{"id":27138,"date":"2010-10-21T11:24:00","date_gmt":"2010-10-21T11:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/21\/esiste-una-specifica-missione-della-donna\/"},"modified":"2010-10-21T11:24:00","modified_gmt":"2010-10-21T11:24:00","slug":"esiste-una-specifica-missione-della-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/21\/esiste-una-specifica-missione-della-donna\/","title":{"rendered":"Esiste una specifica missione della donna?"},"content":{"rendered":"<p>Esiste una specifica missione della donna nella societ\u00e0 e nel mondo? E, se s\u00ec, quale; e in che misura la si pu\u00f2 pensare realizzabile nelle condizioni proprie della modernit\u00e0?<\/p>\n<p>Il fatto stesso che ci sia bisogno, oggi, di porre simili domande; e il fatto stesso che suscitino, per lo pi\u00f9, una sorta di divertito imbarazzo, come se si trattasse di questioni assolutamente anacronistiche ed incongrue, dimostra fino a che punto abbiamo smarrito la dimensione pi\u00f9 profonda dell&#8217;essere e fino a che punto ci siamo persi nel deserto di un falso sapere.<\/p>\n<p>Infatti, domandare se esista una specifica missione della donna equivale a porre sul tappeto, contemporaneamente, un duplice ordine di questioni: primo, se ciascun essere vivente possieda una sua propria missione, ovvero se ognuno viva esclusivamente per se stesso, nell&#8217;orizzonte dei propri desideri e delle proprie aspirazioni individuali; secondo, se esista una essenza profonda di genere, il maschile e il femminile, invece che una unit\u00e0 indifferenziata, in cui la specificit\u00e0 di genere si debba considerare come un prodotto culturale.<\/p>\n<p>Il pensiero moderno risponderebbe negativamente ad entrambe le domande, se vi fosse qualcuno che le pone; ma ormai non le pone pi\u00f9 nessuno o quasi, per cui ci si risparmia anche la fatica di provarne la fallacia: cos\u00ec come ormai nessun cosmografo si prenderebbe il disturbo di provare la fallacia del modello aristotelico e tolemaico dell&#8217;Universo.<\/p>\n<p>La cultura moderna, infatti, risponderebbe che no, non esiste &quot;missione&quot; per alcuno, n\u00e9 individuale, n\u00e9 collettiva; che ciascuno viene al mondo per caso e che risponde solo di se stesso, lotta solo per se stesso e per i suoi immediati interessi, e deve rendere conto solo e unicamente di se stesso. Non esiste pi\u00f9, infatti, una visione trascendente della vita, e tutto ci\u00f2 che trascende l&#8217;aspetto esteriore ed immediato della vita stessa viene considerato ininfluente, se non addirittura inesistente. Meno ancora esiste una visione finalistica: il finalismo \u00e8 considerato un approccio infantile alla realt\u00e0, da quando la scienza moderna lo ha escluso dal proprio orizzonte epistemologico.<\/p>\n<p>Inoltre, non esiste pi\u00f9 una visone olistica: si pensa che ciascun soggetto sia (per dirla con Leibniz) \u00abuna monade senza porte e senza finestre\u00bb e che la sua vita non sia intrecciata con quella di ogni altro vivente, ma solo con le poche persone con cui viene a contatto; ed anche ci\u00f2 viene considerato in un&#8217;ottica sostanzialmente utilitaristica. Prevale, quindi, un rigoroso riduzionismo: la parte viene considerata prima del tutto, al di fuori del tutto e, in un certo, senso, al di sopra del tutto.<\/p>\n<p>Sono i frutti del materialismo, che raccogliamo dopo quattro secoli di seminagione, ossia a partire dalla cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo.<\/p>\n<p>Inoltre, la cultura moderna risponderebbe che no, non esiste una essenza profonda della donna, cos\u00ec come non esiste una essenza profonda dell&#8217;uomo come maschio, e neanche dell&#8217;uomo inteso come essere umano in generale. L&#8217;uomo non \u00e8 che una scimmia evoluta e un po&#8217; meno pelosa dei suoi progenitori, dice l&#8217;evoluzionismo darwiniano; e le differenze psicologiche fra uomo e donna non sono che il portato di una secolare oppressione maschilista, dicono le femministe e legioni di sociologi politicamente corretti. Fine del discorso.