{"id":27236,"date":"2008-03-05T03:47:00","date_gmt":"2008-03-05T03:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/05\/ma-non-e-stato-salieri-ne-altri-ad-avvelenare-mozart\/"},"modified":"2008-03-05T03:47:00","modified_gmt":"2008-03-05T03:47:00","slug":"ma-non-e-stato-salieri-ne-altri-ad-avvelenare-mozart","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/05\/ma-non-e-stato-salieri-ne-altri-ad-avvelenare-mozart\/","title":{"rendered":"Ma non \u00e8 stato Salieri, n\u00e9 altri ad avvelenare Mozart"},"content":{"rendered":"<p>E adesso, dopo il successo internazionale del film <em>Amadeus<\/em> di Milos Forman, del 1984, chi riuscir\u00e0 a levare dalla testa di centinaia di milioni di persone che il grande compositore salisburghese mor\u00ec avvelenato da Antonio Salieri, per motivi di gelosia professionale?<\/p>\n<p>La tesi non \u00e8 nuova. Il regista cecoslovacco (allora esisteva ancora la Cecoslovacchia), per la sceneggiatura del suo film, si era basato sul dramma teatrale di Peter Shaffer intitolato, anch&#8217;esso, <em>Amadeus,<\/em> e portato sulle scene di Londra cinque anni prima, nel 1979, riscuotendo un enorme successo.<\/p>\n<p>Ma la diceria che il musicista italiano c&#8217;entrasse, in qualche modo, con la morte improvvisa e un po&#8217; misteriosa di Mozart, avvenuta a Vienna il 5 dicembre 1791, era di assai pi\u00f9 vecchia data. Correva voce che due infermiere dell&#8217;ospedale in cui Salieri, ormai vecchio e cieco, era stato ricoverato, l&#8217;avessero raccolta dalle sue stesse labbra, in punto di morte. E il compositore russo Rimksij-Korsakow l&#8217;aveva ripresa, facendone il fulcro della sua opera <em>Mozart e Salieri<\/em>, rappresentata a Mosca nel 1898.<\/p>\n<p>Un altro artista russo, prima di lui, aveva creduto alla medesima leggenda, il grande poeta e narratore romantico Alexandr Sergeevic Pu\u0161kin. Questi, nel 1830, scrisse il dramma teatrale in versi <em>Mozart e Salieri<\/em>, in un primo tempo intitolato, significativamente, <em>Invidia.<\/em> Il nucleo poetico dell&#8217;opera ruota intorno al fatto che Salieri, divorato dalla gelosia, avrebbe commissionato al detestato Mozart un <em>Requiem<\/em> con l&#8217;intenzione di spacciarlo per suo, dopo aver eliminato il rivale col veleno. Salieri, ovviamente, si sarebbe presentato mascherato allo stupefatto ed ingenuo Mozart, il quale avrebbe accettato un cos\u00ec strano incarico, spinto dalle ristrettezze economiche. Il tema \u00e8 stato ripreso sia da Shaffer che da Forman, che ne sfruttano a fondo tutti gli effetti drammatici e inquietanti, in modo da conferire al &quot;mistero&quot; della morte di Mozart quella patina gotica che accresce il coinvolgimento emotivo del pubblico.<\/p>\n<p>Va detto, per\u00f2, che Pu\u0161kin non aveva alcuna conoscenza di prima mano sulla vicenda; l&#8217;unico elemento reale a cui si \u00e8 ispirato \u00e8 la circostanza che, effettivamente, un tale conte Franz von Walsegg aveva commissionato a Mozart un <em>Requiem<\/em> e che poi, al funerale della propria moglie, tent\u00f2 di farlo passare per opera sua. Fa una certa impressione, inoltre, il fatto che Mozart, al momento della propria morte, stesse lavorando proprio a un <em>Requiem,<\/em> poi completato dal suo amico ed allievo Franz Xaver S\u00fcssmayr. Ma \u00e8 appena il caso di osservare che Antonio Salieri, in tutto questo pasticcio, non c&#8217;entra assolutamente nulla.<\/p>\n<p>Il movente del delitto? L&#8217;invidia di un maturo musicista che aveva assistito con sentimenti contrastanti alla fantastica ascesa del giovane Mozart verso l&#8217;Olimpo musicale europeo. Da una parte aveva provato sbalordimento, ammirazione incondizionata e quasi incredulit\u00e0 per il fantastico genio musicale dell&#8217;austriaco; ma, dall&#8217;altra, anche invidia, gelosia e rancore, tanto pi\u00f9 dopo aver constatato &#8211; e ci voleva poco a constatarlo &#8211; l&#8217;enorme, abissale contrasto fra il Musicista Mozart e l&#8217;uomo Mozart. Il primo era un virtuoso, come se ne compaiono uno ogni due o tre generazioni; il secondo era, puramente e semplicemente, un ragazzaccio immaturo e irresponsabile, rozzo, insignificante, perfino volgare.