{"id":27169,"date":"2017-11-10T08:24:00","date_gmt":"2017-11-10T08:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/10\/se-la-modernita-e-un-progetto-per-fare-cosa\/"},"modified":"2017-11-10T08:24:00","modified_gmt":"2017-11-10T08:24:00","slug":"se-la-modernita-e-un-progetto-per-fare-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/10\/se-la-modernita-e-un-progetto-per-fare-cosa\/","title":{"rendered":"Se la modernit\u00e0 \u00e8 un progetto, per fare cosa?"},"content":{"rendered":"<p>In parecchi hanno provato a definire cosa sia la modernit\u00e0, quale la sua essenza.\u00a0<\/p>\n<p>Una delle definizioni pi\u00f9 accreditate \u00e8 quella di J\u00fcrgen Habermas, il quale l&#8217;ha descritta come <em>un progetto<\/em> (e sia pure incompleto): un progetto che nasce, o che, quanto meno, si consolida, con l&#8217;illuminismo. Il noto geografo e antropologo David Harvey, nel suo fondamentale studio T<em>he Condition of Posmodernity<\/em>\u00a0, del 1990 (titolo italiano: \u00a0<em>La crisi della modernit\u00e0<\/em>, traduzione di Maurizio Viezzi, Milano, Il Saggiatore, 1993, pp. 25-26), cos\u00ec riassume il concetto:<\/p>\n<p><em>Bench\u00e9 il termine &quot;moderno&quot; abbia una storia molto pi\u00f9 lunga alle spalle, ci\u00f2 che Habermas [&quot;Modernity: an incomplete project&quot;, 1983] chiama il PROGETTO della modernit\u00e0 emerse nel XVIII secolo. Tale progetto consisteva in uno straordinario sforzo intellettuale da parte dei pensatori illuministi al fine di &quot;sviluppare una scienza obiettiva, una morale e un diritto universali e un&#8217;arte autonoma secondo le rispettive logiche interne&quot;. Si trattava di utilizzare l&#8217;accumulazione della conoscenza generata da molti individui che lavoravano liberamente e creativamente con l&#8217;obiettivo dell&#8217;emancipazione umana e dell&#8217;arricchimento della vita di ogni giorno. Il controllo scientifico della natura prometteva la libert\u00e0 rispetto alla povert\u00e0, ai bisogni e all&#8217;arbitrariet\u00e0 delle calamit\u00e0 naturali. Lo sviluppo di forme razionali di organizzazione sociale e di modi di pensiero razionali prometteva la liberazione dall&#8217;irrazionalit\u00e0 del mito, della religione, della superstizione, la liberazione dall&#8217;uso arbitrario del potere e dal lato oscuro della nostra stessa natura umana. Soltanto grazie a un tale progetto potevano rivelarsi le qualit\u00e0 universali, eterne e immutabili dell&#8217;umanit\u00e0 tutta.<\/em> <em>Il pensiero illuministico [faccio qui riferimento a Cassirer, &quot;Die Philosophie der Aufklar\u00fcng&quot;, Tubinga 1932] abbracciava l&#8217;idea di progresso, e cercava attivamente \u00a0di giungere a quella rottura con la storia e la tradizione che la modernit\u00e0 propugna. Si trattava, in particolare, di un movimento laico che perseguiva la demistificazione e la desacralizzazione della conoscenza e dell&#8217;organizzazione sociale al fine di liberare gli esseri umani dalle loro catene&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Potremmo continuare, e citare, oltre ad Habermas e Cassirer, molti altri autori, i quali, pi\u00f9 o meno sulla medesima lunghezza d&#8217;onda, che poi \u00e8 quella della cultura oggi dominante, sviluppano concetti assai simili; crediamo per\u00f2 che basti. Qui siamo gi\u00e0 in presenza di un florilegio pi\u00f9 che sufficiente a comprendere quanto la modernit\u00e0, come tutti i miti, viva del proprio mito, con la sola, notevole differenza, che essa non si ritiene un mito, che, anzi, si considera il primo movimento della civilt\u00e0 umana mirante alla distruzione di tutti i miti e della stessa visione mitica dell&#8217;uomo e del cosmo; e che su tale inconsapevolezza si gioca appunto la partita tra essa e le sue inevitabili, clamorose contraddizioni: talmente gravi che alcuni transfughi parlano ormai da tempo, con Jean-Fran\u00e7ois Lyotard (1979), di una condizione postmoderna, ossia di un situarsi nella modernit\u00e0 con la coscienza dei suoi limiti e delle sue aporie, e con la volont\u00e0, pi\u00f9 o meno chiara, di oltrepassare tali limiti e di affrontare e risolvere tali aporie.<\/p>\n<p>Un progetto, dunque; benissimo. <em>Tale progetto consisteva in uno straordinario sforzo intellettuale da parte dei pensatori illuministi.