abitanti? Non certo l&#8217;idea del progresso e della crescita; non certo la cultura liberal-radicale dei diritti per tutti e per ciascuno, con il minimo dei corrispettivi doveri; non certo l&#8217;<em>american way of life<\/em>, con il suo egotismo istituzionalizzato; non certo una particolare religione storica (tutte legate al proprio contesto socio-culturale e tutte tendenzialmente o esplicitamente esclusiviste), tranne forse il cristianesimo. Il cristianesimo, s\u00ec, avrebbe in se stesso gli elementi per realizzare un vero universalismo, rispettoso delle differenze culturali e capace di valorizzare le identit\u00e0 etniche, culturali, linguistiche, riducendole per\u00f2 ad unit\u00e0 sul piano spirituale, nell&#8217;idea e nella prassi della comune fratellanza in Dio. Ma, per riuscire a farlo, esso dovrebbe, per prima cosa, rimanere fedele a se stesso; o, per meglio dire, ritornare ad essere se stesso, dal momento che gi\u00e0 non lo \u00e8 pi\u00f9. Il protestantesimo, secondo noi, rappresenta la prima abdicazione del cristianesimo alla propria missione universalistica: sacrificando il libero arbitrio, esso sacrifica l&#8217;elemento essenziale di qualunque universalismo, ossia l&#8217;invito ad una collaborazione dell&#8217;uomo fattiva e operosa, personale e responsabile, al progetto divino. Il modernismo \u00e8 stato, ed \u00e8 tuttora, il secondo atto di questa abdicazione e di questa auto-castrazione: il cattolicesimo modernista \u00e8 ormai un cristianesimo dimezzato, che, per venire a patti con il mondo moderno, con il materialismo, il meccanicismo, l&#8217;edonismo e il relativismo della cultura moderna, ha sacrificato il pi\u00f9 e il meglio della propria specifica identit\u00e0 &#8212; ha sacrificato la sua ricchezza e venduto la sua primogenitura per un piatto di lenticchie. E in cambio di che cosa, poi? Di un effimero successo e di una presa fuggevole, illusoria, sulle masse secolarizzate, le quali non gradiscono altro discorso che non sia antropocentrico, che lusinghi la loro vanit\u00e0, accarezzi la loro pigrizia intellettuale e fornisca una sorta di legittimazione al loro edonismo e al loro relativismo. Questa \u00e8 l&#8217;idea religiosa che le masse sono disposte ad accogliere: un&#8217;idea che assolutizzi l&#8217;uomo, che lo divinizzi, e che, dell&#8217;autentico sentimento religioso, non conservi altro che le mere apparenze. \u00c8 la vittoria del numero, della quantit\u00e0, sui valori spirituali; mentre il cristianesimo dei primi secoli \u00e8 stato esattamente il contrario: la vittoria dello spirito sulle ideologie mondane, la vittoria dell&#8217;universalismo sui particolarismi. Se ancora stiamo godendo, bene o male, di qualche anno di relativa stabilit\u00e0 e coesione sociale (ma il tempo a disposizione si accorcia a vista d&#8217;occhio), \u00e8 perch\u00e9 viviamo di rendita su quanto ha costruito a suo tempo l&#8217;universalismo cristiano, nonostante tutti gli sforzi dell&#8217;illuminismo, del marxismo, del freudismo e di tanti altri <em>-ismi<\/em> moderni per distruggerlo e strapparne via anche il ricordo.<\/p>\n<p>Da qualunque prospettiva si consideri la questione, una cosa appare certa: che nessuna societ\u00e0, e tanto meno una societ\u00e0 globalizzata, potr\u00e0 mai reggersi a lungo senza possedere il collante di una grande idea universalistica, che sia veicolata ed incarnata da una altrettanto grande cultura universalistica. Di questo abbiamo bisogno, oggi, se vogliamo pensare anche solo timidamente al futuro; se non vogliamo accettare il destino di tutte le civilt\u00e0 nichiliste: l&#8217;autodistruzione, a brevissima scadenza. Cos\u00ec, se fu l&#8217;esplosione delle nazionalit\u00e0 a distruggere l&#8217;Impero romano, dobbiamo chiederci se valga la pena, oggi, di perseguire una globalizzazione che sarebbe l&#8217;equivalente di un moderno impero universale, ma senza alcuna idea, n\u00e9 alcuna cultura universali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Impero Romano fu essenzialmente, come quello di Alessandro Magno, uno Stato sovranazionale, basato su un&#8217;idea anch&#8217;essa sovranazionale: l&#8217;idea universalistica (\u00abUrbem fecisti, quod prius Orbis erat\u00bb, dir\u00e0,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[90,174],"class_list":["post-27278","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-alessandro-magno","tag-impero-romano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27278","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27278"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27278\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27278"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27278"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27278"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}