{"id":27168,"date":"2009-07-30T01:13:00","date_gmt":"2009-07-30T01:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/30\/il-progetto-unitario-della-modernita-e-la-conoscenza-finalizzata-alla-potenza\/"},"modified":"2009-07-30T01:13:00","modified_gmt":"2009-07-30T01:13:00","slug":"il-progetto-unitario-della-modernita-e-la-conoscenza-finalizzata-alla-potenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/30\/il-progetto-unitario-della-modernita-e-la-conoscenza-finalizzata-alla-potenza\/","title":{"rendered":"Il progetto unitario della modernit\u00e0 \u00e8 la conoscenza finalizzata alla potenza"},"content":{"rendered":"<p>Esiste un progetto unitario della modernit\u00e0?<\/p>\n<p>Crediamo di s\u00ec, ed \u00e8 quello della conoscenza finalizzata all&#8217;esercizio della potenza; come diceva uno dei massimi cantori delle magnifiche sorti e progressive della modernit\u00e0 stessa, Francesco Bacone: \u00absapere \u00e8 potere\u00bb.<\/p>\n<p>In particolare, il disegno fondamentale della modernit\u00e0 consiste nella volont\u00e0 di affrancarsi dalla vita come destino, come fatalit\u00e0; per dirla con Machiavelli: di affermare vittoriosamente la Virt\u00f9 contro la Fortuna.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che un simile disegno nasce nel momento in cui tramonta l&#8217;idea della vita come risposta a una chiamata, come dovere da compiere, come parte di un progetto soprannaturale; e vi subentra l&#8217;idea della vita come dissipazione, caos, mancanza di senso. Per reagire a tale dissipazione, i profeti della modernit\u00e0 hanno lanciato la grande sfida e hanno staccato la politica, l&#8217;economia, la scienza, e da ultimo la filosofia stessa, dall&#8217;etica e dal sentimento religioso.<\/p>\n<p>Ma il sentimento religioso, che per secoli aveva fatto da collante a tutte le forme pratiche dell&#8217;esistenza, e aveva coordinato tutte le branche del sapere, nel XVII secolo aveva ormai perso gran parte della propria presa sulle coscienze dell&#8217;Occidente; per cui lo spirito della modernit\u00e0 venne ad inserirsi in un vuoto di potere, in una terra di nessuno, e svolse la funzione di contrastare l&#8217;\u00abhorror vacui\u00bb che era succeduto alla perdita del senso della trascendenza.<\/p>\n<p>Nelle societ\u00e0 pre-moderne, la vita come destino e la vita come progetto soprannaturale sono le due facce di una stessa medaglia; come dicono gli islamici nella loro semplice fede, al termine di ogni progetto e di ogni attesa: \u00abSar\u00e0 cos\u00ec, se Allah lo vuole\u00bb.<\/p>\n<p>Un buon esempio di questo concetto \u00e8 il modo in cui l&#8217;Occidente pre-moderno ha vissuto, per millenni, l&#8217;idea della morte.<\/p>\n<p>La morte, specialmente la morte naturale, per vecchiaia o per malattia, veniva accettata come parte di un disegno provvidenziale al quale era non solo vano, ma assurdo e blasfemo ribellarsi. La morte non era vista come una ladra, che entra di notte per rubare la vita delle persone, ma come una sorella, e sia pure una sorella alla quale nessuno apre volentieri la porta: ma alla quale, quando bussa, non si pu\u00f2 disobbedire. Perfino l&#8217;alta mortalit\u00e0 infantile era accettata come parte di quel disegno, e i genitori si facevano una ragione della perdita del loro filglioletto: non solo perch\u00e9, nelle famiglie contadine, la prole era comunque numerosa, ma proprio perch\u00e9 nessun evento della vita, e tanto meno la morte, era visto come un capriccio del destino, ma come parte di un disegno ben preciso, e nella sua essenza benevolo, perch\u00e9 garantito dalla divinit\u00e0.