{"id":27229,"date":"2015-11-01T01:29:00","date_gmt":"2015-11-01T01:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/01\/a-quale-genere-di-vita-apparteneva-la-creatura-piovuta-ad-omsk-una-notte-del-1927\/"},"modified":"2015-11-01T01:29:00","modified_gmt":"2015-11-01T01:29:00","slug":"a-quale-genere-di-vita-apparteneva-la-creatura-piovuta-ad-omsk-una-notte-del-1927","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/01\/a-quale-genere-di-vita-apparteneva-la-creatura-piovuta-ad-omsk-una-notte-del-1927\/","title":{"rendered":"A quale genere di vita apparteneva la creatura \u00abpiovuta\u00bb ad Omsk una notte del 1927?"},"content":{"rendered":"<p>Gli uomini pensano in maniera antropocentrica: sembrerebbe una verit\u00e0 talmente ovvia da costituire una tautologia; come potrebbero pensare diversamente?<\/p>\n<p>Eppure, epoche ritenute meno evolute della nostra, ad esempio quella medievale, si sforzavano di pensare assai pi\u00f9 in grande, ossia di porsi da un punto di vista pi\u00f9 elevato, teocentrico. Si obietter\u00e0 che il pensiero teocentrico \u00e8, anch&#8217;esso, una forma di pensiero antropocentrico, perch\u00e9 gli uomini non possono pensare Dio se non secondo le loro categorie mentali, semplicemente ampliando e perfezionando gli attributi della propria natura: la temporalit\u00e0 diventa eternit\u00e0, la spazialit\u00e0 diventa infinit\u00e0, l&#8217;ignoranza diventa onniscienza, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il fatto significativo, tuttavia, non \u00e8 l&#8217;antropomorfismo, pi\u00f9 o meno ingenuo, di questo modo di pensare; bens\u00ec il serio sforzo per oltrepassare la soggettivit\u00e0 del punto di vista umano ed abbracciare, almeno idealmente, tutta la vastit\u00e0 e la complessit\u00e0 del reale, di cui l&#8217;uomo \u00e8 solo una parte. Tanto \u00e8 vero che l&#8217;uomo ha incominciato a divenire una grave minaccia per la sopravvivenza delle altre specie viventi, e dello stesso pianeta che lo ospita, a partire da quando ha assolutizzato il proprio ruolo e le proprie facolt\u00e0 conoscitive, ossia allorch\u00e9 ha rinunciato a tale sforzo di superamento di s\u00e9, espressione di una profonda umilt\u00e0 intellettuale, per inorgoglirsi della propria ragione ed ergersi a padrone e dominatore del mondo: cosa che, in epoche meno tecnologicamente evolute, non si era mai sognato di fare.<\/p>\n<p>Una delle conseguenze dell&#8217;aver innalzato il pensiero antropocentrico dalla condizione di verit\u00e0 provvisoria e parziale a quella di unico metro per la comprensione dell&#8217;universo e dell&#8217;agire su di esso, \u00e8 stata la svalutazione di tutti gli altri viventi al ruolo di meri strumenti nelle mani dell&#8217;uomo stesso, privi di una dignit\u00e0 propria, ridotti anzi &#8211; come voleva Cartesio &#8211; a pura sostanza estesa, cio\u00e8 a degli automi senz&#8217;anima e senza volont\u00e0 (si vede che il filosofo francese non aveva mai fatto amicizia con un cane).<\/p>\n<p>L&#8217;arroganza speculativa e la pericolosit\u00e0 pratica del moderno pensiero antropocentrico appaiono particolarmente obsoleti nell&#8217;era delle esplorazioni spaziali, quando si pone concretamente, almeno in via teorica, la possibilit\u00e0 di venire a contatto, in un modo o nell&#8217;altro, con forme di vita aliene, delle quali nulla sappiamo, ma che tendiamo ad immaginare &#8211; se mai le immaginiamo &#8211; come sostanzialmente simili a quelle terrestri.<\/p>\n<p>Insomma, alle accresciute capacit\u00e0 tecnologiche, che hanno spalancato nuovi orizzonti di conoscenza, fino a ieri quasi impensabili, non si \u00e8 affatto accompagnata una crescita della consapevolezza intellettuale e spirituale: l&#8217;uomo ha continuato a porre se stesso come unit\u00e0 di misura di tutto il reale, immaginando che il fenomeno &quot;vita&quot; debba essere qualcosa che culmina in creature simili a s\u00e9 o, al massimo, in creature che possiedono, quantitativamente potenziate, le sue medesime caratteristiche, prima fra tutte la tendenza al dominio e alla manipolazione del reale, piuttosto che alla umile ed amorevole contemplazione di esso.