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi se, con un bagaglio spirituale cos\u00ec misero e scadente, la cultura della modernit\u00e0 non offre che dubbi, incertezze, isterismi, nevrosi, crisi di panico e impulsi di autodistruzione: perch\u00e9, per vivere con la schiena dritta e con lo sguardo rivolto in avanti, ma non troppo fisso a terra, bens\u00ec capace di levarsi a contemplare le altezze, \u00e8 necessario che l&#8217;essere umano possieda un&#8217;alta opinione di se stesso, del suo destino, delle ragioni del suo esistere e del suo esserci: e ci\u00f2 indipendentemente dalle sue evidenti debolezze, dalle sue fragilit\u00e0 e dai suoi molteplici e clamorosi errori.<\/p>\n<p>Proviamo, dunque, ad andare controcorrente e a chiederci, restando imperturbabili e fingendo di non vedere i sorrisetti di commiserazione o di scherno di tanti sapientoni della cultura dominante del Pensiero Unico, se esista, dopotutto, una essenza specificamente femminile; e se, di conseguenza, si possa porre anche la questione di una specifica missione della donna nel mondo. Se non altro, sappiamo che uomini della statura intellettuale e morale di Dante lo credevano fermamente; e Dante, forse, era un po&#8217; pi\u00f9 intelligente di tanti Soloni della modernit\u00e0, anche se debitamente progressisti e femministi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per cominciare, proviamo a chiederlo ad una donna eccezionale, ad una delle menti filosofiche pi\u00f9 acute del secolo appena trascorso: a quella Edith Stein (1891-1942) che, a un certo punto della sua vita, si convert\u00ec dal&#8217;ebraismo al cattolicesimo e fece la scelta radicale di entrare nell&#8217;ordine delle Carmelitane scalze, per poi finire la sua intensa e luminosissima esistenza nel campo di concentramento di Auschwitz.<\/p>\n<p>Ella dedic\u00f2 otto importanti saggi alla questione femminile, che vennero riuniti dall&#8217;editore tedesco in un volume apposito dell&#8217;Opera Omnia; tra essi ve n&#8217;\u00e8 uno, intitolato \u00abVita muliebre e vita cristiana\u00bb, nel quale si mette a fuoco la domanda che ci eravamo inizialmente posta, cio\u00e8 se esista una specifica missione della donna, come conseguenza di una specifica essenza femminile. Ne riportiamo alcuni passaggi significativi per comprendere il pensiero dell&#8217;Autrice su tale argomento (da E. Stein, \u00abLa donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia\u00bb (titolo originale: \u00abDie Frau. Ihre Aufgabe nacht Natur und Gnade\u00bb; traduzione italiana di Ornella M. Nobile Ventura, Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, 1968):<\/p>\n<p>\u00abLo sviluppo sociale che, previsto da alcuni, voluto e concretamente programmato da pochi, \u00e8 arrivato addosso ai pi\u00f9 senza che ne avessero la minima preparazione, ha strappato la donna dalla cerchia pacifica e beata della sua casa, e da quei compiti, da quel ritmo di vita che era diventato ovvio per lei; l&#8217;ha gettata in mezzo alle relazioni pi\u00f9 eterogenee e svariate, l&#8217;ha posta all&#8217;improvviso di fronte a problemi pratici che non aveva mai sospettato. Siamo state buttate in acqua: dobbiamo nuotare. Ma se le forze minacciano di venirci meno, cerchiamo di aggrapparci alla riva, se non altro per un breve respiro. \u00c8 vivo il bisogno di riflettere se si debba andare avanti o no; e, in caso affermativo, da che parte si debba cominciare per non venir travolte; si sente l&#8217;urgenza di calcolare attentamente la direzione della corrente e la forza delle onde, confrontandole con le nostre forze e la nostra possibilit\u00e0 di movimento. [pp.100-101]<\/p>\n<p>Diventare ci\u00f2 che si deve essere, far dispiegare e maturare nel modo migliore la propria umanit\u00e0 addormentata, con quella particolare impronta individuale che le \u00e8 richiesta:; farla