{"id":27263,"date":"2014-05-28T11:21:00","date_gmt":"2014-05-28T11:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/05\/28\/perche-napoleone-intraprese-la-campagna-degitto\/"},"modified":"2014-05-28T11:21:00","modified_gmt":"2014-05-28T11:21:00","slug":"perche-napoleone-intraprese-la-campagna-degitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/05\/28\/perche-napoleone-intraprese-la-campagna-degitto\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Napoleone intraprese la campagna d\u2019Egitto?"},"content":{"rendered":"<p>La campagna d&#8217;Egitto e della Palestina, intrapresa da Napoleone Bonaparte nel 1798 e conclusasi, con un insuccesso totale, nel 1801, \u00e8 sempre stata la &quot;crux&quot; di quegli storici, e specialmente di quegli storici militari, convinti che ogni iniziativa intrapresa autonomamente da un potere politico o militare debba, per forza, essere suscettibile di una spiegazione perfettamente razionale; e che ci\u00f2 debba essere tanto pi\u00f9 vero nel caso di Napoleone, un uomo che non lasciava nulla al caso, che pianificava accuratamente ogni mossa e, soprattutto, che non era disposto a sacrificare un&#8217;ora di tempo, n\u00e9 la vita di un soldato, per correre dietro a progetti non diciamo chimerici e irrealizzabili, ma anche soltanto incerti o indefiniti.<\/p>\n<p>Resta infatti un mistero come questo &quot;realista&quot;, questo pragmatico, abbia potuto ingolfarsi in una impresa cos\u00ec strana, cos\u00ec inutilmente spettacolare, cos\u00ec dispendiosa e cos\u00ec chiaramente votata alla sconfitta; e, in particolare, come abbia potuto ostinarsi cos\u00ec a lungo sotto le mura di San Giovanni d&#8217;Acri, abbandonando poi il suo esercito ed esponendolo alla resa, per rientrare in Francia da solo, quasi come un clandestino, mosso unicamente dall&#8217;ambizione personale, che lo stava proiettando verso l&#8217;abbattimento del Direttorio e la conquista del potere assoluto (come avverr\u00e0 con il colpo di Stato del 18 Brumaio del 1799).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 davvero un mistero? Ed \u00e8 proprio vero che Napoleone era cos\u00ec implacabilmente razionale nel formulare i suoi piani politico-militari, o non \u00e8 vero, piuttosto, che egli, nei momenti decisivi, era piuttosto incline ad abbandonarsi all&#8217;istinto, a una specie di mistica improvvisazione, confidando smisuratamente nella propria buona stella e nel proprio &quot;fatale&quot; destino di condottiero &#8211; un po&#8217; come avrebbe fatto, pi\u00f9 tardi, Adolf Hitler, un altro capo politico-militare che pensava certamente in grande, come Napoleone, ma che in fondo era pi\u00f9 un sognatore che un &quot;tecnico&quot; (al contrario dei suoi antagonisti, Churchill e Stalin, i quali erano pi\u00f9 dei &quot;tecnici&quot; che dei sognatori)?<\/p>\n<p>Queste le considerazioni che ha svolto sulla campagna di Napoleone in Egitto e in Palestina il generale Arturo Vacca Maggiolini (1872-1959), uno storico militare particolarmente lucido e competente, nella monografia che \u00e8 considerata una delle migliori esistenti sull&#8217;argomento: \u00abDa Valmy a Waterloo\u00bb (Zanichelli, Bologna, 1939, vol. 1, pp. 281-285):<\/p>\n<p>\u00abLa pace di Campoformido non ha scosso la volont\u00e0 di lotta dell&#8217;Inghilterra: anzi gli ingrandimenti territoriali ottenuti dalla Francia &#8212; specialmente la conquista del Belgio e la malcelata incorporazione dell&#8217;Olanda &#8212; appaiono talmente minacciosi per la capitale stessa della Gran Bretagna che non potranno mai essere accettati volontariamente dal governo inglese: occorre perci\u00f2 obbligarvelo con la forza. A raggiungere questo scopo, la Francia non pu\u00f2 contare su una vittoria navale, tanto appare formidabile la flotta avversaria &#8212; che ancora nel febbraio e nell&#8217;ottobre 97 ha duramente battuto l&#8217;armata spagnola e quella olandese &#8212; e tanto sono apparse evidenti, nel dicembre 96 in occasione della fallita spedizione dell&#8217;Hoche in Irlanda, la disorganizzazione della marina francese, l&#8217;incapacit\u00e0 e la cattiva volont\u00e0 dei suoi capi. Bisogna dunque procurare di battere l&#8217;Inghilterra, agendo essenzialmente cole forze di terra e attaccandola con esse mediante sbarchi, o nello stesso arcipelago britannico ovvero nelle sue colonie dell&#8217;oriente, dalle quali essa trae la ricchezza, base principale, se non unica, della sua potenza politica e militare.