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dunque la natura aveva voluto far dono di un talento cos\u00ec fuori della misura a un simile individuo, mentre era stata assai pi\u00f9 avara con un onesto musicista che aveva dedicato alla Musa l&#8217;intera sua esistenza, senza mai concedersi distrazioni (ma non era questo il caso di Salieri) e sacrificandosi al massimo?<\/p>\n<p>Come ha scritto Bruno Walter nel secondo centenario della nascita (cit. in P. Buscaroli, <em>La morte di Mozart<\/em>, Milano, Rizzoli, 1996, p. 342):<\/p>\n<p><em>&quot;Nulla di quel che conosciamo dell&#8217;uomo Mozart corrisponde al creatore che fu. Un simile contrasto fra persona umana e grandezza artistica si trova in Bruckner, la cui natura ancor pi\u00f9 ingenua per non dire primitiva, sembra porsi in un simile misterioso rapporto con la potenza e il significato della sua creazione.&quot;<\/em><\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, la grandezza di Mozart non aveva ricevuto quella consacrazione definitiva che spetta ai geni indiscussi. Ragazzo prodigio, aveva fatto molto parlare di s\u00e9, aveva compiuto tre viaggi trionfali in Italia e altri in Germania, Francia e Inghilterra; ed era ancora, alla vigilia del decesso, molto richiesto e ben pagato nella capitale austriaca, ove gli giungevano commesse da mezza Europa (anche se spendeva il denaro con troppa facilit\u00e0 e ci\u00f2 lo metteva continuamente in uno stato di bisogno). Per\u00f2 la sua parabola aveva conosciuto una brusca caduta e, nonostante la rappresentazione di capolavori assoluti, quali <em>Le nozze di Figaro<\/em> (1786), il <em>Don Giovanni<\/em> (1787), <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> (1790) e <em>Il flauto magico<\/em> (1791), il successo strepitoso, che aveva accompagnato il suo esordio di <em>efant prodige<\/em>, gli aveva voltato bruscamente le spalle.<\/p>\n<p>La sua situazione si era poi complicata con la morte dell&#8217;imperatore Giuseppe II, nel 1790, dopo dieci anni di regno, con il quale Mozart aveva avuto un rapporto complesso e tormentato; cos\u00ec come complesso e tormentato lo era stato fra l&#8217;autocrate &quot;illuminato&quot;, figlio della grande Maria Teresa, e la maggioranza ei suoi sudditi i quali, spesso, non capivano il senso del suo fervore riformista. A lui era succeduto sul trono degli Asburgo, ma solo pr un paio danni, il fratello Leopoldo II, gi\u00e0 Granduca di Toscana; che, pur essendo anch&#8217;egli amante della musica, aveva un carattere e una visione delle cose molti diversi da quelli del predecessore.<\/p>\n<p>Le opere di Salieri erano, nel complesso (e specialmente negli ultimi anni di vita del salisburghese), pi\u00f9 famose e pi\u00f9 apprezzate di quelle di Mozart; la gente le conosceva e le fischiettava; alla corte imperiale di Vienna, era lui l&#8217;astro musicale numero uno. Per attribuirgli l&#8217;intenzione di togliere di mezzo il povero Mozart, dunque, \u00e8 necessario pensare a una sorta di premonizione; un presentimento che quel giovanotto (quando mor\u00ec, aveva appena trentacinque anni) lo avrebbe soppiantato o, quanto meno, messo in ombra.<\/p>\n<p>In un certo senso, sarebbe stato un delitto preventivo: Salieri avrebbe ordito la soppressione di Mozart per evitare di essere detronizzato da un giovane, ma pericolosissimo rivale, in un futuro non ancora delineato, ma inevitabile.<\/p>\n<p>In Austria e in Germania, nel Settecento, la figura dell&#8217;artigiano o dell&#8217;artista italiano era abbastanza diffusa, e non particolarmente amata. Esisteva un pregiudizio contro quegli stranieri, di cui \u00e8 traccia anche in diverse opere letterarie.