{"id":27146,"date":"2011-01-21T09:49:00","date_gmt":"2011-01-21T09:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/01\/21\/ce-un-mistero-nella-malattia-che-non-vuole-essere-spiegato-ma-accettato\/"},"modified":"2011-01-21T09:49:00","modified_gmt":"2011-01-21T09:49:00","slug":"ce-un-mistero-nella-malattia-che-non-vuole-essere-spiegato-ma-accettato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/01\/21\/ce-un-mistero-nella-malattia-che-non-vuole-essere-spiegato-ma-accettato\/","title":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un mistero, nella malattia, che non vuole essere spiegato, ma accettato"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 quell&#8217;uomo \u00e8 stato colpito da un tumore? Stava bene; conduceva una vita regolata; era ancora giovane e pieno di energia: perch\u00e9, dunque, proprio lui?<\/p>\n<p>E perch\u00e9 quella donna \u00e8 stata colpita dalla depressione? E perch\u00e9 la sua depressione ha preso quella particolare forma ossessiva, apparentemente inspiegabile?<\/p>\n<p>Il medico nel primo caso, lo psichiatra nel secondo, si affrettano a curare: il primo proponendo la chemioterapia, il secondo prescrivendo al proprio paziente tutta una serie di psicofarmaci e di sedute psichiatriche.<\/p>\n<p>Non si domandano perch\u00e9 la malattia abbia colpito quelle persone; e, in un certo senso, hanno ragione a fare cos\u00ec. \u00abIn un certo senso\u00bb: perch\u00e9, di norma, il loro atteggiamento non scaturisce da una profonda consapevolezza del mistero della malattia, ma dalla smania di agire, di manipolare senza riflettere adeguatamente, tipica della societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>In effetti, per\u00f2, \u00e8 proprio cos\u00ec: l&#8217;origine della malattie che ci colpiscono \u00e8, in gran parte, misteriosa: proviene da un mistero che nessun Logos logico-matematico potr\u00e0 mai sondare sino alla radice e tanto meno spiegare in termini razionali.<\/p>\n<p>Dire che la malattia \u00e8 una conseguenza del nostro stile di vita \u00e8 una verit\u00e0 solo parziale, moralistica e insoddisfacente: perch\u00e9 vediamo persone che abusano del fumo e dell&#8217;alcool, eppure campano a lungo e sostanzialmente in buona salute; mentre altre, che hanno ogni i riguardo nei confronti di se stesse, si ammalano improvvisamente, senza un perch\u00e9.<\/p>\n<p>Vi sono perfino dei bambini che vengono colpiti da forme tumorali maligne, e non sappiamo perch\u00e9: di certo, non per aver condotto uno stile di vita disordinato. Con questo non vogliamo dire che non si debbano evitare gli eccessi e che non significhi nulla condurre una vita sobria e morigerata; vogliamo solo dire che ci\u00f2 non garantisce la salute, per il semplice fatto che niente e nessuno pu\u00f2 offrire delle vere garanzie in questo campo.<\/p>\n<p>Certo, vi sono dei casi nei quali crediamo di vedere un nesso molto preciso tra lo stile di vita e l&#8217;insorgenza della malattia. Ad esempio, se un accanito fumatore viene colpito da un cancro ai polmoni, pensiamo che sia stato questo a causare la malattia; e se una persona che ha subito una grossa delusione affettiva o professionale o un improvviso, catastrofico tracollo finanziario, piomba nella depressione, crediamo di sapere che ci\u00f2 \u00e8 la conseguenza di quelle vicende.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero?<\/p>\n<p>Ogni giorno noi siamo esposti al contatto con milioni e milioni di microbi: le maniglie delle porte che apriamo, il denaro che tiriamo fuori dal portafoglio per pagare, i locali in cui entriamo e nei quali, magari, qualcuno sta tossendo o stranutendo: ovunque i microbi sono in agguato, pronti ad aggredirci. Eppure, normalmente, i nostri anticorpi li bloccano e li neutralizzano prima che possano intaccare il nostro organismo: le difese immunitarie ergono fra noi e loro una barriera pressoch\u00e9 insormontabile.