<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento che l&#8217;uomo, specialmente a partire dalla modernit\u00e0, ha mostrato nei confronti degli altri viventi del suo stesso pianeta, \u00e8 lo specchio dell&#8217;atteggiamento che egli idealmente assume nei confronti di qualunque altra forma di vita presente nell&#8217;universo: in questo senso, la letteratura ed il cinema di fantascienza sono una spia preziosa, cos\u00ec come lo sono le motivazioni, essenzialmente economiche e militari, che stanno alla base degli svariati programmi di esplorazione degli altri corpi celesti.<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento, teorico e pratico, assunto dall&#8217;uomo verso gli altri viventi della Terra, \u00e8 parte di un pi\u00f9 vasto atteggiamento nei confronti del reale: che si caratterizza sempre pi\u00f9, a partire dal tardo Rinascimento, nel senso della manipolazione indiscriminata, dello sfruttamento sistematico e della costante sopravvalutazione di se stesso, cio\u00e8 in una &quot;hybris&quot; che tende a fare dell&#8217;uomo il Dio di se medesimo e dell&#8217;universo tutto.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 ne \u00abLa tempesta\u00bb di Shakespeare si colgono i segni di un disincanto del mondo e di una crisi epocale di valori, che potremmo anche definire una &quot;crisi di sistema&quot; o di paradigma; ma anche l&#8217;affacciarsi di un dubbio salutare sulla liceit\u00e0 di quelle arti magiche che Prospero, nel complesso, ha saputo adoperare per il bene, ma che sono sempre suscettibili di essere strumentalizzate dagli impulsi egoistici e prevaricatori insiti nella natura umana, cos\u00ec come appare in quella geniale rivisitazione dell&#8217;ultimo capolavoro shakespeariano che \u00e8 il film \u00abIl pianeta proibito\u00bb di Fred McLeod Wilcox, del 1956.<\/p>\n<p>In altri termini, l&#8217;atteggiamento dell&#8217;uomo verso le altre specie viventi, quelle gi\u00e0 note e quelle ancora ignote, \u00e8, in fondo, lo specchio della considerazione che l&#8217;uomo ha di se stesso, della sua capacit\u00e0 di riconoscere la propria struttura ontologica e di adoperarsi per la realizzazione dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni essenziali.<\/p>\n<p>Il fatto che l&#8217;uomo moderno sia sempre pi\u00f9 sbilanciato fuori di s\u00e9 e fuori dall&#8217;ambito della propria struttura fondamentale, per inseguire, in modo compulsivo, il miraggio di un dominio totale del reale mediante la tecnica (versione secolarizzata della magia praticata da Prospero), non pu\u00f2 non riflettersi in un atteggiamento di disattenzione o, peggio, di disprezzo e di crudelt\u00e0, nei confronti delle altre forme di vita, considerate esclusivamente alla stregua di risorse da utilizzare senza limiti e senza scrupoli per le proprie necessit\u00e0 e anche, in larga misura, per la soddisfazione di bisogni artificiali, indotti dall&#8217;immaginario edonistico della pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p>In queste condizioni, \u00e8 certo che l&#8217;umanit\u00e0 nel suo complesso, non \u00e8 preparata &#8211; allo stato attuale -n\u00e9 psicologicamente, n\u00e9 culturalmente, n\u00e9 spiritualmente, all&#8217;incontro con forme di vita aliene, a dispetto del fatto che il velocissimo progresso della tecnica renda tale incontro ognora pi\u00f9 probabile; e che essa si lascerebbe fatalmente guidare, in una simile eventualit\u00e0, dal proprio cervello rettile, quello degli istinti primari: paura, egoismo, invidia e aggressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Del resto, se usciamo dalla sfera delle speculazioni teoriche e consideriamo gli episodi nei quali l&#8217;uomo si \u00e8 realmente imbattuto in forme di vita aliene, non si pu\u00f2 non restare colpiti dalla assoluta inadeguatezza dei suoi comportamenti.<\/p>\n<p>Pur non essendo minacciato direttamente, egli tende ad imbracciare il fucile e a sparare (come abbiamo narrato nell&#8217;articolo \u00abDue casi ufologici brasiliani di terrestri uccisi dal &quot;raggio della morte&quot; delle creature aliene\u00bb, apparso sulla rivista \u00abX Times\u00bb n. 18 dell&#8217;aprile 2010); o a cercare di distruggere le navicelle aliene, investendole deliberatamente con i propri aerei, come tent\u00f2 di fare il pilota statunitense George Gorman nei cieli del North Dakota, con il suo Mustang P-51, il 1\u00b0 ottobre 1948; oppure ancora ad infierire con estremo accanimento, con bastoni e forconi, contro quelle forme di vita che non sa neppure riconoscere, come diremo adesso, a proposito del caso ufologico del cosiddetto &quot;mostro di Omsk&quot; (e si noti che adoperare la parola &quot;mostro&quot; la dice gi\u00e0 lunga sul pregiudizio antropocentrico di partenza).