{"id":27144,"date":"2016-07-28T09:17:00","date_gmt":"2016-07-28T09:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/28\/il-mistero-dellanima-davanti-alla-morte-lo-conoscono-solo-il-morente-e-dio\/"},"modified":"2016-07-28T09:17:00","modified_gmt":"2016-07-28T09:17:00","slug":"il-mistero-dellanima-davanti-alla-morte-lo-conoscono-solo-il-morente-e-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/28\/il-mistero-dellanima-davanti-alla-morte-lo-conoscono-solo-il-morente-e-dio\/","title":{"rendered":"Il mistero dell\u2019anima davanti alla morte lo conoscono solo il morente e Dio"},"content":{"rendered":"<p>Il mistero dell&#8217;anima di fronte alla morte \u00e8 un mistero grande, luminoso e terribile: sono solo in due a conoscerlo, colui che muore e Dio.<\/p>\n<p>Gli altri, possono solo guardare dall&#8217;esterno:il che, ovviamente, cambia del tutto la prospettiva. \u00c8 come osservare dal&#8217;esterno una casa dalle finestre chiuse, o appena socchiuse: nessuno \u00e8 in grado di dire con assoluta certezza quel che avviene all&#8217;interno, anche se quella casa ci \u00e8 nota, anche se ci siamo stati dentro chiss\u00e0 quante volte. Adesso, per\u00f2, \u00e8 diverso; adesso nessuno apre alla porta e nessuno si affaccia a rispondere. C&#8217;\u00e8 un grande silenzio e le tendine, in quel silenzio, si muovono leggermente al soffio del vento; ma nessun suono, nessun altro segno di vita giungono dall&#8217;interno. Perfino chi era un frequentatore abituale di quella casa, forse un ospite gradito, ora si trova nella stessa situazione di un prefetto estraneo: anche lui \u00e8 l\u00ec, sulla strada, come chiunque altro; e si fa delle domande; anche lui guarda, ma non sa, non pu\u00f2 avere le risposte.<\/p>\n<p>Davanti a questo mistero abissale, noi dobbiamo muoverci in punta di piedi e trattenere persino il fiato, per non fare il pi\u00f9 piccolo rumore. Qualunque parola impulsiva, qualunque giudizio affrettato sarebbero una profanazione, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. <em>Noi non sappiamo<\/em>: umanamente parlando, non sappiamo un bel nulla, siamo al buio; questa \u00e8 la verit\u00e0. Certo, talvolta compaiono degli indizi, almeno per chi li sa vedere. Indizi, non evidenze; o, almeno, raramente si tratta di evidenze. Pure, dei segni ci sono: piccoli, quasi impercettibili. Ma, ripetiamo, \u00e8 anche necessario saperli vedere; e, se qualcuno si aspettasse qualche cosa di clamoroso, di spettacolare, di scientificamente evidente e dimostrabile, sarebbe del tutto fuori strada, perch\u00e9 non si tratta di nulla del genere. Come lo potrebbe? La morte rappresenta appunto la soglia perfetta, davanti alla quale il sapere umano si deve fermare e la scienza deve tacere. Sulla morte, la scienza non ha nulla da dire, tranne ci\u00f2 che pu\u00f2 dire della casa dalle finestre socchiuse, uno che si trovi confinato al suo esterno. Vede la casa, ma non sa che cosa avvenga dentro: e lo stesso vale per la conoscenza scientifica davanti al mistero della morte. Essa vede il cadavere, registra il cessare del battito cardiaco, il fermarsi degli impulsi delle onde cerebrali: nient&#8217;altro. E non ha il diritto di spingersi oltre, di dire altro. Se lo fa, si squalifica da se stessa: perch\u00e9 la scienza studia ci\u00f2 che \u00e8 visibile, non l&#8217;invisibile; studia i fatti, ma deve saper tacere davanti al mistero. Una scienza che non riconosce il mistero \u00e8 una scienza che abusa del proprio credito.