{"id":27141,"date":"2009-01-23T07:00:00","date_gmt":"2009-01-23T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/23\/il-mistero-del-male-e-essenzialmente-il-mistero-della-sua-trasformazione-nel-bene\/"},"modified":"2009-01-23T07:00:00","modified_gmt":"2009-01-23T07:00:00","slug":"il-mistero-del-male-e-essenzialmente-il-mistero-della-sua-trasformazione-nel-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/23\/il-mistero-del-male-e-essenzialmente-il-mistero-della-sua-trasformazione-nel-bene\/","title":{"rendered":"Il mistero del Male \u00e8 essenzialmente il mistero della sua trasformazione nel Bene"},"content":{"rendered":"<p>Da sempre, gli spiriti pi\u00f9 seri e pensosi sono rimasti attoniti e quasi sgomenti di fronte al problema del Male, specialmente del male che colpisce gli innocenti.<\/p>\n<p>I filosofi antichi hanno creduto di esorcizzarlo sostenendo che solo la malvagit\u00e0 e l&#8217;ingiustizia costituiscono il male, pertanto la virt\u00f9 \u00e8 sempre premio a se stessa: tale, ad esempio, la posizione di Platone. In genere, tuttavia, non si sono presi la briga di vedere cosa ne pensassero gli individui concreti, non necessariamente esperti di filosofia, investiti dalla violenza del male; n\u00e9, tanto meno, cosa ne pensavano i bambini e gli animali esposti agli effetti del male.<\/p>\n<p>Alla sofferenza degli innocenti, dei bambini e degli animali non hanno pensato i filosofi, ma alcuni poeti: da Virgilio a Manzoni e Pascoli; e vi hanno dedicato alcune tra le pagine pi\u00f9 belle della loro produzione letteraria.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivata l&#8217;ondata dei misticismi pseudo-orientali che, facendo leva su quanto seminato dalle ultime generazioni di filosofi relativisti, hanno cercato di persuaderci che il Bene e il Male, in se stessi, non esistono, ma che sono le due facce complementari e necessarie di un&#8217;unica realt\u00e0. Semplificazione eccessiva che, nelle religioni e nelle filosofie autenticamente orientali, come l&#8217;induismo e il buddhismo (e non nei loro ibridi rimaneggiamenti ad uso e consumo di un pubblico occidentale di gusto New Age) trova ben altra articolazione e, soprattutto, la necessaria distinzione fra il piano dell&#8217;Assoluto e quello del relativo.<\/p>\n<p>Certo che, sul piano dell&#8217;Assoluto, il Bene e il Male non si presentano cos\u00ec nettamente separati e contrapposti, come lo sono in quello del relativo; al punto che, per dirla con Sant&#8217;Agostino, il male in s\u00e9, forse, non esiste neppure, ma \u00e8 solo carenza di Bene. Noi, per\u00f2, esseri umani in carne e ossa, non viviamo sul piano dell&#8217;Assoluto, per quanto la nostra anima vi aspiri ardentemente; e, nel mondo del relativo in cui viviamo immersi, il male \u00e8 Male e il bene \u00e8 Bene; ed il male che colpisce gli innocenti, i bambini e gli animali appare come una sfida particolarmente angosciosa al nostro senso della giustizia ed al nostro bisogno di capire, almeno in modo parziale.<\/p>\n<p>Non parliamo qui, evidentemente, del male puramente fisico, quale ci si presenta sotto le forme della malattia, degli sconvolgimenti tellurici e atmosferici, degli incidenti fortuiti. Un bambino che, giocando, insegue il pallone e finisce sotto una macchina, oppure cade nel fiume e annega, costituisce un evento tragico e inaccettabile per i suoi genitori; ma, in se stesso, non \u00e8 di natura tale da mettere in crisi la concezione di un mondo ordinato e rivolto al Bene.<\/p>\n<p>Neppure un bambino che muore in guerra, sepolto dalle macerie della propria casa colpita dalle bombe nemiche, mette in crisi realmente una tale concezione, bench\u00e9 costituisca un evento terribile e straziante per i suoi genitori e per chiunque possieda un minimo grado di sensibilit\u00e0. Non la mette in crisi perch\u00e9 le guerre non sono opera di un destino cieco e inarrestabile; sono opera delle forze umane: scelte diverse da parte dei governi, atteggiamenti diversi da parte dell&#8217;opinione pubblica potrebbero impedirle, farle cessare, renderle inutili.