{"id":27218,"date":"2016-06-26T10:50:00","date_gmt":"2016-06-26T10:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/26\/la-morte-di-dio-non-ha-recato-lavvento-del-superuomo-ma-delluomo-scimmia\/"},"modified":"2016-06-26T10:50:00","modified_gmt":"2016-06-26T10:50:00","slug":"la-morte-di-dio-non-ha-recato-lavvento-del-superuomo-ma-delluomo-scimmia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/26\/la-morte-di-dio-non-ha-recato-lavvento-del-superuomo-ma-delluomo-scimmia\/","title":{"rendered":"La morte di Dio non ha recato l\u2019avvento del superuomo, ma dell\u2019uomo-scimmia"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che l&#8217;avvento del superuomo, per Nietzsche, deve avere come presupposto la morte di Dio: solo partendo da questa presa d&#8217;atto, che Dio \u00e8 definitivamente morto nelle coscienze degli uomini, si potranno creare le condizioni idonee alla nascita di un nuovo tipo umano, il tipo superiore, il tipo che \u00e8 &quot;al di l\u00e0 del bene e del male&quot;, il tipo che guarda dall&#8217;alto ogni altra cosa, compreso se stesso, il se stesso di prima, limitato, tremebondo, pieno di complessi e di paure, e avr\u00e0 finalmente il coraggio di essere se stesso fino in fondo, senza residui, senza sconti, senza ipocrisie. Fino a quando gli uomini non si persuaderanno che Dio \u00e8 morto, che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 posto per lui, che devono fare da soli e provvedere da se stessi alla loro esistenza, al loro futuro, e prendere in pugno il loro destino, fino a che non verr\u00e0 quel momento, il Superuomo non potr\u00e0 nascere.<\/p>\n<p>Quando apparve <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>, Friedrich Nietzsche non era che un professore di filologia andato precocemente in pensione per mortivi di salute, che vagabondava fra l&#8217;Italia e la Svizzera, solo, randagio, meditabondo, senza una donna, senza amici, senza ammiratori di peso, senza cattedre universitarie che propagandassero le sue idee; un solitario piuttosto eccentrico, tutto concentrato sui suoi libri, che stampava in gran parte a sue spese, tutto preso dalla missione di diffondere le proprie idee &#8212; idee controcorrente, quanto mai politicamente scorrette, e rese ancor pi\u00f9 difficili da digerire da un denso strato di simbolismi oscuri e allegorie poetiche. Eppure, c&#8217;era, in quelle idee, un qualcosa che era destinato a &quot;sfondare&quot;, a fare breccia e ad aprirsi una strada, come un coltello nel burro, attraverso le contraddizioni e le debolezze del positivismo agonizzante e le illusioni razionaliste che le \u00e9lite dominanti coltivavano, sovente in perfetta mala fede, circa <em>le magnifiche sorti e progressive<\/em> dell&#8217;Europa e del mondo intero. Nelle parole di quel solitario c&#8217;erano una forza devastante, una volont\u00e0 di fare filosofia a colpi di martello, andando diritto al cuore dei problemi, con franchezza brutale. La veste poetica non era un modo di annacquare la loro asprezza o di addolcirne le amare conseguenze, ma un elemento che apparteneva alla sua indole, perch\u00e9 non avrebbe saputo esprimersi altrimenti: pure, quella veste fu importantissima per avvicinare alle idee di Nietzsche la folla anonima del vasto pubblico, e specialmente i tanti lettori piccolo-borghesi, gli intellettuali a met\u00e0, gli scrittori falliti e gli studenti fuori corso, i pensatori senza nerbo e le legioni di frustrati e di spostati, che la trasformazione della societ\u00e0, nel corso dell&#8217;industrializzazione e della modernizzazione, stava gettando in un angolo, pieni di amarezza e di risentimento, ad assistere impotenti e rancorosi ai trionfi della scienza e della tecnica, i quali procedevano per la loro strada, senza di loro e contro di loro.