{"id":27274,"date":"2015-07-28T09:38:00","date_gmt":"2015-07-28T09:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-natura-per-luomo-medievale-e-misteriosa-talvolta-vendicativa-ma-sempre-generosa\/"},"modified":"2015-07-28T09:38:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:38:00","slug":"la-natura-per-luomo-medievale-e-misteriosa-talvolta-vendicativa-ma-sempre-generosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-natura-per-luomo-medievale-e-misteriosa-talvolta-vendicativa-ma-sempre-generosa\/","title":{"rendered":"La natura, per l\u2019uomo medievale, \u00e8 misteriosa, talvolta vendicativa, ma sempre generosa"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 semplice definire ci\u00f2 che la natura rappresentava per l&#8217;uomo medievale.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, l&#8217;uomo medievale non pensava alla natura come un tutto, per il semplice fatto che non ne aveva una visione, appunto, &quot;naturalistica&quot;, come l&#8217;avevano avuta i Greci o come l&#8217;hanno, ma su basi profondamente diverse, i moderni; in altre parole, non la vedevano come un insieme, e meno ancora la vedevano come una realt\u00e0 auto-sussistente.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale non si sente posto di fronte alla &quot;natura&quot;, n\u00e9 di esserne parte (bench\u00e9 i suoi ritmi siano i ritmi quotidiani e stagionali da essa scanditi): la natura fisica \u00e8 solo una parte della realt\u00e0 totale, e non la pi\u00f9 importante, non quella essenziale; essa \u00e8 piuttosto un velo della realt\u00e0 soprannaturale, un velo percorso da una fittissima rete di simboli, di allusioni, di allegorie, ciascuna delle quali racchiude il rimando a una verit\u00e0 ulteriore, celata dietro le apparenze, e che occorre decifrare, penetrare, comprendere.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, l&#8217;uomo medievale \u00e8, essenzialmente, contadino; anche il sacerdote e il guerriero vivono in una realt\u00e0 rurale; fino all&#8217;XI secolo, la dimensione urbana dell&#8217;esistenza \u00e8 piuttosto la rara eccezione, che la regola: il paesaggio quotidiano \u00e8 fatto di foreste impenetrabili, popolate di animali selvaggi, nonch\u00e9 di lande disabitate, di paludi profonde, di montagne aspre e minacciose. Il volto della natura fisica \u00e8, pertanto, un volto allo stesso tempo familiare e minaccioso, quotidiano e misterioso. Il legame con la terra \u00e8 fortissimo, ancestrale; per\u00f2, insieme, esso \u00e8 anche ambiguo, perch\u00e9 boschi e paludi sono popolati non solo da lupi, orsi, cervi e bisonti, ma anche da creature sottili, elementari, da gnomi, silfidi, spiriti dell&#8217;aria; per non parlare delle presenze angeliche e di quelle diaboliche, l&#8217;incontro con le quali \u00e8 sempre possibile, perfino probabile.<\/p>\n<p>La terra, per l&#8217;uomo medievale, \u00e8 nutrice: ad essa si affidano i semi e da essa vengono i raccolti; per\u00f2 non \u00e8 vista come madre, perch\u00e9 &quot;madre&quot; \u00e8 un concetto astratto e autonomo, lo si riserva alla &quot;dea&quot;, e ci\u00f2 vale appunto per quelle popolazioni (gli antichi Lituani, ad esempio; o, prima di loro, i Sassoni) che ancora non sono state convertite al cristianesimo, ma conservano i loro culti pagani; oppure per quelle popolazioni che, pur avendo abbandonati tali culti, hanno accolto il cristianesimo solo in superficie, operando un vero e proprio sincretismo. In questo caso, i culti pagani della natura e della Madre terra sopravvivono dietro la facciata dei riti cristiani e della venerazione cristiana per i santi e per la Madonna.