<\/p>\n<p>Al giorno d&#8217;oggi, la morte non \u00e8 accettata, \u00e8 rifiutata, anche quando colpisce una persona molto anziana; non parliamo poi se colpisce un giovane o un bambino. Gli uomini, incoraggiati dalla crescente potenza della scienza e della tecnica, sognano di emanciparsi dalla morte, cos\u00ec come sognano di emanciparsi da ogni limitazione imposta dalla natura: di scegliere il sesso del nascituro; di avere dei figli dopo la propria morte (mediante il congelamento dello sperma nelle apposite banche del seme e, poi, la fecondazione \u00abin vitro\u00bb); di avere dei figli in et\u00e0 molto avanzata; di poter cambiare sesso a piacimento, trapiantando gli organi sessuali e affidandosi alle arti sapienti della chirurgia plastica.<\/p>\n<p>Sottostare alla natura sembrerebbe loro umiliante, cos\u00ec come, e a maggior ragione, accettare una legge superiore, che ponga dei limiti e imponga l&#8217;accettazione.<\/p>\n<p>\u00c8 bene essere chiari su questo punto.<\/p>\n<p>Quando si dice che la modernit\u00e0 esprime un progetto mirante alla potenza, nonch\u00e9 alla sconfitta della vita come destino, non ci si riferisce all&#8217;idea greca del destino, cos\u00ec come appare, ad esempio, nell&#8217;\u00abIliade\u00bb: perch\u00e9 quell&#8217;idea di destino, imperscrutabile agli stessi dei, era gi\u00e0 tramontata con l&#8217;avvento della concezione giudaico-cristiana.<\/p>\n<p>No, la modernit\u00e0 \u00e8 stata una rivolta contro l&#8217;idea della vita come provvidenza; perch\u00e9 i suoi araldi non hanno accettato pi\u00f9 di doversi affidare a una provvidenza divina, sulla quale essi non avevano alcuna voce in capitolo; ma hanno preteso di fabbricarsi una propria provvidenza, per cos\u00ec dire, fatta di razionalit\u00e0, di audacia, di progettualit\u00e0 immanente; in parole pi\u00f9 semplici: di prendere il proprio destino nelle loro mani.<\/p>\n<p>Non si fidavano pi\u00f9 di Dio; dubitavano dei suoi disegni; non credevano che la vita avesse altro scopo e altra ragion d&#8217;essere che il dispiegamento della loro intelligenza, del loro sapere, del loro desiderio di godimento: in breve, della loro potenza.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2, evidentemente, nasce da un disincanto: il disincanto del mondo come luogo deputato alla realizzazione del bene degli uomini (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abUn mondo ricco di significato \u00e8 un mondo incantato che prega in ogni fibra\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Queste riflessioni, ed altre che pi\u00f9 avanti svolgeremo, ci sono state suggerite dalla rilettura di un saggio di Paolo Flores d&#8217;Arcais, tipico esponente dell&#8217;ala oltranzista degli odierni cultori della modernit\u00e0; saggio, peraltro, di diciassette anni fa, ma del quale vogliamo riportare un breve passaggio, perch\u00e9 illustra in maniera esemplare la concezione suddetta (\u00abEtica senza fede\u00bbTorino, Einaudi, 1992, pp. 6-10):<\/p>\n<p>\u00abIl progetto della modernit\u00e0 \u00e8 progetto di potenza, certamente, ma unitario e inscindibile nella sua duplice promessa. Miscelando scienza ed eresia, l&#8217;alambicco del disincanto distilla un solo inestricabile orizzonte che abbraccia tanto il dominio del genere umano sulla natura quanto la nascita dell&#8217;individuo simmetrico per dignit\u00e0. Di modo che l&#8217;effettualit\u00e0 della modernit\u00e0 si rivela come SCARTO. Tra la promessa effettivamente mantenuta e quella tuttora disattesa. Da un lato il trionfale dispiegarsi del progresso scientifico in alluvionale potenza tecnica, che rende rapidamente obsoleta la fantascienza, la confonde con la cronaca, la costringe a sempre pi\u00f9 smisurata inventiva. E dall&#8217;altra [sic] gli arretramenti, i fallimenti, il faticoso arrancare, che \u00e8 anche sempre doloroso ed appassionante combattere, del progetto di autonomia dell&#8217;individuo, di quell&#8217;esaustivo diffondersi di quelle libert\u00e0 per tutti e per CIASCUNO, almeno altrettanto essenziali alla potenza (cio\u00e8 AUTONOMIA) dell&#8217;uomo di quanto non lo sia la tecnica. La realizzazione dell&#8217;individuo resta anzi un irrinunciabile PRIUS logico: non si d\u00e0 modernit\u00e0 se non viene approssimato un universo della convivenza dove ogni irriducibile ciascuno attinga concretamente valore in s\u00e9, invece di scoprirsi irrimediabilmente gettato in un ruolo sociale che vale come destino naturale, come articolazione organica di una cosmica volont\u00e0 metafisica.