{"id":27128,"date":"2012-10-21T01:40:00","date_gmt":"2012-10-21T01:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/21\/non-fare-il-bene-e-gia-fare-del-male-quando-si-e-schiavi-di-un-feroce-egoismo\/"},"modified":"2012-10-21T01:40:00","modified_gmt":"2012-10-21T01:40:00","slug":"non-fare-il-bene-e-gia-fare-del-male-quando-si-e-schiavi-di-un-feroce-egoismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/21\/non-fare-il-bene-e-gia-fare-del-male-quando-si-e-schiavi-di-un-feroce-egoismo\/","title":{"rendered":"Non fare il bene \u00e8 gi\u00e0 fare del male, quando si \u00e8 schiavi di un feroce egoismo"},"content":{"rendered":"<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in precedenti articoli e ci torniamo sopra, per la valenza paradigmatica del personaggio: Mirandolina, la locandiera della omonima commedia goldoniana, \u00e8 veramente il tipo umano &quot;moderno&quot;: impastata di orgoglio e narcisismo; falsa e manipolatrice verso gli altri; incapace di bont\u00e0, non per fattiva propensione alla cattiveria, ma per l&#8217;assoluta impossibilit\u00e0 di oltrepassare la durissima scorza del proprio ego, che la tiene avvinta e la rende insensibile, cinica, vendicativa, incurante del male fatto.<\/p>\n<p>Qualche critico letterario ha cercato di difenderla, sostenendo che in lei vi \u00e8, comunque, un mondo sentimentale, perfino una seriet\u00e0 sentimentale: certo, \u00e8 possibile; ma seriet\u00e0 sentimentale e seriet\u00e0 morale non sono equivalenti. Si pu\u00f2 essere serissimi sul piano sentimentale, nel senso di prendere terribilmente sul serio i propri sentimenti (ma non altrettanto quelli altrui), e tuttavia si pu\u00f2 essere duri e tetragoni al vero senso morale: perch\u00e9 il senso morale \u00e8 il riconoscimento del bene e del male, del giusto e dell&#8217;ingiusto, dunque non attiene alla sfera sentimentale, ma a quella dei valori e, ovviamente, a quella della volont\u00e0.<\/p>\n<p>Mirandolina, nel gioco d&#8217;amore che intreccia con i suoi clienti-adoratori, ma specialmente con il pi\u00f9 onesto e sprovveduto di tutti, il misogino Cavaliere di Ripafratta, non mostra la bench\u00e9 minima ombra di seriet\u00e0 morale: il suo gioco \u00e8 irresponsabile, si disinteressa completamente delle possibili conseguenza, tutto quel che le importa \u00e8 vincere, vincere sempre, vedersi adorata e corteggiata, avere tutti ai suoi piedi e godere di tutti quei trionfi, pur facendo mostra di disprezzarli &#8212; perch\u00e9, alle altre pecche morali, bisogna aggiungere anche una suprema ipocrisia.<\/p>\n<p>Certamente Goldoni non la idealizza; e, come \u00e8 stato osservato, verso di lei, cos\u00ec come verso tutti gli altri personaggi femminili del suo teatro, egli mostra una caratteristica ambivalenza &quot;catulliana&quot;: odio e amore; attrazione e fuga; ammirazione e disprezzo. Non la vuole nemmeno caricare di significati troppo profondi: n\u00e9 lei, n\u00e9 alcun altro personaggio o situazione del suo teatro; Goldoni non \u00e8 Racine, non \u00e8 nemmeno Moli\u00e9re: non bisogna chiedergli quello che non si \u00e8 mai sognato di dare al suo pubblico. E non \u00e8 stato nemmeno quel campione di indomita coerenza, nel condurre la sua &quot;rivoluzione teatrale&quot;, che ci vorrebbero far credere i libri scolastici e i suoi ammiratori viscerali: non disdegnava i facili espedienti per piacere al pubblico; e, nella polemica con il conte Gozzi e con l&#8217;abate Chieri, non \u00e8 detto che avesse sempre ragione, e loro torto: cos\u00ec come, se ci \u00e8 consentito il paragone, non \u00e8 vero che Galilei avesse sempre ragione, mentre Orazio Grassi e gli altri astronomi gesuiti, da lui cos\u00ec grossolanamente attaccati nel \u00abSaggiatore\u00bb, avessero sempre torto (quanto alle comete, aveva torto lui di sicuro).