maturare in quella unione di amore che solo pu\u00f2 avvivare questo rigoglioso processo; e insieme eccitare e spingere gli altri alla perfezione e alla maturit\u00e0. Questo \u00e8 il bisogno pi\u00f9 profondo della donna, bisogno che si manifesta sotto molti aspetti, anche nelle deviazioni e nelle degenerazioni; e ad esso corrisponde, come vedremo meglio in seguito,, ci\u00f2 cui la donna \u00e8 chiamata per l&#8217;eternit\u00e0. \u00c8 un bisogno specificamente femminile, non \u00e8 semplicemente umano; dobbiamo perci\u00f2 metterlo in confronto con tratti caratteristici del&#8217;uomo maschio. [pp. 108-09]<\/p>\n<p>Mi pare che l&#8217;anima della donna viva e sia presente con maggiore intensit\u00e0 in tutte le parti del corpo e, di conseguenza, venga toccata pi\u00f9 a fondo da ci\u00f2 che interessa il corpo. Nell&#8217;uomo, invece, il corpo ha pi\u00f9 chiaro il carattere di strumento: serve a lui nel suo operare; fatto, questo, che comporta un certo distacco. Tutto ci\u00f2 dipende certo dalla vocazione della donna alla maternit\u00e0. Il compito di accogliere in s\u00e9 un essere vivente in formazione, di proteggerlo ed allevarlo, esige una certa chiusura in se stessa; il misterioso processo di formazione di un nuovo essere nell&#8217;organismo materno \u00e8 un&#8217;unit\u00e0 di corporeo e di spirituale \u00e8 un&#8217;unit\u00e0 cos\u00ec intima, che si capisce bene come questa unit\u00e0 si un elemento caratteristico di tutta la natura femminile. Ma ci\u00f2 comporta un particolare pericolo. Perch\u00e9 fra anima e corpo viga l&#8217;ordine naturale (cio\u00e8 l&#8217;ordine che corrisponde alla natura incorrotta) \u00e8 necessario che al corpo venga dato il nutrimento, la cura, l&#8217;esercizio richiesti da una piena funzionalit\u00e0 dell&#8217;organismo Ma se gli si concede TROPPO &#8211; ed \u00e8 proprio la sua NATURA CORROTTA che pretende il tropo &#8211; lo si fa a danno dell&#8217;anima, del suo essere spirituale; essa, invece di dominarlo e spiritualizzarlo, vi si sommerge; il coro, da parte sua, viene cos\u00ec a perdere un po&#8217; della sua caratteristica di corpo umano. Pi\u00f9 intimo \u00e8 il rapporto tra anima e corpo, pi\u00f9 grande \u00e8 il pericolo di questa sommersione (tuttavia pi\u00f9 grande \u00e8 anche la possibilit\u00e0 che il corpo venga tutto compenetrato dall&#8217;anima),.<\/p>\n<p>Se consideriamo il rapporto reciproco delle energie spirituali, notiamo che esse si esigono a vicenda, e nessuna pu\u00f2 esistere senza le altre. Una certa conoscenza intellettuale dell&#8217;oggetto \u00e8 necessaria perch\u00e9 l&#8217;affettivit\u00e0 entri in rapporto con esso e vi si sintonizzi profondamente; i movimenti dell&#8217;anima, poi, sono di stimolo alla volont\u00e0; d&#8217;altra parte \u00e8 proprio della volont\u00e0 regolare l&#8217;intelletto e la vita affettiva. Ci\u00f2 dipende evidentemente dal suo orientamento verso l&#8217;essere personale. Sono infatti i movimenti e gli stati d&#8217;animo (Gem\u00fct) che fanno scoprire all&#8217;anima (Seele) il proprio essere, ci\u00f2 che \u00e8 come \u00e8; con ci\u00f2 essa afferra anche l&#8217;importanza dell&#8217;essere altrui per il propri, come anche la qualit\u00e0 specifica &#8211; e il valore ivi connesso &#8211; delle cose che sono al di fuori di lei, delle altre persone e delle realt\u00e0 impersonali. L&#8217;organo che afferra l&#8217;essere nella sua completezza e nella sua particolarit\u00e0 \u00e8 dunque nel centro dell&#8217;anima e condiziona il suo sforzo di spiegarsi verso il tutto, ed aiutare gli altri verso questo spiegamento; e ci\u00f2, lo abbiamo gi\u00e0 provato, \u00e8 caratteristico del&#8217;anima femminile. Perci\u00f2 la donna \u00e8 pi\u00f9 protetta dell&#8217;uomo contro l&#8217;impiego e l&#8217;esplicazione unilaterali delle sue energie; d&#8217;altra parte \u00e8 meno adatta ad una prestazione elevata in un particolare settore &#8211; perch\u00e9 