{"id":27158,"date":"2017-10-29T05:37:00","date_gmt":"2017-10-29T05:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/29\/mocha-dick-quando-la-realta-supera-la-fantasia\/"},"modified":"2017-10-29T05:37:00","modified_gmt":"2017-10-29T05:37:00","slug":"mocha-dick-quando-la-realta-supera-la-fantasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/29\/mocha-dick-quando-la-realta-supera-la-fantasia\/","title":{"rendered":"Mocha Dick: quando la realt\u00e0 supera la fantasia"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 cosa del tutto insolita che un praticante di caccia grossa si venga a trovare, per un insieme di circostanze, nella scomoda posizione di colui che \u00e8 cacciato: per un subitaneo ribaltamento dei ruoli, la preda \u00e8 divenuta cacciatore, e il cacciatore, preda. Si tratta di un&#8217;esperienza singolare, particolarissima, e, per molti aspetti, sconvolgente: l&#8217;uomo, specialmente se si tratta di un cacciatore di professione, che si sente, un po&#8217;, il padrone del mondo, e che, con il suo fucile in mano, \u00e8 abituato a inseguire e a dare la morte agli animali dei quali si \u00e8 messo in traccia, per la prima volta fa l&#8217;esperienza di vedersi catapultato dalla parte opposta dello scenario da lui predisposto: qualcosa non \u00e8 andato come avrebbe dovuto andare, e quella che pareva una preda assolutamente certa, anche se, forse, non troppo facile (ma a nessun <em>vero<\/em> cacciatore piacciono le prede troppo facili: esiste una segreta affinit\u00e0, e quindi una sorta di mutuo rispetto, e perfino una specie di codice cavalleresco, fra i migliori cacciatori e le loro prede: se la preda si lascia abbattere con troppa facilit\u00e0, il cacciatore non ne ricava alcuna soddisfazione, come se un esperto alpinista venisse condotto in cima alla montagna in elicottero), diventata, da un momento all&#8217;altro, la sua inseguitrice. \u00c8 l&#8217;uomo, adesso, a sentirsi braccato, a doversi guardare tutto intorno, a trovarsi in serio pericolo di vita, specialmente se l&#8217;animale \u00e8 ferito e se ritiene di non avere pi\u00f9 alcuna via di fuga, perch\u00e9 ci\u00f2 significa che ha deciso di vender cara la pelle e di lottare fino all&#8217;ultimo respiro contro il suo persecutore bipede. In altre parole, adesso \u00e8 l&#8217;uomo a fare l&#8217;esperienza della paura: quella sensazione di freddo che attanaglia lo stomaco come una morsa, che fa colare il sudore dalla fronte e che tende a paralizzare la volont\u00e0. L&#8217;uomo, divenuto preda, si sente come se fosse sotto l&#8217;effetto di un incantesimo: dubita perfino, se la padronanza dei propri nervi l&#8217;abbandona, di riuscire a servirsi efficacemente dell&#8217;arma che stringe fra le mani, e della quale, in condizioni normali, si riteneva espertissimo: e <em>l&#8217;odore<\/em> della paura &#8212; che non sfugge mai a un animale sul punto di attaccare &#8211; a sua volta stimola l&#8217;aggressivit\u00e0 della fiera, la quale, celandosi nel fitto del fogliame, non attende altro che una minima imprudenza, una minima distrazione da parte di lui, per balzargli addosso e finirlo con una sola, possente unghiata.<\/p>\n<p>Proviamo, adesso, a spostarci, con gli occhi della mente, da questo scenario tropicale, fatto di foreste, tigri o leoni, in un ambiente completamente diverso: le immense vastit\u00e0 del mare, e, in modo particolare, quelle dell&#8217;Oceano Pacifico meridionale, dove si pu\u00f2 navigare per migliaia di chilometri senza vedere mai altro che mare e cielo. Siamo al tempo della navigazione a vela, e il mare \u00e8 ancora popolato da migliaia di giganteschi cetacei: al principio del XIX secolo, una fiorente industria baleniera spingeva decine di navi, europee e americane, a battere le distese oceaniche per dare la caccia alle balene e ai capodogli, per alimentare l&#8217;industria della carne e dell&#8217;olio che, sui rispettivi mercati, erano molto apprezzati dai consumatori. La flotta baleniera statunitense aveva la sua base principale a Nantucket, nel Massachusetts; scendendo lungo le coste dell&#8217;intero continente americano, le navi baleniere giungevano sino alla sua estremit\u00e0 meridionale (non esisteva, allora, il Canale di Panama), e, affrontando coraggiosamente il difficile doppiaggio di Capo Horn, o, pi\u00f9 raramente, insinuandosi nel