<\/p>\n<p>Perfino Cristo \u00e8 sceso in quel mistero insondabile, da uomo, cos\u00ec come da uomo aveva sofferto e si era spento sulla croce. Quel che \u00e8 avvenuto nelle ore che vanno dal pomeriggio del Venerd\u00ec santo al mattino della domenica di Pasqua, nel sepolcro in cui era stato deposto, nessuno lo sa veramente. Si possono fare delle ipotesi: i teologi le hanno fatte. Ipotesi, non certezze; credenze, non dogmi. Tutta la teologia di questo mondo deve fermarsi, anch&#8217;essa, davanti a un mistero cos\u00ec grande. Alcuni artisti hanno raffigurato il corpo morto di Cristo, o, per meglio dire, il suo corpo dormiente, il suo volto assorto in una profondit\u00e0 inaccessibile. Alcuni scultori, alcuni pittori lo hanno saputo cogliere con una meravigliosa sensibilit\u00e0, con una partecipazione commovente: nessuno, per\u00f2, ha potuto sciogliere il mistero. Perch\u00e9 un tale mistero, umanamente parlando, non pu\u00f2 essere sciolto, neppure dal pi\u00f9 sapiente degli uomini.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: la morte, talvolta, distende sul volto delle persone un tale alone di luminosit\u00e0, di bellezza, di pace, da far pensare che qualcosa sia <em>realmente<\/em> avvenuto, all&#8217;interno di quel mistero che a noi resta celato; qualcosa che ha cambiato lo stato di quell&#8217;anima, facendola passare dalla sofferenza, fisica o morale, ad una intensa, inesprimibile beatitudine. Qualcosa che ci lascia perplessi, increduli, che ci scuote, che c&#8217;interroga; qualcosa su cui non abbiamo il diritto di esprimerci con tono assertivo, con positiva sicurezza, perch\u00e9 quel qualcosa si serve di un altro linguaggio, si esprime con altre parole, del tutto diverse da quelle che adoperiamo nella vita ordinaria, poich\u00e9 si riferisce a una dimensiona <em>altra<\/em>, a una sfera di realt\u00e0 che non appartiene alle nostre precedenti esperienze. Infatti, non \u00e8 di questo mondo.<\/p>\n<p>Un simile concetto si torva espresso nelle pagine finali di un romanzo secondario di Julien Green, il grande scrittore cattolico franco-americano (Parigi, 1900-ivi, 1998; ma il suo corpo riposa in una cappella della Chiesa di Sant&#8217;Egidio a Klagenfurt, in Austria), del quale il movimento gay sta cercando di fare una propria icona, sorvolando o addomesticando il dato essenziale della sua biografia e soprattutto, ci\u00f2 che pi\u00f9 importa, della sua opera: che egli, esattamente come Giovanni Testori, e come altri scrittori cattolici che hanno vissuto la stessa situazione personale, non si vantava affatto della propria diversit\u00e0, anzi, si sentiva profondamente peccatore, e vedeva nel groviglio dei desideri carnali disordinati &#8211; differenza fondamentale, ad esempio, con un Pasolini &#8211; il campo di battaglia decisivo dello scontro tra il Bene e il Male, tra la fede e l&#8217;incredulit\u00e0. Il romanzo di cui parliamo \u00e8 <em>Ciascuno la sua notte<\/em>, che non \u00e8 certo un capolavoro e rimane alquanto inferiore ad opere magistrali come <em>Adriana Mesurat<\/em> (1927) o <em>Leviathan<\/em> (1929); \u00e8 un libro che appartiene all&#8217;ultima, e sia pur lunga, fase della sua produzione letteraria, poich\u00e9 fu pubblicato nel 1960. \u00c8 una storia, non del tutto riuscita, e per varie ragioni, del tormento di un&#8217;anima &#8212; anzi, a ben guardare, di tutte le anime dei diversi personaggi &#8212; presa nella drammatica contraddizione fra l&#8217;aspirazione alla purezza e alla santit\u00e0, da una parte, e il prepotente, indomabile richiamo della concupiscenza, dall&#8217;altra. Wilfred, il protagonista, \u00e8 un ventiquattrenne americano che si barcamena con fatica sempre maggiore, e con un crescente senso di colpa e d&#8217;ipocrisia, fra il desiderio, o, per meglio dire, l&#8217;ossessione della donna, del corpo delle donne, ultima delle quali \u00e8 Febea &#8212; una lontana parente che ha conosciuto in occasione del funerale dello zio, e che \u00e8 infelicemente sposata con un uomo malato e molto pi\u00f9 vecchio di lei &#8212; e il richiamo della spiritualit\u00e0, che gli fa sentire una bruciante, divorante nostalgia della purezza.