<\/p>\n<p>Il paradosso fu questo: che il filosofo pi\u00f9 aristocratico d&#8217;Europa divenne, negli anni della sua follia e, poi, subito dopo la sua morte, il filosofo pi\u00f9 letto, pi\u00f9 apprezzato, pi\u00f9 ammirato, da stuoli di pensatori senza talento, i quali lo elessero a loro nume tutelare, a dispetto del fatto che lo avessero sostanzialmente frainteso e che lui stesso, se fosse vissuto abbastanza per assistere al proprio tardivo trionfo, avrebbe disprezzato e sconfessato quella pletora d&#8217;importuni ammiratori, di conformisti dell&#8217;anticonformismo, riconoscendo in essi proprio quella mala razza di nullit\u00e0 presuntuose, di aborti petulanti, di botoli ringhiosi e saccenti, contro i quali aveva scagliato una incessante quantit\u00e0 di fulmini e che sempre aveva considerato come la peggiore pestilenza intellettuale e morale che mai avesse colpito la civilt\u00e0 europea, da quando il detestato cristianesimo aveva sostituito al culto eroico degli dei pagani, e soprattutto degli istinti, il culto lamentoso ed effeminato di una moltitudine inerme e piagnucolosa, carica di risentimento, che usava l&#8217;arma del perdono come una clava per distruggere tutti ci\u00f2 che di nobile esiste al mondo, tutto ci\u00f2 che si eleva al di sopra della massa vile ed amorfa.<\/p>\n<p>Il culmine della piaggeria e del non senso \u00e8 stato raggiunto dagli intellettuali di sinistra, e specialmente marxisti, fra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento, i quali hanno osato addirittura tentare di arruolare il buon vecchio cantore di Zarathustra nelle loro file, di trasformarlo in un loro precursore o, quanto meno, in un loro maestro &quot;segreto&quot;, che non \u00e8 stato capito solo perch\u00e9 del suo pensiero si \u00e8 impadronita la cultura di destra, che lo ha ghettizzato per sempre in una cornice innaturale, distorcendone il messaggio. Complice involontaria la sorella del filosofo, Elisabeth F\u00f6rster-Nietzsche, la quale, effettivamente, ha curato la pubblicazione delle sue opere in maniera tale da smussare certi angoli e da enfatizzare certi altri aspetti (in particolare, attenuando il suo anticristianesimo e potenziando il suo ipoetico antisemitismo e il suo ancor pi\u00f9 ipotetico, per non dire improbabile, nazionalismo), e complice l&#8217;interessamento a dir poco opportunistico del regime nazista, andato al potere circa un trentennio dopo la sua morte, quegli intellettuali di sinistra hanno avuto buon gioco nel sostenere che il pensiero di Nietzsche era stato &quot;travisato&quot;: il che \u00e8 vero, ma non nel senso che dicevano loro. Tutto si pu\u00f2 dire di Nietzsche, ma non che esso sia un pensiero libertario o progressista: almeno nel senso che queste due parole hanno acquistato definitivamente nella cultura europea. Come potrebbe essere libertario un pensiero che proclama, non gi\u00e0 la distruzione, ma il <em>rovesciamento<\/em> di tutti i valori? E come potrebbe essere progressista un pensiero che va a sfociare nella (peraltro fumosa) dottrina dell&#8217;<em>eterno ritorno dell&#8217;uguale<\/em>? Ma tant&#8217;\u00e8: quando si vogliono effettuare certe operazioni &quot;culturali&quot; (che sono, in realt\u00e0, prettamente ideologiche), non si guarda poi tanto per il sottile&#8230;<\/p>\n<p>Dunque, dicevamo: la morte di Dio e l&#8217;avvento del superuomo (che poi sarebbe l&#8217;oltreuomo, differenza lessicale e concettuale non certo di poco conto). In un certo senso, i teologi