{"id":27184,"date":"2015-10-07T02:05:00","date_gmt":"2015-10-07T02:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/07\/e-giusto-aiutare-un-bambino-a-non-credere-che-viviamo-in-un-mondo-cattivo\/"},"modified":"2015-10-07T02:05:00","modified_gmt":"2015-10-07T02:05:00","slug":"e-giusto-aiutare-un-bambino-a-non-credere-che-viviamo-in-un-mondo-cattivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/07\/e-giusto-aiutare-un-bambino-a-non-credere-che-viviamo-in-un-mondo-cattivo\/","title":{"rendered":"\u00c8 giusto aiutare un bambino a non credere che viviamo in un mondo cattivo?"},"content":{"rendered":"<p>Un bambino corre felice verso la mano di un adulto che gli offre un bel gelato, oppure un invitante giocattolo, magari lungamente atteso; corre pregustando la gioia di afferrare quell&#8217;oggetto seducente con le sue manine: e mai, come in questo momento, il mondo gli \u00e8 sembrato bello, amichevole e accogliente.<\/p>\n<p>Ma ecco che il bimbo, improvvisamente, mette il piede in fallo &#8211; poniamo che sia un bambino piccolo, di un anno e mezzo o due -, incespica e cade a terra rovinosamente, sbucciandosi il ginocchio e procurandosi un dolore acuto. Di colpo, l&#8217;espressione del suo viso, un attimo prima cos\u00ec felice e radiosa, si trasforma in una maschera di sofferenza: le lacrime gli riempiono gli occhi e scendono gi\u00f9 per le guance, e dal petto gli sgorga un pianto dirotto, irrefrenabile.<\/p>\n<p>Tuttavia, un istante prima che il bambino scoppi in singhiozzi, un osservatore non distratto avr\u00e0 avuto modo di cogliere sul suo visetto, e sia pure per una frazione di secondo, una espressione del tutto particolare, mentre ancora &#8211; si direbbe &#8211; i sensi gli stanno inviando fino ai centri nervosi la sensazione del dolore: una espressione di stupore, anzi, di assoluta e totale incredulit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 come se, nella sua piccola mente, si stessero formulando queste domande: \u00abMa perch\u00e9 questo colpo a tradimento? Perch\u00e9 proprio a me, che ero cos\u00ec fiducioso verso il mondo? \u00c8 possibile che il mondo sia un luogo cos\u00ec cattivo, che da un istante all&#8217;altro la gioia si pu\u00f2 mutare in dolore, l&#8217;allegria, in angoscia e disperazione?\u00bb.<\/p>\n<p>Certo, l&#8217;adulto che ha assistito alla scena &#8211; il padre o la madre del bambino, probabilmente &#8211; non esiter\u00e0 a prendere il piccolo in braccio, a baciarlo, a consolarlo, per cercare di alleviare la sua pena e per rasserenare il suo animo sconvolto, pi\u00f9 ancora che dal dolore fisico, dal senso di ingiustizia e quasi di tradimento, di cui la sua giovane anima ha appena fatto l&#8217;amara esperienza. E non si dica, per favore, che cadere e sbucciarsi il ginocchio, per un bambino piccolo, \u00e8 cosa da nulla; perch\u00e9 ogni esperienza \u00e8 proporzionata all&#8217;et\u00e0 di colui che la vive; e, fatte le debite proporzioni, l&#8217;episodio che qui abbiamo immaginato \u00e8 paragonabile in tutto e per tutto alle pi\u00f9 gravi delusioni che possano colpire l&#8217;animo di un adulto.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile, dicevamo, che l&#8217;adulto, il quale si sforzi di consolare l&#8217;anima esacerbata del fanciullo, riesca a cancellare quelle lacrime e a riportare perfino il sorriso, nel giro di qualche minuto, in quegli occhioni che si stanno aprendo al mistero della vita e del mondo. Tuttavia, un grave interrogativo permane; che cosa \u00e8 giusto far credere a quel bambino: che il mondo \u00e8 un luogo buono o cattivo?<\/p>\n<p>Che cosa si deve dire, per consolarlo, a un bambino di due anni, che abbia visto andare in pezzi il suo giocattolo preferito?