{"id":27224,"date":"2015-10-20T19:03:46","date_gmt":"2015-10-20T19:03:46","guid":{"rendered":"https_3A//fides-et-ratio.it/@p=27224"},"modified":"2023-09-13T13:55:21","modified_gmt":"2023-09-13T13:55:21","slug":"mostri-a-quattro-e-a-due-zampe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/20\/mostri-a-quattro-e-a-due-zampe\/","title":{"rendered":"&#8220;Mostri&#8221; a quattro e a due zampe"},"content":{"rendered":"<p>J\u00e9r\u00f4me Carcopino (1881-1970) \u00e8 stato uno dei maggiori storici di Roma antica in lingua francese; la sua fama di studioso, consolidatasi a livello europeo, gli assicur\u00f2 una autorevolezza che neanche la vicenda della sua collaborazione al governo di Vichy &#8211; che ad altri diplomatici ed alcuni intellettuali cost\u00f2 carissima, dopo la Liberazione &#8211; riusc\u00ec ad intaccare minimamente.<\/p>\n<p>Fra le sue opere, una di quelle che hanno goduto di maggiore rinomanza, non solo in Francia, ma anche all&#8217;estero, \u00e8 sicuramente \u00abLa vita quotidiana a Roma all&#8217;apogeo dell&#8217;Impero\u00bb (titolo originale: \u00abLa vie quotidienne \u00e0 Rome \u00e0 l&#8217;apog\u00e9e de l&#8217;Empire\u00bb, Paris, Librairie Hachette, 1931; traduzione dal francese di Eva Omodeo Zona, Bari, Laterza, 1941, 1982, pp. 264-279 <em>passim<\/em>), dalla quale ci piace riportare alcuni passaggi relativi ai sanguinosi giochi del circo, sia relativi alle bestie feroci (<em>venationes<\/em>) sia ai combattimenti gladiator\u00ee (<em>munera<\/em>):<\/p>\n<p><em>\u00abPenetrando nelle arene dopo quasi duemila anni di cristianesimo, abbiamo veramente l&#8217;impressione di discendere nell&#8217;inferno dell&#8217;antichit\u00e0. Per l&#8217;onore dei romani noi vorremmo strappare dal libro della loro storia questo foglio in cui rest\u00f2 intorbidata &#8211; macchiata da sangue indelebile &#8211; l&#8217;immagine di quella civilt\u00e0 di cui essi han creato le voci significative e propagata la vivente realt\u00e0. Condannare tutto questo non ci basta: non arriviamo nemmeno a comprendere l&#8217;aberrazione nella quale cadde questo popolo quando trasform\u00f2 il &quot;munus&quot;, questo sacrificio umano, in una festa celebrata gioiosamente dall&#8217;intera cittadinanza, e quando tra tutti i piaceri che gli venivano offerti esso prefer\u00ec lo scannamento di uomini, armati solo per uccidere ed essere uccisi alla sua presenza.[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;erano poi [le &quot;venationes&quot;] emozionanti, abbellite da una scenografia di foresta e nobilitate dal coraggio e dall&#8217;agilit\u00e0 dei gladiatori. Certo, essi rischiavano la vita in questa lotta contro i tori, gli orsi, le pantere, i leoni, i leopardi e le tigri; ma, spesso accompagnati da una muta di cani scozzesi, sempre armati di tizzoni ardenti e di spiedi da caccia, d&#8217;archi, di lance e di pugnali, correvano soltanto i rischi cui lo stesso imperatore &#8212; Adriano per esempio &#8212; si esponeva nella piccola guerra che era la caccia di allora. Essi per\u00f2 si facevano un punto d&#8217;onore di raddoppiare il pericolo con la loro audacia, quando, invece di usare le armi, ammazzavano un orso a pugni, o accecavano un leone coprendogli il capo con un mantello; oppure di provocare le belve, quando, per esempio,- con il gesto che ripeteranno i &quot;toreador&quot; spagnoli &#8211; ,eccitavano i tori agitando delle stoffe rosse; o ancora di protrarre il combattimento eludendo le fiere con l&#8217;agilit\u00e0 delle loro finte e l&#8217;astuzia dei loro stratagemmi, quando, per sfuggire all&#8217;assalto di una belva, scalavano un muro, o saltavano con la pertica, o si cacciavano in certi cunicoli (&quot;cochleae&quot;) preparati in anticipo nell&#8217;arena, oppure si insinuavano in fretta in un paniere sferico fornito di aculei che dava loro l&#8217;aspetto salutare di un riccio (&quot;ericius&quot;). Questa &quot;venatio&quot; di cui la generosit\u00e0 del principe gratificava ordinariamente il popolo nel pomeriggio, alla fine