{"id":27272,"date":"2017-11-04T06:14:00","date_gmt":"2017-11-04T06:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/04\/la-ragione-di-dante-e-la-nostra-natura-e-grazia\/"},"modified":"2017-11-04T06:14:00","modified_gmt":"2017-11-04T06:14:00","slug":"la-ragione-di-dante-e-la-nostra-natura-e-grazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/04\/la-ragione-di-dante-e-la-nostra-natura-e-grazia\/","title":{"rendered":"La ragione di Dante e la nostra: natura e grazia"},"content":{"rendered":"<p>Per capire la poesia di Dante dobbiamo sforzarci di capire il mondo di Dante; per capire il suo mondo dobbiamo sforzarci di capire il suo essere cristiano. Noi abbiamo appreso fin dai banchi di scuola un&#8217;immagine sostanzialmente statica di Dante: ci sembra che l&#8217;autore della\u00a0<em>Commedi<\/em>a sia sempre stato quale ci appare nella superba costruzione intellettuale, spirituale e morale del suo poema; invece, ovviamene, anche lui\u00a0 ha affrontato un cammino, ha conquistato la verit\u00e0 attraverso una ricerca sia di natura speculativa, sia di carattere esistenziale. L&#8217;idea che Dante possiede della relazione fra Dio e l&#8217;uomo, tra ragione e fede e tra natura e grazia, \u00e8 il risultato di un percorso, di una conquista, e da ultimo &#8212; egli ne \u00e8 ben convinto, e chi non ha compreso ci\u00f2, non ha compreso nulla della\u00a0<em>Commedia<\/em>\u00a0&#8212; una illuminazione divina. Per Dante il mondo della natura &#8212; che egli apprezza, che ammira e che ama &#8212; trova il suo naturale completamento nella realt\u00e0 della vita divina, che \u00e8 la Grazia; considerato in se stesso, egli non lo disprezza affatto, ma non lo ritiene sufficiente a dare un significato pi\u00f9 alto all&#8217;esistenza umana. Ed \u00e8 questo, per lui, il problema fondamentale dell&#8217;uomo, la sua vocazione e il suo bisogno autentico: <em>Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza<\/em> (<em>Inferno<\/em>, XXVI, 119-120). In fondo, tute le discussioni su Dante medievale o Dante pre-umanista, partono da questo mancato chiarimento concettuale: per gli umanisti il mondo naturale \u00e8 gi\u00e0 pieno e perfetto in se stesso; per gli uomini medievali, no. E Dante \u00e8 un uomo pienamente medievale; altrimenti, non si spiegherebbe perch\u00e9 egli faccia concludere il\u00a0<em>folle volo<\/em>\u00a0di Ulisse nel tragico modo che sappiamo, cio\u00e8 in forma di punizione divina, n\u00e9 per quale ragione lo definisca con quella espressione (vedi anche il nostro saggio\u00a0<em>L&#8217;ultimo viaggio di Ulisse termina in tragedia perch\u00e9 nato da &quot;curiositas&quot; e non da &quot;virtus&quot;<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 14\/12\/2011).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte \u00e8 possibile leggere l&#8217;itinerario di Dante verso la comprensione del ruolo della Grazia, come completamento necessario e tuttavia non scontato, della ragione e della volont\u00e0 umana &#8212; non scontato\u00a0 perch\u00e9 essa \u00e8 un dono di Dio, e non si d\u00e0 agli uomini che non lo chiedono n\u00e9 lo cercano &#8212; come un itinerario esemplare della mente umana da una visione naturalistica del mondo a una visione religiosa e pienamente cristiana, quindi come il passaggio dalla filosofia alla teologia. In questo senso, ciascun uomo pu\u00f2 rispecchiarsi nell&#8217;esperienza di Dante, esperienza intellettuale ed umana insieme: intellettuale, come ricerca