{"id":27248,"date":"2008-11-01T11:45:00","date_gmt":"2008-11-01T11:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/01\/fu-lentourage-di-mussolini-a-spingerlo-verso-una-politica-antisemita\/"},"modified":"2008-11-01T11:45:00","modified_gmt":"2008-11-01T11:45:00","slug":"fu-lentourage-di-mussolini-a-spingerlo-verso-una-politica-antisemita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/01\/fu-lentourage-di-mussolini-a-spingerlo-verso-una-politica-antisemita\/","title":{"rendered":"Fu l&#8217;entourage di Mussolini a spingerlo verso una politica antisemita?"},"content":{"rendered":"<p>Alcuni storici hanno affermato che le leggi razziali del 1938 costituirono un vero e proprio divorzio del fascismo dal popolo italiano e dalla sua storia, dalla sua mentalit\u00e0, dai suoi costumi. Quella data, quindi, rappresenterebbe la vera cerniera fra gli anni del consenso al regime, culminati poco prima nella entusiastica accoglienza alla guerra d&#8217;Etiopia e alla proclamazione dell&#8217;Impero, e gli anni della crescente disaffezione verso di esso, segnati da un crescente isolamento internazionale (accentuato dalla partecipazione alla guerra civile spagnola) e, poi, dall&#8217;ingresso nella seconda guerra mondiale, dalle sconfitte, dalla disperata penuria economica, dai duri bombardamenti aerei angloamericani, dall&#8217;invasione del suolo nazionale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 certo che le leggi razziali ruppero una secolare tradizione di tolleranza del popolo italiano (che, infatti, non le cap\u00ec e non vi si identific\u00f2), oltre che di pacifica e proficua integrazione dei circa 50.000 ebrei residenti in Italia, compresi gli ultimi arrivi dai paesi dell&#8217;Europa centrale e danubiana, in fuga davanti alle persecuzioni antisemite.<\/p>\n<p>\u00c8 doveroso ricordare, d&#8217;altra parte, che, almeno fino al 1937, Mussolini era stato lontanissimo dal prendere in considerazione una politica di discriminazione razziale e che, anzi, subito dopo la conquista del potere in Germania da parte dei nazisti, egli si era adoperato personalmente, allo scopo di far recedere Hitler dalla sua politica antisemita, assumendo una posizione pi\u00f9 netta e pi\u00f9 coraggiosa di tanti altri <em>leaders<\/em> delle nazioni democratiche, i quali levarono bens\u00ec alte grida d&#8217;indignazione alle notizie dei primi pogrom e delle prime violenze antiebraiche, ma nulla fecero di concreto n\u00e9 per esercitare una pressione su Hitler in senso moderatore, n\u00e9 per offrire accoglienza ed aiuto concreto alle migliaia di ebrei in fuga dalla Germania.<\/p>\n<p>Tanto andava precisato per onore di verit\u00e0 storica e anche per ribattere alle accuse di quegli storici secondo i quali n\u00e9 il Vaticano n\u00e9, tanto meno, il governo italiano, avrebbero fatto alcunch\u00e9 per reagire all&#8217;ondata antisemita scatenata dai nazisti dopo il 1933.<\/p>\n<p>Poi, nel 1938, nello spazio di pochi mesi, Mussolini cambi\u00f2 politica e si decise a varare le famigerate leggi razziali; le quali, peraltro, a paragone di quelle tedesche e di altri Paesi d&#8217;Europa, non erano particolarmente crudeli, anche se indubbiamente furono vessatorie e segnarono una svolta in senso negativo nella civilt\u00e0 giuridica e morale della nazione italiana.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che Mussolini si adatt\u00f2 all&#8217;idea di questo mutamento politico non perch\u00e9 avesse cambiato opinione, ma semplicemente perch\u00e9 le vicende internazionali, dalle sanzioni della Societ\u00e0 delle Nazioni in poi, lo stavano sospingendo irresistibilmente verso la Germania; e, pi\u00f9 ancora, ve lo stava sospingendo la miope ed egoistica politica inglese; la quale, nel perseguire il disegno di un accordo navale anglo-tedesco, ruppe di fatto il fronte di Stresa e gett\u00f2 praticamente l&#8217;Italia nelle braccia di Hitler, a dispetto dell&#8217;intimo desiderio di Mussolini di continuare a tenersi in bilico, possibilmente in posizione moderatrice, tra l&#8217;amicizia anglo-francese e quella tedesca.