{"id":27250,"date":"2017-11-22T11:54:00","date_gmt":"2017-11-22T11:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/22\/mussolini-nel-1938-voleva-la-pace-ma-eden-no\/"},"modified":"2017-11-22T11:54:00","modified_gmt":"2017-11-22T11:54:00","slug":"mussolini-nel-1938-voleva-la-pace-ma-eden-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/22\/mussolini-nel-1938-voleva-la-pace-ma-eden-no\/","title":{"rendered":"Mussolini nel 1938 voleva la pace, ma Eden no"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato, a suo tempo, del ruolo nefasto svolto da Anthony Eden, Ministro degli Esteri britannico sia prima che durante e dopo la Seconda guerra mondiale (con tre mandati successivi), per l&#8217;andamento delle relazioni italo-inglesi (cfr. l&#8217;articolo <em>Anthony Eden odiava l&#8217;Italia<\/em>, pubblicato sul sito <em>Libera Opinione<\/em> il 07\/06\/2015); ci resta da dire qualcosa sul danno che il suo orientamento in politica internazionale provoc\u00f2 all&#8217;Europa e al mondo, rivelandosi uno dei fattori indiretti che resero possibile la tragedia del secondo conflitto mondiale. Sia nel 1914, sia nel 1939, infatti, le responsabilit\u00e0 inglesi ci furono, e non lievi, ma sono sempre passate inosservate, o quasi, per il fatto che, in entrambi i casi, si tratt\u00f2 di responsabilit\u00e0 di omissione, pi\u00f9 che di responsabilit\u00e0 attive: in entrambe le occasioni, infatti, Londra ebbe la possibilit\u00e0 di svolgere un ruolo di dissuasione, ma non lo fece, e, crediamo, non per caso, n\u00e9 per fatalit\u00e0. Mentre tutti parlano delle responsabilit\u00e0 delle altre potenze, e specialmente di quelle della Germania, delle responsabilit\u00e0 inglesi si tende a non parlare, come se non esistessero: ma la verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;Impero britannico, con il semplice fatto di non far nulla per scongiurare la guerra, laddove ci\u00f2 sarebbe stato possibile alla sua diplomazia, ha contribuito notevolmente a determinarla. Se avessero visto che Londra era decisa a lottare con decisione per la pace, sia le potenze avversarie, come la Germania, sia quelle amiche, come la Francia, tanto nel 1914 che nel 1939 si sarebbero, molto probabilmente, regolate in maniera assai diversa nelle due rispettive crisi che condussero alla guerra. Tuttavia il governo inglese prefer\u00ec non sbilanciarsi e lasciare che le cose andassero avanti, fino al punto di non ritorno: senza sporcarsi le mani, senza assumersi responsabilit\u00e0 dirette, consent\u00ec che la crisi, da diplomatica, divenisse militare, salvo poi intervenire immediatamente, con tutto il suo peso economico e con la forza decisiva della sua flotta, per sfruttare le circostanze a suo favore. Tutto lascia credere che, sia nel 1914, sia nel 1939, i massimi responsabili della politica inglese avessero non solo messo in conto lo scoppio di una guerra generalizzata, ma che, in realt\u00e0, lo desiderassero, e si fossero anche adoperati in tal senso, sia pure in maniera discreta e velata; e la ragione \u00e8 che, in entrambi i casi, si erano resi conto del &quot;sorpasso&quot; che la Germania stava effettuando, a tutti i livelli &#8212; militare, finanziario, industriale, tecnologico, e perfino navale &#8212; nei suoi confronti. Meglio fermare l&#8217;ascesa tedesca prima che questa divenisse incontenibile, dunque; meglio non far nulla per salvare la pace, perch\u00e9 la pace avrebbe consentito alla Germania di rafforzarsi ancor di pi\u00f9, e questo avrebbe reso poi la partita alquanto rischiosa, quando le cose fossero giunte al punto di rottura. Questa tendenza, chiamiamola cos\u00ec, della politica estera inglese, appare pi\u00f9 evidente nel 1939, meno nel 1914; ma, in entrambi i casi, le premesse generali e la prospettiva di fondo sono le stesse.