<\/em> Oddio, &quot;straordinario sforzo intellettuale&quot; forse \u00e8 un po&#8217; troppo: dove sono questi grandi filosofi illuministi, capaci di &quot;sforzi straordinari&quot;? Voltaire, Diderot, Rousseau, sono grandi filosofi? Suvvia, non scherziamo. Hume, allora? Dipende cosa s&#8217;intende con la qualifica di filosofo. Hume \u00e8 stato, senza dubbio, un grande: un grande distruttore. Pochi sono stati pi\u00f9 bravi di lui nel distruggere le certezze plurisecolari del pensiero occidentale; ma pi\u00f9 in l\u00e0 di questo, non \u00e8 andato. Lui stesso se ne \u00e8 reso conto e ha criticato gli scettici radicali, mostrando la futilit\u00e0 delle loro concezioni, dal momento che anch&#8217;essi, alla fine, devono tornare coi piedi per terra e adattarsi alla vita di ogni giorno, proprio come tutti gli altri. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che nessuno ha aperto la strada allo scetticismo radicale pi\u00f9 di Hume, un vero genio della distruzione. Il vero pensiero, tuttavia, \u00e8 sempre, prima di tutto, creativo; chi sa solo distruggere non \u00e8 un vero pensatore, \u00e8 solo un macellaio, un demolitore all&#8217;ingrosso. E chi resta, allora: Kant? Certo, Kant \u00e8 il pensatore illuminista che vola pi\u00f9 alto di tutti: ma sempre entro il medesimo orizzonte (e, in questo, \u00e8 meno creativo, meno interessante e anche meno profondo di Vico). E anche Kant, dopotutto, la cosa pi\u00f9 impegnativa che ha fatto, \u00e8 stata interamente di segno negativo: demolire la metafisica e ridicolizzare lo spiritualismo. Kant ha castrato secoli e secoli di filosofia, gettando via quel che era sempre stato l&#8217;ambito essenziale del pensiero: tutto qui.<\/p>../../../../n_3Cp>E a che cos&#8217;era finalizzato, poi, quello &quot;straordinario sforzo intellettuale&quot;? Secondo Habermas, esso era finalizzato a <em>sviluppare una scienza obiettiva, una morale e un diritto universali e un&#8217;arte autonoma secondo le rispettive logiche interne.<\/em> E allora vediamo. Sviluppare una &quot;scienza obiettiva&quot;? Strana espressione: la scienza pre-moderna che cos&#8217;era, che cosa voleva essere: una scienza soggettiva? E Aristotele, per esempio, cos&#8217;era stato: uno scienziato e un epistemologo soggettivista? Forse, pi\u00f9 che &quot;obiettiva&quot;, Habermas intendeva: una scienza materialista e meccanicista. Allora s\u00ec, che ci capiamo; allora i conti tornano. Ma una scienza materialista e meccanicista <em>non<\/em> \u00e8 una scienza obiettiva; anzi, \u00e8 il suo esatto contrario: \u00e8 una scienza radicalmente ideologizzata; una scienza che rifiuta aprioristicamente tutto ci\u00f2 che non rientra nel suo paradigma costitutivo. Andiamo avanti; una morale e un diritto universali. Motivo: per superare le limitazioni imposte dalle morali di derivazione religiosa e il diritto di origine statale. Qui sono le radici dell&#8217;illuminismo: nel deismo dei liberi pesatori e nel giusnaturalismo cosmopolita, fondato sulle (balorde) teorie contrattualistiche circa l&#8217;origine della societ\u00e0. I <em>philosophes<\/em> pretendono di accreditare la duplice persuasione che la morale si pu\u00f2 e si deve costruire a tavolino, perch\u00e9 \u00e8 frutto di una razionalit\u00e0 connaturata all&#8217;essere umano (cosa, questa, tutta da dimostrare), oltrepassando, cos\u00ec, le divisioni create dalle morali prodotte dalle diverse religioni; e che gli uomini vengono al mondo gi\u00e0 dotati di diritti naturali, che la societ\u00e0 dovrebbe solo codificare ed imporre formalmente: concetto assurdo perch\u00e9 intrinsecamente contraddittorio (la natura non conosce diritti; i diritti sono creazioni sociali). E infine si voleva sviluppare un&#8217;<em>arte autonoma<\/em>. Autonoma da cosa? Dalla tradizione? Dalle regole, dai canoni, dagli stili? Se \u00e8 cos\u00ec, vediamo adesso dove questa idea ci ha portati: al soggettivismo esasperato e alla celebrazione del brutto, del deforme, del repellente, fino alla <em>Merda d&#8217;artista<\/em> di Piero Manzoni, spacciata per opere d&#8217;arte. In ogni caso, il fatto che la scienza, la morale, il diritto e l&#8217;arte dovessero svilupparsi, secondo gli illuministi, <em>secondo le rispettive logiche interne<\/em>, non aggiunge un elemento di chiarezza, semmai di ulteriore confusione, e denota una colossale ingenuit\u00e0, o una colossale arroganza intellettuale: chi stabilisce quali sono le regole interne di questi ambiti del pensiero e della creativit\u00e0 umana?