labirinto di bracci di mare che formano lo Stretto di Magellano (rotta assai meno frequentata, anche perch\u00e9 lunghissima: sono 550 km. di navigazione, dal Capo delle Vergini, sull&#8217;Atlantico, al Capo Pilar, sul Pacifico), si slanciavano poi nelle acque del Pacifico del Sud, dove le loro prede erano ancora numerosissime e, sovente, navigavano non gi\u00e0 solitarie, ma in piccoli branchi. Una vedetta stava sempre all&#8217;erta in cima alla coffa, per riconoscere i caratteristici sbuffi di vapore emessi dai bestioni. Dopo di che, la nave si lanciava all&#8217;inseguimento, e, giunta vicino all&#8217;animale, calava in mare le scialuppe con a bordo gli arpionieri, che avevano il difficile e pericoloso compito di colpire la balena che poi, fuggendo, si trascinava dietro anche l&#8217;imbarcazione, mediante la fine legata all&#8217;arpione; finch\u00e9, esausta e dissanguata, si arrendeva, veniva finita e cominciava l&#8217;operazione di macellazione.<\/p>\n<p>Ebbene: immaginiamo, adesso, che una balena &#8212; l&#8217;animale pi\u00f9 grande del mondo &#8211; da preda, diventi cacciatrice: che sia lei a perseguitare i cacciatori, a distruggere le scialuppe, a scagliarsi, addirittura, contro le fiancate delle navi, sino a sfondarle e a provocarne l&#8217;affondamento. Uno scenario alquanto improbabile, diciamo pure romanzesco, non \u00e8 vero? L&#8217;unica cosa che viene alla mente, infatti, \u00e8 un romanzo, un capolavoro della letteratura universale (ma non subito apprezzato come tale: vivente l&#8217;autore, non ne furono vendute che circa 3.000 copie, in un arco di ben quarant&#8217;anni!): <em>Moby Dick o la balena<\/em>, di Herman Melville, del 1851. Chi di noi non ricorda la lucida follia del capitano Achab, nella fattezze dell&#8217;attore Gregory Peck, interprete del film del 1956, diretto dal grande regista John Huston? Una follia simbolica, che evoca, a sua volta, un noto aforisma di Nietzsche: <em>Non puoi guardare troppo a lungo nell&#8217;abisso, senza che l&#8217;abisso finisca per guardare entro di te<\/em>; cio\u00e8, nel nostro caso, chi \u00e8 ossessionato dal Male e vuole distruggerlo a ogni costo, finir\u00e0 per essere a sua volta avviluppato e distrutto dal Male. Eppure, la storia narrata da Melville, e cos\u00ec mal compresa dai suoi contemporanei, non \u00e8 una storia creata interamente dalla fantasia dell&#8217;autore; al contrario: \u00e8 una storia che gli \u00e8 stata ispirata dalla realt\u00e0, e precisamente da due episodi distinti veramente accaduti, ma assai simili fra loro.<\/p>\n<p>Il primo episodio si riferisce alla vicenda della nave baleniera <em>Essex<\/em>, di Nantucket, la quale, nel novembre del 1820, fu attaccata, in pieno Pacifico meridionale, lontana da qualsiasi terra abitata, da una grande balena alla quale stava dando la caccia. L&#8217;animale distrusse la nave con due assalti consecutivi e l&#8217;equipaggio, messosi in salvo sulle tre scialuppe, and\u00f2 alla deriva per settimane: la maggior parte degli uomini and\u00f2 incontro a una morte terribile, e solo otto su ventotto, infine, si salvarono, non senza aver fatto ricorso ad atti di cannibalismo pur di sopravvivere. Il primo ufficiale, Owen Chase, che fu tra i superstiti, mise poi per riscritto la loro tragica odissea, con il titolo chilometrico <em>Il racconto di Owen sullo straordinario e penosissimo naufragio della nave baleniera &quot;Essex&quot; di Nantucket che fu attaccata e infine distrutta da un grande capodoglio nell&#8217;Oceano Pacifico<\/em>. Melville lesse quel resoconto e venne a conoscenza della storia direttamene dal figlio di Chase, da lui incontrato mentre era egli stesso a bordo di una baleniera, la <em>Acushnet<\/em> (il che spiega la competenza con cui lo scrittore parla della vita a bordo delle baleniere e descrive le varie operazioni della caccia e della macellazione dei cetacei).