{"id":27246,"date":"2009-09-13T11:56:00","date_gmt":"2009-09-13T11:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/13\/mussolini-doveva-morire-perche-una-intera-classe-dirigente-potesse-autoassolversi\/"},"modified":"2009-09-13T11:56:00","modified_gmt":"2009-09-13T11:56:00","slug":"mussolini-doveva-morire-perche-una-intera-classe-dirigente-potesse-autoassolversi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/13\/mussolini-doveva-morire-perche-una-intera-classe-dirigente-potesse-autoassolversi\/","title":{"rendered":"Mussolini doveva morire perch\u00e9 una intera classe dirigente potesse autoassolversi"},"content":{"rendered":"<p>La filosofia di fondo delle Brigate Rosse e, in generale, del terrorismo di sinistra degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, partiva dal presupposto che la Resistenza fosse stata tradita; che i soliti, avvolgenti \u00abpoteri forti\u00bb (Chiesa, finanza, grande industria, alta burocrazia, esercito) avessero trovato il modo di affossarla, subdolamente e silenziosamente; che, dopo il 1945, fosse stata vanificata una occasione unica, non solo di avviare una profonda riforma sociale, ma anche una vera e propria rinascita morale della nazione.<\/p>\n<p>Questa filosofia, anche se non sembra, era figlia della teoria crociana e liberale sulla genesi del fascismo come \u00abmalattia temporanea\u00bb del Paese, malattia che avrebbe colpito un corpo sostanzialmente sano. Pietosa menzogna: perch\u00e9 l&#8217;Italia, nel 1919, era tutt&#8217;altro che un Paese sano, una democrazia compiuta; e, se il fascismo and\u00f2 al potere con il consenso della monarchia e delle classi dirigenti, qualche motivo ci sar\u00e0 pure stato; come ci sar\u00e0 stato se, ancora nel 1924, dopo il delitto Matteotti, molti liberali &#8211; Croce compreso &#8211; consigliavano gli Italiani di fidarsi del fascismo e di scommettere sulla sua capacit\u00e0 di rientrare nella piena legalit\u00e0, portando il Paese fuori dalla crisi del dopoguerra.<\/p>\n<p>Ma come e perch\u00e9 \u00e8 nata la leggenda del fascismo come malattia dolorosa, ma passeggera; chi aveva interesse a diffonderla, chi a divulgare il mito dell&#8217;Italia tradita, come recita il titolo di un famoso saggio di Ruggero Zangrandi (uno che di salti mortali se ne intendeva, essendo passato da una giovinezza da intellettuale fascista, ad una maturit\u00e0 da acerrimo e intransigente paladino della Vulgata storiografica antifascista)?<\/p>\n<p>\u00c8 nata perch\u00e9 la classe dirigente italiana potesse autoassolversi dalle proprie responsabilit\u00e0; e, con essa, l&#8217;intero popolo italiano, che, nella stragrande maggioranza, aveva accettato il fascismo e, ad un certo punto &#8211; diciamo con la conquista dell&#8217;Impero, nel 1936 &#8211; lo aveva entusiasticamente appoggiato.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che, se Mussolini non avesse fatto la scelta sbagliata nel giugno del 1940, nessuno gli avrebbe presentato il conto della sua ventennale dittatura: sul piatto della bilancia, i meriti del suo regime &#8211; legislazione sociale, riassestamento dell&#8217;economia, aumento dell&#8217;occupazione e dell&#8217;industria, bonifica delle paludi, successi in politica estera &#8211; avrebbero finito per far scomparire tutte le ombre e per consegnarlo alla storia come il pi\u00f9 abile e fortunato capo di governo dell&#8217;Italia, dalla morte di Cavour in poi.<\/p>\n<p>Una volta messo bene a fuoco questo punto, si arriva anche a comprendere le ragioni per cui Mussolini venne ucciso in maniera cos\u00ec frettolosa e, per molti aspetti, cos\u00ec misteriosa; perch\u00e9 lo si volle sottrarre, ad ogni costo, ad un pubblico processo, sul tipo di quelli che la Corte Internazionale di Giustizia dell&#8217;Aja ha riservato ai dirigenti serbo-bosniaci, e poi anche a quelli serbi (Milosveic), dopo la fine della guerra civile nella ex Jugoslavia.