<\/p>\n<p>\u00c8 gi\u00e0 accaduto e continuer\u00e0 ad accadere: quante guerre sono state scongiurate dalla buona volont\u00e0 e dal senso della misura di persone responsabili, bench\u00e9 ci si trovasse in presenza di oggettivi fattori di contrasto internazionale, anche gravi; e quante, viceversa, che apparivano evitabili o, addirittura, decisamente prive di motivazioni oggettive, sono state scatenate, unicamente per la sete di potere di pochi individui spregevoli, tutti tesi a perseguire tenebrosi disegni che non potevano essere resi di dominio pubblico?<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro genere di male, che ci riempie di orrore e di sgomento e che appare suscettibile di mettere in crisi la nostra credenza in un mondo provvidenzialmente ordinato: ed \u00e8 il male assolutamente gratuito, il male fine a se stesso, il male che si compiace di s\u00e9 e che si accanisce di preferenza sui pi\u00f9 deboli e indifesi.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di un bambino torturato, violentato e ucciso da un bruto: chi mai potr\u00e0 spiegare a quei genitori che quel male \u00e8 frutto di elementi naturali, come la psicologia distorta dell&#8217;assassino, e di carenze e omissioni sociali, quali la distrazione e l&#8217;indifferenza generalizzata &#8211; dai massimi ai minimi livelli &#8211; per le esigenze fondamentali di ciascuno, a cominciare, appunto, dai pi\u00f9 deboli e dai pi\u00f9 esposti, non solo in senso fisico, ma anche psicologico?<\/p>\n<p>Infatti, proseguendo nella crudelt\u00e0 di queste riflessioni: chi mai potr\u00e0 spiegare ai genitori di quell&#8217;assassino sadico e pedofilo, forse affetto da gravissimi disturbi della personalit\u00e0, che giustizia \u00e8 stata fatta, quando il loro congiunto sia stato soppresso in un locale speciale delle carceri di Stato, presenti un giudice e, magari, i parenti della vittima, per godersi lo spettacolo di quella seconda uccisione?<\/p>\n<p>Non vogliamo di certo mettere il carnefice e la vittima sullo stesso piano; vogliamo soltanto ricordare che c&#8217;\u00e8 un grande, talvolta pauroso mistero nelle pieghe del cuore umano; un mistero cos\u00ec profondo del Male e del Bene, che la nostra mente stenta a farsene un&#8217;idea, per quanto vaga e approssimativa.<\/p>\n<p>A questo punto, forse, la prima cosa importante da fare \u00e8 operare una distinzione preliminare fra la sofferenza e il Male.<\/p>\n<p>Il male morale si presenta necessariamente sotto forma di sofferenza; ma la sofferenza, di per s\u00e9, non \u00e8 necessariamente un male morale. Al contrario &#8211; e ci\u00f2 potrebbe suonare come scandalo agli orecchi di certi moralisti zuccherosi, che non guardano all&#8217;uomo quale egli \u00e8, ma quale vorrebbero che fosse &#8211; la sofferenza \u00e8 sovente occasione di Bene; e, pi\u00f9 precisamente, di scoperta del vero Bene e di &quot;conversione&quot; (non necessariamente nel senso teologico della parola) dalla realt\u00e0 del peccato a quella della Grazia.<\/p>\n<p>Certo, lo ripetiamo: \u00e8 un grandissimo mistero; un mistero per alcuni aspetti addirittura inquietante, torturante, sconvolgente &#8211; e ben lo sapeva un altro gradissimo scrittore, F\u00ebdor Dostojevskij, che vi ha dedicato gran parte della propria riflessione; ma appunto perch\u00e9 tale, non possiamo pretendere di comprenderlo, e tanto meno di spiegarlo, secondo le nostre umane, terrene, limitate e imperfette categorie logiche e morali, a partire da quelle di Male e di Bene.<\/p>\n<p>Per noi &#8211; ed \u00e8 indicazione del fatto che l&#8217;utilitarismo non \u00e8 soltanto una specifica corrente filosofica del pensiero occidentale moderno, ma una costante di fondo dell&#8217;animo umano &#8211; il bene \u00e8 ci\u00f2 che produce piacere, il male ci\u00f2 che causa dolore. Ebbene, questo schema non si applica ad una riflessione sul mistero del Male che vada al di l\u00e0 del dato immediato e che tenti (si badi: che tenti) di accostarsi, \u00abcon timore e tremore\u00bb &#8211; direbbe Kierkegaard &#8211; a un qualcosa che \u00e8 troppo pi\u00f9 grande della nostra facolt\u00e0 di comprendere e spiegare.