<\/p>\n<p>Ad esempio, nel dramma di Gerhart Hauptmann, <em>Und Pippa tanzt!<\/em> (<em>E Pippa balla!<\/em>), del 1906 &#8211; che ha per sfondo le conseguenze negative dell&#8217;industrializzazione sul lavoro artigianale -, alcuni boscaioli slesiani accoltellano in una rissa un vetraio italiano, Tagliazoni, dopo che il direttore della vetreria lo ha apostrofato con l&#8217;epiteto: &quot;mascalzone di italiano&quot;.<\/p>\n<p>Nel caso della musica e del melodramma &#8211; per non parlare dell&#8217;architettura &#8211; la presenza degli Italiani era malvista per ragioni di gelosia professionale, anche se si riconosceva che i musicisti italiani (e, in minor misura, quelli francesi) possedevano una competenza professionale incontestabile, che poggiava su una grande tradizione e la cui eccellenza era riconosciuta in tutto il mondo. Il melodramma, ad esempio, era stato dominato a lungo da Pietro Metastasio; anche i cantanti italiani erano molto apprezzati dal pubblico e dagli impresari &#8211; un po&#8217; meno dai loro colleghi tedeschi, per ragioni abbastanza facilmente comprensibili.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto, crediamo, che va collocata la leggenda dell&#8217;avvelenamento di Wolfgang Amadeus Mozart da parte di Antonio Salieri.<\/p>\n<p>Ma chi era, dunque, Antonio Salieri, che si \u00e8 portato dietro, nel lasciare questo mondo, una cos\u00ec spiacevole e ingombrante notoriet\u00e0, un sospetto cos\u00ec odioso, come quello di avere ordito l&#8217;assassinio di uno dei massimi geni musicali d&#8217;Europa e del mondo?<\/p>\n<p>Salieri era veneto, di Legnago (provincia di Verona), dove era nato il 18 agosto 1750, sotto il segno del Leone: segno della forza e dell&#8217;ambizione, per chi crede all&#8217;influsso astrologico dello Zodiaco. La sua carriera di musicista era stata un crescendo di successi che, dopo averlo portato in giro per l&#8217;Europa, fra Parigi, Roma, Venezia, Milano e Vienna, era culminata nella sua nomina a maestro di cappella presso la corte asburgica, nel 1778, poi a compositore e insegnante di corte. Aveva debuttato con <em>Le donne letterate<\/em>, nel 1770; e, nel 1778, aveva inaugurato la Scala di Milano allora chiamata Nuovo Regio Ducale Teatro) con <em>Europa riconosciuta<\/em>, che gli era stata commissionata niente di meno che dall&#8217;imperatrice &quot;illuminata&quot; Maria Teresa d&#8217;Austria.<\/p>\n<p>Amico di Metastasio e di Haydn, era considerato uno dei compositori pi\u00f9 prolifici sia di musica sacra e da camera, sia di opere liriche all&#8217;italiana. Molto portato anche per l&#8217;insegnamento, il suo allievo prediletto fu Franz Schubert, che, alla sua morte &#8211; avvenuta a Vienna il 7 maggio del 1825 -, diresse personalmente il <em>Requiem in Do minore<\/em> che lo stesso Salieri aveva composto per la propria morte, pi\u00f9 di venti anni prima.<\/p>\n<p>Un musicista di prim&#8217;ordine, dunque, stimato e apprezzato in tutta Europa; anche se non un genio assoluto come Mozart, allora assai meno celebre di lui. Dopo la sua morte, per\u00f2, \u00e8 rapidamente scivolato nell&#8217;oblio, segno che le sue qualit\u00e0 artistiche non andavano al di l\u00e0 dei gusti musicali del proprio tempo; anche se, da qualche anno, \u00e8 in corso un tentativo di riscoperta e di rivalutazione della sua vasta opera, comprendente trentanove composizioni per il teatro, alcuni concerti per pianoforte e orchestra oltre che per organo, parecchie variazioni su <em>La follia di Spagna,<\/em> serenate e concertini.<\/p>\n<p>Tale il personaggio che avrebbe spinto la sua rivalit\u00e0 nei confronti di Mozart fino a concepire ed eseguire un delitto mediante avvelenamento, e a dissimularne ogni traccia con notevole abilit\u00e0 e sangue freddo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 credibile?