{"id":27143,"date":"2016-09-15T09:46:00","date_gmt":"2016-09-15T09:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/15\/il-mistero-dellamore-e-della-croce\/"},"modified":"2016-09-15T09:46:00","modified_gmt":"2016-09-15T09:46:00","slug":"il-mistero-dellamore-e-della-croce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/15\/il-mistero-dellamore-e-della-croce\/","title":{"rendered":"Il mistero dell&#8217;amore e della croce"},"content":{"rendered":"<p>In uno dei suoi libri pi\u00f9 importanti, pi\u00f9 profondi e, probabilmente, pi\u00f9 sofferti, <em>Timore e tremore<\/em>, S\u00f6ren Kierkegaard delinea due caratteristici tipi umani che lui stesso, nel proprio movimento esistenziale, stava sperimentando: il cavaliere della fede e il cavaliere dell&#8217;infinito. Il protagonista del libro \u00e8 Abramo, e precisamente l&#8217;Abramo che, ormai vecchio, ed essendo ormai vecchia anche Sara, sua moglie, ha visto compiersi la promessa di Dio con la nascita del sospirato figlio Isacco, garanzia della sua futura discendenza, ma riceve ancora da Dio il comando di recarsi sul monte Moria, per sacrificargli proprio Isacco. Abramo, pur sconvolto sino in fondo all&#8217;anima, obbedisce: ancora non sa che Dio vuole solo metterlo alla prova, non sa esattamente cosa succeder\u00e0, anzi, lo ignora del tutto; eppure sa che Dio non fa nulla per il male, non si rimangia le Sue promesse, non gode dell&#8217;ingiustizia e del dolore degli uomini, e quindi spera. Spera, pur obbedendo; spera, pur tenendosi pronto ad eseguire l&#8217;ordine: spera contro ogni speranza, spera ci\u00f2 che \u00e8 assurdo sperare: che, da quella giornata memorabile, verr\u00e0 un gran bene, una felicit\u00e0 mai provata. E sperare una cosa simile, in quelle circostanze, sembra pura follia.<\/p>\n<p>Kierkegaard parla di Abramo, ma pensa a se stesso. Quando pubblica <em>Timore e tremore,<\/em> nel 1843, la sua storia d&#8217;amore con Regina Olsen, il suo fidanzamento, il suo progetto di matrimonio, sono finiti da un paio d&#8217;anni: non solo egli ha rotto il fidanzamento, attirandosi il risentimento del padre di lei e di tutta la sua famiglia, ma ha anche fatto di tutto per apparire cinico e spregevole, in modo da estinguere in Regina qualunque rimpianto nei suoi confronti, e renderle pi\u00f9 facile il distacco. \u00c8 difficile immaginare che un uomo possa essersi inflitto una sofferenza pi\u00f9 grande di questa, una pi\u00f9 dolorosa auto-umiliazione, allo scopo di proteggere colei che amava dalla sofferenza derivante dalla sua decisione di lasciarla. Sembra una vicenda uscita dalle pagine di un libro antico, di un dramma greco o, magari, shakespeariano, e non una storia moderna, avvenuta quasi sotto i riflettori delle &quot;gazzette&quot; (cio\u00e8 della stampa malignamente pettegola), per usare l&#8217;espressione dello stesso Kierkegaard.<\/p>\n<p>Per tutta la vita egli avrebbe portato con s\u00e9 sia il rimorso di aver fatto soffrire Regina, sia il rimpianto di aver rinunciato al suo amore. Per tutta la vita, ostinatamente, assurdamente &#8212; o, almeno, quasi sino alla fine &#8212; egli avrebbe continuato a sperare nel miracolo, nell&#8217;assurdo, come il cavaliere della fede: il quale spera contro ogni speranza, come Mos\u00e8; spera che Dio gli render\u00e0 merito della sua giustizia, della sua fedelt\u00e0, e lo render\u00e0 felice non solo nell&#8217;altra vita, ma anche in questa. Solo negli ultimi anni, come pare, Kierkegaard si rese conto che non sarebbe andata cos\u00ec, che aveva perduto regina per sempre. Lei, dopo qualche tempo, si era fidanzata e sposata con un altro, il quale venne poi nominato governatore delle Indie Occidentali danesi. Allorch\u00e9, nel marzo del 1855, si apprestava a partire con la moglie, questa volle rivedere il suo ex fidanzato per l&#8217;ultima volta: donna sposata, sfid\u00f2 le convenzioni e i pettegolezzi per incontrarlo in mezzo alla via, e per sussurrargli: <em>Dio ti benedica! Che ti possa andare tutto bene!