{"id":27121,"date":"2014-01-20T06:13:00","date_gmt":"2014-01-20T06:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/20\/la-filosofia-di-unamuno-si-risolve-in-un-personalismo-e-in-un-esistenzialismo-esasperati\/"},"modified":"2014-01-20T06:13:00","modified_gmt":"2014-01-20T06:13:00","slug":"la-filosofia-di-unamuno-si-risolve-in-un-personalismo-e-in-un-esistenzialismo-esasperati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/20\/la-filosofia-di-unamuno-si-risolve-in-un-personalismo-e-in-un-esistenzialismo-esasperati\/","title":{"rendered":"La filosofia di Unamuno si risolve in un personalismo e in un esistenzialismo esasperati"},"content":{"rendered":"<p>La figura di Miguel de Unamuno (Bilbao, 29 settembre1864 &#8212; Salamanca, 31 dicembre1936) &#8211; narratore, drammaturgo, filosofo, saggista &#8212; \u00e8 fra le pi\u00f9 rappresentative della crisi dell&#8217;uomo moderno, per l&#8217;acuta, spasmodica lucidit\u00e0 con cui egli ha descritto il vicolo cieco nel quale viene a trovarsi la volont\u00e0 di vivere, allorch\u00e9 questa perde il legame originario con l&#8217;essere. Si pu\u00f2 dire, pertanto, che la grande lezione unamuniana consiste nell&#8217;ammonimento a tutte quelle filosofie, a tutte quelle visioni del mondo che tentano di affrontare i problemi dell&#8217;uomo senza aver adeguatamente messo a fuoco la natura essenziale dell&#8217;uomo stesso, e pi\u00f9 precisamente la sua inquietudine ontologica. Oggi il discorso sulla inquietudine ontologia viene passato volentieri sotto silenzio, perch\u00e9 non piace alla cultura dominante, razionalista e materialista; lo si confonde volentieri con quello sulla inquietudine storica, come se fosse semplicemente una questione di circostanze e come se, una volta rimosse le cause di inquietudine legate a un determinato momento storico, a una determinata congiuntura politica, sociale, culturale, l&#8217;uomo potesse automaticamente eliminare da s\u00e9 l&#8217;inquietudine, espellerla come un corpo estraneo. L&#8217;inquietudine, invece, continua ad annidarsi nel profondo della nostra struttura esistenziale, perch\u00e9 fa parte della nostra essenza: \u00e8 una struttura, non una sovrastruttura; e la cosa pi\u00f9 giusta che possiamo fare davanti ad essa \u00e8 quella di ascoltarla, di metterci in atteggiamento di apertura e d&#8217;interrogazione; non tacitarla, tentando di placarla o di sommergerla sotto mille altri voci e mille altri rumori.<\/p>\n<p>Miguel de Unamuno \u00e8 stato grande, perch\u00e9 non ha accettato di ignorarla, n\u00e9 di placarla; ma non \u00e8 stato abbastanza grande da impostare la sua ricerca nell&#8217;unica direzione in cui essa pu\u00f2 rivelarsi fruttuosa: quella dell&#8217;umilt\u00e0, della disponibilit\u00e0, della docilit\u00e0 alla corrente dell&#8217;essere; quella della riscoperta del legame originario fra l&#8217;essere dell&#8217;uomo, precario, imperfetto, contingente, e l&#8217;Essere assoluto, da cui ogni cosa scaturisce e acquista significato.<\/p>\n<p>Superba e orgogliosa \u00e8 stata la ricerca di Unamuno; pi\u00f9 che una ricerca, \u00e8 stata una denuncia, una protesta, una rivolta: un movimento nobile, ma sterile, perch\u00e9 incentrato tutto sul piccolo io, la cui consistenza pure egli negava a parole, sul piccolo io tirannico che sempre vuole e sempre brama e sempre spera e sempre teme; il piccolo io che non vede mai altro che se stesso, che non ascolta altri che se stesso, che non intende altre ragioni che le proprie. L&#8217;io in rivolta di Unamuno, molto simile a quello di Pirandello, \u00e8 un io sostanzialmente infantile, egocentrico, testardamente aggrappato alle proprie ragioni, davanti alle quali preferirebbe dare torto al mondo intero, piuttosto che a se stesso: espressione di un esistenzialismo estremista e di un soggettivismo altrettanto esasperato, quasi una deformazione del personalismo cristiano, forzato e gonfiato oltre ogni limite ragionevole, per cui nulla resta oltre alla persona e il mondo finisce per divenire una creazione solipsistica della mente individuale. \u00c8 un Berkeley senza Dio, quello