<\/p>\n<p>Intanto, cominciamo col dire che, se si vuol pensare che la morte di Mozart fu opera di un delitto, esistevano altri possibili indiziati. Fra questi, e ai primi posti, non c&#8217;\u00e8 una persona, ma una societ\u00e0 segreta: la Massoneria, alla cui filosofia si ispira, come \u00e8 noto, proprio <em>Il flauto magico<\/em>, l&#8217;ultima opera importante di Mozart e che \u00e8 anche, un po&#8217;, il suo testamento spirituale.<\/p>\n<p>Tamino e Papageno, impegnati nell&#8217;impresa di liberare la bella Pamina, hanno forse commesso l&#8217;imperdonabile imprudenza di rivelare qualcosa che avrebbe dovuto rimanere segreta, violando cos\u00ec quel sacro dovere del riserbo pi\u00f9 assoluto, che i liberi muratori si impegnavano a mantenere circa la propria societ\u00e0?<\/p>\n<p>Alcuni storici lo hanno pensato e, in certi casi, si sono spinti fino a puntare apertamente il dito contro la Massoneria, che avrebbe attuato, avvelenando Mozart o costringendolo ad avvelenarsi, in una sorta di sacrificio rituale. Ma la tesi \u00e8 caduta da tempo in discredito ed \u00e8 stata ormai praticamente abbandonata, per un insieme di ragioni alquanto verosimili.<\/p>\n<p>Un ulteriore elemento di confusione &#8211; di macabra confusione &#8211; \u00e8 stato portato, nell&#8217;enigma della morte di Mozart, dall&#8217;affare Hofdemel.<\/p>\n<p>Il grande musicista dava lezioni di musica a una ragazza di nome Maria Magdalena, moglie di un certo Franz Hofdemel che, pare, sospettava esistesse una tresca tra i due; bisogna dire che Mozart non disdegnava affatto le scappatelle coniugali, a dispetto dell&#8217;immagine edulcorata, cara a certi suoi pii biografi, di un marito esclusivamente innamorato della moglie, Constanze Weber (che, da parte sua, non lo amava, anche perch\u00e9 era gelosa della sorella Aloysia, che riteneva esser stata il vero, grande amore di lui). Ebbene, il giorno dopo la morte di Mozart, questo Hofdemel si suicid\u00f2 nel modo pi\u00f9 truculento, tagliandosi la gola &#8211; alla presenza della moglie -, al termine di una violenta lite domestica. Inutile dire che corse subito voce che quel suicidio (e, forse, quel tentato omicidio di Maria Magdalena), avessero a che fare con la relazione di quest&#8217;ultima col musicista, se non anche, addirittura, con la sua morte improvvisa e, apparentemente, inspiegabile.<\/p>\n<p>\u00c8 stato un patologo americano, Artuhur E. Rappoport, a gettare finalmente un fascio di luce convincente sulla morte improvvisa di Mozart, nel 1981: tre anni prima, quindi, del film di Milos Forman. Ma a che cosa \u00e8 servito? Il rapporto di un oscuro patologo non pu\u00f2 competere, nell&#8217;immaginario collettivo, con le animate, coloratissime immagini di un film di successo, girato da un grande regista con larghezza di mezzi, e ammirato da milioni e milioni di persone. Cos\u00ec, la &quot;leggenda nera&quot; di Salieri, divulgata incautamente da Pu\u0161kin, \u00e8 sopravvissuta e si \u00e8 imposta, a dispetto di ogni evidenza.<\/p>\n<p>Un musicologo italiano che si \u00e8 lungamente interessato alla vicenda della morte di Mozart e alla sue oscure (o almeno cos\u00ec parve) circostanze, \u00e8 stato Piero Buscaroli. Personaggio politicamente scorretto quant&#8217;altri mai, e indigesto alla destra pi\u00f9 ancora che alla sinistra (uno, del resto, che non le manda a dire: celebre la maledizione da lui lanciata a Gianfranco Fini, l&#8217;indomani del Congresso di Fiuggi), Buscaroli \u00e8 un formidabile conoscitore della musica tedesca, avendo, tra l&#8217;altro, scritto una monumentale biografia di Johann Sebastian Bach, della quale ci siamo altrove occupati (cfr. Francesco Lamendola, <em>Johann Sebatian Bach, un musicista poeta<\/em>, negli <em>Atti<\/em> della Societ\u00e0 &quot;Dante Alighieri&quot; di Treviso, ma anche sul sito di Arianna Editrice) e di una ancor pi\u00f9 voluminosa biografia di Ludwig van Beethoven.