<\/p>\n<p>Ma ecco che, a un certo punto, i virus e i batteri riescono a trovare una varco nelle nostre difese immunitarie, temporaneamente rilassate; e subito penetrano nel nostro organismo, provocando l&#8217;insorgenza della malattia. Che cosa \u00e8 successo? E perch\u00e9 \u00e8 successo proprio in quel momento e non in un altro? E perch\u00e9 quel virus o quel batterio hanno colpito proprio noi e non il nostro vicino di tavolo, il nostro compagno d stanza, uno dei nostri familiari?<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che la causa \u00e8 stata un calo del nostro tono vitale, che ha indebolito l&#8217;azione degli anticorpi: ma si tratta realmente di una spiegazione? Quante altre volte ci siamo trovati in situazioni analoghe, eppure non ci siamo ammalati? Perch\u00e9 dunque \u00e8 successo proprio in quel momento, e non prima n\u00e9 dopo?<\/p>\n<p>Quando non sappiamo che cosa rispondere, invece di riconoscere la nostra ignoranza ci inventiamo dei nomi che dovrebbero spiegare tutto; ma, a ben guardare, non spiegano assolutamente niente. Ad esempio, di una persona che \u00e8 caduta in preda a gravissimi disturbi della mente, diciamo che \u00e8 impazzita: come se questo ci permettesse di sapere qualcosa pi\u00f9 di ci\u00f2 che sapevamo prima, ossia niente di niente. &quot;Pazzo&quot;, infatti, suona quasi come uno scongiuro: se uno \u00e8 pazzo, che senso ha domandarsi cosa sia la sua pazzia? La pazzia, si sa, non ha logica.<\/p>\n<p>E la stessa cosa facciamo anche in altri ambiti, di fronte ai misteri della natura. Prendiamo, ad esempio, le migrazioni degli uccelli. Nessuno sa esattamente come avvengano; nessuno sa come gli uccelli mantengano la giusta direzione di giorno e di notte, con il sole e con la nebbia, continuando a volare perfino mentre stanno dormendo: eppure \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Sappiamo, anzi, di casi documentati di cani che sono tornati in cerca della casa e del padrone lontani e hanno percorso distanze immense, fino a ritrovare la giusta destinazione: come hanno fatto? Non lo sappiamo; e allora, per coprire la nostra ignoranza, invece di confessarla apertamente, ci siamo inventati la parola &quot;istinto&quot;. \u00c8 stato l&#8217;istinto, si afferma; come se questa espressione, di per s\u00e9, dovesse sciogliere ogni dubbio, chiarire ogni interrogativo: ma che cosa vuol dire? Ne sappiamo esattamente quanto prima: cio\u00e8 meno di niente.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che non sappiamo perch\u00e9 ci si ammala; non sappiamo perch\u00e9, a un certo punto, le cellule del nostro organismo impazziscono e incominciano a riprodursi con folle progressione; n\u00e9 sappiamo perch\u00e9, a un certo punto, una persona che conduceva una vita sana e normale, piomba in preda alle ossessioni pi\u00f9 strane, \u00e8 terrorizzata dagli ambienti chiusi o dagli spazi aperti, teme la bomba atomica oppure la caduta di un meteorite: e nessun ragionamento, nessuna medicina sembrano giovargli.<\/p>\n<p>\u00c8 come se in tali persone, pi\u00f9 o meno improvvisamente, si fosse spezzata la volont\u00e0 di vivere, di lottare, di dare un senso alle cose; \u00e8 come se una forza oscura e gigantesca le avesse afferrate, sbattendole come fuscelli e svuotandole di ogni energia vitale, di tutto ci\u00f2 che rende bello o, almeno, interessante, il fatto di essere al mondo. \u00c8 come se un sortilegio fosse caduto su di loro, della cui origine nulla sappiamo e nulla mai sapremo.<\/p>\n<p>Chi pu\u00f2 dire che cosa stia accadendo nelle cellule del loro corpo, che cosa stia accadendo negli abissi della loro mente sconvolta? Un muro si \u00e8 alzato fra loro e noi; un muro di incomunicabilit\u00e0 e di estraneit\u00e0, che le rende, per noi e per se stesse, simili a degli alieni. \u00abNon si sa come, ma accade\u00bb, potremmo dire, parafrasando il titolo di un dramma di Luigi Pirandello.<\/p>\n<p>Un mistero, dunque, \u00e8 la malattia: un mistero nel pi\u00f9 grande mistero della vita, del nostro esserci, del nostro perenne e incessante interrogarci.