{"id":27142,"date":"2009-06-01T04:14:00","date_gmt":"2009-06-01T04:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/01\/laltro-e-per-noi-un-mistero-al-quale-bisogna-accostarsi-in-punta-di-piedi\/"},"modified":"2009-06-01T04:14:00","modified_gmt":"2009-06-01T04:14:00","slug":"laltro-e-per-noi-un-mistero-al-quale-bisogna-accostarsi-in-punta-di-piedi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/01\/laltro-e-per-noi-un-mistero-al-quale-bisogna-accostarsi-in-punta-di-piedi\/","title":{"rendered":"L&#8217;altro \u00e8 per noi un mistero al quale bisogna accostarsi in punta di piedi"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di osservare che non \u00e8 possibile rapportarsi direttamente all&#8217;oggetto, perch\u00e9 la sua essenza ci sfugge irrimediabilmente (cfr. il nostro precedente articolo \u00abNon si pu\u00f2 intuire direttamente l&#8217;oggetto, ma solo ri-crearlo internamente\u00bb, sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure, abbiamo pi\u00f9 volte richiamato l&#8217;importanza di rispettare il mistero che si cela al fondo dell&#8217;anima umana (cfr. l&#8217;articolo \u00abOgni uomo meriterebbe di essere amato per ci\u00f2 che di autenticamente divino c&#8217;\u00e8 in lui\u00bb, anch&#8217;esso su Arianna), per cui, quando l&#8217;oggetto a cui ci rapportiamo \u00e8 un altro essere umano, dovremmo sempre eccedere in cautela quanto alla pretesa di averlo capito e trattenere la tentazione di emettere dei giudizi frettolosi.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che, dell&#8217;altro, poco o nulla sappiamo, per la natura stessa dell&#8217;atto conoscitivo: che \u00e8 sempre un atto di introflessione, uno specchiarsi al proprio interno. Quello che possiamo realmente conoscere, al massimo (e sono pochi quelli che realmente ci arrivano) \u00e8 la nostra interiorit\u00e0; degli altri, possiamo avere una intuizione pi\u00f9 o meno felice, pi\u00f9 o meno fugace; ma poco di pi\u00f9, e, in genere, molto di meno. Sugli altri, infatti, noi tendiamo a proiettare le nostre paure, le nostre aspettative ed i nostri fantasmi: con quale risultato per la riuscita e l&#8217;armonia del rapporto interpersonale, \u00e8 facile immaginare.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, dicevamo che gettare uno sguardo limpido anche su se stessi \u00e8 cosa tutt&#8217;altro che semplice, e non tanto per una difficolt\u00e0 di tipo quantitativo, quale quella ipotizzata da Freud e da tutta la scuola psicanalitica: come se si trattasse soltanto di scavare un poco pi\u00f9 a fondo, per raggiungere la verit\u00e0. Al contrario, la maggiore difficolt\u00e0 \u00e8 di tipo qualitativo: perch\u00e9 in noi ci sono molti io che poco o nulla sanno degli altri; e, se in condizioni favorevoli uno di essi prende la guida della coscienza e dirige gli altri, press&#8217;a poco come farebbe uj bravo direttore d&#8217;orchestra, altre volte succede che ciascuno di essi se ne va per proprio conto, col risultato che la coscienza diviene estranea a se stessa e non \u00e8 pi\u00f9 in grado di leggersi dentro (e forse, bisogna aggiungere, nemmeno desidera farlo).<\/p>\n<p>Ecco, questo \u00e8 il punto: una coscienza alterata e confusa, che non possiede lo sguardo sufficientemente limpido per leggersi dentro, meno ancora potrebbe vedere l&#8217;altro come egli effettivamente \u00e8, posti che neppure nelle circostanze pi\u00f9 favorevoli la cosa si presenta come effettivamente realizzabile, per l&#8217;incommensurabilit\u00e0 di ciascuna anima rispetto alle altre. \u00c8 come se ognuna possedesse un proprio linguaggio, un proprio meccanismo conoscitivo, un proprio universo di valori e un spropri mondo affettivo, i quali non hanno niente in comune con quelli di un&#8217;altra anima.<\/p>\n<p>\u00c8 stato detto che, dove non pu\u00f2 arrivare la ragione, pu\u00f2 farlo l&#8217;amore; che l&#8217;amore, cio\u00e8, sarebbe l&#8217;elemento magico, capace di aprire tutte le porte e di gettare dei ponti da un io all&#8217;altro, da un&#8217;anima all&#8217;altra, colmando il vuoto che li separa e rendendo possibili la comprensione, l&#8217;affiatamento e l&#8217;armonia tra essi.