<\/p>\n<p>Il progetto della modernit\u00e0 \u00e8 unitario, dunque, perch\u00e9 esprime un&#8217;unica e conchiusa volont\u00e0 di sottrarsi all&#8217;esistenza come destino. Il rifiuto della fatalit\u00e0 si dirige contro entrambi i volti con cui essa muove incontro ala scimmia nuda e SAPIENS fin dalla nascita e ne accompagna poi l&#8217;intero corso della vita: l&#8217;incombere catastrofico del cosmo, cio\u00e8 L&#8217;ONNIPOTENTE minaccia della natura, e la canonizzata sopraffazione della comunit\u00e0 sul singolo, totalmente debitore di senso al decreto imperscrutabile della divinit\u00e0 che nel NOMOS della collettivit\u00e0 prende voce.<\/p>\n<p>In altri termini. Il progetto di riscatto della modernit\u00e0 ha un solo nome ESSENZIALE, autonomia, cio\u00e8 costituzione dell&#8217;uomo, di OGNI uomo, in soggetto. Protagonista ormai d un creato che non si riconosce pi\u00f9 come tale, come cosmo assegnato da un Dio sovrano ala cura (e all&#8217;obbedienza) del suo vicario, l&#8217;uomo fatto a sua immagine e somiglianza. L&#8217;uomo diventa centro del mondo, protagonista e sovrano del SUO mondo, proprio solo e quando accetta, anzi DECIDE, di essere sloggiato dal centro di un universo per lui gi\u00e0 da sempre apparecchiato da Dio. Quando lucidamente accoglie il sobrio testamento che gli consegna in eredit\u00e0 il caso e la finitezza.<\/p>\n<p>Tale progetto ha perci\u00f2 senso e MISURA esclusivamente in quanto restino inscindibili i due aspetti richiamati. Se sopravvive solo il dilagare della tecnica, invece, l&#8217;orizzonte del progetto trascolora e il suo senso rischia la perversione, perch\u00e9 in tal modo si eclissa proprio il soggetto del progetto, l&#8217;irriducibile CIASCUNO che tutti noi siamo (dovremmo essere, possiamo essere). Se il potere del singolo sul proprio essere-insieme, la sua autonomia come volont\u00e0 di con-vivenza, le sue libert\u00e0 come potere con-diviso, restano largamente disattesi e manomessi, infatti, e valgono come fragile privilegio iniquamente distribuito, allora l&#8217;assoggettamento materiale del mondo assume un inquietante andamento esponenziale, perch\u00e9 la volont\u00e0 di conoscenza, sottratta all&#8217;autonomia di ciascuno, si trasmuta ed esaurisce in volont\u00e0 di potenza tecnica monopolizzata da IPOSTASI dell&#8217;uomo (Nazione, Stato, Impero).<\/p>\n<p>Sotto il decisivo profilo del rapporto fra uomo e uomo, del rapporto sociale, la modernit\u00e0 \u00e8 dunque scarto in quanto attraversata e percorsa dal conflitto fra l&#8217;esistenza progettata all&#8217;insegna della VOLONT\u00c0 DI CRITICA &#8211; e dunque combattuta, messa in gioco, e con ci\u00f2 resa autentica, in quanto approssimazione di QUESTO progetto &#8211; e l&#8217;esistenza dissipata nel luna park della volont\u00e0 di conformismo, tra il consolatorio frastuono del tempo libero e l&#8217;anestetizzante sabba dei miracoli tecnologici.. Dove il progresso del genere umano (e altri soggetti collettivi nei quali si perde l&#8217;irriproducibile ciascuno) in termini di dominio sulla natura non pu\u00f2 risarcire ma semmai occultare la perdurante minorit\u00e0 del singolo, promesso a una cittadinanza che resta dimenticata.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 la tanto acclamata volont\u00e0 di potenza \u00e8 verit\u00e0 PENULTIMA della modernit\u00e0, poich\u00e9 vale a sua volta come accattivante maschera di una pi\u00f9 profonda VOLONT\u00c0 DI RASSEGNAZIONE. Quella in virt\u00f9 della quale il singolo rinuncia alla sua identit\u00e0 pi\u00f9 propria, e al disagio della finitezza che l&#8217;accompagna, nell&#8217;illusione di accadere all&#8217;onnipotenza integrandosi e annullandosi nel genere, sanzionandosi cos\u00ec come mera replica di una presunta essenza umana.