{"id":27242,"date":"2009-06-12T07:04:00","date_gmt":"2009-06-12T07:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/12\/una-civilta-che-non-ama-piu-la-musica-e-una-civilta-moribonda-che-non-ama-la-vita\/"},"modified":"2009-06-12T07:04:00","modified_gmt":"2009-06-12T07:04:00","slug":"una-civilta-che-non-ama-piu-la-musica-e-una-civilta-moribonda-che-non-ama-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/12\/una-civilta-che-non-ama-piu-la-musica-e-una-civilta-moribonda-che-non-ama-la-vita\/","title":{"rendered":"Una civilt\u00e0 che non ama pi\u00f9 la musica \u00e8 una civilt\u00e0 moribonda, che non ama la vita"},"content":{"rendered":"<p>Non ci sembra sia necessario essere dotati di una particolare perspicacia per accorgersi della generale decadenza del senso musicale nella nostra civilt\u00e0; a meno che si vogliano considerare come dei segni di vitalit\u00e0 le folle giovanili strabocchevoli che assiepano i concerti di musica rock o, peggio, l&#8217;irrinunciabile frastuono da discoteca del sabato sera.<\/p>\n<p>Intendiamoci: le sale da concerto sono sempre discretamente affollate; e le serate di lirica all&#8217;Arena di Verona continuano ad essere un evento culturale importante: ma tutto questo non \u00e8 certo sufficiente a nascondere la crescente disaffezione del pubblico nei confronti della musica; al contrario. Relegata in ambienti socialmente esclusivi, la musica viene imbalsamata e trasformata in un rito sempre pi\u00f9 stanco e vuoto, sempre pi\u00f9 monotono e ripetitivo.<\/p>\n<p>La musica, la buona musica, non \u00e8 pi\u00f9 un fatto popolare, non \u00e8 pi\u00f9 una manifestazione viva e sentita del corpo sociale; \u00e8 un&#8217;area riservata a pochi appassionati con il culto della perfezione tecnica o, peggio, semplicemente desiderosi di servirsene per marcare uno \u00abstatus\u00bb: insomma, un cadavere eccellente che ingombra il magazzino delle cose inutili.<\/p>\n<p>Un giudizio troppo pessimistico?<\/p>\n<p>Eppure c&#8217;\u00e8 stato un tempo, sempre nell&#8217;ambito della civilt\u00e0 occidentale, in cui la musica era un fatto collettivo di enorme rilevanza; improntava di s\u00e9 ogni ambito della cultura e della vita; era una parte fondamentale del percorso degli studi superiori, una delle quattro arti del \u00abquadrivium\u00bb (le altre tre erano la matematica, la geometria e l&#8217;astronomia); faceva risuonare ad ogni ora del giorno e della notte le navate delle cattedrali e i chiostri dei conventi, grazie agli accenti suggestivi del canto gregoriano, una delle pi\u00f9 alte espressioni della nostra civilt\u00e0 musicale.<\/p>\n<p>Anche per la musica \u00e8 avvenuto, poi, quel che \u00e8 accaduto al teatro, alle arti figurative, all&#8217;architettura, alla poesia stessa: a partire dal Rinascimento, gradualmente, essa si \u00e8 trasformata in un fatto eminente tecnico, virtuosistico, specialistico; qualche cosa da fruire in ambiti sempre pi\u00f9 circoscritti, fra intenditori, e non pi\u00f9 una schietta manifestazione dell&#8217;anima collettiva. In breve, \u00e8 fuggita dalla vita quotidiana e si \u00e8 rinchiusa in una torre d&#8217;avorio.<\/p>\n<p>E se questo \u00e8 avvenuto della musica \u00abalta\u00bb, un destino analogo &#8211; anche se pi\u00f9 lento e graduale &#8211; si \u00e8 compiuto per quella \u00abbassa\u00bb, ossia per le manifestazioni musicali della civilt\u00e0 contadina. Un tempo, era cosa assolutamente normale che nelle famiglie contadine vi fosse qualcuno che sapeva suonare discretamente uno strumento, fosse il violino, il flauto o, pi\u00f9 recentemente, la chitarra: cos\u00ec, per tradizione familiare o per istinto, senza alcuno studio regolare e, magari, senza saper leggere le note su uno spartito; ed era in tal modo che le feste rurali alleviavano la fatica del lavoro nei campi, nelle belle sere d&#8217;estate. Cos\u00ec, la musica diventava un fatto di socialit\u00e0, un fatto di aggregazione; un elemento di quella che Ivan Illich ha chiamato la societ\u00e0 conviviale.<\/p>\n<p>Ridurre la musica ad un fatto tecnico, ad un fatto di abilit\u00e0 specialistica, vuol dire staccarla completamente dalla sua funzione sociale e, quindi, impoverire una data civilt\u00e0 di un aspetto fondante della sua struttura.