<\/p>\n<p>E ad un bambino di sei anni, che abbia perduto la sua mamma, strappata alla vita da un male inesorabile?<\/p>\n<p>E che cosa si deve dire ad un bambino di nove anni, cui \u00e8 stata diagnosticata una malattia incurabile e, per giunta, dolorosa?<\/p>\n<p>Esistono, in proposito, due scuole di pensiero.<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;una, non bisogna consolare troppo i bambini alle prese con le delusioni ed i traumi della vita, perch\u00e9 ci\u00f2 li renderebbe troppo esposti, vulnerabili e indifesi; e, soprattutto, occorre dir loro sempre la verit\u00e0, per quanto dura e impietosa essa sia.<\/p>\n<p>Ad essa, tuttavia, si pu\u00f2 obiettare che la consolazione, l&#8217;affetto, la dolcezza, per un bambino, non sono mai troppi; esattamente come non lo sono per un adulto (o, per meglio dire, non lo sarebbero, vista l&#8217;avarizia con la quale gli adulti si gratificano l&#8217;un l&#8217;altro di tali sentimenti: magari un parente, un amico, un amante, riversassero su di noi \u00abtroppo\u00bb amore!).<\/p>\n<p>Inoltre, si pu\u00f2 obiettare che il concetto del \u00abdire la verit\u00e0\u00bb non \u00e8 affatto cos\u00ec neutro e innocente come generalmente si pensa. Per dirla con il procuratore romano Ponzio Pilato, infatti, \u00abche cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 la verit\u00e0, dire a un bambino, rimasto improvvisamente orfano, che non rivedr\u00e0 mai pi\u00f9 la sua mamma? O \u00e8 la verit\u00e0 dirgli che la rivedr\u00e0, un giorno, l\u00e0 dove non esistono pi\u00f9 separazione e sofferenza, ma tutto \u00e8 trasfuso nella luce e nell&#8217;amore?<\/p>\n<p>Evidentemente, ci\u00f2 dipende dalla nostra idea intorno alla natura della \u00abverit\u00e0\u00bb. Sembrerebbe una cosa ovvia; ma, in effetti, si tratta di una questione delicatissima, perch\u00e9 implica il tipo di immagine del mondo che noi intendiamo trasmettere ai nostri bambini.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, infatti, che le nostre parole, le nostre azioni ed i nostri comportamenti sono in grado di influenzare moltissimo la percezione della realt\u00e0 da parte di un bambino, e specialmente di un bambino piccolo. Anche se noi, nel dipingergli il volto del mondo come \u00abcattivo\u00bb, lo facessimo con la nobile motivazione di aiutarlo a difendersi contro di esso, qualcuno ci potrebbe tuttavia domandare: chi ha detto che il mondo \u00e8 cattivo?<\/p>\n<p>Occorre stare molto attenti. Se noi trasmettiamo ai bambini, esplicitamente o implicitamente, l&#8217;idea che il mondo sia un luogo cattivo, inospitale e dominato dall&#8217;ingiustizia e dal dolore, ci assumiamo una grave responsabilit\u00e0: quella di distruggerne l&#8217;incanto e lo splendore, e di predisporre i bambini a non aspettarsi, nella vita, nient&#8217;altro che noia, tristezza e sofferenza. E predisporre un piccolo essere umano a tali sentimenti significa, in larga misura, orientare la sua vita futura verso il pessimismo, lo scoraggiamento o il cinismo. Nel meno peggiore dei casi, lo indurremo a fabbricarsi una \u00abcorazza\u00bb (come la chiamava Wilhelm Reich) che lo aiuter\u00e0, forse, a soffrire di meno, ma che lo porter\u00e0 anche a inibirsi la possibilit\u00e0 di gustare le gioie pi\u00f9 profonde.<\/p>\n<p>Ed eccoci alla seconda scuola di pensiero.<\/p>\n<p>Essa ritiene che il bambino deluso o sofferente vada consolato quanto pi\u00f9 possibile; che gli si debbano dare il massimo dell&#8217;affetto e della tenerezza; che la cosiddetta \u00abrealt\u00e0\u00bb gli debba essere presentata gradualmente, senza inutili durezze: e, comunque, sempre lasciando socchiusa la porta alla speranza e allo spettacolo della bellezza.