{"id":27198,"date":"2018-07-13T04:53:00","date_gmt":"2018-07-13T04:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/13\/monsignore-lei-sa-cose-la-liberta-per-un-cristiano\/"},"modified":"2018-07-13T04:53:00","modified_gmt":"2018-07-13T04:53:00","slug":"monsignore-lei-sa-cose-la-liberta-per-un-cristiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/13\/monsignore-lei-sa-cose-la-liberta-per-un-cristiano\/","title":{"rendered":"Monsignore, lei sa cos&#8217;\u00e8 la libert\u00e0 per un cristiano?"},"content":{"rendered":"<p><em>Auguro a tutti di vivere un grande amore come quello che sto vivendo io per mio marito<\/em>. Belle parole, vero? Gi\u00e0; solo che a pronunciarle \u00e8 un prete, che non risulta ancora n\u00e9 aver chiesto la riduzione allo stato laicale, n\u00e9 averla subita d&#8217;ufficio. Inoltre, non c&#8217;\u00e8 nessun errore di grammatica o di sintassi: s\u00ec, la frase \u00e8 proprio: <em>come quello che sto vivendo io per mio marito<\/em>, e non: <em>per mia moglie<\/em>. Perch\u00e9 questo prete, o ex prete, o come lo si voglia considerare, non solo si \u00e8 sposato, prima che la sua posizione rispetto alla Chiesa fosse chiarita, ma si \u00e8 sposato con un uomo. Civilmente, anche se avrebbe voluto farlo in chiesa. All&#8217;estero: per la precisione, nell&#8217;isola di Gran Canaria, che politicamente fa parte della Spagna, come il resto dell&#8217;arcipelago. Il suo nome \u00e8 don Giuliano Costalunga ed \u00e8 stato parroco di un piccolo paese dei Monti Lessini, diocesi di Verona: Selva di Progno. Anche l\u00ec, fin dal suo arrivo, aveva provocato fortissime divisioni col suo modo di fare, allontanando una parte dei parrocchiani, ma trovando l&#8217;apprezzamento di altri. Ora non sappiamo cosa pensino e cosa provino, avendo appreso dalla stampa della fuga d&#8217;amore del loro ex parroco e della sua decisione di sposarsi, con un uomo, mentre ufficialmente risulta ancora sacerdote del clero diocesano.<\/p>\n<p>Intanto, ben lungi dal tenere un basso profilo e da cercare di appartarsi, don Giuliano rilascia interviste ai giornali con molta disinvoltura, come questa, pubblicata su una ben nota rivista di teologia e spiritualit\u00e0 <em>Vanity Fair News<\/em>, il 6 luglio 2018, di cui riportiamo alcuni passaggi salienti:<\/p>\n<p><em>NON \u00c8 PI\u00d9 PRETE?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abPer via del decreto di sospensione, non posso pi\u00f9 celebrare pubblicamente, ma non accetto che mi si dica che non posso pi\u00f9 essere prete nel mio privato. Il sacramento dell&#8217;Ordine rimane per sempre, proprio come il Battesimo o la Cresima. Io continuo a celebrare la messa con Paolo, nel silenzio della mia casa: la mia condizione di prete \u00e8 permanente, il sacramento \u00e8 indelebile, anche se cambia la modalit\u00e0 di servizio. Non pretendo di celebrare nelle piazze, ma non permetto che qualcuno mi dica che non posso farlo nel mio intimo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>COME \u00c8 OGGI IL SUO RAPPORTO CON DIO?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNe sono ancora profondamente innamorato, e questo amore lo condivido con mio marito: noi preghiamo insieme, ci definiamo profondamente credenti. Andiamo anche a messa nella parrocchia in Gran Canaria. Nella chiesa ci sono preti che si fanno moralizzatori e accusatori e altri che accolgono con rispetto e permettono la partecipazione alla vita della comunit\u00e0: noi ne abbiamo trovato uno cordiale e aperto, e facciamo la Comunione: l&#8217;incontro con l&#8217;eucaristia non va riservato ai puri, ma a chi ne ha bisogno. Io sento il bisogno estremo di ricevere l&#8217;eucaristia con mio marito, per noi \u00e8 la completezza dell&#8217;amore umano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>VI \u00c8 PESATO NON POTERVI SPOSARE IN CHIESA?