di Unamuno: il suo essere \u00e8 l&#8217;essere che cerca di spiegare gli interrogativi della vita restando entro l&#8217;orizzonte della vita stessa, che cerca di giustificare i propri moti senza aprirsi all&#8217;orizzonte di una realt\u00e0 pi\u00f9 alta, nella quale esso trovi armoniosa collocazione come parte del Tutto. In altre parole, la filosofia di Unamuno si risolve in un corto circuito, proprio come la filosofia di Nietzsche; perch\u00e9 il finito non pu\u00f2 spiegare l&#8217;infinito, il contingente non pu\u00f2 comprendere il necessario; e, se il finito e il contingente aspirano a farsi ci\u00f2 che non sono, ossia infinit\u00e0 e necessit\u00e0, fatalmente vanno incontro alla propria nemesi.<\/p>\n<p>Come Leopardi, Unamuno vede che la vita \u00e8 dolore, infelicit\u00e0, sofferenza; che niente sembra avere un senso; che il mondo in cui viviamo \u00e8 dominato da leggi misteriose, indecifrabili, che non possono essere benevole, perch\u00e9 da esse non scaturisce alcun bene, ma solo la perpetuazione delle specie, mentre nessun sollievo, nessuna speranza autentica, nessun orizzonte di senso vengono offerti alle persone che s&#8217;interrogano e soffrono.<\/p>\n<p>Come per Leopardi e come per Pirandello, inoltre, si direbbe che, per Unamuno, la ragione ci sia stata data per beffa o per castigo: poich\u00e9 nel momento in cui gli uomini si interrogano sul mistero della vita, ecco che si allontanano dalla vita stessa, si alienano, si condannano all&#8217;estraniamento; mentre vivere \u00e8 lasciarsi trasportare dalla grande corrente della vita stessa, che non chiede, non domanda, non vuole nulla, ma segue unicamente il flusso fatale che la trascina.<\/p>\n<p>Come Bergson, ma anche come Schopenhauer e come Eduard von Hartmann, Unamuno vede la vita umana come parte di un movimento cosmico, come espressione di una forza cieca e primordiale, che non sa nulla di ragioni e di &quot;perch\u00e9&quot;, ma vuole unicamente se stessa, si slancia in avanti per espandersi, lotta per conservarsi, a null&#8217;altro intenta e a null&#8217;altro interessata che proteggersi, difendersi, propagarsi, e rimuovere o aggirare ogni ostacolo le si frapponga.<\/p>\n<p>Come Pirandello, Unamuno ritiene che gli uomini si trovino a dover recitare una commedia incomprensibile, che \u00e8 la loro stessa vita, ma che siano privi di un io, di una unit\u00e0 coscienziale e, pertanto, che non abbiano un&#8217;essenza, ma solo una esistenza empirica, che rivestono di maschere; da ci\u00f2 deriva, come per il drammaturgo siciliano, che il personaggio letterario \u00e8, paradossalmente, pi\u00f9 reale della persona, nel senso che il personaggio non ha l&#8217;esistenza ma possiede, in compenso, una precisa essenza.<\/p>\n<p>Come Kierkegaard (e in polemica con Hegel e l&#8217;hegelismo), Unamuno pensa che la filosofia non abbia nulla da dire finch\u00e9 si ostina a ragionare per categorie astratte, a cominciare da quella di &quot;uomo&quot;: perch\u00e9, di fatto, non vi \u00e8 alcun &quot;uomo&quot;, ma solo degli uomini singoli e concreti, che vivono, soffrono, sperano, lavorano, amano e muoiono: ed \u00e8 di questi singoli uomini concreti che la filosofia deve occuparsi; \u00e8 al dramma esistenziale di ciascuno, e non dell&#8217;uomo in generale, che deve sforzarsi di dare una risposta.<\/p>\n<p>Come Heidegger, Unamuno vede l&#8217;essere umano essenzialmente come un essere-per-la-morte, nel senso che la sua principale, se non unica certezza, \u00e8 proprio quella di dover morire; e anche nel senso che la consapevolezza della morte, della propria morte, che ripugna profondamente a ciascuno, \u00e8 la sfida suprema, lo scacco inaccettabile, contro il quale l&#8217;uomo non pu\u00f2 che levare il suo disperato grido di protesta.<\/p>\n<p>Come Max Stirner, Unamuno si disinteressa della societ\u00e0 e nega anzi ad essa qualunque diritto, in nome della rivolta del singolo, del diritto del singolo di esistere come tale, cio\u00e8 come singolo, come individualit\u00e0 unica e irriducibile, come individualit\u00e0 che non accetta niente che la mortifichi, che la sacrifichi in nome di valori pi\u00f9 alti o pi\u00f9 grandi: perch\u00e9 valori pi\u00f9 grandi non esistono, non esistono per me, per te, per lui, per noi uomini concreti.