<\/p>\n<p>Con tutto ci\u00f2 non vogliamo dire che l&#8217;uomo dovrebbe accogliere in maniera fiduciosa ed inerme qualsiasi incontro con forme di vita aliena; molte possono rivelarsi di natura ostile o potenzialmente pericolosa, come \u00e8 documentato in diversi &quot;incontri ravvicinati&quot; del terzo e quarto tipo. Pensare che gli alieni siano tutti buoni e solleciti del nostro progresso spirituale \u00e8 una madornale e sdolcinata ingenuit\u00e0, tipica di certe correnti New Age che si baloccano parlando a vanvera di evoluzione spirituale, et\u00e0 dell&#8217;Acquario, channelling e chiss\u00e0 che altro, senza sapere quasi nulla della vera natura di quelle realt\u00e0, che esse maneggiano con allarmante dilettantismo.<\/p>\n<p>E tuttavia, \u00e8 certo che il tipo umano medio, impastato di impulsi egoistici e aggressivi, privo di sentimenti di compassione verso l&#8217;altro, in un incontro con forme di vita sconosciute tender\u00e0 a mostrare il lato peggiore della propria natura, dato che la paura dell&#8217;ignoto, in una coscienza poco evoluta, non \u00e8 mai stata consigliera di bene e di pace.<\/p>\n<p>Del resto, come potrebbe essere diversamente, visto come l&#8217;umanit\u00e0 si rapporta con le altre specie viventi ad essa gi\u00e0 note: con quanta insensibilit\u00e0 provochi la sofferenza e la morte di milioni di animali e con quanta avidit\u00e0 si abbandoni ad una dieta carnivora, che non giova alla sua salute e, nello stesso tempo, tiene sempre desti i suoi istinti omicidi e sanguinari?<\/p>\n<p>Solo quando l&#8217;uomo arriver\u00e0 a considerare l&#8217;uccisione di una mucca, di un delfino o di una balena, alla stregua dell&#8217;omicidio di un essere umano, e a vergognarsene profondamente, solo allora potremo immaginare che l&#8217;incontro con forme di vita aliene non si svolger\u00e0 all&#8217;insegna della pi\u00f9 brutale prevaricazione, qualora si tratti di forme pi\u00f9 deboli, e della pi\u00f9 abietta paura, qualora si tratti di forme pi\u00f9 potenti della nostra.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riporta l&#8217;episodio del &quot;mostro di Omsk&quot; il ricercatore Peter Kolosimo nel suo ormai classico \u00abOmbre sulle stelle\u00bb (Milano, Sugarco Edizioni, 1966, pp. 226-27):<\/p>\n<p>\u00abNon si trascurano [da parte del Comitato Cosmonautico dell&#8217;Unione Sovietica, una commissione non ufficiale creata nell&#8217;ottobre 1967 per lo studio del problema Ufo] neppure le cronache del passato, dalle quali ci sembra interessante trarre l&#8217;enigmatico episodio della &quot;fattoria di Omsk&quot;, anche perch\u00e9 potrebbe deporre a favore della testi di Balaba\u0161ov, il quale afferma , con molti suoi colleghi occidentali, che la vita deve aver preso, sui pianeti abitati, strade molto diverse da quelle battute sulla Terra.<\/p>\n<p>Una notte dell&#8217;autunno del 1927 un contadino abitante nei dintorni di Omsk fu svegliato di soprassalto da un rumore assordante. L&#8217;uomo salt\u00f2 gi\u00f9 dal letto, chiedendosi da che cosa potesse esser provocato quel fracasso infernale; non ne ebbe subito la risposta, ma i nitriti disperati e il tempestare di zoccoli contro una parete di legno gli fecero comprendere senza difficolt\u00e0 il luogo di provenienza del pandemonio.<\/p>\n<p>Pensando ad un ladro, l&#8217;uomo usc\u00ec in cortile, impugn\u00f2 un forcone e spalanc\u00f2 di colpo la porta della stalla. I due cavalli, pazzi di terrore, lo investirono, gettandolo a terra e galoppando verso l&#8217;aperta campagna. Sbigottito e malconcio, l&#8217;agricoltore si rialz\u00f2, and\u00f2 a prendere una lanterna e torn\u00f2 nella baracca, dove trov\u00f2 gi\u00e0 un assembramento di vicini, accorso, allarmati, con lumi e bastoni.