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che non bisogna confondere il piano del finito e del contingente da quello dell&#8217;Infinito e del Necessario; ma non bisogna neppure dimenticare che la persona umana vive nel punto d&#8217;intersezione delle due dimensioni.<\/p>\n<p>Dunque: l&#8217;essere umano, dotato del bene incommensurabile della libert\u00e0, possiede per ci\u00f2 stesso anche la mirabile facolt\u00e0 di trasformare il Male in Bene, mediante una assunzione di consapevolezza che gli consente di non giudicare soltanto &quot;buone&quot; quelle cose che gli recano piacere, n\u00e9 soltanto &quot;cattive&quot; quelle che gli procurano sofferenza. E, di fatto, \u00e8 noto che si d\u00e0 il caso di persone ciniche, egoiste ed insensibili le quali, in seguito all&#8217;esperienza di una grave malattia o alla perdita di una persona cara, hanno rivisto e trasformato radicalmente il proprio atteggiamento nei confronti della realt\u00e0, diventando benevole, compassionevoli e generose.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 possibile, si dir\u00e0; anzi, \u00e8 stato pi\u00f9 volte constatato: ma come la mettiamo con le vittime innocenti? Con i bambini che hanno subito crudeli violenze e, magari, sono stati uccisi in circostanze tali che n\u00e9 loro, n\u00e9 i loro cari, hanno potuto aggrapparsi alla bench\u00e9 minima occasione di conforto e, tanto meno, di trasformazione del male in bene?<\/p>\n<p>\u00c8 un mistero certo; e, tuttavia, anche qui dobbiamo anzitutto notare &#8211; per sgombrare il campo da possibili equivoci &#8211; che le umane categorie di ci\u00f2 che \u00e8 &quot;bene&quot; e di ci\u00f2 che \u00e8 &quot;male&quot; sono terribilmente imprecise, soggettive e mutevoli.<\/p>\n<p>Si sa che una situazione di piacere pu\u00f2 degenerare in una situazione di acuto dolore e sofferenza in maniera repentina; e che, a volte, la distanza fra l&#8217;una \u00e8 l&#8217;altra \u00e8 talmente breve e quasi impercettibile, da rendere dubbiosi sulla realt\u00e0 del confine stesso che le separa.<\/p>\n<p>Se siamo torturati dalla sete, bere diventa una fonte di estremo piacere per il nostro organismo: ma quanto piccolo \u00e8 il passo che separa questo piacere da una terribile tortura, come ben sapevano quei raffinati aguzzini di Pinochet, i quali costringevano le loro vittime a ingurgitare, con l&#8217;imbuto, quantit\u00e0 intollerabili di acqua. Non parliamo poi dei rapporti sessuali, ove il confine tra il piacere e il dolore \u00e8 talmente sottile &#8211; complice una certa componente di sadismo e masochismo presente in ogni essere umano &#8211; da rendere assai problematico il voler fissare un criterio di distinzione generale.<\/p>\n<p>Perfino nel caso delle torture fisiche e morali inflitte da un essere umano ad un altro, del resto, quel confine appare a volte labile ed elusivo, come bene ha illustrato il film di Liliana Cavani \u00abIl portiere di notte\u00bb e come dimostrano numerosi casi di persone &#8211; in genere di sesso femminile -, rapite e sequestrate a lungo, a fini di riscatto, da altre persone &#8211; in genere di sesso maschile -, nei quali \u00e8 venuto a formarsi un torbido ma potente legame di dipendenza e perfino di attrazione tra le prime e le seconde, a dispetto di ogni evidenza della reciproca situazione &quot;oggettiva&quot;.<\/p>\n<p>Oppure si pensi al bel film di Gillo Pontecorvo, \u00abKap\u00f2\u00bb, che bene illustra come (a parte alcune inverosimiglianze e forzature ideologiche) un sistema concentrazionario non potrebbe reggersi se non vi fosse una segreta disponibilit\u00e0 a collaborare con esso, da parte di alcune vittime designate, nel ruolo di zelanti aguzzini dei propri ex compagni di sventura.