<\/p>\n<p>Come i decadentisti, infine, Unamuno \u00e8 in rivolta contro le promesse illusorie di progresso e contro le fallaci sicurezze della scienza: egli vede che l&#8217;accrescersi della conoscenza razionale del mondo non ha minimamente alleviato l&#8217;angoscia e lo smarrimento in cui versano gli esseri umani, semmai li ha accresciuti, mostrando loro l&#8217;irrimediabilit\u00e0 della loro condizione mortale; per cui volge le spalle alla ragione scientifica e cerca altrove la risposta alla grande domanda. E la grande domanda \u00e8 sempre la stessa: perch\u00e9? Perch\u00e9 esistono le cose, piuttosto che il niente? Perch\u00e9 io mi trovo qui, adesso, circondato da una realt\u00e0 enigmatica, consegnato alla mia solitudine, al mio isolamento, o, peggio, al malinteso con i miei simili, all&#8217;incomprensione, al conflitto; perch\u00e9 aspiro a una verit\u00e0, a una certezza che continuamente mi sfugge e che sembra farsi beffe di me, della mia sete di certezza e di armonia? E, soprattutto: perch\u00e9 vivo, se sono condannato a morire?<\/p>\n<p>Osserva Carla Calvetti nella sua interessante monografia \u00abLa fenomenologia della credenza in Miguel de Unamuno\u00bb (Milano, Marzorati, 1955, pp. 11-18)<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; se Miguel de Unamuno opponendosi a coloro che pretendevano di catalogarlo in una precisa confessione religiosa, alludendo al suo singolarissimo modo di consumare e di risolvere il problema, rispondeva sdegnosamente: &quot;Io non voglio lasciarmi incasellare, perch\u00e9 io, Miguel de Unamuno, come ogni altro uomo che tende alla piena coscienza, costituisco una specie unica&quot;, non per questo disdegnava di riconoscere come umano il problema religioso, n\u00e9 soprattutto di parlare dell&#8217;uomo in quanto tale e dei caratteri che lo costituiscono. Uomo \u00e8 quell&#8217;essere &quot;di carne ed ossa, che nasce, soffre e muore &#8212; soprattutto muore -, quello che magia, beve, gioca, dorme, pensa ed ama, l&#8217;uomo che si vede e si ascolta, il fratello, il vero fratello. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra cosa, che chiamiamo pure uomo, ed \u00e8 il soggetto di non poche divagazioni pi\u00f9 o meno scientifiche: il bipede implume della leggenda [&#8230;]. Un uomo che non \u00e8 di nessuna parte, n\u00e9 di queste poca n\u00e9 di un&#8217;altra, un uomo che non ha n\u00e9 sesso, n\u00e9 patria: un&#8217;idea insomma, Cio\u00e8 un non-uomo. Il nostro \u00e8 l&#8217;altro, quello di carne ed ossa: io, tu, lettore mio, quanti gravitano sulla terra. E questo uomo concreto, di carne ed ossa, \u00e8 il soggetto e il supremo oggetto a sua volta di ogni filosofia, checch\u00e9 ne dicano certi pseudo-filosofi&quot;. [&#8230;] Sintetizzando direi: l&#8217;estrema esigenza esistenziale di Miguel de Unamuno, ha condizionato la sua posizione anti-essenziale, irrimediabilmente chiusa ai valori universali, determinando la sua singolare concezione intorno all&#8217;uomo, presentato nella sua concretizzazione vitale. [&#8230;] &quot;L&#8217;uomo muore, soprattutto muore&quot;, questa la tragica realt\u00e0 dell&#8217;uomo concreto a cui il formidabile agonista non pu\u00f2 e non vuole arrendersi, perch\u00e9 pi\u00f9 reale della stessa morte \u00e8 il &quot;conato di seguitare ad essere uomo, di non morire&quot;. E proprio in questo significato agonistico, espressione dell&#8217;incessante contrasto fra lo spettro della more, costantemente presente, e la insopprimibile esigenza di vivere e di persistere, sta il senso della contraddittoria speculazione unamuniana, tragicamente tesa nella lotta fra la ragione, ritenuta anti-vitale, e la vita anti-razionale, nel disperato tentativo di dare un&#8217;umana risposta all&#8217;ansia di immortalit\u00e0 in cui si risolve la sostanza stessa dell&#8217;uomo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Negata la possibilit\u00e0 alla verit\u00e0 