<\/p>\n<p>Prima idea del Direttorio \u00e8 infatti quella di affidare a Buonaparte un&#8217;impresa di sbarco nelle isole britanniche, talch\u00e9 gi\u00e0 nell&#8217;ottobre 97, prima ancora del suo ritorno in Francia, lo nomina comandante in capo dell&#8217;armata d&#8217;Inghilterra. Buonaparte studia infatti l&#8217;arduo problema di cui, nel febbraio 98, non nasconde al Direttorio le gravi difficolt\u00e0. Nel marzo 98 tale proposito \u00e8 pero definitivamente abbandonato e Buonaparte viene incaricato di una spedizione in Egitto.<\/p>\n<p>Tutto lascia credere che tale cambiamento sia stato voluto da Buonaparte stesso e da lui imposto al Direttorio, coll&#8217;abile aiuto del ministro degli esteri, il Talleyrand, che in quel periodo incomincia a stringere vivaci ma sempre ambigue relazioni col suo futuro Imperatore. Ragioni per non credere nel successo di un tentativo di sbarco in Inghilterra non mancano certamente a Buonaparte; la esperienza della recente disgraziata impresa dell&#8217;Hoche; il fatto che il predominio marittimo britannico \u00e8 sempre forte, ancor pi\u00f9 che altrove, nelle vicinanze della madre patria, sia per numero ed importanza delle navi ivi dislocate, sia e ancor pi\u00f9 per quantit\u00e0 ed organizzazione di basi navali; la disparit\u00e0 di pareri tra i competenti francesi circa l&#8217;epoca pi\u00f9 propizia ed il modo migliore per tentare il passaggio della Manica; la scarsit\u00e0 di tempo disponibile per ben preparare la spedizione, qualora si voglia compiere la breve traversata, come Buonaparte preferisce, durante le lunghe notti dell&#8217;imminente inverno. O rinviare perci\u00f2 l&#8217;impresa all&#8217;anno successivo &#8211; epoca nella quale non \u00e8 da escludere che gi\u00e0 siano riprese le ostilit\u00e0 coll&#8217;Austria, nel qual caso Buonaparte preferirebbe essere incaricato di tal campagna &#8212; ovvero tentare qualcosa di diverso, il che &#8212; avendo sempre presente che Direttorio e Buonaparte sono tacitamente concordi nel desiderio dell&#8217;allontanamento del generale dalla Francia &#8212; altro non pu\u00f2 essere che una minaccia alla pi\u00f9 importante colonia inglese: l&#8217;India, ove il permanente stato di ribellione che vi mantiene il sultano di Mysore, Tipoo Sahib, acerrimo nemico degli inglesi, pare condizione favorevolissima ad un intervento francese. L&#8217;India \u00e8 per\u00f2 troppo lontana per potervi giungere, con forze numerose, d&#8217;un balzo: si rende quindi necessario assicurarsi, come base intermedia, dell&#8217;Egitto. Questa conquista avrebbe anche il vantaggio di estendere al Mediterraneo orientale quel predominio marittimo che la Francia gi\u00e0 conta di essersi assicurato nel Mediterraneo occidentale e centrale, merc\u00e9 l&#8217;alleanza colla Spagna, l&#8217;occupazione attuata da Buonaparte stesso, nel maggio 97, delle isole, gi\u00e0 venete, di Corf\u00f9, Cefalonia e Zante e merc\u00e9 il possesso, diretto indiretto, ormai stabilito su quasi tutta l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Alla conquista dell&#8217;Egitto hanno, del resto, gi\u00e0 altre volte pensato il Direttorio, il Talleyrand e Buonaparte stesso, il quale, nel&#8217;agosto 97, da Milano, in previsione del crollo, ch&#8217;egli ritiene non lontano, dell&#8217;impero turco, scrive al Direttorio: &quot;per distruggere veramente l&#8217;Inghilterra ci occorre impadronirci dell&#8217;Egitto&quot;. E nel settembre propone di compierne senz&#8217;altro l&#8217;occupazione, portandovi direttamente dall&#8217;Italia, su navi veneziane, 25.000 uomini.