cristiani della &quot;teologia negativa&quot; e quelli del <em>deus absconditus<\/em>, da Karl Barth a Dietrich Bonhoeffer, partono proprio dall&#8217;annuncio nietzschiano della morte di Dio, e sviluppano il loro pensiero affermando la necessit\u00e0, per l&#8217;uomo moderno, &quot;adulto&quot; ed &quot;emancipato&quot;, di procedere nella vita &quot;come se Dio non ci fosse&quot; (<em>etsi Deus non daretur<\/em>): significativa convergenza di codesta teologia &quot;cristiana&quot; con la cultura atea militante, materialista e nichilista, per la quale la sola idea di Dio \u00e8 una zavorra che va eliminata, perch\u00e9, fino a quando gli uomini non si decideranno a disfarsene per sempre, essa continuer\u00e0 ad ingombrare la loro strada e a ritardare la loro emancipazione e la loro auto-affermazione. Non avevano forse sostenuto, Feuerbach e Marx, che Dio \u00e8 la proiezione di tutte le vane attese e le false speranze dell&#8217;uomo, il quale, a causa della sua fede in Lui, ha finito per alienarsi dalla dimensione reale della sua vita effettiva? E questo rifiuto aggressivo di Dio e dell&#8217;Aldil\u00e0, non era stato forse preparato da Hegel, con la sua idea della anteriorit\u00e0 del pensiero rispetto all&#8217;essere e con la sua affermazione della superiorit\u00e0 della filosofia rispetto alla religione, e da Kant, con la sua critica serrata ad ogni metafisica, preceduta, a sua volta, da quella scettica, e ancor pi\u00f9 intransigente e demolitrice, di Hume?<\/p>\n<p>Ci affidiamo, per ricapitolare i termini della questione relativa alla &quot;morte di Dio&quot; e all&#8217;avvento del superuomo, alla sintesi contenuta in un manuale &quot;classico&quot; di filosofia (Nicola Abbagnano-Giovanni Fornero, <em>Protagonisti e testi della<\/em> <em>filosofia<\/em>, Torino, Paravia, 2000, vol. 3, pp. 498-499):<\/p>\n<p><em>La descrizione nietzschiana dello smarrimento esistenziale prodotto dal tramonto dell&#8217;idea di Dio \u00e8 cos\u00ec &quot;partecipata&quot; che, almeno in certi passaggi, sembra opera di un credente (tant&#8217;\u00e8 vero che, soprattutto in questi ultimi anni, essa ha avuto una forte presa sui seguaci delle varie fedi del mondo, che hanno scorto in essa l&#8217;annuncio pi\u00f9 drammatico dell&#8217;ateismo moderno e contemporaneo). Tuttavia, nel contesto GLOBALE del discorso di Nietzsche (quale appare dall&#8217;insieme della sua opera) appare evidente che la morte di Dio costituisce s\u00ec un &quot;trauma&quot;, ma solo in relazione ad un uomo-non-ancora-superuomo, e che, proprio in virt\u00f9 di essa, pu\u00f2 ormai divenirlo. INFATTI LA MORTE DI DIO SEGNA, PER NIETZSCHE, L&#8217;ATTO DI NASCITA DEL SUPERUOMO.<\/em><\/p>\n<p><em>Solo chi ha il coraggio di guardare in faccia la vita e di prendere atto della caoticit\u00e0 a-razionale del mondo, al di l\u00e0 di tutte le illusioni metafisiche, \u00e8 ormai maturo, secondo Nietzsche, per varcar el&#8217;abisso che divide l&#8217;uomo dall&#8217;oltre-uomo. Per cui, il superuomo ha DIETRO di s\u00e9, come condizione necessaria del suo stesso essere, la morte di Dio e la vertigine da essa provocata, ma ha DAVANTI a \u00e8 il &quot;mare aperto&quot; delle POSSIBILIT\u00c0 scaturenti da una libera progettazione della propria esistenza al di l\u00e0 di ogni struttura metafisica data: &quot;Noi filosofi e &#8216;spiriti liberi&#8217; &#8212; scrive Nietzsche ne &#8216;La gaia scienza&#8217; &#8211; alla notizia che il vecchio Dio \u00e8 morto, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora; il nostro cuore ne straripa di riconoscenza, di meraviglia, di presentimento, d&#8217;attesa &#8212; finalmente