<\/p>\n<p>In altre parole, la musica o \u00e8 sentita come un fatto collettivo, come il lievito di un intero modo di essere, non individuale ma sociale; oppure, semplicemente, non \u00e8: si riduce a una pianta esotica, da coltivare in serra, mediante l&#8217;opera di pochi giardinieri scelti che indossano i guanti, cos\u00ec come il tecnico di laboratorio indossa il suo camice bianco.<\/p>\n<p>Ha osservato in proposito Quirino Principe nel suo saggio: \u00abLa rivelazione incompiuta\u00bb (Milano, Rusconi Editore, 1970, pp. 137-141):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 possibile riconoscere nell&#8217;Occidente la civilt\u00e0 che, tra le altre, \u00e8 stata la pi\u00f9 musicale, e quella che oggi lo \u00e8 meno Ci\u00f2 dipende quasi certamente dalla cattiva risposta che essa, come civilt\u00e0 e come societ\u00e0, ha dato alle risorse della musica: ha ricevuto molto, ha dato poco. Una definizione antica, pitagorica e platonica, attribuiva alla musica il carattere di terapia morale e anche fisica dell&#8217;individuo, ma in questa funzione era presente un&#8217;ulteriore virt\u00f9, capace di dar buona salute alla societ\u00e0, per cui la musica diventava quasi un modello di vita politica. L&#8217;idea sopravvive nei padri della Chiesa, e vive ancora a lungo nella nostra produzione culturale; non a caso parole come &quot;armonia&quot; e &quot;accordo&quot; hanno una precisa origine musicale.<\/p>\n<p>Se poi si misura la compattezza di una societ\u00e0 attraverso il rapporto tra musica e pubblico, si vedr\u00e0 come anche sotto questo aspetto &#8211; soprattutto il Medioevo latino e cristiano &#8211; \u00e8 stato per molti secoli una comunit\u00e0 omogenea e ricca di connessioni, mentre ora quella compattezza si \u00e8 frantumata in un accostamento di pieni e vuoti, di grande consapevolezza artistica, alternata a pretenziosa ignoranza. Questa condizione presente \u00e8 sottolineata e aggravata dalla decadenza di alcune forme musicali a vantaggio di altre; decadenza non gi\u00e0 nella qualit\u00e0 ma nella considerazione pubblica e nell&#8217;esecuzione. \u00c8 l&#8217;arcigna preferenza accordata alla musica strumentale, soprattutto orchestrale, \u00e8 il fastidio dell&#8217;insipiente per le composizioni cameristiche e vocali, \u00e8 la scomparsa del gregoriano, ucciso dalla malafede e dalle ottuse innovazioni del cattolicismo &quot;aperto&quot;. Tutto questo non significa proprio che &quot;gli Iddii non cantano pi\u00f9&quot;, come scrisse cinquantacinque anni fa un filosofo radicale, Alain, al quale l&#8217;arte appariva la pi\u00f9 alta manifestazione della religione. Pi\u00f9 vicino al significato fu Hilaire Belloc, nell&#8217;affermare che una societ\u00e0 in cui il canto \u00e8 considerato soltanto un&#8217;arte e giudicato soltanto dalla critica, e in cui in definitiva in cui non si canta pi\u00f9, \u00e8 una societ\u00e0 in pericolo di morte.<\/p>\n<p>Un maestro tradito, Igor Stravinskij, ripeteva spesso che l&#8217;artista vuole in primo luogo la comunicazione e la partecipazione sociale, e poco importa se il musicista e il pubblico amano le stesse cose per motivi diversi. Lo stesso Adorno, in contraddizione con il suo iniquo giudizio su Stravinskij, avrebbe ammesso il fallimento dell&#8217;autonomia assoluta, che tenacemente perseguita dall&#8217;arte moderna addestra quest&#8217;ultima all&#8217;eteronomia: &quot;La libert\u00e0 del procedimento che sa di non essere pi\u00f9 legato a nulla di esterno le consente, in quanto metodo, di adeguarsi a fini che le sono esterni, ma in tal modo determina la sua liquidazione; e pi\u00f9 tardi avrebbe ribadito che la musica ha anche un fine pratico eteronomo, quello di disciplinare la societ\u00e0. E la liquidazione significa poi che l&#8217;opera musicale non si riscontra pi\u00f9 neppure &#8211; se non di rado &#8211; col dissenso motivato, ma con un assenso distratto. Il pubblico dei borghesi \u00e8 succeduto al ristretto pubblico degli intenditori; il borghese paga l&#8217;ingresso al concerto, e quindi non vuole confessare ad altri o a se stesso di essere stato imbrogliato.