inesausta della verit\u00e0 che, a un certo punto, va ad urtare contro il limite ontologico della ragione stessa, e si accorge di non poter andare oltre, con le sue sole forze; umana, perch\u00e9 l&#8217;esperienza del male, dell&#8217;ingiustizia, dell&#8217;innocenza offesa (l&#8217;esilio e la duplice condanna a morte), dell&#8217;amore (per la sua paria) incompreso e rifiutato dai suoi concittadini, ha insegnato a Dante, sulla sua carne viva, come la giustizia e la verit\u00e0 non siano di casa in questo mondo, sebbene gli esseri umani ne abbiano una viva coscienza e un&#8217;ardente nostalgia. E si ratta di una duplice esperienza che pu\u00f2 essere quella di qualsiasi creatura umana di buona volont\u00e0, che pu\u00f2 rispecchiarsi nella vicenda del sommo poeta: il ricercatore della verit\u00e0 finisce per rendersi conto che esiste un limite non oltrepassabile dalla sola ragione, e scoprire che solo la ragione illuminata dalla grazia lo pu\u00f2 oltrepassare, cos\u00ec come la persona onesta e fondamentalmente buona, che offra il proprio amore ad altri e lo veda frainteso, rifiutato, deriso e oltraggiato, come sovente accade, pu\u00f2 scoprire che nessun sentimento umano \u00e8 mai del tutto al riparo dall&#8217;errore, dall&#8217;egoismo, dalle tendenze malvagie che lo tirano verso il basso e lo sprofondano nella palude ribollente delle passioni disordinate e vergognose.<\/p>\n<p>Oseremmo dire che chi non abbia fatto simili esperienze, non \u00e8 mai divenuto adulto, ma \u00e8 rimasto simile a un bambino. D&#8217;altra parte, non \u00e8 detto che chi le abbia fatte giunga alle stesse conclusioni di Dante, e cio\u00e8 che sia l&#8217;intelligenza, sia la volont\u00e0 necessitano dell&#8217;aiuto della Grazia. La conclusione pu\u00f2 anche essere la ribellione, il cinismo, la depressione cronica, l&#8217;odio della vita, il desiderio di morte; oppure, all&#8217;opposto (ma solo in apparenza), un vitalismo sfrenato e pago di se stesso, un immanentismo che si chiude nel proprio orizzonte, una finitezza che si appaga del suo stesso limite e, nel contempo, un edonismo sfrenato, che offra una ricompensa adeguata alla delusione esistenziale di vedere che la vita umana non ha n\u00e9 un significato, n\u00e9 uno scopo, n\u00e9 una meta. Un&#8217;altra possibile &quot;risposta&quot; pu\u00f2 essere l&#8217;orgoglio: l&#8217;affermazione di s\u00e9 e la ricerca di un sapere &quot;altro&quot;, ad esempio nella magia, nell&#8217;occultismo e nel satanismo, che aggiri per cos\u00ec dire l&#8217;ostacolo della finitezza, e che dia all&#8217;uomo la sensazione inebriante che, dopotutto, se Dio non c&#8217;\u00e8, o se non ha tempo di occuparsi delle sue creature, allora tanto vale che l&#8217;uomo si faccia il piccolo dio di se stesso.<\/p>\n<p>Scriveva il critico e filologo Fausto Montanari nel suo saggio\u00a0<em>Il mondo di Dante<\/em>\u00a0(Roma, Edindustria Editoriale,1966, pp.12; 14-18):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Dante che, probabilmente, fin da bambino aveva saputo, in astratta teoria, come la ragione umana da sola sia insufficiente a illuminare la mente sulle supreme verit\u00e0 (Dio, vita eterna), e come la volont\u00e0 umana da sola sia insufficiente ad evitare il peccato, e che per fortificare la intelligenza\u00a0 e la volont\u00e0 umana \u00e8 necessaria la grazia soprannaturale sia come aiuto all&#8217;intelligenza , sia come aiuto alla volont\u00e0, ora [cio\u00e8 con l&#8217;esilio, e