<\/p>\n<p>Bisogna anche tener conto, nel valutare obiettivamente le ragioni della scelta di Mussolini del 1938, dell&#8217;atteggiamento violentemente anti-italiano tenuto dalla comunit\u00e0 ebraica mondiale durante la guerra d&#8217;Etiopia e le sanzioni, quando l&#8217;Italia si trov\u00f2 isolata sul piano internazionale come mai le era accaduto fino ad allora: atteggiamento che stup\u00ec dolorosamente il Duce, che si era aspettato un minimo di gratitudine per quanto aveva fatto, o lasciato fare ai suoi prefetti nella Venezia Giulia e ai suoi organi di polizia, in favore degli ebrei tedeschi, austriaci e ungheresi perseguitati nei rispettivi Paesi da quei governi.<\/p>\n<p>N\u00e9, per comprendere la genesi delle leggi razziali, si pu\u00f2 sottovalutare il fatto che, dopo la conquista dell&#8217;Impero, l&#8217;Italia si trov\u00f2 a dover fronteggiare, per la prima volta nella sua storia, il problema di regolamentare i rapporti fra i propri cittadini, civili e militari delle forze d&#8217;occupazione, e la numerosa popolazioni indigena: problema gi\u00e0 postosi alle nazioni europee che l&#8217;avevano preceduta nella politica di espansione coloniale, particolarmente agli Inglesi in India, ai Francesi in Africa e agli Olandesi in Indonesia; e che ciascuna di esse aveva affrontato secondo le sue tradizioni, la sua cultura giuridica, ma anche secondo le sue convenienze politiche ed i suoi obiettivi strategici.<\/p>\n<p>Ma veniamo all&#8217;ultimo fattore che svolse un ruolo importante nello spingere Mussolini ad imboccare la strada di una aperta politica antiebraica: quello che lo storico Renzo De Felice ha individuato nella influenza su di lui esercitata dal proprio <em>entourage<\/em>.<\/p>\n<p>De Felice fa notare che nessuno, fra i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori &#8211; con le sole eccezioni di De Bono e soprattutto di Balbo &#8211; si oppose in alcun modo alla svolta politica rappresentata dalle leggi razziali: alcuni (la maggioranza) per servilismo e opportunismo; altri (la minoranza) perch\u00e9 convinti della assoluta necessit\u00e0 di stringere un pi\u00f9 saldo legame di amicizia con la Germania e, pertanto, di dover eliminare l&#8217;ultimo grosso ostacolo che a ci\u00f2 si frapponeva: cio\u00e8, appunto, l&#8217;adozione di una linea politica antisemita da parte del fascismo.<\/p>\n<p>Nemmeno questi ultimi, quindi &#8211; tra i quali spicca il nome del <em>ras<\/em> di Cremona, Roberto Farinacci &#8211; erano spinti da ragioni di razzismo biologico, bens\u00ec da motivi di politica internazionale: gli ebrei italiani, secondo loro, andavano sacrificati sull&#8217;altare della indispensabile politica di alleanza con la Germani hitleriana.<\/p>\n<p>Il solo Giovanni Preziosi, e pochissimi altri (tra i quali il filosofo Julius Evola) erano favorevoli per motivi razziali in senso stretto alla persecuzione scatenata nel 1938; ma, anche loro &#8211; a nostro avviso &#8211; e con diverse motivazioni e prospettive &#8211; non tanto per convinzioni di tipo razziale, come avveniva nel Terzo Reich, quanto perch\u00e9 vedevano negli ebrei una potenza economica e finanziaria fondamentalmente ostile e, quindi, pericolosa sul piano della sicurezza interna, specie nella prospettiva di un conflitto con le democrazie occidentali.<\/p>\n<p>In altre parole, si pu\u00f2 dire che, quando Mussolini pose sul tavolo l&#8217;esigenza di varare le leggi razziali, si verific\u00f2 la stessa cosa che sarebbe accaduta due anni dopo, allorch\u00e9 pose affrettatamente la questione dell&#8217;entrata in guerra a fianco della Germania. Essendosi circondato, per un ventennio, di ministri e collaboratori scelti sulla base della piaggeria e del nepotismo (come nel caso di Ciano) e non della competenza e della indipendenza di giudizio, il Duce non trov\u00f2 nessuno disposto a dargli il consiglio franco e spassionato &#8211; a rischio di compromettere la propria posizione all&#8217;interno del regime &#8211; che la sua decisione era errata e che il Paese, moralmente, non lo avrebbe seguito.