{"id":27195,"date":"2016-12-13T09:24:00","date_gmt":"2016-12-13T09:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/13\/tradidi-et-quod-accepi-m-lefebvre\/"},"modified":"2016-12-13T09:24:00","modified_gmt":"2016-12-13T09:24:00","slug":"tradidi-et-quod-accepi-m-lefebvre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/13\/tradidi-et-quod-accepi-m-lefebvre\/","title":{"rendered":"\u00abTradidi et quod accepi\u00bb (M. Lefebvre)"},"content":{"rendered":"<p><em>Tradidi et quod accepi<\/em>: <em>Vi ho trasmesso soltanto ci\u00f2 che avevo ricevuto<\/em>. Sono le parole che si possono leggere, incise su una tomba presso il seminario di Ec\u00f4ne, nella Svizzera francese: il seminario appartiene alla Fraternit\u00e0 sacerdotale san Pio X, fondato nel 1971; la tomba \u00e8 quella dell&#8217;arcivescovo cattolico Marcel Lefebvre, il pi\u00f9 risoluto oppositore delle innovazioni dottrinali e liturgiche introdotte dal Concilio Vaticano II, opposizione che gli valse, nel 1988, la scomunica da parte del pontefice Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p>Figura scomoda, quella di monsignor Lefebvre, e quanto mai politicamente scorretta; figura controversa, quasi un segno di contraddizione, da pochi ammirata e perfino venerata, da molti criticata e condannata, dalla maggioranza, semplicemente, poco conosciuta e, pertanto, giudicata in fretta, superficialmente, per sentito dire. Monsignor Lefebvre?, si chiedeva qualcuno, ogni tanto, imbattendosi nel suo nome sulla stampa o nel corso dei telegiornali. Ah, s\u00ec, quel vecchio vescovo testardo, che rifiuta le novit\u00e0 del Concilio e vuol andare avanti per la sua strada, anche se \u00e8 solo contro tutti. E si liquidava il discorso con un&#8217;alzata di spalle. Il Concilio Vaticano II &#8212; il Concilio per antonomasia -, cos\u00ec ci \u00e8 sempre stato detto e ripetuto, \u00e8 stato un momento glorioso e luminoso nella storia della Chiesa cattolica; il Concilio ha portato il progresso, la vita, l&#8217;aria fresca nelle stanze chiuse, che sapevano di muffa, della tradizione tridentina. Ha rinnovato il culto, ha rinnovato la Messa, ha rinnovato i rapporti con le altre confessioni e con le altre fedi&#8230; Insomma, ha messo la Chiesa, per la prima volta, in sintonia con le &quot;conquiste &quot; del mondo moderno: quelle stesse che un secolo prima, nel <em>Sillabo<\/em>, il papa Pio IX aveva elencate puntigliosamente, ma solo per condannarle tutte, una dopo l&#8217;altra. E allora, come si faceva a non esser favorevoli al Concilio? Come si poteva immaginare che monsignor Lefebvre avesse anche solo un pochino di ragione? Nessuno ha ragione contro il progresso, contro la modernit\u00e0; anzi, chiunque pretenda di opporsi al progresso, fa inevitabilmente la figura di don Chisciotte che parte, a briglia sciolta e lancia in resta, per la sua memorabile battaglia&#8230; contro i mulini a vento.<\/p>\n<p>Monsignor Lefebvre, pietra d&#8217;inciampo sulle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em> della cattolicesimo finalmente modernizzato. Una figura addirittura incomprensibile per i tanti, troppi cattolici progressisti, per i teologi neomodernisti, per i cardiali, gli arcivescovi e i vescovi propugnatori delle ultime novit\u00e0 in fatto di &quot;misericordia&quot; del Signore: possibilisti sulla Eucarestia ai divorziati risposati, sul matrimonio omosessuale, sul perdono relativamente facile dell&#8217;aborto volontario; e, naturalmente, tutti infiammati di sacro zelo sociale e politico, tutti infervorati dalla