nell&#8217;accingersi alla composizione della&quot;Commedia&quot;] scopriva il salto che c&#8217;\u00e8 tra Natura e Grazia non pi\u00f9 come nozione astratta ed isolata, ma come esperienza personale che lo umiliava sanguinosamente. Quando Dante ebbe approfondita la consapevolezza della differenza del metodo filosofico da quello teologico, e il presupposto di questa differenza, che, cio\u00e8, l&#8217;intelligenza umana pu\u00f2 con le sue forze comprendere e dimostrare una sfera limitata di verit\u00e0, ma pu\u00f2 anche accettare un&#8217;illuminazione che supera le sue capacit\u00e0 costruttive, e pu\u00f2 solo essere solo\u00a0 accettata come dono (la Grazia), ecco che tutte le precedenti esperienze di rifusero e si riordinarono nella mente di Dante secondo una nuova intuizione che gli dovette apparire come una rivelazione improvvisa e superiore, che lo investiva di una missione profetica. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La sostanza fondamentale [della &quot;Commedia&quot;] [&#8230;] risponde ad una visione unitaria ed organica, tutta animata dalla scoperta della Grazia teologica come coronamento della civilt\u00e0 umana, senza, tuttavia, alcun deprezzamento di una civilt\u00e0 puramente naturale. Dante giunse a scoprire l&#8217;insufficienza delle forze naturali in ordine alla perfezione di cui l&#8217;uomo \u00e8 capace, capace nel significato originale di aver ampiezza per ricevere, e non per fare con le sole proprie forze; e tuttavia la scoperta di tale insufficienza non gener\u00f2 in Dante alcun disprezzo n\u00e9 per la natura del&#8217;uomo n\u00e9 per una civilt\u00e0 puramente umana e naturale.<\/em><\/p>\n<p><em>In ci\u00f2 sta, forse, la maggiore originalit\u00e0 della spiritualit\u00e0 di Dante, che lo fa pi\u00f9 di ogni altri poeta vicino all&#8217;intuizione di San Francesco: sotto quest&#8217;aspetto neppure Jacopone da Todi fu poeta cos\u00ec francescano come Dante.<\/em><\/p>\n<p><em>Dante, infatti, scopre l&#8217;effettiva trascendenza di Dio: il mondo, cio\u00e8, non aggiunge a Dio nulla: Dio \u00e8 l&#8217;assoluto: \u00e8 eterno: non era e non sar\u00e0, bens\u00ec \u00e8 al di sopra del tempo. E tuttavia questo mondo che nulla aggiunge a Dio non \u00e8 affatto un nulla; e neppure \u00e8 un sogno, e tanto meno \u00e8 trascurabile, poich\u00e9 questo mondo \u00e8 opera dell&#8217;amore creatore di Dio per un mistero non sondabile della ragione umana, ma solo in qualche modo intuibile da chi abbia esperienza dell&#8217;amore veramente gratuito (di padre e madre, talvolta, verso i figli, di certi eroici innamorati, capaci di rinunciare ad ogni soddisfazione propria solo in vista del bene della persona amata). E poich\u00e9 la creazione, anche nei suoi pi\u00f9 umili aspetti naturali, \u00e8 effetto dell&#8217;amore divino essa \u00e8 meravigliosa anche solo nel suo aspetto naturale.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo ha quindi meravigliose forze naturali in s\u00e9, e le esercita sotto la propria responsabilit\u00e0: l&#8217;uomo non si d\u00e0 da se stesso la vita, l&#8217;intelligenza, la volont\u00e0, eppure contribuisce al fiorire, in s\u00e9, della propria intelligenza e della propria volont\u00e0 col sofferire in s\u00e9 la fatica, il dolore, il martirio di essere uomo intelligente e amoroso. (Altra nota francescana: noi siamo noi stessi pi\u00f9 per il dolore che accettiamo che per le opere esterne che facciamo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo, aristotelicamente, \u00e8 