<\/p>\n<p>E adesso torniamo al signor Anthony Eden, questo perfetto <em>gentleman<\/em> britannico che odiava non solo la Germania, ma anche l&#8217;Italia, e che, in gran parte per ragioni di ripicca personale (si era sentito offeso dal comportamento di Mussolini nei suoi confronti durane la crisi etiopica), fece sempre del suo meglio, o del suo peggio, per nuocere quanto pi\u00f9 possibile non solo al fascismo, ma all&#8217;Italia e al suo popolo, verso il quale, a quanto pare, non nutriva alcuna simpatia n\u00e9 alcuna stima. Il ruolo nefasto da lui svolto sullo scenario internazionale appare evidente nel febbraio 1938, quando Mussolini, presentendo le mire di Hitler sull&#8217;Austria, pensa di organizzare una conferenza delle maggiori potenze, da tenersi a Roma, per affrontare le principali questioni lasciate irrisolte, o aggravate, dalla sistemazione dell&#8217;Europa decisa nella conferenza di Versailles del 1919. In quel momento il Duce si era reso conto di non poter pi\u00f9 contare su un asse con la Gran Bretagna e la Francia, irrimediabilmente compromesso dalla vicenda della guerra con l&#8217;Etiopia e soprattutto dalle sanzioni della Societ\u00e0 delle Nazioni; ma non era ancora troppo impegnato con la Germania, per cui conservava dei discreti margini di manovra, da sfruttare in relativa autonomia sul teatro europeo, in qualit\u00e0, appunto, di grande mediatore.<\/p>\n<p>Ecco come questo episodio, che meriterebbe di essere ricordato con maggiore rilievo nei libri di storia dedicati alle origini della Seconda guerra mondiale, \u00e8 stato rievocato da Georges Roux nella sua <em>Vita di Mussolini<\/em> (titolo originale: <em>Mussolini<\/em>; traduzione dal francese di Alessandro Lessona, Roma, Edizioni Lessona, 1961, pp. 268-270):<\/p>\n<p><em>La convenzione segreta conclusa a Berlino nel settembre 1937 fra Mussolini ed Hitler ha una importanza ristretta. Essa considera espressamente soltanto l&#8217;eventualit\u00e0 di negoziati con l&#8217;Inghilterra. Perci\u00f2 egli stesso li prevede. In quel momento Mussolini non ha ufficialmente rotto i contatti con le potenze occidentali cos\u00ec come non si \u00e8 definitivamente impegnato con la Germania. Staccato dalle prime e non ancora legato alla seconda, non appartiene ad alcuna delle due parti. \u00c8 in posizione di chi occupi la terra di nessuno.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa posizione fa nascere in lui l&#8217;ambizione, di apparire in Europa come un conciliatore. Ha dietro di s\u00e9 un Paese pi\u00f9 debole degli altri tre Grandi. La potenza della sua Italia non pu\u00f2, da sola, pretendere d&#8217;imporsi. Ha dovuto rinunciare all&#8217;alleanza franco-britannica; esita a spingersi pi\u00f9 oltre con il Reich nazista. Gli rimane da svolgere una terza politica, quella del mediatore. Ne trarrebbe un triplice beneficio: gloria personale, pacificazione fra tutti ardentemente desiderata dal suo popolo, una onesta mediazione, fruttuosa per gli interessi italiani, perch\u00e9 dopo tutto certi servizi si pagano.<\/em><\/p>\n<p><em>Cosicch\u00e9 quando si apre l&#8217;anno 1938 il Duce offre i suoi buoni uffici. Non si \u00e8 voluto applicare la sua dea di un &quot;patto a quattro&quot; e il risultato \u00e8 che la tensione internazionale si \u00e8 accresciuta. I problemi nati dai trattati mal stipulati del 1919 non essendo risolti s&#8217;inaspriscono sempre pi\u00f9. La loro evoluzione, come ogni malattia mal curata, volge lentamente ma costantemente al peggio. Nello stato in cui sono arrivati possono essere risolti da una conferenza internazionale la quale, per essere efficace, deve svolgersi con un numero limitato di partecipanti.<\/em><\/p>\n<p><em>Mussolini ritiene che bisognerebbe convocarla al pi\u00f9 presto se si vogliono evitare mali maggiori. Pone una sola condizione: la conferenza dovr\u00e0 riunirsi a Roma. Preoccupazioni di prestigio e anche perch\u00e9 pensa che, secondo la consuetudine, la presidenza toccher\u00e0 a lui lo persuadono a proporre preventivamente la sede. Sembrerebbe che questa proposta dovesse non incontrare ostacoli; invece l&#8217;orgoglio della vecchia Inghilterra non si piegher\u00e0 ad andare nella capitale latina. &quot;Perch\u00e9 non a Canossa?