<\/p>\n<p><em>Si trattava<\/em>, secondo la visione illuminista, fatta propria dalla moderna cultura dominante, che \u00e8 neoilluminista e altrettanto smaccatamente auto-referenziale, <em>di utilizzare l&#8217;accumulazione della conoscenza generata da molti individui che lavoravano liberamente e creativamente con l&#8217;obiettivo dell&#8217;emancipazione umana e dell&#8217;arricchimento della vita di ogni giorno.<\/em> Che la conoscenza si &quot;accumuli&quot;, questo \u00e8 un concetto controverso (perch\u00e9 non stiamo parlando di mattoni, o di patate, ma di qualcosa d&#8217;immateriale e di qualitativo, non di quantitativo), ma facciamo finta che non lo sia: facciamo finta che sia pacificamente riconosciuto da tutti, o da quasi tutti. Che questi &quot;accumulatori&quot; (o &quot;spalatori&quot;?) di cultura siano molti e che lavorino liberamente e creativamente, \u00e8 opinabile: molti, rispetto a che cosa? E poi, prima del XVIII secolo nessuno pensava e agiva liberamente e creativamente? Erano tutti schiavi e tutti banalmente ripetitivi? Certo, questa \u00e8 l&#8217;immagine che l&#8217;illuminismo voleva dare delle epoche precedenti, e specialmente del Medioevo; ma la cosa sarebbe tutta da dimostrare. Sarebbe da vedere, infatti, se gli architetti che hanno costruito le cattedrali gotiche, erano meno liberi e meno creativi dei <em>philosophes<\/em> che compilavano le voci della <em>Encyclop\u00e9die<\/em>. Ma lasciamo da parte la questione, che richiederebbe uno spazio apposito, e concentriamo l&#8217;attenzione sulla meta di tutto ci\u00f2: <em>l&#8217;emancipazione umana e l&#8217;arricchimento della vita di ogni giorno.<\/em> Emancipazione da che cosa? E arricchimento della vita, in che senso? I <em>philosophes<\/em> rispondono: emancipazione dall&#8217;ignoranza, dall&#8217;oscurantismo e della superstizione, insomma da tutto ci\u00f2 che tiene avvinto e umiliato il pensiero; e arricchimento della vita in senso totale, complessivo, sia per l&#8217;individuo che per la societ\u00e0, anzi, specialmente per questa, essendo la <em>pubblica felicit\u00e0<\/em> la loro meta finale. E come non sentirsi commossi, inteneriti, davanti a una legione di pensatori, scienziati, artisti, giuristi e moralisti che marcia compatta per donare agli uomini la pubblica felicit\u00e0? Bisogna avere un cuore di pietra, per non apprezzare un cos\u00ec nobile slancio, un cos\u00ec disinteressato altruismo. Ma proseguiamo.<\/p>\n<p><em>Il controllo scientifico della natura prometteva la libert\u00e0 rispetto alla povert\u00e0, ai bisogni e all&#8217;arbitrariet\u00e0 delle calamit\u00e0 naturali.<\/em> Il dominio sulla natura, dunque, era visto come la via per liberare l&#8217;uomo dalla povert\u00e0, dai bisogni e dalle catastrofi naturali, significativamente considerate come qualcosa di &quot;arbitrario&quot;, il che tradisce una mentalit\u00e0 pazzamente antropocentrica: come se terremoti ed eruzioni vulcaniche dovessero rispettare una disciplina, o un codice di comportamento, dettato dall&#8217;agenda delle priorit\u00e0 umane rispetto al pianeta Terra. Vale la pena di notare che il marxismo ha ereditato al cento per cento questa mentalit\u00e0, che vede nella natura un avversario da domare e nella scienza uno strumento di potere: per Marx la natura non umana \u00e8 cattiva, perch\u00e9 irrazionale, la macchina \u00e8 buona, perch\u00e9 razionale: basta che le macchine siano nelle mani giuste, ossia quelle del proletariato, e il mondo diventer\u00e0 un Paradiso terrestre. Che, poi, \u00e8 la prosecuzione della vecchia utopia scientista di Francis Bacon: <em>Knowledge is power,<\/em> sapere \u00e8 potere.<\/p>\n<p><em>Lo sviluppo di forme razionali di organizzazione sociale e di modi di pensiero razionali prometteva la liberazione dall&#8217;irrazionalit\u00e0 del mito, della religione, della superstizione, la liberazione dall&#8217;uso arbitrario del potere e dal lato oscuro della nostra stessa natura umana.