<\/em> Non si sarebbero mai pi\u00f9 rivisti in questa vita: lei sarebbe partita e lui sarebbe morto pochi mesi dopo, prima della fine dell&#8217;anno, dopo essere crollato per la strada e aver speso quasi tutto il suo piccolo patrimonio per finanziare la sua battaglia editoriale contro il filisteismo e l&#8217;ipocrisia della Chiesa luterana danese, da lui accusata di aver tradito il Vangelo.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, dunque, Kierkegaard aveva elaborato una nuova figura di uomo religioso, il cavaliere dell&#8217;infinito: colui che ha compreso che la rinuncia alla felicit\u00e0 terrena \u00e8 definitiva, e che ci\u00f2 a cui si rinuncia in questa vita, per offrirlo a Dio, non viene ritrovato se non nell&#8217;altra. Kierkegaard aveva compreso che Regina non gli sarebbe stata restituita e che la sua decisione di lasciarla &#8212; per ragioni misteriose e mai chiarite del tutto, ma certo non banalmente egoistiche &#8212; era irrevocabile. Per dirla con il vecchio Plauto: <em>factum infectum fieri nequit<\/em>, ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto, \u00e8 immodificabile, e i suoi effetti non si possono rimuovere.<\/p>\n<p>Con l&#8217;impareggiabile finezza, non solo filosofica, ma anche psicologica, che lo caratterizza, Kierkegaard scandaglia la differenza essenziale tra il cavaliere della fede e il cavaliere dell&#8217;infinito: il primo non ancora rassegnato all&#8217;infelicit\u00e0 in questa vita, perch\u00e9 sostenuto dalla sua fede nell&#8217;assurdo (nel senso dato da Tertulliano all&#8217;espressione: <em>credo quia absurdum<\/em>), il secondo, invece, consapevole, e perci\u00f2 rassegnato, ormai totalmente proiettato verso il compimento della promessa ultraterrena di Dio. La differenza consiste nel fatto che il cavaliere della fede compie un doppio movimento, prima verso Dio, poi verso il mondo, pensando che Dio manterr\u00e0 la sua promessa di felicit\u00e0 anche in questa vita; il cavaliere dell&#8217;infinito ha sciolto i legami e respinto le ultime illusioni, o tentazioni, e non si aggrappa pi\u00f9 alle cose del mondo, ma \u00e8 rivolto unicamente a Dio, pertanto il suo movimento \u00e8 semplice e diretto, \u00e8 un&#8217;ascesa verso l&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che ci poniamo \u00e8 la seguente: aveva ragione Kierkegaard? Aveva ragione a pensare che, se ci si vuol mettere al servizio della verit\u00e0, bisogna rinunciare per sempre a ogni speranza di essere felici in questa vita? Non esiste alcuna mediazione possibile fra la felicit\u00e0 in questa vita e la pienezza che sar\u00e0 riservata nell&#8217;altra, a coloro che hanno rinunciato a tutto, anche alle cose pi\u00f9 care, anche a se stessi, per testimoniare la verit\u00e0? Il filosofo danese parlava della &quot;via della croce&quot; e della &quot;via della gloria&quot; e vedeva in Abramo l&#8217;uomo che, compiendo il doppio movimento dal mondo a Dio e da Dio al mondo, aveva realizzato in se stesso la promessa di felicit\u00e0 fattagli da Dio, e ci\u00f2 contro tutte le speranze. Ma il caso di Abramo \u00e8 stato unico e irripetibile? Oppure dobbiamo rinunciare a qualunque idea di penetrare i disegni di Dio, e di riuscire a comprendere perch\u00e9 alcuni uomini, che a Lui hanno donato tutto, soffrono e paiono soccombere in questa vita, come del resto \u00e8 accaduto al Cristo, mentre altri vengono ricompensati fin da ora, e ritrovano le cose alle quali avevano rinunciato? Che cosa pu\u00f2 aspettarsi che gli accada, colui che si mette a disposizione della chiamata, e rinuncia alle gioie terrene, anche le pi\u00f9 legittime &#8212; sposarsi, avere dei figli &#8211; per fare di s\u00e9 uno strumento del disegno di Dio?<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un mistero, e un mistero, per certi versi, terribile. Riempie di timore e di angoscia: non solo appare incomprensibile, ma riveste anche una sfumatura d&#8217;ingiustizia. Sembra che i conti non tornino; sembra, pertanto, che Dio non sia presente in tutto questo, oppure che sia ingiusto. Sono dubbi tremendi. Eppure, a ben considerare la questione &#8212; e sempre tenendo conto che la mente dell&#8217;uomo non pu\u00f2 neppure sognarsi di penetrare i misteri di Dio &#8212; esiste il modo, se non di capire, almeno di accettare un cos\u00ec pauroso mistero, e anche di disperdere le ombre che paiono avvolgere la stessa divina Provvidenza. Dio non dorme e non \u00e8 ingiusto: come potrebbe essere altrimenti? Egli \u00e8, per definizione, la somma sapienza, il sommo amore e la somma giustizia; la sapienza umana, l&#8217;amore umano e la giustizia umana non sono che un pallido riflesso delle Sue, cos\u00ec come la luce tremolante di una candela non \u00e8 che un pallido riflesso della luce sfolgorante del Sole.