&quot; grida con sarcasmo un diplomatico inglese. Cos\u00ec si svolgono le imprese umane, cos\u00ec si spingono gli eventi storici. Dettagli di secondaria importanza ma che toccano la suscettibilit\u00e0, generano alle volte conseguenze incalcolabili. In verit\u00e0 i popoli sono guidati da poverissimi uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 16 febbraio 1938 Mussolini d\u00e0 incarico a suo genero, il conte Ciano, ora Ministro degli Esteri di scrivere al suo ambasciatore a Londra, Dino Grandi, una lunga lettera &quot;personale e segreta&quot; che, naturalmente, il Capo del Governo ha personalmente dettata. Il Duce prega l&#8217;ambasciatore di abboccarsi &quot;senza indugio&quot; con il Primo Ministro. Egli &quot;sa&quot; che Hitler \u00e8 ormai deciso a realizzare l&#8217;annessione dell&#8217;Austria. In tale eventualit\u00e0 non ci si pu\u00f2 attardare ulteriormente ed esitare pi\u00f9 a lungo se si voglia veramente salvare l&#8217;Europa e la pace. &quot;Senza essere&quot;, scrive egli, &quot;pi\u00f9 desideroso di ieri di tendere la mano agli inglesi, tiene a dar loro quest&#8217;ultima opportunit\u00e0 di salvare la barca dal naufragio&quot;. Attendere ancora sarebbe follia. Egli suggerisce l&#8217;avvertimento che &quot;tutte le carte del gioco possono non rimanere sempre nelle stesse mani&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il 17 Grandi riceve il messaggio. Il 18 \u00e8 ricevuto da Chamberlain. Il Primo Ministro apprezza la comunicazione. La sua buona volont\u00e0 \u00e8 fuori discussione. Ci\u00f2 non ostante egli \u00e8 ben lungi dall&#8217;essere sicuro che i suoi punti di vista personali siano condivisi da tutti gli altri membri del suo gabinetto. Quando Chamberlain riceve l&#8217;ambasciatore d&#8217;Italia ha al suo fianco Anthony Eden. Il colloquio, abbastanza agitato, non dura meno di tre ore. Finalmente, il Primo Ministro finisce per accettare un incontro. Il suo segretario di Stato agli Esteri non \u00e8 d&#8217;accordo. All&#8217;uscita dal colloquio mobilita i suoi amici. Il 20 febbraio, durante un tempestoso consiglio dei Ministri, Eden d\u00e0 le proprie dimissioni sbattendo la porta. Una crisi ministeriale si apre a Londra. La proposta del Duce non ha pi\u00f9 seguito.<\/em><\/p>\n<p><em>Hitler ha accuratamente e un poco ansiosamente seguito questi passi. Nota il loro insuccesso con soddisfazione poich\u00e9 non tiene affatto a una conferenza internazionale che potrebbe imbrigliarlo. Ormai sa di non avere pi\u00f9 nulla da tenera da una Italia completamente isolata.<\/em><\/p>\n<p><em>In queste condizioni il F\u00fchrer giudica giunto il momento di realizzare il suo sogno di sempre attaccando la povera piccola Austria. Nel 1935 aveva gi\u00e0 approfittato della tensione italo-britannica per decidere il riarmo del Reich; nel 1936 aveva profittato delle sanzioni per rioccupare la Renania; nel 1938 approfitter\u00e0 delle medesime circostanze favorevoli per effettuare una simile operazione di forza. Il 12 marzo le sue trippe invadono il territorio della sventurata repubblica austriaca che d&#8217;altronde, i trattati del 1919 avevano avuto cura di mantenere disarmata.<\/em><\/p>\n<p>Questa ricostruzione dei fatti del febbraio 1938 &#8212; a parte l&#8217;accenno alla &quot;povera, piccola e sventurata&quot; Austria, che ci sembra, francamente, un po&#8217; enfatico &#8212; ci appare di una chiarezza e di una obiettivit\u00e0 ammirevoli. A differenza di molti altri storici, specialmente anglosassoni (sulla scia del pessimo Denis Mack Smith), autori di grosse monografie sul Duce e sul fascismo, nelle quali l&#8217;erudizione \u00e8 messa al servizio di una tesi preconcetta &#8211; cio\u00e8 che il regime di Mussolini era solo un <em>bluff<\/em>, una specie di carnevalata, destinato a finire come \u00e8 finito, ingloriosamente e sanguinosamente, per la somma delle sue colpe imperdonabili, delle sue leggerezze e del suo stesso dilettantismo &#8211; Georges Roux non muove da alcun pregiudizio anti-mussoliniano, anzi, non esita a riconoscere al Duce delle doti di autentico statista, pur non immune da contraddizioni, dovute