{"id":27149,"date":"2016-01-27T01:36:00","date_gmt":"2016-01-27T01:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/27\/mistero-e-poesia-della-foresta-primeva-in-una-pagina-di-joseph-sheridan-le-fanu\/"},"modified":"2016-01-27T01:36:00","modified_gmt":"2016-01-27T01:36:00","slug":"mistero-e-poesia-della-foresta-primeva-in-una-pagina-di-joseph-sheridan-le-fanu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/27\/mistero-e-poesia-della-foresta-primeva-in-una-pagina-di-joseph-sheridan-le-fanu\/","title":{"rendered":"Mistero e poesia della foresta primeva in una pagina di Joseph Sheridan Le Fanu"},"content":{"rendered":"<p>Le foreste primeve, oggi, sono quasi scomparse dalla faccia dell&#8217;Europa: resistono solo la foresta di Bialowieza, in Polonia, ove pascolano gli ultimi bisonti europei; la foresta di faggi dei Carpazi, in Romania, e quella tedesca, pure di faggi, nell&#8217;Isola di R\u00fcgen: poca cosa, paragonata alle immense foreste descritte da Giulio Cesare nelle pagine suggestive del \u00abDe Bello Gallico\u00bb, come la Selva Ercinia, nelle quali vagavano animali quasi favolosi, come il gigantesco uro (\u00abBos taurus primigenius\u00bb), le quali, al tempo dei Romani, e, prima ancora, dei Celti, ricoprivano come un vello impenetrabile gran parte del nostro continente.<\/p>\n<p>Pure in Italia la foresta primeva era alquanto estesa, specialmente nelle regioni settentrionali: la Selva Lupanica, la Selva Fetontea erano cos\u00ec fitte e impenetrabili che vi si poteva camminare per delle giornate intere, senza mai scorgere la luce diretta del sole. Con la centuriazione, poi, e soprattutto con i disboscamenti, resi necessari dalla costruzione delle grandi flotte con le quali affrontare la potenza cartaginese e dominare il Mediterraneo, tali immense foreste, poco a poco, scomparvero. Erano gi\u00e0 un ricordo ai tempi di Virgilio, che, nel VII libro dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, descrive in alcuni versi bellissimi lo stupore delle navi troiane che risalgono il corso del Tevere sotto la verde galleria dei boschi secolari, ove regna una pace profonda. Gli ultimi lembi si ridussero alle pendici delle Alpi, dove i terreni erano meno favorevoli all&#8217;agricoltura e dove l&#8217;effettiva sovranit\u00e0 romana era pi\u00f9 recente e meno radicata; poi anch&#8217;essi cedettero sotto la scure dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Eppure, negli ultimi secoli dell&#8217;Impero e nei secoli dell&#8217;alto Medioevo, si assiste a un grandioso ritorno della vegetazione boschiva: i campi coltivati regrediscono, mentre paludi, lande e foreste si allargano a macchia d&#8217;olio, le citt\u00e0 si contraggono, le strade cadono in abbandono, ponti e valichi di montagna, privi di manutenzione, divengono inagibili e le comunicazioni s&#8217;interrompono. I fiumi, non pi\u00f9 disciplinati, straripano; borgate e abbazie scompaiono, travolte dalla furia delle acque selvagge, s\u00ec che a fatica ne sopravvive, confusa, la memoria; e gli orsi, i cinghiali, soprattutto i lupi, tornano a farsi avanti, in branchi numerosi e famelici, fin sotto le porte delle citt\u00e0 e dei paesi semi-abbandonati, menando strage fra le greggi ed assalendo, non di rado, anche gli esseri umani.<\/p>\n<p>Si ha un bel dire, oggi, che la cattiva fama del lupo, storicamente, \u00e8 immeritata; non \u00e8 cos\u00ec: per secoli, questo audace carnivoro costituisce un pericolo reale per gli abitanti delle campagne e dei borghi; e le cronache locali, i registri parrocchiali, sono pieni di annotazioni relative alle aggressioni mortali condotte dai lupi contro gli esseri umani, bambini e donne specialmente. Vi sono regioni rurali che vivono letteralmente nel terrore, ancora in pieno XVIII secolo: il caso pi\u00f9 celebre \u00e8, probabilmente, quello &#8212; mai risolto &#8211; della cosiddetta Bestia del G\u00e9vaudan, che semin\u00f2 lo spavento e il raccapriccio in una remota e isolata regione della Francia occitanica; ma ve ne sono stati diversi altri simili, un po&#8217; dovunque, anche in Italia.