teologia della liberazione, tutti protesi nell&#8217;opera di persuasione, per non dire di costrizione, relativamente all&#8217;accoglienza dei cosiddetti migranti, in realt\u00e0 invasori islamici che si apprestano a colonizzare l&#8217;Europa e a fare quel che non seppero fare, con le armi in pugno, Arabi e Turchi nei secoli passati: non solo sottomettere il nostro continente e convertirlo alla bandiera verde del Profeta, ma, addirittura, sostituirne la popolazione, facilitando l&#8217;eutanasia dei popoli cristiani (o post-cristiani), sempre pi\u00f9 vecchi, e rimpiazzandoli con i giovani figli dell&#8217;Africa e del Medio Oriente, estremamente prolifici. E anche su questo terreno, cio\u00e8 sul giudizio relativo alle possibilit\u00e0 di &quot;coesistenza pacifica&quot; con l&#8217;Islam, bisogna ammettere che monsignor Lefebvre (che era stato, per molti anni, missionario in Africa e poi arcivescovo di Dakar, nel Senegal, e aveva riportato successi straordinari nel convertire al cattolicesimo quelle popolazioni) aveva lanciato l&#8217;allarme assai per tempo, e, a quanto pare, aveva avuto la vista migliore di tanti inguaribili ottimisti odierni per partito preso&#8230;<\/p>\n<p>Ma che cosa gli si rimproverava, alla fine? Di aver sgarrato in fatto di dottrina? Assolutamente no; al contrario&#8230; Di essersi ribellato all&#8217;autorit\u00e0 del papa? S\u00ec, ma fino a un certo punto. Monsignor Lefebvre riconosceva pienamente l&#8217;autorit\u00e0 del Pontefice; sosteneva, per\u00f2, che, al di sopra di tutto, viene l&#8217;autorit\u00e0 di Colui del quale il Papa \u00e8 il semplice vicario sulla terra: Ges\u00f9 Cristo. E sosteneva che, avendo il Concilio Vaticano II deliberato alcuni atti ufficiali, come la dichiarazione <em>Dignitatis Humanae<\/em> del 7 dicembre 1965, sulla libert\u00e0 religiosa, che sono in contrasto &#8212; a suo dire &#8212; con la lettera e con lo spirito del Vangelo, non gli era possibile obbedire agli uomini piuttosto che a Dio. Ma \u00e8 vero che alcune deliberazioni e alcune riforme del Concilio &quot;tradiscono&quot; il sacro Magistero e la Tradizione della Chiesa cattolica? Questo \u00e8 il punto; questo \u00e8 il nodo. Se questo \u00e8 vero, o se \u00e8 vero anche solo in parte, allora monsignor Lefebvre aveva ragione, per l&#8217;appunto, almeno in parte; se non lo \u00e8, aveva torto. Non \u00e8 una questione accademica, e il fatto che monsignor Lefebvre sia morto da un quarto di secolo (nel 1991) non la rende meno urgente, n\u00e9 meno spinosa. A parte il fatto che la Fraternit\u00e0 sacerdotale san Pio X esiste tuttora, e, anzi, gode di buona salute, perfino migliore &#8212; quanto a vocazioni &#8212; di quanta non ne goda, mediamente, il resto della Chiesa cattolica, resta una questione di principio di enorme rilevanza, anche per i possibili sviluppi futuri: la via intrapresa dal Concilio &#8212; riforma liturgica; nuova Messa; ecumenismo; liber\u00e0 religiosa e dialogo inter-religioso, collegialit\u00e0 episcopale &#8212; era quella giusta? E come mai, se lo era, lo stesso Paolo VI ebbe ad osservare, soltanto poco tempo dopo, che <em>col Concilio Vaticano II ci aspettavamo una primavera, invece \u00e8 venuto l&#8217;inverno?