<\/p>\n<p>Mussolini doveva morire perch\u00e9, se fosse stato sottoposto ad un pubblico processo, l&#8217;intera classe dirigente italiana, anzi, l&#8217;intero popolo italiano, sarebbero stati chiamati in causa per il lungo e caloroso sostegno accordato al suo regime. Ci\u00f2 avrebbe inferto un colpo irreparabile alla teoria del fascismo come malattia temporanea in un corpo sociale sostanzialmente sano, cara alla Vulgata antifascista; e avrebbe posto ciascuno, compreso l&#8217;uomo della strada, davanti alle proprie responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Invece, con il colpo di stato del 25 luglio e con l&#8217;obbrobrioso armistizio dell&#8217;8 settembre 1943, classi dirigenti e popolo italiano vollero passare un colpo di spugna sulle proprie responsabilit\u00e0 e fabbricarsi una verginit\u00e0 democratica nuova di zecca.<\/p>\n<p>Tutti: i liberali, che nel primo dopoguerra non avevano saputo o voluto fare nulla per allargare la propria base di consenso, coinvolgendo le masse nella vita dello Stato; i socialisti, che avevano carezzato velleitari progetti di rivoluzione, senza mai pensare seriamente a farla; i cattolici, che avevano creduto di poter fare parte per se stessi, coltivando solo l&#8217;orticello dei loro interessi particolari; i comunisti, che sognavano di replicare il colpo dei bolscevichi russi e di instaurare una dittatura, al cui confronto quella fascista sarebbe impallidita: tutti costoro avevano i propri ingombranti scheletri nell&#8217;armadio, e non desideravano altro che di far sparire le tracce di ci\u00f2 che avevano fatto per spingere la democrazia italiana nel vicoli cieco del 1919-22.<\/p>\n<p>Allora sorse la leggenda dell&#8217;Italia tradita: l&#8217;Italia non aveva voluto il fascismo, lo aveva subito; i fascisti erano dei Marziani sbarcati dalle loro astronavi e, al servizio degli industriali e degli agrari, avevano messo la museruola alle masse lavoratrici, ormai sul punto di realizzare chiss\u00e0 qual magnifiche sorti e progressive; ma poi era giunta la Resistenza, che, restituendo dignit\u00e0 al popolo italiano, aveva tenuto a battesimo la rinascita della democrazia.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, l&#8217;Italia tradita. Ma tradita da chi? Dagli altri, sempre dagli altri: da Mussolini, dai fascisti, da Hitler e, magari, anche dal Mikado; insomma, da quelli che la Vulgata storica antifascista ha inequivocabilmente schedato fra i cattivi (mentre Churchill, Roosevelt e perfino Stalin erano i buoni). Cos\u00ec \u00e8 anche oggi: di qualunque problema sociale e morale si parli: dalla mafia alla &#8216;ndrangheta, dall&#8217;evasione fiscale alla corruzione, dalla speculazione edilizia al malcostume dilagante di politici e pubblici amministratori, i responsabili di ogni stortura e di ogni crimine sono sempre gli altri.<\/p>\n<p>Una cosa appariva chiara: se l&#8217;Italia, nel 1943, era stata tradita, allora essa, nel suo complesso, era pura e innocente: era vittima, non colpevole. Con questa faccia tosta i nostri dirigenti si presentarono davanti agli Alleati e pretesero di passare da un giorno all&#8217;altro, armi e bagagli, nello schieramento dei vincitori: come se fosse stato possibile annullare il passato, compresa la dichiarazione di guerra e tutto quello che c&#8217;era stato sui vari fronti di combattinento.<\/p>\n<p>I traditori erano coloro che avevano trascinato l&#8217;Italia in guerra; e, pi\u00f9 tardi, coloro che, manovrando nell&#8217;ombra, vanificarono la preziosa occasione di rinnovamento morale portata dal \u00abvento del Nord\u00bb: una esigua minoranza, comunque. La classe dirigente, nel suo complesso, non era messa in discussione; n\u00e9, meno ancora, lo era il popolo italiano: l&#8217;una e l&#8217;altro erano stati traditi da pochi ribaldi, senza loro colpa.