<\/p>\n<p>Queste foreste &quot;ritornate&quot;, per\u00f2, sono foreste di seconda generazione: non sono pi\u00f9 le foreste primeve; e, anche se riempiono di stupore e di paura l&#8217;uomo medievale, per l&#8217;oscurit\u00e0 impenetrabile che vi regna e per le presenza minacciose che nascondono, ivi comprese quelle di ordine soprannaturale &#8211; tanto che Chreti\u00e9n de Troyes vi ambienta numerose avventure dei suoi eroi alla ricerca del Santo Graal -, nondimeno si tratta di boschi che, per quanto folti ed estesi, non possiedono pi\u00f9 la vetust\u00e0 e l&#8217;intrico formidabile delle foreste primordiali, quelle che mai avevano conosciuto la scure dell&#8217;uomo e che, da tempi immemorabili, avevano ospitato una fauna quanto mai numerosa, varia e selvaggia.<\/p>\n<p>Nel racconto \u00abThe Fortunes of Robert Ardagh\u00bb (tradotto in italiano con il titolo, forse pi\u00f9 sbrigativo, ma sicuramente pi\u00f9 efficace, de \u00abIl Patto col Diavolo\u00bb, lo scrittore irlandese Joseph Sheridan Le Fanu (1814-1873) ci offre la romantica e suggestiva descrizione di una foresta primeva, l&#8217;ultima della sua isola natale, mettendola a confronto con la bruttezza che il Progresso &#8211; sono gli anni del Positivismo trionfante, dell&#8217;utilitarismo e del pragmatismo come abito &quot;ufficiale&quot; della filosofia europea, e specialmente britannica &#8211; sparge ovunque, mano a mano che la sua avanzata distrugge le vestigia del passato, cos\u00ec nell&#8217;ambito del mondo naturale, come in quello delle citt\u00e0 e delle borgate rurali. \u00c8 un pezzo di bravura che merita di essere riletto con attenzione e gustato sino in fondo, pur se, nella traduzione, inevitabilmente perde almeno una parte del suo fascino e del suo sottile sapore originario (da: J. S. Le Fanu, \u00abTre casi del dr. Hesselius\u00bb, traduzione dall&#8217;inglese a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Roma, Newton Compton, 1994, pp. 37-38):<\/p>\n<p><em>\u00abNel sud dell&#8217;Irlanda, ai confini della Contea di Limerick, vi \u00e8 una piccola zona, lunga due o tre miglia, assai interessante per il fatto di essere uno dei pochi luoghi, in questo paese, in cui trovano ancora asilo alcuni residui dell&#8217;antica foresta primeva. Hanno poco o niente della maestosit\u00e0 delle foreste americane, poich\u00e9 le asce hanno abbattuto gli alberi pi\u00f9 vecchi e imponenti, ma nel piccolo bosco che \u00e8 sopravvissuto, esistono ancora tutte le selvagge e gradevoli peculiarit\u00e0 della natura. Una struttura spontanea, irregolare, i panorami, nelle cui prospettive il placido bestiame bruca pacificamente l&#8217;erba, le rinfrescanti radure, dove tra felci ondeggianti occhieggiano le rocce grigie, i fusti argentei delle annose betulle e i tronchi nodosi delle venerabili querce, i rami grotteschi, sui quali non osa alzarsi nessun falcetto implacabile, la verde e soffice distesa dei prati, la scacchiera di ombre e luci, i lussureggianti cespugli selvatici, i muschi ed i licheni, tutti sono ugualmente incantevoli nella freschezza primaverile, oppure nella tristezza e nel disfacimento dell&#8217;autunno, e la loro bellezza \u00e8 di quel tipo che riempie il cuore di gioia e fa appello alle emozioni con un potere che appartiene soltanto alla natura.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo bosco superstite risale dalla base fino al crinale di una lunga processione di colline irregolari; forse, in tempi lontani, era soltanto l&#8217;estrema propaggine di una sterminata foresta che si estendeva sull&#8217;intera pianura sottostante.