<\/p>\n<p>Noi crediamo che sia questa seconda scuola di pensiero, e non l&#8217;altra, da preferirsi di gran lunga nei nostri rapporti con i bambini; infatti, non vi \u00e8 peggior crimine che quello di uccidere in essi la disposizione ad aprirsi fiduciosamente verso le cose buone che il mondo offre.<\/p>\n<p>Certo, il mondo ne offre anche di cattive; perci\u00f2 l&#8217;adulto non deve indurre il bambino ad una fiducia cieca e incondizionata verso tutto e versi tutti; al contrario, dovr\u00e0 pure spiegargli che alcune cose sono pericolose, e perci\u00f2 da evitare; che altre sono seducenti, ma nascondono dei rischi; e cos\u00ec via. Ma ci\u00f2 non configge con quanto abbiamo sopra affermato, e cio\u00e8 che noi non abbiamo alcun diritto di spegnere nel bambino la sua naturale e gioiosa apertura verso la realt\u00e0 circostante.<\/p>\n<p>\u00c8 un tema, lo ripetiamo, estremamente delicato: perch\u00e9, se \u00e8 vero che le esperienze degli esseri umani lasciano una traccia in proporzione all&#8217;et\u00e0 nella quale vengono vissute, allora vuol dire che l&#8217;adulto pu\u00f2 svolgere un ruolo determinante nel modo in cui il bambino vive le sue sofferenze: che si tratti di una caduta sulla ghiaia tagliente o della perdita di una persona amata.<\/p>\n<p>Diceva un filosofo antico che noi non siamo assillati dalle cose, ma dall&#8217;idea che ci siamo formata di esse. E ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero, quando si parla dell&#8217;immagine del mondo che noi contribuiamo a determinare nell&#8217;animo di un bambino.<\/p>\n<p>Lo psicanalista Bruno Bettelheim, nato a Vienna nel 1903 ed emigrato negli Stati Uniti nel 1939 &#8211; dopo aver subito un anno di internamento nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald &#8211; tenne, dal 1946 al 1952, delle conversazioni con i genitori, soprattutto mamme, di bambini, le cui registrazioni hanno fornito il materiale per il libro \u00abDialoghi con le madri\u00bb (titolo originale: \u00abDialogues with Mothers\u00bb, The Free Press of Glencoe, 1962; traduzione italiana di Loretta Valtz Mannucci, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0, 1964, 1978, pp. 190-93):<\/p>\n<p>\u00abMADRE: Voglio sapere&#8230;se una bambina sta imparando a camminare, e casca e piange, fino a che punto si deve consolarla?<\/p>\n<p>DOTTORE: Lo deve fare assolutamente, e quanto vuole la bambina., In fin dei conti, lei non vuole che la bambina rinunci a camminare.<\/p>\n<p>MADRE: In altre parole, quando casca e urta la testa contro il box, debbo consolarla?<\/p>\n<p>DOTTORE: Naturalmente. Altrimenti si avr\u00e0 un doppio danno: si \u00e8 presa la botta e non ha avuto alcuna consolazione. . Consoli sempre la sua bambina quando grida o si fa male.. Ma certe volte deve essere realista. In fatti \u00e8 molto importante che non comincino ad adoperarla come un&#8217;arma contro di noi.<\/p>\n<p>MADRE: E gi\u00e0, cominciavo a chiedermi proprio questo.<\/p>\n<p>DOTTORE: Benissimo. Che et\u00e0 ha la bambina?<\/p>\n<p>MADRE: Avr\u00e0 un anno il mese prossimo.<\/p>\n<p>DOTTORE: Be&#8217;, non \u00e8 che lei possa far molto. In seguito, magari, potr\u00e0 dirle con decisione:, &quot;Non ti sei fatta niente&quot;, e nondimeno consolarla. Ma vorrei chiarire bene: la bambina non deve poterla ingannare. Se non si \u00e8 fatta male, ma viene da lei frignando, pu\u00f2 dirle: &quot;Non ti sei fatta proprio nulla, ma lascia comunque che ti consoli. Su, vieni qui. Vieni a sedere sulle mie ginocchia e a stare con mammina&quot;, o le altre cose che \u00e8 abituata a dirle.<\/p>\n<p>MADRE: E se mette le dita in certi posti da cui \u00e8 ovviamente in grado di tirarle fuori, e perci\u00f2 si mette a dire: &quot;Eeeeee&#8230;.