<\/em><\/p>\n<p>E se non era quella giusta, o se, almeno in parte, si \u00e8 rivelata sbagliata, non significa questo che monsignor Lefebvre aveva visto giusto? Ripetiamo: questa non \u00e8 una questione accademica: \u00e8 in ballo la dottrina, non solo la teologia; \u00e8 in ballo il destino della Chiesa; \u00e8 in ballo, soprattutto, la fedelt\u00e0 della Chiesa al Vangelo di Cristo e, di conseguenza, \u00e8 in gioco la salute delle anime. Un Magistero fedele alla parola di Dio assicura loro la salvezza; ma un Magistero sviato nell&#8217;errore &#8212; somma sciagura, finora addirittura impensabile nei duemila anni di storia della Chiesa -, lascerebbe le anime abbandonate a se stesse, o, peggio, le trascinerebbe con s\u00e9 lungo delle strade che non portano a Dio.<\/p>\n<p>Questioni enormi, come si vede; questioni di vita o di morte.<\/p>\n<p>Per mettere a fuoco la sostanza del problema posto dallo &quot;scisma&quot; di monsignor Lefebvre (scriviamo scisma fra virgolette, perch\u00e9 qui non si \u00e8 trattato di creare una nuova chiesa, in antagonismo con quella cattolica, ma, al contrario, di rivendicare la piena fedelt\u00e0 ad essa, nel suo spirito autentico e cio\u00e8 nella sua Tradizione), non solo e non tanto sul piano liturgico e pastorale, ma proprio sul terreno teologico e dogmatico, ci \u00e8 sembrato utile citare alcuni passaggi dal libro <em>Un vescovo cattolico,<\/em> a cura della Fraternit\u00e0 San Pio X in Italia, beninteso tenendo conto del fatto che vi \u00e8 espresso il punto di vista di monsignor Lefebvre e dei suoi seguaci (Torino, Edizioni San Francesco di Sales, 1990, pp. 146-148):<\/p>\n<p><em>Nella Chiesa cattolica lo scisma o scissione nei confronti della legittima autorit\u00e0 non si realizza che per una rivolta contro l&#8217;autorit\u00e0 o la funzione del papa. Il Cardinal Journet nel suo trattato &quot;L&#8217;Eglise du Verbe Incarn\u00e9&quot; (T. II) si esprime in questi termini: &quot;La disobbedienza per quanto sia ostinata non costituisce uno scisma fino a quando non comporta una rivolta contro la funzione del papa o della Chiesa. Se, continuando a riconoscere il Sommo Pontefice come mio superiore, gli disobbedisco per interesse o passione, pu\u00f2 esservi peccato molto grave di disobbedienza ma non \u00e8 ancora lo scisma: e SE RIFIUTO UNA DELLE SUE DECISIONI PERCH\u00c9 \u00c8 EVIDENTEMENTE ERRONEA, essendo pronto ad obbedirgli per quel che riguarda le altre cose, CI\u00d2 PU\u00d2 AVVENIRE SENZA CHE VI SIA ALCUNA COLPA&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Da quando il modernismo \u00e8 penetrato nella Chiesa l&#8217;attitudine di Mons. Lefebvre, e di molti cattolici che volevano conservare la loro fede, \u00e8 stata quella della resistenza. Neppure il papa o un Concilio pu\u00f2 cambiare l&#8217;insegnamento di Nostro Signore. &quot;Se anche noi stessi o un Angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che riceveste, sia anatema&quot;, diceva S. Paolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno potrebbe obiettare che la resistenza ai principi modernisti della Chiesa conciliare era del tutto lecita a Mons. Lefebvre, ma l&#8217;atto scismatico \u00e8 stato proprio la consacrazione episcopale di quattro vescovi senza il permesso del papa [Fellay, Tissier de Mallerais, Williamson e de Galarreta, che fu &quot;illecita&quot;, ma &quot;valida&quot;, secondo il Codice di Diritto Canonico].<\/em><\/p>\n<p><em>Si risponde facilmente dimostrando che la consacrazione di vescovi senza il permesso del papa non \u00e8 di per s\u00e9 un atto scismatico se non c&#8217;\u00e8 l&#8217;intenzione di fondare una nuova chiesa parallela con una nuova gerarchia.