sia al suo stesso carattere e alla sua politica, sia alle condizioni oggettive dell&#8217;Italia di allora. In particolare, Roux appare intellettualmente onesto nel valutare Mussolini come un politico che, di fronte al fallimento del progetto di un &quot;fronte a tre&quot; (il fronte di Stresa), italo-franco-britannico, per contenere l&#8217;aggressivit\u00e0 di Hitler, cerca comunque di giocare un ruolo autonomo sullo scacchiere mondiale, condizionato, per\u00f2, da un limite invalicabile ed oggettivo: cio\u00e8 che un politico \u00e8 costretto, davanti a una crisi internazionale, a giocare con le carte che ha in mano, buone o cattive che siano, e che non gli \u00e8 concessa dal destino, se non in casi rarissimi e fortunatissimi, di cambiare le carte sfavorevoli con altre migliori, proprio all&#8217;ultimo momento, quando i giocatori devono fare la puntata decisiva. E le carte che aveva in mano Mussolini, al principio del 1938, non erano certo delle migliori. Ci\u00f2 non era interamente colpa sua: l&#8217;Italia soffriva di una serie di debolezze strutturali, e prima la guerra d&#8217;Etiopia, indi il coinvolgimento crescente nella guerra di Spagna, ne stavano prosciugando le risorse, proprio mentre si andava profilando all&#8217;orizzonte la crisi decisiva. Egli aveva cercato l&#8217;alleanza con la Francia e l&#8217;Inghilterra, ma era stato respinto: questa \u00e8 la verit\u00e0; la &quot;sacra indignazione&quot; della Societ\u00e0 delle Nazioni per l&#8217;aggressione italiana all&#8217;Etiopia non \u00e8 stata la causa, ma la conseguenza di quel respingimento. Gli storici onesti e obiettivi lo riconoscono; cos\u00ec come i diplomatici che furono protagonisti di quella stagione, ammettono che furono Londra e Parigi a spingere l&#8217;Italia nelle braccia di Hitler, salvo poi stracciarsi le vesti per la famosa &quot;pugnalata nella schiena &quot; del 10 giugno 1940 (si veda il libro di memorie di L\u00e9on No\u00ebl, che fu ambasciatore francese a Varsavia e a Praga negli anni &#8217;30, <em>Les illusions de Stresa, L&#8217;Italie abandonn\u00e9e a Hiler<\/em>, Editions France-Empire, 1975; cfr. anche i nostri articoli, tutti pubblicati sul sito di Arianna Editrice: <em>Come gli Alleati, per stupidit\u00e0 e cinismo, &quot;regalarono&quot; l&#8217;Italia a Hitler,<\/em> il 13\/05\/2012; <em>Chi ha scatenato la Seconda guerra mondiale?<\/em>, il 23\/02\/2009; <em>Ma \u00e8 proprio vero che l&#8217;Italia avrebbe potuto tenersi fuori dalla Seconda guerra mondiale?<\/em>, il 12\/03\/2010).<\/p>\n<p>Il quadro che emerge da questi fatti \u00e8 abbastanza chiaro. Mussolini, sia pure per ragioni contingenti, non voleva la guerra, n\u00e9 nel 1938, n\u00e9 negli anni immediatamente successivi. Altrimenti, non avrebbe iniziato la costruzione del quartiere E.U.R., destinato ad ospitare l&#8217;Esposizione Universale del 1942. Aveva appena conquistato l&#8217;Impero, era impegnato fino al collo in Spagna e conosceva i limiti della potenza italiana: perch\u00e9 mai avrebbe dovuto rischiare tutto in una partita estremamente incerta, e con scarse prospettive favorevoli, sia che avesse optato per l&#8217;alleanza con Hitler, sia che avesse scelto quella coi vecchi alleati della Prima guerra mondiale? La verit\u00e0 \u00e8 che egli desiderava la pace e si adoper\u00f2 quanto gli fu possibile per preservarla; a far fallire la progettata conferenza fu Eden, per ragioni assai meschine. Mussolini si mostr\u00f2 un vero statista; ma Eden, solo un politicante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato, a suo tempo, del ruolo nefasto svolto da Anthony Eden, Ministro degli Esteri britannico sia prima che durante e dopo la Seconda guerra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[86,102,248],"class_list":["post-27250","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-adolf-hitler","tag-benito-mussolini","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27250"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27250\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}