<\/p>\n<p>Anch&#8217;egli, per qualche tempo, ha raccolto l&#8217;accusa rivolta alla Massoneria, per poi convincersi, dopo gli studi di Aloys Greither, musicologo e medico, e di Arthur Rappoport, che la malattia e la morte di Mozart furono dovute a una malformazione congenita del tratto uretrale o renale, di cui la malformazione del padiglione auricolare sinistro era un indizio che, oggi, alla luce delle moderne conoscenze di patologia, appare altamente significativo.<\/p>\n<p>Ma ecco alcuni passaggi della ricerca svolta da Piero Buscaroli nel suo saggio <em>La morte di Mozart<\/em>, Milano, Rizzoli, 1996.<\/p>\n<p><em>&quot;Che Mozart morisse di veleno pare impossibile. Ma molti lo credettero, perch\u00e9 molte circostanze fecero credere che cos\u00ec fosse stato. La voce che fosse morto avvelenato corse immediatamente. Il<\/em> Musikalisches Wochenblatt <em>di Berlino lo afferm\u00f2 il 31 dicembre in una corrispondenza datata Praga, 12 dicembre. Non si facevano nomi, n\u00e9 moventi Ma<\/em> glaubt man <em>vuol dire che la voce circolava. Nella biografia di Niemetschek comparvero insieme due capisaldi del repertorio di Constanze: la passeggiata al Prater in cui,<\/em> eines Tages<em>, Wolfgang le avrebbe detto il timore che lo stessero avvelenando; e quella regina delle favole, sacra al lacrimatorio universale, secondo cui scriveva il<\/em> Requiem <em>per se stesso.&quot;<\/em> (<em>Op. cit.,<\/em> p. 217).<\/p>\n<p><em>&quot;Il nome di Salieri si radic\u00f2 dopo che, preda della demenza senile, si era accusato da s\u00e9, e siccome era bizzoso e inviso, fu creduto; dapprima per scherno e dispetto, poi con acre convinzione. Fu creduto perch\u00e9 era<\/em> Welsch<em>, terrone, italiano; e gl&#8217;italiani, che i sovrani tedeschi predilessero lungo due secoli, avevano benissimo meritato, per intrighi, sufficienza, ignoranza, e per quella loro pretesa, durata fino a Gasparo Spontini, di lavorare e spadroneggiare in Germania continuando a parlare e capire soltanto l&#8217;italiano, il compatto odio di cui erano attorniati&quot;<\/em> (p. 218)<\/p>\n<p><em>&quot;Mor\u00ec, il povero Salieri, il 7 maggio 1825. Dopo due tentativi di tagliarsi la gola, due infermieri lo sorvegliarono notte e giorno, fino a che la morte lo colse, completamente demente. Quale che fosse la verit\u00e0 sulle piccole o grandi &#8216;cabale&#8217; da lui ordite contro Mozart (che, in questo tema, era almeno altrettanto vivace) la lurida leggenda che al suo nome di apprese fu una punizione immeritata, in cui fin\u00ec col compendiarsi ,quasi una vendetta riassuntiva e simbolica, la rivalsa dei musicisti tedeschi contro la soggezione in cui gl&#8217;italiani li avevano tenuti per due secoli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pu\u0161kin la trasfer\u00ec, cinque anni dopo, nella letteratura d&#8217;appendice, e il cinematografo ne fece una ghiottoneria per le turbe evolute assetate di sapere e verit\u00e0.&quot;<\/em>(p. 219).<\/p>\n<p><em>&quot;Su questo soggetto<\/em> [ossia, le cause del decesso di Mozart] <em>mutai pi\u00f9 volte opinioni in un quarantennio. Come un inquisitore scontento, ho esplorato tutte le ipotesi dell&#8217;avvelenamento: non certamente la pi\u00f9 celebre, quella che l&#8217;attribuisce al povero Salieri. Roccaforte della mia certezza e del disgusto per l&#8217;autore russo che invent\u00f2 l&#8217;accusa in sede letteraria, la certezza di Beethoven: non avrebbe mai dedicato a Salieri le tre Sonate dell&#8217;Op. 12, se la pi\u00f9 pallida ombra avesse sfiorato il passato del vecchio, ormai svanito. Sono, anzi, sicuro che quella dedica fu un gesto di meditata rampogna contro gl&#8217;inventori dell&#8217;accusa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Esplorai l&#8217;ipotesi di un veleno propinato da Constanze e S\u00fcssmayr. Poi, l&#8217;avvelenamento da parte dei massoni, sostenuta da molti e, nel modo pi\u00f9 fanatico e risoluto, da Mathilde Lidendorff (1882-1966), la battagliera indomita