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare il quadro tracciato dallo storico italiano a proposito della influenza esercitata su Mussolini, in senso antiebraico, dalla cerchia dei suoi maggiori consiglieri e collaboratori<\/p>\n<p>Ha scritto Renzo De Felice nella sua \u00abStoria degli ebrei italiani sotto il fascismo\u00bb, Torino, Einaudi, 1961 e 1972; Milano, Mondadori, 1977, vol. 1, pp. 291-96):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Molti fascisti, specie della nuova generazione, non furono esenti da forme pi\u00f9 o meno marcate di antisemitismo. Abbiamo gi\u00e0 accennato alla nuova generazione dei diplomatici, gli esempi si potrebbero per\u00f2 moltiplicare anche per i funzionari degli altri ministeri, specie per quello dell&#8217;Interno. Ma senza dilungarci troppo, pochi casi pi\u00f9 significativi saranno sufficienti a mostrare che Mussolini era circondato da individui che erano in buona parte antisemiti o che, almeno, nutrivano pregiudizi e scarse simpatie per gli ebrei.<\/p>\n<p>Un cenno particolare merita innanzitutto Vittorio Emanuele III. Di lui non si pu\u00f2 certo dire che fosse un antisemita, non si pu\u00f2 per\u00f2 neppure dire che fosse esente da qualche pregiudizio e, in particolare, che nutrisse simpatie per gli ebrei. Vedremo a suo luogo come egli non si oppose sostanzialmente ai primi provvedimenti antisemiti; qui ci baster\u00e0 ricordare la frase con la quale nel 1938 eluse l&#8217;interrogativo che &#8211; gi\u00e0 lo abbiamo visto &#8211; gli aveva posto Balbo a proposito delle prime voci di possibili provvedimenti antiebraici anche in Italia.. Alla domanda del maresciallo e quadrumviro se l&#8217;Italia si accingeva a fare anche in questo campo l&#8217;imitazione dei tedeschi, il re rispose:<\/p>\n<p>&quot;Senta Balbo, io ho la consuetudine di non metter mai carne al fuoco prima del tempo, ma per questa storia ho prevenuto Mussolini e gli ho detto un paio di volte: Presidente, gli ebrei sono un vespaio, non mettiamoci le mani dentro. Lui mi ha dato ragione ed \u00e8 andato anche pi\u00f9 in l\u00e0: li ha fatti entrare in Italia a frotte. Non dico le lagnanze dei professionisti e dei commercianti nostri nel vedere arrivare questi ebrei tedeschi, austriaci&#8230; anche un po&#8217; arroganti e invadenti, mi dicono. E Mussolini zitto e tollerante. Ora lo so, li vuole fuori, perch\u00e9 durante la guerra d&#8217;Africa &#8211; e qui non gli si pu\u00f2 dar torto &#8211; si sono schierati in America, in Inghilterra, in Francia, contro di noi con un&#8217;acredine da non dire. Lei lo conosce quanto me e meglio; Mussolini se l&#8217;\u00e8 legato al dito questo atteggiamento ostile&#8230; e poi \u00e8 geloso &#8211; credo &#8211; che l&#8217;antisemitismo tedesco sia tanto piaciuto alle nazioni arabe del levante mediterraneo.&quot;<\/p>\n<p>E alle repliche di Balbo lasci\u00f2 cadere il discorso.<\/p>\n<p>In questa fase, se vogliamo, non vi \u00e8 nulla di antisemita, non vi \u00e8 per\u00f2 nessuna simpatia per gli ebrei. E questo atteggiamento del re non muter\u00e0 sostanzialmente neppure dopo l&#8217;approvazione delle leggi razziali. Quando il papa protest\u00f2 presso di lui per esse, pare dicesse che &quot;non amava i preti&quot; e che era dalla parte degli ebrei solo per umana piet\u00e0. Un po&#8217; poco in verit\u00e0.<\/p>\n<p>Simpatie per gli ebrei non avevano neppure molti altri intimi di Mussolini. Emilio De Bono, che pure in sede di Gran Consiglio si oppose ai provvedimenti, appare chiaramente dal suo diario inedito che non lo fece n\u00e9 per motivi umani n\u00e9 per motivi morali, ma solo perch\u00e9 li riteneva politicamente sbagliati e &#8211; ironia della sorte &#8211; sottolineando che lui era antisemita:<\/p>\n<p>&quot;Pare che facciano di tutto per crearsi dei nemici. Quella degli ebrei, scoppiata come una bomba! Ma se dite che da un pezzo vi eravate accorti della influenza deleteria ebraica, perch\u00e9 non avete parlato prima? Perch\u00e9 avete atteso l&#8217;esempio tedesco? Cos\u00ec ragiona il pubblico . come poi scuseranno tante incongruenze? Io sono un fesso che mi accoro. Colpa di Mussolini, ma sono quelli che lo circondano che, invece di moderarne gli impulsi, lo spingono. Pare che se ne debba parlare al Gran Consiglio; prender\u00f2 la parola anche io che sono sempre stato antisemita. Manca la misura, manca l&#8217;equilibrio sempre. L&#8217;uomo deleterio \u00e8 Starace.