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che le aspettative umane, pur quando sono legittime, sono comunque gravate dal peso della nostra umanit\u00e0: sono il riflesso del nostro vedere, che \u00e8 un corto vedere, e del nostro comprendere, che \u00e8 un comprende limitato. In base alla corta vista e alla limitata comprensione di cui disponiamo &#8211; sempre e comunque, anche i migliori fra noi, anche i santi -, noi speriamo e desideriamo una certa cosa. Supponiamo che la desideriamo con cuore assolutamente puro &#8212; cosa che, umanamente parlando, \u00e8 impossibile, perch\u00e9 sempre, anche nei sentimenti e nei pensieri pi\u00f9 nobili e altruistici, in noi s&#8217;insinua il retaggio di Adamo e di Eva, il retaggio dell&#8217;egoismo e della superbia; supponiamo, tuttavia, di desiderarla con cuore assolutamente puro, per quanto ci\u00f2 sia umanamente possibile, e che sia una cosa in s\u00e9 lecita e perfino buona, una cosa che potremmo mostrare al mondo e a Dio nella sua perfetta innocenza &#8212; il che, ripetiamo, \u00e8 molto improbabile. Tuttavia, supponiamolo. Ebbene: il fatto di desiderare con cuore puro una cosa lecita e buona, non rende automatico e quasi scontato il buon esito del nostro desiderio; e, se esso poi non si realizza, non bisogna saltare immediatamente alla conclusione che Dio non ci si curi di noi, o, peggio ancora, che Egli sia ingiusto. Questa sarebbe una conclusione assai pi\u00f9 grande della premessa (che Dio \u00e8 amore e che il mondo \u00e8 governato da Lui): cio\u00e8 sarebbe un errore filosofico, prima ancora che morale.<\/p>\n<p>Le ragioni per cui un umano desiderio, anche se buono in s\u00e9, e rettamente perseguito, pu\u00f2 non realizzarsi felicemente, possono essere molte e perfettamente spiegabili. Possono frapporsi degli ostacoli umani, innanzitutto; poi, possono frapporsi degli ostacoli naturali una malattia, ad esempio, o la morte stessa; oppure una calamit\u00e0 naturale. Che colpa avevano quei viaggiatori che morirono quando, d&#8217;improvviso, croll\u00f2 sotto di essi il ponte di San Luis Rey?, si domanda lo scrittore americano Thornton Wilder. E, nel Vangelo, che colpa avevano quei diciotto Giudei che morirono schiacciati sotto il crollo della torre di Siloe? \u00c8 lo stesso Ges\u00f9 a chiederlo ai suoi discepoli; e risponde: nessuna; essi non erano pi\u00f9 colpevoli, cio\u00e8 pi\u00f9 peccatori, di chiunque altro. Dunque, se il cavaliere della fede non vede realizzato il suo sogno di felicit\u00e0 in questa vita, ci\u00f2 non significa che Dio ne sia responsabile: non sempre la pedagogia di Dio consiste nel premiare o nel punire immediatamente gli uomini, come pure si vede in alcuni episodio della <em>Bibbia<\/em>; quella \u00e8 la sua pedagogia straordinaria, riservata a noi, uomini di dura cervice; ma la sua pedagogia ordinaria \u00e8 un&#8217;altra. Ordinariamente, egli lascia che ce la sbrighiamo da soli; ci assiste, eccome, se noi domandiamo il Suo aiuto: ma, ecco il punto, non come vorremmo noi, perch\u00e9 le Sue vie non sono le nostre vie, e i Suoi disegni non sono i nostri disegni.