qualificato dall&#8217;intelligenza: \u00e8 un animale che intende i valori universali: e per tale intelligenza si apre all&#8217;esercizio della libert\u00e0. Necessitato, come tutte le altre creature brute, a cercare la sua felicit\u00e0 (cio\u00e8 la sua perfezione finale) fuori di s\u00e9, egli pu\u00f2 aprirsi a valori sempre maggiori fino ad intuire il suo bene effettivo e supremo in Dio: nel Vivente assoluto ed eterno, che \u00e8 trinitaria societ\u00e0 in se stesso, cos\u00ec che nella Trinit\u00e0 di questo Dio (non pi\u00f9 solitario come quello aristotelico), \u00e8 fondata la vita umana necessariamente sociale, comunitaria, dialogante anche nei suoi aspetti umani.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo \u00e8 meraviglioso anche solo nei suoi aspetti naturali, che noi sperimentiamo fra la nascita e la morte: meraviglioso nella indagine intellettuale, nell&#8217;amore familiare, nella societ\u00e0 politica, nell&#8217;esercizio delle scienze e delle arti. Ma tutto questo non \u00e8 che una parte della perfezione dell&#8217;uomo: la follia amorosa di Dio ha voluto che l&#8217;uomo potesse divenire intimo a lui stesso: vita divina che rende l&#8217;uomo fratello di Dio nella manifestazione del Cristo Salvatore. Cos\u00ec che tra la vita naturale dell&#8217;uomo e il suo destino finale (vivono con Dio, immortalmente) c&#8217;\u00e8 un abisso che solo Dio poteva colmare. E Dio ha colmato quest&#8217;abisso fin dalla creazione del primo uomo, facendolo figlio nella Grazia; l&#8217;ha colmato dopo il peccato originale con la Redenzione; ora torna a colmarlo in ogni momento, perdonando i peccatori pentiti, e richiamandoli a s\u00e9 insistentemente, sempre in forza di questa Redenzione.<\/em><\/p>\n<p><em>E la Redenzione non \u00e8 stata operata nel modo pi\u00f9 facile e\u00a0 ovvio, semplicemente perdonando: ma nel modo pi\u00f9 ingegnosamente amoroso: poich\u00e9 il Verbo di Dio stesso, la seconda persona della Trinit\u00e0 ha assunto in s\u00e9 natura umana, ed \u00e8 nato da una Donna, ed ha accettato in s\u00e9 quello scandalo della storia per cui Dante tanto soffr\u00ec: lo scandalo dell&#8217;incomprensione: per cui noi uomini finiamo per essere pi\u00f9 spietati proprio contro chi pi\u00f9 ci ama e pi\u00f9 ci dona.<\/em><\/p>\n<p><em>Dante scopre, nel momento in cui matura la &quot;Commedia&quot;, il mistero cristiano. Mistero di opposizioni e di apparenti contraddizioni che rimandano al mistero di Dio trascendente ed insieme quanto mai presente al mondo: Dio che \u00e8 &quot;fuori&quot; del mondo in quanto il mondo non gli aggiunge neppure un fiato di vita divina, \u00e8 pi\u00f9 intimo al mondo e all&#8217;uomo di quanto non sappia esserlo l&#8217;uomo. Poich\u00e9 l&#8217;uomo non sa conoscersi ed amarsi quanto e come lo conosce e l&#8217;ama Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Dio ama l&#8217;uomo fino al punto i cui la mente umana vacilla di fronte al mistero: lo ama fino a lasciarlo libero di dannarsi se l&#8217;uomo rifiuti di aprirsi al dono della Grazia e del perdono. Cos\u00ec anche nei dannati splende l&#8217;amore di Dio che avendo creato l&#8217;uomo senza consenso dell&#8217;uomo, non lo ha voluto salvare senza il consenso di lui. Onde anche nei dannati splende irresistibilmente misteriosa la grandezza della natura umana non meno che quella della vocazione alla Grazia, alla partecipazione, cio\u00e8 della vita stessa di Dio.