<\/p>\n<p>Il secondo episodio, o meglio, la seconda serie di episodi, si colloca a vent&#8217;anni di distanza dal primo, ed \u00e8 altrettanto reale e perfettamente documentata. Ebbe come teatro le acque dell&#8217;Oceano Pacifico meridionale, pi\u00f9 raramente dell&#8217;Atlantico meridionale, e per protagonista una gigantesca balena, soprannominata Mocha Dick, dal nome dell&#8217;isola cilena presso la quale venne avvistata la prima volta, nel 1840. Essa attacc\u00f2 parecchie navi e le loro scialuppe, causando un notevole scompiglio nelle flotte baleniere che battevano quei mari e diventando in breve un&#8217;autentica, sinistra leggenda. Forse non tutti gli attacchi che venivano attribuiti a lei erano davvero opera sua; forse si trattava di animali diversi; ad ogni modo, i marinai che raccontavano le sue imprese, nelle bettole dei porti, erano convinti che si trattasse del medesimo capodoglio e nutrivano una sorta di terrore superstizioso nei suoi confronti. Non si sa se, alla fine, quel mostro del mare venne ucciso, oppure se mor\u00ec di vecchiaia; sta di fatto che nel 1851, poco dopo la pubblicazione del romanzo di Melville, ci fu ancora un altro attacco, questa volta contro la baleniera <em>Ann Alexander<\/em>, che era colata a picco per le falle apertesi nello scafo, mentre gli uomini avevano dovuto rifugiarsi a bordo delle scialuppe.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ha ricostruito la vicenda della famigerata Mocha Dick il biologo ed etologo britannico Jeremy Cherfas nel suo libro <em>Il canto delle balene<\/em> (titolo originale: <em>The Hunting of the Whale: a Tragedy that Must End<\/em>, London, Penguin Books, 1988; traduzione dall&#8217;inglese di Laura Pignatti, Milano, Edizioni CDE su licenza della Geo,1990, pp. 88-90):<\/p>\n<p><em>La chiamavano Mocha Dick perch\u00e9 era stata avvistata per la prima volta vicino all&#8217;isola di Mocha, al largo della costa cilena. A parte il colore, a contraddistinguere Mocha Dick era una straordinaria ferocia; in genere i capodogli si limitano a nuotare tranquillamente per conto proprio, almeno finch\u00e9 vengono arpionati. Poi ovviamente \u00e8 possibile che essi si scaglino con forza contro le piccole barchette dei cacciatori. Ma Mocha Dick aveva cambiato la consuetudine: si dice che si aggirasse per il Pacifico alla ricerca di navi baleniere da attaccare.<\/em><\/p>\n<p><em>La leggenda di Mocha Dick ebbe origine da un particolare incidente. Il caso di una balena adirata che aveva attaccato una baleniera. La balena che aveva affondato la &quot;Essex&quot; non era bianca, nei ricordi di Chase. Oltre un decennio dopo il naufragio della &quot;Essex&quot; per\u00f2 storie analoghe si sentivano ovunque. Quello che era stato una rarit\u00e0 ora era diventato un fatto frequente e Mocha Dick divenne il principale argomento di conversazione tra i cacciatori di balene. La lista delle navi che aveva mandato in frantumi come se fossero fuscelli e degli uomini che si era portata via si allungava di mese in mese. Forse tutti gli incidenti di cui Mocha Dick era ritenuta responsabile si erano effettivamente verificati. Forse erano stati anche pi\u00f9 numerosi ma erano passati inosservati. Se comunque esisteva una balena di come Mocha Dick, essa non avrebbe potuto assolutamente causare tutti i disastri che le venivano attribuiti. Neanche una mostruosa balena bianca avrebbe potuto percorrere le distanze che Mocha Dick avrebbe dovuto percorrere per essere in grado di causare tutti gli incidenti che i giornali di bordo le attribuivano. Tuttavia Mocha Dock venne ritenuta la balena malvagia per eccellenza e venne ritenuta responsabile di innumerevoli atti infami.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel giugno del 1840 la nave baleniera inglese &quot;Desmond&quot;navigava a 215 miglia dalla costa di Valparaiso. Un enorme capodoglio solitario pi\u00f9 grande di qualsiasi capodoglio mai visto da tutti i membri del&#8217;equipaggio affior\u00f2 a due miglia dalla nave. Vennero calate in mare le lance ed inizi\u00f2 l&#8217;inseguimento, ma prima che i cacciatori riuscissero a raggiungerlo, l&#8217;animale si volt\u00f2 e si diresse contro di essi. Pi\u00f9 che nero era grigio ed aveva una chiazza bianchissima sulla testa. Gli uomini a bordo delle lance tentarono la fuga, ma il capodoglio raggiunse la prima imbarcazione e la colp\u00ec con la testa facendo cadere in mare gli uomini quindi sbriciol\u00f2 la barca. I naufraghi erano appena saliti sulla seconda barca, quando il capodoglio affior\u00f2 proprio sotto di essa. Anche questa barca fin\u00ec i frantumi. Mocha Dick deve essersi guardata bene attorno prima di andarsene; quando i naufraghi vennero recuperati dalla &quot;Desmond&quot; mancavano due uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Un mese