<\/em> Un pensiero razionale e una societ\u00e0 razionalmente organizzata: ecco la via maestra per instaurare quel Paradiso in terra, che un dio geloso ha negato agli uomini. E dunque: guerra al mito, alla religione, alla superstizione, forme deteriori accomunate dall&#8217;irrazionalit\u00e0 (anche i miti di Platone? ma il culto della scienza che salver\u00e0 il mondo, non \u00e8 esso stesso un mito?); solo cos\u00ec il potere verr\u00e0 restituito alla sovranit\u00e0 popolare, sottraendolo all&#8217;arbitrariet\u00e0 della tirannia, e solo cos\u00ec verr\u00e0 esorcizzato anche il lato oscuro della stessa natura umana (che esiste, dunque, Rousseau permettendo). Teniamo presente questa idea: il nostro lato oscuro, l&#8217;inconscio, attende dai lumi del pensiero strumentale la liberazione da se stesso. Non manca che il mago capace di una simile liberazione: che arriver\u00e0, alla fine, anzi, ne arriveranno due: Freud e Jung, materialista il primo, (falsamente) spiritualista il secondo. <em>Et voil\u00e0<\/em>, il cliente \u00e8 servito: ce n&#8217;\u00e8 per entrambi i gusti.<\/p>\n<p>Riassumendo: l&#8217;illuminismo \u00e8 stato <em>un movimento laico che perseguiva la demistificazione e la desacralizzazione della conoscenza e dell&#8217;organizzazione sociale al fine di liberare gli esseri umani dalle loro catene.<\/em> Di nuovo: quali catene? Quelle della mancanza di libert\u00e0 del pensiero. Ad opera di chi? Del libero pensiero. Un perfetto circolo chiuso, di un ottimismo a tutta prova e di un candore addirittura disarmante. Lo scopo ultimo, poi, liberare gli esseri umani, non \u00e8 forse cos\u00ec alto e cos\u00ec nobile, da giustificare qualsiasi sacrificio (compresi quelli di ordine logico?). E da dove partire, per realizzarlo, se non dalla demistificazione e dalla desacralizzazione della conoscenza e della organizzazione sociale? Insomma, per costo \u00e8 scontato che la conoscenza e l&#8217;organizzazione sociale sono inviluppate in una rete malefica, fatta d&#8217;inganni e illusioni: demistificando e desacralizzando, si ottiene la contemporanea liberazione sia dai falsi poteri ultraterreni, sia dai falsi poteri (e saperi) di questo mondo. Insomma: una liberazione totale. Che bello.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 solo un problema. Se la modernit\u00e0 \u00e8 un progetto, i progetti si fanno in vista di qualcosa che si vuol costruire, non di qualcosa che si vuole liberare. La liberazione non \u00e8 un progetto, ma un atto della volont\u00e0; dunque non si progetta la liberazione, ma si progetta qualcosa il cui scopo \u00e8 produrre la liberazione, e in vista del quale ci si vuole liberare. Perch\u00e9 anche la liberazione, come tutto, ha bisogno di un perch\u00e9. Se si elude la domanda sul perch\u00e9, si rischia di progettare a vuoto: di <em>progettare una macchina che<\/em> <em>non serve a nulla, o meglio, che serve solo a giustificare e ad alimentare se stessa.<\/em> E cos\u00ec \u00e8 stato l&#8217;illuminismo: non ha liberato un bel nulla, perch\u00e9 ha creato nuove e pi\u00f9 tenaci forme di asservimento. Il suo \u00e8 un peccato di origine: nel momento in cui ha preteso di porsi non come una nuova mitologia, ci\u00f2 che in realt\u00e0 era, ma come la fine di tutte le ideologie, ha tradito l&#8217;uomo, al cui servizio dichiarava di porsi, e cos\u00ec ha tradito anche se stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In parecchi hanno provato a definire cosa sia la modernit\u00e0, quale la sua essenza.\u00a0 Una delle definizioni pi\u00f9 accreditate \u00e8 quella di J\u00fcrgen Habermas, il quale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,173,202],"class_list":["post-27169","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-immanuel-kant","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27169","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27169"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27169\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27169"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27169"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27169"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}