<\/p>\n<p>Tutti allibirono, vedendo quanto era accaduto nella stalla. Il locale era attraversato in ogni senso da una quantit\u00e0 di fili argentei, di varia grandezza, tesi disordinatamente fra le pareti, la volta e il pavimento; essi si rivelarono resistentissimi, tanto che gli uomini faticarono non poco a spezzarli a colpi di martello. Quando si furono aperti un varco in quell&#8217;intrico scintillante, scorsero nel soffitto un vasto squarcio: pareva che un macigno avesse sfondato il tetto ma, per quanto si guardassero intorno, i contadini non videro traccia del masso. Videro, invece, rintanata presso un mucchio di paglia, una &quot;cosa&quot; dall&#8217;aspetto terrificante, senza dubbio viva: una massa biancastra grossa quanto una zucca, che si contraeva aritmicamente, pulsando come un cuore messo allo scoperto. A rendere ancor pi\u00f9 ripugnante lo spettacolo, quella &quot;cosa&quot;rotol\u00f2 verso la parete all&#8217;avvicinarsi degli agricoltori, rivelando sulla massa, che era tutto il suo corpo, segni che potevano ricordare i tratti d&#8217;un volto umano. Poi, scaturiti dalla mostruosa testa, lunghi tentacoli si protesero verso i presenti. Qualcuno di loro scapp\u00f2, urlando e pregando; ma gli altri si gettarono sulla malcapitata creatura, colpendola fino a ridurla ad un informe mucchio di viscida materia bianco-bluastra.<\/p>\n<p>Un giornalista che, al seguito della milizia popolare, si rec\u00f2 l&#8217;indomani a dare uno sguardo alla &quot;stalla stregata&quot;, afferm\u00f2 poi che, dalle descrizioni dei contadini e da quanto era rimasto, quella &quot;cosa&quot; assomigliava ad un polipo. Ma un polipo ad Omsk, ad almeno 1.500 chilometri dal mare pi\u00f9 vicino? E, per giunta, piovuto dal cielo a riempire una baracca di fili lucenti? Anche ammesso che il mostro fosse stato scaraventato laggi\u00f9 da un inconcepibile uragano (ma il cielo era sereno, quella notte, e non spirava un alito di vento), come avrebbe potuto sfondare un tetto, se qualche bastonata era stata sufficiente a spacciarlo come un mollusco? Propendendo per l&#8217;origine spaziale del povero diavolo, si potrebbe cercar forse una spiegazione nella fitta rete argentea, attribuendola al processo di disgregazione di una capsula o di uno scafandro d&#8217;ignota composizione.<\/p>\n<p>Vi sono episodi ancor pi\u00f9 fantastici negli archivi della commissione sovietica. E nemmeno le descrizioni pi\u00f9 puerili vengono cestinate: esse passano a quello che chiameremmo il &quot;reparto folcloristico&quot;, destinato a raccogliere le storie e le leggende d&#8217;ogni et\u00e0 che potrebbero riferirsi alla comparsa di esseri giunti da altri mondi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 si ritiene utile collezionare anche tali episodi? Semplicemente perch\u00e9 qualcuno d&#8217;essi potrebbe basarsi su fatti reali, deformati dalla fantasia o dalla superstizione.\u00bb<\/p>\n<p>Quei contadini siberiani, dunque, agirono verso la creatura aliena &quot;piovuta&quot; nella stalla di Omsk pi\u00f9 o meno come dei ragazzi egoisti e cattivi agiscono allorch\u00e9 si imbattono in un rospo sulle rive di uno stagno, divertendosi a massacrarlo a colpi di pietra, senza che egli abbia potuto far loro alcun male: cos\u00ec, solo perch\u00e9 \u00e8 apparso, ai loro occhi carichi di pregiudizio e di ignoranza, come una creatura brutta e deforme, non meritevole di sopravvivere.<\/p>\n<p>Ma quale destino ci attender\u00e0, qualora lo stesso atteggiamento dovesse animare delle creature aliene molto pi\u00f9 forti di noi, sul piano biologico o su quello tecnologico, nel momento in cui i loro passi dovessero incrociare i nostri, sulla Terra o altrove?<\/p>\n<p>Dovremmo riflettere seriamente su tali questioni, sia dal punto di vista etico che filosofico, prima di continuare a mandare missioni spaziali entro il nostro Sistema solare ed anche al di l\u00e0 di esso, con l&#8217;orgogliosa sicumera dello sfidante.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, se non siamo adeguatamente preparati all&#8217;incontro con esseri alieni, dovremmo preoccuparci di procrastinarne l&#8217;eventualit\u00e0, non di affrettarla.<\/p>\n<p>Sempre che essi non siano gi\u00e0 qui, fra di noi, e da molto pi\u00f9 tempo di quel che non crediamo; forse, da prima ancora che le nostre civilt\u00e0 pi\u00f9 antiche iniziassero a sorgere, anzi, da prima ancora che l&#8217;uomo apparisse sul nostro Pianeta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli uomini pensano in maniera antropocentrica: sembrerebbe una verit\u00e0 talmente ovvia da costituire una tautologia; come potrebbero pensare diversamente? 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