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, il fatto di accettare l&#8217;origine misteriosa della malattia e, quindi, della sofferenza che essa porta nelle nostre vite, non significa che ci si debba rassegnare alla sua signoria, o, peggio, a credere nella sua assurdit\u00e0, alla sua mancanza di senso.<\/p>\n<p>La malattia ha sempre un senso, perch\u00e9 nulla viene dal caso e tanto meno la malattia, un elemento che viene a incidere cos\u00ec profondamente nel tessuto delle nostre vite.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 il senso e una cosa \u00e8 la causa.<\/p>\n<p>La causa ultima \u00e8 al di l\u00e0 della nostra comprensione; ma il senso, nelle linee generali, \u00e8 abbastanza chiaro: porci davanti alla seriet\u00e0 della vita, richiamare la nostra attenzione su ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, distogliendoci dal superfluo.<\/p>\n<p>Dobbiamo imparare ad accettare ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grande di noi, deponendo tutta la nostra boria scientista; dobbiamo imparare ad accettare la malattia, cos\u00ec come, del resto, facevano i nostri bisnonni e i nostri antenati: persone tanto pi\u00f9 semplici di noi, tanto pi\u00f9 illetterate, ma tanto pi\u00f9 profondamente sagge.<\/p>\n<p>Tuttavia, si badi: accettare il mistero della malattia non significa n\u00e9 che ci si debba arrendere ad essa, n\u00e9 che ci si debba rassegnare al male. Al contrario, bisogna lottare e bisogna rifiutare il male: ma la sofferenza, quando diventa inevitabile, allora va accettata anch&#8217;essa, accettata ed ascoltata: perch\u00e9 certamente ha qualcosa da dirci.<\/p>\n<p>Non ci si ammala per caso e non si soffre senza un significato.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno non vorrebbe soffrire mai; vorrebbe scacciare la sofferenza con ogni mezzo, perch\u00e9 ritiene di avere il &quot;diritto&quot; alla felicit\u00e0. Si sbaglia, e di molto: la vita non riconosce alcun diritto del genere; semmai, essa dar\u00e0 in premio la felicit\u00e0 a colui che avr\u00e0 saputo rispondere degnamente alla chiamata e avr\u00e0 svolto con onore il proprio compito, verso gli altri e verso se stesso.<\/p>\n<p>Fino a quando \u00e8 possibile allontanare il calice della malattia e della sofferenza, \u00e8 giusto farlo o tentare di farlo, perch\u00e9 noi siamo stati fatti per la vita e non per la morte. Ma quando la malattia persiste e la sofferenza diventa cronica, allora dobbiamo ascoltarla e interrogarla, ed essa ci risponder\u00e0 e ci aiuter\u00e0 a trovare il modo di sopportarla.<\/p>\n<p>Lo stesso mistero riguarda i casi nei quali si manifesta il Male per eccellenza, vale a dire quelli di possessione diabolica. Poco importa se la scienza ufficiale non vi crede: questo \u00e8 un suo problema; ma essi esistono, anche se sono relativamente rari. Non si sa perch\u00e9 il Diavolo scelga una certa vittima piuttosto che un&#8217;altra: \u00e8 un mistero.<\/p>\n<p>In certi casi vi \u00e8 stato un invito nei suoi confronti, ad esempio nel corso di messe sataniche e operazioni di magia nera; ma in altri casi non vi \u00e8 stato nulla del genere. Perfino dei bambini possono essere oggetto di possessione, come nel celebre caso dei fratellini di Illfurt; alcuni casi riferiti da padre Gabriele Amorth sono particolarmente impressionanti e la loro evidenza si impone al di l\u00e0 di qualsiasi ragionevole dubbio.<\/p>\n<p>Ricordiamo quel passo del Vangelo di Giovanni (9, 1-3): \u00abCamminando, Ges\u00f9 pass\u00f2 accanto a un uomo che era cieco fin dalla nascita.\u00a0 I discepoli chiesero a Ges\u00f9: &quot;Maestro, se quest&#8217;uomo \u00e8 nato cieco, di chi \u00e8 la colpa? Sua o dei suoi genitori?