&quot;, finch\u00e9 non arrivo io a vedere? Debbo dirle, &quot;So che puoi tirarle fuori da sola, ma ti aiuter\u00f2?&quot;.<\/p>\n<p>DOTTORE: Va benissimo. &quot;So che puoi farlo da sola. Tu vuoi solo che venga mammina.&quot; Limitatevi a dir questo, perch\u00e9 non credano di aver trovato il modo di ingannarvi. Infatti in questo caso siete fritte, e dovrete farlo varie volte al giorno. Capite che cosa voglio dire? Nella bambina c&#8217;\u00e8 qualcosa di morale, e perci\u00f2 le dica: &quot;Benissimo, vuoi esser consolata? Ecco qui, ti consolo.&quot; Infatti molto spesso \u00e8 solo un sondaggio.<\/p>\n<p>Della bambina per accertare se la consolazione \u00e8 sempre disponibile. E il sapere che lo \u00e8, le dar\u00e0 una grande sicurezza. Ma questa sicurezza viene perduta se la bambina pensa che vi sta ingannando. Ma con una bambina di un anno lei non pu\u00f2 ancora farlo.<\/p>\n<p>MADRE: E gi\u00e0, me lo stavo chiedendo. Lei ha detto a un&#8217;altra madre, che ha un bambino pi\u00f9 grande, che non \u00e8 saggio evitare il loro sguardo quando li abbiamo scoperti mentre si protendono verso un oggetto proibito, e non si vuole fargli una scenata l\u00ec per l\u00ec. (Voltandosi) Non \u00e8 stato quando il suo bambino ha cercato di prendere un portacenere? La nostra bambina .-1uando batte la testa, o cade a sedere un po&#8217; pi\u00f9 pesantemente di quel che credeva, non facendosi molto male , ma urtando o restando un po&#8217; scossa &#8211; si guarda sempre in giro, come prima cosa. E non c&#8217;\u00e8 nessuno, ed \u00e8 sola nella stanza, si tira su e basta. Ma se vede che c&#8217;\u00e8 qualcuno che la guarda piange, ed io mi sono scoperta a distogliere lo sguardo. Ma se \u00e8 una cosa seria, lei piange ed io vado da lei. Che cosa chiede guardando in giro?<\/p>\n<p>DOTTORE: Pressappoco questo: &quot;\u00c8 un mondo buono o un mondo cattivo? Io casco e perci\u00f2 \u00e8 un mondo cattivo.. Ma se mammina mi consola, allora \u00e8 di nuovo un mondo buono.&quot; Sta cercando di capire che genere di mondo sia questo.<\/p>\n<p>MADRE: E allora perch\u00e9 non si preoccupa di scoprirlo quando nessuno la sta guardando?<\/p>\n<p>DOTTORE: Perch\u00e9 in fin dei conti, se \u00e8 cascata e nessuno lo sa, chi pu\u00f2 rendere buono il mondo per lei?<\/p>\n<p>MADRE: Credo che dovrebbe rendersi conto che anche quando \u00e8 nell&#8217;altra stanza, se ce lo fa sapere noi arriviamo.<\/p>\n<p>DOTTORE: Ah! Questo \u00e8 diverso. Lei conviene che c&#8217;\u00e8 una differenza, il che \u00e8 verissimo; se la bambina si \u00e8 fata veramente male, grida in ogni caso, sia o non sia presente la madre. In questo caso la cosa \u00e8 chiara, questo \u00e8 un mondo cattivo. Ma una bambina che casca e guarda \u00e8 una bambina che si chiede: &quot;\u00c8 un mondo cattivo o un mondo buono?\u00bb. Capisce quel che voglio dire?<\/p>\n<p>MADRE: S\u00ec. Non si \u00e8 fatta tanto male da dover necessariamente cercare conforto; vuole solo sentirsi dire: &quot;Non ti sei fata molto male, ma vieni qui.&quot;<\/p>\n<p>DOTTORE: Benissimo. \u00c8 questa piccola consolazione, sa. &quot;Ora p tutto a posto. Non \u00e8 stato poi tanto grave.&quot;<\/p>\n<p>MADRE: E allora la prossima volta la consoler\u00f2. In passato ho sempre finto di non vedere.<\/p>\n<p>DOTTORE: Perch\u00e9?<\/p>\n<p>MADRE: Ci vuol tempo per andare da lei e farle qualche carezza. Succede molto spesso, e si arriva al punto in cui si pensa che la settimana dopo probabilmente non succeder\u00e0.