&quot;<\/p>\n<p>E se dai &#8216;vecchi&#8217; come De Bono si passa ai &#8216;giovani&#8217; come Galeazzo Ciano il quadro non cambia. Il suo diario parla per lui. &quot;No amo gli ebrei, ma non mi sembra il caso di fare un&#8217;azione in tal senso in Italia&quot;, e il diario stesso e il diario stesso \u00e8 pieno di piccoli spunti antisemiti: l&#8217;incaricato d&#8217;affari sovietico a Roma \u00e8 &quot;un ebreolo&quot;, il comportamento di Hore Belisha si spiega per lui con la &quot;vanitas judaica&quot;, ecc. Con l&#8217;aggiunta che l&#8217;&quot;antisemita&quot; De Bono in sede di Gran Consiglio si oppose ai provvedimenti contro gli ebrei, mentre il &quot;moderato&quot; Ciano si guard\u00f2 bene dal farlo, anche se in privato, cos\u00ec come nel suo diario, confidava di non ritenerlki opportuni, e, anzi, afferma esplicitamente:<\/p>\n<p>&quot;N\u00e9 io credo che a noi convenga scatenare in Italia una campagna antisemita. Il problema da noi non esiste.. Sono pochi e salvo eccezioni buoni. E poi gli ebrei non bisogna mai perseguitarelki come &#8216;tali&#8217;. Ci\u00f2 provoca la solidariet\u00e0 di tutti gli ebrei del mondo. Si possono colpire con tanti altri pretesti. E forse in piccole dosi gli ebrei sono necessari alla societ\u00e0 come il lievito \u00e8 necessario alla pasta del pane.&quot;<\/p>\n<p>Pressoch\u00e9 nessuno dell&#8217;entourage seppe dire una parola ferma per dissuadere Mussolini. Balbo rimase un&#8217;eccezione e &#8211; ironia della sorte &#8211; se di qualcuno di coloro che gli furono intorno nella tragica faccenda ebraica Mussolini avr\u00e0 occasione di parlare con rispetto sar\u00e0 proprio di Balbo. Parlando con De Begnac nel 1941 dir\u00e0 che &quot;Balbo li ha difesi con estremo coraggio civile&#8230;&quot;. I pi\u00f9, servilmente, si adeguarono alle &#8216;direttive&#8217; del &#8216;duce&#8217;, gettandosi ciecamente alla loro realizzazione e spesso fondando su di esse le loro personali fortune.<\/p>\n<p>Per Starace abbiamo visto il duro giudizio di De Bono: lo stesso De Bono lo annovera tra quelli che in sede di Gran Consiglio furono pi\u00f9 accesi. Grazie a lui il PNF fu preparato per tempo ai futuri provvedimenti. Sotto la sua ala nacque il famigerato manifesto degli <em>scienziati<\/em> razzisti. Lo stesso si dica per Bottai, per il &#8216;moderato&#8217; e &#8216;frondista&#8217; Bottai: in sede di Gran Consiglio meraviglier\u00e0 persino Ciano per la violenza dei suoi attacchi antisemiti e per &quot;la sua intransigenza&quot; e subito dopo sar\u00e0 tra i ministri quello che con pi\u00f9 zelo si getter\u00e0 nella crociata, teorizzandola in una serie di circolari ai suoi dipendenti.<\/p>\n<p>A confronto di questi Machiavelli da strapazzo, di questi vili strumenti della politica mussoliniana, di questi profittatori di essa, si \u00e8 quasi tentati di guardare con rispetto a un Farinacci o a un Preziosi; essi almeno agivano, dal loro punto di vista, coerentemente e, a modo loro, credevano alla necessit\u00e0 di una politica antisemita anche in Italia e se agirono in questo senso su Mussolini lo fecero per convinzione e non per piaggeria o per vilt\u00e0 e sin da quando Mussolini non era certo ancora orientato in quel senso.