<\/p>\n<p>Riassumiamo per sommi capi la vicenda: Mirandolina, davanti all&#8217;unico cliente della sua locanda che non cade fulminato ai suoi piedi al primo sguardo assassino, il Cavaliere appunto, medita tremenda vendetta: \u00abper vendicare il sesso femminile\u00bb, dice lei &#8212; e qui gi\u00f9 tutte le antiche e recenti femministe a sbucciarsi le mani negli applausi per il suo &quot;indomito coraggio&quot;; per\u00f2 mente, mente a se stessa in primo luogo: quello che non sopporta \u00e8 lo smacco fatto a lei, proprio a lei. Se il Cavaliere, dopo averla snobbata, cedesse al fascino di un&#8217;altra, lei ne sarebbe ancora pi\u00f9 invelenita: non \u00e8 vero che voglia vendicare il suo sesso oltraggiato dalla misoginia del Cavaliere, \u00e8 il suo orgoglio che esige vendetta, che esige la rivincita piena e totale.<\/p>\n<p>Dunque, giura a se stessa di far innamorare il Cavaliere; e ci riesce nella maniera pi\u00f9 classica: mostrando di assecondare i pregiudizi di lui contro le donne, fingendosi anch&#8217;ella spregiatrice del proprio sesso e, cos\u00ec, instaurando con lui un&#8217;amicizia cameratesca; poi, una volta trovata la breccia nelle difese avversarie, non le resta che ampliarla un po&#8217; alla volta, ricorrendo anche al colpo basso del finto svenimento quando lui, resosi conto di essere ormai innamorato, vorrebbe partite in tutta fretta per non farsi travolgere dalla passione, per non soffrire.<\/p>\n<p>Qui, per\u00f2, egli non ha fatto i conti con la vendicativit\u00e0 e con il sadismo di Mirandolina: ora che \u00e8 riuscita nell&#8217;intento, il suo ego ipertrofico non pu\u00f2 certo accontentarsi di una vittoria silenziosa, senza testimoni: no, bisogna che il Cavaliere lo proclami a voce alta, lo faccia sapere a tutti che \u00e8 pazzamente innamorato di lei; bisogna che, umiliandosi davanti agli altri clienti, le offra riparazione per averla disprezzata; e, soprattutto, bisogna che lei gli affondi e gli rigiri ben bene il coltello nella piaga, deridendolo, facendosi beffe della sua sincerit\u00e0, prendendolo al laccio delle parole contro le donne che egli aveva poc&#8217;anzi pronunciate, pur sapendo benissimo che lui, ora, sente in modo ben diverso, e che i suoi sentimenti verso di lei sono assolutamente sinceri e del tutto disarmati. Solo allora egli potr\u00e0 andarsene, marionetta ormai sfruttata ed inutile; solo allora ella potr\u00e0 lasciarlo andare, anzi, sar\u00e0 ben lieta di sbarazzarsi della sua ingombrante presenza. Di aver agito male; di aver giocato crudelmente con i sentimenti di un essere umano, non le importa: questo pensiero non la sfiora neppure, cos\u00ec come Galilei, nella troppo celebrata &quot;favola dei suoni&quot; del \u00abSaggiatore\u00bb, nemmeno si pone il problema di aver torturato, vivisezionato e ucciso la cicala, per cercar di capire come la bestiola producesse il suo frinire.<\/p>\n<p>Scoppia, per\u00f2, lo scandalo, e il gioco rischia di sfuggirle di mano: il Cavaliere, infuriato, minaccia di fare uno sproposito; Fabrizio, il servo della locanda che il padre di Mirandolina le ha consigliato di sposare, e che lei effettivamente sposer\u00e0 (ma senza aver mai dato l&#8217;impressione, non diciamo di amarlo, ma neppure di stimarlo un poco), a sua volta chiede spiegazioni, si fa scalpitante; gli altri clienti accorrono, fra divertiti e spaventati: il gioco \u00e8 andato troppo oltre, bisogna correre ai ripari, \u00e8 in gioco la reputazione della bella locandiera, che finora aveva sempre scherzato col fuoco senza mai scottarsi, senza mai perdere il controllo della situazione, ossia la ferrea manipolazione del prossimo (al punto che i suoi clienti era gi\u00e0 tanto se potevano aver da lei la grazia di riempirla di costosi regali, che lei faceva finta di disprezzare totalmente, mente invece giudicava tutti secondo la loro capacit\u00e0 di spendere in mance e regali).<\/p>\n<p>A quel punto, il Cavaliere si rende conto che sta dando troppa soddisfazione a quella donna; che lei lo ha giocato, lo ha strumentalizzato come un burattino, lo ha girato a suo piacere per il suo solo divertimento: e, in un soprassalto di fierezza, parte a precipizio, maledicendo la donna che gli ha aperto in cuore una cos\u00ec profonda ferita, non per altra ragione che per godere del suo trionfo e assaporare la sua vendetta.