{"id":27261,"date":"2017-08-15T03:58:00","date_gmt":"2017-08-15T03:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/15\/quod-deus-vult-perdere-dementat-prius-napoleone-a-dresda-il-26-giugno-1813\/"},"modified":"2017-08-15T03:58:00","modified_gmt":"2017-08-15T03:58:00","slug":"quod-deus-vult-perdere-dementat-prius-napoleone-a-dresda-il-26-giugno-1813","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/15\/quod-deus-vult-perdere-dementat-prius-napoleone-a-dresda-il-26-giugno-1813\/","title":{"rendered":"Quod Deus vult perdere, dementat prius: Napoleone a Dresda, il 26 giugno 1813"},"content":{"rendered":"<p><em>Quod Deus vult perdere, dementat prius<\/em>: A coloro che vuol perdere, prima Dio toglie il senno; <em>dementat<\/em>, li fa impazzire, li rende simili a dei poveri dementi. \u00c8 un antichissimo adagio, tratto da una tragedia di Euripide e volto dal greco in latino, con Zeus, ossia Giove, naturalmente, al posto del generico &quot;Dio&quot;, e successivamente adattato alla cultura cristiana, appunto con quella piccola, ma sostanziale modifica. \u00c8 una frase straordinariamente acuta e piena di verit\u00e0, che la storia degli uomini, e anche quella dei singoli individui, ha illustrato, ed illustra, infinite volte. Un tipico esempio di questo accecamento, di questo ottenebramento della ragione e della lucidit\u00e0 pi\u00f9 elementare, \u00e8 riscontrabile nella decisione di Napoleone Bonaparte di proseguire la guerra contro la sesta coalizione, nel 1813, nonostante l&#8217;offerta di mediazione dell&#8217;imperatore d&#8217;Austria, che, se accettata, avrebbe probabilmente permesso a Napoleone di arrestare la frana del suo impero e di arrivare a un <em>modus vivendi<\/em> con le altre potenze, ridimensionando, ovviamente, i suoi disegni di egemonia europea e mondiale.<\/p>\n<p>Forse non tutti sanno che, fra la disastrosa campagna di Russia del 1812, e la fatale battaglia di Lipsia dell&#8217;ottobre 1813, la bilancia fra i due schieramenti rimase per un po&#8217; sospeso. Le forze militari dell&#8217;Impero napoleonico da una parte e quelle della la Sesta coalizione dall&#8217;altra, furono per diversi mesi in equilibrio. Non solo Napoleone, ricorrendo a nuove leve e raschiando il fondo della pentola, era riuscito a mettere nuovamente in campo un grosso esercito, sia pure formato, in gran parte, da coscritti con poca istruzione e nessuna esperienza, perch\u00e9 i veterani della Grande Armata, vincitori di cento battaglie, erano rimasti sepolti sotto le nevi della Russia, o erano tuttora impegnati in una lotta interminabile coi guerriglieri spagnoli; era anche riuscito a riportare due vittorie significative, anche se non decisive, sui Russi e sui Prussiani riuniti, a Lutzen il 2 maggio e a Bautzen il 21 maggio, cosa che gli consent\u00ec di firmare, in posizione di vantaggio, l&#8217;armistizio di Pleiswitz, con la mediazione dell&#8217;Austria, il 4 luglio, che avrebbe dovuto durare fino al 20 luglio, mentre poi venne prolungato sino al 16 agosto. In realt\u00e0, entrambi i gruppi di eserciti avevano bisogno di una pausa per potersi riorganizzare; entrambi avevano esercitato il massimo sforzo, ma i loro capi si rendevano conto che una soluzione definitiva era ormai prossima, se fossero riusciti ad infliggere all&#8217;avversario il colpo finale. Entrambi avevano subito ingenti perdite, dovevano integrare gli armamenti, le munizioni, i cavalli e i viveri; entrambi, che avevano fatto ricorso alla coscrizione straordinaria, erano afflitti dalla piaga delle diserzioni, perch\u00e9 le truppe erano stanche e provate dalle incessanti campagne militari. A Lutzen, Napoleone aveva potuto disporre di una superiorit\u00e0 numerica schiacciante: 180.000 uomini contro meno di 70.000 Russi e Prussiani, con un vantaggio di oltre due a uno; ma a Bautzen i rapporti si erano invertiti e aveva dovuto affrontare 250.000 nemici con soli 200.000 uomini. E siccome, per usare la sua celebre massima, <em>Dio sta dalla parte dei grossi