{"id":27161,"date":"2018-02-26T07:49:00","date_gmt":"2018-02-26T07:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/26\/modernismo-e-concilio-ecco-come-se-la-raccontano\/"},"modified":"2018-02-26T07:49:00","modified_gmt":"2018-02-26T07:49:00","slug":"modernismo-e-concilio-ecco-come-se-la-raccontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/26\/modernismo-e-concilio-ecco-come-se-la-raccontano\/","title":{"rendered":"Modernismo e concilio, ecco come se la raccontano"},"content":{"rendered":"<p>Il modernismo? Non \u00e8 stato, tutto insieme, una eresia, anzi, la sintesi di tutte le eresie, come afferma san Pio X nell&#8217;enciclica<em>\u00a0Pascend<\/em>i, che lo condanna senza &quot;se&quot; e senza &quot;ma&quot;, bens\u00ec un movimento di rinnovamento e di riforma della cultura e della vita della Chiesa, che, in tale posizioni e in taluni esponenti, and\u00f2, ebbene s\u00ec,\u00a0<em>oltre l&#8217;ortodossia<\/em>\u00a0(ma evitiamo di chiamarla\u00a0<em>eresia<\/em>, per carit\u00e0; che brutta parola, e poi \u00e8 passato di moda il concetto che esso definisce), ma che, in altre situazioni e in altri esponenti, conteneva dei semi positivi e addirittura profetici, tanto \u00e8 vero che essi vennero ripresi e pienamente utilizzati, nonch\u00e9, ovviamente, riabilitati e legittimati, da quella manifestazione del Bene Assoluto che \u00e8 stato il Concilio Vaticano II. E, per sostenere una tesi del genere, non si esita a tirare in ballo altri nomi sul filo dell&#8217;eresia, come Teilhard de Chardin, il quale, idealmente e cronologicamente, fa, appunto, da\u00a0<em>trait d&#8217;union<\/em>\u00a0fra il &quot;vecchio&quot; modernismo, quello ancora &quot;acerbo&quot;, ma sostanzialmente fecondo e soprattutto bene intenzionato, e quella eredit\u00e0 del modernismo che il Concilio Vaticano II ha accolto, integrato, valorizzato e a sua volta diffuso e propagato. E cos\u00ec, verrebbe da dire, tutti vissero felici e contenti. Si riconosce che qualche esagerazione, qualche sbavatura, qualche intemperanza, nel modernismo, ci fui; ma si sdrammatizza il contrasto con l&#8217;ortodossia, si stemperano le incompatibilit\u00e0, si attenuino le tensioni, si smussano le punte, e, alla fine, si accontentano (quasi) tutti mostrando che, dopotutto, quei signori non avevano avuto tutti i torti, perch\u00e9 le loro &quot;istanze di rinnovamento&quot; erano reali e lo si \u00e8 visto, a distanza di cinquant&#8217;anni, quando, con papa Roncalli, si \u00e8 aperta la radiosa stagione conciliare, che ha impresso alla Chiesa una nuova direzione pastorale, della quale siamo tuttora parte e dalla quale non \u00e8 lecito neppure immaginare di poter deflettere. Una meravigliosa serie di salti mortali, doppi e tripli, per arrivare a normalizzare l&#8217;eresia e per dimostrare l&#8217;indimostrabile: cio\u00e8 che la Chiesa odierna, avendo introiettato la parte &quot;migliore&quot; delle istanze moderniste, \u00e8 diventata sua volta migliore, pi\u00f9 aperta, pi\u00f9 adulta, pi\u00f9 dialogante, meno arroccata a difesa, meno diffidente verso il mondo. Cosa pi\u00f9 importante di tutte: cade, in maniera definitiva, la pregiudiziale antimoderna: la modernit\u00e0 entra a pieno diritto, anzi, a bandiere spiegate, dentro la Chiesa cattolica, e, secondo quei signori, la feconda e la spinge a una fedelt\u00e0 sempre maggiore al Vangelo (!), contribuendo a riportarla verso la &quot;purezza delle origini&quot;, cio\u00e8, dicono sempre loro, verso la vera, la primitiva Tradizione, alla quale poi si \u00e8 sovrapposta un&#8217;altra tradizione, non del tutto conforme al Vangelo, specialmente la tradizione tridentina, frutto &#8211; lo pensano, anche se raramente osano dirlo &#8211; di una involuzione burocratica e autoritaria, di una preoccupazione difensiva quasi paranoica, di un rifiuto sdegnoso di tutto quel che di bello e di buono stava maturando insieme alla nascita della civilt\u00e0 moderna, e il cui primo furto sarebbe stato la nuova scienza di Galilei, improvvidamente contrastata, appunto, dalla Chiesa tridentina.