<\/p>\n<p>La natura, dunque, posto che egli la veda come un tutto &#8212; e ci\u00f2, forse, accade solo per taluni intellettuali, non per l&#8217;uomo comune, il contadino o l&#8217;artigiano &#8212; si presenta all&#8217;uomo medievale nella duplice veste di dispensatrice di cibo e di vita, di custode di segrete ricchezze (i tesori sotterranei, su cui vegliano le creature del &quot;piccolo popolo&quot;), ma anche di cifra dell&#8217;assoluto, e dunque di richiamo alle realt\u00e0 soprannaturali: cos\u00ec, le buie foreste alludono all&#8217;oscurit\u00e0 del peccato; il serpente, la volpe, il lupo, il cinghiale, la lince, il camoscio, la fenice, l&#8217;unicorno, gli animali reali e quelli leggendari &#8212; i quali ultimi, per lui, sono altrettanto reali dei primi &#8212; rappresentano, ciascuno, un particolare vizio o una particolare qualit\u00e0 &quot;umana&quot;, debitamente rappresentati e spiegati nei bestiari dalle bellissime miniature policrome, che ne impreziosiscono le pagine di pergamena, e che sono gelosamente custodi nelle biblioteche monastiche.<\/p>\n<p>Inoltre, dalla natura si ricava il combustibile per riscaldarsi e cuocere il cibo; le medicine naturali, con le quali curare i mali del corpo e, fino a un certo punto, quelli dell&#8217;anima (la distinzione fra i due tipi non \u00e8 netta, come lo \u00e8 diventata in seguito); e anche le pozioni, i filtri, i veleni, che le streghe e gli stregoni conoscono cos\u00ec bene, con grande spavento degli uomini timorati di Dio. I boschi, specialmente, conservano un pericoloso alone di paganesimo: sono i templi all&#8217;aperto degli antichi culti naturalistici e diventeranno, nel corso di alcuni secoli, i luoghi di ritrovo e di osceno accoppiamento delle streghe e dei diavoli, i luoghi segreti del sabba e della notte di Valpurga, specialmente quando si presentano, sotto la veste cristiana (come accade per il giorno di San Giovanni), quei particolari giorni dell&#8217;anno, attesi e temuti, fra i quali il solstizio d&#8217;estate, allorch\u00e9 si aprono come delle &quot;finestre&quot; o dei &quot;portali&quot; sull&#8217;altra dimensione.<\/p>\n<p>Ma una cosa \u00e8 certa: la natura, o piuttosto i suoi elementi (l&#8217;acqua, il fuoco, il vento, la terra) non sono ammirati, e tanto meno venerati, in se stessi, ma solo come dei riflessi dello splendore, della sapienza e della bont\u00e0 divini (cfr. il \u00abCantico delle creature\u00bb di San Francesco d&#8217;Assisi); oppure sono guardati con diffidenza, perfino con disprezzo (come nel caso del celeberrimo, e troppo spesso citato, perch\u00e9 non se ne comprende il significato essenzialmente &quot;positivo&quot;, cio\u00e8 ascetico, \u00abDe contemptu mundi\u00bb di Lotario Diacono, il futuro papa Innocenzo III); cos\u00ec come sono guardati con diffidenza e disprezzo gli istinti umani e la ricerca del piacere, perch\u00e9 l&#8217;uomo medievale sa, e si ripete fino all&#8217;ossessione, che la vita terrena \u00e8 solo un breve viaggio, destinato a concludersi con la morte e con la dissoluzione del corpo.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 anche la prospettiva degli uomini colti, di Dante, di San Tommaso d&#8217;Aquino; perch\u00e9, sotto questo punto di vista, non c&#8217;\u00e8 differenza sostanziale fra la prospettiva delle persone qualsiasi, ignoranti, analfabete, e quella degli uomini di cultura, degli scrittori, dei filosofi. La societ\u00e0 medievale, infatti, \u00e8 infinitamente pi\u00f9 coesa di quella moderna; il suo valore fondamentale \u00e8 la stabilit\u00e0, non l&#8217;originalit\u00e0: di conseguenza, essa non incoraggia e non loda l&#8217;audacia del pensiero, n\u00e9 i comportamenti che si distaccano dalla tradizione, ma tutto ci\u00f2 che assicura alla comunit\u00e0 la sua compattezza, la sua forza e la sua armonia.