dopo, a 500 miglia di distanza, i cacciatori di balene a bordo del brigantino a palo russo &quot;Serepta&quot; uccisero una balena solitaria. Mentre le barche stavano tornando verso la nave era comparsa Mocha Dick che aveva distrutto a morsi una delle lance ed attaccato una seconda. Il capitano si era nascosto con la sua lancia dietro la balena morta riuscendo ad ingannare momentaneamente il malvagio animale. Gli uomini remarono a pi\u00f9 non posso e riuscirono a raggiungere la nave, ma non furono in grado di recuperare il bottino: Mocha Dick aveva sorvegliato la balena morta fino a quando gli uomini della &quot;Serepta&quot; avevano ceduto e se ne erano andati.<\/em><\/p>\n<p><em>Il capitano ella nave baleniera di Bristol &quot;John Day&quot; aveva giurato di uccidere quel mostro se mai gli fosse capitato a tiro o di perdere tutti i suoi uomini e le imbarcazioni nell&#8217;impresa. Nel maggio del 1841 egli si trovava nell&#8217;Atlantico meridionale quando improvvisamente a meno di 300 metri affior\u00f2 Mocha Dick. Il capitano fece calare in mare tre barche che si lanciarono all&#8217;inseguimento del mostro. Un secondo di bordo pi\u00f9 abile degli altri riusc\u00ec a spostare la barca di lato proprio quando la balena stava per raggiungerli ed a conficcarle un arpione nel fianco. La balena impazzita train\u00f2 la barca a velocit\u00e0 folle per circa tre miglia, quindi si volt\u00f2 all&#8217;improvviso scagliandosi contro la barca. Mocha Dick colp\u00ec la fiancata e quindi inflisse all&#8217;imbarcazione un colpo possente con le enormi pinne caudali. Due membri dell&#8217;equipaggio erano scomparsi, Mocha Dick si mise in panna ad aspettare.<\/em><\/p>\n<p><em>Le due lance residue ripresero la caccia. Gli uomini di una riuscirono ad afferrare la fune dell&#8217;arpione che era tuttora infisso nel fianco dell&#8217;animale. Il mostro si immerse nuovamente per tornare a galla con grande fragore proprio dietro la terza barca. L&#8217;imbarcazione lunga meno di sette metri effettu\u00f2 una capriola in aria ma tutti restarono miracolosamente illesi. Il capitano del &quot;John Day&quot; aveva comunque visto abbastanza e dette ordine ai suoi uomini di tornare a bordo della nave che si allontan\u00f2 abbandonando al suo destino Mocha Dick che spumeggiava agitando furiosamente la coda.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma incidenti analoghi a questo se ne verificarono molti altri, dall&#8217;Atlantico meridionale a tutti il pacifico fino alle coste del Giappone. Con tutta probabilit\u00e0 essi non furono tutti opera di una stessa balena, nonostante i cacciatori lo affermassero. Dopo un ventennio i racconti riguardanti un malvagio capodoglio bianco improvvisamente cessarono; ci\u00f2 forse potrebbe essere la ferma del fatto che effettivamente si trattasse di un unico animale. Comunque sia, la cosa non ha grande importanza, perch\u00e9 Mocha Dick ispir\u00f2 a Melivlle il romanzo &quot;Moby Dick&quot;, e questo \u00e8 quanto conta.<\/em><\/p>\n<p>Che dire di questa strana, affascinante, quasi incredibile storia? Ha il sapore arcano del fantastico, eppure \u00e8 una storia assolutamente reale. Ci\u00f2 significa che la fantasia, sovente, \u00e8 meno audace della realt\u00e0; e che, come diceva Shakespeare<em>, vi sono pi\u00f9 cose fra la terra e il cielo, di quante ne possa sognare tutta la vostra filosofia<\/em>. Il che dovrebbe renderci, da un lato, pi\u00f9 modesti nella nostra pretesa di aver capito quasi tutto del misterioso mondo della natura; dall&#8217;altro, pi\u00f9 aperti ad accogliere come possibile ci\u00f2 che, sfidando le nostre abitudini mentali, si presenta come altamente improbabile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 cosa del tutto insolita che un praticante di caccia grossa si venga a trovare, per un insieme di circostanze, nella scomoda posizione di colui<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27158","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27158","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27158"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27158\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27158"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27158"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27158"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}