{"id":27186,"date":"2010-02-03T09:31:00","date_gmt":"2010-02-03T09:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/03\/il-mondo-e-un-gioco-divino-che-lessere-sogna-nelle-nostre-menti\/"},"modified":"2010-02-03T09:31:00","modified_gmt":"2010-02-03T09:31:00","slug":"il-mondo-e-un-gioco-divino-che-lessere-sogna-nelle-nostre-menti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/03\/il-mondo-e-un-gioco-divino-che-lessere-sogna-nelle-nostre-menti\/","title":{"rendered":"Il mondo \u00e8 un gioco divino che l\u2019Essere sogna nelle nostre menti"},"content":{"rendered":"<p>Nelle filosofie monistiche dell&#8217;India (non in quelle dualistiche), \u00abl\u012bl\u0101\u00bb \u00e8 un vocabolo sanscrito che designa il gioco divino dell&#8217;universo materiale e, al tempo stesso, il potere illusionante che vela il Brahman Assoluto. Si tratta di un concetto puranico, non vedico, alla base del quale riposa la concezione della realt\u00e0 manifestata come espressione di una dimensione ludica dell&#8217;Essere Supremo e, insieme, del suo carattere illusorio, reso possibile da &quot;maya&quot;, vale a dire la falsa credenza che gli esseri siano separati dal Brahman.<\/p>\n<p>Nella \u00abBhagavad-Gita\u00bb si afferma che la natura materiale \u00e8 prodotta dai tre &quot;guna&quot; &#8211; Ignoranza, Passione, Virt\u00f9 &#8211; i quali costituiscono la natura inferiore, \u00abprakrti\u00bb. Quando l&#8217;essere individuale, che in se stesso \u00e8 imperituro, entra in contatto con la natura materiale, diventa condizionato da questi tre &quot;guna&quot; ((XIV, 5-6); s\u00ec, anche dalla Virt\u00f9, che genera orgoglio e illusione di sapienza: una forma di condizionamento diversa, ma non meno pericolosa degli altri due &#8212; come \u00e8 bene esemplificato da tanti filosofi e scienziati moderni.<\/p>\n<p>Dunque: se ammettiamo, e sia pure in via di ipotesi, che l&#8217;intera realt\u00e0 materiale non sia altro che una sorta di gioco cosmico della Mente Suprema &#8211; gioco che noi finiamo per prendere anche troppo sul serio -, non possiamo esimerci dalla domanda circa la ragione di esso; n\u00e9 possiamo pervenire ad altra ragionevole risposta, che esso corrisponde all&#8217;esigenza di salvaguardare la libert\u00e0 di scelta delle menti finite, che solo cos\u00ec possono compiere una opzione non condizionata fra l&#8217;illusione della separatezza e la piena felicit\u00e0 dell&#8217;identificazione con l&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Spostandoci nell&#8217;ambito del Buddhismo, la filosofia Vijnanavada, meglio nota come Yogacara, che \u00e8 una delle principali scuole mahayaniche, sostiene che tutto \u00e8 vuoto, ma si propone anche di spiegare come tale vacuit\u00e0 sia pensata da qualcosa o da qualcuno; diversamente, non si potrebbe dire nulla di essa, assolutamente nulla. Se qualcuno o qualcosa pensa la vacuit\u00e0, allora significa che l&#8217;intera realt\u00e0 \u00e8 fatta di pensiero, il che conferma la natura illusoria dell&#8217;universo materiale. Questo \u00e8 stato il nucleo dello sforzo filosofico di Vasubandhu e del suo fratellastro Asanga, due delle menti speculative pi\u00f9 sottili di tutti i tempi.<\/p>\n<p>Certo, qui la prospettiva generale \u00e8 diversa, a causa dell&#8217;essenza non teistica del Buddhismo, che lo differenzia profondamente dall&#8217;Induismo; pure, non \u00e8 un caso che esistano rilevanti punti di contatto fra le concezioni idealistiche del primo, come lo Yogacara, e quelle del secondo, come il Vedanta.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 stata cos\u00ec sintetizzata da F\u00e9licien Challaye (in: \u00abI filosofi dell&#8217;India\u00bb; titolo originale: \u00abLes philosphes de l&#8217;Inde\u00bb, traduzione italiana di Carla Vitagliano, Torino, S. A. I,. E., 1959, pp. 150-152):<\/p>\n<p>\u00abLa prima tappa nel cammino della verit\u00e0 consiste in questa scoperta: gli oggetti non sono che pensiero. Non esiste veramente l&#8217;oggetto. Ma alla nozione di oggetto \u00e8 necessariamente legata quella di soggetto. L\u00e0 dove non c&#8217;\u00e8 oggetto, non ci potrebbe essere, in tutta la forza del termine, un soggetto: &quot;L\u00e0 dove non c&#8217;\u00e8 prendibile, non c&#8217;\u00e8 chi prende&quot;.