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abS\u00ec, ma sapevamo che era impossibile. Ma noi siamo andati in Spagna con la consapevolezza di volere un matrimonio, e non solo un&#8217;unione civile. Abbiamo la cerimonia con il segno della croce, \u00e8 stata letta la parola Dio, sono stati fatti canti religiosi. Anche se non abbiamo avuto l&#8217;avvallo dell&#8217;autorit\u00e0 religiosa, c&#8217;\u00e8 stata la presenza di Dio, c&#8217;era anche lui\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>CHE COSA DOVREBBE FARE LA CHIESA?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCredo che la chiesa debba fare una seria riconsiderazione del celibato: non si pu\u00f2 imporre a uomini e donne che entrano nella vita religiosa di spegnere la loro sessualit\u00e0: Dio ci ha creati sessuati, \u00e8 parte del suo progetto. Anche perch\u00e9 il rischio \u00e8 quello di creare situazioni di frustrazione che possono\u00a0trasformarsi in devianze pesanti, come la pedofilia, o in episodi come le orge in canonica. Sarebbe bello che la chiesa permettesse ai religiosi di vivere una sessualit\u00e0 ordinata all&#8217;interno della chiesa perch\u00e9 non \u00e8 qualcosa di contrario all&#8217;amore per Dio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>E L&#8217;OMOSESSUALIT\u00c0?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abIl mio sogno \u00e8 che la chiesa inizi a prendere in considerazione seriamente la bellezza dell&#8217;amore nella sua completezza: Ges\u00f9 non ha mai parlato di amore etero o omosessuale. Purtroppo c&#8217;\u00e8 un&#8217;idea stereotipata dei gay che frequentano persone diverse, che praticano sesso promiscuo. Io invece auguro a tutti di vivere un amore leale, esclusivo, onesto e pulito come quello che condivido con mio marito\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Non \u00e8 mai simpatico puntare il dito contro qualcuno, e non lo facciamo perch\u00e9 ci sentiamo in diritto di giudicare l&#8217;uomo don Giuliano, ma il sacerdote, s\u00ec; e, soprattutto, i suoi comportamenti, dei quali fanno parte le cose che dice alla stampa con tanta disinvoltura. Perch\u00e9, sospeso o non sospeso, \u00e8 sempre un prete che parla, e che parla in pubblico, rivolgendosi a tutti: quindi le sue parole acquistano un peso, un risonanza mediatica, mirano a ottenere un effetto nella sfera pubblica, e se lui ha il diritto di agire cos\u00ec, allora anche gli altri hanno il diritto di giudicare i suoi discorsi e di criticare le sue affermazioni. In particolare ci sembra significativo il passaggio in cui dice: <em>l&#8217;incontro con l&#8217;eucaristia non va riservato ai puri, ma a chi ne ha bisogno. Io sento il bisogno estremo di ricevere l&#8217;eucaristia con mio marito,<\/em> che acquista un sapore grottesco se si considera chi parla e in quali circostanza sta parlando, ma che, prima ancora di esser grottesco, \u00e8 blasfemo, perch\u00e9 denota una radicale perversione, evidentemente del tutto intenzionale, riguardo al concetto e alla prassi del Sacrificio eucaristico. <em>L&#8217;incontro con l&#8217;Eucaristia<\/em> (che noi ci permettiamo di scrivere con la maiuscola) <em>non va riservato ai puri, ma a chi ne ha bisogno<\/em>: ma stiamo scherzando? Ma in quale seminario ha studiato costui? Quale vescovo lo ha ordinato sacerdote? L&#8217;Eucarestia \u00e8 per i peccatori? Ma quando mai? L&#8217;Eucarestia \u00e8 per i peccatori dopo che essi si sono pentiti e si sono riconciliati con Dio mediante un altro Sacramento, quello della Confessione. La Chiesa ha sempre insegnato che il peccatore non pentito e non riconciliato, che tuttavia si accosta al Sacrificio eucaristico, commette un gravissimo sacrilegio e mette in bocca non il Corpo di Cristo, ma la propria condanna e la propria dannazione. E sono queste le cose che quel prete diceva ai fedeli, durante le omelie della santa Messa? Sono queste le cose che diceva ai bambini del catechismo? \u00c8 la solita, pacchiana falsificazione del Vangelo da parte del neoclero bergogliano: <em>chi sono io per giudicare? E non \u00e8 forse verso che Ges\u00f9 si accompagnava ai peccatori?