dei &quot;munera&quot; dei quali costituiva il coronamento, era un&#8217;immagine appena delle dure realt\u00e0 della caccia antica; e non sapremmo rinfacciare all&#8217;anfiteatri queste corride raffinate e emozionante, cui qualche volta partecipava anche, come a grandi manovre, la cavalleria del pretorio. Quello che in esse ci offende \u00e8 la quantit\u00e0 di vittime, quel bagno di sangue in cui le bestie venivano immerse a mucchi: 5.000 in un solo giorno nei &quot;munera&quot; con i quali Tito, nell&#8217;80, inaugur\u00f2 il Colosseo; 2.246 e 2.243 in due &quot;munera&quot; di Traiano. Ma queste carneficine, la cui smisuratezza ci disgusta, e che alla fine del III secolo dar\u00e0 la nausea agli stessi romani, rispondevano a una necessit\u00e0. Grazie a queste uccisioni i Cesari liberarono i loro stati dal terrore dei mostri, tanto che nel IV secolo l&#8217;ippopotamo era scacciato dalla Nubia, il leone della Mesopotamia, la tigre dal territorio degli ircani, e l&#8217;elefante era sparito dall&#8217;Africa del Nord. Con le &quot;venationes&quot; dell&#8217;anfiteatro, l&#8217;impero romano estese al mondo civile i benefici delle fatiche d&#8217;Ercole. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Quelle migliaia di romani che per giorni e giorni, e ogni volta dalla mattina alla sera, trovavano il loro piacere in immolazioni crudeli, e che davanti alla morte da loro inflitta, senza mai affrontarla essi medesimi, non avevano una sola lacrima per chi con il suo sacrificio moltiplicava le loro poste, non appresero in tai spettacoli vergognosi che un degradante disprezzo della dignit\u00e0 e della vita umana. E poi, quante volte questi pretesi combattimenti dissimularono sordidi assassinii e spietate esecuzioni? In primo luogo c&#8217;\u00e8 da dire che perfino nei municipi si conserv\u00f2 sino alla fine del III secolo l&#8217;abitudine dei &quot;munera sine missione&quot;, cio\u00e8 dei combattimenti di gladiatori dai quali nessuno doveva scampare. Non appena uno dei duellanti era caduto, subito un sostituto, &quot;tertiarius&quot; o &quot;suppositicius&quot;, veniva opposto al vincitore e cos\u00ec di seguito fino allo sterminio totale. Poi, nei lunghi spettacoli che a Roma occupavano l&#8217;intera giornata, c&#8217;erano momenti in cui il programma normale si arricchiva di atrocit\u00e0 eccezionali: la &quot;venatio&quot; del mattino e la &quot;hoplomachia&quot; del mezzogiorno in cui la morte era inevitabile e l&#8217;abilit\u00e0 inutile. I &quot;gladiatores meridiani&quot; si reclutavano esclusivamente tra ladri, assassini, incendiari ai quai i loro delitti avevano procurato il castigo di morire nell&#8217;anfiteatro: &quot;noxii ad gladium ludi damnati&quot;. Il loro conto veniva regolato nella pausa di mezzogiorno. Seneca ci ha descritto questa ignominia. Il miserevole drappello veniva spinto nell&#8217;arena:; veniva distaccata una prima copia composta di un uomo in armi e di un uomo vestito semplicemente di una tunica; il primo doveva uccidere il secondo, e lo uccideva a colpo sicuro. Dopo di che veniva disarmato e contrapposto a un nuovo venuto armato fino ai denti. Il macello continuava inesorabile fino a che l&#8217;ultima testa della mandria non era rotolata nella sabbia. Il massacro del mattino era ancora pi\u00f9 orrendo. Quando Augusto innalz\u00f2 sul Foro per il bandito Seluro una gogna sulla quale furono sguinzagliate pantere e leopardi affamati, invent\u00f2, forse senza volerlo, quel supplizio spettacolare, che divenne poi generale. All&#8217;alba, delinquenti dei due sessi e di tutte le et\u00e0, che il giudice in ragione della loro vera o supposta scelleratezza e dell&#8217;umilt\u00e0 della loro condizione, aveva votati &quot;ad bestias&quot;, erano trascinati nell&#8217;arena, sulla quale salivano dal sottosuolo le bestie cui essi erano destinati. Questa &quot;venatio&quot;, cui ci fanno assistere un bassorilievo di Oxford, una terracotta d&#8217;Africa, un mosaico di Tripolitania, non esigeva &quot;venatoreas&quot;, cacciatori, ma &quot;bestiarii&quot;, preda gettata senza difesa alle bestie feroci. \u00c8 il genere di tortura reso celebre dall&#8217;eroismo della vergine Blandina nell&#8217;anfiteatro di Lione, da Perpetua e da Felicita nell&#8217;anfiteatro di Cartagine, e nell&#8217;Urbe da tanti cristiani santificati dalla Chiesa o rimasti anonimi. A ricordo di questi martiri, oggi, una croce leva, in mezzo al Colosseo, la sua silenziosa protesta contro la barbarie cui hanno soggiaciuto i suoi fedeli, e noi oggi non possiamo fissare quell&#8217;emblema senza esser colti da un brivido d&#8217;orrore per le ombre invisibili che aleggiano intorno. Invano si ricorderebbe, ad attenuante, che per la &quot;venatio&quot; si sceglieva la mattina, quando l&#8217;anfiteatro iniziava appena a riempirsi, e che l&#8217;ora assegnata ai &quot;gladiatores meridiani&quot; era il mezzogiorno, quando l&#8217;anfiteatro era vuoto per tre quarti (&quot;dum vacabat arena&quot;), perch\u00e9 i lavoratori non avevano avuto ancora il tempo di prender posto, e gli oziosi avevano gi\u00e0 lasciato per andare a casa a prendere un boccone. Se questi orari testimoniano una specie di pudore e rivelano nei romani quasi un rammarico di aver dovuto organizzare queste visioni da incubo, tra loro c&#8217;erano anche troppi amatori che per nulla al mondo di sarebbero privati di uno spettacolo che ci indigna e di cui essi si dilettavano. E piuttosto che perderne una parte, preferivano, come l&#8217;imperatore Claudio, assoggettarsi ad arrivare all&#8217;anfiteatro prima dell&#8217;alba, e rinunciare alla colazione di mezzogiorno. Malgrado tutte le difese che se ne possono tentare, il popolo romano rimane colpevole di aver tratto pubblico divertimento dalle sue esecuzioni capitali, e di aver a tale scopo trasformato troppo spesso, la mattina, il Colosseo in un allucinante giardino di supplizi ,e, a mezzogiorno, in un macello di carne umana.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Il lettore non avr\u00e0 mancato di osservare la diversit\u00e0 di atteggiamento mostrata da Carcopino nel descrivere, e soprattutto nel giudicare, gli spettacoli nei quali venivano uccise, in grandissime quantit\u00e0, le bestie feroci esotiche, e quelli che avevano per protagonisti i gladiatori: per le prime, definite stragi di &quot;mostri&quot;, egli avanza la sola riserva della quantit\u00e0 forse eccessiva e tale da nauseare, alla lunga, il pubblico, ma, nel complesso, le giudica utilissime, in quanto sgombrarono l&#8217;Africa e l&#8217;Asia anteriore dall&#8217;esistenza di leoni, elefanti, ippopotami e tigri e liberarono quelle popolazioni dalla loro incomoda presenza; alle seconde riserva tutta la sua deplorazione morale e tutto il suo accorato rimprovero, non riuscendo a capacitarsi di come un popolo cos\u00ec grande e civile, come il Romano, abbia potuto abbandonarsi a simili orrendi eccessi.<\/p>\n<p>Siamo perfettamente d&#8217;accordo con il Carcopino quando definisce gli spettacoli del circo una delle pagine pi\u00f9 brutte della storia romana; una pagina che vorremmo strappare, se fosse possibile; o meglio &#8212; visto che la storia richiede di essere compresa, pi\u00f9 che giudicata &#8212; una pagina che vorrebbero strappare quei filologi classici i quali, a furia di sprofondarsi nello studio ammirato della civilt\u00e0 greca e romana, vorrebbero poterla adorare senza trovarvi alcuna macchia, e sono invece infastiditi da bazzecole come la schiavit\u00f9, le guerre di sterminio o come, appunto, quei massacri legalizzati di esseri umani, e trasformati in spettacolari orge di sadismo, gi\u00e0 deplorati da uomini come Seneca, che si svolgevano per il godimento della folla.