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la tesi portata avanti da un&#8217;opera editoriale importante, come la\u00a0<em>Storia del Cristianesimo dal 1878 al 2005<\/em>, pubblicata nel 1990 dalle Edizioni San Paolo e diretta da Angelo Scola, allora patriarca di Venezia, da Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, e da Andrea Riccardi, professore di Storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 di Roma III, pi\u00f9 noto come fondatore e ispiratore della Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio; quella, per\u00a0 intenderci, che si \u00e8 specialmente segnalata nelle forme pi\u00f9 spinte del dialogo inter-religioso e per l&#8217;opzione preferenziale per i poveri, fino a imporre l&#8217;uso di adibire le chiese e le basiliche &#8211; non le canoniche o i locali parrocchiali &#8211; a sale da pranzo e dormitori, appunto, per i &quot;poveri&quot; ; mentre di lui stesso si dice e si sussurra che sia molto vicino agli ambienti massonici italiani ed esteri, fra Mario Monti e gli organismi della cooperazione internazionale facenti capo alle Nazioni Unite. Non \u00e8 che da un simile terzetto ci si possa aspettare una versione dei fatti particolarmente obiettiva; colpisce, nondimeno, la pretesa di presentare come una storia semi-ufficiale della Chiesa contemporanea una versione smaccatamente filo-modernista, basata sulla continuit\u00e0 fondamentale fra il modernismo, nelle sue istanze pi\u00f9 &quot;feconde&quot;, e il Vaticano II, presentato, ovviamente, come il culmine e come il punto di non ritorno nella storia due volte millenaria della Chiesa stessa. Il legame fra modernismo e Concilio, che dovrebbe essere fortemente negato, se codesti cattolici progressisti fossero in buona fede, dato che il modernismo \u00e8 stato un&#8217;eresia conclamata e pericolosissima, viene invece, sia pure con alcuni distinguo, rivendicato e orgogliosamente sbandierato: cos\u00ec facendo, sono loro stessi a rivelarsi per quel che realmente sono, cio\u00e8 non dei veri cattolici, ma degli pseudo cattolici, tutti intesi a introdurre l&#8217;eresia nel coro della Chiesa e a stravolgere dall&#8217;interno la dottrina cattolica.<\/p>\n<p>Quel legame &quot;proibito&quot; viene affermato, senza tanti complessi, nel secondo volume della\u00a0<em>Storia del cristianesimo 1878-2005,\u00a0<\/em>significativamente intitolato\u00a0<em>La Chiesa e la modernit\u00e0<\/em>, dove il concetto di &quot;modernit\u00e0&quot; non presenta alcuna connotazione particolarmente avversa alla civilt\u00e0 cristiana e incompatibile con essa, dove insomma la civilt\u00e0 moderna non \u00e8 affatto presentata come l&#8217;antitesi e la negazione della civilt\u00e0 annunciata nel Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, ma, al contrario, come una civilt\u00e0 vitale e feconda, molti aspetti della quale sono suscettibili di una piena intesa e di una preziosa collaborazione con la Chiesa stessa. E gi\u00e0 questa impostazione di fondo \u00e8, a ben guardare, modernista, cio\u00e8 eretica, anche senza scomodare il<em>\u00a0Sillabo<\/em>\u00a0di Pio IX o la\u00a0<em>Testem benevolentiae<\/em>\u00a0di Leone XIII, perch\u00e9 parte da un presupposto erroneo, sia sul piano storico, sia su quello teologico: che vi sia spazio per una intesa sostanziale fra i capisaldi della civilt\u00e0 moderna &#8211; edonismo, individualismo, materialismo, scientismo, utilitarismo, relativismo, consumismo, mercificazione di ogni aspetto della vita sociale e personale &#8211; e il nucleo dell&#8217;ispirazione cristiana e della visione cristiana della vita. Il volume, a cura del teologo Elio Guerriero (direttore dell&#8217;edizione italiana della rivista\u00a0<em>Communio<\/em>), reca il contributo essenziale del sociologo e storico Giorgio Campanini, autore sia della\u00a0<em>Introduzione<\/em>, sia dell&#8217;ultimo capitolo, l&#8217;ottavo, dedicato al periodo del pontificato di Benedetto XV. Ecco cosa dice Campanini nella\u00a0<em>Introduzione\u00a0<\/em>(p. VII), intitolato\u00a0<em>Una pietra di inciampo?