<\/p>\n<p>Tuttavia, non vogliamo dilungarci su tali aspetti della questione, che potrebbero apparire marginali (anche se tali non sono) e dare l&#8217;impressione di voler aggirare il nodo fondamentale del problema che ci eravamo posti. Il nodo, infatti, si pu\u00f2 formulare in questi termini: quando non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 rimedio al male, perch\u00e9 la morte toglie ogni possibilit\u00e0 &#8211; anche solo teorica &#8211; di trasmutazione del dolore in un valore morale positivo; quando ci si trova davanti alla morte di un innocente, evento irreparabile per eccellenza, che fine fanno questo genere di argomentazioni?<\/p>\n<p>Ebbene: sia pure con tutte le cautele del caso (e, in particolare, ribadendo ancora una volta la impossibilit\u00e0 ontologica, per l&#8217;essere umano, di spiegare <em>tutto<\/em> il mistero del Male), \u00e8 pur necessario affrontare di petto tale nodo centrale e dire chiaro e tondo che l&#8217;idea della morte elaborata dalla nostra societ\u00e0 \u00e8 troppo limitata e imperfetta per consentirci di valutarne serenamente tutta la portata esistenziale e tutte le possibili implicazioni di natura etica.<\/p>\n<p>Per dirla in termini estremamente semplici: la nostra societ\u00e0 ha elaborato la convinzione che la morte sia il male supremo, la sciagura irreparabile; ma si tratta di un punto di vista prevalentemente emotivo, che non trova riscontro n\u00e9 nella stragrande maggioranza delle altre culture, n\u00e9 nella nostra stessa cultura, prima che vi attecchisse il germe della modernit\u00e0, fondata sull&#8217;idea della storia (e della vita umana) come progresso dalle tenebre dell&#8217;ignoranza e della superstizione verso la luce della ragione e della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Forse la nostra cultura, dominata dai miti dello scientismo, \u00e8 pervenuta a questa visione totalmente negativa della morte per il semplice fatto che, dopo aver teorizzato, anzi, affermato con estrema decisione, che il mondo \u00e8 nato dal caso e che l&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;ultimo evento casuale di una lunga catena di eventi altrettanto casuali, essa si \u00e8 trovata impossibilitata, poi, ad esorcizzare le logiche e inevitabili conseguenze di un tale approccio materialistico: che la morte, cio\u00e8, non ha alcun senso, cos\u00ec come non ha alcun senso la vita; cos\u00ec come non ha alcun senso il fatto che il mondo esista; che noi esistiamo, che noi soffriamo, speriamo e ci interroghiamo.<\/p>\n<p>Solo nella prospettiva di un mondo casuale, privo di senso e, in ultima analisi, assurdo &#8211; come vanno ripetendo, da Pirandello a Sartre, i &quot;ma\u00eetres \u00e0 penser&quot; della modernit\u00e0 &#8211; la morte appare come l&#8217;evento terrorizzante per eccellenza: perch\u00e9 chiude, col suggello del nulla eterno, quel nulla temporale che \u00e8 il fenomeno vita.<\/p>\n<p>Se, invece, si pensa &#8211; come ogni cultura umana ha sempre creduto, fino all&#8217;avvento della modernit\u00e0 &#8211; che il mondo \u00e8 il frutto di un disegno provvidenziale divino, che noi non possiamo comprendere appieno, ma nel quale possiamo aver piena fiducia &#8211; ecco che la morte appare come un momento di passaggio, certo inquietante e misterioso, ma di per s\u00e9 non catastrofico e non irreparabile, di quel disegno complessivo.<\/p>\n<p>Per cui, tornando al nostro assunto iniziale, bisogna pur dire che quella morte che, a noi, appare come la sciagura suprema e l&#8217;evento irreparabile per antonomasia, in una prospettiva spiritualistica non \u00e8 affatto tale; e che, quindi &#8211; ma senza con ci\u00f2 cadere in una aberrante glorificazione del male &#8211; anche la morte dell&#8217;innocente pu\u00f2 avere un significato diverso da quello che a noi, immersi nella prospettiva del finito, appare.<\/p>\n<p>Non si tratta, pertanto, di sdrammatizzare la morte &#8211; che, da un punto di vista umano, non pu\u00f2 non apparire come un passaggio sommamente angoscioso -, ma di entrare nell&#8217;ordine di idee che tutto ci\u00f2 che, in una prospettiva immanente, appare o pu\u00f2 apparire casuale, assurdo, ingiusto &#8211; a cominciare dal male, materiale e morale -, in una prospettiva trascendente si presenta sotto una luce completamente diversa: ossia come parte di un armonioso disegno complessivo, di cui noi possiamo scorgere solo qualche isolato frammento.