psichiatra teosofa filosofa e scrittrice che fu seconda moglie al Quartiermastro generale dell&#8217;Armata imperiale germanica. Il suo furore antimassonico, di matrice ultranazionalista, antidemocratica e antisemita, \u00e8 risorto, metamorfizzato in un bando di crociata ultracattolica,<\/em> Mozarts Tod 1791-1971, <em>il libro che tre medici scrittori, gi\u00e0 specialisti mozartiani ciascuno per proprio conto, Johannes Dalchow, Gunther Duda e Dieter Kerner, pubblicarono \u00abnel 180. Anniversario della sua fine violenta il 5 dicembre 1971\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Diceva Prezzolini che fin quando non vi si fosse imprato a ridere della massoneria, invece di temerla, l&#8217;Italia non sarebbe stata nazione rispettabile.. Ma la Germania non deve passarsela meglio, e appare che i massoni vi siano tenuti in gran conto e timore, se i tre medici cattolici non trovarono un editore professionista e dovettero rifugiarsi sotto la guerriera insegna chiamata Hohe Warthe, ossia Alta Torre, di un nobile signore Franz von Bebenburg.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Seppure dopo un&#8217;incertezza durata un paio d&#8217;anni, e una strenua analisi delle circostanze finissi per archiviarla, l&#8217;accusa principale dei tre medici ai massoni, di aver costretto Mozart a una sorta di suicidio rituale, mi parve profonda e convincente e, soprattutto, la pi\u00f9 idonea a spiegare una quantit\u00e0 di misteri. Ancora nel 1988, un accigliato lettore mi rinfacciava di aver dato per provata, in una conferenza al Teatro Comunale di Firenze, la tesi dell&#8217;avvelenamento per opera dei massoni. \u00c8 vero, passai per tale fase. Il fondamento dell&#8217;accusa, lo spiegamento dei particolari qui non riassumibili e non accessibili a chi non abbia tentato d&#8217;immergersi nelle oscurit\u00e0 di quella setta, ricreando per\u00f2 idealmente le condizioni dei tempi in cui era davvero seria e temibile, hanno lasciato in piedi una quantit\u00e0 di conseguenze, collaterali eppure incontestabili, di xui la mozartologia commerciale, per superficialit\u00e0, pigrizia, ignoranza, o qualche altro tornaconto che ignoro, non si \u00e8 ancora decisa a prendere atto.<\/em> (pp. 344-45).<\/p>\n<p><em>&quot;Mozart mor\u00ec di causa naturale: di pi\u00f9 cause naturali combinate insieme: una malformazione congenita del tratto uretrale o renale; una epidemia diffusa a Vienna; l&#8217;eccesso dei salassi prescritti dai medici. Anche il padre di H\u00f6lderlin fu ucciso, in quell&#8217;et\u00e0, da questo autentico flagello terapeutico che tolse dal mondo migliaia di malati non gravi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quella morte per cause naturali ebbe l&#8217;aspetto innaturale dell&#8217;assassinio, e come tale fu trattata&quot;<\/em> (p. 346).<\/p>\n<p><em>&quot;Studioso di medicina e studioso mozartiano, Aloys Greither \u00e8 stato insieme occasione e primo beneficiario della scoperta che ha chiuso con un punto fermo la secolare diatriba sulla patologia di quella morte: il costante rapporto tra la congenita malformazione dell&#8217;orecchio e un destino clinico che, latente per lunghi ani, un&#8217;occasione improvvisa volge in catastrofe: \u00abLa lunga e silenziosa malattia renale, che un&#8217;infezione condusse all&#8217;uremia finale, non pu\u00f2 vedersi ogi sotto l&#8217;unico profilo dei danneggiamenti infettivi e tossici dei reni. Nel 1981 il patologo americano Rappoport, sulla base di una gran quantit\u00e0 di materiale specialistico e con l&#8217;appoggio di una schiera di altri specialisti, ha indicato, con significativi dati statistici, le correlazioni intercorrenti tra determinate malformazioni interne ed esterne. Tali combinazioni si trovano, con quasi regolare costanza, nella coincidenza della malformazione di un padiglione auricolare con malformazioni congenite del sistema urogenitale&quot;<\/em> (p. 350).