<\/p>\n<p>Ma tale scarto, fra promessa e realt\u00e0, fra individuo APPROSSIMATO nell&#8217;esistenza irripetibile della con-vivenza e nella simmetria della dignit\u00e0 e del potere con-diviso, e individuo DILEGUATO nel frammento organico del replicante e assoggettato alla dismisura della tecnica, viene poi rimosso interpretandolo come destino, come contrappasso magari, per la pretesa follia del progettarsi autonomo dell&#8217;uomo. Il demone della tecnica che ormai lo possiede e trastulla sarebbe per l&#8217;uomo la punizione estrema per il peccato inespiabile, il peccato di orgoglio. Il tentativo di sottrarsi al destino, di impadronirsene e produrlo, viene dunque irriso come ancora pi\u00f9 cieco precipitarsi in un ancora pi\u00f9 travolgente fato, da cui solo un Dio ci pu\u00f2 salvare.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 di nuovo e solo la modernit\u00e0 come scarto a manifestarsi appieno in tale interpretazione, versione estrema e sofisticata dell&#8217;irrisione romantica contro la scienza che da sempre costituisce il DOPPIO oscuro della modernit\u00e0, quello che in apparenza teme la tecnica ma che soprattutto ha in orrore l&#8217;individuo. E che predica il rifiuto di una modernit\u00e0 spacciata come compiuta, mentre in realt\u00e0 si nutre della modernit\u00e0 ELUSA. Perci\u00f2, proprio nell&#8217;ora della sua apparente realizzazione, suona pi\u00f9 che mai ingannevole la nostalgica profezia dell&#8217;incantatore di Messkirch, che intese svelare, favoleggiando, l&#8217;equivalenza metafisica di America e Russia, entrambe in preda al delirio della tecnica, unica esaustiva dimensione della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Quella opposizione non era affatto apparente, per cominciare,. Chi ha sperimentato i cantieri dell&#8217;uomo nuovo e altre delizie totalitarie, rester\u00e0 ottusamente insensibile e ostinatamente sospettoso di fronte a siffatte equivalenze metafisiche, e tenacemente affezionato alle differenze anche pi\u00f9 sottili &#8211; ad esempio fra le ingiustizie dello sviluppo capitalista e gli orrori dello sfruttamento da nomenklatura &#8211; all&#8217;interno di quell&#8217;unico esperibile Tutto che \u00e8 la vita individuale, l&#8217;esistenza concreta e irripetibile che a ciascuno \u00e8 data nella incerta durata di una certa finitezza.<\/p>\n<p>Il pastore dell&#8217;Essere \u00e8 d&#8217;altronde un habitu\u00e9 di tali metafisiche o essenziali equivalenze: &quot;L&#8217;agricoltura \u00e8 oggi industria motorizzata della nutrizione, che per essenza \u00e8 identica alla fabbricazione di cadaveri nelle camere a gas e nei campi di sterminio, identica al blocco e all&#8217;affamamento dei paesi, identica alla fabbricazione di bombe all&#8217;idrogeno (cos\u00ec in una conferenza pubblica del 1949, secondo la testimonianza di W. Schirmacher [&#8230;] Kellog&#8217;s e Simmenthal come Himmler e Eichmann. Per chi le assaggia, tali equivalenze essenziali gridano vendetta e capestro, si sia pure mille volte essenzialmente contrari alla pena di morte.\u00bb<\/p>\n<p>Si noti che in questo brano, Flores d&#8217;Arcais definisce il progetto di potenza della modernit\u00e0 come un progetto di autonomia: strano gioco di parole, perch\u00e9 la potenza \u00e8 potenza e l&#8217;autonomia \u00e8 autonomia; e, se \u00e8 vero che la potenza offre una forma di autonomia, \u00e8 altrettanto vero che i due concetti non sono affatto equivalenti, e tanto meno sinonimi.<\/p>\n<p>Potremmo definire la filosofia di Flores d&#8217;Arcais come un umanesimo radicalmente ed esplicitamente ateo: un umanesimo che pretende di sostituire al regno di Dio il regno dell&#8217;uomo, peraltro senza porsi il minimo dubbio circa il preteso diritto di manipolare a piacere tutti gli altri esseri viventi; un umanesimo, appunto, basato sull&#8217;idea del potere, e sia pure contrabbandato sotto le mentite spoglie dell&#8217;autonomia.