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Codice di Diritto Canonico del 1917, in effetti, prevedeva per quest&#8217;atto, come pena, la semplice sospensione &quot;a divinis&quot; mentre il reato di scisma era punito con la scomunica. Pio XII, nel 1951 e 1958 aggrav\u00f2 la pena con la scomunica, ma questo fu in occasione delle consacrazioni realizzate per costituire delle chiese separate da Roma e sottomesse, come fu il caso in Cina, a degli stati comunisti.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo stesso CARDINALE CASTILLO LARA, presidente della pontificia commissione per l&#8217;interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico, in un&#8217;intervista apparsa su &quot;Repubblica&quot; il 10 luglio 1988 dichiarava che &quot;IL SOLO FATO DI CONSACRARE UN VESCOVO NON \u00c8 UN ATTO DI PER S\u00c9 SCISMATICO&quot;, specificando che si tratta di un delitto contro l&#8217;esercizio del proprio ministero e non contro la religione e l&#8217;unit\u00e0 della Chiesa.<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;altra parte, Mons. Lefebvre ha dichiarato espressamente di compiere quest&#8217;atto unicamente per garantire ai fedeli la predicazione della buona dottrina e l&#8217;amministrazione dei Sacramenti con la continuit\u00e0 del Sacerdozio Cattolico. Mai gli \u00e8 balenata l&#8217;idea di costituire una nuova chiesa.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella lettera che aveva indir irizzato ai futuri vescovi diceva loro: &quot;Vi scongiuro di rimanere attaccati alla cattedra di Pietro, alla Chiesa Romana, Madre e Maestra di tutte le Chiese, nella Fede Cattolica integrale, espressa nei Simboli della Fede, nel Catechismo del Concilio di Trento, conformemente con quello che vi \u00e8 stato insegnato nel vostro seminario. Rimanete fedeli nella trasmissione di questa Fede in modo che giunga il regno di Nostro Signore&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella predica, il giorno stesso delle consacrazioni [30 giugno 1988], Mons. Lefebvre ribadiva questa intenzione: &quot;NOI NON SIAMO SCISMATICI. SE LA SCOMUNICA \u00c8 STATA PRONUNCIATA CONTRO I VESCOVI DI CINA, CHE SI SONO SEPARATI DA ROMA E CHE SI SONO SOTTOMESSI AL GOVERNO CINESE, SI COMPRENDE ASSAI BENE PERCH\u00c9 IL PAPA PIO XII LI HA SCOMUNICATI. NON SI TRATTA PER NOI DI SEPARARCI DA ROMA E DI SOTTOMETTERCI AD UN QUALCHE POTERE ESTRANEO A ROMA, N\u00c9 DI COSTITUIRE UNA SORTA DI CHIESA PARALLELA come hanno fatto per esempio i vescovi di Palmar de Troya, cin Spagna, che hanno nominato un papa, che hanno fatto un collegio di cardinali. Per noi non si tratta affatto di cose simili. Lungi da noi questo miserabile pensiero di allontanarci da Roma.<\/em><\/p>\n<p><em>Al contrario, \u00e8 per manifestare il nostro attaccamento alla Chiesa di sempre, al papa e a tutti coloro che hanno preceduto questi papi che disgraziatamente dal Concilio Vaticano II hanno creduto di dover aderire a gravi errori che stanno per demolire la Chiesa e per distruggere il sacerdozio cattolico&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 necessario, perci\u00f2, ben capire in che cosa consista l&#8217;autorit\u00e0 e la funzione del papa poich\u00e9, come abbiamo visto, soltanto quando v&#8217;\u00e8 rivolta contro di esse si pu\u00f2 parlare di scisma.<\/em><\/p>\n<p><em>Il papa \u00e8 il Vicario di Cristo. Deve rappresentare Nostro Signore sulla terra e trasmettere integralmente il suo insegnamento. Deve inoltre vegliare alla trasmissione dei mezzi di santificazione che Ges\u00f9 ci ha lasciato: i sacramenti, continuando il sacerdozio Cattolico.