<\/p>\n<p>Non ci nascondiamo che \u00e8 precisamente questo aspetto del problema del male, ci\u00f2 che ha permesso a tanti intellettuali rivoluzionari di definire le religioni come l&#8217;oppio dei popoli: ed \u00e8 un&#8217;accusa tremenda, quasi un marchio d&#8217;infamia, che stenta a scomparire.<\/p>\n<p>Si dice, ad esempio: s\u00ec, la civilt\u00e0 indiana \u00e8 altamente spirituale; ma non ha saputo portare ai suoi membri un minimo di giustizia sociale, anzi, si \u00e8 retta su sistemi immensamente ingiusti, come quello delle caste: dunque, \u00e8 evidente che la religione costituisce un fattore di ritardo e di impedimento all&#8217;instaurazione del regno della felicit\u00e0 in terra.<\/p>\n<p>Ci si dimentica di aggiungere che le rivoluzioni hanno prodotto tali e tanti sistemi politici e sociali regressivi, da far emergere sempre pi\u00f9 l&#8217;intuizione di Simone Weil, secondo la quale non le religioni, ma le rivoluzioni dovrebbero essere considerate l&#8217;oppio dei popoli&#8230;<\/p>\n<p>Peraltro, il punto \u00e8 sempre lo stesso: coloro i quali denigrano una visione spirituale della vita perch\u00e9, secondo loro, viene sfruttata dalla casta sacerdotale e, in genere, dalle classi egemoni, per opprimere il popolo, lo fanno a partire di una idea di felicit\u00e0 terrena, e perfino di giustizia, che \u00e8 tutta occidentale e tutta moderna e, pertanto, non coincide affatto con la Felicit\u00e0 e la Giustizia in quanto tali, ma solo con l&#8217;idea che di esse si sono formati l&#8217;illuminismo, l&#8217;utilitarismo e il positivismo: idea per lo meno discutibile.<\/p>\n<p>Sotto sotto, c&#8217;\u00e8 sempre la convinzione, implicita o esplicita, che il mondo della democrazia, del libero mercato, della tecnologia e dello scientismo sia intrinsecamente superiore a tutte le altre visioni della realt\u00e0; che i suoi difetti non siano n\u00e9 possano essere strutturali, ma solo accidentali; che, viceversa, i difetti degli altri sistemi di vita siano intollerabili e meritevoli di essere banditi al pi\u00f9 presto da una umanit\u00e0 che voglia dirsi &quot;civile&quot;.<\/p>\n<p>Le guerre mondiali, i campi di sterminio, la bomba atomica, lo sconvolgimento climatico, le crisi finanziarie che gettano sulla strada milioni di lavoratori e che polverizzano i risparmi di milioni di pensionati: sono tutti incidenti di percorso, all&#8217;interno di una visione del mondo sostanzialmente buona e sana; anzi, dell&#8217;unica visione del mondo meritevole di sopravvivere e di imporsi su tutte le altre, portando ai quattro angoli del globo la sua &quot;buona novella&quot;&#8230;<\/p>\n<p>Secondo questa visione del mondo, il male pu\u00f2 essere abolito facendogli la guerra (magari a parole): guerra alla malattia, guerra all&#8217;ignoranza, guerra alla povert\u00e0, eccetera eccetera. E gli strumenti della sicura vittoria sono la ragione, la tecnica, le macchine.<\/p>\n<p>Secondo questa prospettiva, non c&#8217;\u00e8 bisogno che gli uomini si sforzino di trasformare il male in bene; il male non va trasformato, va distrutto: e a farlo ci penseranno i nostri strumenti tecnologici.<\/p>\n<p>Questa, s\u00ec, \u00e8 una negazione del mistero del Male; e, come sempre avviene quando si nega un mistero che pure ci interroga, la soluzione che ci viene proposta sarebbe quella di ficcare la testa nella sabbia per non vedere, per non sentire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da sempre, gli spiriti pi\u00f9 seri e pensosi sono rimasti attoniti e quasi sgomenti di fronte al problema del Male, specialmente del male che colpisce gli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141],"class_list":["post-27141","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27141","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27141"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27141\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27141"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27141"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}