battaglioni<\/em>, era gi\u00e0 un successo insperato che fosse riuscito a strappare la vittoria, sia pure una vittoria tattica e non una decisiva vittoria strategica. Aveva, tuttavia, occupato Breslavia; l&#8217;Austria, resa prudente dalle precedenti disfatte, e vedendo che Russi e Prussiani non riuscivano a spuntarla neppure dopo la campagna del 1812, conservava la propria libert\u00e0 d&#8217;azione, seguendo attentamente l&#8217;evolversi della situazione e riservandosi, secondo ogni evidenza, di entrare in campo, al momento per lei pi\u00f9 favorevole, dalla parte del probabile vincitore. Stando cos\u00ec le cose, alcuni storici ritengono che Napoleone abbia commesso un errore accettando di firmare l&#8217;armistizio di Pleiswitz, che consent\u00ec ai suoi nemici di riorganizzarsi e di superare un momento particolarmente difficile: se non avesse dato loro respiro, come tante volte aveva fatto in passato, e li avesse premuti ed inseguiti a fondo, cos\u00ec essi ritengono, \u00e8 probabile che sarebbe riuscito ad infliggere loro il colpo decisivo. Vedremo che questa tesi non \u00e8 immune da critiche.<\/p>\n<p>Il secondo errore, politico questa volta, fu quello di respingere la proposta di mediazione attiva da parte dell&#8217;Austria, che gi\u00e0 si era rivelata preziosa per giungere alla tregua di Pleiswitz. A Praga, dopo le battaglie di Lutzen e Bautzen, erano stati iniziati dei negoziati di pace, che, in effetti, servirono soprattutto allo zar Alessandro e al re di Prussia, Federico Guglielmo, per rafforzarsi, e al re di Svezia, Carlo XIII, su pressione del principe Jules Bernadotte (ex maresciallo francese) per decidere l&#8217;intervento al loro fianco; all&#8217;Austria, infine, nella persona del ministro Metternich, di tastare il polso a Napoleone e rendersi conto di quale fosse il suo gioco. Ed ecco come lo stesso Metternich, inviato dal suo imperatore, Francesco I d&#8217;Asburgo (dal 1810 suocero di Napoleone per via del matrimonio di questi con Maria Teresa, sua figlia) narra, nelle sue memorie, l&#8217;incontro che ebbe con Napoleone, a Dresda, il 26 giugno 1813, nel quartier generale del sovrano francese. La sua missione era di convincere quest&#8217;ultimo a sottoscrivere una pace definitiva con la Sesta coalizione, lasciando per\u00f2 capire che, in caso contrario, l&#8217;Austria si sarebbe sentita libera di agire in conformit\u00e0 ai propri interessi, cio\u00e8 di unirsi ai coalizzati; dietro i quali, lo si tenga ben presente, c&#8217;era sempre la potenza navale, economica e finanziaria della Gran Bretagna (cit. in: Pietro Silva, Lezioni di storia civile ed economica, Milano, Principato Editore, 1954, pp. 394-396):<\/p>\n<p><em>Napoleone mi aspettava ritto in piedi, in mezzo al suo gabinetto, con la spada al fianco ed il cappello sotto il braccio. Si avanz\u00f2 verso di me affettando una grande calma; e mi domand\u00f2 notizie dell&#8217;imperatore d&#8217;Austria. Ma ben presto la sua fisionomia si oscur\u00f2, e piantandosi davanti a me mi parl\u00f2 in questi termini: &quot;Dunque,voi volete la guerra; ebbene, l&#8217;avrete. Io ho distrutto l&#8217;armata prussiana a Lutzen; ho battuto i russi a Bautzen; voi volete avere il vostro turno: vi d\u00f2 appuntamento a Vienna&quot;. &quot;La pace e la guerra &#8212; gli risposi &#8212; sono nelle mani di Vostra Maest\u00e0. La sorte dell&#8217;Europa, il suo avvenire e il vostro, tutto dipende soltanto da voi. Fra le aspirazioni dell&#8217;Europa e le vostre esiste un abisso. Il modo ha bisogno di pace. Per assicurare codesta pace occorre che voi rientriate nei limiti che sono conciliabili con la pace e la tranquillit\u00e0 di tutti, oppure che voi siate vinto nella lotta. Oggi voi potete concluderla pace; domani forse sarebbe troppo tardi. L&#8217;imperatore mio signore si lascia guidare nella propria condotta unicamente dalla voce della propria coscienza; a vostra volta, Sire, consultate la vostra&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ebbene