<\/em><\/p>\n<p><em>VOLER CONSACRARE DEI VESCOVI, QUINDI, PER GARANTIRE AI FEDELI LA PREDICAZIONE DELLA BUONA DOTTRINA E L&#8217;AMMINISTRAZIONE DEI SACRAMENTI, \u00c8 TOTALMENTE IN SINTONIA CON L&#8217;AUTORIT\u00c0 E LA FUNZIONE DEL PAPA.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 il permesso ci viene negato dal papa attuale [Giovanni Paolo II? A causa della crisi che imperversa nella Chiesa; perch\u00e9 &quot;GLI ARTIGIANI DELL&#8217;ERRORE NON BUISOGNA CERCARLI OGGI FRA I NEMICI DICHIARATI. ESSI SI NASCONDONO&#8230; NEL SENO STESSO DELLA CHIESA&quot; (San Pio X) perch\u00e9 &quot;IL FUMO DI SATANA \u00c8 PENETRATO NEL TEMPIO DI DIO&quot; (Paolo VI). Si condanna Mons. Lefebvre perch\u00e9 si rifiuta di accettare gli errori liberali condannati dai Papi e penetrati nella Chiesa grazie all&#8217;ultimo Concilio. Questo fu il motivo per cui gli si intim\u00f2 di chiudere il suo seminario nel 1976; questo \u00e8 il motivo fondamentale per cui lo si condanna oggi.<\/em><\/p>\n<p><em>Giovanni Paolo II stesso afferma in &quot;Ecclesia Dei adflicta&quot; che &quot;La radice di quest&#8217;atto scismatico pu\u00f2 riconoscersi in una certa nozione di Tradizione imperfetta e contraddittoria, poich\u00e9 essa non considera sufficientemente il carattere vivente della Tradizione stessa&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco cosa si rimprovera a Mons. Lefebvre:; ecco il vero punto di disaccordo: una nozione di Tradizione imperfetta e contraddittoria perch\u00e9 non \u00e8 &quot;viva&quot; in quanto non accetta i cambiamento sopravvenuti dal Concilio in poi. (In particolare, la libert\u00e0 religiosa, l&#8217;ecumenismo, la collegialit\u00e0 episcopale). Condannato perch\u00e9 rifiuta di cambiare la propria fede: ecco il vero motivo della scomunica. La verit\u00e0 non cambia col tempo. &quot;Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno&quot; ha detto Nostro Signore. Il carattere proprio del modernismo \u00e8 quello di affermare che il dogma, essendo un frutto del sentimento religioso, cambia col tempo ed evolve. Contro di esso si sono scagliati tutti i pontefici da san Pio X a Pio XII. Se fossero vivi oggi rinnoverebbero certamente la condanna contro i modernisti penetrati all&#8217;interno della Chiesa, senza risparmiare gli errori conciliari, gi\u00e0 denunciati nei loro scritti.<\/em><\/p>\n<p><em>IL DISACCORDO QUINDI NON \u00c8 CON LA CHIESA E LA CATTEDRA DI PIETRO, MA CON COLORO CHE, IMBEVUTI DI PRINCIPI LIBERALI, STANNO OCCUPANDO LA CHIESA INSEGNANDO DOTTRINE GI\u00c0 CONDANNATE DALLA TRADIZIONE.<\/em><\/p>\n<p>Dal punto di vista strettamente teologico, dunque &#8212; Messa in latino o no &#8212; la vera ragione del contendere \u00e8 il concetto di Tradizione: dalla sua diversa interpretazione derivano le opposte conclusioni dei seguaci di monsignor Lefebvre e della Chiesa cattolica post-conciliare. Secondo il Magistero degli ultimi papi, e specialmente di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, la Tradizione va intesa come una realt\u00e0 viva e, perci\u00f2, in una certa misura, anche mutevole, bisognosa di essere &quot;aggiornata&quot; con il trascorrere del tempo e il mutare delle situazioni: questa \u00e8 la ragione per cui, nel 1962-65, venne deciso che la Tradizione cattolica, cos\u00ec come era stata fissata nel Concilio di Trento, e, in seguito, ulteriormente definita nel Concilio Vaticano I, non era pi\u00f9 adeguata a reggere la sfida dei tempi moderni. Per la maggioranza dei padri conciliari (del Vaticano II), una Messa liturgicamente stabilita quattro secoli prima, quella di Pio V, e una serie di prese di posizione nei