<\/p>\n<p>Dio non lascia mai soli coloro che confidano in Lui; anzi, prende Egli stesso la loro croce, e li aiuta a portarla, affinch\u00e9 il suo peso diventi sopportabile; per\u00f2 non la toglie dalle spalle di alcuno. Non l&#8217;ha tolta dalle spalle del Suo Figlio unigenito: e tanto dovrebbe bastare a farci riflettere. Il Vangelo non promette di togliere la croce; al contrario, Ges\u00f9 ribadisce pi\u00f9 volte che non vi \u00e8 altra via, per giungere a Lui, e al Padre Suo, che quella della croce; per\u00f2, nello stesso tempo, ha promesso solennemente che saremo aiutati, consolati, e, infine, premiati. Questo \u00e8 il Vangelo di Ges\u00f9; e se qualcuno predica un Vangelo senza la croce &#8212; cosa che, a nostro avviso, purtroppo sta avvenendo &#8212; ebbene quello non \u00e8 il Vangelo di Ges\u00f9, ma un&#8217;altra cosa; \u00e8 un&#8217;altra religione, che parla di un altro Dio &#8212; se pure si tratta di una religione, e se pure un Dio di quel genere, che toglie la croce dal cammino degli uomini, sarebbe ancora il vero Dio. S\u00ec, lo sappiamo: oggi va di moda predicare il Vangelo con ben altri toni, con ben altra impostazione; oggi va di moda presentare il cristianesimo come un prato fiorito dove il credente incontra solo cose belle e gratificanti, e dove il premio della fede si raccoglie senz&#8217;altro <em>gi\u00e0 in questa vita<\/em>. Ma ci\u00f2 \u00e8 falso: perch\u00e9 il premio, s\u00ec, lo si pu\u00f2 raccogliere gi\u00e0 <em>a partire da questa vita<\/em>: ma, ordinariamente, non nella maniera che vorremmo noi, che \u00e8 pur sempre, per quanto bene intenzionata, una maniera grossolanamente materiale, e che risponde pur sempre, anche nei migliori fra noi, ad una logica meramente umana, cio\u00e8 limitata e imperfetta.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la croce resta un mistero: ma un mistero che fonda il Vangelo. Pretendere di toglierla, \u00e8 come voler abolire il Vangelo e vanificare l&#8217;Incarnazione, la Passione e la Resurrezione. Dio, per mezzo di Suo Figlio, Ges\u00f9 Cristo, non ha voluto mostrarci in che modo sia possibile eludere la croce, ma in che modo si possa e di debba prenderla su di s\u00e9; e ci ha promesso che, con il Suo aiuto, il peso di essa diverr\u00e0 leggero, e che poi &#8212; non in questa vita, ma nell&#8217;altra &#8212; riceveremo il premio per aver accolto e messo in pratica il Vangelo. Questo Egli ha promesso, e non altro. Non \u00e8 venuto a risolvere tutti i nostri problemi; se lo avesse fatto, fatalmente avrebbe tolto agli uomini il bene pi\u00f9 prezioso, quello che li rende figli e non schiavi di Lui: la libert\u00e0 di scegliere. Del resto, Ges\u00f9 stesso, nella sua vita terrena, ha dovuto affrontare una simile tentazione, veramente satanica: quella di abolire la croce e di offrire una ricompensa automatica agli uomini di buona volont\u00e0. L&#8217;ha vissuta nella sua persona, fin da quando si era ritirato nel deserto per pregare, ma anche in seguito, e fino all&#8217;ultimo istante, allorch\u00e9 venne issato, materialmente, sulla croce: e l&#8217;ha respinta.<\/p>\n<p>Ma, infine &#8212; obietter\u00e0 qualcuno &#8212; se nemmeno desiderando sempre il bene, e cercandolo con cuore puro, si \u00e8 certi di trovare la felicit\u00e0 in questa vita, non se ne dovr\u00e0 concludere che la vecchia accusa contro il cristianesimo, di essere una religione triste e pessimistica, \u00e8, tutto sommato, fondata? Non rimane un senso di amaro in bocca, vedendo il giusto soffrire e l&#8217;ingiusto godere? Giova, a questo punto, ricordare il severo monito di Dante (Par., XIX): <em>Or tu chi se&#8217;, che vuo&#8217; sedere a scranna, \/ per giudicar di lungi mille miglia\u00a0\/ con la veduta corta d&#8217;una spanna? [&#8230;] Oh terreni animali! oh menti grosse!\u00a0\/ La prima volont\u00e0, ch&#8217;\u00e8 da s\u00e9 buona,\u00a0da s\u00e9, ch&#8217;\u00e8 sommo ben, mai non si mosse.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In uno dei suoi libri pi\u00f9 importanti, pi\u00f9 profondi e, probabilmente, pi\u00f9 sofferti, Timore e tremore, S\u00f6ren Kierkegaard delinea due caratteristici tipi umani che lui stesso,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117,253,267],"class_list":["post-27143","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio","tag-soren-kierkegaard","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27143","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27143"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27143\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27143"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27143"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27143"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}