<\/p>\n<p>Asanga combatte il &quot;pregiudizio&quot; dell&#8217;io. Non esiste personalit\u00e0 pi\u00f9 di quanto non esistano atomi. La cos\u00ec detta personalit\u00e0 non \u00e8 che una serie di esseri istantanei, vuoti di ogni sostanza. L&#8217;individuo \u00e8 solamente una parola, non \u00e8 una realt\u00e0. Lo pseudo-io \u00e8 costituito dalle immagini degli atti anteriori:; \u00e8 un prodotto del &quot;karman&quot;. Come il mondo esteriore, la vita interiore dell&#8217;io \u00e8 un miraggio. Non ci sono che fenomeni, esistenti in quanto dati immaginari., inesistenti in quanto realt\u00e0.<\/p>\n<p>In tal mondo l&#8217;oggetto e il soggetto si incontrano in quanto illusione. La seconda tappa nella via della verit\u00e0 \u00e8 la rinuncia ad ogni differenziazione tra soggetto e oggetto. C&#8217;\u00e8 credenza illusoria nella dualit\u00e0: &quot;non esiste dualit\u00e0&quot;. L&#8217;idealismo diventa monismo.<\/p>\n<p>Si arriva cos\u00ec alla formula: &quot;Nulla fuorch\u00e9 pensiero&quot; (&quot;Vijnanamatra&quot;). La sola realt\u00e0 \u00e8 il pensiero:; un pensiero senza soggetto n\u00e9 oggetto; un pensiero ricettacolo del tutto (&quot;alaya vijnana&quot;).\u00bb<\/p>\n<p>Sylvain L\u00e9vi espone in termini penetranti il significato di questa affermazione:<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;analisi di Asanga scopre, sotto il flusso incessante delle cose, una nuova sensazione, la sensazione del &#8216;sottosuolo&#8217;, serbatoio ne quale vanno ad immagazzinarsi gli effetti acquisiti nell&#8217;attesa di trasformarsi in cause. Non \u00e8 la persona, poich\u00e9 il Buddhismo nega la personalit\u00e0; non \u00e8 l&#8217;io, poich\u00e9 l&#8217;io \u00e8 illusorio. \u00c8 l&#8217;affermazione dell&#8217;essere che si trova coinvolto in tutti i nostri giudizi e in tutte le nostre sensazioni&#8230; Asanga qui conferma Descasrtes. Egli non dice: &quot;Penso, dunque sono&quot;. Ma sotto la sensazione del &quot;manas&quot; che traduce: &quot;Io penso&quot;, egli isola la sensazione pi\u00f9 profonda, che afferma: &quot;Io sono&quot;. In tal modo, senz&#8217;essere vera nel senso assoluto poich\u00e9 \u00e8 legata all&#8217;io, la sensazione dell&#8217;&quot;alaya&quot; (coscienza-ricettacolo) contiene una somma dio realt\u00e0 superiore a tutte le altre, e in tal modo partecipa alla permanenza nell&#8217;universo impermalente&#8230; All&#8217;io fittizio, che viene abolito, si sostituisce la coscienza universale dove l&#8217;io e gli altri sono considerati come uguali e identici.&quot;<\/p>\n<p>Possiamo, d&#8217;altra parte, chiederci se la parola &quot;coscienza&quot;, qui usata da Sylvain L\u00e9vi, non potrebbe essere vantaggiosamente sostituita dal termine di &quot;subconscio universale&quot;. Poich\u00e9 proprio in questo sottosuolo vanno ad accumularsi tutte le immagini anteriori dell&#8217;universo e tutti gli stati psichici anteriori. Non si tratta, per\u00f2, di un subconscio passivo. In esso \u00e8 il sostegno delle nostre percezioni, ed anche degli organi che le procurano, il substrato di tutte le nostre conoscenze.<\/p>\n<p>Dal punto di vista morale, questo pensiero \u00e8 un &quot;pensiero retribuzione&quot;, poich\u00e9 implica il frutto delle azioni buone o cattive che determinano le trasmigrazioni.<\/p>\n<p>Questo pensiero-sottosuolo si sviluppa nella apparente dualit\u00e0 dell&#8217;oggetto e del soggetto. Da esso procedono le apparenze del mondo esteriore e del&#8217;io, del bene e della fede, delle passioni e della contaminazioni.