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma ora, ahim\u00e8, dove siamo precipitati? Dove ci ha trascinati la marea della civilizzazione? Essa \u00e8 passata sopra una terra che non era pronta ad accoglierla, ed ha lasciato il vuoto dietro di s\u00e9: noi abbiamo perduto le nostre foreste, ma i nostri dilapidatori rimangono. Abbiamo distrutto tutto ci\u00f2 che \u00e8 bello e pittoresco, mentre abbiamo conservato tutto quello che la barbarie ha di pi\u00f9 ributtante.<\/em><\/p>\n<p><em>Tra le brume spiraleggianti di questo bosco corre una forra, una gola profonda in cui l&#8217;immobilit\u00e0 dello scenario \u00e8 rotta dal cupo borbottio di un ruscello montano che, tuttavia, nella stagione invernale si gonfia fino a diventare un torrente rapido e impetuoso.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 un punto in cui la forra cala a picco in un&#8217;angosciosa strettoia, le cui due pareti precipitano per un centinaio di metri, quasi perfettamente verticali. Gli alberi selvatici che hanno piantato le loro radici nelle spaccature della roccia si sono talmente intersecati e avvinghiati tra loro, che a stento si pu\u00f2 sorgere il ruscello che scintilla tra la schiuma laggi\u00f9, come esultando tra il silenzio e la solitudine che lo circondano&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Anche Hester Prynne, la protagonista de \u00abLa lettera scarlatta\u00bb, si addentra in una foresta primeva nordamericana, insieme alla figlioletta Pearl, per incontrarsi con il reverendo Dimmesdale, in una cornice naturale che rievoca il Paradiso terrestre e la condizione d&#8217;innocenza dell&#8217;uomo anteriormente al peccato originale (cfr. il nostro articolo \u00abL&#8217;orrore sacro dei boschi risveglia la facolt\u00e0 mitica del ragazzo\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 09\/06\/2013); anche Nathaniel Hawthorne, come Joseph Sheridan Le Fanu, \u00e8 uno scrittore che sente con urgenza drammatica il problema religioso ed \u00e8, si direbbe &#8211; come, del resto, il nostro Alessandro Manzoni -, sgomento davanti al mistero del Bene e del Male. E non vi \u00e8 forse una profonda foresta, sia all&#8217;inizio del viaggio di Dante nell&#8217;Aldil\u00e0, sia quand&#8217;egli giunge in cima alla montagna santa?<\/p>\n<p>Le Fanu, peraltro, a tutto avrebbe creduto, tranne al fatto che i posteri lo avrebbero ricordato come scrittore di racconti gotici, alcuni dei quali, come \u00abCarmilla\u00bb, \u00abIl t\u00e8 verde\u00bb e \u00abIl giudice Harbottle\u00bb, sono giudicati giustamente come dei veri capolavori di quel particolare genere: egli aveva riposto tutta la sua speranza di gloria letteraria nei lunghi romanzi storici che, invece, sono stati pressoch\u00e9 dimenticati sia dalla critica, che dai lettori.<\/p>\n<p>Eppure, c&#8217;\u00e8 una cosa che nemmeno i suoi odierni estimatori hanno, forse, sufficientemente considerato: che, tematiche &quot;gotiche&quot; a parte, Le Fanu \u00e8 un poeta, un grande poeta in prosa, che sente come pochi altri le forze vive della natura, i boschi, le sorgenti, i monti, le brughiere e i tramonti attraversati dagli ultimi raggi del sole morente; il tutto avvolto nei veli avvincenti del folklore irlandese, nella credenza antichissima circa la presenza reale delle fate, delle streghe, del &quot;piccolo popolo&quot; degli gnomi dei boschi.<\/p>\n<p>La foresta primeva descritta in questo brano da Le Fanu, che un botanico designerebbe come perfetto esempio di foresta temperata delle regioni dominate dai venti prevalenti occidentali (e il cui corrispondente, nell&#8217;emisfero australe, sono le foreste di araucarie, di eucalipti, di faggi antartici del Cile meridionale, dell&#8217;Australia sud-occidentale, della Tasmania e della Nuova Zelanda sud-occidentale; la definizione \u00e8 del geografo Renato Biasutti, nel suo splendido libro \u00abIl paesaggio terrestre\u00bb), evidenzia, in effetti, il rigore descrittivo dello scienziato, ma \u00e8, nello stesso tempo, vivificata da un poderoso afflato lirico.