che cosa si vuole da me? &#8212; disse bruscamente Napoleone &#8212; che io mi disonori? Giammai! Io sapr\u00f2 morire, ma non ceder\u00f2 giammai un pollice di territorio. I vostri sovrani, nati sul trono, possono lasciarsi battere venti volte di seguito e ritornare malgrado ci\u00f2 sempre nelle loro capitali; io non lo posso, perch\u00e9 io sono un soldato venuto su dal nulla. Il mio potere non continuerebbe a sussistere il giorno in cui io avessi cessato di essere forte e di conseguenza di essere temuto&quot;. A queste affermazioni aggiunse l&#8217;altra, che egli in Russia non era stato vinto; e che la sua armata era ormai pienamente ricostituita. Io gli obiettai che la sua armata voleva la pace. &quot;No, non \u00e8 l&#8217;armata, &#8212; disse Napoleone interrompendomi bruscamente &#8212; sono i miei generali che vogliono la pace. Io non ho pi\u00f9 generali degni di questo nome. Il freddo di Mosca li ha demoralizzati. Ho visto i migliori ed i pi\u00f9 coraggiosi piangere come bambini. Erano spezzati fisicamente e moralmente. Quindici giorni fa io potevo fare ancora la pace, oggi non lo posso pi\u00f9. Ho guadagnato due battaglie: non far\u00f2 la pace&quot;. &quot;In tutto ci\u00f2 che Vostra Maest\u00e0 mi dice &#8212; gli feci osservare io &#8212; vedo una nuova prova che l&#8217;Europa e Vostra Maest\u00e0 non possono intendersi. I trattati conclusi tra l&#8217;Europa e Vostra Maest\u00e0 non sono stati mai altro che armistizi. I rovesci al pari dei successi vi spingono alla guerra. \u00c8 giunto il momento in cui voi e l&#8217;Europa vi gettiate scambievolmente il guanto di sfida: voi e l&#8217;Europa lo raccoglierete; ma non sar\u00e0 l&#8217;Europa che soccomber\u00e0 nella lotta&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il colloquio si era prolungato fino alle otto e mezzo di sera, faceva ancora notte e nessuno aveva osato entrare nel gabinetto. Quando Napoleone mi conged\u00f2, il suo volto era ritornato calmo e quasi amichevole. Mi condusse fino alla porta della sala di servizio e mettendo la mano sul bottone della porta mi disse: &quot;Noi ci rivedremo, spero&quot;. &quot;Ai vostri ordini, Sire; &#8211; gli risposi &#8212; ma io non ho speranza di conseguire gli scopi della mia missione&quot;. &quot;Ebbene &#8212; continu\u00f2 Napoleone battendomi sulla spalla &#8212; sapete voi che cosa accadr\u00e0? Voi non farete la guerra&quot;. &quot;Voi siete perduto, Sire; &#8212; gridai vivacemente &#8212; ne avevo il presentimento venendo qui, ora che me ne vado ne ho la certezza&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ammesso che il colloquio si sia svolto realmente un questi termini &#8211; e, per varie ragioni, possiamo forse dubitare che Metternich lo abbia un po&#8217; colorito, ma non che ne abbia sostanzialmente alterato il contenuto &#8212; giungiamo alla conclusione che Napoleone aveva visto molto bene quale fosse la necessit\u00e0 che lo spingeva a rifiutare la pace e a giocare il tutto per tutto sul campo di battaglia, ci\u00f2 che lo avrebbe condotto alla sconfitta irreparabile di Lipsia, il 16-19 ottobre, dove, con un esercito di 190.000 uomini insufficientemente addestrati e con poca cavalleria, si trov\u00f2 ad affrontarne uno di ben 380.000 (salito a oltre 400.000 dopo il voltafaccia di molti reparti tedeschi), formato da Russi, Prussiani, Austriaci e Svedesi. Del resto, la debolezza della cavalleria si era gi\u00e0 fatta sentire nelle operazioni precedenti, a Lutzen e a Bautzen, rendendo impossibile l&#8217;inseguimento a fondo del nemico sconfitto, che avrebbe trasformato quei successi parziali in una vittoria risolutiva. Perci\u00f2, non \u00e8 detto che la vera causa della sconfitta di Lipsia sia da ricercare nel breve armistizio di Pleiswitz, anche se Napoleone lo avrebbe poi definito <em>la pi\u00f9 grande sciocchezza della mia vita<\/em>. Ma questo giudizio serviva forse a medicare il suo orgoglio ferito di guerriero infallibile, attribuendo le cause della sconfitta a un