<\/em>, con riferimento alla &quot;questione modernista&quot; (non al modernismo, ma alla\u00a0<em>questione\u00a0modernista, o alla crisi modernista<\/em>: ponendo implicitamente l&#8217;eresia modernista sullo stesso piano della legittima e doverosa repressione del movimento ad opera di san Pio X):<\/p>\n<p><em>Sembr\u00f2 che a questo progressivo incontro fra la Chiesa e le migliori componenti della modernit\u00e0 si frapponesse una sorta di pietra di inciampo, la questione modernista (alla quale, non a caso, \u00e8 dedicata una parte consistente di questo volume). Quella che avrebbe potuto e forse dovuto essere una lenta ma costante &quot;marcia di avvicinamento&quot; al nuovo corso della storia conosceva all&#8217;inizio, con il modernismo, una forse troppo brusca accelerazione e, con la reazione anti-modernista, un&#8217;altrettanto brusca frenata.<\/em><\/p>\n<p><em>Un&#8217;ampia storiografia &#8211; che in larga parte anche questo volume ha potuto utilizzare &#8211; ha fatto ormai luce sul fenomeno modernista, mostrando la vivacit\u00e0 ma anche le acerbit\u00e0, e le ambiguit\u00e0, di un movimento innovatore che si \u00e8 collocato ai limiti, e talora oltre i limiti, dell&#8217;ortodossia, ma che tuttavia ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa, concorrendo al rinnovamento delle scienze bibliche, all&#8217;aggiornamento della teologia, all&#8217;apertura di nuove prospettive nelle ricerche di storia della Chiesa. La vigilanza contro talune estremizzazioni del modernismo fu necessaria, ma troppo spesso si fu tentati di trasformare il libero dibattito delle idee, e la stessa libera ricerca storica, in un attentato alla ortodossia. L&#8217;elenco di grandi e santi uomini di chiesa &#8211; talora, successivamente, elevati agli in onori degli altari, come il Cardinal Ferrari e Angelo Giuseppe Roncalli-Giovanni XXIII &#8211; sospettati di eterodossia \u00e8 assai lungo e testimonia la miopia, e talora\u00a0 l&#8217;acredine, di taluni malaccorti consiglieri di Pio X.<\/em><\/p>\n<p><em>Nonostante tutto, dalla crisi modernista la Chiesa usciva alla fine temprata e rafforzata. Le false novit\u00e0 che si era da taluni preteso di introdurre venivano lasciate ai margini, mentre le autentiche novit\u00e0 (che poi non erano, in molti casi, se non un ritorno alla tradizione) venivano un poco alla volta accolte e recepite. Questo processo di assimilazione sarebbe stato interrotto dalla lunga e difficile stagione dei totalitarismi &#8211; alle cui soglie, in una data, come il 1922, assai significativa per la storia d&#8217;Italia e di Europa, si arrestava il pontificato di Benedetto XV &#8211; ma avrebbe dato alla fine i suoi frutti. La migliore eredit\u00e0 del modernismo rimasti nei confini dell&#8217;ortodossia cattolica, sia pure con non poca sofferenza, sarebbe stata alla fine recepita dal concilio Vaticano II.<\/em><\/p>\n<p>Questi concetti sono ulteriormente ribaditi, nel capitolo conclusivo del volume, dallo stesso Campanini (p. 289):<\/p>\n<p><em>Nel loro insieme, gli anni successivi alla prima guerra mondiale si caratterizzano, per quanto riguarda gli sviluppi della cultura di ispirazione cattolica, per una serie di importanti mutamenti. Placatasi la polemica antimodernista, coloro che di quella crisi erano stati gli attori e talora le vittime (e che, nonostante tutto, erano rimasti nella Chiesa) ritrovavano pieno diritto di cittadinanza e fecondavano, con i loro diversi apporti, la filosofia, la teologia, la storia, ponendo cos\u00ec le premesse per una ripresa della cultura cristiana.