<\/p>\n<p>Preziosi, lo abbiamo visto, era un antisemita di vecchia data, aveva teorizzato l&#8217;antisemitismo e lo aveva propagandato per anni sulla sua rivista e poi su &quot;Il regime fascista&quot;; sin dal primissimo dopoguerra aveva avuto rapporti con i nazisti e sin dal 1933 si era fatto assertore della loro politica. Pur sapendo di non godere le simpatie di Mussolini, per anni persever\u00f2 in questa sua azione parallela, conquistando ad essa prima Farinacci (&quot;Preziosi &#8211; dir\u00e0 Mussolini &#8211; ha preso la mano a Farinacci&quot;), cercando poi di conquistare ad essa tutti quelli che poteva. Farinacci non aveva mai avuto simpatie per gli ebrei, non si pu\u00f2 neppure dire per\u00f2 che egli fosse veramente un antisemita; nel 1924 tra i principali redattori di &quot;Cremona nuova&quot; vi era un rabbino; nel 1932 intervenne presso il ministro Solmi per far divenire preside di una facolt\u00e0 universitaria un ebreo; iniziata la campagna razziale tenne a lungo presso di s\u00e9 come segretaria un&#8217;ebrea e si prest\u00f2 anche a fare &#8216;arianizzare&#8217; degli ebrei. Per lui l&#8217;antisemitismo era necessario per rendere <em>totalitaria<\/em> l&#8217;alleanza con la Germania, era un fatto essenzialmente politico ed egli si adoper\u00f2 in tutti i modi perch\u00e9 l&#8217;ultima grossa divergenza tra i due regimi fosse eliminata. Di questa sua convinzione che la campagna razziale fosse solo un fatto politico egli non fece mai mistero con Mussolini, che pure sapeva non averlo punto in simpatia e di cui fu per anni la &#8216;bestia nera&#8217; nell&#8217;ambito del fascismo; mai, per quanto ci consta, assecond\u00f2 le elucubrazioni e le ideologizzazioni che del razzismo fecero tanti altri. Veramente tipica \u00e8 una sua lettera a Mussolini da Cremona del 5 agosto 1938 che \u00e8, al tempo stesso, la prova pi\u00f9 convincente del carattere <em>politico<\/em> del suo antisemitismo e la migliore pietra tombale che si pu\u00f2 mettere sul famoso manifesto degli &#8216;scienziati&#8217; razzisti del luglio precedente.. In tale lettera Farinacci scriveva infatti a Mussolini:<\/p>\n<p>&quot;A dirti francamente il mio pensiero, il problema razziale, visto da un punto di vista antropologico, non mi ha mai persuaso. Il problema \u00e8 squisitamente politico; mi convinco ancora una volta che quando gli scienziati vogliono rendere un servizio alla politica, compromettono qualsiasi problema. Sul terreno filosofico e scientifico si pu\u00f2 sempre discutere, sul terreno politico, dove ci sono delle ragioni di Stato, si agisce e si vince.&quot;<\/p>\n<p>Il ruolo di un simile entourage fu indubbiamente esiziale.<\/p>\n<p>Coloro che erano attorno a Mussolini o erano dei fautori ad oltranza di una <em>totale<\/em> intesa italo-tedesca (ancora il 29 settembre 1937 Ciano scriver\u00e0 nel suo diario: &quot;Nessuno pu\u00f2 accusarmi di ostilit\u00e0 alla politica filotedesca&quot;), o erano dei pavidi che non avevano neppure il coraggio di contraddirlo: gli uni e gli altri non fecero ovviamente nulla per evitare la persecuzione antisemita. I pochi che si opposero furono travolti dal numero dei loro avversari e dalla fama di antitedeschi ad oltranza che avevano.\u00bb<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, questa pagina di De Felice ci sembra quanto mai istruttiva per evidenziare alcune particolarit\u00e0 della storiografia italiana (e non solo italiana) allorch\u00e9 si tratta di valutare in maniera obiettiva e spassionata fatti riguardanti le tragiche vicende degli ebrei nell&#8217;Europa del Novecento, e particolarmente negli anni della persecuzione nazista.<\/p>\n<p>De Felice riporta alcuni documenti &#8211; un colloquio di Vittorio Emanuele III con Balbo; alcune espressioni del &quot;Diario&quot; di Galeazzo Ciano; un passaggio del diario inedito di Emilio De Bono &#8211; dai quali, egli ammette, non emerge un atteggiamento apertamente antisemita, ma neppure di simpatia nei confronti degli ebrei; e sostiene che ci\u00f2 delinea un quadro complessivo di ostilit\u00e0 verso gli ebrei da parte delle persone che circondavano il Duce in quegli anni, compreso il sovrano.<\/p>\n<p>Francamente, non ci sembra un metodo corretto. Se il non avere una particolare simpatia verso una determinata minoranza interna dovesse essere equiparato a un atteggiamento razzista e tale da favorire, oggettivamente, lo scatenamento di una politica persecutoria, allora questo criterio di giudizio si dovrebbe applicare a numerosissimi governi, anche di tipo democratico, a cominciare da quello degli Stati Uniti d&#8217;America nei confronti dei neri, o degli stessi ebrei, almeno fino alla seconda met\u00e0 del Novecento: il che non avviene.