<\/p>\n<p>Ha osservato Vito Fumagalli nel suo libro \u00abQuando il cielo si oscura. Modi di vita nel medioevo\u00bb (Bologna, Il Mulino, 1987; cit. in: E. Bonifazi, \u00abAspetti e testimonianze di civilt\u00e0\u00bb, Firenze, Bulgarini, 2000, vol. 2, p.p. 188-9):<\/p>\n<p>\u00abLa natura appariva generosa, nutriva l&#8217;uomo, legato ad essa per l&#8217;ombelico, incapace di modificarla sensibilmente, ma anche misteriosa, capricciosa, vendicativa. Misteriosa per ci\u00f2 che d&#8217;ignoto racchiudeva nel suo grembo, generatore spesso di cose mostruose. Ancora pi\u00f9 misteriosa la natura ai confini di quello che si riteneva il mondo abitato: a Nord di questo, come ci racconta Paolo Diacono sul finire del secolo VIII, gorghi profondi, grandi bocche aperte pronte a inghiottire uomini e cose, segnavano i confini invalicabili, creature strane abitavano quei luoghi strani. A mano a mano che ci si allontana dai luoghi famigliari, in cui si vive, aumentano gli esseri misteriosi. All&#8217;estremo Nord della Germania, narra ancora Paolo Diacono, sulle rive del mare, in una grande rupe s&#8217;insinua una caverna dove sette uomini sono immobilizzati nel sonno. Forse sono antichi romani, forse cristiani, e verr\u00e0 il tempo in cui Dio li sveglier\u00e0 per predicare la fede in quelle terre barbare.<\/p>\n<p>Leggende paurose percorrono i racconti dei cronisti dell&#8217;alto medioevo, nate dall&#8217;osservazione della terra e del cielo,, fatta pi\u00f9 attenta e angosciata quando la guerra raggiunge momenti di particolare intensit\u00e0. Cos\u00ec, leggiamo di un vallo lunghissimo che in una sola notte s&#8217;alz\u00f2 da solo dalla terra nella pianura ai confini orientai dell&#8217;Impero carolingio, dove le battaglie erano pi\u00f9 accanite e ostinate. L&#8217;uomo si sentiva sicuro all&#8217;interno del suo paese, nel cuore caldo della patria, dove la terra gli era buona madre e lo aspettava se eventi particolari lo avevano violentemente allontanato da lei.<\/p>\n<p>Nei primi secoli del Medioevo, tutto ci\u00f2 che esorbitava dai limiti del normale si pensava generato, per cos\u00ec dire, dalla natura; si trattava di esseri materiali, seppure spesso mostruosi, legati al mondo vegetale, animale, umano. Pi\u00f9 tardi, invece, acquistarono un contenuto ed una fisionomia sovrannaturali, in concomitanza con il progressivo allontanarsi dell&#8217;uomo dalla natura, della distruzione di molte sue componenti, tra le quali boschi e foreste, che vennero ridotte a coltura. Le selve che restarono dopo il lungo intervento colonizzatore divennero via via realt\u00e0 estranee all&#8217;uomo, spesso paurose. \u00c8 significativo che spesso le apparizioni dei morti iniziassero allora ad aver luogo soprattutto in esse.<\/p>\n<p>Ma nell&#8217;alto medioevo tutto, pur con diverse sfumature, era assimilato alla natura, magari deformata o abbellita: lo stesso paradiso veniva immaginato come sublimazione della terra coltivata dall&#8217;uomo, un giardino bellissimo con acque, fiori, alberi. Si credeva che l&#8217;uomo si muovesse con facilit\u00e0 da questo all&#8217;altro mondo: prima di morire la visione del paradiso si schiudeva sul capezzale, si sentivano profumi intensi,si udivano musiche inebrianti. I morti non di rado tornavano in vita per raccontare dell&#8217;altro mondo, i santi scendevano su questo a compiere un pellegrinaggio al sepolcro di un martire famoso, a pregare per la propria anima sulla propria tomba.\u00bb<\/p>\n<p>Bisogna aggiungere che, per l&#8217;uomo medievale, il confine tra la vita e la morte \u00e8 netto, s\u00ec, ma non come lo \u00e8 per l&#8217;uomo moderno; anzi, in parecchie situazioni, esso tende ad assottigliarsi, a sfumare, a dissolversi. Non si tratta solo della credenza nell&#8217;&quot;altra&quot; vita, che, talvolta &#8212; come nelle visioni di certi mistici e di certe mistiche &#8212; si rivela, con impressionanti squarci del Paradiso e dell&#8217;Inferno, fin dentro il perimetro ben noto di &quot;questa&quot; vita; si tratta, anche, della piena consapevolezza che il mondo di coloro che, attualmente, sono vivi, rappresenta solo una piccola isola, mobile e transitoria, nel grande flusso della vita universale, che esisteva prima e continuer\u00e0 ad esistere; il quale, a sua volta, non \u00e8 che un fiume destinato a sfociare nel mare dell&#8217;eternit\u00e0, dove trover\u00e0 il suo compimento: cos\u00ec come ha avuto un inizio, esso avr\u00e0 anche una fine, quando Cristo Giudice verr\u00e0 a concludere la vicenda del mondo creato.