<\/p>\n<p>Autonomia vuol dire, etimologicamente, capacit\u00e0 di seguire una legge, di darsi da se stessi la legge, senza bisogno di un intervento esterno. Per\u00f2 non vuol dire che questa legge debba scaturire dalla propria capacit\u00e0 di esercitare un potere sulle cose o sugli altri; al contrario: significa che si \u00e8 in grado di esercitare una padronanza di s\u00e9, e, dunque, di porsi dei limiti.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, quello che manca nel ragionamento di Flores d&#8217;Arcais: il senso del limite. Questa \u00e9 una parola che non ricorre mai nel suo vocabolario, nel quale pure abbondano i richiami ai diritti di tutti e di ciascuno.<\/p>\n<p>Eppure, egli mostra di meravigliarsi se, ad un certo punto, l&#8217;autonomia degenera in ipostasi dell&#8217;uomo e d\u00e0 luogo a forme di dominio generalizzato e fanatico; depreca che la tecnica prenda cos\u00ec brutalmente il sopravvento sul progetto di emancipazione dell&#8217;uomo, proprio della modernit\u00e0: come se l&#8217;autonomia, intesa come potenza, potesse generare frutti diversi da questi.<\/p>\n<p>Tutti i bei discorsi sulla volont\u00e0 di convivenza e sulla condivisione del potere non sono che vuote parole, con cui egli vorrebbe mascherare la nuda realt\u00e0 di un umanesimo proiettato verso un potere senza limiti: perch\u00e9, se l&#8217;uomo non riconosce dei limiti al proprio agire nei confronti della natura, finir\u00e0 per non riconoscerli nemmeno nei confronti dell&#8217;altro. L&#8217;esasperazione della tecnica non \u00e8 che il logico sviluppo delle premesse.<\/p>\n<p>Flores d&#8217;Arcais sostiene che il demone della tecnica non \u00e8 la punizione estrema per il peccato di orgoglio da parte dell&#8217;umanit\u00e0: la sola idea che si possa dare questa interpretazione lo irrita e lo indigna (forse anche per l&#8217;evidente richiamo alla Bibbia); ma, per la verit\u00e0, egli non si prende la pena di confutarla; la d\u00e0 per confutata, senza spiegarci perch\u00e9.<\/p>\n<p>Insiste quindi sul concetto di scarto della modernit\u00e0; ma, anche qui, non sembra particolarmente interessato a spiegare come mai non solo lo scarto esista, ma tenda ad accentuarsi sempre di pi\u00f9: forse perch\u00e9 tale constatazione sarebbe inconciliabile con una filosofia del progresso, quale \u00e8 il suo umanesimo ateo?<\/p>\n<p>Pure, bisogna pur dare almeno l&#8217;apparenza di una spiegazione: ed ecco allora la trovata geniale: lo scarto esiste, ma soprattutto nella propaganda dei nemici della modernit\u00e0. Per essi, la modernit\u00e0 \u00e8 un bersaglio di comodo, perch\u00e9 sanno benissimo, nella loro perfidia, che la modernit\u00e0 non si \u00e8 pienamente realizzata; perci\u00f2 preferiscono prendersela con la modernit\u00e0 elusa, con il tradimento o con il sottile diniego di essa. Strategia veramente impagabile: anche perch\u00e9 inattaccabile, in quanto non sar\u00e0 mai e poi mai falsificabile. Qualcuno ha voglia di prendersela con gli aspetti aberranti della modernit\u00e0? Ebbene, sappia che non si tratta della modernit\u00e0 compiuta, ma di quella elusa; quest&#8217;ultima \u00e8 virtuosa, non farebbe mai nulla di male.<\/p>\n<p>Vi sono, pertanto, due modernit\u00e0: quella vera (e buona) e quella falsa (e cattiva); la prima tende al proprio compimento, la seconda mira al tradimento di s\u00e9 stessa; la prima \u00e8 quella cui dovremmo guardare, la seconda \u00e8 quella che tutti criticano, ma in mala fede, perch\u00e9 dovrebbero sapere benissimo che essa non \u00e8 la modernit\u00e0 vera, la modernit\u00e0 giusta.<\/p>\n<p>Passando, poi, a tradurre nelle concrete categorie politiche questa visione della modernit\u00e0, Flores d&#8217;Arcais lancia i suoi strali contro Martin Heidegger, altro cattivo profeta dell&#8217;anti-modernit\u00e0, da lui definito \u00abl&#8217;incantatore di Messkirch\u00bb.