<\/p>\n<p>S\u00ec: pi\u00f9 tardi &#8211; nei due, tre decenni successivi &#8211; i poteri forti avevano ripreso a tramare come prima, instaurando un fascismo larvato e mascherato, sempre allo scopo di garantirsi i loro sporchi affari; ma, di nuovo, il popolo era stato ingannato e defraudato dei frutti della Resistenza; e anche la classe dirigente, tutto sommato, era stata vittima di un tradimento: specialmente i quadri del partito socialista e di quello comunista, che erano stati raggirati dalla perfidia democristiana e dalle oscure manovre del Vaticano e degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Si trattava di un mito, di un comodissimo mito autoassolutorio; e, al tempo steso, della creazione di una leggenda destinata a perpetuare, dietro la facciata di un antifascismo di maniera dal quale sarebbe nata la moderna democrazia italiana, la realt\u00e0 di un Paese che non voleva saperne di rinnovarsi, perch\u00e9 non voleva riconoscere di essere stato l&#8217;artefice di tutto quanto era avvenuto fra il 1919 e il 1943.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, si trattava di un mito poggiante su alcuni elementi di indubbia verit\u00e0 storica, ampiamente semplificati e interpretati in maniera univoca e settaria; ma, appunto perch\u00e9 frammisto a elemento di verit\u00e0, era un mito difficile da smontare, anzi, difficile da riconoscere come tale, e, quindi, da demistificare. Tentare di farlo, avrebbe significato incorrere in un delitto di lesa maest\u00e0: non solo contro la democrazia e contro la Repubblica democratica nata dalla Resistenza, ma contro lo stesso popolo italiano.<\/p>\n<p>E dunque, poich\u00e9 quasi tutti erano ugualmente interessati alla propagazione di questo mito, nessuno lo mise in dubbio; fra i suoi pi\u00f9 zelanti diffusori c&#8217;erano gli intellettuali, la categoria forse maggiormente compromessa con il fascismo, e, pertanto, quella pi\u00f9 smaniosa di rifarsi una verginit\u00e0 democratica, segnalandosi come la pi\u00f9 implacabile nella denuncia dei mali del fascismo e nella necessit\u00e0 di costruire il futuro del Paese all&#8217;insegna di un antifascismo radicale, programmatico, assolutamente intransigente.<\/p>\n<p>L&#8217;ideologia dell&#8217;antifascismo permanente, come strumento per mantenere in piedi una surrettizia divisione degli Italiani in buoni e cattivi, con la ferma e feroce volont\u00e0 di includere se stessi fra i primi e nell&#8217;avocare a s\u00e9 tutti i vantaggi derivanti dallo status morale di essere i vincitori della seconda guerra mondiale (?) e della guerra civile del 1943-45.<\/p>\n<p>Uno dei pi\u00f9 lucidi interpreti di questo processo, \u00e8 stato l&#8217;ambasciatore e politologo Sergio Romano, che ha levato una delle poche voci libere e dignitose nel coro servile dei conformisti e dei menestrelli di regime.<\/p>\n<p>Ha scritto, dunque, Sergio Romano, nel suo saggio \u00abLe Italie parallele. Perch\u00e9 l&#8217;Italia non riesce a diventare un paese moderno\u00bb (Milano, TEA, 1996, pp. 99-101; 104-105):<\/p>\n<p>\u00abCome quella di altri leader politici &#8211; Hitler, Stalin, Kennedy &#8211; la morte di Mussolini verr\u00e0 scritta e riscritta con infinite varianti. Chi dette l&#8217;ordine, chi fu incaricato dell&#8217;esecuzione, dove e quando ebbe luogo, quali furono, se vi furono, le complicit\u00e0 internazionali, sono questo quesiti che continueranno a formare materia di appassionanti rievocazioni. Se le tracce d&#8217;arsenico rinvenute nei capelli di Napoleone rilanciano periodicamente la tesi dell&#8217;avvelenamento, \u00e8 facile prevedere che della fucilazione di Mussolini le cronache si occuperanno per molto tempo.