<\/p>\n<p>DOTTORE: Oh no; succeder\u00e0, succeder\u00e0. Ma le comprende il principio? Se ci si fa molto male, allora \u00e8 un mondo cattivo e ci si lagna. Ci lamentiamo del nostro destino. Ma ci sono dei piccoli mali che ci lasciano dubbiosi, ed \u00e8 qui che conta davvero la consolazione. Perch\u00e9 se la bambina si fa molto male, allora la consolazione non importa davvero. Non rende buono il mondo, soltanto lo rende un po&#8217; meno cattivo. Ma la cosa veramente importante per la visione della vita del bambino, e per la sua sicurezza, \u00e8 l&#8217;alta: quando il bambino \u00e8 dubbioso. Allora si pu\u00f2 fare qualcosa di pi\u00f9 per mettere a suo agio il bambino.<\/p>\n<p>SECONDA MADRE: Anche se giochiamo molto con il nostro bambino, nel momento in cui smettiamo comincia a urlare.<\/p>\n<p>DOTTORE: Ma lei capisce cosa vuole?<\/p>\n<p>SECONDA MADRE: Vuole che continuiamo a giocare con lui.<\/p>\n<p>DOTTORE: Naturalmente.<\/p>\n<p>SECONDA MADRE: E non so come consolarlo di questo..<\/p>\n<p>DOTTORE: Non c&#8217;\u00e8 alcuna consolazione. Il mondo non \u00e8 cos\u00ec buono come egli desidera che sia. Ma lei si rende conto che ognuno di questi passi gli fa apparire il mondo meno buono di quel che potrebbe apparire. \u00c8 chiaro, ci sono dei limiti a quello che sin pu\u00f2 fare. In fin dei conti lei \u00e8 una creatura umana, si stanca, e tutto questo \u00e8 scontato. Ma rendetevi sempre conto che l&#8217;ottimismo e il pessimismo, il coraggio e con cui affrontiamola vita, o l&#8217;atteggiamento disfattista che ci fa evitare la vita, si radicano in questa prima fase. Ed \u00e8 molto, molto difficile in seguito mutare questa indole. Ci vogliono anni e anni di duro lavoro, sempre che ci si arrivi.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 si d\u00e0 al bambino l&#8217;impressione che questo \u00e8 un mondo buono, tanto pi\u00f9 felice sar\u00e0 il bambino, e tanto maggiore il coraggio con cui affronter\u00e0 il mondo, giacch\u00e9 \u00e8 convinto che in fondo \u00e8 un mondo buono. Quanto meno gliela si d\u00e0, tanto pi\u00f9 disfattista sar\u00e0 il suo atteggiamento, e si convincer\u00e0 che questo \u00e8 comunque un mondo cattivo, e non serve tentare. Come madre, deve scegliere. Che visione desidera che abbia il suo bambino? So che ci sono dei limiti a quel che posiamo fare, ma&#8230;<\/p>\n<p>SECONDA MADRE: Ma&#8230; \u00e8 cos\u00ec&#8230; tutte le volte. Si penserebbe che qualche volta dovrebbe essere contento.<\/p>\n<p>DOTTORE: Perch\u00e9 dovrebbe? Che et\u00e0 ha?<\/p>\n<p>SECONDA MADRE: Un anno.<\/p>\n<p>DOTTORE: Che stimoli ha il mondo per un bambino di un anno? In fin dei conti ci sono per lui ben pochi stimoli, oltre a quelli che la madre, o il padre, o forse un fratello o una sorella pi\u00f9 grande gli provvede. Loro sono ben vivi, ma non possono fare molto. Voglio dire: i giocattoli, il box e la culla. Che altro?<\/p>\n<p>SECONDA MADRE: I giocattoli e una stanza; o la culla o il box o le ginocchia della mamma o del pap\u00e0.<\/p>\n<p>DOTTORE: Certamente. \u00c8 proprio un&#8217;et\u00e0 difficile, l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;infante ai primi passi. Le difficolt\u00e0 cominciano qui. Cadono continuamente, si fanno del male, hanno scarso coordinamento, vogliono giurare e giocare. Questo \u00e8 il periodo critico, da uno a tre anni. Ma quello che si fa per aiutarli conta molto per dar forma al futuro. Sino molto piccini, sono agli inizi, ma \u00e8 qui che comincia il futuro.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, alla domanda se si debba dire al bambino che viviamo in un mondo bello o brutto, ci sembra sia giusto rispondere che dobbiamo sempre dirgli, e dargli la sensazione, che, pur vivendo noi tutti in un mondo complesso, in cui esistono cose positive e negative, nell&#8217;insieme il bene, la verit\u00e0 e la bellezza prevalgono, mentre il male, la bruttezza e la menzogna sono le dolorose eccezioni alla regola; le quali, peraltro, possono quasi sempre essere pazientemente trasformate in altrettante occasioni di bene (una caduta con le ginocchia sulla ghiaia pu\u00f2 essere il prezzo da pagare affinch\u00e9 il bambino impari a camminare o ad andare in bicicletta).