<\/p>\n<p>Se in Mirandolina vi fosse anche solo un&#8217;ombra di seriet\u00e0 morale, a quel punto proverebbe un po&#8217; di rimorso e rivolgerebbe al Cavaliere quelle poche parole che basterebbero a lenirne l&#8217;acerba sofferenza: su questo tutti i critici di Goldoni sono d&#8217;accordo, anche quelli pi\u00f9 favorevoli al personaggio di Mirandolina, come Ettore Caccia (C. Goldoni, \u00abLa Locandiera\u00bb, a cura di E. Caccia, Brescia, La Scuola Editrice, \u00ab1964, pp. 19-22):<\/p>\n<p>\u00abIl Cavaliere di Ripafratta non si allontanerebbe infuriato dalla locanda se Mirandolina con qualche aperta parola di comprensione e anche di affetto gli esponesse chiaramente la situazione e lo invitasse alla rinuncia: il Cavaliere di Ripafratta stesso allude a questo in un suo monologo, la cui prima stesura, nella edizione Paperini, era, per questo aspetto, ancora pi\u00f9 utile e significativa. [&#8230;] Invece, Mirandolina non dice al Cavaliere le poche e decisive parole che tutto sistemerebbero proprio perch\u00e9 la sua gioiosa e brillante sicurezza di donna del Settecento si improvvisamente incrinata: nelle sue ultime battute con il Cavaliere non \u00e8 soltanto la caricata affettazione di disprezzo per spegnere quell&#8217;incendio che non serve pi\u00f9 al suo disegno, ma \u00e8 anche una violenza polemica pi\u00f9 forte, ,di istinto, in cui \u00e8 quasi il peso di una certa insoddisfazione e di una certa amarezza. Per questo ella non \u00e8 il pur brillante personaggio immorale che si diverte e che beffa soltanto, \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9, \u00e8 un&#8217;anima, come ha osservato l&#8217;Apollonio, che si ritira impaurita davanti a quella passione romantica che ella ancora non comprende e che ancora quindi non pu\u00f2 accettare. Seriet\u00e0 sentimentale di Mirandolina dunque, accanto a tutte le sue briose finzioni &#8211; delle quali non si intende certo sminuire la grazia affascinante &#8211; e accanto a tutti i suoi attenti progetti di calcolatrice. Il Goldoni stesso ha avvertito d&#8217;istinto verso quale direzione lo aveva portato la prima stesura della commedia, nella sua prima edizione, l&#8217;edizione Paperini: e nella seconda edizione, l&#8217;edizione Pasquali, nella quale corregge alcuni errori della precedente e pur ne aggiunge di nuovi e di non meno gravi, e in cui sopra tutto cerca di adeguare la commedia, infelicemente, al gusto teatrale che pi\u00f9 sarebbe stato gradito, non solo toglie certo sapore di battute realistiche che noi avremmo volentieri voluto conservate, ma anche toglie a Mirandolina certe battute di una affettuosit\u00e0 pi\u00f9 sfumata che ancora maggiormente l&#8217;avvicinavano al Cavaliere: opera insomma per ragioni di polemica uno stacco che non era giustificato dalle ragioni della poesia. [&#8230;] Cos\u00ec, nella commedia che solo esiste per noi, quelle asprezze di Mirandolina, volute forse per intento polemico, sono invece il frutti di un approfondimento in senso realistico, esprimono realisticamente tutta la sua realt\u00e0 umana, la sua vocazione alla tirannia domestica, la sua sicurezza compiaciuta dopo il trionfo, ma, anche, qualcosa di pi\u00f9 e di diverso, che ella rivela proprio negli speciosi pretesti dei propri monologhi. Quello spasso che ella ha voluto prendersi in realt\u00e0 ha alterato qualcosa nella sua psicologia. Naturalmente, \u00e8 necessario muovere con estrema cautela in questa direzione e non caricare il personaggio di una seriet\u00e0 affettiva che non ha e che sarebbe assolutamente antistorica: si tratta di uno spunto, di un accenno, di un lampeggiare improvviso che ci fa scorgere un&#8217;alba lontana: ma l&#8217;orizzonte del sentimento e della passione, delle improvvise affinit\u00e0 elettive, \u00e8 ancora ben lontano da questo mondo Una seriet\u00e0 sentimentale avvertita come un oscuro e potente presagio: ma nulla pi\u00f9. Invece, \u00e8 storicamente giustificato parlare di una seriet\u00e0 morale: quella seriet\u00e0 che corrisponde d&#8217;altra parte al realismo etico caratteristico di tanta parte della prima produzione goldoniana, almeno sino al 1753, e anche oltre. Mirandolina ha voluto divertirsi alle spalle di un uomo che l&#8217;aveva offesa e con lei aveva offeso le virt\u00f9 del suo sesso; ha