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 possibile che questo accada: ma quanto pu\u00f2 durare? L&#8217;amore umano \u00e8 uno strumento a doppio taglio: oggi pu\u00f2 gettare dei ponti fra due sponde, domani li pu\u00f2 alzare, separandole inesorabilmente.<\/p>\n<p>E poi, siamo sicuri che sia l&#8217;amore a rendere possibile la comunicazione profonda tra due esseri umani; oppure essa, allorch\u00e9 sembra realizzarsi (sembra!), avviene nonostante l&#8217;amore e a dispetto di essa, fonte primaria di confusioni, distorsioni e deformazioni nella percezione di un&#8217;anima da parte di un&#8217;altra?<\/p>\n<p>Siccome si verificano dei momenti di grazia nei quali le barriere tra due io sembrano cadere miracolosamente, come le mura di Gerico al suono delle trombe di Israele, al nostro lato romantico &#8211; suggestionato da infiniti \u00abtopi\u00bb letterari, artistici e cinematografici &#8211; piace immaginare che ci\u00f2 sua avvenuto per merito dell&#8217;amore. Ma se cos\u00ec non fosse; e se l&#8217;amore fosse, semmai, non la causa, , ma l&#8217;effetto di quel subitaneo squarciarsi dei muri divisori, e della sensazione di fusione tra due anime che si cercavano e di desideravano?<\/p>\n<p>In altre parole, l&#8217;amore potrebbe essere un premio, un dono (avvelenato, molto spesso) di un movimento dell&#8217;anima che starebbe a monte di esso. Ma quale?<\/p>\n<p>Da parte nostra, sospettiamo che possa trattarsi dello STUPORE, del puro e semplice stupore; quasi della vertigine che assale l&#8217;anima, quando essa si pone con occhio limpido davanti alle cose, e, pur non essendo in grado di coglierne l&#8217;intima essenza, tuttavia riesce a intravederne la bellezza, la ricchezza e lo splendore, restandone folgorata.<\/p>\n<p>Sia come sia, sembrerebbe che queste riflessioni ci debbano condurre verso un radiale pessimismo gnoseologico e, di conseguenza, affettivo: se non possiamo conoscere l&#8217;altro, pare inevitabile concludere che tutte le nostre relazioni con lui poggiano non solo su delle fondamenta terribilmente precarie ma anche illusorie; che poggiano, insomma, sul nulla.<\/p>\n<p>Non esistono, dunque, vie d&#8217;uscita da un tale vicolo cieco? Illusione, disinganno, solitudine sono le inevitabili compagne di quel deserto affettivo cui si riduce, in realt\u00e0, la nostra esistenza, sfrondata delle sue ingannevoli apparenze?<\/p>\n<p>Forse una via d&#8217;uscita esiste; ma \u00e8 di natura tale, da richiedere all&#8217;anima un salto qualitativo eccezionale, che non si pu\u00f2 improvvisare, n\u00e9 ricevere in dono da una qualche circostanza fortunata, ma che bisogna sforzarsi di realizzare mediante un lavoro incessante ed estremamente impegnativo su se stessi.<\/p>\n<p>Si tratta di questo: imparare a guardare gli enti non come oggetto separati dall&#8217;Essere, ma come manifestazioni dell&#8217;Essere; in altre parole, bisogna imparare a vedere non solo le singole foglie, ma la foresta da cui scaturiscono. Chi sa vedere la foresta, pu\u00f2 amare le foglie nel modo giusto: ma chi ama le singole foglie senza vedere la foresta, s&#8217;inganna, perch\u00e9 assolutizza qualche cosa che \u00e8 relativo, cerca di ancorarsi a qualcosa che \u00e8 mobile e fluttuante.<\/p>\n<p>Saper vedere la foresta, vuol dire riconoscere la presenza dell&#8217;Essere; ed \u00e8 quella presenza che conferisce la giusta prospettiva ed il giusto valore ai singoli enti e che ci permette di accostarci nel modo giusto al nostro simile: simile, ma al tempo stesso, cos\u00ec diverso, da risultarci come un perfetto sconosciuto.<\/p>\n<p>Allora, sar\u00e0 la consapevolezza del rapporto necessario che lega ciascun ente all&#8217;Essere, a fornirci gli strumenti per gettare dei ponti veri, e non puramente illusori, verso gli altri esseri umani; per creare delle relazioni interpersonali che non siano miseramente velleitarie.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 precisamente, quello che rende possibile il superamento della distanza ontologica che separa le singole anime \u00e8 il riconoscimento della dimensione eterna, della dimensione spirituale, della dimensione sacra che si cela in fondo a ciascuna anima, fosse pure la pi\u00f9 decaduta e insozzata da tutta una vita di malvagie abitudini.