&quot;. Ges\u00f9 rispose: &quot;Non ne hanno colpa n\u00e9 lui n\u00e9 i suoi genitori, ma \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 in lui si possano manifestare le opere di Dio&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, la malattia e la sofferenza che colpiscono i bambini costituiscono un arduo problema teologico all&#8217;interno del pi\u00f9 vasto mistero di cui stiamo trattando. Si potrebbe obiettare che, se la malattia \u00e8 una forma di linguaggio che cerca di comunicare qualcosa a chi ne \u00e8 colpito, ci\u00f2 non \u00e8 ammissibile quando si tratta di un fanciullo di pochi anni.<\/p>\n<p>Tuttavia, a parte il fatto che noi crediamo di sapere fin nei minimi particolari come funzioni la mente di un bambino, mentre invece ne sappiamo pochissimo e, in genere, tendiamo a sottovalutarne le potenzialit\u00e0, bisognerebbe considerare se, in quei casi, il messaggio non sia diretto proprio ai genitori e, in una certa misura, agli adulti che ne vengono coinvolti, a cominciare dai medici e dagli psicologi.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra obiezione potrebbe essere che, in un messaggio, oltre al codice di cui si serve, deve esistere necessariamente un emittente, cio\u00e8 qualcuno che lo abbia concepito ed inviato; a meno che si sia adoperata la parola &quot;messaggio&quot; nel senso pi\u00f9 generico ed improprio. A questa obiezione si pu\u00f2 rispondere che l&#8217;emittente varia da caso a caso: molte volte \u00e8 il soggetto che invia il messaggio a se stesso, come nel caso del corpo che si ribella a determinate situazioni, oppure la mente che protesta per aver subito repressioni e fallimenti che la coscienza esita a riconoscere.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, non \u00e8 detto che l&#8217;emittente sia sempre chiaramente riconoscibile: noi possiamo ricevere una lettera o una telefonata da un perfetto sconosciuto, ma non possiamo dubitare di aver ricevuto un messaggio. Vi sono molte pi\u00f9 cose fra la terra e il cielo di quante ne possa sognare tutta la nostra filosofia, dice Amleto ad Orazio.<\/p>\n<p>Quando, dunque, la malattia bussa alla nostra porta, il nostro atteggiamento dovrebbe essere duplice: di lotta contro di essa, nella misura del possibile (ma non dell&#8217;impossibile, come avviene nei casi di accanimento terapeutico), per\u00f2, al tempo stesso, anche di attenzione, di ascolto e, in un certo senso, di accoglienza. Per poter ascoltare qualcuno, bisogna accoglierlo: poi decideremo che cosa fare delle sue parole.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio banale: il mal di testa. L&#8217;istinto sarebbe quello di volerlo respingere, di non volerlo ascoltare: si prende un&#8217;aspirina e cos\u00ec lo si manda via. \u00c8 un atteggiamento legittimo, ma forse non \u00e8 quello giusto. Forse, se ci si prende la briga di accogliere quel mal di testa e di ascoltarlo con attenzione, concentrando la mente su di esso, dopo aver superato una fase di intensa sofferenza, esso se ne sar\u00e0 andato, sar\u00e0 scomparso, perch\u00e9 avr\u00e0 &quot;visto&quot; che noi non abbiamo avuto paura di lui. Spesso la malattia si accanisce sui deboli che tentano di sfuggirla, li insegue e li perseguita; ma toglie il campo quando viene affrontata a viso aperto.<\/p>\n<p>Non esistono regole di carattere generale, comunque; ogni caso ha la sua ragion d&#8217;essere, ogni persona fa le proprie scelte. Vi sono persone che, pur imbottendosi di medicine, in realt\u00e0 non credono alla propria guarigione e, in fondo, non vogliono realmente guarire: vogliono continuare a punirsi e si rotolano nella propria sofferenza, anche se, a parole, affermano che farebbero qualsiasi cosa pur di liberasene.<\/p>\n<p>Anche questo \u00e8 un mistero. Si pu\u00f2 amare in segreto la propria malattia, cos\u00ec come si pu\u00f2 amare in segreto il proprio sequestratore, il proprio torturatore, il proprio carnefice.<\/p>\n<p>Quante cose non sappiamo, che crediamo di sapere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 quell&#8217;uomo \u00e8 stato colpito da un tumore? Stava bene; conduceva una vita regolata; era ancora giovane e pieno di energia: perch\u00e9, dunque, proprio lui? 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