ottenuto piena vittoria. Ma proprio nell&#8217;istante della vittoria , davanti a quella seriet\u00e0 di passione, ha avvertito anche la crudelt\u00e0 del proprio gioco, ha avuto paura della propria civetteria: cos\u00ec ella comprende che non si pu\u00f2 vivere in questi equivoci, che non si tratta di cose degne di lei: per usar le sue parole, che il tempo del divertimento \u00e8 passato. Una ragazzata, diremmo noi: di cui nella fondamentale seriet\u00e0 del proprio carattere ella si pente, e di cui vuol correggersi proprio con il matrimonio&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>In questa interpretazione del Caccia, sono due le cose che non ci convincono, pur nella finezza dell&#8217;analisi e nella felicit\u00e0 di alcuni lampi d&#8217;intuizione: primo, che Mirandolina sia una donna fondamentalmente seria perch\u00e9 donna del Settecento, e che, per lo stesso motivo (il dominio illuministico della ragione sui sentimenti), non possa capire l&#8217;amore romantico, e si ritragga spaventata davanti ad esso; secondo, che si penta e si rammarichi di aver agito male verso il Cavaliere, e nel proprio intimo ne provi vergogna.<\/p>\n<p>La prima tesi non ci persuade perch\u00e9 astrattamente ideologica: essa vorrebbe far derivare la vitalit\u00e0 interna, la dinamica psicologica di un personaggio in base a un assunto non gi\u00e0 d&#8217;ordine poetico, ma storicistico: come se i personaggi del teatro e della letteratura settecenteschi dovessero per forza inchinarsi ai dogmi di Voltaire e della \u00abEncyclop\u00e9die\u00bb, o se quelli del primo Ottocento dovessero fare altrettanto con quelli di Byron e dello \u00abSturm und Drang\u00bb. Tanto varrebbe dire che lo scrittore altro non \u00e8 che la cieca espressione della propria temperie culturale, e che i personaggi teatrali d&#8217;un commediografo altro non sono che le mascherine destinate a rappresentare le idee, il gusto e gli stilemi del loro tempo, senza alcun margine di manovra, di autonomia, di libert\u00e0. Ognuno vede come si cadrebbe nel pi\u00f9 vieto determinismo: un determinismo rispetto al quale le pur rigide teorie di Taine o di Zola sembrerebbero un insipido brodino.<\/p>\n<p>La seconda tesi ci convince ancor meno, perch\u00e9 si basa unicamente su una licenza congetturale: non vi \u00e8 alcun elemento definito che autorizzi a immaginare un rimorso o un pentimento di Mirandolina, perch\u00e9 la sua reazione alla propria vittoria, con quel vendicativo negare al Cavaliere una parola di bont\u00e0 e di riconciliazione, si pu\u00f2 benissimo interpretare in tutt&#8217;altra maniera, e pi\u00f9 in linea con la psicologia generale del personaggio, ossia come calcolata cattiveria o, quanto meno, come omissione deliberata di bont\u00e0 &#8211; quando un gesto di bont\u00e0 sarebbe cos\u00ec semplice, per lei che ha vinto e stravinto, e le costerebbe cos\u00ec poco.<\/p>\n<p>Al contrario, si ha l&#8217;impressione che l&#8217;ipotesi di un pentimento e di un rimorso di Mirandolina nascano proprio dall&#8217;imbarazzo dei critici che vorrebbero difenderla e che vorrebbero trovare in lei una sostanza morale, anzi addirittura una seriet\u00e0 morale; dimenticando, se proprio si vuol restare sul terreno dello storicismo meccanicamente inteso, che quel gioco crudele coi sentimenti altrui era proprio della cultura dell&#8217;epoca (si pensi solo, per fare un esempio, alle \u00abLiaisons dangereuses\u00bb di Choderlos de Laclos), e non gi\u00e0 perch\u00e9 l&#8217;Illuminismo ignorasse la potenza del sentimento e delle passioni, ma perch\u00e9 riteneva che, essendo queste ultime il &quot;male&quot; della storia per antonomasia, si potesse e si dovesse combatterle con ogni arma consentita, a cominciare da quella preferita in ambito settecentesco: l&#8217;astuzia, la dissimulazione, il freddo gioco calcolato.