<\/p>\n<p>Dobbiamo intendere questa liquidazione come definitiva? \u00c8 ben vero che, rispetto ad altre tradizioni, quella occidentale \u00e8 stata forse la pi\u00f9 generosa, e che altre sono state pi\u00f9 &quot;ferme&quot; (non &quot;primitive&quot;); ma ci domandiamo se il vicolo cieco, l&#8217;assenza di qualsiasi via d&#8217;uscita che oggi imprigiona la musica non volgare, non sia il prezzo che dobbiamo pagare per uno sviluppo cos\u00ec rapido, che in meno di tre secoli ha trasformato la polifonia anglo-fiamminga e italiana nelle modulazioni di &quot;Tristano&quot;. N\u00e9 giova indicare come via d&#8217;uscita dal vicolo cieco il ritorno all&#8217;indietro, a meno che non ci si voglia rassegnare per un tempo lungo e non definito a un&#8217;espiazione da scontarsi doverosamente, , un&#8217;espiazione intesa come un rassegnato ripetere (rinuncia all&#8217;originalit\u00e0, dopo tanta originalit\u00e0) o come silenzio.<\/p>\n<p>\u00c8 stato detto che &quot;oggi la musica&#8230; riscuote il debito antichissimo gi\u00e0 insito nella separazione dello spirito dalla fisicit\u00e0, del lavoro spirituale da quello manuale: il debito del privilegio&quot;. Ci\u00f2 \u00e8 vero, nel senso che la musica occidentale, soprattutto negli ultimi due secoli, non ha preteso per s\u00e9 soltanto incessanti novit\u00e0 e crescente complessit\u00e0, ma ha voluto escludere da s\u00e9 ogni residuo di imperfezione e di approssimazione: la perizia men che impeccabile dell&#8217;esecutore, la poco eccellenza materiale dello strumento, persino un&#8217;acustica lievemente difettosa del luogo d&#8217;esecuzione , ormai limitato quasi esclusivamente ala sala da concerto. Si esige un ascolto ideale d musica ideale, gi\u00e0 avvalorato, infatti, dall&#8217;idealismo (si pensi a un Wackenroder), Fu il romanticismo a diffondere la convinzione che l&#8217;esecutore musicale non eccelso sia poco interessante o addirittura intollerabile, cos\u00ec come \u00e8 stata tipica dell&#8217;Ottocento la passione dei grandi virtuosi: Thalbert, Liszt, Paganini.<\/p>\n<p>Ma alla musica buona o eccellente delle sale da concerto corrisponde nello stesso periodo la scomparsa di una musicalit\u00e0 sociale, mentre al di fuori delle sale da concerto lo spazio \u00e8 occupato dalla cattiva o dalla pessima musica. La perfetta esecuzione \u00e8 tanto pi\u00f9 costosa per il pubblico quanto pi\u00f9 \u00e8 apprezzata: tanto pi\u00f9 pregevole significa quindi tanto meno accessibile e tantomeno sociale. Tutto questo sostituisce la vera e legittima omogeneit\u00e0, quella di stile, l&#8217;unica qualit\u00e0 che un tempo consent\u00ec alla musica di avere ascoltatori reali e non fittizi. Cos\u00ec, in un passato non tanto lontano, un pubblico colto e attento sapevo anche apprezzare il nuovo, e poteva battezzare con un nome come &quot;La sorpresa&quot; una composizione in cui riusciva a cogliere uno scarto, una deviazione di stile.<\/p>\n<p>Oggi il pubblico non distingue stile da stile e accetta con rassegnazione il nuovo accanto al consueto: ed \u00e8 il musicista che, costretto quasi dall&#8217;indifferenza degli uditori, d\u00e0 soprannomi curiosi alle sue composizioni. La musica eseguita in pubblico non ha pi\u00f9 un pubblico, perch\u00e9 non \u00e8 sociale; ancora Adorno ha definito la musica contemporanea un potente mezzo a cui sia venuto completamente a mancare il fine.\u00bb<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 contemporanea, dunque, sembra essere ormai divenuta &#8211; come diceva Bach, parlando di una certa principessa tedesca &#8211; \u00abamusa\u00bb: ossia indifferente al fatto musicale, e, al tempo stesso, incapace di coglierne le vibrazioni profonde.<\/p>\n<p>Con quali effetti?<\/p>\n<p>L&#8217;amore e la pratica della musica, sia come ascolto che come esecuzione, non sono un lusso che una data societ\u00e0 possa concedersi o negarsi a piacimento; sono uno dei pilastri su cui essa si regge, e grazie ai quali si qualifica, anche, come civilt\u00e0, ossia come insieme armonioso e compatto di stili, di gusto, di sensibilit\u00e0, di valori. L&#8217;odierno venire meno della musica come fatto sociale ha, pertanto, delle conseguenze gravissime, perch\u00e9 viene a togliere la linfa vitale ad un aspetto essenziale della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Un vecchio accordatore di pianoforti ebbe a dirci, una volta, se avevamo mai fatto caso che le persone le quali amano la musica e suonano con passione uno strumento, sono &#8211; in generale &#8211; delle persone di animo buono, rasserenate, incapaci di cattiveria gratuita. Ecco, la musica \u00e8 anche questo: educazione dello spirito, affinamento dell&#8217;animo, sublimazione delle passioni.