<\/p>\n<p>Non siamo affatto d&#8217;accordo, invece quando lo storico francese sostiene che la distruzione della fauna selvatica di vastissime regioni del mondo antico si debba ascrivere a merito degli imperatori romani; e che, sterminando i grandi mammiferi africani ed asiatici, essi abbiano ben meritato dai popoli e dalle province che governavano, liberandoli da un tremendo flagello. L&#8217;uomo antico (e anche quello medievale) ha sempre convissuto con i grandi animali, compresi quelli cosiddetti feroci: anche in Europa. Non dimentichiamo che, ancora al tempo di Alessandro Magno, il leone scorrazzava per la Grecia e che i guerrieri macedoni lo affrontavano praticamente ad armi pari, armati soltanto di spada e mantello, senza neppure indossare la corazza, e addirittura a corpo nudo. (cfr. il nostro articolo: \u00abQuando lupi, orsi e gazzelle scorrazzavano per i boschi dell&#8217;isola di Eubea\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 04\/09\/2012). Tale convivenza fra esseri umani e belve, \u00e8 chiaro, presentava anche i suoi lati negativi, in termini di sicurezza per gli uomini e le loro greggi; per\u00f2, nel complesso, era accettata come cosa perfettamente naturale, pi\u00f9 o meno come la presenza della tigre nell&#8217;India odierna (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abQuando le &quot;mangiatrici d&#8217;uomini&quot; pongono il concreto dilemma: l&#8217;uomo o la tigre?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 19\/03\/2008).<\/p>\n<p>\u00c8 soltanto la civilt\u00e0 moderna che ha introdotto un nuovo modo di vedere: secondo il quale l&#8217;uomo soltanto ha pieno diritto di cittadinanza sul pianeta Terra, mentre la sopravvivenza di tutte le altre specie viventi \u00e8 sottoposta al suo insindacabile giudizio: quelle economicamente utili possono venire cacciate fino all&#8217;estinzione (come il bisonte del Nord America) e quelle considerate nocive, perseguitate senza piet\u00e0 (come il lupo o l&#8217;orso in Europa). Laddove, poi, il regno dell&#8217;uomo finisce, e, nelle vastit\u00e0 dei mari, subentra il regno dello squalo, contro quest&#8217;ultimo \u00e8 lecito condurre una guerra senza quartiere, mirante alla distruzione totale: si tratta di infliggere una punizione esemplare ad una specie animale che non pare disposta a riconoscere la supremazia dell&#8217;uomo e che si permette di aggredirlo come se egli fosse una qualsiasi preda inerme, mentre nuota o si dedica agli sport acquatici, e non il signore e padrone dell&#8217;universo mondo (cfr. il nostro articolo: \u00abDalla parte dello squalo\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 26\/08\/2011).<\/p>\n<p>Ad ogni modo, il fatto che alcune specie di animali di grossa taglia siano state distrutte, fin dall&#8217;antichit\u00e0, unicamente per ragioni di svago e divertimento da parte dei sovrani o a scopo di pubblici spettacoli (come avvenne per le cacce al leone da parte dei sovrani assiri, o per le gigantesche battute di animali destinati agli spettacoli romani del circo,secondo quanto vediamo illustrato nei mosaici della villa di Piazza Armerina, in Sicilia), ci sembra una delle grandi manifestazioni della follia umana ed \u00e8 tristemente significativo che un uomo di cultura, uno storico e un archeologo di valore, come il Carcopino, si abbandoni a giudizi cos\u00ec poco equilibrati, dai quali traspare una visione brutalmente utilitaristica del rapporto fra uomo e natura.<\/p>\n<p>Come dicevamo, sovente il filologo classico \u00e8 un signore che, a forza di studiar di greco e di latino, finisce, come il buon vecchio Carducci, per crearsi una sorta di religione neopagana in formato personale: espungendo gli aspetti sgradevoli o vergognosi della civilt\u00e0 greco-romana e focalizzando lo sguardo esclusivamente sugli aspetti ammirevoli, come l&#8217;arte, il pensiero, il diritto, egli ama abbandonarsi al sogno voluttuoso di un mondo bello, armonioso, non ancora &quot;guastato&quot; dal senso cristiano del peccato; una civilt\u00e0 nella quale la bellezza, la proporzione, la naturalezza delle cose create dall&#8217;uomo, a cominciare dalla poesia, suggerisce l&#8217;illusione di un Paradiso ritrovato, un Paradiso pagano, beninteso, senza fastidiosi richiami al senso del limite o alla trascendenza, che inevitabilmente incrinerebbero la serenit\u00e0 e la fiducia dell&#8217;uomo in se stesso, quale artefice del proprio destino e misura del proprio vivere sulla terra.