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;aspetto pi\u00f9 importante della vicenda \u00e8 perfettamente chiaro. Possono esservi dubbi sul modo in cui il capo del fascismo fu ucciso, ma non pu\u00f2 esservene alcuno sulle ragioni della sua morte. Fu ucciso perch\u00e9 il suo processo, se egli fosse rimasto in vita, si sarebbe inevitabilmente trasformato in un processo al fascismo. L&#8217;imputato, per difendersi, avrebbe ricordato gli avvenimenti che precedettero la marcia su Roma., il nome dei ministri liberal-democatici che parteciparono al suo primo governo, il risultato delle elezioni del 1924, il voto di fiducia al Senato dopo l&#8217;assassinio di Matteotti, il velleitarismo degli aventiniani, il &quot;plebiscito&quot; del 1929,, i meriti sociali del regime, , l&#8217;ammirazione internazionale per le sue realizzazioni, lo straordinario consenso dopo la guerra d&#8217;Etiopia, l&#8217;atto di omaggio che egli aveva ricevuto da molti vecchi antifascisti dopo la conquista dell&#8217;impero. Molte delle sue affermazioni sarebbero state contestabili, ma il risultato del processo sarebbe stato pur sempre un grande dibattito nazionale sul fascismo e sulle sue responsabilit\u00e0 storiche.<\/p>\n<p>I partiti del Comitato di liberazione nazionale, e in particolare il partito comunista, vollero evitarlo. Anzich\u00e9 interrogare e interpellare pubblicamente il regime, preferirono punirlo e sopprimerlo. L&#8217;Italia, in tal modo, esce dal fascismo e rientra in democrazia senza chiedersi perch\u00e9 \u00e8 stata fascista. Sulla realt\u00e0 censurata e rimossa prevale da allora nella vita politica italiana una versione ortodossa: il fascismo \u00e8 &quot;un regime reazionario di massa&quot; imposto con un violento &quot;colpo di coda&quot; dagli ambienti pi\u00f9 retrivi del paese in un momento in cui, cessati ormai i torbidi dell&#8217;immediato dopoguerra, esistevano le condizioni per il ripristino della normalit\u00e0. Alla definizione di questa ortodossia concorse una sorta di patto tacito fra l&#8217;antifascismo militante, da poco rientrato in patria, e la grande maggioranza degli italiani.<\/p>\n<p>Il primo aveva un evidente interesse a censurare le proprie responsabilit\u00e0 e a dimenticare i propri errori. La democrazia restaurata aveva bisogno dei veri e propri eroi e ogni partito era fortemente interessato alla ricostruzione della propria dinastia.<\/p>\n<p>Furono dimenticati i duri articoli di Gramsci nell&#8217;&quot;Ordine Nuovo&quot; contro i socialisti riformisti e furono taciuti i contrasti che avevano diviso i comunisti italiani, persino in carcere, tra la fine degli anni 20 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;30. Furono dimenticati i veti di Sturzo contro Giolitti e fu taciuto, o soltanto bisbigliato, che la sua partenza dall&#8217;Italia fu dovuta anche, e soprattutto, alle pressioni delle autorit\u00e0 ecclesiastiche. Furono dimenticati l&#8217;imbelle riformismo di Turati, il massimalismo declamatorio di Serrati, il velleitarismo degli aventiniani, il narcisismo intellettuale di Nitti. La verit\u00e0 canonica voleva che le libert\u00e0 degli italiani fossero state violate da una sorta di complotto fra la monarchia, i gradi industriali, gli agrari e alcune squadre di teppisti o avventurieri con la complicit\u00e0 della burocrazia e delle forze armate.<\/p>\n<p>Tale versione conveniva alla grande maggioranza degli italiani. L&#8217;uomo della strada poteva sostenere che egli era stato spettatore passivo di un regime in cui non aveva creduto. I burocrati e i professori, che si erano iscritti al partito per esigenze di vita. I generali, che non avevano alcuna responsabilit\u00e0 nell&#8217;impreparazione delle forze armate allo scoppio del conflitto. Gli industriali, che avevano agito in stato di necessit\u00e0. E l&#8217;intero paese infine (fascisti e antifascisti) , che la guerra non era stata perduta dagli italiani, ma da Mussolini.