<\/p>\n<p>Il fitto sottobosco nel quale ci trasporta la lettura del racconto di Le Fanu, caratterizzato da felci, muschi e licheni, aggiunge un fascino sottilmente inquietante ad un paesaggio forestale severo e imponente, dominato dai grandi alberi plurisecolari e dai tronchi solenni e maestosi, simili alle colonne di una cattedrale gotica a cielo aperto: uno scenario naturale che unisce la silenziosa grandiosit\u00e0 di un Eden ritrovato con lo stupore incantato d&#8217;un remotissimo mondo fiabesco, che si credeva irrimediabilmente smarrito o dimenticato.<\/p>\n<p>Chi, vivendo in citt\u00e0, e non amando la natura, o non curandosi di essa, non ha mai fatto l&#8217;esperienza di penetrare in una vera foresta, con la luce del giorno, o magari nell&#8217;oscurit\u00e0 della notte, rischiarata appena dalla luce lunare; chi non ha mai ascoltato le sue voci, i suoi sussurri, i suoi silenzi: lo stormire delle foglie, il richiamo degli uccelli, il ronzio degli insetti; chi non ne ha mai aspirato il profumo di resina, chi non si \u00e8 perso ad ammirare la danza delle lucciole, nelle dolci sere d&#8217;estate; chi non ha mai provato a farsi piccolo, a lasciar andare il proprio ego, per consentire alla foresta di parlargli, sussurrandogli ci\u00f2 che non aveva mai udito prima, e che mai pi\u00f9 gli sar\u00e0 dato udire: costui non pu\u00f2 capire, non pu\u00f2 comprendere tutto il fascino arcano, la profonda e indimenticabile epifania che una tale esperienza riserva a chi sia capace di accoglierla.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le cose ci vengono incontro, e ci parlano, quando noi siamo pronti e disposti ad accoglierle e ad ascoltarle; ma, se non siamo quasi neppure capaci di vederle, esse rimangono mute per noi, ed \u00e8 come se non ci fossero. Esiste, per noi, solo quel giorno che ci trova ben desti e intensamente desiderosi di viverlo; solo quel domani che aspettiamo con forza e che sappiamo abbracciare con vero amore e con infinita gratitudine. Tutto il resto non ci riguarda; parler\u00e0 forse ad altri, ad altri rivolger\u00e0 le sue misteriose parole, ma non a noi: perch\u00e9 non ne saremo stati degni. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 bello, vero e buono, bisogna guadagnarselo, mostrando di meritarselo; non viene regalato a chi non lo sa apprezzare, meno ancora a colui che non lo sappia vedere.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un ruscello, che mormora e canta in mezzo alla foresta, scivolando sopra i sassi del fondo, che formano cento piccole cascatelle; le fronde dei faggi, stormendo nel vento leggero, gettano cento e cento macchie di ombra e di luce su di esso, creando tutto un gioco di sole e oscurit\u00e0; genziane, ranuncoli e margherite crescono presso le sue sponde, frammiste alle felci e agli equiseti, e il picchio verde, dall&#8217;alto dei rami, fa risuonare la sua forte e squillante risata; mentre la coda dello scoiattolo s&#8217;intravede in mezzo al fogliame, allorch\u00e9 il grazioso roditore si sposta, correndo agilissimo, da un angolo all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la verde casa della natura. Impossibile non sentirsi con l&#8217;anima in pace, quando si \u00e8 in un luogo simile. \u00c8 forse la nostalgia d&#8217;un passato antichissimo a ridestarsi nell&#8217;anima, allorquando, dimentichi di ansie e preoccupazioni, a volte vere, a volte inutili, ci abbandoniamo alla sua magia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le foreste primeve, oggi, sono quasi scomparse dalla faccia dell&#8217;Europa: resistono solo la foresta di Bialowieza, in Polonia, ove pascolano gli ultimi bisonti europei; la foresta<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27149","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27149"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27149\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}