<\/em> Certo che si accompagnava ai peccatori, ma per convertirli e ricondurli a Dio, mediante il pentimento. Su quale vangelo si sono formati i neopreti della neochiesa, e, peggio di loro, i neovescovi? Hanno mai letto e meditato seriamente la parabola del figlio prodigo? Non vi si parla solo della misericordia di quel padre; si parla anche del sincero, profondo, addolorato pentimento di quel figlio. Le prime parole che egli esclama, quando giunge al cospetto di suo padre, sono: Padre, <em>ho peccato contro il cielo e contro di te. Non son pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come l&#8217;ultimo dei tuoi servi!<\/em> Queste sono le parole di quel figlio, pentito e ravveduto, e desideroso di essere perdonato da suo padre; il quale prontamente lo abbraccia e lo perdona. Perdona e abbraccia il figlio che si \u00e8 pentito, che si \u00e8 ravveduto, che si dichiara indegno di essere chiamato ancora figlio.<\/p>\n<p>E invece cosa fa don Giuliano, e cosa fa il suo vescovo, monsignor Giuseppe Zenti, nel corso di un incontro di rappacificazione e di chiarimento? Il vescovo lo abbraccia, e gli dice di seguire liberamente la sua strada. E il &quot;figlio&quot; non solo non si mostra affatto pentito, ma rilascia interviste come quella che abbiamo riportato. Dalla quale, a voler sorvolare sul fatto che il peccato contro natura \u00e8 sempre stato considerato dalla Chiesa come uno dei pi\u00f9 gravi (uno dei quattro <em>che gridano vedetta davanti a Dio<\/em>, per la precisione), e che personaggi come santa Caterina da Siena hanno detto: <em>Il maledetto peccato contro natura fa schifo anche ai demoni<\/em>, non emerge affatto, non diciamo il minimo rimorso, ma neppure la pi\u00f9 vaga consapevolezza di aver infranto nella maniera pi\u00f9 clamorosa, e anche pi\u00f9 traumatica per le pecorelle del gregge che gli era stato affidato, la solenne promessa fatta a Dio. Ci\u00f2 che \u00e8 emerge \u00e8 solo una rivendicazione di diritti: io ho diritto di far cos\u00ec, di seguire il mio amore, di essere felice; quel che ho promesso, quel che ho giurato davanti a Dio e agli uomini, passa in secondo piano; nessuno mi pu\u00f2 giudicare, io non sono un prete indegno, io ha ancora il doto di considerarmi prete, perfino di dire la santa Messa&#8230; Io, io, io: quel che emerge \u00e8 la propria autoaffermazione, la petizione di principio sui propri diritti. Che tristezza.<\/p>\n<p>Nel corso dell&#8217;incontro avvenuto nella chiesa di Selva di Progno, il vescovo ha ribadito la dottrina cattolica sul matrimonio, tuttavia &#8212; un colpo al cerchio e uno alla botte &#8212; ha anche detto, ai fedeli (forse ) sbalorditi, sicuramente sconcertati:<\/p>\n<p><em>Ora, don Giuliano \u00e8 unto a Paolo con il quale sognava di vivere di un amore autentico. Non ho nessun dirotto di giudicare don Giuliano poich\u00e9 solo Dio che scruta i cuori conosce il travaglio della sua vita. (&#8230;) Ricorda don Giuliano, io ti sar\u00f2 sempre vicino, fa la tua strada liberamente, adesso questa vicenda possibilmente si chiuda con buon senso di vicinanza cristiana<\/em>.