<\/p>\n<p>La prima conseguenza del patto tacito che gli antifascisti militanti strinsero con la grande maggioranza dei loro connazionali fu la rinuncia all&#8217;epurazione. Il tentativo di ripulire l&#8217;Italia dalle sue scorie fasciste dur\u00f2 quattro anni, dalla fine del 1943 al febbraio del 1948. Il primo provvedimento fu una decisione del governo Badoglio del 28 dicembre 1943, ma l&#8217;operazione cominci\u00f2 con un regio decreto del 12 aprile 1944 che istitu\u00ec un Alto commissariato per la &quot;defascistizzazione delle amministrazioni pubbliche&quot;.[&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;amnistia e la fine dell&#8217;epurazione furono una prova di realismo e di buon senso. Mani veri motivi della decisione furono taciuti e la tesi su cui poggiava la filosofia della punizione continu\u00f2 a essere proclamata come verit\u00e0 ufficiale. Per la storia politica e civile degli italiani questa ipocrisia fu una bomba a scoppio ritardato, destinata a provocare gravi danni alla societ\u00e0 e allo Stato. Mi spiego meglio. Nell&#8217;immediato dopoguerra, quando i provvedimenti furono adottati, tutti sapevano che la politica della punizione sarebbe stata iniqua e selettiva; e tutti capirono perfettamente, quindi, le ragioni dell&#8217;amnistia e dell&#8217;archiviazione de procedimenti d&#8217;epurazione. Come aruspici che s&#8217;incontrano nel foro, la maggior parte degli italiani avrebbe sorriso del proprio antifascismo e di quello del proprio interlocutore. Ma col passare del tempo, a mano a ,mano che nuove generazioni si affacciavano nella societ\u00e0, la verit\u00e0 canonica divenne verit\u00e0 storica e fu persa memoria delle ragioni per cui la punizione era stata impossibile. Martellata nei giornali, nei manuali e nelle celebrazioni ufficiali della Repubblica, l&#8217;ortodossia antifascista divenne l&#8217;ideologia fondatrice della Repubblica italiana e proclam\u00f2 come articolo di fede l&#8217;esistenza di uno Stato nato dalla Resistenza in cui un popolo schiavo aveva finalmente spezzato le catene di un regime minoritario e poliziesco. Ma i i giovani italiani a cui era stato insegnato questo particolare catechismo repubblicano dovettero necessariamente chiedersi perch\u00e9 l&#8217;antifascismo vittorioso non fosse riuscito a ripulire lo Stato da morbo fascista, perch\u00e9 i vecchi apparati burocratici e i maggiori responsabili dell&#8217;economia nazionale fossero rimasti a loro posto, perch\u00e9 tra la monarchia e la repubblica vi fosse una sostanziale continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Nasce da quella constatazione la tesi, diffusa e incoraggiata dal partito comunista, che la resistenza era stata &quot;tradita&quot; e che la rivoluzione morale era stata sabotata da un complotto tra forze reazionarie: la Chiesa, il &quot;grande capitale&quot;, gli interessi internazionali degli Stati Uniti. La tesi divenne la piattaforma morale del partito comunista che se ne serv\u00ec per presentarsi al paese come il pi\u00f9 legittimo erede dell&#8217;antifascismo militante, come l&#8217;unico partito che avesse sempre combattuto contro il fascismo, dalle origini ai suoi pi\u00f9 recenti camuffamenti. \u00c8 la stessa tesi che ispir\u00f2 pi\u00f9 tardi, nella sua versione pi\u00f9 truce e radicale, alcuni movimenti terroristici degli anni &#8217;70. Ed \u00e8 questa la ragione, in ultima analisi, per cui il partito comunista ne porta l&#8217;indiretta responsabilit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, Sergio Romano avanza anche una ragionevole e onesta spiegazione d&#8217;ordine generale per la rinuncia alla defascistizzazione e per l&#8217;amnistia di togliattiana memoria. Non fu una decisione dettata dal buon senso (quando mai la classe dirigente italiana si \u00e8 fatta dettare il copione da considerazioni di buon senso?), e nemmeno da umanit\u00e0 e generosit\u00e0 (merci ancora pi\u00f9 rare sul mercato della politica nazionale), ma solo da cinico opportunismo: tutti assolti, nessun colpevole, tranne quelli che avevano gi\u00e0 pagato.