<\/em><\/p>\n<p>A noi sembra che il Montanari, in questa pagina, peraltro magnifica, abbia un po&#8217; troppo enfatizzato il concetto che Dante trova perfettamente soddisfacente anche un mondo, una civilt\u00e0, i quali siano puramente ed esclusivamente naturali. Ad esempio, quando afferma &#8212; e lo ripete parecchie volte nello spazio di poche righe &#8212; che <em>Dante giunse a scoprire l&#8217;insufficienza delle forze naturali in ordine alla perfezione di cui l&#8217;uomo \u00e8 capace [&#8230;.] e tuttavia la scoperta di tale insufficienza non gener\u00f2 in Dante alcun disprezzo n\u00e9 per la natura dell&#8217;uomo n\u00e9 per una civilt\u00e0 puramente umana e naturale<\/em>, ci sembra che egli stia un po&#8217; forzando quel che pensa Dante del mondo naturale. \u00c8 certo che Dante non disprezza la dimensione naturale dell&#8217;uomo; per\u00f2, da qui ad affermare che una civilt\u00e0 puramente naturale non suscita il suo disprezzo, ce ne corre. Una civilt\u00e0 naturale \u00e8 una civilt\u00e0 che rifiuta Dio, poich\u00e9 Dio \u00e8 un bisogno della natura stessa, e non esiste, per Dante, natura che possa darsi autonomamente, n\u00e9 farsi autosufficiente. Se il concetto di una natura senza Dio \u00e8 gi\u00e0 parecchio azzardato, quello di una civilt\u00e0, ossia di un mondo umano, senza Dio, \u00e8 addirittura mostruoso: Dante non arriva neppure a immaginare una cosa del genere, se non come diabolico rifiuto della realt\u00e0 di Dio, e, quindi, della vita di grazia. La vita di grazia, cio\u00e8 la partecipazione dell&#8217;uomo alla vita divina, \u00e8 possibile solo l\u00e0 dove questi riconosce la propria finitezza e la propria insufficienza: perch\u00e9 questo, per Dante, \u00e8 essere veramente uomini: riconoscere il proprio bisogno di Dio e il proprio bisogno di completarsi in Dio. E questa, per lui, \u00e8 la perfezione dell&#8217;uomo. Che si d\u00e0 solo quando gli uomini ammettono che, in quanto creature, non sono capaci di porsi come segno e come meta a se stessi, e neppure sanno trovare in se stessi i mezzi e gli strumenti per realizzare una vita pienamente umana. In altre parole, secondo la visione di Dante, che poi \u00e8 la visione cristiana, l&#8217;uomo che realizzasse una civilt\u00e0 puramente umana si renderebbe simile a una bestia, perch\u00e9 la vera umanit\u00e0 consiste nella figliolanza divina e nel porre Dio come meta e come scopo della vita umana, nonch\u00e9 come aiuto per sviluppare la propria parte spirituale, mediante la quale soltanto \u00e8 possibile, per la creatura, riconoscere il proprio Creatore ed innalzarsi fino a Lui. Non esiste, per Dante, una natura concepibile all&#8217;infuori della realt\u00e0 soprannaturale e indipendentemente da essa; tanto meno \u00e8 immaginabile una civilt\u00e0 umana che si appaghi di se stessa e si realizzi in se stessa. La natura umana \u00e8 stata creata perfetta da Dio, ma il Peccato originale ha ferito quella perfezione e, con essa, ha ferito tutto il creato, generando la corruzione e il disordine della concupiscenza.