questo comporta sempre la concentrazione unilaterale di tutte le sue energie spirituali &#8211; ed \u00e8 particolarmente pericolosa: lo sviluppo eccessivo dell&#8217;affettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo attribuito una particolare importanza all&#8217;animo (Gem\u00fct) nella struttura essenziale dell&#8217;anima (Seele). Esso ha infatti una funzione conoscitiva essenziale: \u00e8 il punto focale in cui il contatto con gli esseri si muta in atteggiamento e attivit\u00e0 personali. Ma non pu\u00f2 certo adempiere questo compito senza la cooperazione del&#8217;intelletto e della volont\u00e0. Senza il lavoro preparatorio dell&#8217;intelletto, l&#8217;animo non arriverebbe a conoscere; l&#8217;intelletto infatti \u00e8 la luce che gli illumina la via, senza la quale esso vaga qua e l\u00e0; anzi, se esso viene a prevalere sull&#8217;intelletto, pu\u00f2 offuscarne la luce e condurre alla distorsione dell&#8217;immagine sia di tutto il mondo come di singole cose e avvenimenti, inducendo la volont\u00e0 ad una prassi errata. I suoi movimenti esigono il controllo dell&#8217;intelletto e la guida della volont\u00e0. Quest&#8217;ultima non ha il potere assoluto di eccitare o sopprimere i movimenti del&#8217;affettivit\u00e0, perch\u00e9 caratteristica della sua libert\u00e0 \u00e8 regolarli fin da loro sorgere: o lasciarli effondere o contrastarli. Ove manca la formazione dell&#8217;intelletto e l&#8217;educazione della volont\u00e0, la vita affettiva (Gem\u00fctsleben) viene ad essere un movimento senza direzione. E poich\u00e9 le \u00e8 necessario qualche eccitamento, se viene a mancarle la guida delle potenze spirituali superiori, cade sotto il dominio della sensibilit\u00e0. E ci\u00f2 comporta l&#8217;assorbimento della vita spirituale nella semplice vita istintiva ed animale, favorita dall&#8217;intimo legame tra anima e corpo.<\/p>\n<p>Pertanto l&#8217;anima della donna potr\u00e0 giungere a quella maturit\u00e0 che le \u00e8 propria, solo se le sue energie vengono formate in modo adeguato. [pp. 110-112]\u00bb<\/p>\n<p>Certo, questo linguaggio pu\u00f2 apparire duro agli orecchi di quanti non sono disposti a riconoscere che esista un ordine superiore a quello della natura; che quest&#8217;ordine si possa definire, in rapporto a quello naturale, con il termine di &quot;grazia&quot;; che, senza la grazia, l&#8217;essere umano non sia capace di portare a termine la missione che gli \u00e8 stata affidata.<\/p>\n<p>Certo, questo \u00e8 un linguaggio assai duro agli orecchi dei materialisti, dei razionalisti, degli scientisti, i quali oggi si sentono investiti di un&#8217;unica &quot;missione&quot;, quella di diffondere e preservare la sacre verit\u00e0 del Pensiero Unico imperante.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 duro da accettare \u00e8 quel passo, da noi non riportato, in cui Edith Stein dice chiaro e tondo che, fondamentalmente, due sono le strade che portano la donna al compimento della propria vocazione: quella della maternit\u00e0 e della famiglia, e quella della consacrazione a Dio (non necessariamente con l&#8217;ingresso in un ordine religioso).<\/p>\n<p>Tuttavia, al di l\u00e0 di tale conclusione pratica, resta la domanda: se gli esseri umani sono chiamati a realizzare in una struttura esistenziale le potenzialit\u00e0 della propria anima; e se tali potenzialit\u00e0 non sono identiche nell&#8217;uomo e nella donna (sia per il diverso rapporto fra anima e corpo esistente tra essi, specie in ragione della maternit\u00e0, sia per la diversa &quot;prevalenza&quot; delle tre componenti essenziali: intelletto, affettivit\u00e0 e volont\u00e0), non \u00e8 forse vero che la donna dovrebbe puntare ad armonizzare nella propria anima le potenzialit\u00e0 che le sono state date, invece che inseguire &#8211; come oggi sta avvenendo &#8211; il modello maschile?