<\/p>\n<p>La sequenza conclusiva del romanzo, che termina con l&#8217;assurda morte del protagonista, ucciso da un uomo che aveva capito, lui solo, il suo segreto, e che provava nei suoi confronti un acuto desiderio omosessuale, \u00e8, nondimeno, di una bellezza e di una nitidezza degne delle migliori opere di Green: la riportiamo come commento esemplare a ci\u00f2 che stavamo dicendo circa il mistero abissale della morte e ci\u00f2 che, di esso, pu\u00f2 talvolta trasparire agli sguardi di coloro che restano (da: Julien Green, <em>Ciascuno la sua notte<\/em>; titolo originale: <em>Chaque homme dans sa nuit<\/em>, Paris, Librairie Plon, 1960; traduzione dal francese di Gastone Toschi e Giuseppe Valentini, Milano, Bompiani Editore, 1962, pp. 367-370):<\/p>\n<p><em>&quot;Angus&quot;, disse il signor Knight, &quot;vedo che siete molto addolorato e capisco benissimo la ragione. \u00c8 un brutto momento da passare. Se fossi in voi mi sforzerei di piangere e non ne avrei nessuna vergogna&quot; [Angus \u00e8 un cugino di Wilfred, che era stato irresistibilmente attratto, come tanti altri uomini e donne, da lui; e il signor Knight \u00e8 il marito di Febea].<\/em><\/p>\n<p><em>Angus scosse il capo e non rispose. Il so bel viso era di un pallore mortale e i suoi occhi dilatati pareva fissassero qualcosa che lo attirava come un incanto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dio l&#8217;ha preso con s\u00e9 al momento&quot;, disse il signor Knight. &quot;Questo momento lui solo lo conosce, ed \u00e8 sempre lui che lo sceglie. Noi certamente non verremo mai a sapere che cosa fosse andato a fare il povero Wilfred in quella strada e perch\u00e9 quel pazzo gli abbia sparato. Non sono riusciti a strappargli due parole coerenti, all&#8217;assassino&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il piccolo corto di macchine si infil\u00f2 in una strada tranquilla, fiancheggiata da giardini.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Spero che voi abbiate fede in Dio&quot;, disse il signor Knight.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non posso&quot;, sussurr\u00f2 Angus con voce roca.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che cosa ve lo impedisce?&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Vi fu una pausa, poi Angus rispose soltanto:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il signor Knight tacque. Ci voleva un buon quarto d&#8217;ora prima di giungere al cimitero e il coreo, ch&#8217;era uscito dalla citt\u00e0, passava ora per un gran viale dove le case sempre pi\u00f9 distanti fra loro si nascondevano dietro gli alberi e rivelavano la vicinanza della campagna. L&#8217;ombra dei sicomori si muoveva appena sulle facciate dalle colonnine bianche e i fuori ravvivavano il verde dei prati. Ogni tanto un passante si fermava e guardava passare il carro funebre sotto il sole scintillante.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sapete&quot;, disse d&#8217;improvviso il signor Knight sommessamente, &quot;Io l&#8217;ho assistito sino all&#8217;ultimo. Penso che vi farebbe bene, ascoltare quel che vi dir\u00f2. Volete?&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Angus accenn\u00f2 di s\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;era stata prima una specie di cerimonia che loro chiamano l&#8217;Estrema Unzione [il signor Knight \u00e8 protestante e sta parlando dei cattolici]. Io non ho voluto assistervi. Non perch\u00e9 io sia contrario a questi riti, ma per non dar noia al prete. Sino andato a trovarlo dopo, in una stanza che gli \u00e8 stata adibita a studio. \u00c8 un uomo piccolo, dall&#8217;aspetto insignificante, potrebbe sembrare ujn funzionario qualunque. Almeno questa fu la mia impressione. Portava gli occhiali, aveva una figura rotondetta, di persona ben nutrita. Dopo avergli detto chi ero, gli ho domandato che cos&#8217;era l&#8217;Estrema Unzione e il beneficio che ne poteva trarre un moribondo. Confesso che era una domanda fatta apposta per prenderlo in