<\/p>\n<p>Indubbiamente anche una spedizione attraverso il Mediterraneo presenta rischi marittimi non indifferenti; per\u00f2 essi sono di gran lunga inferiori a quelli insiti in una traversata dei mari prossimi alle isole britanniche, perch\u00e9 il grosso della flotta inglese &#8212; in seguito alla preoccupazione sorta a Londra per la creazione dell&#8217;Armata d&#8217;Inghilterra al comando di Buonaparte &#8212; gravita pi\u00f9 verso l&#8217;Atlantico che nel Mediterraneo e perch\u00e9 la flotta francese pu\u00f2 contare, per una traversata dalla Provenza all&#8217;Egitto, su ottimi puti d&#8217;appoggio e su una grande variet\u00e0 di rotte favorevoli.<\/p>\n<p>Quanto al seguito da dare alle operazioni, ad Egitto conquistato, i documenti dell&#8217;epoca sono assai vaghi, accennandovisi: ad imbarcare a Suez un corpo di spedizione da inviare in soccorso di Tipoo Sahib; ad eseguire addirittura il taglio dell&#8217;istmo &#8212; taglio che Buonapaerte infatti fa studiare e personalmente studia durante il suo soggiorno in Egitto, ma pel quale sarebbero necessariamente occorse diecine di anni &#8212; od anche a raggiungere il lontano obiettivo per via di terra, attraverso la Siria, l&#8217;Irak e l&#8217;Iran. E non manc\u00f2 neppure qualche accenno al ritorno di Buonaparte e dei suoi soldati dall&#8217;Egitto in Europa, attraverso la Siria, l&#8217;Anatolia e Costantinopoli&#8230; Ma tutto ci\u00f2 \u00e8 evidentemente troppo indeterminato e, in parte notevole, \u00e8 cos\u00ec fantastico, da riconoscervi a stento la solita mente riflessiva di Buonaparte.<\/p>\n<p>La spiegazione di tale indeterminatezza si trova nel fatto che scopo vero della spedizione era per Buonaparte soltanto questo: rimaner fuor di Francia per qualche mese &#8212; fino a quando cio\u00e8 nn vi maturasse una situazione politica favorevole alle sue mire &#8212; avendo in pari tempo modo di accrescere il proprio prestigio di generale vittorioso e di abile uomo di Stato, nonch\u00e9 di acquistare nuove benemerenze colla conquista di ricchi territori e coll&#8217;ampliamento dell&#8217;influenza francese nel Levante. All&#8217;infuori di questo programma ben definito, tutto il resto era quasi esclusivamente fantasia, destinata a colpire l&#8217;immaginazione dei buoni francesi e ad alimentare la loro ammirazione per il giovane eroe che si apprestava a ricalcare le orme di Alessandro il Grande.<\/p>\n<p>L&#8217;Oriente, del resto, aveva sempre attirato l&#8217;attenzione di Buonaparte stimolando in lui &#8212; colla vastit\u00e0 dei territori, collo stato arretrato di civilt\u00e0 dei popoli, colla debolezza dei governi &#8212; la sua innata tendenza ad ambiziosi progetti di smisurata grandezza. \u00c8 il sognatore che, adolescente, si \u00e8 proposto di porsi a capo di una Corsica indipendente, che ora, generale, si compiace del progetto &#8212; sia pure irrealizzabile, ma in cui forse, nel suo ottimismo, in qualche momento crede &#8212; di marciare trionfalmente dal Mediterraneo sino all&#8217;India per abbattervi la potenza inglese.\u00bb<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec alla sconcertante conclusione che Napoleone intraprese la campagna d&#8217;Egitto non in base ad una chiara e ben definita concezione strategica, ma principalmente per assecondare la propria ambizione personale, per preparare le mosse successive verso la conquista del potere politico, per costruire la propria leggenda di giovane eroe intrepido ed emulo di Alessandro Magno, s\u00ec da rafforzare la propria popolarit\u00e0 nell&#8217;opinione pubblica e soprattutto nell&#8217;esercito, strumento dei suoi progetti di conquista e di gloria.