<\/p>\n<p>Dopo di che, si potr\u00e0 criticare quanto si vuole sia il linguaggio neotomista della Stein, sia il dualismo implicito nella sua concezione antropologica, il quale, pi\u00f9 che tomista, si direbbe cartesiano (il corpo di qua, l&#8217;anima di l\u00e0; come se fosse possibile vederli in contrapposizione reciproca); ma \u00e8 difficile non provare ammirazione per la solidit\u00e0 del suo modo di procedere e per la chiarezza esemplare del suo argomentare.<\/p>\n<p>La sua analisi delle particolari caratteristiche dell&#8217;anima femminile ne evidenzia con raro acume psicologico le grandi potenzialit\u00e0 affettive, ma anche il pericolo di una chiusura nella sfera del materiale e quindi del finito: la sua vocazione alla maternit\u00e0 la porta a vedere nel rapporto con l&#8217;altro quasi unicamente l&#8217;aspetto personale e soggettivo, allontanandola da una dialettica pi\u00f9 ampia e ponderata, pi\u00f9 soggetta all&#8217;esercizio della volont\u00e0.<\/p>\n<p>La sua distinzione, facilitata dalla particolarit\u00e0 chiarezza della lingua tedesca, fra animo (Gem\u00fct) ed anima (Seele), le consente di individuare e definire l&#8217;animo come il punto di contatto fra l&#8217;essere personale e il mondo esterno &#8211; persone, cose, situazioni &#8211; da cui scaturiscono concrete azioni e specifici atteggiamenti; l&#8217;animo, dunque, sarebbe la fucina in cui si modellano i processi evolutivi dell&#8217;anima, la struttura profonda e permanente dell&#8217;essere umano.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 molto su cui riflettere.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 dissentire da singoli aspetti del pensiero di Edith Stein o anche dalla sua impostazione generale, ma non si possono negarne la compattezza e la lucidit\u00e0 speculative. La sua idea della specifica missione della donna costutuisce un tutto organico con cui bisogna fare i conti, se si \u00e8 intellettualmente onesti, anche qualora non ci si riconosca nel suo modo di ragionare, tipicamente teologico e spirituale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da chiedersi, dopo tante ubriacature femministe e pseudo femministe, se non sia giunto il tempo di un pi\u00f9 equilibrato riesame dell&#8217;intera problematica relativa al ruolo della donna nella societ\u00e0 e nel mondo; ma ci\u00f2 non pu\u00f2 essere fatto, a nostro avviso, se non si parte dalla domanda preliminare: esiste una specifica missione della donna? Il che, a sua volta, rinvia a quest&#8217;altra domanda: esiste una specifica missione dell&#8217;essere umano?<\/p>\n<p>La filosofia di Edith Stein offre delle risposte precise a tali interrogativi.<\/p>\n<p>La cultura del Pensiero Unico moderno non offre alcuna risposta, perch\u00e9 non tollera neppure le domande: esso d\u00e0 per scontato l&#8217;esistente e cade nella sua idolatria; non serve chiedersi perch\u00e9, basta studiare il come.<\/p>\n<p>Ma che la donna, allontanandosi sempre pi\u00f9 dalla sua missione e dalla sua stessa natura, stia perdendo se medesima, ci sembra sia ormai palese; e la stessa cosa si potrebbe dire per quanto riguarda l&#8217;uomo, inteso come maschio.<\/p>\n<p>Oggi si esalta la confusione dei ruoli, come fosse una ricchezza; si blatera di bisessualit\u00e0, come fosse la naturale vocazione dell&#8217;uomo e della donna; si sproloquia di intercambiabilit\u00e0 dei ruoli, giocando deliberatamente sulle ambiguit\u00e0 della lingua.<\/p>\n<p>Quanta povert\u00e0 speculativa; quanta insulsaggine filosofica; quanta miseria intellettuale.<\/p>\n<p>Verr\u00e0 il tempo in cui ci renderemo conto che il re \u00e8 in mutande e che tutta la nostra cultura e la nostra vita spirituale necessitano di un bagno rigeneratore, accettando le sfide del presente, ma anche accogliendo rispettosamente ci\u00f2 che \u00e8 vivo della tradizione?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste una specifica missione della donna nella societ\u00e0 e nel mondo? 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