l&#8217;orizzonte torna ad apparirci libero, anche ammettendo che non \u00e8 sereno, &#8211; finalmente possiamo di nuovo scioglier le vele alle nostre navi, muovere incontro a ogni pericolo; ogni rischio dell&#8217;uomo della conoscenza \u00e8 di nuovo permesso; il mare, il NOSTRO mare, ci sta ancora aperto dinanzi, forse non vi \u00e8 ancora mai stato un mare cos\u00ec &#8216;aperto&#8217; &quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualche studioso di Nietzsche ha sostenuto che la tesi della MORTE di Dio non coincide con la tesi della NON-ESISTENZA di Dio. Infatti l&#8217;ateismo sarebbe ancora una posizione a suo modo &#8216;metafisica&#8217;, inaccettabile per Nietzsche. Per cui, tutto il discorso nietzschiano sulla morte di Dio, anzich\u00e9 assurgere ad espressione di una vera e propria convinzione metafisica, si porrebbe in fondo come semplice voce profetica di un accadimento in corso. A nostro avviso questa lettura riflette pi\u00f9 certe sensibilit\u00e0 odierne che la posizione storica effettiva di Nietzsche e non regge l&#8217;urto con troppi testi del filosofo e con l&#8217;esplicita definizione di Dio come &#8216;menzogna&#8217;. Di conseguenza, continuiamo a pensare che la more di Dio, in Nietzsche, sia, AL TEMPO STESSO, il frutto di una persuasione filosofica e l&#8217;esito di una consapevolizzazione storico-epocale.<\/em><\/p>\n<p><em>Infatti il superuomo, come si \u00e8 visto, emerge solo DOPO esser passato sui cadaveri di tutte le divinit\u00e0: &quot;Morti son tutti gli dei: ora vogliamo che il superuomo viva&quot; esclama Zarathustra. Del resto, delle due l&#8217;una: o il mondo \u00e8 caos dionisiaco e Dio non esiste e il superuomo ha senso; o Dio esiste e il mondo non \u00e8 pi\u00f9 caos dionisiaco e il superuomo cessa di avere senso. Il che \u00e8 quanto dire che l&#8217;universo nietzschiano \u00e8 tale solo sul PRESUPPOSTO, di derivazione schopenhaueriana, di un mondo &quot;divinizzato&quot;, cio\u00e8 inequivocabilmente a-teo. Per cui, lasciare in piedi anche la pi\u00f9 vaga ipotesi della POSSIBILIT\u00c0 di Dio o pensare, heideggerianamente, che il nostro tempo possa essere qualificato come &quot;l&#8217;epoca degli dei fuggiti e del Dio venturo&#8230; degli dei che non vi sono pi\u00f9 e del Dio che non v&#8217;\u00e8 ancora&quot; significa minare alla base tutto il discorso di Nietzsche (si intende del nietzschianesimo STORICO), che si erge programmaticamente a partire dagli EFFETTI della morte di Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Del resto l&#8217;ateismo di Nietzsche \u00e8 cos\u00ec RADICALE che egli non contesta solo Dio, ma anche ogni suo ipotetico surrogato, ben conscio che gli uomini, abbattute le antiche divinit\u00e0, tendono inevitabilmente a crearne altre. Tant&#8217;\u00e8 che nelle pagine finali di &quot;Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra&quot;, Nietzsche racconta di uomini che si mettono ad adorare un asino, con grande ira del filosofo-profeta, il quale constata come il passaggio dall&#8217;uomo al superuomo sia lento e difficile. L&#8217;&quot;asino&quot; \u00e8 simbolo di ogni SOSTITUTO IDOLATRICO di Dio e allude probabilmente alle varie forme dell&#8217;ateismo &quot;positivo&quot; dell&#8217;Ottocento, nelle quali il vecchio Dio si trova &quot;rimpiazzato&quot; da altrettanti supplenti (lo Stato, l&#8217;Umanit\u00e0, la scienza, il socialismo ecc.), che vengono a riempire il vuoto lasciato dalle precedenti strutture metafisiche : &quot;Dopo che Buddha fu morto, si continu\u00f2 per secoli ad additare la sua ombra in una caverna &#8212; un&#8217;immensa orribile ombra. Dio \u00e8 morto: ma stando alla natura degli uomini, ci saranno forse ancora per millenni caverne nelle quali si additer\u00e0 la sua ombra. E noi &#8212; noi dobbiamo vincere anche la sua ombra! (&quot;La gaia scienza&quot;).