<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 una questione di coerenza.<\/p>\n<p>Se davvero fossimo convinti &#8212; con Leopardi, Schopenhauer, Eduard von Hartmann e Jean-Paul Sartre, che il mondo \u00e8 radicalmente cattivo, perch\u00e9 mai ci daremmo la pena di mettere al mondo dei figli? Saremmo degli irresponsabili e peggio: saremmo, in ultima analisi, dei sadici, degli autentici criminali.<\/p>\n<p>In effetti, il crollo del tasso di natalit\u00e0 nelle societ\u00e0 che si autodefiniscono &quot;del benessere&quot; sembrerebbe indicare proprio questo: che un numero sempre maggiore di persone, travolte dall&#8217;ondata del nichilismo odierno, non crede pi\u00f9 che valga la pena di vivere, e tanto meno che sia il caso di mettere al mondo nuovi candidati all&#8217;infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna essere, su questo punto, molto chiari.<\/p>\n<p>Noi non siamo i signori della vita e, men che meno, della morte. Due genitori che decidono di mettere al mondo un figlio non creano affatto la vita: si limitano a dare la loro disponibilit\u00e0, il loro assenso al flusso della vita nel quale siamo immersi, e che pervade il mondo intero.<\/p>\n<p>Viceversa, una giovane coppia che decida, scientemente e deliberatamente, di non avere dei figli, con la motivazione di non volersi assumere la responsabilit\u00e0 di gettare nell&#8217;infelicit\u00e0 un nuovo essere umano, compie una scelta che &#8211; per quanto possa essere rispettabile e scaturire da una sofferta seriet\u00e0 di fronte alla vita &#8211; corrisponde a una sorta di suicidio non solo biologico, ma altres\u00ec morale. Tale scelta consiste, appunto, nel manifestare la propria indisponibilit\u00e0 e il proprio rifiuto al grande flusso vitale, nel quale siamo immersi e dal quale noi stessi abbiamo tratto origine.<\/p>\n<p>\u00c8 una posizione rispettabile fin che si vuole; ma, lo ripetiamo, essa corrisponde a una sorta di suicidio consapevole, perch\u00e9 dire \u00abs\u00ec\u00bb alla vita significa non soltanto vivere la propria vita, ma anche aprirsi alla vita degli altri. Il che si pu\u00f2 fare, ovviamente, non solo mettendo al mondo dei figli, ma anche in diversi altri modi; non mai, per\u00f2, negandosi intenzionalmente al compito di trasmettere, ove possibile, la vita stessa.<\/p>\n<p>In altre parole, noi non siamo i signori del progetto esistenziale, ma solo i suoi custodi; e il nostro compito non \u00e8 quello di giocare ad imitare Dio, ad esempio con la duplicazione a volont\u00e0 degli esseri viventi (come nella clonazione), ma bens\u00ec, molto pi\u00f9 umilmente e semplicemente, quello di adempiere il compito di passare il testimonio della vita: certo, facendo anche di tutto affinch\u00e9 le generazioni future possano abitare un mondo vivibile, sia in senso materiale che spirituale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bambino corre felice verso la mano di un adulto che gli offre un bel gelato, oppure un invitante giocattolo, magari lungamente atteso; corre pregustando la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-27184","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27184","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27184"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27184\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27184"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27184"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}