trappola, ma \u00e8 difficile cogliere alla sprovvista questa gente, anche se possono sembrare delle creature semplici. Mi ha risposto con parole precise. L&#8217;ho pregato di dirmi come sperava di venire in comunicazione con l&#8217;anima di un moribondo, il quale con tutti gli stupefacenti che gli avevano dato non era pi\u00f9 cosciente. Mi ha guardato un momento, poi mi ha risposto con una vice calmissima: &#8216;Io non ho mai assistito un moribondo, la cui anima mi sia apparsa pi\u00f9 presente, pi\u00f9 sollecita di questa&#8217;. &#8216;E non potrebb&#8217;essere&#8217; gli ho detto, &#8216;una vostra impressione, poich\u00e9, di fatto, lui non sentiva pi\u00f9 niente&#8217;. Di nuovo, quel prete mi ha fissato. &#8216;Volete che andiamo a vederlo?&#8217; mi ha chiesto. E l&#8217;ho seguito nella stanza del morto.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ebbene?&quot; domand\u00f2 Angus con voce soffocata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ebbene, mio caro, io non sono il tipo che ceda facilmente alle emozioni. Anzi, diffido delle emozioni. Ma quando mi sono trovato in quella piccola camera, ho dovuto afferrarmi con tutt&#8217;e due le mani alla sbarra del lettino per non cadere. Io ho vissuto tanti anni, ebbene in tanti anni io non avevo mai visto in un essere umano l&#8217;espressione di una cos\u00ec grande felicit\u00e0 come quella che illuminava il viso di Wilfred. Per lui, la parola morto non aveva nessun significato. Viveva, vi dico che pareva vivo! Per un minuto, sono rimasto esterrefatto, poi ho sentito la mia voce che chiedeva l prete: &#8216;Ma \u00e8 morto?&#8217;. E lui mi ha risposto: &#8216;S\u00ec, se per morto intendete dire che il suo cuore non batte pi\u00f9&#8217;. Non ricordo che cosa gli ho risposto, ma non aveva importanza. Io non potevo staccare gli occhi da Wilfred. Sembrava che sorridesse per la mia sorpresa e che conoscesse dei segreti che teneva per s\u00e9 solo. Era come se ci avesse voluto fare uno scherzo andandosene, lo scherzo di un ragazzo, e bench\u00e9 tenesse gli occhi chiusi, si sarebbe detto che ci vedesse da lontano, da un regno di luce. Io mi sono avvicinato a lui e l&#8217;ho baciato due, tre volte Mi sono trattenuto, perch\u00e9 c&#8217;era l\u00ec il prete, in ginocchio. Ma se fossi stato solo con Wilfred, sono certo che gli avrei parlato, gli avrei parlato per vi, se avessi saputo quel che so ora, gli avrei parlato per me, e anche per Febea, perch\u00e9 lui c&#8217;era, Angus, era lontano eppure era l\u00ec, vicinissimo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Angus si pieg\u00f2 in due e si strinse la testa tra i pugni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tacete&quot;, lo supplic\u00f2.&quot;Nn dite pi\u00f9 niente, niente, niente&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ecco: ci\u00f2 che ha visto quel prete, ci\u00f2 che ha visto il signor Knight, \u00e8 stato lo spettacolo del mistero: la maest\u00e0 della morte, certo, ma anche qualcos&#8217;altro;. \u00e8 stato il tralucere di un sorriso, di un altrove, di una beatitudine che il &quot;morto&quot;, forse, sta gi\u00e0 assaporando in un&#8217;altra vita, mentre noi, i vivi &#8211; o meglio, noi che ci crediamo vivi, e invece siamo dei moribondi che non sanno di esserlo &#8211; riusciamo solo a intuire, come il passo felpato d&#8217;uno sconosciuto che ci passa accanto, portando con s\u00e9 il profumo e la pungente nostalgia d&#8217;un luogo meraviglioso. Un luogo che non \u00e8 lontano, anzi \u00e8 qui, vicinissimo; ma del quale ignoriamo tutto, perch\u00e9 una luce abbagliante scaturisce da quella soglia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mistero dell&#8217;anima di fronte alla morte \u00e8 un mistero grande, luminoso e terribile: sono solo in due a conoscerlo, colui che muore e Dio. 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