<\/p>\n<p>Hsuan-tsang ci fa conoscere il modo particolarmente suggestivo del quale Vasubandhu si serve di una similitudine classica quando paragona il pensiero-sottosuolo ad un fiume. Il pensiero-sottosuolo non \u00e8 n\u00e9 discontinuo, n\u00e9 stabile. \u00c8 una serie omogenea e senza interruzione; e cambia incessantemente. Come il fiume trasporta delle foglie alla superficie e dei pesci nelle profondit\u00e0, il pensiero sottosuolo scorre portando con s\u00e9 le immagini esternabili e gli psichismi individuali. Colpito dal vento, il fiume produce molteplici onde senza che la sua corrente si arresti, come il pensiero-sottosuolo produce innumerevoli fenomeni. E questo fiume trasporta gli esseri &quot;in alto o in basso&quot;, verso i buoni o i cattivi destini.<\/p>\n<p>Il pensiero cos\u00ec inteso, liberato da ogni distinzione fra oggetto e soggetto, si identifica con l&#8217;universo, poich\u00e9 nulla differenzia la conoscenza col suo oggetto. Esso \u00e8 &quot;tathata&quot;: potremmo dire l&#8217;essenza delle cose, se una simile dottrina comportasse il concetto di un essere in s\u00e9. Preferiamo tradurre la parola servendoci di un termine medioevale che indica la qualit\u00e0 intima delle cose: la &quot;quiddit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Il pensiero &#8211; dice Asanga &#8211; \u00e8 la &#8216;tathata&#8217; del pensiero&quot;. La &#8216;tathata&#8217; \u00e8 nello stesso tempo essere e non essere. &quot;Essa \u00e8 &#8211; scrive Asanga &#8211; la caratteristica assoluta delle cose; \u00e8, in realt\u00e0, l&#8217;inesistenza di tutti i &quot;dharma&quot; (fenomeni),, che sono immaginari, ed \u00e8 l&#8217;esistenza, giacch\u00e9 essa esiste attraverso la loro inesistenza. \u00c8 insieme esistenza ed inesistenza, poich\u00e9 questa esistenza e questa inesistenza sono indivise&quot;<\/p>\n<p>Asanga esalta la scoperta di questa &quot;tathata&quot;, al di l\u00e0 di tutti gli errori e di tutte le illusioni: &quot;In verit\u00e0 non vi \u00e8 null&#8217;altro nel mondo, e tutto il mondo ha le idee confuse a questo proposito. Come dunque \u00e8 cresciuta questa strana follia del mondo che fa s\u00ec che l&#8217;uomo si ostini su ci\u00f2 che non esiste, trascurando completamente ci\u00f2 che \u00e8? In realt\u00e0 non vi \u00e8 null&#8217;altro nel mondo&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>La scoperta della &quot;tathata&quot;, al di l\u00e0 del mondo delle apparenze, \u00e8 la terza tappa nel cammino della verit\u00e0. La quarta ed ultima tappa, \u00e8 la messa in opera di questa conoscenza trascendente, la sua applicazione alla conquista della salvazione.<\/p>\n<p>Il sapiente diventer\u00e0 un santo, un &quot;bodhisattva&quot;, un futuro Buddha. La salvazione sar\u00e0 l&#8217;ingresso nella buddheit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, la dottrina profondamente religiosa della \u00abBhagavad-Gita\u00bb e quella, implicitamente ateistica, dell&#8217;idealismo Mahayana, convergono in maniera impressionante verso un nocciolo di verit\u00e0 comune: l&#8217;universo materiale \u00e8 illusorio. Lo Yogacara &#8211; ma anche il buddhismo della corrente Theravada &#8211; vi aggiunge la persuasione circa l&#8217;illusoriet\u00e0 dell&#8217;io e quindi, inevitabilmente, l&#8217;insostenibilit\u00e0 di ogni dualismo soggetto-oggetto, essere-non essere.<\/p>\n<p>Va notato come quest&#8217;ultima intuizione si avvicini in maniera sorprendente alle pi\u00f9 recenti acquisizioni della fisica delle particelle sub-atomiche e, particolarmente, al principio d&#8217;indeterminazione di Heisenberg. Cos\u00ec come non si pu\u00f2 dire, della tathata&quot;, n\u00e9 che essa sia, n\u00e9 che non sia, ma in questo suo non esserci consiste la sua esistenza, allo stesso modo non si pu\u00f2 dire, ad esempio, che un elettrone sia un determinato luogo, o che non vi sia, ma bisognerebbe dire che a certe condizioni c&#8217;\u00e8, e che in altre condizioni non c&#8217;\u00e8; oppure, ancora, non