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, ci sembra che nessuno storico italiano &#8211; nemmeno De Felice, che pure ha avuto grandi meriti nel rompere il muro di una Vulgata storiografica dominata da un esplicito preconcetto ideologico &#8211; abbia avuto il coraggio di spingere pi\u00f9 a fondo la propria indagine sul perch\u00e9 gli ebrei, non solo in Italia, n\u00e9 solo in Europa, godessero di cos\u00ec scarse simpatie entro i Paesi in cui erano insediati da secoli e secoli; e meno ancora sulle radici dell&#8217;antiebraismo degli Arabi palestinesi culminato, nel 1929, nelle gravi violenze che attirarono la preoccupata attenzione della stampa e delle diplomazie internazionali.<\/p>\n<p>Su tutto, crediamo, continua a pesare il terribile fantasma di Auschwitz e della sorte inumana toccata agli ebrei d&#8217;Europa nel corso della seconda guerra mondiale. Pure, il fatto che siano passati pi\u00f9 di sei decenni da quella tragedia, dovrebbe consentire un maggiore sforzo di obiettivit\u00e0 storiografica, tale da non passare del tutto sotto silenzio la ragioni di antipatia che, in tanti Paesi del vecchio continente &#8211; dalla Germania all&#8217;Ungheria, dalla Romania alla Polonia &#8211; , e anche fuori di esso, circondavano le minoranze ebraiche, e che sarebbe semplicistico vedere come un puro e semplice prolungamento dell&#8217;atteggiamento persecutorio medioevale a base religiosa contro i membri del popolo &quot;deicida&quot; e miscredente.<\/p>\n<p>In particolare, nulla si \u00e8 fatto per documentare lo strapotere della finanza ebraica nell&#8217;economia dell&#8217;Europa e del mondo, nonch\u00e9 le sue responsabilit\u00e0 nella grande crisi del 1929: \u00e8 sembrato che anche solo accennare a questi temi potesse recare con s\u00e9 la taccia di antisemitismo o di criptofascismo, per lo storico che avesse osato farlo. Il ricatto morale conseguente a questa situazione ha contributo a quel manicheismo storiografico per cui il mondo, negli anni tra le due guerre mondiali e, in parte, anche dopo, \u00e8 stato sbrigativamente diviso in buoni e cattivi, senza sfumature e senza distinguo: buoni, in questo caso, quanti hanno difeso incondizionatamente gli ebrei (pochissimi, in verit\u00e0); cattivi tutti gli altri.<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>Ogni qual volta lo storico si imbatte nella convinzione di Hitler e, in minor misura, di Mussolini, che esistesse una internazionale ebraica mirante al controllo finanziario e culturale di vaste aree del pianeta, la questione viene sbrigata frettolosamente come una pura e semplice allucinazione dei due dittatori o, peggio, come un esempio palese di malafede politica. Ci si dimentica di dire che una tale convinzione non era affatto limitata alla mente dei due dittatori, n\u00e9 allignava solo nei due Paesi dell&#8217;Asse; e neppure si poteva considerare un patrimonio ideologico esclusivo degli ambienti politici di estrema destra.<\/p>\n<p>La vicenda dei falsi <em>Protocolli dei savi anziani di Sion<\/em>, fabbricati dai servizi segreti zaristi nei primi anni del Novecento, dimostra che quella idea esisteva molto prima che nascessero sia il fascismo che il nazismo; e che non era limitata a pochi individui particolarmente eccitabili, ma era largamente diffusa nell&#8217;opinione pubblica mondiale, anche moderata.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga la folta presenza ebraica fra i quadri dirigenti bolscevichi prima, durante e dopo la Rivoluzione d&#8217;Ottobre, nonch\u00e9 nell&#8217;Unione Sovietica durante la dittatura staliniana, e si avr\u00e0 un quadro pi\u00f9 completo e realistico della percezione negativa dell&#8217;ebraismo internazionale da parte di ampi strati dell&#8217;opinione pubblica; percezione negativa che il continuo afflusso di ebrei in Palestina dopo la Dichiarazione Balfour e l&#8217;assegnazione di quel Paese alla potenza mandataria inglese, nonch\u00e9 la diffusione delle idee sioniste, non contribuiva certo a mitigare.