<\/p>\n<p>In definitiva, l&#8217;uomo medievale si sente posto di fronte alla natura, ma non per goderne, n\u00e9 per dominarla: non \u00e8 abbastanza edonista per indulgere al primo atteggiamento, n\u00e9 abbastanza sicuro di se stesso per adottare il secondo. Egli \u00e8 troppo grande e troppo piccolo al cospetto degli elementi naturali: troppo grande, perch\u00e9 fatto a immagine di Dio e, dunque, proiettato verso la sfera del divino (o destinato a precipitare in quella del diabolico, se incurante delle leggi divine), e troppo piccolo perch\u00e9, a confronto con essi, non possiede neppure la forza per padroneggiarli. Non controlla le epidemie, n\u00e9 l&#8217;altissima mortalit\u00e0 infantile; ogni vita che oltrepassa l&#8217;et\u00e0 della culla, \u00e8 beneficiaria d&#8217;una grazia speciale; n\u00e9 egli controlla le piene dei fiumi, la siccit\u00e0 estiva, il gelo invernale. Non osa scalare le montagne, se non per assoluta necessit\u00e0 (il primo a farlo per puro piacere sar\u00e0 Francesco Petrarca, con l&#8217;ascensione al Monte Ventoso, in Provenza, nel 1336); si sgomenta davanti alla vastit\u00e0 dei mari e alla impenetrabilit\u00e0 delle foreste; le miniere di sale (come quella di Wieliczka) lo attirano, ma lo angoscia l&#8217;idea di calarsi nelle buie viscere del sottosuolo.<\/p>\n<p>In altre parole, la terra \u00e8, per lui, infinitamente affascinante e misteriosa; qualche volta ostile, se egli pretende di violarne i segreti, ma sempre generosa, ed egli la rispetta, senza divinizzarla, senza assolutizzarla: ha coscienza tanto del proprio limite, quanto dei limiti di essa, che \u00e8 pur sempre uscita dalle mani di Dio. La creazione tutta \u00e8 qualcosa di finito, nonch\u00e9 di transitorio; la sua bellezza lo riempie di ammirazione, ma non lo seduce, perch\u00e9 ne conosce il carattere effimero. Anche una bella donna, anche una donna sposata, che partecipa ai balli e alle feste per far piacere al marito, come la moglie di Jacopone da Todi, forse porta il cilicio, sotto la veste elegante: perch\u00e9 vuole che Dio la trovi sempre pronta, in qualsiasi momento, se a Lui piacer\u00e0 chiamarla a s\u00e9.<\/p>\n<p>Di certo, l&#8217;uomo medievale non si sente in guerra con la natura, e questo proprio perch\u00e9 non la assolutizza, ma la accetta, cos\u00ec come accetta la sua stessa condizione mortale: passeggera e aperta al mistero dell&#8217;eternit\u00e0. L&#8217;atteggiamento dell&#8217;uomo moderno, che si ritiene padrone della natura e che pretende di imporle ovunque il suo ferreo dominio, sia nei confronti dello spazio, sia attraverso la manipolazione genetica, lo farebbe inorridire. L&#8217;uomo medievale \u00e8 troppo cosciente di non essere eterno, di non essere invincibile, e allo stesso tempo di essere chiamato all&#8217;eternit\u00e0, per dedicare tante energie al sogno impossibile d&#8217;imporre alla natura il proprio giogo. In fondo, \u00e8 meno in conflitto con se stesso dell&#8217;uomo moderno: egli lotta contro le proprie tendenze peccaminose, quello lotta contro la sua stessa condizione creaturale. Chi dei due \u00e8 pi\u00f9 alienato, pi\u00f9 schizofrenico? Chi dei due ha perso di pi\u00f9 il contatto con la realt\u00e0, vivendo in un costante delirio d&#8217;onnipotenza?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 semplice definire ci\u00f2 che la natura rappresentava per l&#8217;uomo medievale. 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