<\/p>\n<p>La sua colpa? Avere equiparato Russia ed America nel comune delirio della tecnica. In realt\u00e0, invece, il delirio sovietico \u00e8 quello brutto e cattivo, mentre quello americano \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa: certo, anch&#8217;esso testimonia un errore e un peccato, ma per carit\u00e0!, un peccato veniale!<\/p>\n<p>Non solo: Heidegger aveva osato paragonare i campi di sterminio alla pratica di affamare interi Paesi e continenti, evidenziando come la stessa Europa fosse divenuta un grande campo di concentramento, per effetto del blocco navale anglo-americano, e ci\u00f2 per ben due volte nella prima met\u00e0 del XX secolo (cfr. anche il nostro articolo: \u00abViolando i diritti dei popoli, la Gran Bretagna affam\u00f2 gli Imperi Centrali\u00bb, sempre consultabile sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>Evidentemente, Flores d&#8217;Arcais non \u00e8 neanche sfiorato dal dubbio che una democrazia possa essere profondamente totalitaria; che una democrazia, pur dichiarando di voler difendere i diritti del singolo individuo (cosa che sta sommamente a cuore al Nostro), possa, di fatto, conculcarli pi\u00f9 di quanto voglia o sia in grado di fare una dittatura esplicita; che, infine, la vera minaccia al futuro dell&#8217;umanit\u00e0 non venga dal defunta tecnocrazia sovietica, ma dalla rampante tecnocrazia americana. E s\u00ec che, nel 1992, il muro di Berlino era gi\u00e0 caduto, e l&#8217;Unione Sovietica si era ormai irreparabilmente dissolta!<\/p>\n<p>Per concludere, e a dispetto del suo radicalismo liberale, che ne fa un campione della democrazia in quanto modernit\u00e0 perfettibile (mentre i recenti totalitarismi sarebbero la negazione della modernit\u00e0, quindi il male assoluto; strano: qualcuno li ha anzi paragonati a delle scorciatoie verso di essa), Flores d&#8217;Arcais non si perita di imprimere una svolta forcaiola al suo argomentare, auspicando la pena di morte mediante capestro per il buon vecchio Heidegger. Meno male che non ha proposto il rogo: in tal caso, l&#8217;equivalenza tra la sua idea della modernit\u00e0 e l&#8217;aspetto pi\u00f9 deteriore della cultura medievale apparirebbe lampante, sotto gli occhi di tutti: perfino dei suoi.<\/p>\n<p>Che cosa concludere da tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>Ci sembra che esistano molti elementi comuni fra la concezione della modernit\u00e0 di Paolo Rossi e quella di Flores d&#8217;Arcais (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abLa critica alla modernit\u00e0 \u00e8 un &quot;oscurantismo antiscientifico&quot;?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 29\/9\/2009). Entrambi i filosofi manifestano la tendenza a \u00abfare quadrato\u00bb davanti qualsiasi critica venga rivolta alla modernit\u00e0, vista in se stessa come buona e progressiva; entrambi si scagliano con autentico furore contro i suoi detrattori, recenti e meno recenti; entrambi si sentono difensori della \u00abparte giusta\u00bb della storia, e leggono le recenti vicende storiche come la conferma della validit\u00e0 delle loro posizioni.<\/p>../../../../n_3Cp>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Entrambi adorano la ragione strumentale e calcolante; entrambi sognano un dominio totale dell&#8217;uomo sulla natura; entrambi partono dal presupposto che solo dalla modernit\u00e0 pu\u00f2 venire la salvezza, sotto forma di emancipazione dell&#8217;uomo: al di fuori di essa, non vi sarebbero che le tenebre dell&#8217;errore, e, per soprammercato, le catene di una ideologia politicamente intollerabile: quella di destra per Rossi, quella di sinistra per Flores d&#8217;Arcais.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 simili di cos\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste un progetto unitario della modernit\u00e0? 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