<\/p>\n<p>Non si vuole, con ci\u00f2, sostenere che l&#8217;idea di un coerente ed organico disegno di dominio mondiale da parte dell&#8217;ebraismo internazionale trovasse riscontro in fatti accertati e incontrovertibili. Si trattava di una sensazione diffusa, e non solo dei nazisti o di alcuni settori del fascismo, ma di gran parte dell&#8217;opinione pubblica internazionale: e, quando si studiano i fatti storici, le sensazioni hanno il loro peso, a volte non minore dei fatti certi e documentati.<\/p>\n<p>Come potrebbe, lo storico della Rivoluzione francese, sottovalutare il ruolo che le voci incontrollate degli assalti di briganti e di non meglio precisati eserciti stranieri ebbero nel fenomeno della Grande Paura, prodromo dell&#8217;insurrezione antifeudale nelle campagne?<\/p>\n<p>Come potrebbe, il futuro storico della seconda guerra del Golfo, sottovalutare il ruolo che ebbe nella politica americana la psicosi delle armi di distruzione di massa di cui l&#8217;Irak di Saddam Hussein sarebbe stato in possesso?<\/p>\n<p>Oggi noi sappiamo che quelle armi non esistevano, cos\u00ec come sappiamo &#8211; ad esempio &#8211; che l&#8217;incidente navale nel Golfo del Tonchino fu organizzato a bella posta dal governo statunitense per legittimare moralmente il proprio massiccio intervento militare nel Vietnam e i bombardamenti indiscriminati sul Nord di quel Paese; ma non cos\u00ec la pensava l&#8217;opinione pubblica internazionale all&#8217;epoca dei fatti.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, per tornare alla questione degli ebrei italiani e delle leggi razziali del 1938, bisognerebbe tener presente che non solo Bottai, Farinacci e Ciano avevano poca o nessuna simpatia per la comunit\u00e0 ebraica esistente in Italia; ma che un atteggiamento analogo, o anche assai pi\u00f9 virulento, era ampiamente diffuso in molti Paesi d&#8217;Europa e fuori di essa. Tuttavia, su questo aspetto della questione, gli storici contemporanei hanno tirato un rigo, passandolo completamente sotto silenzio. Senza dubbio perch\u00e9 la storia la scrivono i vincitori, e lo sconfitto &#8211; specialmente in una guerra totale &#8211; si vede presentare il conto di tutte le nefandezze possibili, anche di quelle che non ha commesso o che ha commesso in misura analoga a quella del vincitore.<\/p>\n<p>Del resto, siamo perfettamente consapevoli di quanto sia difficile, anche moralmente, parlare di queste cose (cfr. il nostro precedente articolo \u00abAlcune brevi riflessioni sui concetti di sionismo e antisemitismo\u00bb, consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>\u00c8 difficile perch\u00e9, quando ci si trova davanti a una tragedia storica delle proporzioni di quella subita dagli ebrei negli anni della seconda guerra mondiale, qualunque essere umano dotato di un minimo di senso morale prova un sentimento di viva indignazione; il che lo porta a pensare che sia cosa ingiusta e odiosa, oltre che non necessaria, condurre una ricerca spassionata delle condizioni che resero possibile il maturare di quegli eventi.<\/p>\n<p>L&#8217;indignazione cancella ogni distanza critica dagli eventi e fa apparire superflua o inopportuna qualunque indagine preliminare sulle origini del fenomeno: dato che solo delle belve potrebbero fare quello che fecero i nazisti, a che scopo perdere del tempo per esaminare i fatti anche dal loro punto di vista? Le belve umane, vien fatto di pensare, non hanno punti di vista, ma solo istinti sanguinari e criminali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 molto comprensibile dal punto di vista umano; lo storico, per\u00f2, dovrebbe porsi in una prospettiva pi\u00f9 libera dai condizionamenti emotivi. Per quanto aberranti possano essere state le ragioni dei carnefici, egli deve soffocare il naturale ribrezzo e sporcarsi le mani, studiandole e cercando di capirle.