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi del generale Vacca Maggiolini ci sembra chiara, lineare, difficilmente confutabile; e, anche se lo studiosi italiano si dice convinto, in un altro luogo, della sostanziale onest\u00e0 morale di Napoleone, ossia del fatto che egli ritenesse, sinceramente, di poter servire la propria ambizione insieme agli interessi della Francia, a noi sembra di dover dissentire da una simile conclusione, e ci\u00f2 sulla base della stessa ricostruzione e dello stesso ragionamento che egli sviluppa in pagine di ammirevole rigore logico e storiografico.<\/p>\n<p>Punto primo: Napoleone non concepisce, n\u00e9 conduce la campagna d&#8217;Egitto sulla base di un chiaro quadro di riferimento strategico. Tutto \u00e8 vago, confuso, quasi irreale: lo scopo, gli obiettivi, i mezzi, perfino le direttrici di avanzata. Verso l&#8217;India, per strapparla all&#8217;Inghilterra? Ma questo non \u00e8 un obiettivo strategico: \u00e8 un pio desiderio. Nessuno stratega serio ha mai anteposto i desideri, oltretutto vaghi, alla lucida analisi dei mezzi necessari a realizzarli e dei fattori in gioco, pro e contro. Verso Costantinopoli, per abbattere l&#8217;Impero turco? Anche questo non \u00e8 un obiettivo strategico, ma una reminiscenza storica: la presa di Costantinopoli da parte dei Crociati nel 1204. Un obiettivo strategico si definisce mediante una precisa individuazione degli scopi e dei mezzi: non \u00e8 una improvvisazione poetica, ma uno studio di carattere quasi scientifico.<\/p>\n<p>Punto secondo: a Napoleone non importa dove colpire l&#8217;Inghilterra, gli basta colpirla; meglio ancora: gli basta fare mostra di averla colpita. L&#8217;Inghilterra \u00e8 un&#8217;isola, protetta da una formidabile flotta: per colpirla, bisogna o attaccarla direttamente, invadendola, oppure metterla in ginocchio, tagliando i suoi commerci marittimi. Scartata la prima strada, data l&#8217;inadeguatezza della flotta francese, resta la seconda: infinitamente pi\u00f9 difficile da realizzare, proprio per la vastit\u00e0 degli obiettivi strategici e per la difficolt\u00e0 di pervenire a un risultato utile senza disporre della necessaria preponderanza navale. I commerci britannici sono ovunque: nel Mare del Nord, nel Baltico, nel Mediterraneo, nell&#8217;Atlantico, nell&#8217;Oceano Indiano, nel Pacifico. Colpirli in un punto solo non \u00e8 sufficiente; n\u00e9, d&#8217;altra parte, \u00e8 cosa realizzabile, se non si dispone di una netta superiorit\u00e0 locale. Napoleone si illude che una tale superiorit\u00e0 possa essere terrestre: ma una campagna oltremare richiede, per definizione, il controllo delle rotte marittime. Poniamo che egli, da Suez, organizzi una flotta per veleggiare alla volta dell&#8217;India (resta da vedere come far\u00e0 a trasportare la sua flotta dal Mediterraneo al Mar Rosso, in assenza di un canale navigabile). Come potr\u00e0, questa ipotetica flotta, raggiungere l&#8217;India e sbarcarvi un esercito, senza disporre della superiorit\u00e0 nello scacchiere dell&#8217;Oceano Indiano? Non significherebbe esporsi allo stesso rischio di uno sbarco in Inghilterra, con la Manica presidiata dalla flotta inglese?<\/p>\n<p>Punto terzo: a che serve conquistare l&#8217;Egitto, senza un esercito abbastanza forte per aprirsi la strada fino a Costantinopoli e senza una flotta abbastanza forte, non diciamo per conquistare l&#8217;India, ma anche soltanto per conservare il controllo del Mediterraneo orientale? In che modo una conquista dell&#8217;Egitto danneggerebbe l&#8217;Inghilterra, se non si spingesse oltre? E come potrebbe spingersi oltre, senza la supremazia navale? \u00c8 vero, al contrario, che una tale impresa getterebbe l&#8217;Impero turco fra i nemici della Francia; cio\u00e8 nelle braccia dell&#8217;Inghilterra. E la flotta inglese potrebbe trasportare un esercito turco in qualunque punto del Mediterraneo orientale e centrale, perfino in Italia (come infatti avviene durante i sei mesi della Repubblica Partenopea), vanificando qualunque successo eventualmente riportato dai Francesi in Egitto. Quindi, non solo l&#8217;Inghilterra non verrebbe indebolita, ma verrebbe rafforzata: si troverebbe a disporre gratuitamente, per cos\u00ec dire, di nuove masse di eserciti continentali da gettare nella mischia, essa che non dispone di un grande esercito proprio, come gi\u00e0 ha fatto servendosi dell&#8217;Austria, della Prussia, della Spagna.