<\/em><\/p>\n<p>Da questa ricapitolazione e da questa interpretazione, che ci sembra di poter sostanzialmente condividere, restano tuttavia esclusi due punti che a noi, invece, paiono essenziali.<\/p>\n<p>Il primo: che razza di filosofo \u00e8 quello che rimane ambiguo su una questione cos\u00ec centrale: ossia se la morte di Dio sia semplicemente la morte della <em>credenza<\/em> in Lui, oppure la <em>negazione<\/em> di Lui? Il fatto che, su una questione di tale portata, siano sorte letture divergenti e perfino opposte, la dice lunga sul valore effettivo di Nietzsche <em>come filosofo<\/em>. La vera filosofia si fa solo sulla chiarezza, giammai sull&#8217;ambiguit\u00e0: chi non \u00e8 capace di esprimere concetti chiari, non possiede la stoffa del filosofo, ma, semmai, del poeta, come \u00e8 il caso del cantore di Zarathustra (e dello psicologo: perch\u00e9 Nietzsche \u00e8 soprattutto un finissimo psicologo, dalle intuizioni addirittura folgoranti, come si vede, ad esempio, in <em>Umano, troppo umano<\/em>). Un pensiero che chiunque pu\u00f2 tirare di qua o di l\u00e0, secondo il proprio gusto, come fosse una coperta, non \u00e8 un pensiero filosofico, ma una minestra buona per tutte le stagioni e per qualunque genere di palato, purch\u00e9 opportunamente riscaldata. E, allo stesso modo, anche l&#8217;enorme sopravvalutazione di Nietzsche come filosofo, anzi, come il filosofo tipico della modernit\u00e0, la dice lunga sulla decadenza del vero pensiero filosofico, iniziata con i cosiddetti <em>philosophes<\/em> illuministi (o, peggio ancora, con i <em>savants<\/em>: la modestia non era il loro forte) e proseguita, come lungo una china inarrestabile, per tutto il XIX e il XX secolo.<\/p>\n<p>Il secondo punto che ci preme sottolineare: Nietzsche, come si \u00e8 detto, aveva previsto che gli uomini, dopo l&#8217;annuncio della morte di Dio, si sarebbero messi ad adorare un asino (straordinaria convergenza con l&#8217;affermazione di Jean-Marie Vianney, il santo curato d&#8217;Ars, il quale una volta disse: <em>Lasciate un paese senza parroco, e, dopo vent&#8217;anni, gli uomini si metteranno ad adorare le bestie<\/em>). L&#8217;aveva previsto cos\u00ec bene, da affidare la sua stessa indignazione all&#8217;indignazione di Zarathustra: tanta fatica, tante veglie, tanti sacrifici, per ottenere un risultato cos\u00ec meschino, cos\u00ec aberrante? Ma, allora, Nietzsche \u00e8 stato qualche cosa di peggio di un sognatore o di un utopista: \u00e8 stato un pazzo criminale. Non si strappa la benda a qualcuno che potrebbe fare un uso cos\u00ec detestabile della vista; anzi, che ne far\u00e0 certamente un uso cos\u00ec detestabile. \u00c8 come prevedere lucidamente un omicidio &#8212; o, se si preferisce, un suicidio &#8212; e, nondimeno, porre una pistola, o un pugnale, nelle mani del futuro omicida\/suicida. I casi sono due: o si stimano gli uomini quanto basta per immaginare che sapranno fare un buon uso di quanto viene insegnato loro, oppure no. Nel secondo caso, che \u00e8 il caso di Nietzsche, non si dovrebbe rivelare loro quello che li far\u00e0 scendere ancora pi\u00f9 in basso nella scala della loro umanit\u00e0. \u00c8 chiaro, infatti, che essi non diventeranno superuomini, ma sotto-uomini, ovvero scimmie.