<\/p>\n<p>Amare la musica e praticarla, o quanto meno dedicarsi all&#8217;ascolto di essa, \u00e8 una di quelle cose che aiutano l&#8217;uomo ad essere pi\u00f9 umano, che lo sollevano dall&#8217;egoismo e dall&#8217;arrivismo, per proiettare i suoi orizzonti verso la dimensione della bellezza pura e disinteressata.<\/p>\n<p>Ora, se vogliamo individuare il momento in cui la musica si \u00e8 definitivamente allontanata dalla societ\u00e0, non ci sar\u00e0 difficile individuarlo proprio nel Romanticismo, che, secondo la Vulgata dominante, \u00e8 stato, invece, il movimento che maggiormente ha contribuito ad innalzarla e a valorizzarla. Invece non stato cos\u00ec: esso ha \u00abprivatizzato\u00bb la musica, ne ha fatto un&#8217;esperienza di tipo intimistico ed emozionale: sospiri e lacrime a buon mercato, tanto nel campo dell&#8217;opera lirica, quanto nell&#8217;ambito della musica strumentale. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che la figura del musicista romantico, tutto languori e genialit\u00e0 incompresa, ha contribuito molto a questo nuovo modo di intendere il rapporto fra musica e pubblico &#8211; oltre ad esserne stata, naturalmente, una delle conseguenze e, quindi, una delle manifestazioni esteriori.<\/p>\n<p>Quanto alla cosiddetta musica leggera, dopo il tramonto della breve stagione della canzone d&#8217;autore, ci sembra che essa costituisca uno dei fattori della sistematica diseducazione musicale oggi imperante: e proprio il fatto che rumori e strepiti usurpino il nome di \u00abmusica\u00bb, la dice lunga circa la gravit\u00e0 della crisi attuale; che investe, peraltro, anche la poesia, le arti figurative, l&#8217;architettura, sempre come effetto della dissociazione fra arte e societ\u00e0, fra arte e vita.<\/p>\n<p>Esistono ragionevoli motivi per pensare che si tratti di una crisi di passaggio, magari di una crisi di crescita, e non di una crisi strutturale e irreversibile?<\/p>\n<p>Torner\u00e0 il tempo in cui la musica rientrer\u00e0 a far parte del corredo irrinunciabile della formazione intellettuale, spirituale e morale dell&#8217;intera societ\u00e0?<\/p>\n<p>Difficile dirlo: l&#8217;individualismo di massa, che \u00e8 la caratteristica dominante della societ\u00e0 post-moderna &#8211; individualismo di massa: cio\u00e8 qualche cosa di intrinsecamente contraddittorio, quasi di schizofrenico &#8211; non costituisce un retroterra psicologico idoneo a favorire il ritorno di un diffuso senso musicale bene inteso; anzi, tutto il contrario.<\/p>\n<p>Pertanto, se la stagione dell&#8217;individualismo di massa dovesse prolungarsi, dobbiamo aspettarci che sempre pi\u00f9 la realt\u00e0 virtuale &#8211; quella che si fonda sulla cosiddetta rivoluzione informatica &#8211; prenda il posto della realt\u00e0 \u00abvera\u00bb, musica compresa.<\/p>\n<p>Il tramonto della musica come fatto sociale \u00e8, dunque un aspetto di un problema molto pi\u00f9 ampio: il tramonto della realt\u00e0 effettuale di fronte alla strapotenza tecnologica della realt\u00e0 virtuale; e il conseguente imbarbarimento non solo del gusto, ma anche della spiritualit\u00e0 delle persone, ridotte a consumatori sempre pi\u00f9 individualistici di prodotti &#8211; culturali, in questo caso &#8211; sempre pi\u00f9 massificati e standardizzati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci sembra sia necessario essere dotati di una particolare perspicacia per accorgersi della generale decadenza del senso musicale nella nostra civilt\u00e0; a meno che si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30171,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[110,205],"class_list":["post-27242","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-musica","tag-civilta","tag-musica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-musica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27242","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27242"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27242\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30171"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27242"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27242"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27242"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}