<\/p>\n<p>Lo storico non deve condannare o assolvere, deve solo cercare di comprendere. E non si pu\u00f2 comprendere un evento se ci si limita a demonizzare una delle due parti (anche se essa, realmente, giunse ad agire in modo efferato ed inumano); e se si esclude <em>a priori<\/em>, come se fosse una operazione immorale ed ignobile, la necessit\u00e0 indagare su quei comportamenti e quegli stati di fatto della parte che fu vittima, i quali possono aver suscitato diffidenza e ostilit\u00e0 in ampi settori dell&#8217;opinione pubblica mondiale.<\/p>\n<p>Altri popoli, purtroppo, hanno subito tragedie paragonabili a quella degli ebrei nella seconda guerra mondiale: ad esempio gli Armeni, nel corso della prima, ad opera dei Turchi; per non parlare di numerosi popoli amerindi all&#8217;arrivo dei <em>conquistadores<\/em> spagnoli (cfr. il nostro precedente articolo \u00abQuello degli ebrei \u00e8 stato l&#8217;unico genocidio della storia?\u00bb, sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>Gli insorti della Vandea, nel 1793, ebbero mezzo milione di morti da parte delle armate repubblicane francesi che marciavano al grido di \u00ablibert\u00e9, fraternit\u00e9, egalit\u00e9\u00bb. Quello non fu un genocidio deliberato?<\/p>\n<p>In nessuno di quei casi, per\u00f2, qualche storico ha preteso essersi trattato di tragedie storiche i<em>ncommensurabili<\/em>; e in nessuno di essi \u00e8 stata operata una totale rimozione del dovere numero uno dello storico: quello di tentare di comprendere e di spiegare, non di accusare o di giustificare.<\/p>\n<p>Il giudizio morale \u00e8 un atto della coscienza a cui ciascun essere umano \u00e8 chiamato, specie quando ci si trova in presenza di orribili tragedie storiche. Ma non appartiene alla natura e agli scopi della ricerca storica.<\/p>\n<p>Pensare diversamente, significa sottrarre l&#8217;indagine dei fatti alla storiografia e trasformarli in qualcosa di mitologico.<\/p>\n<p>Ma le mitologie non si costruiscono sui sensi di colpa.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa e il mondo si sono sentiti (e si sentono tuttora) in colpa, davanti all&#8217;enormit\u00e0 del genocidio ebraico; e hanno cercato di tacitare i propri sensi di colpa posando una lastra tombale su qualunque tentativo di indagine storica spassionata. Hanno abdicato alle ragioni della storia: che non sono quelle di dare ragione a questo o a quello, ma di comprendere come e perch\u00e9 le cose siano andate in un determinato modo.<\/p>\n<p>Certo, non \u00e8 facile il mestiere di storico, quando si rivolge a eventi dolorosi e recenti, che hanno ferito profondamente la coscienza morale dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Pure, \u00e8 un mestiere necessario: \u00e8 il tentativo di stabilire un minimo di verit\u00e0 non solo sui fatti immediatamente visibili, ma anche sulle loro origini pi\u00f9 o meno nascoste.<\/p>\n<p>Un mestiere in cui si rischia di farsi tanti, troppi nemici e nessun amico: perch\u00e9 le ragioni non stanno mai tutte, al cento per cento, da una parte sola.<\/p>\n<p>Un mestiere solitario, che richiede una spina dorsale ben dritta e un certo grado di stoicismo verso le inevitabili incomprensioni, gli attacchi e le calunnie le quali, prima o poi, giungeranno senza risparmio: segno che qualche tab\u00f9 \u00e8 stato infranto, che qualche bene intenzionata ipocrisia \u00e8 stata messa a nudo.<\/p>\n<p>Ma ce ne sono ancora, di storici con la schiena dritta, quando il rischio \u00e8 quello di passare per razzisti, solo perch\u00e9 la ricerca della verit\u00e0 non guarda in faccia a nessuno?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni storici hanno affermato che le leggi razziali del 1938 costituirono un vero e proprio divorzio del fascismo dal popolo italiano e dalla sua storia, dalla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,102,178],"class_list":["post-27248","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-benito-mussolini","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27248","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27248"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27248\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}