<\/p>\n<p>Fatale contraddizione di tutto il pensiero nietzschiano: un pensiero aristocratico che si rivolge, di fatto, a tutti (donde quell&#8217;assurdo, ridicolo aristocraticismo di massa, che abbiamo addebitato particolarmente alle interpretazioni &quot;di sinistra&quot; del nietzschianesimo). Se non si ha fiducia negli uomini, perch\u00e9 annunciare loro, a <em>tutti<\/em> loro, la dottrina che, invece di emanciparli, li render\u00e0 ancor peggiori, ancor pi\u00f9 animaleschi? Ed \u00e8 forse un caso che, proprio negli anni ruggenti della riscoperta di Nietzsche, la versione trionfante (e semi-ufficiale) dell&#8217;antropologia, in Europa fosse quella darwiniana, la quale si gloriava di conferire una patente di rispettabilit\u00e0 &quot;scientifica&quot; all&#8217;idea che l&#8217;uomo discenda dalla scimmia, o, quanto meno, da un antenato comune con le scimmie, mentre il ritratto &quot;scimmiesco&quot; di Darwin incombeva ovunque, idealmente e praticamente, a trecentosessanta gradi &#8211; politica e letteratura incluse &#8211; mediante il famoso, o famigerato, <em>darwinismo sociale<\/em>? E quanto male abbia fatto il darwinismo sociale, penetrato assai a fondo, sia esplicitamente, sia sotto mentite spoglie, in quasi tutte le ideologie politiche della fine dell&#8217;800 e dei primi del &#8216;900, \u00e8 cosa troppo nota perch\u00e9 valga la pena di evidenziarla. N\u00e9 i genocidi del XX secolo, n\u00e9 lo sterminio di classe nell&#8217;Unione Sovietica di Stalin, n\u00e9 il capitalismo selvaggio, con il suo immenso bagaglio di sfruttamento, crisi economiche e povert\u00e0, sarebbe anche solo immaginabili, se, nel&#8217;<em>humus<\/em> culturale dell&#8217;epoca, non ci fosse stata l&#8217;esiziale dottrina del darwinismo sociale.<\/p>\n<p>Tornando a Nietzsche. Egli \u00e8 convinto che la realt\u00e0 sia caotica, e perci\u00f2 &quot;dionisiaca&quot;: altro che razionalit\u00e0, bisogna che l&#8217;uomo impari a danzare al ritmo del flauto di Pan. Egli \u00e8 convinto che una tale rivelazione sia troppo per gli uomini, che essi non la potranno sopportare; eppure non esita a gridarla dai tetti, per bocca del suo Zarathustra. Questa la prima contraddizione. La seconda \u00e8 aspettarsi che il superuomo, da lui auspicato, possa mai nascere da queste plebi miserande, da questi adoratori dell&#8217;asino: in virt\u00f9 di quale miracolo? Se manca la materia prima, quale artista potr\u00e0 forgiare il superuomo? La terza contraddizione sta a monte: Nietzsche non dimostra che Dio \u00e8 morto; lo pone, lo dichiara, lo proclama nelle piazze. Anche da questo si vede quale sia la vera stoffa di Nietzsche come filosofo. Fare filosofia significa tentare di dimostrare perch\u00e9 le cose stiano in un certo modo; limitarsi ad affermarlo, non \u00e8 fare filosofia, ma letteratura. Con tutto il rispetto dovuto alla letteratura: per\u00f2 sono due ambiti diversi. Un letterato che voglia fare il filosofo, sar\u00e0 sempre un cattivo filosofo; e le conseguenze del suo pensiero saranno, per forza, cattive anch&#8217;esse&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 noto che l&#8217;avvento del superuomo, per Nietzsche, deve avere come presupposto la morte di Dio: solo partendo da questa presa d&#8217;atto, che Dio \u00e8 definitivamente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,148],"class_list":["post-27218","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27218","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27218"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27218\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27218"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27218"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27218"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}