di accostarsi al reale la cui essenza si risolve &quot;nello sforzo per essere di pi\u00f9, per essere in maniera totale&quot;, o, se vogliamo, &quot;nel conato di non morire&quot;, affermato anzi che la ragione, in luogo di giustificare teoreticamente tale sforzo, dimostra se mai la impossibilit\u00e0 di una persistenza dopo la morte, il conflitto fra un intelletto chiuso in un mondo di spettri di cui le pretese verit\u00e0 appaiono le espressioni, e la realt\u00e0, fondata sulla vita e le esigenze che le sono coessenziali &#8212; prima fra tutte l&#8217;istanza di perpetuazione -, risulta inevitabile. In questo senso si pu\u00f2 dire che se il reale equivale allo &quot;sforzo nel seguitare ad essere uomo, nel non morire&quot;, per ripetere un motivo caro a Spinoza, &#8211; a cui Unamuno applica una dinamica agonistica trasformandola nello &quot;sforzo di essere di pi\u00f9, per essere in maniera totale, quale appetito di in finitudine e di eternit\u00e0&quot; -, proprio perch\u00e9 tale conato \u00e8 frustrato dalla ragione nelle sue profonde esigenze vitali, la realt\u00e0, che risolve esistenzialmente la sua essenza nella irrassegnazione alla morte quindi nella &quot;tensione a persistere indefinitamente&quot;, \u00e8 antirazionale, come il razionale \u00e8 antivitale. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ci\u00f2 posto, mentre &quot;di continuo la volont\u00e0 di non morire mai, l&#8217;irrassegnazione della morte, fabbrica la dimora della vita, di continuo la ragione la sta abbattendo a forza di venti e di acquazzoni&quot; in una tragica lotta; di pi\u00f9: &quot;nel problema concreto, vitale che ci interessa, la ragione non prende alcuna parte. In realt\u00e0 fa qualcosa di peggio che negare l&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima, il che sarebbe una soluzione; \u00e8 che disconosce il problema, come il desiderio vitale ce lo presenta. Nel senso razionale e logico del termine problema, non c&#8217;\u00e8 tal problema. Il fatto dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima, della persistenza della coscienza individuale, non \u00e8 razionale ed \u00e8 fuori della ragione. \u00c8, come problema, a parte la soluzione che gli si possa dare, irrazionale&quot; (&quot;Del sentimento tragico de la vida&quot;, p.548).\u00bb<\/p>\n<p>La ragione, dunque, non solo non risponde alla domanda circa il senso della morte, ma addirittura ignora tale domanda, dichiarandola estranea ai suoi orizzonti; e, cos\u00ec facendo, consegna l&#8217;uomo alla perenne angoscia e alla disperazione, preso fra il bisogno sempre risorgente di trovare una risposta a tale domanda, e l&#8217;impossibilit\u00e0 di porre la domanda stessa, almeno in termini razionali.<\/p>\n<p>A quanto pare, Unamuno non si \u00e8 chiesto se la risposta, a questo punto, debba essere per forza irrazionale, o se non posa e non debba essere cercata nella sfera del sovra-razionale: cio\u00e8 in qualcosa che non va contro la ragione, ma oltre la ragione, senza negarla e senza disprezzarla; qualcosa che attiene alla sfera dell&#8217;Essere, e che non si pone all&#8217;uomo come la negazione della ragione, ma come il suo inveramento e come il suo supremo, ineffabile disvelamento&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura di Miguel de Unamuno (Bilbao, 29 settembre1864 &#8212; Salamanca, 31 dicembre1936) &#8211; narratore, drammaturgo, filosofo, saggista &#8212; \u00e8 fra le pi\u00f9 rappresentative della crisi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[98,141,148,192],"class_list":["post-27121","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-arthur-schopenhauer","tag-filosofia","tag-friedrich-nietzsche","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27121","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27121"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27121\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27121"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27121"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27121"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}