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 Mussolini doveva morire, e doveva morire in quel modo: e, con lui, i gerarchi di Sal\u00f2, a dispetto del fatto che, in molti casi, non erano stati n\u00e9 peggiori, n\u00e9 pi\u00f9 colpevoli di quelli del Ventennio; e sorvolando su particolari imbarazzanti, come, ad esempio, la presenza di un comunista della prima ora, come Nicola Bombacci, tra i fedelissimi del Duce che pagarono con la vita, o di un uomo di provata fede democratica, come Carlo Silvestri, fra coloro i quali cercarono di fare da intermediari affinch\u00e9 lo spargimento di sangue fratricida fosse ridotto al minimo, almeno nelle ultime settimane di guerra.<\/p>\n<p>Ma, in realt\u00e0, basta grattare anche di poco sotto la superficie della Vulgata storica antifascista, e si scopre che non \u00e8 tutto oro quello che luccica. Perch\u00e9, ad esempio, fu assassinato il filosofo Giovanni Gentile, se non per mettere a tacere la voce di un uomo di indubbio prestigio e di assoluto disinteresse, che stava esortando gli Italiani ad affrontare compatti l&#8217;immane sciagura nazionale, e ad astenersi dal perseverare in una lotta fratricida, che tanto sangue e tanto dolore stava spargendo tra le famiglie dell&#8217;Italia centro-settentrionale?<\/p>\n<p>C&#8217;era, poi la faccenda della nazionalizzazione delle grandi industrie, progettata da Mussolini fin da prima del 25 luglio 1943, ed effettivamente attuata, anche se solo sulla carta, negli ultimi mesi di vita della Repubblica di Sal\u00f2. Si trattava di un fatto, non di una pia intenzione: ma come farlo quadrare con la Vulgata antifascista, che vedeva nel fascismo, appunto, soltanto un regime reazionario di massa, al soldo di industriali, finanzieri e agrari senza scrupoli? Semplice: sostenendo che si era trattato di un&#8217;operazione di facciata, insincera e puramente propagandistica. Sta di fatto, che dopo il 1945, di nazionalizzare la grande industria non si parl\u00f2 pi\u00f9; e nemmeno di imporre il peso della ricostruzione a quei capitalisti che avevano fatto affari d&#8217;oro sotto il fascismo, e, poi, con la guerra medesima.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia democratica, nata dalla Resistenza, non seppe fare in circa mezzo secolo di vita pacifica, quello che la Repubblica Sociale aveva cercato di fare in pochi mesi, con la duplice invasione del territorio nazionale, in mezzo a difficolt\u00e0 e distruzioni inimmaginabili, durante la fase pi\u00f9 crudele della seconda guerra mondiale e della guerra civile.<\/p>\n<p>Ma questo, non lo si poteva dire: bisognava che i repubblicani di Sal\u00f2 fossero, tutti senza eccezione, dei volgari \u00abrepubblichini\u00bb: gente senza onore, senza dignit\u00e0, senza patria, al soldo dell&#8217;occupante tedesco. Solo delegittimando costoro, si poteva far rifulgere la nobilt\u00e0 delle intenzioni della parte avversa; e, con ci\u00f2, conferire l&#8217;eterno imprimatur democratico ai partiti antifascisti, usciti dalle catacombe nel 1943-45 e ben decisi a far valere le loro vecchie logiche di potere: quelle stesse che avevano gettato l&#8217;Italia nella guerra civile \u00abde facto\u00bb del 1919-22 e, infine, l&#8217;avevano consegnata al fascismo.