<\/p>\n<p>Per\u00f2 questi signori innamorati di una Roma antica di maniera, di una classicit\u00e0 idealizzata e selezionata secondo le esigenze del loro esigentissimo palato (che sono, piaccia o non piaccia, sostanzialmente un prodotto della civilt\u00e0 cristiana successiva: ossia di questi 2.000 anni di storia, illuminismo compreso, che non si potrebbero nemmeno immaginare senza il cristianesimo e la sua influenza spirituale), della classicit\u00e0 sembrano avere assorbito almeno una cosa alquanto discutibile: l&#8217;antropocentrismo, che \u00e8 poi lo stesso segno caratteristico della civilt\u00e0 moderna (mentre il tanto deprecato Medioevo, su questo punto, ci andava coi piedi di piombo, essendo il creato opera di Dio e non un giocattolo nelle mani esclusive dell&#8217;uomo).<\/p>\n<p>Carcopino, come storico, si abbandona fin troppo spesso a giudizi e deplorazioni morali che si sovrappongono alla serena, distaccata ricostruzione dei fatti. D&#8217;altra parte, \u00e8 vero che le stragi di esseri umani perpetrate nel circo, allo scopo principale di divertire il popolino (altrimenti, sarebbe bastato sopprimere i condannati in un luogo appartato, senza tanto sfoggio spettacolare), sono state qualcosa di talmente enorme, di talmente abietto, che \u00e8 impossibile non riconoscere in esse il segno di una vera e propria degenerazione morale, meritevole di tutta la nostra attenzione e di tutta la nostra pensosa, sofferta riflessione.<\/p>\n<p>Tuttavia, non possiamo fare a meno di notare lo strabismo morale di Carcopino: se si scandalizza e si indigna per gli eccidi dei gladiatori e degli altri condannati, non fa una piega per le stragi degli animali e, anzi, finisce per lodare gl&#8217;imperatori, i quali, cos\u00ec facendo, sbarazzarono immense regioni dalla loro fauna &quot;importuna&quot;. Non pretendiamo di trovare, in uno studioso come il Carcopino &#8211; vissuto quando ancora i temi ecologici e animalisti non erano di moda &#8211; una sensibilit\u00e0 simile a quella che un uomo dei nostri giorni tende a maturare, se non sotto il profilo morale, quanto meno sotto quello naturalistico (ogni estinzione di una specie vivente rappresenta un danno irreparabile per la bio-diversit\u00e0 del pianeta e, in ultima analisi, anche per l&#8217;uomo stesso); non ci aspetteremmo, per\u00f2, che un intellettuale della met\u00e0 del Novecento arrivi al punto di applaudire lo sterminio dei grandi animali.<\/p>\n<p>Insomma, da tutto questo discorso ci pare si possa trarre una conclusione: che esistono due tipi di &quot;mostri&quot;: quelli a quattro zampe, come i grossi ippopotami del Nilo e le tigri del Mar Caspio, che una ispirata e saggia strategia politica indusse gli imperatori romani a eliminare (unendo, con gli spettacoli circensi nei quali venivano massacrati, l&#8217;utile e il dilettevole); e quelli a due zampe, sapienti e intelligenti, che si dedicano agli scavi archeologici e che sanno di greco e di latino, ma che non hanno acquisito neppure quel minimo di saggezza da capire dove finiscono i &quot;diritti&quot; dell&#8217;uomo e dove incomincia il delitto contro la creazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>J\u00e9r\u00f4me Carcopino (1881-1970) \u00e8 stato uno dei maggiori storici di Roma antica in lingua francese; la sua fama di studioso, consolidatasi a livello europeo, gli assicur\u00f2<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[174],"class_list":["post-27224","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-impero-romano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27224","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27224"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27224\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27224"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27224"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27224"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}