confronti della civilt\u00e0 moderna, nonch\u00e9 le relative condanne &#8211; il <em>Sillabo<\/em> di Pio IX -, risalente a cento anni prima, non erano pi\u00f9 corrispondenti alla situazione della seconda met\u00e0 del XX secolo e andavano, perci\u00f2, riformulati. Per monsignor Lefebvre, invece, la Tradizione \u00e8, s\u00ec, una realt\u00e0 viva, ma di una vita perenne: per cui, se sono ammissibili taluni aggiornamenti liturgici, non lo sono delle vere e proprie innovazioni di prospettiva teologica. E, del resto, per monsignor Lefebvre, la liturgia stessa non \u00e8 semplicemente la parte &quot;variabile&quot; del Magistero; al contrario, la liturgia \u00e8 simbolo dell&#8217;infinito mistero divino, e i simboli del mistero divino non si possono cambiare a piacere, come dei vestiti vecchi, quando la sensibilit\u00e0 dei tempi nuovi li trova &quot;superati&quot;. Anche in questo campo, perci\u00f2, sono necessarie la massima prudenza e la massima ponderazione prima di modificare qualcosa: il popolo cristiano \u00e8 giustamente affezionato ai simboli del rito cattolico, perch\u00e9 vede in essi il riflesso di una verit\u00e0 eterna e immutabile.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 Giovanni Paolo accus\u00f2 monsignor Lefebvre di avere una concezione contraddittoria e imperfetta della Tradizione: furono queste le espressioni che adoper\u00f2 al momento di ratificare la scomunica <em>latae sententiae<\/em> del 1988, allorch\u00e9 l&#8217;arcivescovo francese volle nominare i quattro nuovi vescovi, nonostante il preventivo ammonimento vaticano. \u00c8 stato osservato che tale scomunica, bench\u00e9 tecnicamente ineccepibile, non era, tuttavia, inevitabile: consacrando i quattro nuovi vescovi, monsignor Lefebvre aveva compiuto un atto illegittimo, per\u00f2 canonicamente valido: il suo peccato era stato quello di procedere senza l&#8217;autorizzazione di Roma, e non, di per s\u00e9, quello di averli nominati. Pio XII aveva esteso la scomunica a simili atti di disobbedienza in ordine a un precedente ben preciso: quello di quei vescovi cinesi che si erano sottomessi al governo comunista in cambio di un &quot;riconoscimento&quot;, che, per\u00f2, non si estendeva a tutti i cattolici cinesi, ma solo a quelli che sottoscrivevano tale sottomissione: atto che, perci\u00f2, era stato disapprovato dal Papa, appunto perch\u00e9 infeudava la Chiesa cinese (quella scismatica, a quel punto) al regime comunista, e lasciava del tutto &quot;scoperti&quot;, ed esposti a ogni persecuzione, gli altri cattolici. Il caso di monsignor Lefebvre era completamente diverso, per non dire opposto. La sua &quot;colpa&quot; era stata quella di voler restare fedele alla Tradizione; se aveva disobbedito al Papa, non era stato che per quel motivo, ma, in tutto il resto, riconosceva la sua autorit\u00e0 e si sottometteva a lui. E quanto al fatto di essersi ostinato in quelle nomine, vanificando la lunga e faticosa opera di mediazione svolta dal cardinale Ratzinger, la cosa venne presentata dalla stampa come un atto di sfida gratuita, ma la verit\u00e0 \u00e8 ben diversa: senza procedere a nuove consacrazioni episcopali, il seminario di Ec\u00f4ne, e, pi\u00f9 in generale, quella parte del clero che si riconosceva nelle posizioni di monsignor Lefebvre, non solo in Francia, ma in tutto il mondo (perch\u00e9 la Fraternit\u00e0 sacerdotale san Pio X abbraccia tutti i continenti) sarebbe rimasta senza nuovi sacerdoti e, quindi, si sarebbe spenta per mancanza di ossigeno. In pratica, rinunciare alla nomina dei vescovi (il papa gli aveva concesso, tutt&#8217;al pi\u00f9, di consacrarne uno solo, a una data stabilita: il 15 agosto 1988, festa dell&#8217;Assunzione di Maria) sarebbe equivalso, per monsignor Lefebvre e per tutto il &quot;movimento&quot; da lui creato, a una specie di eutanasia.