<\/em><\/p>\n<p>Che meraviglioso quadretto, rassicurante e rasserenante, della storia della Chiesa e della cultura cattolica dalla &quot;crisi modernista&quot; (padroni di chiamarla cos\u00ec&#8230;) e gli anni memorabili e gloriosi del Concilio, grazie al quale la Chiesa ha evitato l&#8217;orribile prospettiva di trasformarsi in una specie di museo delle mummie ed \u00e8 invece diventata un elemento attivo e vivace della civilt\u00e0 moderna, dialogando da pari a pari con tutti gli altri elementi. Il modernismo? Un movimento innovatore, un po&#8217; precipitoso, un po&#8217; imprudente, qualche volta, ma, tutto sommato, prezioso, anzi, indispensabile per mettere la Chiesa al passo coi tempi nuovi. Il massimo appunto che gli si pu\u00f2 fare \u00e8 di non aver saputo procedere con pi\u00f9 calma e sangue freddo, perch\u00e9, senza bisogno di tensioni e di strappi dolorosi, quel che esso voleva fare, rinnovare la Chiesa dall&#8217;interno alla luce della civilt\u00e0 moderna, stava comunque gi\u00e0 avvenendo, sia pure con tempi pi\u00f9 lenti: sicch\u00e9, alla fine dei conti, per aver voluto tutto e subito, i modernisti hanno finito per ritardare la vittoria della buona causa, che, dopo tutto, era sostanzialmente la loro, e non certo quella degli antimodernisti, mossi da &quot;miopia&quot;\u00a0e da &quot;acredine&quot; (scaricando, ipocritamente, la responsabilit\u00e0 di tale miopia e di tale acredine non su Pio X, ma sui suoi &quot;malaccorti&quot; consiglieri; i quali, invece, forse ci vedevano benissimo). Quando poi afferma che il tempo si sarebbe incaricato di lasciar cadere le &quot;false novit\u00e0&quot; e di permettere alle &quot;autentiche&quot; novit\u00e0 di essere accolte e recepite dalla Chiesa, ci pare che l&#8217;Autore tocchi i vertici del virtuosismo. A costo di passare per &quot;rigidi&quot; (ma \u00e8 un&#8217;accusa che oggi va talmente di moda, da parte della neochiesa del signor Bergoglio, contro chi difende la vera dottrina cattolica, che ci lascia del tutto indifferenti), a noi pare che, se una cosa era giudicata eretica dalla Chiesa nel 1907, cio\u00e8 al tempo della\u00a0<em>Pascendi<\/em>, non poteva diventare buona e perfino eccellente nel 1965, col Concilio; n\u00e9 possiamo contrabbandarla per valida e ortodossa ai nostri d\u00ec. La dottrina della Chiesa non cambia, perch\u00e9 il Deposito della fede \u00e8 definitivo, perfetto e\u00a0 immutabile. E l&#8217;eresia \u00e8 e resta sempre e comunque eresia, cio\u00e8 dottrina falsa, erronea e perniciosa.\u00a0<\/p>\n<p>Ma, si sa, un errore tira dietro l&#8217;altro, e un altro, e poi un altro ancora. A quanto pare, Campanini non nutre il minimo dubbio sulla bont\u00e0 del fatto che\u00a0<em>coloro che di quella crisi erano stati gli attori e talora le vittime (e che, nonostante tutto, erano rimasti nella Chiesa) ritrovavano pieno diritto di cittadinanza e fecondavano, con i loro diversi apporti, la filosofia, la teologia, la storia, ponendo cos\u00ec le premesse per una ripresa della cultura cristiana.\u00a0<\/em>A noi, invece, chiss\u00e0 perch\u00e9, i conti non tornano. A noi pare che i modernisti rimasti nella Chiesa &quot;nonostante tutto&quot; non siano stati degli eroici e pazienti testimoni della verit\u00e0, ma dei serpenti acquattati nell&#8217;erba e pronti a mordere la mano altrui, alla prima occasione buona. E ci pare anche che il contribuito della cultura cattolica neomodernista alla filosofia, alla teologia, alla storia, non ha segnato una ripresa della cultura cristiana (l&#8217;Autore ha il pudore di non dire &quot;cattolica&quot;), ma una sua regressione e, in ultima analisi, una sua resa a discrezione e una totale sudditanza nei confronti della cultura moderna: materialista, relativista, scettica, irreligiosa e atea.<\/p>\n<p>Un bel progresso davvero, cari cattolici progressisti e neomodernisti: complimenti vivissimi; e buona fortuna, a voi e a noi tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il modernismo? 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