<\/p>\n<p>Soprattutto, bisognava che la memoria di Mussolini fosse inchiodata alla perpetua infamia di aver servito per due decenni gli egoistici interessi di un pugno di biechi capitalisti reazionari: proprio lui, che era stato sempre un uomo dell&#8217;estrema sinistra: il figlio del fabbro, socialista da sempre e ammiratore, a sua volta ammirato, di Lenin (che lo considerava l&#8217;unico rivoluzionario serio esistente in Italia nel primo dopoguerra).<\/p>\n<p>Quanti scheletri nell&#8217;armadio, nella casa della sinistra italiana! Quanta ipocrisia nel voler negare a Mussolini, fino all&#8217;ultimo, la legittimit\u00e0 delle sue origini socialiste, della sua lunga e accanita militanza socialista; per ridurre la storia d&#8217;Italia fra il 1919 e il 1945 al delirio di onnipotenza di un pazzo megalomane, per di pi\u00f9 squallidamente inserito sul libro paga dei capitalisti reazionari. Quanta ipocrisia nel delineare una sinistra buona, perch\u00e9 coerente con il marxismo e il leninismo, ed una cattiva, anzi, pessima, che era diventata il contrario di se medesima, mettendosi al servizio dei padroni, armata di manganelli e olio di ricino.<\/p>\n<p>Quanta ipocrisia, in tutti quegli uomini di partito e di sindacato, in tutti quegli intellettuali che, dopo aver collaborato pi\u00f9 o meno entusiasticamente col fascismo, o dopo aver avuto tanta responsabilit\u00e0 nella sua vittoria (e che dire della politica filo-nazista dei comunisti, dopo il patto Molotov-Ribbentrop dell&#8217;agosto 1939?), nel 1945 fecero disinvoltamente il salto della quaglia e s&#8217;improvvisarono campioni integerrimi dell&#8217;antifascismo, magari sostenendo &#8211; come fece, ridicolmente, Ruggero Zangrandi &#8211; che essi avevano solo finto di aderire al fascio, per poterlo meglio indebolire e disgregare dall&#8217;interno?<\/p>\n<p>A ben guardare, si tratta di una costante culturale, politica e morale del popolo italiano e della sua classe dirigente.<\/p>\n<p>Ai tempi di Tangentopoli (si dice cos\u00ec per intendere il 1992-94, perch\u00e9 tutti sanno che Tangentopoli non \u00e8 mai finita), Bettino Craxi sosteneva che tutti i partiti avevano condiviso il reato del proprio finanziamento illecito: dunque, nessuno era colpevole.<\/p>\n<p>Oggi, un altro capo di governo batte e ribatte sul concetto che, se il fisco \u00e8 iniquo, si capisce che i cittadini lo evadano; di pi\u00f9: che fanno bene ad evaderlo. Perch\u00e9, in tali condizioni, il reato non \u00e8 un reato, ma una sacrosanta forma di legittima difesa contro lo Stato, esoso ed ingiusto. I cattivi sono sempre gli altri, appunto; noi, siamo solo dei poveri traditi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poco da fare: siamo sempre gli stessi dell&#8217;8 settembre 1943.<\/p>\n<p>Siamo rimasti gli stessi, non siamo cresciuti di un millimetro, n\u00e9 tecnicamente, n\u00e9 moralmente.<\/p>\n<p>I cattivi sono gi altri, noi siamo i traditi: le vittime, con diritto a costituirci parte civile nel processo alla storia, che ci assolver\u00e0 tutti quanti con formula piena.<\/p>\n<p>Come sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia di fondo delle Brigate Rosse e, in generale, del terrorismo di sinistra degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, partiva dal presupposto che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[102,137,178],"class_list":["post-27246","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-benito-mussolini","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27246","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27246"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27246\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27246"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27246"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27246"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}