<\/p>\n<p>Punto quarto: se non si pu\u00f2 colpire l&#8217;Inghilterra in un punto vitale, meglio sarebbe acconciarsi a intavolare trattative con essa, magari in vista della partita decisiva (come avverr\u00e0 con la pace di Amiens del 1802), preparando le forze e specialmente quelle navali. Ma Napoleone ha una visione terrestre della guerra, non marittima: e non si rende conto che, in guerra contro una potenza marittima &#8212; e finanziaria &#8211; di prima grandezza, come la Gran Bretagna, la superiorit\u00e0 terrestre serve solo a sconfiggere i nemici che, di volta in volta, quella potenza \u00e8 capace di aizzare contro la Francia. Cos\u00ec, Napoleone pu\u00f2 collezionare vittorie su vittorie contro i nemici terrestri, ma non si avvicina mai al vero obiettivo strategico della guerra: colpire mortalmente il suo nemico pi\u00f9 pericoloso, quello dal quale partano tutte le coalizioni antifrancesi: l&#8217;Inghilterra. Le vittorie terrestri &#8212; e quella delle Piramidi \u00e8 una delle pi\u00f9 spettacolari, ma anche, senza dubbio, la pi\u00f9 inutile &#8212; servono a costruire la fama di Napoleone come eroe, come genio militare, ma non portano la Francia d&#8217;un passo pi\u00f9 vicina all&#8217;obiettivo della pace. Ancora una volta, Napoleone serve la propria ambizione, non gli interessi della sua patria.<\/p>\n<p>Napoleone, dunque, \u00e8 senza dubbio un grande tattico, ma non un vero stratega, nel senso pi\u00f9 completo del termine: gli sfugge la visione d&#8217;insieme, l&#8217;obiettivo ultimo da perseguire; e, spesso, non sa far coincidere il proprio interesse con quello della Francia, ma privilegia il primo a scapito del secondo. \u00c8 un grande militare, non un grande politico. Come politico, ha la vista corta; n\u00e9 si rende conto che il far leva sul sentimento nazionale dei popoli europei contro l&#8217;Inghilterra, il cui dominio \u00e8 lontano e indiretto &#8212; perch\u00e9, appunto, commerciale e finanziario &#8212; significa insegnare loro a odiare la Francia, il cui dominio \u00e8 immediato e diretto e si manifesta sin troppo chiaramente nelle spoliazioni esercitate dai suoi eserciti. L&#8217;Europa, alla fine, star\u00e0 con la Gran Bretagna e contro Napoleone, non gi\u00e0 con la Francia contro la Gran Bretagna: a Lipsia, a Waterloo, la decisione sar\u00e0 portata dagli eserciti europei, che combattono non pi\u00f9 in funzione puramente dinastica, come nel 1792, ma patriottica, avendo visto nell&#8217;imperialismo francese il loro mortale avversario.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima osservazione.<\/p>\n<p>La campagna d&#8217;Egitto, all&#8217;inizio della carriera politica e militare di Napoleone, presenta una affinit\u00e0 di fondo con quella di Russia, che chiuder\u00e0, di l\u00ec a un quindicennio, tale carriera. In entrambe, Napoleone cerca di colpire l&#8217;Inghilterra; ma, non disponendo della superiorit\u00e0, o almeno della parit\u00e0 navale, prende la strada pi\u00f9 lunga, quella della marcia terrestre contro gli alleati della Gran Bretagna, per isolare quest&#8217;ultima e colpirla nei suoi commerci (col blocco continentale, nel caso della campagna di Russia). Egli vuole prostrare la Gran Bretagna, chiudendole l&#8217;accesso ai mercati, allo sbocco per i prodotti delle sue industrie. Nel caso dell&#8217;Egitto, vuole mettere fuori causa l&#8217;Impero turco; nel caso della Russia, vuole infrangere codesta &quot;spada continentale&quot; dell&#8217;Inghilterra. Come far\u00e0 Hitler centotrenta anni dopo. Ma in entrambi i casi, in Egitto come in Russia, Napoleone sottovaluta il fattore spazio e le difficolt\u00e0 logistiche. Lo stupido assedio di San Giovanni d&#8217;Acri, dove il meglio del&#8217;esercito francese si logora inutilmente e soccombe a una terribile pestilenza, \u00e8 l&#8217;anticipazione del disastro della Beresina, della sottovalutazione dell&#8217;inverno russo e delle immense distanze da coprire e lungo le quali assicurarsi le vie di rifornimento.