<\/p>\n<p>Riuscire a scorgere questo fondo sacro in ogni anima (vorremmo aggiungere: in ogni ente; ma \u00e8 un discorso pi\u00f9 ampio, che faremo un&#8217;altra volta), significa riconoscere il suo legame primario ed essenziale con l&#8217;Essere, la sua parentela con il divino; e, quindi, significa oltrepassare il luogo buio ed intricato dei fraintendimenti e degli inganni, dove l&#8217;ente \u00e8 visto come chiuso e isolato in se stesso, per accedere alla radura luminosa ove tutto diventa chiaro, trasparente.<\/p>\n<p>Nel caso dell&#8217;amore fra uomo e donna, il riconoscimento di questo fondo sacrale \u00e8 l&#8217;elemento che, solo, pu\u00f2 mobilitare le forze positive e profonde che spingono all&#8217;unione e al completamento, in luogo delle forze maligne, egoistiche, che bramano il possesso in modo aggressivo e che godono non dell&#8217;armonia e del completamento, ma della divisione, della contrapposizione, del dominio e della ricerca narcisistica, con ogni mezzo, del potenziamento dell&#8217;ego.<\/p>\n<p>Ha scritto Suzanne Lilar &#8211; membro dell&#8217;Academie Royale de Belgique, studiosa di filosofia, saggista, drammaturga, ammirata da scrittori come Bernanos &#8211; nel suo libro \u00abLe couple\u00bb (\u00c9ditions Bernard Graset, 1963; traduzione italiana di Gianni Montagna: \u00abL&#8217;amore. Storia e problematica\u00bb Brecia, Paideia, 1967, pp. 214-217):<\/p>\n<p>\u00abFrancesco di Sales insegna che l&#8217;anima innamorata di Dio si cerca e si sceglie dei motivi d&#8217;amore. Essa li tira a s\u00e9 prima di assaporarli. Cercare, scegliere, tirare a s\u00e9 significa lasciar cadere il resto. Significa sottomettere ci\u00f2 che si ama a una vera attivit\u00e0 critica. Tuttavia l&#8217;amore sceglie soltanto per meglio adorare. Ora, tutto ci\u00f2 che \u00e8 di Dio, per definizione, \u00e8 adorabile e sacro. Solo l&#8217;amore umano divinizza e consacra.<\/p>\n<p>Ne risulta una relazione da stabilire tra la persona e il divino, il profano ed il sacro. Trattenendo nel suo crivello alcuni particolari per la loro esemplarit\u00e0 ed altri per la loro singolarit\u00e0, l&#8217;amore non fa altro che ricavare i due termini di questa relazione. \u00c8 probabile che acanto a ci\u00f2 che c&#8217;era in D&#8217;Annunzio di pi\u00f9 appropriato alle sublimazioni dell&#8217;amore divinizzante, di ci\u00f2 che c&#8217;era in lui di pi\u00f9 indiscutibilmente ADORABILE, Alessandra di Rudin\u00ec Carlotti si fosse messa ad adorare anche qualche particolarit\u00e0 d&#8217;intonazione o di portamento; il modo, poniamo, di tenere la spalla destra pi\u00f9 bassa dell&#8217;altra o la cicatrice che aveva alla palpebra, l&#8217;odore della sua acqua di Colonia, o qualsiasi altra cosa incredibilmente profana e personale, ma il cui compito e la cui caratteristica fosse di rappresentare la singolarit\u00e0 del poeta chiaramente &#8211; bench\u00e9 simbolicamente &#8211; quanto un distintivo o una bandiera. In modo che, fondandosi su questo particolare, l&#8217;attivit\u00e0 divinizzante potesse rassicurarsi ad ogni istante SULL&#8217;INTEGRAZIONE DELLA PERSONA. Il vero oggetto delle consacrazioni amorose \u00e8 di mettere a nudo questo apparentemente divino e di assaporarlo, nel senso mistico.<\/p>\n<p>Raramente condotta a termine, questa esumazione appare come uno dei compiti pi\u00f9 ammirevoli dell&#8217;amore. Perch\u00e9, una volta raggiunta, non ci sono pi\u00f9 &quot;illusioni dell&#8217;amore&quot;, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 inganno sul suo oggetto. La persona \u00e8 realmente sacra nella misura in cui lascia trasparire il sacro.