<\/p>\n<p>Nessuna piet\u00e0 per il nemico, nel secolo dei Lumi, sia esso la superstizione, l&#8217;oscurantismo, l&#8217;ignoranza o quell&#8217;inconcepibile errore, quella incomprensibile sovversione della razionalit\u00e0, che \u00e8 la passione: figuriamoci se Mirandolina poteva pentirsi di aver perpetrato un simile delitto. Anzi, \u00e8 ci\u00f2 di cui va maggiormente fiera; e se ammette, a mezza bocca, di essersi spinta troppo in l\u00e0, non \u00e8 certo per compassione verso il Cavaliere, ma solo e unicamente perch\u00e9 lo scandalo che stava per scoppiare nella sua locanda avrebbe potuto travolgere il suo buon nome e, soprattutto, i suoi buoni affari, cosa per lei della massima importanza.<\/p>\n<p>Mirandolina, dunque, \u00e8 una donna che non fa il bene che potrebbe fare &#8212; dire una parola buona al Cavaliere sconfitto e umiliato, prima di lasciarlo andare &#8212; non per paura e turbamento di se stessa, ma per calcolata volont\u00e0 di infierire e per superbia inveterata: lei che ha sempre tenuto gli altri sulla corda, lei che si \u00e8 sempre fatta desiderare e implorare, lei che ha sempre stretto in pugno le regole del gioco, mai e poi mai sarebbe disposta a riconoscere, e sia pure indirettamente, di aver passato il segno, di aver abusato del potere che sa esercitare sugli altri.<\/p>\n<p>\u00c8 una tiranna, che vuol sempre avere tutti ai propri piedi; una frigida dispotica e narcisista, forse una omosessuale latente, non mai disposta a guardarsi dentro con un poco di onest\u00e0; una schiava del proprio feroce egoismo, che, impedendole di fare il bene anche quando ci sarebbero le migliori condizioni per farlo, la possiede come un d\u00e8mone e non la lascia mai, negandole ogni prospettiva di una possibile redenzione.<\/p>\n<p>In questo senso, forse, Mirandolina, dietro i suoi vezzi e le sue moine settecenteschi, \u00e8 in realt\u00e0, un personaggio faustiano, cio\u00e8 tragico e, appunto, &quot;romantico&quot;: ha venduto l&#8217;anima al d\u00e8mone del proprio orgoglio, della propria infinita vanit\u00e0, e non \u00e8 pi\u00f9 in grado di ritrovare se stessa; si \u00e8 perduta, semplicemente, a forza di mietere facili vittorie.<\/p>\n<p>Solo l&#8217;incontro con un uomo virile, che la riportasse con i piedi per terra e la restituisse alla sua stessa umanit\u00e0, avrebbe potuto operare il miracolo della sua redenzione: ma questo non avviene, e non sar\u00e0 certo il povero servo Fabrizio, marito da operetta che ne diverr\u00e0 l&#8217;ennesimo schiavo, a tirarla fuori dal vicolo cieco in cui da se stessa si \u00e8 cacciata, senza possibilit\u00e0 di ritorno.<\/p>\n<p>Mirandolina, come accadr\u00e0 a certi personaggi verghiani, come il Mazzar\u00f2 de \u00abLa roba\u00bb, si \u00e8 totalmente disumanizzata; tutte le sue smorfie e i suoi giochetti da seduttrice di provincia non valgono a nascondere questa spietata verit\u00e0, n\u00e9, tanto meno, a salvarla dalla spaventosa solitudine affettiva nella quale, inesorabilmente, si \u00e8 confinata con le proprie mani.<\/p>\n<p>Per salvarla da un simile destino, sarebbe necessaria una conversione etica e, forse, una crisi religiosa: ma il suo carattere \u00e8 troppo superficiale per questo, troppo incallito nel gioco del dominio, troppo cinico a forza di giocare con il prossimo; non ha lo spessore per una svolta del genere, perch\u00e9, in fondo &#8211; ed \u00e8 questo, forse, il segreto che non vuol svelare ad alcuno, per cui a nessuno si concede veramente &#8211; non ha grossa personalit\u00e0, come vorrebbe far credere; al contrario, \u00e8 una donna piuttosto inconsistente.<\/p>\n<p>Riesce a darla ad intendere proprio coi suoi giochetti, con le sue astuzie da seduttrice di provincia; ma senza di esse, che cosa resterebbe di lei?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in precedenti articoli e ci torniamo sopra, per la valenza paradigmatica del personaggio: Mirandolina, la locandiera della omonima commedia goldoniana, \u00e8 veramente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-27128","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27128","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27128"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27128\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27128"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27128"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27128"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}