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che l&#8217;esercito italo-tedesco dell&#8217;Africa settentrionale, nel 1941-42, si trova a perseguire un obiettivo non dissimile da quello di Napoleone nel 1798-99, anche se, nel complesso, pi\u00f9 circoscritto e in parte, ma solo in parte, pi\u00f9 realistico. Anche nel 1941-42, l&#8217;obiettivo immediato \u00e8 Suez; l&#8217;obiettivo ulteriore, il Medio oriente (coi suoi campi petroliferi); l&#8217;obiettivo ultimo, non l&#8217;India, ma il Caucaso e il congiungimento con l&#8217;esercito tedesco in Russia. Anche in quel caso, una potenza terrestre cerca di colpire in un punto vitale una potenza marittima: ma la vittoria, ancora e sempre, sar\u00e0 di quest&#8217;ultima.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la lezione pi\u00f9 importante della campagna di Napoleone in Egitto (e anche, per chi seppe vederla, in Russia): che una potenza continentale non pu\u00f2 colpire in modo decisivo una potenza marittima, mentre quest&#8217;ultima pu\u00f2 sempre trovare il modo di colpire al cuore, con l&#8217;aiuto del fattore tempo e del fattore spazio, una potenza continentale. In una guerra di vaste dimensioni, vince chi possiede la superiorit\u00e0 navale: perch\u00e9 dal controllo del commercio internazionale viene il controllo del fattore tempo e del fattore spazio: vale a dire, la possibilit\u00e0 di prolungare la lotta e di ottenere l&#8217;adesione di sempre nuovi alleati. Chi possiede solo la superiorit\u00e0 terrestre, alla fine soccombe, perch\u00e9 il fattore tempo e il fattore spazio giocano contro di lui: finir\u00e0 accerchiato e soffocato dalle spire dei suoi innumerevoli nemici, suscitati e incessantemente riforniti dalla potenza marittima dominante.<\/p>\n<p>Napoleone lo aveva intuito, tanto \u00e8 vero che tutte le sue pi\u00f9 belle vittorie portano il segno di una estrema tempestivit\u00e0 di movimenti, come se egli fosse consapevole che la guerra della Francia contro la Gran Bretagna, per interposti nemici &#8212; l&#8217;Austria, la Prussia, la Spagna, la Russia &#8212; si giocava fatalmente sul piano della rapidit\u00e0. In una lunga guerra di logoramento, le risorse della Francia si sarebbero esaurite prima di quelle britanniche: perch\u00e9 la Gran Bretagna aveva, appunto, il controllo delle rotte marittime e del commercio mondiale, la Francia no.<\/p>\n<p>Napoleone lo aveva intuito; ma, forse, non lo aveva compreso fino in fiondo. Continuava a baloccarsi con l&#8217;idea, sbagliata, che la superiorit\u00e0 terrestre possa portare la decisione anche contro un formidabile avversario marittimo. Egli stesso, e la Francia insieme a lui, ne avrebbero pagato duramente il prezzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La campagna d&#8217;Egitto e della Palestina, intrapresa da Napoleone Bonaparte nel 1798 e conclusasi, con un insuccesso totale, nel 1801, \u00e8 sempre stata la &quot;crux&quot; di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[125,144,206],"class_list":["post-27263","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-egitto","tag-francia","tag-napoleone-bonaparte"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27263","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27263"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27263\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}