<\/p>\n<p>Il punto veramente sensibile della natura umana non \u00e8 n\u00e9 l&#8217;intelligenza, n\u00e9 la volont\u00e0, ma l&#8217;uso della libert\u00e0: l&#8217;uomo, con le sue sole forze, non sa fare un uso responsabile della propria libert\u00e0, il dono pi\u00f9 grande che Dio gli ha fatto, e lo trasforma nello strumento della propria rovina in questa vita, e della propria dannazione nella vita eterna. Perci\u00f2, solo sorvegliando al massimo la propria inclinazione alla concupiscenza, triste eredit\u00e0 del Peccato di Adamo, e solo cercando e invocando costantemente il soccorso della grazia divina, l&#8217;uomo pu\u00f2 porre un freno alle proprie tendenze autodistruttive e puntare alla reintegrazione della propria natura superiore, smarrita una prima volta con la disobbedienza dei primi antenati, nel Paradiso Terrestre, e nuovamente smarrita con la realt\u00e0 del peccato attuale, nella dimensione delle singole vite umane. &#8230; <em>e pi\u00f9 lo &#8216;ngegno affreno ch&#8217; non soglio, \/ perch\u00e9 non corra che vort\u00f9 nol guidi<\/em> (<em>Inferno<\/em>, XXVI, 21-22). Ecco, dunque, ci\u00f2 di cui gli uomini hanno sommamente bisogno: porre un freno alla smodata ambizione della loro ragione, alla loro pretesa di far da s\u00e9, di capire tutto, e affidarsi, invece, alla guida della virt\u00f9: guida che \u00e8 veramente tale solo se scende dall&#8217;alto, se scaturisce da una fonte superiore a qualunque facolt\u00e0 puramente umana, ossia dalla grazia divina.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il vero Dante: ed \u00e8 un Dante pienamente cristiano e pienamente medievale. Il cristianesimo moderno, infatti, a partire dall&#8217;umanesimo, \u00e8 gi\u00e0 un cristianesimo annacquato e addomesticato; \u00e8 gi\u00e0 un cristianesimo che tende a porre l&#8217;uomo, e non Dio, al centro di tutto; \u00e8 gi\u00e0 un cristianesimo &quot;modernista&quot;. La cosiddetta &quot;svolta antropologica&quot;, nella teologia degli anni successivi al Concilio Vaticano II, \u00e8 gi\u00e0 implicita nella svolta umanista del XIV secolo, e poi accentuata dal rinascimento, dalla rivoluzione scientifica, dalla cosiddetta riforma protestante (in realt\u00e0, una rivoluzione) e dall&#8217;illuminismo. Noi cattolici moderni capiamo abbastanza bene Manzoni e Rosmini, i &quot;cattolici liberali&quot; (sic), mentre ci sfugge il cuore della concezione di Dante, cattolico tutto d&#8217;un pezzo, come pure quella di San Francesco (e bene ha fatto Fausto Montanari a far notare che Dante \u00e8 il pi\u00f9 &quot;francescano&quot; di tutti i poeti, proprio per il suo fortissimo senso della creaturalit\u00e0 umana e, quindi, del legame indissolubile d&#8217;amore e gratitudine dell&#8217;uomo per il suo Creatore). Nondimeno, se speriamo di trovare una risposta alle eterne domande dell&#8217;uomo, come pure alle presenti angustie di questa nostra civilt\u00e0 materialista e irreligiosa, \u00e8 al cristianesimo di Dante e di San Francesco che dobbiamo ispirarci, cio\u00e8 al Vangelo eterno di Ges\u00f9 Cristo, e non al cattolicesimo liberale di Manzoni o Rosmini, che \u00e8 una sorta di compromesso con il mondo moderno e, pertanto, una contraddizione in termini&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per capire la poesia di Dante dobbiamo sforzarci di capire il mondo di Dante; per capire il suo mondo dobbiamo sforzarci di capire il suo essere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[263],"class_list":["post-27272","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27272","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27272"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27272\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27272"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27272"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27272"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}