<\/p>\n<p>Ritorniamo perci\u00f2 alla domanda cruciale: chi ha ragione, nella interpretazione del concetto di Tradizione: monsignor Lefebvre o la Chiesa post-conciliare? Non bisogna lasciarsi sviare da questioni secondarie, per quanto cariche di significati simbolici: la vera posta in gioco non era, e non \u00e8, la Messa tridentina o il <em>Novus Ordo Missae<\/em>. Il punto centrale \u00e8 la Tradizione: \u00e8 da quello che deriva tutto il resto. D&#8217;altra parte, vi \u00e8 un autentico corto circuito nel quale finiscono per cadere quanti condannano senza appello, anche in senso teologico e pastorale, la figura e l&#8217;opera di monsignor Lefebvre. Infatti, il solo fatto che si parli di una Chiesa post-conciliare \u00e8, teologicamente parlando, illegittimo e intollerabile: non esistono, n\u00e9 possono esistere, &quot;diverse&quot; chiese cattoliche, a seconda dei tempi; la Chiesa \u00e8 una, \u00e8 sempre stata una e deve restare, necessariamente, una ed una sola. San Paolo ammoniva che, se qualcuno avesse insegnato ai cristiani delle prime comunit\u00e0, in Asia Minore e in Grecia, un Vangelo diverso da quello insegnato da lui e dagli altri apostoli, quello sarebbe stato da considerarsi anatema, cio\u00e8 maledetto. Non ci possono essere due Vangeli; e non ci possono essere due Chiese. Pertanto, se si ammette che la Chiesa uscita dal Concilio Vaticano II era una Chiesa diversa da quella preesistente, si incorre in una affermazione eretica, e si d\u00e0 ragione proprio a monsignor Lefebvre.<\/p>\n<p>Per superare l&#8217;<em>impasse<\/em>, oggi molti autori, e soprattutto i papi che si sono succeduti dopo Giovanni XXIII, hanno sempre preferito parlare della &quot;continuit\u00e0&quot; fra la Chiesa di prima e quella successiva al 1962-65: cos\u00ec, ad esempio, si esprimeva il cardinale Ratzinger, specialmente quando venne eletto pontefice con il nome di Benedetto XVI. Egli, da giovane, era stato piuttosto favorevole ai &quot;novatori&quot; durante il Concilio, ma poi aveva svolto una precisa critica, che era stata anche una autocritica, e aveva riconosciuto che, in taluni aspetti, lo spirito riformista del Concilio era andato troppo oltre. Altri, come lo storico Alberto Melloni e la cosiddetta &quot;scuola di Bologna&quot; (ne abbiamo gi\u00e0 parlato), evidenziano invece <em>l&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0<\/em>; evidentemente, non si rendono conto che, in tal modo, fanno autogol, perch\u00e9, ammettendo che il Concilio Vaticano II oper\u00f2 una rottura con il Magistero precedente, rendono legittime le perplessit\u00e0 e le critiche di quanti negano che un concilio, o un papa, abbiamo la potest\u00e0 di disporre del Magistero come di una cosa &quot;loro&quot;, che si possa modificare a piacere, oppure, nel caso dei padri conciliari &#8212; e come di fatto avvenne &#8212; che si possa modificare a colpi di maggioranza.<\/p>\n<p>A questo punto, crediamo di aver delineato i tratti essenziali del problema; e lasciamo che ciascuno, in coscienza, ne tragga le sue personali conclusioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tradidi et quod accepi: Vi ho trasmesso soltanto ci\u00f2 che avevo ricevuto. 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