si pu\u00f2 dire che la luce si comporti sempre secondo il modello ondulatorio o secondo il modello corpuscolare, ma che si comporta a volte in un modo e a volte nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>La differenza, certo notevolissima, fra l&#8217;illusoriet\u00e0 del mondo secondo l&#8217;Induismo, e quella secondo il Buddhismo, \u00e8 che per il primo, di l\u00e0 dal velo di &quot;maya&quot;, c&#8217;\u00e8 la realt\u00e0 del Brahman Assoluto, dunque una nozione profondamente religiosa; mentre per il secondo c&#8217;\u00e8 un principio indifferenziato di esistenza ed inesistenza, di essere e non-essere.<\/p>\n<p>A noi, tuttavia, piace cogliere gli elementi comuni fra le diverse dottrine spirituali e non soffermarci troppo sugli elementi di diversit\u00e0 o di contrapposizione. Dovremmo abituarci a vedere ogni dottrina tradizionale come una scala protesa verso il Cielo e cogliere, quanto pi\u00f9 possibile, lo stimolo che ciascuna ci pu\u00f2 offrire per oltrepassare la condizione di profonda ignoranza in cui versiamo e per aprirci alle dimensioni superiori dell&#8217;esistenza, liberandoci dalle catene che ci tengono avvinti ad una realt\u00e0 illusoria.<\/p>\n<p>Dovremmo riflettere a lungo sull&#8217;interrogativo posto da Asanga: \u00abCome dunque \u00e8 cresciuta questa strana follia del mondo che fa s\u00ec che l&#8217;uomo si ostini su ci\u00f2 che non esiste, trascurando completamente ci\u00f2 che \u00e8?\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco una concetto sul quale tutti coloro che condividono una visione spirituale della realt\u00e0 potrebbero concordare pienamente. Il problema \u00e8 proprio questo: liberarsi dall&#8217;errore dell&#8217;impermanenza e ritornare all&#8217;essenziale. In fondo, tutta la Tradizione si pu\u00f2 ridurre a questa dottrina fondamentale: bisogna ritornare all&#8217;essenziale, dopo aver eliminato vigorosamente tutto ci\u00f2 che \u00e8 superfluo ed ingannevole.<\/p>\n<p>E adesso torniamo ala teoria che l&#8217;universo manifestato non sia altro che un gioco divino, che l&#8217;Essere sogna e nel quale noi ci muoviamo credendolo reale, mentre la sua sostanza \u00e8 intimamente illusoria. Non \u00e8 che l&#8217;Essere ci voglia ingannare per divertirsi con la nostra illusione: non sarebbe un gioco divertente. Viene anzi da chiedersi come l&#8217;Essere riesca a sopportare lo spettacolo della continua ingiustizia e violenza che caratterizzano il nostro agire nel mondo, senza restarne profondamente turbato.<\/p>\n<p>Ma in noi vi \u00e8 una scintilla o un riflesso dell&#8217;Essere; al fondo della nostra essenza vi \u00e8 la realt\u00e0 dell&#8217;Essere. Noi, dunque, allorch\u00e9 ci liberiamo dall&#8217;illusione, strappando alle radici le sue armi preferite &#8211; il timore e la brama, ovvero l&#8217;attaccamento alle cose &#8211; siamo gi\u00e0 dei liberati, degli esseri di luce, dei vittoriosi che si proiettano verso l&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Sui nostri volti pieni di cicatrici, dopo dure battaglie, dovrebbe spuntare quel sorriso ineffabile che contraddistingue la consapevolezza liberata dall&#8217;illusione, che si fa incondizionata apertura ed equanime, benevola accoglienza verso tutti gli enti.<\/p>\n<p>Dovrebbe trasparire, se volgiamo usare un linguaggio religioso, il sorriso stesso di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle filosofie monistiche dell&#8217;India (non in quelle dualistiche), \u00abl\u012bl\u0101\u00bb \u00e8 un vocabolo sanscrito che designa il gioco divino dell&#8217;universo materiale e, al tempo stesso, il potere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[263],"class_list":["post-27186","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27186","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27186"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27186\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}