<\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 una bizzarra previdenza nei ritardi di un libro. Se questo fosse stato finito e stampato, secondo i programmi, una quindicina d&#8217;anni or sono, non mi sosterrebbe la<\/em> probabilis conjectura <em>patologica, che ormai tien luogo di certezza e, collegata alla catastrofe di Hodfdemel, offre allo scenario complessivo della morte di Mozart la pi\u00f9 probabile delle visioni possibili. A Greither e Rappoport, che hanno soldato il cerchio originario di reciproche influenze,; e agli studiosi che in circa vent&#8217;anni di analisi, congressi urologici, pubblicazioni specialistiche e lettere private portarono a maturazione l&#8217;ipotesi decisiva e la fecero conoscete, testimonio una gratitudine acutamente personale. Essi mi condussero alle soglie della soluzione che avevo lungamente cercato. E poco importa se mie deduzioni differiscano, su argomenti marginali, da quelle di Greither, come la decisione di completare il<\/em> Requiem<em>,o lasciarlo da canto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Senza i lavori confluiti nella sintesi di Rappoport e il suo sviluppo, ritornato a Greither, il destino renale di Mozart sarebbe rimasto l&#8217;ipotesi, la cui acutezza risplende intera soltanto oggi, di J. A; Barraud, il primo che tentasse una diagnosi della malattia di Mozart, centoquattordici ani dopo la sua morte. Una diagnosi sbalorditiva per acume, logica e forza di convinzione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Infatti. Bench\u00e9 fosse stampata fin dal 1905, nessuno dei patriarchi che presiedono alla parassitaria bibliografia mozartiana se ne accorse. N\u00e9 Albert, n\u00e9 Paumgartner, n\u00e9 Hildesheimer, n\u00e9 Robbins Landon, nessuno di coloro che su Mozart camparono per mezzo secolo, dalla sua storia traendo ogni sorta di onori e benefici, spinse le forbici della sua bibliografia fino alle pagine della rivista francese; o, avendone avuto notizia, prov\u00f2 la curiosit\u00e0 di andarsele a leggere. Il solo Anton Neumayr, che \u00e8 medico, menziona la diagnosi di Barraud, \u00abtra le diverse ipotesi\u00bb<\/em> (pp. 352-53).<\/p>\n<p><em>&quot;Mozart non mor\u00ec assassinato, ma il suicidio di Hofdemel, riflettendosi a ritroso, lo fece credere e color\u00f2 malattia e funerali di una tinta equivoca e lubrica, che, nello svariare delle ipotesi pi\u00f9 assurde, sempre rimase&quot;<\/em> (p. 359).<\/p>\n<p>Riposa in pace, dunque, povero Mozart. Sul presunto mistero della tua morte si \u00e8 speculato abbastanza, ingrassando poeti, saggisti, registi di teatro e di cinema, giornalisti della carta stampata e della televisione.<\/p>\n<p>Ora basta.<\/p>\n<p>E che possa riposare in pace anche tu, povero Salieri. Chiss\u00e0 che, un giorno, si possa tornare a parlare di te come di un musicista non indegno; e non pi\u00f9, soltanto, come probabile o possibile regista dell&#8217;avvelenamento di Mozart, mosso da un&#8217;insana gelosia professionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E adesso, dopo il successo internazionale del film Amadeus di Milos Forman, del 1984, chi riuscir\u00e0 a levare dalla testa di centinaia di milioni di persone<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30171,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[92],"class_list":["post-27236","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-musica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-musica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27236","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27236"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27236\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30171"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27236"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27236"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27236"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}