errore politico. Nella situazione di sostanziale stallo esistente alla fine di giugno 1813, il tempo lavorava a favore della Coalizione: il mito della invincibilit\u00e0 napoleonica si era infranto sulle nevi della Russia, e anche, in maniera meno appariscente ma altrettanto significativa, sulla <em>Meseta<\/em> iberica, ove gli eserciti francesi si logoravano in una lotta sanguinosissima che li vedeva sempre pi\u00f9 costretti sulla difensiva (anche per l&#8217;attiva partecipazione britannica alla riscossa spagnola). Vi era un nocciolo di verit\u00e0 nelle parole di Metternich, che l&#8217;Europa era contro Napoleone, perch\u00e9 essa voleva la pace e lui la guerra. Se, infatti, l&#8217;armistizio di Pleiswitz fu un errore politico, fu un errore contingente; l&#8217;errore di fondo di Napoleone fu quello d&#8217;illudersi di poter governare la Francia, e dominare l&#8217;Europa, combattendo sempre e vincendo sempre. Nella sua ammissione di essere costretto a combattere per non mostrarsi debole davanti ai suoi sudditi e davanti ai nemici esterni, vi era l&#8217;implicita ammissione che tutta la sua costruzione politica era fragile e illusoria. \u00c8 vero, infatti, che i sovrani dell&#8217;<em>ancien r\u00e9gime<\/em> potevano permettersi di subire sconfitte su sconfitte, senza rischiare il trono, mentre per lui anche una sola sconfitta sarebbe risultata fatale: ma ci\u00f2 significa che egli era, di necessit\u00e0, il vero ostacolo alla pace, per il suo Paese e per l&#8217;intero continente. Era dunque inevitabile che si formasse una coalizione generale contro di lui, e che anche all&#8217;interno della Francia si organizzassero le forze desiderose di abbattere il suo potere. Dopo oltre vent&#8217;anni di guerre pressoch\u00e9 ininterrotte, tutti i popoli europei erano sfiniti e non desideravamo che la pace. Oltre a questo, Napoleone, per i suoi scopi di politica estera, aveva incoraggiato la nascita, o la rinascita, del sentimento nazionale del popolo italiano e di quello polacco (i due ultimi che gli rimasero fedeli, infatti, sia pure parzialmente, sin quasi all&#8217;ultimo); ma lo stesso sentimento non pot\u00e9 non essere sollecitato anche negli altri popoli, che, come quello spagnolo, o tedesco, o russo, subirono l&#8217;invasione francese e videro messa in pericolo la loro indipendenza. In altre parole, Napoleone aveva acceso nei popoli il sentimento nazionale, sfidando la loro lealt\u00e0 dinastica: ma il sentimento nazionale, una volta ravvivato, non poteva essere regolato a comando, e fin\u00ec per ritorcersi inevitabilmente contro di lui, quando egli mostr\u00f2 il suo vero volto di conquistatore avido di potere, non di liberatore dei popoli oppressi. Inoltre, cercando di creare nei suoi sudditi una nuova fedelt\u00e0 dinastica, basata su un compromesso coi principi democratici della Rivoluzione del 1789, egli mise mano a un progetto complesso e articolato, che avrebbe richiesto molto tempo per realizzarsi, mentre tempo non ne aveva, per le ragioni anzidette. Alla fine, la fedelt\u00e0 dinastica dei sudditi russi, prussiani, austriaci, spagnoli, per non parlare dei britannici, ebbe la meglio sulla fedelt\u00e0 dei francesi a un monarca venuto su dal nulla, che pretendeva di fondare dall&#8217;oggi al domani una nuova dinastia (anzi, tutta una serie di dinastie fra loro imparentate). In questo senso, la sconfitta di Napoleone, al di l\u00e0 dei fattori militari, era solo una questione di tempo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quod Deus vult perdere, dementat prius: A coloro che vuol perdere, prima Dio toglie il senno; dementat, li fa impazzire, li rende simili a dei poveri<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[206],"class_list":["post-27261","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-napoleone-bonaparte"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27261"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27261\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}