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 impostura soltanto se si distrae l&#8217;attenzione da questa trasparenza, se ci s&#8217;invischia in una adulazione beata della persona invece di venerare in essa &quot;la scintilla divina&quot; che attesta la sua filiazione. Qui \u00e8 tutta la differenza dall&#8217;amore chiuso all&#8217;amore aperto. E nulla c&#8217;\u00e8 da obiettare contro questa cernita alla quale procede l&#8217;amore, contro questo partito preso di trattenere l&#8217;uno e dimenticare l&#8217;altro, perch\u00e9 esso non fa che rimediare &#8211; fugacemente e nella misura del possibile &#8211; al disordine, non fa che sottrarre IDEALMENTE, mentalmente, la persona alla mescolanza, all&#8217;impurit\u00e0 adamica; si applica solo a restaurarla nella sua dignit\u00e0 originale, a risollevarla dalla CADUTA, dalla decadenza che consiste per l&#8217;anima nell&#8217;essersi allontanata dall&#8217;Uno per costituirsi dualit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la generosit\u00e0 dell&#8217;amore, invece di ingannare e di lusingare, fa giustizia; la parzialit\u00e0 amorosa, lungi dall&#8217;esser cieca, penetra l&#8217;apparenza.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, ogni essere meriterebbe, una volta almeno, di essere cos\u00ec guardato, amato, venerato in ci\u00f2 che ha di autenticamente divino. E ogni essere vi \u00e8 chiamato. \u00c8 chiaro, infatti, che non sono i pi\u00f9 belli e neppure i pi\u00f9 giovani che, i quest&#8217;ottica, di discriminazione, offrono all&#8217;amore la sua pi\u00f9 bella stoffa, ma le nature ricche, i &quot;temperamenti&quot;, i corpi e le anime dotati di una bella vitalit\u00e0. Talvolta scoraggianti, le bellezze perfette, come le anime votate alla bonaccia, offrono poca presa all&#8217;attivit\u00e0 amorosa, non lasciandole niente da fare. Scoraggianti anche i corpi e le anime sgraziati che danno troppo da fare. Gi\u00e0 Platone &#8211; nonostante il fanatismo greco della bellezza corporea &#8211; considerava superiore di un grado all&#8217;amore di un bel corpo quello di una &quot;gentile anima in un corpo il cui fiore \u00e8 senza splendore&quot;. Per piacere ad uno solo e profondamente, per risvegliare in lui un&#8217;attenzione appassionata, occorrono fortunatamente meno attrattive fisiche che per piacere ad una moltitudine e superficialmente. La nostra concezione bastarda, sviata dall&#8217;erotismo, ha sopravalutato l&#8217;importanza dei fattori fisiologici e delle tecniche di seduzione. Si tratta, per l&#8217;uomo, di una regressione verso la meccanica sessuale e l&#8217;erotismo animale. L&#8217;evoluzione dell&#8217;erotismo umano pu\u00f2 avvenire soltanto nel senso di una presa di coscienza sempre maggiore. \u00c8 una lunga dilucidazione dello spirito. Ma una tale PURIFICAZIONE non si rassegna alla brevit\u00e0 del desiderio; vuole la lunga, l&#8217;infinita pazienza del vero amore. Tutte le astuzie dell&#8217;erotismo moderno &#8211; che \u00e8 gi\u00e0, mi sembra, l&#8217;erotismo di ieri &#8211; rimangono inoperanti a soddisfare la nostra vera sete che \u00e8 spirituale. E la pi\u00f9 bella, la pi\u00f9 seducente, la pi\u00f9 desiderata delle donne pu\u00f2 morire &#8211; solitaria come un cane abbandonato &#8211; per la mancanza di un po&#8217; di quell&#8217;amore che il nostro mondo sdegna e che pu\u00f2 sottrarre miracolosamente l&#8217;essere pi\u00f9 sfortunato al suo decadimento per stabilirlo in una dignit\u00e0 incomparabile.\u00bb<\/p>\n<p>Parole talmente chiare, talmente acute e profonde, che non ci sembra vi sia proprio niente da aggiungere; ma soltanto da riflettere a lungo, facendo silenzio intorno.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 al mistero dell&#8217;incontro fra due anime bisogna accostarsi in punta di piedi: il pi\u00f9 lieve rumore potrebbe spezzare l&#8217;incantesimo; ed ecco che, allora, l&#8217;immagine divina intravista nell&#8217;altro scomparirebbe, e non ci resterebbe fra le mani che un corpo banalmente nudo, simile a mille altri, e condannato a un&#8217;impietosa decadenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di osservare che non \u00e8 possibile rapportarsi direttamente all&#8217;oggetto, perch\u00e9 la sua essenza ci sfugge irrimediabilmente (cfr. il nostro precedente articolo \u00abNon<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-27142","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27142","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27142"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27142\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}