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 stato alcun invito al pentimento, alcuna esortazione a non peccare; ricordiamo che Ges\u00f9, quando gli venne condotta la donna adultera, nel rimandarla a casa le aveva detto<em>: Vai, e d&#8217;ora in avanti non peccare pi\u00f9<\/em>. Ma quella frase, a don Giuliano, il vescovo Zenti non l&#8217;ha detta. Eppure, avrebbe dovuto dirla, o una frase dal significato equivalente. Non per mortificare il suo ex parroco, che peraltro tanto mortificato non pareva, vista anche la <em>mise<\/em> a base di capelli lunghi, piercing e tatuaggi, e la spavalderia delle sue recentissime dichiarazioni alla stampa, nelle quali aveva invitato tutti quanti a peccare come lui e a tradire le sacre promesse come ha fatto lui (questo significa la frase, apparentemente dolce e gentile, <em>Auguro a tutti di vivere un grande amore come quello che sto vivendo io per mio marito<\/em>: un invito a peccare che si direbbe ispirato direttamente dal diavolo). Non per mortificarlo, monsignor Zenti avrebbe dovuto parlar chiaro e ribadire che il peccato \u00e8 peccato e che solo il sincero pentimento, accompagnato dal serio e coerente proposito di cambiar vita, lo pu\u00f2 riscattare; ma per evitare che ai fedeli, gi\u00e0 anche troppo turbati e confusi da questa tristissima vicenda, arrivasse un messaggio totalmente sbagliato: cio\u00e8 che Dio c&#8217;invita a scegliere <em>liberamente<\/em> la nostra strada, ed \u00e8 contento se noi lo facciamo, qualunque essa sia, fosse pure la strada del peccato, dello scandalo pubblico e del tradimento dei sacri voti. <em>Fai la tua strada liberamente<\/em>, gli ha detto: ma lo sa, il vescovo Zenti, in che cosa consiste la libert\u00e0 del cristiano? Diciamo, ancora una volta, con le parole di santa Caterina da Siena: <em>la sola libert\u00e0 del cristiano consiste nel fare la volont\u00e0 di Dio<\/em>. E dunque, che cosa possono aver capito, i parrocchiani di Selva di Progno, dalle parole del loro vescovo? Evidentemente, che Dio vuole da noi che calpestiamo la Sua legge, che ce ne infischiamo delle nostre promesse fatte a Lui e al prossimo, e che corriamo dietro ai nostri desideri. In altre parole, parlando cos\u00ec si prende Dio a testimone delle nostre bestemmie; peggio: si mettono nella bocca di Dio le parole del diavolo. Si trasforma Dio in un suggeritore e in un mallevadore del peccato. Eppure la <em>Bibbia,<\/em> per bocca del profeta Isaia, \u00e8 chiarissima su questo punto: <em>Guai a coloro che chiamano bene il male, e male il bene!<\/em><\/p>\n<p>Purtroppo, noi sappiamo bene da dove parte e da chi viene incoraggiata questa sacrilega perversione della parola di Dio: dal pulpito pi\u00f9 alto, quello del vicario di Cristo in terra. Leggiamo infatti, nel \u00a7 303 di <em>Amoris laetitia,<\/em> a proposito dei divorziati e che non hanno alcuna intenzione di rimettersi sulla retta via, ma anzi, pretendono di ricevere l&#8217;Eucaristia pur seguitando a vivere nel peccato:<\/p>\n<p><em>Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza pu\u00f2 riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; pu\u00f2 anche riconoscere con sincerit\u00e0 e onest\u00e0 ci\u00f2 che per il momento \u00e8 la risposta generosa che si pu\u00f2 offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella \u00e8 la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessit\u00e0 concreta dei limiti, bench\u00e9 non sia ancora pienamente l&#8217;ideale oggettivo.<\/em><\/p>\n<p>Capito don Giuliano? La tua scelta e il tuo modo di vivere non sono ancora pienamente l&#8217;oggettivo ideale cristiano, per\u00f2 \u00e8 quanto puoi offrire a Dio con sincerit\u00e0 e onest\u00e0, e anche Dio, tutto sommato, non ti chiede nulla di diverso. Benissimo. Ma se le cose stanno cos\u00ec, qualcuno ci vuol spiegare perch\u00e9, per duemila anni, la Chiesa ha insegnato tutto il contrario? Sbagliava prima, o \u00e8 impazzita adesso? O forse era pazza santa Caterina? O era pazzo il profeta Isaia? Ci piacerebbe tanto saperlo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Auguro a tutti di vivere un grande amore come quello che sto vivendo io per mio marito. Belle parole, vero? 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